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Heilung @ Alcatraz

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• Heilung •

Alcatraz (Milano) // 09 Dicembre 2022

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto di Claudia Bianco
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Loren “Uniti” (Garrincha Dischi, 2022)

Siamo a dicembre, ma possiamo sempre cantare e ballare sulla spiaggia. E non mi riferisco all’atto concreto di andare al mare in inverno, che per chi vive in Liguria come me è normale: parlo di vivere emozioni estive, ma fuori stagione.

I Loren (Francesco Mucè, Richard Cocciarelli, Gabriele Burroni, Marco Ventrice e Dario Fischi) sono una band fiorentina, hanno esordito con il primo album nel 2018 e sono tornati sulle scene con Uniti, un disco perfettamente riassunto nel suo titolo. Per quanto io abbia un debole per il fascino dell’enigmatico (momento di auto-denuncia che potrebbe costarmi caro), sento la necessità di ascoltare anche musica trasparente, che racconta con semplicità la mia esistenza ordinaria e che sappia farmi sentire al posto giusto. 

Uniti è pieno di vita e ha la capacità di sbrogliare molti nodi, riconnettendosi a un concetto quasi primordiale: la musica serve per ritrovarsi insieme. Il disco esplora diversi generi e ospita numerose collaborazioni artistiche, come Nicola Manzan, i Vocal Blue Trains e la Galantara Marching Band, rafforzando ancora di più la coesione tra gli individui, il filo rosso di tutte le canzoni.

Partiamo con il singolo più esplicativo di tutto l’album: Viva La Paura. “Ma siamo qui e siamo vivi / E non importa se non ci hanno capiti / Fanculo gli schemi / Le corsie preferenziali / Evviva la paura / Di essere ordinari”. Contiene uno dei miei messaggi preferiti in assoluto: basta performatività a ogni costo, basta gare, basta dimostrazioni, basta avere paura di non distinguersi. Non è necessario essere eccezionali per essere amati e ricordati e noi moriamo se non mettiamo radici; i Loren ce lo ricordano con il coro gospel potente dei Vocal Blue Trains. 

E se l’unione è la forza da cercare, la competizione esasperata e l’odio sono la nostra debolezza. Buio è un brano che scardina i principi secondo cui dovremmo dimostrarci forti e racconta la bellezza di avere dei lati oscuri, attraverso i quali possiamo trovare la luce. Ci carichiamo con i nostri successi, proviamo soddisfazione quando chi non credeva in noi e ci ostacolava si ricrede: ma non è forse un vortice “tossico” inutile? Il bello della musica è cantare le nostre prospettive utopiche. “Vorrei che questa volta / Tu ci fossi davvero / E avessimo la forza / Di non dimostrare niente a nessuno / Vorrei che questa volta / Tu ci fossi davvero / E avessimo la forza / Di mostrare il nostro lato oscuro / Non dirmi che hai paura del buio / Non dirmi che hai paura se è tutto nero / Lo sai che è solo nel buio che puoi illuminarti e brillare davvero.”

La titletrack Uniti raccoglie un messaggio quasi politico e, con un ritmo indie rock inglese che ricorda una melodia dei Vaccines, ci racconta che la nostra resistenza sta nella capacità di stare insieme e amare gli affetti che ci circondano. Ci vogliono soli, ma noi siamo “uniti per resistere”.

Adesso, immaginatevi di essere seduti a gambe incrociate su una spiaggia e indossare una felpa con il cappuccio tirato su per ripararvi dal leggero vento che solleva qualche granello di sabbia. State cantando canzoni per tutti i gusti insieme alle persone che vi piacciono, immersi in un’emozione corale. Vi alzate in piedi per ballare e siete consapevoli che il mondo intorno a voi privilegia la competitività e che le sue idee di solidarietà, amicizia e famiglia sono solo maschere che celano l’individualismo. Voi lo sapete, ma nel vostro piccolo state cambiando e lo raccontate davanti al mare con la musica. 

Ecco i Loren.

