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Tre Domande a: lyl

Come e quando è nato questo progetto?

È nato nel 2021. Io ho sempre suonato e cantato nella mia camera ma mai con l’idea di avere un progetto vero e proprio. Scrivevo e registravo delle idee, e per lo più erano brani strumentali, al massimo ci segnavo sopra qualche parola in inglese…
Poi nel 2021 ho partecipato, per caso, ad una live session e mi sono divertita talmente tanto che ho iniziato a pensare che mi sarebbe piaciuto, se non altro, suonare in un gruppo. Da lì è iniziato tutto: mi sono un po’ forzata per superare la mia vergogna gigantesca e ho deciso di iscrivermi al BMA (Bologna Musica D’Autore), ho vinto l’edizione e ho iniziato a registrare in Fonoprint il mio primo album, TANA, che è uscito il 2 dicembre!
Ci tengo tanto a ringraziare, ogni volta che ne ho l’occasione, le persone che mi sono vicine, che credono in me più di quanto non lo faccia io. Questa è forse la “vera” risposta al come è nato questo progetto: il progetto è nato per la fiducia infusami da altre persone.

 

Progetti futuri?

Suonare di più!!
Adesso è appena uscito l’album e spero presto di poterlo portare un po’ in giro e farlo sentire suonato live. Credo di dover ancora mettere a fuoco “un mio suono” e, iniziando a frequentare in maniera più assidua l’ambiente Musica, ho capito che voglio assolutamente migliorarmi.
Nel frattempo vorrei laurearmi, continuare a suonare la batteria e poi chissà, voglio seguire un po’ il flusso delle cose.

 

Quanto punti sui social per far conoscere il tuo lavoro?

Sono ben consapevole del fatto che i social siano uno degli strumenti più efficaci che si hanno per auto-promuoversi, ragion per cui devo iniziare ad utilizzarli in maniera più attiva d’ora in poi; anche se mi riesce molto difficile: non appena posto più storie consecutive su Instagram, mi sento subito di spammare.
Siccome ho sempre utilizzato i social in maniera più passiva, il dover essere presenti in prima persona, mi genera non poca ansia, ma credo di doverci inevitabilmente fare il callo.

VEZ5_2022: Simone Ferrara

A dicembre scorso, mentre pubblicavamo per il secondo anno di fila le personali top 5 della redazione e degli amici di VEZ, ci eravamo augurati come buon proposito per l’anno nuovo di tornare il prima possibile e in modo più normale possibile ad ascoltare la musica nel suo habitat naturale: sotto palco.
Nel 2022 tutto sommato possiamo dire di esserci riusciti, tra palazzetti di nuovo pieni e festival estivi senza né sedie né distanziamenti. Però ormai ci siamo affezionati a questo format-resoconto per tirare le somme, quindi ecco anche quest’anno le VEZ5 per i dischi del 2022.

 

Beach House Once Twice Melody

Traccia da non perdere: Masquerade
Vertice del disco e della loro carriera, ed era difficile superarsi di nuovo.

 

 

Fontaines D.C. Skinty Fia

Traccia da non perdere: Jackie Down the Line
Il brano più appiccicoso del loro terzo disco. Istant classic.

 

 

Danger Mouse & Black Thought Cheat Codes

Traccia da non perdere: Aquamarine ft. Michael Kiwanuka
Qui c’è una base mostruosa morriconiana sopra un rappato da paura! Clamoroso.

 

Fenella The Metallic Index

Traccia da non perdere: Instituts Métapsychique
Adoro Jane Weaver, ogni cosa che tocca diventa magnetica e colorata.

 

The Smile A Light for Attracting Attention

Traccia da non perdere: You Will Never Work in Television Again
Non sentivo un attacco così che nemmeno con i Radiohead: che sorpresa!

 

Honorable mentions

Viagra Boys Cave World

Axel Boman LUZ / Quest for Fire

Ghost Power Ghost Power

Charlotte Adigéry & Bolis Pupul Topical Dancer

Wet Leg Wet Leg

 

Simone Ferrara

 

Simone Ferrara, classe 1980, nel 2003 da vita a Stereo:Fonica, prima un festival di 3 edizioni 2003/04/05 a Villa Torlonia nel proprio paese d’origine, San Mauro Pascoli, dove veniva organizzata una programmazione musicale ed artistica con live band italiane e straniere, artisti, mostre, degustazioni e dj set. Da questo festival poi Simone continua la propria attività di promoter in ambito musicale, organizzazione di live ed eventi, e dj set nei club e festival della Romagna. Dal Velvet e Grottarossa di Rimini all’Officina49 (gran parte dei live organizzati) a Cesena. In oltre 12 anni di attività con Stereo:Fonica (2003-20015), ha partecipato sia nella parte produttiva che promozionale degli eventi e festival, presentando nel territorio romagnolo nomi e band del sottobosco indie, elettronico, psych rock e sperimentale, sia italiano che internazionale. DJ resident attualmente a Sammaurock festival. Ha collaborato negli anni con Officina 49 a Cesena, Velvet Club a Rimini, Bronson e Hana Bi a Ravenna, Assalti al Cuore festival, Sidro Club a Savignano, Treesessanta a Gambettola, Diagonal a Forlì. Locomotiv Bologna, Retro Pop Live e Acieloaperto festival, Tafuzzy Days a Riccione, Rocca Malatestiana a Cesena. Di recente ha dato vita a Sintonica, collettivo dj e producer promotore di eventi elettronici in Romagna dal 2022.

