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Joe Henry “All The Eye Can See” (earMUSIC, 2023)

La voce che apre le crepe dell’anima

Cantautore. Joe Henry è un Cantautore, di quelli che ancora ti fanno provare emozioni profonde che resistono al tempo che scorre e alla modernità che aggredisce tutto, anche la musica. Trent’anni di carriera come cantautore e produttore discografico dalle molte collaborazioni tra cui possiamo contare nomi come Solomon Burke, Shivaree, Elvis Costello e molti altri. Ci si può perdere nell’elencare i suoi progetti tra album ed EP, tra cui ricordiamo il tagliente Civilians del 2007 e The Gospel According To Water del 2019, scritto dopo una diagnosi di cancro. Dominato dalla sua vena creativa, l’artista esce ora con All The Eye Can See, un album composto da dodici tracce che lo confermano ancora tra i più interessanti cantautori statunitensi della nostra epoca. 

Ascoltare l’album è un piccolo viaggio tra narrazioni sonore, dove il timbro dell’artista non sempre è perfetto, ma sono proprio queste imperfezioni che si ficcano come chiodi nella nostra anima creando crepe da cui possiamo dare uno sguardo a ciò che siamo, che potremmo essere o che non vogliamo essere più. Così colpiscono brani come il gioco di sola chitarra e voce di God Laughs, un canto che è richiesta di essere ascoltato da un Dio troppo spesso spettatore del destino dell’uomo. I brani si sviluppano musicalmente accogliendo oltre venti musicisti tra cui il figlio Levon Henry al sassofono e al clarinetto, David Pitch al basso, Patrick Warren al piano e John Smith alla chitarra acustica. Sono narrazioni di semplici quotidianità che svelano all’ascoltatore momenti speciali in cui entriamo quasi in punta di accordo come la nostalgica Kitchen Door o la melodia drammaticamente innamorata di Karen Dalton. Piccoli squarci nella tenda del quotidiani, fratture necessarie attraverso le quali la musica ci penetra per raggiungere l’amigdala delle sensazioni e dalle quali noi facciamo uscire le nostre reazioni emotive alle narrazioni che Henry fa accompagnandosi con la sua musica. E poi vieni colpito in pieno petto dalla title track che riassume tutto quello che l’artista ci vuole comunicare come con la semplicità di chi vuole solo descrivere senza giudicare la vita che ci scorre addosso “Trouble begins at waking / the weight of the world near-breaking / its wave on the heart’s undertaking / of all the eye can see”. Un momento di confidenza intenso, atteso per quasi tutto l’album. 

Joe Henry non crea musica di sottofondo per serate languide, né divertenti canzonette simili a jingle per festeggiare eventi, ma neppure un gioco di note fine a se stesso, perché le trame che crea sono un tessuto dove ricama storie sfumate dai colori scuri, ma sempre colori restano. Colori sonori che l’ascoltatore può usare come preferisce, portandoli con sé e attraverso le ombre farne uscire toni brillanti oppure vivendoli oscuri come sono. Un progetto questo che non si merita un ascolto casuale, bensì un’attenzione piena e consapevole delle melodie semplici e fluide ma ben studiate, in armonioso contrasto con i testi densi e spigolosi, ma, proprio per questo, assolutamente necessari. 

 

Joe Henry
All The Eye Can See
earMUSIC

 

Alma Marlia

THE PRODIGY di ritorno in scena in Italia a maggio con due date a Milano e Padova!

Barley Arts

presenta

THE PRODIGY

IL GRANDE RITORNO IN SCENA IN ITALIA

A MAGGIO A MILANO E PADOVA 

L’iconica formazione che ha reso popolare a livello planetario la scena big beat inglese torna finalmente su un palco italiano dopo anni di assenza. Maxim e Liam Howlett, in arte The Prodigy saranno nel nostro paese per due occasioni da non perdere: mercoledì 17 maggio 2023 all’Alcatraz di Milano e giovedì 18 maggio al Gran Teatro Geox di Padova. I biglietti per entrambi gli show saranno disponibili sui circuiti Ticketone eTicketmaster dalle 10 di lunedì 30 gennaio.