 

Loren
Uniti
Garrincha Dischi

 

Marta Massardo

Gazebo Penguins @ Locomotiv Club

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• Gazebo Penguins •

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Locomotiv Club (Bologna) // 08 Dicembre 2022

 

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]Mi pare ci sia una certa qual ricorsività in questo festivo giovedì dicembrino, e che sia quella del numero 4. 

In un Locomotiv abbondantemente e da settimane ormai sold out, i Gazebo Penguins, già terzetto ma ormai da un pezzo diventato quartetto con l’innesto consolidato della chitarra di Riccardo Rossi, si stanno per esibire nella quarta (di quattro) “date evento” per presentare il nuovo disco, di imminente uscita (il 16/12), Quanto. Che non sarà di certo il loro quarto disco, ma si tratta incontrovertibilmente del quarto disco il cui titolo è composto di una sola parola, dopo Legna, Raudo e Nebbia. E non sono certo l’unico ad aver notato che la copertina dello stesso consta di 4 cerchi.

Ciò detto quanto andato in scena in quel di Bologna è qualcosa che molto si avvicina alla definizione di serata trionfale.

La prima parte del live è ovviamente incentrata sulla riproposizione integrale dell’ultimo lavoro, e pronti via con l’attacco di Nubifragio, con sommo sbigottimento realizzo che tutti sanno già tutto il testo a memoria, e accompagnano con trasporto e irrefrenabile entusiasmo le voci di Capra e Sollo, a parer mio non ancora perfettamente in sintonia, e ci mancherebbe, in alcuni passaggi. Sia chiaro, l’impressione netta è che almeno la metà di questi brani possa diventare un instant classic nei live della band come del resto accade da una quindicina d’anni abbondante ad ogni nuovo lavoro in studio, ma che ovviamente siano pezzi che hanno bisogno di un minimo di rodaggio e di acquisire un’alchimia che evidentemente al momento non può essere quella ideale.

Musicalmente il livello è spaziale, travolgente ed una menzione speciale la meritano le due incursioni del sax: davvero riuscite e funzionali al tutto, anzi, a mio modesto avviso è un’intuizione che andrebbe approfondita e perchè no, aumentata ed estesa.

Il resto ce lo mette il pubblico ed il suo entusiasmo incontenibile. Si poga senza sosta, crowd surfing, mosh pit, il sotto palco è davvero uno spettacolo nello spettacolo, complice anche un ritmo forsennato che rende difficile tirare il fiato: provateci voi con una sequenza come Finito il caffèIl tram delle 6Nebbia. 

E poi i bis, con la mia preferita, Bismantova, la chiusura quasi obbligata affidata a Senza di Te, cantata da qualche centinaia di persone felici. Alcune più sudate, altre meno. Tutti comunque testimoni di come i Gazebo Penguins siano una delle migliori live band italiane. 

 

Alberto Adustini

Foto di Ilenia Arangiaro

 

Setlist  

Nubifragio
Se Non Esiste Il Vuoto
Feyerabend
Erwin
Cpr14
Cosa Fai Domani
Uscire
Finito il caffè
Il tram delle 6
Nebbia
Atlantide
Scomparire
Difetto
Nevica

Encore
Bismantova
Cinghiale
Correggio
Senza di te

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Bryan Adams @ Nelson Mandela Forum

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Bryan Adams

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Nelson Mandela Forum (Firenze) // 08 Dicembre 2022

 

