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In Poche Parole: Lou Reed

In Poche Parole: Lou Reed

| Gianluca Maggi

In poche parole è una rubrica senza ambizioni ma con un obiettivo: mettere in rilievo i testi, che inevitabilmente restano in secondo piano rispetto alla musica – specialmente quando sono in una lingua diversa da quella madre. Così si possono evidenziare le doti autoriali di alcuni artisti che vengono spesso considerati solo per la musica che producono e che sono, a tutti gli effetti, scrittori. Inoltre, queste piccole e non esaustive selezioni di versi consentono di guardare qualcosa che si pensa di conoscere a fondo da un nuovo punto di vista, scoprendone magari aspetti trascurati.
I testi originali vengono seguiti da traduzioni in italiano, con la consapevolezza che leggere poesia tradotta sia come fare la doccia con l’impermeabile e che, allo stesso tempo, queste facilitino la comprensione dei contenuti.
 

“Il primo album de The Velvet Underground ha venduto solo 10.000 copie,
ma tutte le persone che lo hanno comprato hanno formato una band”

Questa celebre frase tra virgolette, spesso attribuita a Brian Eno ma di origine incerta, riassume bene l’impatto dirompente che i Velvet Underground hanno avuto sul panorama musicale. E non si tratta di un impatto circoscritto nel tempo e limitato agli anni ’60, ma di un’influenza permanente e continuativa di cui si può trovare traccia nella musica di The Jesus and the Mary Chain, Belle and Sebastian, The Strokes, Sonic Youth, Joseph Arthur, R.E.M., Kurt Cobain, The Smiths, eccetera eccetera. Praticamente chiunqueabbia preso in mano uno strumento dopo il 1967, anno epocale in cui è uscito il disco cult per eccellenza: il rivoluzionario e trasgressivo, dolce e dissonante, melodico e noise The Velvet Underground & Nico. Il big bang del rock and roll moderno, precursore dell’alternative rock, antesignano dell’indie trasandato dei primi anni 2000 e tutto il resto. 

Da quel momento – il 1967 – in poi, della vita di Lou Reed si sa quasi tutto: le tensioni con John Cale, l’amore tormentato per Nico, la venerazione per Andy Warhol e il successivotradimento”, le frequentazioni, la factory, le droghe e la – a suo dire – redenzione (“I tried to give up drugs by drinking”), le perversioni, l’elettroshock, l’amicizia con David Bowie e Iggy Pop, Transformer e Perfect Day nella colonna sonora di Trainspotting, la reunion dei Velvet, il disco ispirato ad Edgar Allan Poe e la collaborazione finale con i Metallica (controversa per non dire orrida). Lou Reed il cowboy nichilista, il poeta del male del novecento, il rocker metropolitano, cantore dei bassifondi e portavoce dei diversi e degli emarginati; Lou Reed il tipo saggio con strani occhiali geniali in attesa di brevetto in Blue in the Face, Lou Reed comparsa in Così Lontano, Così Vicino di Wim Wenders, Lou Reed sempre con il giubbotto di pelle e gli occhiali da sole, Lou Reed padrino del punk. Lou Reed, in effetti, si vede riflesso in questo identikit come nella copertina di The Bells, eppure questo caotico ritratto cubista e composito, collage superficiale di impressioni esterne e luoghi comuni, non rivela ogni aspetto della sua ambigua e sfuggente personalità (memorabile un’intervista rilasciata alla televisione australiana durante la quale Lou, non esattamente a suo agio e visibilmente infastidito, risponde con yes o no; solamente conyesono, per cinque minuti).

Forse allora per capirlo, per capire la sua passione per il teatro e per Shakespeare, per capire il suo rapporto di amore e odio con New York, prima celebrata e poi aspramente criticata in New York, bisogna leggere con attenzione i suoi testi. Forse, in verità, per capire l’uomo che accetta di registrare un disco pop voluto dall’etichetta solo per ottenere in cambio il permesso di pubblicare il concept album decadente e anti-commerciale Berlin e che poi fa un grande dito medio alla stessa etichetta con l’ora abbondante di feedback di Metal Machine Music (che sublima il concetto di anti-commercialità), non basta neanche leggere con attenzione i suoi testi. Sicuramente non basta questa manciata di frammenti di strofe che, tuttavia, vale la pena di leggere. 

Halloween Parade da New York, 1989 

There’s a Greta Garbo and an Alfred Hitchcock
and some black Jamaican stud
There’s five Cinderellas
and some leather drags
I almost fell into my mug
There’s a Crawford, Davis
and a tacky Cary Grant
And some homeboys lookin’
for trouble down here from the Bronx
But there ain’t no Hairy and no Virgin Mary
you won’t hear those voices again
And Johnny Rio and Rotten Rita
you’ll never see those faces again
This Halloween is something to be sure
Especially to be here without you

There’s the Born Again Losers
and the Lavender Boozers
and some crack team
from Washington Heights
The boys from Avenue B
the girls from Avenue D
a Tinkerbell in tights
This celebration somehow gets me down
Especially when I see you’re not around

(C’è una Greta Garbo e un Alfred Hitchcock/ e qualche stallone giamaicano/ ci sono cinque Cenerentole/ e alcuni travestiti in pelle/ c’è mancato poco che vedessi me
C’è una Crawford, una Davis/ e un Cary Grant un po’ kitsch/ e qualche ragazzo venuto/ dal Bronx a cercare guai
Ma non c’è Hairy e neanche una Vergine Maria/ non sentirete mai più quelle voci/ e Johnny Rio e Rotten Rita/ non vedrete più quei volti
Questo Halloween è qualcosa di cui essere certi/ soprattutto l’essere qui senza di voi
Ci sono i Perdenti Resuscitati/ e gli Ubriaconi alla Lavanda/ e spacciatori di crack/ da Washington Heights/ i ragazzi dell’Avenue B/ le ragazze dall’Avenue D/ un campanellino con le calze
Questa celebrazione in qualche modo mi deprime/ soprattutto quando mi rendo conto che non ci siete)