VEZ5_2022: Luca Ortolani

A dicembre scorso, mentre pubblicavamo per il secondo anno di fila le personali top 5 della redazione e degli amici di VEZ, ci eravamo augurati come buon proposito per l’anno nuovo di tornare il prima possibile e in modo più normale possibile ad ascoltare la musica nel suo habitat naturale: sotto palco.
Nel 2022 tutto sommato possiamo dire di esserci riusciti, tra palazzetti di nuovo pieni e festival estivi senza né sedie né distanziamenti. Però ormai ci siamo affezionati a questo format-resoconto per tirare le somme, quindi ecco anche quest’anno le VEZ5 per i dischi del 2022.

 

Machine Gun Kelly Mainstream Sellout

Amo il Punk Rock e amo Machine Gun KellyCon questo secondo album della sua nuova vita musicale si riconferma ai vertici delle classifiche e del mio cuore.

Traccia da non perdere: Maybe (feat. Bring Me The Horizon)

 

Arctic Monkeys The Car

Settimo album in studio per la band britannica, a mio avviso un piccolo capolavoro che deve essere ascoltato obbligatoriamente anche da chi non li ama.

Traccia da non perdere: Sculptures Of Anything Goes

 

The Smashing Pumpkins ATUM Act I

Dopo gli ultimi episodi musicali di Corgan e compagni non avrei mai pensato di ascoltare un album come questo. Odiato da tanti, io al contrario l’ho amato fin dal primo ascolto. Ora attendiamo i restanti due capitoli dell’opera.

Traccia da non perdere: The Gold Mask

 

Taylor Swift Midnights

Midnights è un mix di synth, voci effettate, violini e atmosfere vintage. “Canzoni scritte nel cuore della notte, un viaggio attraverso incubi e sogni dolci.” È tornata Taylor, e lo ha fatto alla grande.

Traccia da non perdere: Maroon

 

Ernia Io Non Ho Paura

Un lavoro che racconta le ansie e le paure della sua generazione. Ospiti del calibro di Marco MengoniGuéSalmoGeolierRkomi e Gaia, ma Buonanotte vale da sola tutto l’album.

Traccia da non perdere: Buonanotte

 

 

Luca Ortolani

All I Want for Christmas Is (a Book)

Sudorazione, crampi addominali, secchezza delle fauci e narcolessia.
Questi i sintomi provocati dall’ansia da regalo, effetti indesiderati dovuti a sessioni di shopping degne di un triatleta in attività.
Abbiamo una soluzione a mariti collezionisti di vinili rari, a fidanzate dedite al post-goth lappone, ad amici/e/u che millantano di conoscere la setlist dei Bee Hive a Trezzano, 1982.
Un libro. Date loro un libro e otterrete gioia, quiete e una manciata di consecutio apprese per osmosi.

Siamo stati al Salone Internazionale del Libro di Torino e, con un ritardo imbarazzante, abbiamo qualche consiglio su titoli o case editrici per chi, in questo duro momento, è uscito sconfitto da un negozio di dischi.

Partiamo dalla casa editrice Odoya, quella più presente sugli scaffali di chi scrive, più che altro per l’affinità di generi musicali esplorati.
Quattro i titoli su tutti:

Greil Marcus, Bob Dylan, Scritti 1968 – 2010
Un rapporto, anzi, un amore letterario che attraversa un’era musicale, una fotografia di una parabola lunga come una carriera. 40 anni raccontati da una penna di indiscusso valore mondiale. 

Greg Prato, Grunge is Dead.
Tecnicamente una bibbia. 130 interviste, una storia corale, una storia orale. Si parte dalle radici, si analizzano band più o meno note, si mette a fuoco quello che fu, dopo la Londra punk, l’ultimo movimento musicale geograficamente così circoscritto e allo stesso tempo così importante a livello globale. 

Valeria Sgarella, Seattle, la città, la musica, le storie.
Del sopracitato movimento grunge esiste una geografia ben descritta in questo volume. Seattle è stata una città di sale prova, di spazi per concerti, di luoghi intrisi di storie e musica. Poi giganti come Starbucks, Microsoft e Amazon hanno iniziato a cambiarne l’aspetto (e l’anima?). 

Stefano Solventi, The Gloaming, i Radiohead e il crepuscolo del Rock.
Questa è una storia di evoluzione, un’analisi del rapporto tra una band (i Radiohead) e i cambiamenti a livello globale. Una sorta di documentario sul processo evolutivo, sui meccanismi di cambiamento e sulle modalità di interazione per modulare al meglio la propria arte. A volte l’oggetto del racconto cambia il linguaggio del racconto stesso. 

Sempre della stessa casa editrice segnaliamo testi su Tom Waits, Black Flag, Nick Cave, Zappa, Ian Curtis e molti, molti altri.

 

Altro catalogo che ci ha colpito è quello della Tsunami Edizioni. Qui l’ambiente è un po’ più caldo, con monografie lato metal/rock/punk/hardcore, anche di autori italiani. Citiamo un geniale Come sopravvivere a Wacken, di Davide Savaris, oltre a testi molto interessanti su Nine Inch Nails, Joy Division, Mötley Crüe, Screaming Trees.

 

Sezione a parte la merita Maurizio Blatto. Unire causticità sabauda ed amore per la musica è un’arte e un privilegio. Tre titoli dell’autore meritano di essere letti, perché portano a una sana e consapevole autoindulgenza nei confronti delle proprie intolleranze musicali e della autoproclamata superiorità in fatto di gusti e manie.
Citiamo:

Sto ascoltando dei dischi, ADD Editore, 2020
Mytunes. Come salvare il mondo, una canzone alla volta, Baldini + Castoldi, 2014
L’ultimo disco dei Mohicani, Ultra, 2017

Segnaliamo che è uscito un nuovo libro da pochissimo, titolo: Canzoni di Natale, ADD Editore. 