L’anno scorso The Prodigy hanno festeggiato il venticinquesimo anniversario di The Fat of The Land, l’album che li ha resi celebri grazie a pezzi generazionali come Firestarter, Smack My Bitch Up e Breathe, con l’uscita di una speciale edizione in vinile. Ora la band si prepara a tornare in Europa con un tour che includerà le due tappe italiane.

Virgin Radio è radio ufficiale dei concerti.

TheProdigy.com

THE PRODIGY

Mercoledì 17 Maggio 2023

Milano, Alcatraz – via Valtellina, 25

Inizio concerti h. 20:30

Biglietti disponibili su Ticketone e Ticketmaster.

Posto unico in piedi: € 50,00 + prev. / € 60,00 in cassa la sera del concerto.

Giovedì 18 Maggio 2023

Padova, Gran Teatro Geox – via Giuseppe Tassinari, 1

Biglietti disponibili su Ticketone e Ticketmaster.

Posto unico parterre: € 50,00 + prev. / € 60,00 in cassa la sera del concerto.

Tribuna a sedere: € 50,00 + prev. / € 60,00 in cassa la sera del concerto.

FOJA IN CONCERTO – Milano (02/02), Torino (03/02), Roma (09/02), Napoli (14/02)

FOJA

IN CONCERTO

MILANO, TORINO, ROMA E NAPOLI

LE DATE DEL TOUR NAZIONALE

DI “MIRACOLI E RIVOLUZIONI”

02 FEBBRAIO @BIKO – MILANO

03 FEBBRAIO @OFFTOPIC – TORINO

09 FEBBRAIO @LARGO VENUE – ROMA

14 FEBBRAIO@TEATRO BELLINI – NAPOLI

Link alle prevendite: https://linktr.ee/fojatour

 

I Foja annunciano per il mese di febbraio quattro date speciali: Milano (02/02), Torino (03/02), Roma (09/02) eNapoli (14/02) saranno le città che accoglieranno questo tour particolare per la band napoletana.

Così Dario Sansone, frontman dei Foja, descrive questi quattro appuntamenti: “Finalmente portiamo “Miracoli e Rivoluzioni” in giro per i maggiori club italiani. Questo tour per noi ha un valore emotivo enorme, perché ci permetterà di riabbracciare dopo tre anni il nostro pubblico sparso per lo stivale e rincontrarci attraverso le nostre canzoni. Questi saranno, inoltre, gli ultimi quattro concerti del nostro storico e amato chitarrista Ennio e ogni tappa sarà ancora più emozionante facendo festa sopra e sotto al palco.”

“Miracoli e rivoluzioni” è un disco che sa di presente, di passato, di futuro, in cui le strutture tradizionali della canzone sono permeate di suoni e di sfaccettature che continuamente ne cambiano gli orizzonti. E quindi Enzo Gragnaniello e Davide Toffolo, Clementino e Lorenzo Hengeller, Alessio Sollo e Alejandro Romero sono preziosi compagni di viaggio che con il loro contributo hanno fatto di Miracoli e Rivoluzioni una pietra angolare nel repertorio di questa band, un enorme atto d’amore che arriva a chi ha orecchie e cuore aperti.

Dal disco sono stati estratti cinque singoli con altrettanti video. L’ultimo, in ordine di tempo, è la splendida “Santa Lucia”, pubblicato lo scorso 22 novembre 2022 con il featuring di Clementino e la straordinaria partecipazione di Isa Danieli: https://www.youtube.com/watch?v=4-0SZ7kxOvc

I FOJA sono esponenti di un nuovo sound della tradizione folk napoletana. Hanno realizzato quattro album in studio, partecipato a diverse colonne sonore di lungometraggi di animazione. Sono stati candidati al David di Donatello e ai Nastri d’Argento come migliore canzone originale, e collaborato con artisti internazionali come Pauline Croze, La Pegatina, Shaun Ferguson, Weslie, Black Noyze, Alejandro Romero.

In tutto quello che fanno ci mettono l’anima. Ogni disco è un viaggio in una cultura ricchissima, visionaria e meticcia, elementi di ricchezza e crescita artistica, oltre che umana.