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Tre Domande a: Matteo Crea

Come e quando è nato questo progetto?
Il mio primo album Io non sono mai felice è nato circa un anno fa, in un momento in cui fare musica era l’ultimo degli obiettivi e dei pensieri, perché lavoravo in ufficio e avevo concluso l’università e non avevo grandi prospettive lavorative. Quindi ho scritto delle canzoni sincere che riflettessero il mio stato d’animo in un preciso momento di vita, poi il resto è venuto da sé, naturalmente.
Ci sono degli artisti in particolare che influenzano il tuo modo di fare musica o a cui ti ispiri?
Sì ci sono moltissimi artisti e artiste a cui mi ispiro perché mi piace ascoltare tantissime tipologie di musica, in particolare per quanto riguarda questo disco mi sento di citare i primissimi Cure, i Beatles e un po’ il brit pop, rock, punk in generale. Sono questi i generi che più mi hanno ispirato. Artisti in particolare direi questi due.
Se dovessi riassumere la tua musica con un tre parole, quali sceglieresti e perché?
Se dovessi descrivere la mia musica direi arrabbiata, perché è grintosa, a me piace che le mie tracce abbiano un bell’impatto e che portate dal vivo facciano muovere; disullusa, non cinica, ma un po’ disillusa nei confronti del futuro; però direi anche speranzosa, perché mi piace mantenere sempre un messaggio di speranza e di positività su quello che poi è il futuro.

Bryan Adams @ Palazzo Dello Sport

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Bryan Adams

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Palazzo Dello Sport (Roma) // 06 Dicembre 2022

 

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Jack Savoretti @ Teatro Carlo Felice

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• Jack Savoretti •

Teatro Carlo Felice (Genova) // 06 Dicembre 2022

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foto di Ingrid Zambrano

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Tre Domande a: Fosco17

Come e quando è nato questo progetto?

10 Anni, il mio nuovo brano, è il primo estratto del mio secondo disco, che a dirla tutta è il terzo. A fine 2020 avevo terminato la produzione del mio secondo lavoro discografico, si sarebbe dovuto chiamare La Musica Italiana ed era un lavoro di ricerca temporale sulle influenze che l’Italia aveva assorbito dalla bossa nova, contaminato dal cantautore e dalla musica elettronica e inquinato dalla mia penna. Per motivi principalmente legati alla pandemia, tuttavia, questo disco non ha mai visto la luce e alla fine del 2022 ne avevo scritto un altro. Il racconto che avevo involontariamente deciso di fare, questa volta, era un’altra ricerca, nello spazio e non nel tempo però. Una ricerca di fantasia. Ho deciso dunque di riprendere e riarrangiare alcuni brani ancora inediti del precedente lavoro, e di commistionarli con altri, estendendo il viaggio nel tempo a nuove influenze, e raccontando lo spazio in maniera visiva.
Le canzoni raccontano qualcosa che le immagini amplificano e distorcono. Due rette parallele (all’asse y) traslate fra loro di 100 anni. L’estetica visiva si appoggia a quella sonora, creando illustrazioni démodé, il tessuto lirico, invece, non trova corrispettivo nell’illustrazione.
La produzione sonora e la scrittura armonica del disco compiono, contemporaneamente, come dicevo, un viaggio nel tempo. Le tappe musicali che vengono percorse sono un omaggio all’irrazionale follia della musica italiana che ha rubato e assorbito le influenze dell’estero in maniera differente nel corso degli anni.

 

Se dovessi riassumere la tua musica in tre parole, quali sceglieresti e perché?

Biologica, ecosostenibile e circolare.
La musica di questo nuovo progetto è nata assieme a persone per cui provo stima e affetto, ha saputo rivivere della leggerezza con cui si scrive e si producono canzoni durante l’adolescenza ed ora non ha più un’appartenenza individuale ma collettiva. Non nutre frustrate aspettative verso se stessa perché è stata coltivata e annaffiata con moderazione e ha già generato i frutti per la sua auto-sostenibilità.
Credo nell’economia circolare, e l’arte è come un campo di pomodori, se li annaffi troppo marciscono.

 

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?

Nonostante non sia mai stato amante dei concept album (sono sempre stato più interessato alle canzoni che alla storia del disco), faccio molta fatica a concepire un lavoro discografico senza un nitido fil rouge, senza un concetto che avvolga tutto.
È molto difficile riuscire anche solo a raccontare una storia dentro una canzone, figurarsi in un intero disco. Per questo spero che di 10 Anni arrivi, innanzitutto, quello che il testo sta raccontando, il sogno di un risveglio dal coma, ed in secondo luogo la narrativa fantascientifica e distopica, che trasporta i fatti nel futuro e ne modifica le forme e i contenuti.
E poi, sì, tutto quello che faccio è sincero e appassionato, e spero che questo si senta.