 

Ricordiamo storiche collane ancora attive e presenti in catalogo, come Arcana, LIT e Ultra. Testi al limite del saggio filosofico, come Snaidero per Mimesis, La filosofia dei Led Zeppelin. Edonismo vitalista e volontà di potenza, ovvero Page-Plant-Jones-Bonham secondo Nietzsche.

E ancora, di Rossano Lo Mele, Scrivere di Musica, Minimum Fax. Dalla penna del batterista dei Perturbazione e direttore editoriale di Rumore, un saggio su come e cosa e quando e perché della musica.

Di Vincenzo Costantino, aka Cinaski, I miei Poeti Rock, Hoepli. Qui si tratta di musica e condivisione, di scoperta e di racconto, di musica e poesia.

Chiudo con Nicholas Ciuferri, Maledetti Cantautori, Beccogiallo. Fu una piacevole scoperta, a teatro. Perché il libro, in questo caso, è uscito dalle pagine ed è diventato uno spettacolo fatto di parole e canzoni, in cui la musica spiega il racconto e il racconto diventa la musica.

 

Ovviamente di titoli validi e di autori capaci le librerie son piene. Speriamo di aver dato però uno spunto o anche solo un barlume di speranza a chi, quest’anno, ha bisogno di un aiuto nell’assecondare una sana mania, una beata ossessione.
Che, poi, “scrivere di musica è come ballare di architettura”.
Speravo di non citarla, ma non ho resistito.
Chiedo scusa e buone feste.

 

Andrea Riscossa

 

Postilla: caldamente raccomandata la serie di libri 33 1/3 edita da Bloomsbury Publishing, piccole monografie su specifici album scritte da autori vari e con vari stili, dal tradizionale saggio a versioni più romanzate della genesi del disco in questione. Ad oggi si contano circa 170 titoli, disponibili solo in inglese.

Francesca Garattoni

Tre Domande a: Leon Seti

Se dovessi scegliere una sola delle tue canzoni per presentarti a chi non ti conosce, quale sarebbe e perché? 

Probabilmente Lullaby, dell’album Grimoire. La considero la canzone più bella che io abbia mai scritto, sia melodicamente che liricamente. Parla di un litigio con mia sorella e del nostro rapporto in generale, dove io non mi sono mai sentito molto, visto o ascoltato. In Lullaby si può cogliere la dicotomia che mi contraddistingue: un suono limpido e melodico e il testo crudo e personale. Dal punto di vista della produzione, rispecchia esattamente l’atmosfera di tutto il nuovo album. Il climax finale dove rinfaccio una serie di comportamenti e concludo con un consapevole “You’ll never say sorry / and that’s fine / I guess” rispecchia esattamente me come persona.

 

Se dovessi riassumere la tua musica con un tre parole, quali sceglieresti e perché? 

Sperimentale: c’è sempre una ricerca di qualcosa di nuovo, soprattutto a livello di suono, nella mia musica, ed è una parola che mi viene attribuita spesso.
Eterea: la mia musica è molto sognante e d’atmosfera, tendo spesso a usare molti strati di voce proprio per dare quell’effetto.
Personale: tutte le mie canzoni vengono dalle mie esperienze passata e sono tutte autobiografiche. Per me scrivere è una forma di terapia, e molte volte quando le emozioni sono troppe, le canzoni escono da sole dalla mia penna.

 

Ci sono degli artisti in particolare che influenzano il tuo modo di fare musica o a cui ti ispiri?

Madonna è una grande forma di ispirazione in quanto autrice, genio del marketing e campione di longevità nel mondo del pop. Per me ha scritto alcuni degli album più belli degli ultimi quarant’anni, ha raggiunto vette artistiche inesplorate e ha aperto la strada a innumerevoli artisti. Ray of Light, Music, Erotica, Like a Prayer e Confessions On a Dance Floor sono album perfetti che riascolto periodicamente, sia per divertirmi che per trovare ispirazione. Poi trovatemi qualcuno al giorno d’oggi nel mondo della musica che ha il coraggio di rifare un libro all’avanguardia e spettacolare come Sex.

VEZ5_2022: Francesca Garattoni

A dicembre scorso, mentre pubblicavamo per il secondo anno di fila le personali top 5 della redazione e degli amici di VEZ, ci eravamo augurati come buon proposito per l’anno nuovo di tornare il prima possibile e in modo più normale possibile ad ascoltare la musica nel suo habitat naturale: sotto palco.
Nel 2022 tutto sommato possiamo dire di esserci riusciti, tra palazzetti di nuovo pieni e festival estivi senza né sedie né distanziamenti. Però ormai ci siamo affezionati a questo format-resoconto per tirare le somme, quindi ecco anche quest’anno le VEZ5 per i dischi del 2022.

 

Spoon Lucifer on the Sofa

Uscito a Marzo e in cuor mio già sapevo sarebbe stato il mio disco dell’anno. Così corposo, solido e pieno, non riuscivo a smettere di ascoltarlo perchè ogni volta che premevo play ero rapita in una dimensione parallela, un misto di ricordi, nostalgia e un’eterea sensazione di fresca leggerezza.
Gli Spoon sono tornati ai gloriosi vecchi fasti e hanno dato riprova di essere dei maestri dell’indie rock.

Traccia da non perdere: Astral Jacket

 

Manuel Agnelli Ama il Prossimo Tuo Come Te Stesso

Strano da parte mia inserire un disco italiano nella mia top 5 dell’anno e addirittura in seconda posizione, ma anche quello di Manuel Agnelli è un disco che ho fatto fatica a togliere dallo stereo. Ben costruito, si va da classiche tracce “Agnelliane” con il loro tipico essere sporche e graffianti alla dimensione splendidamente cinematografica di Pam Pum Pam e La Profondità degli Abissi, passando per pezzi grigio nebbia milanese di una bellezza struggente.