Formazione:

 

DARIO SANSONE voce e chitarra

ENNIO FRONGILLO chitarra elettrica

LUIGI SCIALDONE   chitarre e mandolino

GIULIANO FALCONE basso elettrico

GIOVANNI SCHIATTARELLA batteria

MIRACOLI E RIVOLUZIONI – Il disco

 

MIRACOLI E RIVOLUZIONI è il nuovo album dei FOJA, uscito nel mese di aprile 2022. In questo ultimo lavoro sono molte le collaborazioni con ospiti che hanno condiviso il miracolo di un frammento, di una scintilla creativa: ENZO GRAGNANIELLO, voce e anima inconfondibile, presente in una profondissima “’Nmiezo a Niente”; DAVIDE TOFFOLO dei TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI, voce e autorevolezza nell’ironica e riflessiva “A cosa stai pensando?”; CLEMENTINO, che mette il suo flow al servizio di una ballad struggente come “Santa Lucia”; il pianoforte di LORENZO HENGELLER che libera dieci dita cariche di swing nell’intensa “Stella”; la poesia di ALESSIO SOLLO ne “L’Urdema Canzone”; ALEJANDRO ROMERO, guest internazionale nella rilettura in napoletano di un classico come “A mano ‘e D10S”, dedicato anima cuore e bandoneón a Diego Armando Maradona, alla sua rivoluzione sportiva e umana. 

E infine ALESSANDRO RAK e le sue illustrazioni, la genialità poetica di storie come “Yaya e Lennie – The Walking Liberty”, il lungometraggio di animazione della MadEntertainment da cui è tratta “Duje comme nuje”, canzone dell’amore assoluto inserita nella colonna sonora dell’ultima fatica del regista napoletano, legato al leader dei Foja Dario Sansone da amicizia e collaborazione decennale.

 

“Miracoli e Rivoluzioni” è sensibilità, impegno, passione allo stato puro, un progetto che consegna un immaginario che va solo vissuto, con quella libertà e creatività che fanno dei Foja una delle band napoletane più importanti degli ultimi venti anni, autori di una rivoluzione stilistica che ha elevato la nuova musica napoletana mettendola in relazione con i suoni dell’oggi e la visione del domani. 

 

Link al videoclip del brano ‘Addò se va’:https://www.youtube.com/watch?v=QlgTjj6-pLo  

Link al videoclip del brano ‘Tu’: https://www.youtube.com/watch?v=kDe_7pcdDuc  

Link al videoclip del brano ‘A mano ‘e D10S’ feat. Alejandro Romero:  

https://www.youtube.com/watch?v=TT3lrAEjmrs  

Link al videoclip del brano “Duje Comme Nuje’: https://www.youtube.com/watch?v=Su0hg5ggozo 

Link del videoclip “Santa Lucia” feat. Clementino e Isa Danieli:

https://www.youtube.com/watch?v=4-0SZ7kxOvc

 

Management: Luciano Chirico – edizionigraf@gmail.com

Booking: Cmoncmnproduzioni@gmail.com

Ufficio Stampa e promozione: Big Time pressoff@bigtimeweb.it

Ufficio Stampa Full Heads: Giulio Di Donnagiulio@hungrypromotion.it

  

FOJA - BIO BREVE 

 

