Bologna, 27 Marzo 2026
Una curiosa quanto mai opportuna coincidenza mi porta a Bologna, nella fattispecie al Locomotiv, per la seconda delle tre date italiane dei londinesi Caroline, in tour sulla scia del loro secondo, magnifico, disco, Caroline 2 (che non a caso era finito al secondo post della mia top 5 dei dischi del 2025).
E la coincidenza quale sarebbe? Che il 27 marzo di 35 anni fa usciva “il” disco, ovvero Spiderland.
Chiederei al gentile lettore di superare e sospendere l’iniziale e quanto mai comprensibile perplessità e rivalutare il tutto in fondo al pezzo.
I Caroline si presentano sul palco alle 21:45 spaccate, preceduti dal progetto solista del cantante dei Qlowski, Catholic Block. Siamo in area Maple Death Records quindi è garanzia totale di qualità. Il set, seppur fin troppo breve, riscontra un buon riscontro dal pubblico, che pare apprezzare decisamente questo synth pop un pò sghembo, quasi acido, con l’aura di Robert Smith a fare da collante. Bravo.
Si passa quindi al piatto principale della serata. I Carolinesono in pianta stabile ormai in formazione a otto: trombone, sax, due violini, batteria, chitarre classiche, elettriche, un banjo, insomma diversi gli strumenti che si scambiano da componente a componente facendo trasparire una certa qual libertà. O assenza di rigidità, a seconda dei punti di vista.
Già dall’iniziale Song Two mi salta agli occhi una delle peculiarità che già dal disco si erano intuite ma che dal vivo vengono spinte ancora più all’estremo, ovvero la totale assenza di comodità. Il genere dei Carolinenon è post rock, non è weird folk, non è chamber pop, è uncomfortable rock. Lungo i dieci brani in scaletta, partendo da Song Two appunto per arrivare alla conclusiva Total Euphoria, passando per la splendida Tell Me I Never Knew That o l’immancabile Good Morning (Red), al pubblico non viene mai fornito un appoggio comodo, un ritornello da canticchiare, un ritmo da seguire, niente di tutto ciò. I brani sembrano quasi scientemente studiati per sfuggire la quadra, l’armonia, la simmetria. Ed è tutto magnifico.
L’imperfezione che genera meraviglia.
A questo quadro aggiungete poi un secondo aspetto, che me li rende come una delle band più importanti e interessanti di questi ultimi anni, ovvero la ricerca dei silenzi, degli spazi. Ed è qui che il collegamento ai miei amati Slint trova compimento. Così come Spiderland è il disco dei vuoti, così i Caroline ne sono eredi nelle intenzioni. Otto strumentisti sul palco e una capacità incredibile di suonare quello che manca.
Sembra assurdo, ai limiti dell’ossimoro, ma tant’è.
Che poi lo dicono loro stessi in Beautiful Ending, “Picture a beautiful ending / Not everything needs to even out”.