Traccia da non perdere: Milano con la Peste

 

Father John Misty Chloë and the Next 20th Century

Sebbene l’ultimo God’s Favorite Customer non avesse entusiasmato e mi avesse fatto pensare che il caro Josh si fosse un po’ prosciugato creativamente, questo Chloë and the Next 20th Century sorprende (e piace) parecchio: le atmosfere anni ’20, l’eco di cristalli tintinnanti, bicchieri da cocktail e il fruscio di abiti di seta sono evocati da un sound inaspettatamente retrò che però funziona, cavolo se funziona! Chloë and the Next 20th Century è un album tenero e piacione, da ascoltare languidamente, da ballare addirittura, con la compostezza e il garbo del secolo scorso.

Traccia da non perdere: Kiss Me (I Loved You)

 

Interpol The Other Side of Make Believe

Quando si parla di Interpol quello che viene in mente è eleganza e stile e The Other Side of Make-Believe è l’ennesima conferma che anche se passano gli anni la sostanza rimane quella. Forse sono di parte, perchè Paul Banks potrebbe anche leggere l’elenco telefonico e lo troverei comunque affascinante, ma questo non toglie che insieme alla chitarra pungente di Daniel Kessler e al pestare preciso di Sam Fogarino, le canzoni assumano il loro sound distintivo che è tipico ma allo stesso tempo lontano anni luce dall’essere stagnante, danno il conforto del conosciuto spingendo però l’ascoltatore verso nuovi orizzonti tutti da esplorare.

Traccia da non perdere: Fables

 

The Afghan Whigs How Do You Burn?

Greg Dulli sa come fare rock, è questa la certezza che viene confermata dal nuovo album de The Afghan Whigs: un rock potente ma composto, che va dritto al punto, cioè al cuore. Ed è un pezzo di cuore quello che c’è in questo How Do You Burn?, a partire dal titolo suggerito dal compianto Mark Lanegan, che da queste tracce ci canta le sue ultime note.

Traccia da non perdere: I’ll Make You See God

 

Honorable mentions 

Arctic Monkeys The Car – Fuori cinquina per un soffio, il nuovo corso di Alex Turner e soci è una piacevolissima (ri)scoperta. Cinematografico e piacione.

Band of Horses Things Are Great – Un po’ come per gli Spoon, anche i Band of Horses ritrovano la strada di casa, e tornano a fare un album degno di nota.

Marlene Kuntz Karma Clima – C’è bisogno di colta bellezza e questo è il disco giusto per soddisfarlo.

Editors EBM – Un disco un po’ strano al primo ascolto, ma che alla lunga prende e si fa ascoltare ancora e ancora.

Pinegrove 11:11 – Il disco sconosciuto\novità dell’anno, ascolto piacevolissimo.

 

Francesca Garattoni

VEZ5_2022: Massimiliano Mattiello

A dicembre scorso, mentre pubblicavamo per il secondo anno di fila le personali top 5 della redazione e degli amici di VEZ, ci eravamo augurati come buon proposito per l’anno nuovo di tornare il prima possibile e in modo più normale possibile ad ascoltare la musica nel suo habitat naturale: sotto palco.
Nel 2022 tutto sommato possiamo dire di esserci riusciti, tra palazzetti di nuovo pieni e festival estivi senza né sedie né distanziamenti. Però ormai ci siamo affezionati a questo format-resoconto per tirare le somme, quindi ecco anche quest’anno le VEZ5 per i dischi del 2022.

 

Horse Lords Comradely Objects

Entrarono già nella mia top 2020 per The Common Task che ne certificò il valore ed eccoli ancora. Il titolo del nuovo disco fa riferimento al movimento artistico del costruttivismo, il cui assunto fondamentale è che l’opera sia il frutto di una “costruzione”, l’unire insieme qualcosa a partire da una certa quantità e qualità di elementi. Le note sono concepite come delle figure geometriche, con un tiro e una genialità uniche e propongono interi multiversi sensoriali. Un sistema di composizione per pattern, che si intrecciano stagliandosi su ritmiche vorticose e incalzanti. Questo dà vita a qualcosa di estremamente coinvolgente che non lascia alcun punto di riferimento all’ascoltatore.
Un album che definirei gioia per orecchie curiose.

Traccia da non perdere: Zero Degree Machine

 

Širom The Liquified Throne of Simplicity

I tre polistrumentisti sloveni, Iztok Koren, Ana Kravanja e Samo Kutin, hanno realizzato il loro viaggio sonoro, dal suono ricco di riferimenti ma al tempo stesso inedito, dove la mescolanza di tradizioni, etnie e culture, sta al centro dell’ indagine.
Senza strutture rigide, figure ritmiche ripetute e improvvisazioni solistiche giocano di graduali crescendo, a volte sconfinando in un rito primitivo, altre in un vortice inquieto, altre ancora in momenti di intenso lirismo. Si rinnova così il viaggio nei territori sconosciuti e misteriosi di una musica che coniuga krautrock, ambien, folk balcanico e post-rock, e lo fa con attitudine psichedelica, ma al contempo suonando come qualcosa di mai udito. Strumenti come l’hurdy gurdy, la lira, il flauto, l’ocarina, il mizmar, il banjo, violini e percussioni varie creano un folklore sperimentale, alieno e ancestrale intercettando nuove forme di esoterismo. Il finale può evocare i duetti tra i musicisti di JoujoukaOrnette Coleman – Dio ha fatto che sia riuscito a vederlo live una volta, quel giovedì 23 novembre 2006 al teatro Verdi di Padova: magico, come questo disco.