I Foja nascono nel 2006. Hanno all’attivo quattro album in studio, ‘Na Storia Nova, Dimane Torna ‘O Sole, ‘O Treno Che Va e Miracoli e Rivoluzioni. Con il secondo e il terzo ottengono un posizionamento nella cinquina finale delle Targhe Tenco nella categoria miglior album in dialetto. Girando l’Italia per anni, hanno calcato palchi prestigiosi, registrando sempre il sold-out, tra cui quelli del Teatro di San Carlo con uno show diretto da Franco Dragone (Cirquedu Soleil), dell’Arena Flegrea con uno speciale spettacolo che ha unito musica e illustrazioni dal vivo, del Cortile della Reggia di Capodimonte, del Palazzo Reale e di Castel Sant’Elmo a Napoli davanti ad un pubblico di oltre seimila persone. La loro musica è stata utilizzata con successo in diversi film come L’arte della felicità (EFA European Film Award) e Gatta Cenerentola, ottenendo la candidatura per la miglior canzone originale sia al David di Donatello con i brani “’A malia” e “A chi appartieni”, che ai Nastri d’Argento con “’A malia”. Dal 2018 hanno inizio collaborazioni discografiche con artisti internazionali (Pauline Croze, La Pegatina, Shaun Ferguson, Weslie, Black Noyze, Alejandro Romero). Nel novembre del 2018 registrano il tutto esaurito nelle date del loro Tour Europeo nei migliori club delle principali capitali e, nel 2019, volano oltreoceano per il loro Tour Canadese e Statunitense tra club e grandi teatri. Nel 2020 chiudono il loro primo decennio di attività discografica con lo speciale cofanetto “Dieci” che raccoglie l’intera produzione, compresi diversi brani fuori album e un inedito. 

Nel 2021 escono in contemporanea due nuovi singoli, “ADDÒ SE VA” e “TU”, primi segnali del nuovo progetto discografico. Nel mese di giugno è stata rilasciata ’A Mano ’e D10S” versione in napoletano di “(INRI) La mano de Dios” canzone scritta da Alejandro Romero e dedicata a un campione senza tempo, Diego Armando Maradona. Del brano è stato pubblicato anche il videoclip con la regia di Michel Liguori e la produzione di Anartica Film, girato in parte all’interno dello stadio Ex San Paolo ora Stadio Diego Armando Maradona. A fine ottobre esce “Duje commeNuje”, singolo e video presente nella colonna sonora di “Yaya e Lennie – The Walking Liberty”, nuovo film di animazione della Mad Entertainment diretto da Alessandro Rak e di cui Dario Sansone, leader dei Foja, è anche aiuto regista, direttore artistico e autore delle musiche insieme a Alessandro Rak e Enzo Foniciello.  L’8 aprile 2022 è uscito il nuovo album dal titolo “Miracoli e Rivoluzioni”. 

 

SOCIAL UFFICIALI: 

INSTAGRAM 

https://www.instagram.com/fojaofficial/

FACEBOOK 

https://it-it.facebook.com/FojaOfficial/ 

YOUTUBE 

http://www.youtube.com/fojaofficialchannel 

Tre Domande a: Federico Fiamma

Qual è la cosa che ami di più del fare musica?

La cosa che amo di più attualmente del fare musica è il poter andare oltre; il poter navigare in spazi inesplorati alla ricerca di destinazioni mai scoperte. Nel corso della scrittura di Fuori Stagione, avevo la sensazione di aver bisogno di un percorso da seguire, come se fossi alla ricerca di una ricetta che definisse la mia estetica musicale; andando avanti nella stesura mi sono reso conto di poter colorare il tutto per come veramente lo sentivo, ho cominciato a valutare anche la semplicità come mezzo comunicativo senza sentirmi inferiore perché meno virtuoso.
Scrivere mi lascia la libertà di potermi vivere per quello che sono senza giudicarmi, di potermi ascoltare e sentirmi crescere assieme alla mia musica e di gettare uno sguardo al mio passato senza appesantirlo.  

 

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?

Ci sono stati dei momenti nella mia vita in cui avrei preferito non sentirmi solo e nella società odierna è facile sentirsi soli anche in mezzo a molti.
Mi piacerebbe che dalla mia musica si derivasse qualcosa di personale, non qualcosa di mio come autore che l’ha composta. Una volta finita la lavorazione di un disco questo smette di esser tuo, anche perché si tende a vederne solaente i difetti o si prova nausea nell’ascoltare i brani per l’ennesima volta.
Mi piacerebbe che si instauri un rapporto sano tra chi ascolta e la musica e, se proprio dovessi inserire un messaggio in questa bottiglia nel mare, ci sarebbe scritta una sola parola: verità. 

 

Progetti futuri?

Ho un album nuovo da registrare e produrre nel corso dell’anno, sarà uno spin-off di Fuori Stagione con dei brani che approfondiranno una tematica nello specifico. Spero di riuscire a metter su un calendario di date, anche se questo periodo storico non rende la cosa molto fattibile.

