Skip to main content
Geese @ Unaltrofestival

Geese @ Unaltrofestival

| Lucia Rosso

Milano, 19 Agosto 2026

Ripenso a mercoledì sera e fatico a trovare antecedenti vagamente paragonabili a ciò che abbiamo vissuto sotto al palco e visto là sopra. Sapevamo chi sono i Geese e cosa porta con sé questo nome, soprattutto negli ultimi anni, ma, come recitano giustamente le varie testate da ieri, per capirli davvero devi vederli dal vivo.

Si tratta della prima e unica data italiana della band newyorkese, che si è esibita al Circolo Magnolia di Milano per Unaltrofestival. La data era sold-out da più di un mese, merito del successo a diffusione globale seguito alla pubblicazione dell’ultimo album Getting Killed (2025). Questo nuovo lavoro dopo 3D Country (2023), immortala la loro essenza, così difficile da incasellare. Non sono affatto immediati, spesso non piacciono a un primo ascolto, caratterizzati da ritmiche e linee poco prevedibili, brani molto destrutturati, che lasciano ampio spazio al suonato, al riff rockeggiante accanto ad una presenza vocale tanto peculiare. 

Cameron Winter è un frontman dal carisma innato, non si sforza, anzi tira via, ed effettivamente rende meglio. Questa voce tanto sexy quanto sregolata, viene spesso paragonata alla profondità e alla teatralità di un Nick Cave o c’è chi ci ritrova l’irriverenza di Robert Plant, ma ritengo non sia il caso sprecarsi in paragoni. La band, come il frontman, non vuole assomigliare a nessuno e non si perde in numeri fantasmagorici per guadagnare favori. Emily Green alla chitarra, Max Bassin alla batteria, Dominic DiGesu al basso – con la presenza straordinaria del tastierista Sam Revaz – sono una macchina da palco ormai navigata, si sentono tutti le date precedenti dei vari tour, che hanno consolidato il suono, la resa e l’impatto. 

Questo forse è l’aspetto che abbiamo apprezzato di più. I Geese sono forse quella band che davvero vuole ancora solo suonare sul palco. E questo basta per assicurarsi l’amore di un pubblico transgenerazionale. Possono rappresentare “la band della generazione Z”, come il nuovo gruppo scoperto grazie ai figli da rocker diversamente giovani che trovano somiglianze con chi spingeva ai tempi d’oro. 

L’apertura con HusbandsGetting Killed e Islands of Men hanno subito chiarito questo concetto: energia irrequieta, strumentazione art-rock caotica ma precisa allo stesso tempo. Sembra che questi ragazzi sappiano spingere sull’acceleratore e frenare con un senso tutto loro. 

Tra gli highlights della setlist non posso non citare uno dei miei brani preferiti 2122 introdotto da un frammento di Lazy Mary (Luna mezza mare) di Lou Monte, riprodotto a sopresa dal telefono di Cameron. Cowboy Nudes e 100 Horses brani in cui il lavoro della chitarrista Emily Green e la batteria frenetica di Max Bassin dettano il passo, passando da trame sbilenche a riff compatti. E poi il momento più epico: in Bow Down un ragazzo dal pubblico – che poi ho scoperto essere il batterista di tanti artisti fra cui Angelica Bove e GioiaLucia – viene accolto sul palco per mettersi alla batteria al posto di Bassin, portando a termine il brano egregiamente tra l’entusiasmo generale.

Forse solo quella poesia e ballata meravigliosa di Au Pays du Cocaine ci ha permesso di cantare un po’ sulla voce di Cameron, il quale si è divertito per tutto il set a creare saliscendi sempre e comunque riuscitissimi modificando la linea originale. 

A chiudere la bomba, letteralmente, che tutti aspettavamo: Trinidad, unico bis concesso. Il moshpit si prepara a spremere le magliette già madide di sudore e gli sguardi accesi dei ragazzi, pronti a urlare a squarciagola “There’s a bomb in my car!” e a sigillare un concerto iconico. 

Come già detto con gli amici di brigata, potremo dire che c’eravamo, potremo dire di aver visto i Geese al Magnolia. 

Setlist

Husbands
Getting Killed
Islands of Men
Crusades
Half Real
2122
Cowboy Nudes
100 Horses
I See Myself
Fantasies/Survival
Cobra
Gravity Blues
Bow Down
Au Pays du Cocaine
Taxes

Trinidad