Traccia da non perdere: Grazes, Wrinkles, Drifts into Sleep

 

Black Midi Hellfire

Spregiudicato e potente, l’album in studio dei Black Midi arriva ad allargare i confini della dimensione sonora del gruppo e, oltre a confermare la sua complessità, rivela nuovi impeti narrativi volti a riflettere lo stato caotico del mondo.
Un disco altresì ostico e non immediato dove tutti i tasselli sono al posto giusto, ma non per celebrare una normalizzazione lirica e armonica, quanto per svelare i segreti della destrutturazione sonora. Il disco appare come un film d’azione epico, un’apoteosi di conflittualità stilistica capace però di racchiudere in sé un potere viscerale tale da commuovere e sorreggere l’essenza delle immagini e dei personaggi protagonisti delle dieci canzoni. Spingendo l’acceleratore su una teatralità a perdifiato, i Black Midi sfruttano tutto il loro potenziale strumentale e creativo per un surreale e rocambolesco citazionismo, che mette in crisi qualsiasi tentativo di raffronto o accostamento. Un’epifania che orienta verso nuovi percorsi evolutivi.

Traccia da non perdere: Welcome to Hell

 

Black Country New Road Ants From Up There

Evitando di parlare dell’abbandono dei Black Country New Road, da parte del frontman Isaac Wood, possiamo constatare che anche questa volta la band è capace di stupire con un senso di travolgente instabilità.
La loro euforia, infatti, sembra essere a un millimetro dal collasso e i momenti corali paiono l’eco di soliloqui amletici. La difficoltà di mantenere una relazione amorosa è il filo rosso che collega quasi tutte le tracce del disco, ma questa volta il tema è affrontato senza ricorrere allo stile surreale. Il racconto è spesso metaforico e la metafora è il più delle volte collegata al cibo. Il secondo disco dei BCNR è un dedalo della subcoscienza in cui rischiamo di perderci alla ricerca delle nostre stesse emozioni.

Traccia da non perdere: Concorde 

 

Stefano Pilia Spiralis Aurea

Ecco l’Italia (suona un po’ stonato di questi tempi)!
Che Stefano Pilia percorresse traiettorie mai banali, seppur profondamente intime, incredibilmente umane e tentendi  quasi naturalmente alla composizione classica-contemporanea, era evidente a chi ne seguiva le gesta. Di questa tendenza è perfetto esempio Spiralis Aurea: un gioiello di post-minimalismo ricco di concetti e forgiato da una profonda emotività.
La concezione compositiva di Pilia si staglia con emozionante nitore e richiede all’ascoltatore la capacità di interrogarsi in qualunque momento. Un lavoro stratificato e denso che svela intimità e confronto con stati di consapevolezza che ciascuno poi declina a seconda della propria sensibilità. Passaggio dopo passaggio, il disco trasporta in un luogo sospeso, in una selva di simboli, rituali, codici, indizi, ritorni ciclici che indubbiamente aprono una nuova fase nel percorso di questo alchimista sonoro.
Trattasi di una spirale che guida verso momenti di disarmante commozione, in cui gli ingranaggi fanno brillare l’oro dei dettagli.

Traccia da non perdere: CODEXIII (+)

 

Honorable mentions 

Tom Skinner Voices of Bishara Album breve (sei brani in mezz’ora scarsa), dove però accadono episodi notevoli. Non è facile annoiarsi con Voices Of Bishara. Facile piuttosto chiedersi fin dove potrà arrivare questo “rinascimento” jazz, che jazz non è se non nelle radici.

Birds in Row Gris Klein Trattasi di un lavoro meticoloso sotto il profilo della scrittura e della costruzione, il cui risultato è una creazione intensa e violenta, feroce e complessa, a tratti addirittura disperata. Un sound variegato e al tempo stesso perfettamente riconoscibile. Non sono tanti i dischi che arrivano dritti allo stomaco fin dal primo ascolto, questo lo è.

Crippled Black Phoenix Banefyre Il viaggio emotivo di Banefyre è sicuramente d’impatto. Il loro è un dark prog con sfumature hard, gothic, folk e psych, caratterizzato da chiaroscuri continui. Ancora un lavoro eccezionale dove la componente atmosferica è estremamente importante.

Kae Tempest The Line Is A Curve Questo lo possiamo definire il primo disco in cui Kae Tempest non ha paura di metterci la faccia e la ricerca dell’identità è finalmente completata, dichiarata. È proprio la bulimia poetica dell’artista a far fluire fiumi di parole il cui intento è chiaro e netto: nessuno slogan, nessun ritornello, nessuna bandiera, nessuna ipocrisia. Solo la consapevolezza dei temi centrali: accettazione, resilienza, abbandono, avvolti da un suono dub e hip-hop semplice, elettronico e lineare, alle volte essenziale, altre romantico.

Weyes Blood And In The Darkness, Hearts Aglow Nonostante non ci sia nulla di nuovo sotto il sole per quanto riguarda il lato musicale, ciò che è notevole nelle produzioni di Weyes Blood è proprio questa sua capacità di creare atmosfere surreali, esplorando, nei testi, le proprie paure e sensi di colpa.

 

Massimiliano Mattiello

VEZ5_2022: Isabella Monti

A dicembre scorso, mentre pubblicavamo per il secondo anno di fila le personali top 5 della redazione e degli amici di VEZ, ci eravamo augurati come buon proposito per l’anno nuovo di tornare il prima possibile e in modo più normale possibile ad ascoltare la musica nel suo habitat naturale: sotto palco.
Nel 2022 tutto sommato possiamo dire di esserci riusciti, tra palazzetti di nuovo pieni e festival estivi senza né sedie né distanziamenti. Però ormai ci siamo affezionati a questo format-resoconto per tirare le somme, quindi ecco anche quest’anno le VEZ5 per i dischi del 2022.