Wallows @ Magazzini Generali

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• Wallows •

 

Magazzini Generali (Milano) // 25 Gennaio 2023

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto di Oriano Previato
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Tre Domande a: Daemia

Come e quando è nato questo progetto?

Il progetto Daemia è nato nel gennaio 2022. Tutto è iniziato con il provino di No eh? Va be’, il mio primo singolo uscito lo scorso maggio e registrato a Parigi in un piccolissimo appartamento nel XV arrondissement. Ricordo che ero alla ricerca di un producer e di un sound, avevo parecchio materiale con un’idea in testa e decisi di mandarlo a Stefano “Juno” Bruno. In pochi giorni riuscì a dare una veste al brano. Il risultato mi è piaciuto da subito. All’inizio non avevamo in mente un album, ma il materiale c’era e tutto seguiva una certa linea, aveva una certa coerenza. Così è nato Bluedo, il mio primo album. Nove brani scritti tra il gennaio 2021 e il settembre 2022, tra Benevento, Napoli, Amsterdam e Parigi.

 

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?

Autenticità, originalità, emozione. Scrivo di cose che mi appartengono, quello che sento. È bello quando chi ascolta entra in sintonia e sente le stesse cose, magari prova le stesse emozioni. La scrittura è anche una forma di elevazione, permette di buttare fuori delle cose. Per me è una necessità. Mi interessa che arrivi questo: condividere il mio punto di vista. 

 

Progetti futuri?

Intendo portare Bluedo alle persone, suonare live le mie canzoni. Credo sia la dimensione più adatta al progetto. Stiamo progettando una live experience dell’album e non vedo l’ora di salire sul palco.  Spero di suonare in giro e far conoscere il progetto. In italia mi piacerebbe tanto suonare al MI AMI Festival, sarebbe una cosa bellissima. La cornice giusta per la mia musica. Ovviamente nel prossimo anno usciranno altre canzoni, c’è parecchio materiale e sto continuando a scrivere in questo periodo. 

Genova Hip Hop Festival 2023

Sono stata al Genova Hip Hop Festival, un evento durato ben otto ore e dedicato, ovviamente, al genere musicale che piace tanto ai giovanissimi. E voi penserete: “Ok, quindi?” Riformulo: sono andata al Genova Hip Hop Festival vestita come una qualsiasi Rory Gilmore appena uscita dalla biblioteca di Yale e senza conoscere le canzoni. Ma è stata un’esperienza fantastica.

Partiamo con una grande e doverosa premessa: non sono mai stata un’esperta della scena rap. Con gli anni, ho imparato a lasciarmi condizionare meno dai pregiudizi e dall’insensato desiderio di avere dei gusti da snob sofisticata, per riconnettermi alla realtà. Ogni forma d’arte ha ragione di esistere finché riesce ad arrivare al cuore delle persone.

Il festival, giunto alla sua quinta e straordinaria edizione, ha voluto raccontare la cultura hip hop a 360 gradi, dando spazio anche alla street art e alla break dance. I protagonisti sul palco dei Giardini Baltimora erano sia grandi nomi nazionali come Inoki ed Ensi, sia artisti emergenti nati anche da realtà genovesi. Grazie alla partnership con il Comune, è stato un evento totalmente gratuito, caratteristica importante che ha reso la musica accessibile al pubblico molto giovane e, quindi, composto perlopiù da persone senza un’entrata economica. E vi assicuro che vedere degli adolescenti passare ore attaccati a una transenna, a urlare, cantare e limonare è emozionante: noi eravamo così e avremmo fatto carte false per vivere un momento simile.