Caroline Says II da Berlin, 1972

Caroline says
as she gets up from the floor
You can hit me all you want to
but I don’t love you anymore

Caroline says
while biting her lip
Life is meant to be more than this
and this is a bum trip

But she’s not afraid to die
all her friends call her “Alaska”
When she takes speed they laugh and ask her
What is in her mind
what is in her mind

She put her fist through the window pane
It was such a funny feeling
It’s so cold in Alaska
it’s so cold in Alaska
It’s so cold in Alaska

(Caroline dice/ alzandosi dal pavimento/ puoi picchiarmi quanto vuoi/ ma io non ti amo più
Caroline dice/ mordendosi il labbro/ la vita dovrebbe essere meglio di tutto questo/ e questo è un brutto viaggio
Ma lei non ha paura di morire/ tutti i suoi amici la chiamano “Alaska”/ quando si fa di anfetamine loro ridono e le chiedono/ cosa ha in testa?/ cosa ha in testa?
Ha sfondato la finestra con un pugno/ è stata una sensazione così strana/ Fa così freddo in Alaska/ fa così freddo in Alaska/ fa così freddo in Alaska)

I’ll Be Your Mirror da The Velvet Underground & Nico, 1967

I’ll be your mirror, reflect what you are,
in case you don’t know.
I’ll be the wind, the rain, and the sunset,
the light on your door to show that you’re home.

When you think the night has seen your mind,
that inside you’re twisted and unkind,
let me stand to show that you are blind,
please put down your hands ’cause I see you.

I find it hard to believe you don’t know
the beauty you are.
But if you don’t, let me be your eyes,
a hand to your darkness so you won’t be afraid.

(Sarò il tuo specchio, rifletterò quello che sei/ nel caso non lo sapessi/ Sarò il vento, la pioggia e il tramonto/ la luce sulla tua porta per mostrare che sei a casa.
Quando credi che la notte abbia visto la tua mente/ che dentro sei ferita e chiusa/ lascia che ti mostri che sei cieca/ per favore abbassa le mani, perché io ti vedo
Stento a credere che tu non sappia/ la bellezza che sei/ Ma se non lo sai, lascia che io sia i tuoi occhi/ una mano nel tuo buio, così non avrai paura)

Perfect Day da Transformer, 1973

Just a perfect day
drink sangria in the park
And then later when it gets dark
we go home
Just a perfect day
feed animals in the zoo
Then later a movie too
and then home

Oh, it’s such a perfect day
I’m glad I spent it with you
Oh, such a perfect day
You just keep me hanging on
You just keep me hanging on

Just a perfect day
problems all left alone
Weekenders on our own
it’s such fun
Just a perfect day
you made me forget myself
I thought I was someone else
someone good

(Proprio una giornata perfetta/ bere sangria nel parco/ e poi, più tardi, quando fa buio/ torniamo a casa
Proprio una giornata perfetta/ dar da mangiare agli animali nello zoo/ e poi, più tardi, anche un film/ e poi a casa
Oh, è una giornata così perfetta/ sono contento di averla trascorsa con te/ Oh, una giornata così perfetta/ non mi lasci andare/ non mi lasci andare
Proprio una giornata perfetta/ con i problemi messi da parte/ nel fine settimana soli noi due/ che bello
Proprio una giornata perfetta/ mi hai fatto dimenticare me stesso/ ho creduto di essere qualcun altro/ una brava persona)

Wild Child da Lou Reed, 1972

I was talking to Betty about her auditions
how they made her ill
The life of the theater is certainly fraught
with many spills and chills
But she calmed down after some wine
which is what happens most of the time
Then we sat and both spoke in rhyme
Till we spoke of Lorraine
ah, it’s always back to Lorraine

I was talking to Ed who’d been reported dead
by mutual friends
He thought it was funny that I had no money
to spend on him
So we both shared a piece of sweet cheese
and sang of our lives and our dreams
And how things can come apart at the seams
And we talked of Lorraine
always back to Lorraine

She’s a wild child
oh, and nobody can get at her
She’s a wild child
oh, and nobody can get to her
Sleeping out on the street
Oh, living all alone without a house or a home
and then she asked you, “please
oh baby, can I have some spare change?
Now can I break your heart?”

(Stavo parlando con Betty delle sue audizioni/ e di come l’avessero fatta star male/ la vita di teatro è davvero piena/ di alti e bassi/ Ma si calmò dopo un po’ di vino/ cosa che succede quasi sempre/ Poi ci siamo seduti e abbiamo parlato in rima/ finché non abbiamo parlato di Lorraine/ Ah, si torna sempre a Lorraine
Stavo parlando con Ed che era stato dato per morto/ da amici comuni/ Ha trovato buffo che non avessi soldi da spendere per lui/ Così abbiamo diviso un pezzo di formaggio dolce/ e abbiamo cantato delle nostre vite e dei nostri sogni e di come le cose possano sfaldarsi/ E abbiamo parlato di Lorraine/ si torna sempre a Lorraine
È una ragazza selvaggia/ e nessuno riesce a prenderla/ È una ragazza selvaggia/ e nessuno riesce a raggiungerla/ Dorme per strada/ vive tutta sola senza una casa né un tetto/ e poi ti chiede “per favore/ ehi tesoro, hai qualche spicciolo?/ posso spezzarti il cuore?”)