 

Loyle Carner Hugo

Il flow cockney di Loyle Carner, giovane rapper britannico classe 1994, mi ha accompagnato nelle lunghe giornate di reclusione del 2020, tra una dolce Ottolenghi in featuring con il mio amato Jordan Rakei e una Ain’t Nothing Changed in heavy rotation.
Mi ha sempre incuriosito il suo modo così British di rappare, seppur non l’abbia mai approfondito a dovere… fino all’uscita di questo suo terzo album in studio, di cui scopro l’esistenza per puro caso meno di un mese fa. Impazzisco letteralmente, lo divoro, cerco un volo per Bristol per assistere al suo prossimo tour UK, andato sold out in una manciata di giorni.
Un album già definito dalla critica un totale capolavoro rispetto ai precedenti, intimo, duro, vulnerabile, in cui le rime sono sputate fuori come bile matura, supportate da una sezione ritmica di puro godimento che spazia tra nu-soul, d’n’b, jazz e gospel.
Fatevi questo regalo e guardate su youtube il live del 5 novembre di Parigi, tutto d’un fiato.

Traccia da non perdere: Hate

 

Sampa The Great As Above So Below

Dopo il clamoroso The Return di Freedom e Final Form, aspettavo quest’album come una bimba aspetta la mattina di Natale.
Un disco spirituale registrato interamente in Zambia, che nasce dalla terra e dalla pancia, fatto di rap, soul, r&b, richiami allo zamrock, reggae e ritmiche tribali. Un disco di bassi cupi che suonano nel petto, che parla di autoaffermazione, origini e famiglia, che celebra radici in terre d’Africa.
Solenne.

Traccia da non perdere: Never Forget

 

Serena Brancale Je So Accussì

Scalda il cuore, smuove il sentimento, fa shakerare il fondoschiena. Serena è straordinaria, “sta uagnedd che ride canta e sona”, con una voce che fa sognare e che non ha paura di far diventare il suo dialetto barese quasi sensuale. Finalmente un po’ di vero soul nella scena musicale italiana! Un album che è anche un inno al funk, alle ritmiche di un “basso anni ’70” e alla donna, celebrata anche grazie alle preziose collaborazioni con Rochelle e Margherita Vicario.
Un grande omaggio a Pino Daniele, maestro e faro di chiunque si approcci al funk all’italiana, con il rifacimento di tre brani caldi e avvolgenti, tra cui Je so pazz che incalza, un po’ lounge un po’ bossanova e una Alleria da lacrime.
Se poi ci mettiamo anche le collaborazioni con Davide Shorty su Rinascimento e Ghemon su Pessime intenzioni facciamo jackpot.
In loop per rinfrancare lo spirito.

Traccia da non perdere: Je So Pazz

 

Gabriels Angels & Queens

C’erano un direttore di un coro gospel, un regista e un compositore classico. Se fino a qui poteva sembrare una barzelletta, si dimostra essere una delle rivelazioni dell’anno.
Il primo disco del trio Gabriels stupisce con un mix pazzesco di gospel, soul e doo-wop, ballad spirituali e falsetti che ti strappano dentro, di linee tutte da ballare e godere come una hit di Lisa Stansfield e George Michael che viene dritta dritta dagli anni ’90 o un classicone di Prince.
Non c’è cosa più bella che scoprire buona musica nuova.

Traccia da non perdere: Angels & Queens 

 

Nu Genea Bar Mediterraneo

Il perfetto proseguimento di quel capolavoro (seppur un po’ inarrivabile) di Nuova Napoli.
Trascina nelle atmosfere malinconiche di una Napoli di 40 anni fa, che si trasforma in un vero porto di mare di contaminazioni sonore, frutto di una grande ricerca e della sperimentazione berlinese dei due producer Lucio Aquilina e Massimo di Lena, accompagnati da un pool di musicisti eccellenti e dalla sempre meravigliosa Fabiana Martone alla voce neomelodica.
Groove come se piovesse, profumo di ginestre, sorseggiando un Martini al Bar Mediterraneo, vista Vesuvio.

Traccia da non perdere: Marechià

 

Honorable mentions 

Kendrick Lamar Mr Morale & The Big SteppersHo sempre snobbato Kendrick Lamar, non so nemmeno perchè, preferendo un’altra scena rap americana. Un album forte, acido, complicato, fitto di contrasti che si sentono anche e soprattutto a livello di produzione, tra rap, trap e piano jazz. Intrigante.  

Swatkins Friends and other necessities Funky anni ’70 fresco e super godibile. Dopo tanti EP finalmente un album completo per questo master keyboard player della scuola di Stevie Wonder; ciliegina sulla torta, il feat. con il mio amato Allen Stone. Sicuramente da seguire.

Oscar Jerome The SpoonI singoli precedenti Do You Really e Sun for Someone si sono guadagnati un posto speciale nella mia playlist del feel good. Promette lo stesso anche questo nuovo album. Il nu jazz londinese non delude mai.

Kokoroko Could We Be MoreDa mettere in loop un sabato mattina di fine autunno, col sole che entra dalla finestra e una tazza di tè caldo in mano, come le note di un jungle jazz che scalda il cuore. 

Ishmael Ensemble The RebukeSi tratta “solo” del nuovo singolo di questo ensemble che scopro sul finire dell’anno. Penso proprio andrò indietro nel tempo a scoprire il resto.

 

Isabella Monti

Manuel Agnelli @ Mamamia

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• Manuel Agnelli •

Mamamia (Senigallia) // 17 Dicembre 2022

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]foto di Siddharta Mancini

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FINK, sette appuntamenti in Italia in versione acustica il prossimo aprile!