E poi, sarò di parte, ma Genova non si smentisce mai. La città di De André sa ancora parlare a chi si sente maledetto e non esiste una netta differenza tra vecchia scuola e nuova scena rap, ma c’è un unico filo rosso che parte dallo stesso gomitolo che i cantautori si passano di mano in mano mentre cantano i quartieri della città. E ognuno lo srotola a modo suo, magari anche male, ma fa la sua parte. Ed è un concetto che ho compreso, in primis, con l’esibizione di Theo Rem, un nome che mi arriva alle orecchie da anni, ma molto distante dalle mie playlist su Spotify. Mentre cantava cercava un vero contatto con il pubblico, voleva parlare ai ragazzi di fronte a lui ed era come se sentisse di appartenere alla piazza mentre saltava con Potere e Paul Klee. E poi sono stata rapita da Helmi Sa7bi, che ha portato la sua infanzia turbolenta e i vicoli del centro storico di Genova nella sua musica e se le è fatte urlare in faccia dal pubblico mentre cantava brani come Houma. Ciò che raccontiamo di intimo, se condiviso, ci torna indietro con una potenza infinita.

Più andava avanti la serata, più aumentava l’hype: Tredici Pietro e Lil Busso, Nerone, Miriam Ayaba, Spike, Ensi, Silent Bob e Sick Budd e la tanto attesa chiusura di Inoki. 

Io non so approfondire una critica artistica sull’hip hop e non voglio, per oggi soltanto, addentrarmi nelle sue criticità sessiste. Ma se c’è una cosa che ho imparato dalla lotta intersezionale è che la realtà è nelle strade, urla per farsi sentire ai piani più alti e spacca i muri delle istituzioni per trovare il suo spazio. E l’hip hop, che mi piaccia o no, inizia dalla strada.

 

Marta Massardo

Foto di Carlo Ceccarelli

Ginevra @ Hiroshima Mon Amour

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• Ginevra •

Hiroshima Mon Amour (Torino) // 20 Gennaio 2023

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Foto di Diego Bianchi (Torino)[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1551661546735{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 0px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”27443″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1551661546735{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 0px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”27441″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”27445″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1551661546735{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 0px !important;}”][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”27448″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”27442″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”27446″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1551661546735{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 0px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”27449″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1551661546735{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 0px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”27444″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”27447″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1551661546735{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 0px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”27450″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][/vc_row]

The Coral Sea “Golden Planet Sky” (Trees They Move, 2023)

Ed eccola qui, fresca fresca, la prima vera bombetta di questo 2023 in musica. 

Da qualche giorno è infatti ufficialmente fuori Golden Planet Sky, ultimo album del gruppo/progetto solista di Rey Villalobos, che a qualcuno – non a me sia chiaro – potrebbe essere capitato di ascoltare già in passato in quanto alcuni suoi brani, riporto paro paro dalla sua pagina Wikipedia, sono apparsi in alcune serie TV, vedi Californication, Grey’s Anatomy, altre.

La musica dei The Coral Sea, questo il moniker scelto dal nostro, al primo ascolto mi ha illuminato istantaneamente la casella relativa agli Antlers di Burst Apart, un rock vagamente sognante, sospeso, dove la voce in bilico tra un falsetto che tale non è e i momenti più spaziali di Wayne Coyne, poggia ora su tastiere kosmische (il brano d’apertura Golden Planet Sky, ma anche Hero per dirne un paio) ora su arpeggi di chitarra quasi folk (Peace Of Mind). C’è spazio per un paio di accelerate, sempre guidate dal particolare canto di Villalobos (qualche rimando ai Dream City Film Club qua e là lo noto solamente io?), Your Feathers Up e la conclusiva Broken Circle, ma tra le nove tracce che compongono questo splendido Golden Planet Sky ce n’è una che brilla più delle altre, Love Is No Sacrifice: poco meno di quattro minuti di poesia altissima che il musicista californiano dedica alla madre. “Decorate your emotions with the current landscapes” canta, dove da un fondo di tastiere e batteria si sviluppa un crescendo di rara bellezza che vede un ipnotico arpeggio di chitarra avvolgere la delicata voce, quasi tremante, in un invito che altro non è che un monologo, una preghiera forse al vento, “Meet me outside, meet me outside, ‘cause, I know that you’re already there”.

Ad oggi dubito possiate trovare in giro trentasei minuti, perchè tanto dura il disco, migliori di questi.

 

The Coral Sea
Golden Planet Sky
Trees They Move

 

Alberto Adustini

Måneskin “RUSH!” (Epic/Sony, 2023)

“C’era una volta una band che passò da Via del Corso a Las Vegas ad aprire il concerto dei Rolling Stones.”