Barley Arts

presenta

FINK

SETTE APPUNTAMENTI IN ITALIA IN VERSIONE ACUSTICA

Dopo una lunga attesa, i fan italiani potranno finalmente tornare a vedere dal vivo Fink, al secolo Fin Greenall, che sarà nel nostro paese in versione acustica per una lunga serie di date, da nord a sud, durante la prossima primavera:

Mercoledì 12 Aprile – Milano, Arca

Giovedì 13 Aprile – Cesena, Big Barrè

Venerdì 14 Aprile – Napoli, Teatro Bolivar

Sabato 15 Aprile – Bari, Teatro Forma

Lunedì 17 Aprile – Roma, MONK

Martedì 18 Aprile – Prato, Il Garibaldi

Mercoledì 19 Aprile – Torino, sPAZIO211

I biglietti per i concerti sono già disponibili al pubblico su Ticketone (Cesena, Bari, Prato), Dice (Milano, Roma, Torino), Go2 (Napoli). Per accedere al concerto di Cesena sarà necessaria anche la tessera ARCI.

L’ultimo album del cantautore, IIUII (R’COUP’D, 2021) è la reinvenzione del classico best of: l’artista ha ri-registrato pezzi scritti nei dieci anni tra il 2006 e il 2016, «l’arco di tempo che va da quando me ne stavo in camera mia all’uscita della prima hit, i palchi dei grandi festival con produzioni importanti e tutto il resto».

Nel 2019, dopo tre anni di tour intensi insieme alla band, Greenall si è imbarcato in un tour solista in acustico che l’ha riportato alla semplicità dei suoi esordi, e lavorare a un album che rispecchiasse questa semplicità gli è sembrato il modo migliore per raccontare la sua storia.

L’uscita è stata anticipata dal primo estratto Warm Shodow (IIUII), la rivisitazione di una delle canzoni d’amore più amate di Fink. «Warm Shadow è stato per anni il brano di apertura perfetto di ogni set – trascinante, ritmato e piacevole – che permette a tutti noi di far cominciare lo spettacolo nel modo giusto. È una di quelle canzoni che possiamo suonare anche nel sonno e non ci stanca mai, la amiamo sempre di più, e nei festival arriva a durare più di 10 minuti!».

IIUII è allo stesso tempo una retrospettiva e un riferimento al presente. Registrare di nuovo certi pezzi con la maturità che Fin e gli altri membri della band hanno acquisito nel tempo in questo caso non significa rimasterizzarli e ripeterli, ma guardare al passato analizzandolo attraverso le esperienze vissute. Questo lavoro ha costituito anche un’occasione per riascoltare i vecchi album apprezzandoli per quello che sono e riservare a ogni canzone la considerazione che merita, al di fuori dei soliti discorsi su quale pezzo funziona meglio sul pubblico.

finkworld.co.uk

FINK

Solo Acoustic

Mercoledì 12 Aprile 2023

Milano, Arca – via Rimini, 38

Biglietti disponibili su Dice.

Biglietto: € 20,00 + prev.

Giovedì 13 Aprile 2023

Cesena, Big Barrè – via Fossalta, 2621

Biglietti disponibili su Ticketone.

Biglietto: € 22,00 + prev.

Ingresso consentito ai possessori di tessera ARCI.

Venerdì 14 Aprile 2023

Napoli, Teatro Bolivar – via Bartolomeo Caracciolo detto Carafa, 30

Biglietti disponibili su Go2.

Biglietto: € 15,00 + prev.

Sabato 15 Aprile 2023

Bari, Teatro Forma – via Giuseppe Fanelli, 206/1

Biglietti disponibili su Ticketone.

Biglietto: € 25,00 + prev.

Lunedì 17 Aprile 2023

Roma, MONK – via Giuseppe Mirri, 35

Biglietti disponibili su Dice.

Biglietto: € 20,00 + prev.

Martedì 18 Aprile 2023

Prato, Il Garibaldi – via Garibaldi, 69

Biglietti disponibili su Ticketone.

Biglietto: € 25,00 + prev.

Mercoledì 19 Aprile 2023

Torino, sPAZIO211 – via Francesco Cigna, 211

Biglietti disponibili su Dice.

Biglietto: € 18,00 + prev.

Gazebo Penguins “Quanto” (To Lose La Track / Garrincha Dischi, 2022)

Partendo dall’assunto, incontrovertibile, che Nebbia sia il miglior disco dei Gazebo Penguins, i quali a loro volta sono una delle migliori band nate in Italia negli ultimi diciamo vent’anni, quando appresi la notizia qualche mese fa che avremmo avuto un quinto lavoro in studio, pensai subito “Eh, non sarà facile mantenere le (mie) attese. Vi aspetto al varco, cari miei”.

Ebbene, al boh, decimo ascolto di Quanto (così s’intitola il nuovo disco) negli ultimi venti giorni devo dire che ce l’hanno fatta. Con margine. A mantenere le attese intendo.

Non che ci fossero grossi dubbi in effetti, lo hanno mai sbagliato un disco Capra, Sollo, Piter e Rici? La risposta è no. 

E sapete quale potrebbe essere il loro segreto? Che sanno scrivere, hanno idee, tante, i testi sono sempre più curati e danno l’impressione di divertirsi e amare enormemente ciò che fanno.

Nel tempo è poi cresciuta la componente della consapevolezza, della cura per l’arrangiamento (l’inserimento del sax è una chicca non da poco), l’affiatamento, quello che volete, ma ad ogni giro in studio i quattro ne escono con degli album che vivono di vita propria, con una propria identità e credibilità.