Quante volte abbiamo sentito paragonare la storia dei Måneskin a una favola? Più o meno un’infinità. 

Delle novelle Cenerentole, che cominciano suonando tra le strade di Roma e, grazie alla spavalderia tipica degli animali da palco e a una buona dose di talento, passano prima da X-Factor (pur non vincendolo), poi al Festival di Sanremo e all’Eurovision Song Contest (questi, vincendoli entrambi).

Il resto, come si suol dire, è storia: Rolling Stones, valanghe di premi, tour mondiale.

Però, in questa favola, qualcosa si è incrinato.

Il loro ultimo album, RUSH!, si discosta nettamente dai loro lavori precedenti e in particolare da Teatro d’ira – Vol.I, che, anche se non un secondo volume, quanto meno lasciava presagire un proseguimento su quella strada. 

Invece RUSH! è un album frutto della foga degli ultimi due anni, della contaminazione statunitense e dell’apertura al mercato internazionale, ma forse dai singoli pubblicati in questi ultimi mesi – da Mammamia a Supermodel – potevamo aspettarcelo. 

Non che questa svolta pop-punk con velleità sempre più trasgressive (ma comunque senza abbandonare qualche elemento più melodico e stile ballad) sia brutta tout court. Anzi, ci sono tracce pregevoli – Gasoline e Timezone su tutte – ma non mi azzarderei a dire che hanno portato quella rivoluzione alla musica italiana che ci stavamo tanto immaginando.

RUSH! è infatti un album che di italiano ha molto poco: si vede già nella distribuzione linguistica, dato che solo tre tracce su 17 sono in italiano. La sensazione che si ha è quella di un album fatto a uso e consumo del pubblico americano e/o abituato a sonorità di questo tipo già da tempo, che quindi non percepisce nulla di nuovo e men che meno di rivoluzionario. 

Ed è un po’ un peccato, perché ci si poteva aspettare qualcosa di più dalla band che sembrava stesse riportando il pop-rock nostrano in auge anche all’estero senza il bisogno di conformarsi a modelli già noti. Ci stavano provando e avevano raggiunto già bei risultati con quel grande pezzo che era Coraline nel disco precedente (e a cui cercano di avvicinarsi timidamente con Il Dono della Vita).

Hanno fatto bene? Hanno fatto male? Non sta a me giudicare, ma sicuramente resta un po’ di amaro in bocca per quello che poteva essere e – evidentemente – non è più.

 

Måneskin
RUSH!
Epic/Sony

 

Francesca Di Salvatore

Ladytron “Time’s Arrow” (Cooking Vinyl, 2023)

Ladytron. Una parola che se scandita a punta di lingua sa di anni ’70 del secolo scorso, e più precisamente del 1972, di canzone di un album di debutto e soprattutto dei Roxy Music. Un tuffo nel passato che diventò presente nel 1999, quando quattro ragazzi britannici originari di Liverpool, in Inghilterra, decisero di far sentire la loro passione nel panorama musicale. E anche se non si chiamavano Paul, John, Ringo e George, ma Helen, Mira, Daniel e Reuben, decisero che il mondo li avrebbe ascoltati al di là di ogni confine fatto di tè delle cinque, gossip reali e mirabolanti scogliere. Così fu, e i Ladytron attirarono l’attenzione del pubblico su di loro con la loro musica fatta di chitarre, percussioni e strumenti elettronici, combinando sonorità new wave con lo shoegaze, sottogenere dell’alternative rock, e l’elettropop. 

Dopo l’eponimo album Ladytron del 2019, il gruppo esce ora con Time’s Arrow, il settimo album in studio, in Italia per Cooking Vinyl. Un lavoro di dieci tracce di melodie ben curate e testi che non vogliono semplicemente seguire la musica oppure dominarla, bensì semplicemente farne parte come un compagno di viaggio. Le atmosfere si caricano di distorsioni leggermente noisy per un effetto onirico ma anche futurista come nell’introduttiva City of Angels e la leggera ed evocativa We Never Went Away. Contrariamente alle fantasie più malinconiche dell’album precedente, il nuovo progetto sembra prendere più respiro e le melodie, per quanto tutte caratterizzate dallo smodato uso di suoni synth-pop, non si omologano con il rischio di diventare un gioco di ripetizioni, bensì emergono ognuna con una propria identità, come la rarefatta ma pulsante Fight From Angkor, dove le chitarre distorte diventano sensazione per l’ascoltatore che ne rimane intrappolato. Ipnotica è, invece, Faces, dove la ripetizione a loop della parola che dà il nome al brano crea un’atmosfera di ossessione ma anche di liberazione dall’ossessione stessa, come una liberazione emotiva da un contesto in cui ci si sente soffocare da volti da guardare per tenerli con sé e al tempo stesso lasciarli indietro per continuare ad andare avanti. La chiusura dell’album è lasciata alla title track Time’s Arrow, dalle sfumature più oscure, con bassi presenti e vocalità che rimangono oniriche ma scendono nel timbro per poi risalire e trascinare l’ascoltatore dietro la scia di una freccia melodica che, quando scoccata, non si può più fermare, che sia esso il tempo o semplicemente i Ladytron. 

Il disco non sorprende, perché conferma la cura del gruppo nella propria produzione musicale e la volontà di mantenere costante la propria identità, sfidando mode e rimanendo fedeli a ciò in cui credono. Potremmo definirlo di nicchia, ma sarebbe riduttivo per un progetto che si fa ascoltare e anche molto bene, non annoiando mai. Certamente non lo troverete tra le colonne sonore di spumeggianti festeggiamenti con fuochi di artificio, ma questo non vuol dire che non vi porterà altrettanto lontano, né che la loro musica non arrivi dentro per farvi muovere vivendo emozioni speciali, come le sue melodie, sintetiche sì, ma piene, seducenti e vibranti. 

 

Ladytron
Time’s Arrow
Cooking Vinyl

 

Alma Marlia

Tre Domande a: Caterina

Come e quando è nato questo progetto?

Questo progetto nasce forse nel febbraio 2017 quando ho bussato per la prima volta alle porte della mia etichetta Fiabamusic. Ero appena uscita da un talent, avevo sempre cantato le canzoni di altri e non sapevo dove sbattere la testa. Sicuramente non pensavo che avrei mai scritto una canzone. Invece mi è stata data fiducia, quell’estate l’ho passata a scrivere e a buttare via canzoni, a cercare di capire come spiegarmi e raccontare al meglio quello che mi succedeva intorno. Nell’estate 2018 iniziano a smuoversi le acque e pubblico il mio primo singolo continuando a scrivere nel frattempo. Il 2019 inizia a dare i suoi frutti che vedrò raccolti nella primavera del 2020 con il mio primo album Caterina, che all’epoca ha tenuto un po’ di compagnia a chi era costretto a casa. Se penso a come è cominciato mi stupisco di quante cose pazzesche siano accadute in questi cinque anni… oggi mi stropiccio gli occhi perché faccio fatica a credere sia uscito il mio secondo disco In queste stanze piene.

 

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?

Mi piacerebbe far sentire le persone meno sole. Scrivo di cose che sento fortemente, cose che vivo sulla mia pelle o su quella di chi mi sta vicino e spero che in queste sensazioni, emozioni, sentimenti qualcuno ci si ritrovi e possa sentirsi parte di qualcosa.

 

Quanto punti sui social per far conoscere il tuo lavoro? 

Credo che i social siano un importante mezzo di comunicazione. Ammetto che se non facessi questo lavoro probabilmente non li avrei, ma negli anni ho imparato a vederli come un potente mezzo di scambio, che accorcia le distanze e mi permette di essere vicina a chi mi segue. È capitato spesso che la mia musica venisse conosciuta tramite i social ma la cosa più bella è che poi quelle facce di persone che magari mi hanno scritto un messaggio per ringraziarmi di una canzone, o anche solo per chiedermi come sto, ecco alcuni di questi volti li ho trovati poi nei miei live, e allora lì penso che è una fortuna avere questa possibilità di scambio.