Sì perchè, se è vero che di Senza di Te ne nasce una nella vita, l’effetto live di una Nubifragio è clamoroso (ne sono stato testimone qualche giorno fa a Bologna), una detonazione che poco ha a che invidiare a Il Tram Delle 6 per dirne una, così come la potenza di una Cosa Fai Domani (che richiama lontanamente, come andamento, Pioggia), o l’immediatezza di Cpr14, il crescendo di Se Non Esiste Un Vuoto, ormai quasi un marchio di fabbrica della band di Correggio, cioè delle sette tracce che compongono questo Quanto faccio fatica a trovarne una più debole delle altre, uno di quei brani messi a mò di riempitivo per arrivare alla durata ideale.

Qui tutto conta e tutto è funzionale, e non a caso i testi di Gabriele CapraMalavasi sembrano seguire questo mood, questo andazzo, nell’evitare la sovrabbondanza, il molto, l’affettato, ma ricercano con grande abilità le parole misurate, giuste, per scavare sempre più a fondo negli affetti, nelle relazioni, nell’io.

Bravi.

E bravi.

 

Gazebo Penguins
Quanto
To Lose La track / Garrincha Dischi

 

Alberto Adustini

VEZ5_2022: Andrea Riscossa

A dicembre scorso, mentre pubblicavamo per il secondo anno di fila le personali top 5 della redazione e degli amici di VEZ, ci eravamo augurati come buon proposito per l’anno nuovo di tornare il prima possibile e in modo più normale possibile ad ascoltare la musica nel suo habitat naturale: sotto palco.
Nel 2022 tutto sommato possiamo dire di esserci riusciti, tra palazzetti di nuovo pieni e festival estivi senza né sedie né distanziamenti. Però ormai ci siamo affezionati a questo format-resoconto per tirare le somme, quindi ecco anche quest’anno le VEZ5 per i dischi del 2022.

 

Fontaines D.C. Skinty Fia

Il disco esce ad aprile, nel 2022 sono sotto il loro palco per tre volte. Ho ufficialmente una relazione amorosa con la band di Dublino, quindi sarò partigiano.
Miglior opening track degli ultimi anni, a mani basse. Semplicemente una canzone che al minuto 2:20 diventa una promessa che viene mantenuta fino all’ultima canzone del disco.
Fatico a trovarci difetti, ed è un luogo in cui torno spesso, che, poi, è quello che cerco in un album.
I Fontaines in esilio londinese cantano la loro saudade ungulata, e suona benissimo

Traccia da non perdere: In ár gCroíthe go deo

 

Black Country New Road Ants From Up There

È un disco di una bellezza accecante, commovente e allo stesso tempo viscerale e cerebrale.
Mi auto copio-incollo: è un dialogo senza regole tra strumenti, che diventano attori di un racconto e che entrano in scena con urgenza, per mostrare un punto di vista, a costo di farlo fuori tempo.
Un Satie con la sindrome di Tourette.
Perché loro sono minimali e orchestrali. Sono emozioni a dimensione variabile. Sanno essere oscuri ed entusiasti, attraverso flussi disordinati esplodono in ubriacature di suoni, sanno essere solitari e sanno suonare “in grande”.

Traccia da non perdere: Concorde

 

Wet Leg Wet Leg

Se la vostra band nasce su una ruota panoramica durante un festival e sul palco in quel preciso istante ci sono gli IDLES, il vostro destino è segnato, almeno per le stelle. Le Wet Leg hanno macinato più concerti che ore in sala di registrazione, hanno singoli da milioni di stream e dal vivo sono proprio un bel giocattolino. Il disco è cafone, sboccato, sfrontato ed è proprio divertente.
È un disco che contiene sentenze. Sentenze sui denti. Ciò non impedisce di sorridere coi buchi.

Traccia da non perdere: Wet Dream

 

Dry Cleaning Stumpwork

Mani avanti: è sicuramente un disco inferiore al suo predecessore, ma l’asticella rimane alta, altissima. Siamo nuovamente di fronte a un flusso di coscienza musicato, in un lockdown mentale e forse ancora un po’ materiale, forse autoindotto, forse di comodo. Il tutto condito da riff mai troppo puliti, slow-core, lo-fi.
Per la recensione mi sono costati un viaggio verso le montagne di casa, perché è macinando chilometri in loro compagnia che sono arrivato alla messa a fuoco di questo lavoro. 

Traccia da non perdere: Gary Ashby

 

Porridge Radio Waterslide, Diving Board, Ladder To The Sky

Mea culpa, il disco che avrei voluto recensire e che mi sono perso. Almeno all’inizio. Perché le Porridge Radio sono entrate di prepotenza negli ascolti seriali estivi. E poi mi sono perso nella voce di Dana Margolin che enuncia tremando, ti sbatte in faccia piccole verità senza guardarti negli occhi. Una tazza di tè tra un attacco di panico e una sbronza. Trema tutto, è tutto instabile, ma è pieno di colori.
Sottotitolo: tastiere per chitarre, forse non un piccolo capolavoro come l’album precedente, ma sicuramente sono le mie guilty pleasure del 2022.

Traccia da non perdere: Back to the Radio

 

Honorable mentions 

Kae Tempest The Line Is a Curve  – Lei è un gradino sopra tutti. Ma anche di lato, quindi categoria a parte, meritevole di podi che al posto dei numeri abbiano spiegazioni un po’ più articolate. 

Yard Act The Overload  – Fuori top 5 perché mi risultano sempre troppo paraculi. Sarà questione di pelle, sarà un tasso di innovazione non comparabile con i soci di oltremanica già citati, o sarà perché sono troppo bravi anche loro. Però ricordiamoli, che valgono.

DEHD Blue Skies – Visti su un live di KEXP (cheiddioliabbiaingloria), è stato amore alla prima nota. Nulla di che, gli voglio bene. Canzone (Bad Love) sempre in playlist, da luglio in avanti. 

 

Andrea Riscossa