Kae Tempest @ Locomotiv Club

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Kae Tempest

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Locomotiv Club (Bologna) // 03 Dicembre 2022

 

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ALBOROSIE & SHENGEN CLAN – 10.12.2022 – Bologna – Estragon Club

ALBOROSIE
& SHENGEN CLAN

10.12.2022 – Bologna – Estragon Club

L’icona del reggae torna in Italia questo inverno per un nuovo tour di 4 date nei club

BIGLIETTI PER IL LIVE DI BOLOGNA DISPONIBILI QUI:
https://www.mailticket.it/alborosie-and-schengen-clan

 

ESTRAGON presenta ALBOROSIE: l’icona del reggae approda insieme al fedelissimo SHENGEN CLAN all’Estragon Club di Bologna il 10 dicembre, seconda imperdibile data del suo club tour invernale.
L’inizio del concerto è previsto alle ore 22.00.

Il 2022 è stato un anno importante per la musica reggae in Italia. Il reggae non è soggetto a classificazioni, ha sempre avuto un messaggio globale, ma la cultura che rappresenta ha finalmente oltrepassato i confini della Giamaica: il successo di Alborosie è sinonimo del nuovo spirito che dilaga nel mondo reggae. L’artista siciliano, che ha trascorso più di 20 anni sull’isola caraibica, ha composto canzoni rivoluzionarie i cui solidi e profondi ritmi roots sono diventati il suo marchio.

A dicembre l’artista si esibirà il 3 all’Hall di Padova, il 10 all’Estragon di Bologna, l’11 all’Hiroshima Mon Amour di Torino e il 16 al Live Music Club di Trezzo sull’Adda (MI), in occasione dell’evento benefico Reggae ‘n’ Fra.

Alborosie nasce nel 1977 a Marsala, in Sicilia, si trasferisce nel nord Italia dove incomincia la sua carriera musicale, con i Reggae National Tickets, con cui vende circa 200.000 copie in sette anni di attività e partecipa al Reggae Sumfest in Giamaica. Nel 2001 si trasferisce in Giamaica e incomincia a collaborare con gli studi di registrazione GeeJam Studios di Port Antonio e fonda la sua etichetta indipendente, Forward Recordings, ottenendo un ottimo successo. Il suo primo album da solista, “Soul Pirate”, esce a settembre 2008. Nel 2009 torna in Italia e in Europa affiancato dalla “Shang Yeng Clan” per presentare il nuovo disco “Escape from Babylon”, con featuring di personaggi come Dennis Brown e Gramps Morgan dei Morgan Heritage. Nel 2011 esce per VP Records il suo terzo album “2 Times Revolution” che riscontra un successo enorme in tutto il mondo. Nello stesso anno vince i M.O.B.O. Awards (Music of Black Origin) nella categoria “Best Reggae Act 2011”, diventando il primo artista bianco a vincere un premio dedicato alla musica Black. Nel febbraio 2013 è stato proiettato in anteprima mondiale durante il Festival di Berlino “Journey To Jah”, un film-documentario che vede protagonisti Alborosie e Gentleman: un viaggio autobiografico e nella ricerca della loro identità e spiritualità nella terra del reggae e della cultura rasta: la Giamaica.
Nel 2013 esce “Sound the System”, album che porterà Alborosie ad un lunghissimo tour mondiale. Il 2016 è l’anno di “Freedom & Fyah” che vanta al suo interno collaborazioni d’eccellenza tra cui le stelle del reggae Protoje e Ky-Mani Marley e nuove voci come Sandy Smith e Sugus. Lo stesso anno a pochi mesi di distanza un altro imponente progetto vede Alborosie in veste di produttore discografico, “The Rockers”, con Jovanotti, Giuliano Sangiorgi, Fedez & Sandy Smith,Elisa e Nina Zilli, 99 Posse, Africa Unite, Sud Sound System, Boomdabash, Vacca, Caparezza e Après La Classe. Nel 2018 esce “Unbreakable” insieme alla mitica band di Bob Marley “The Wailers” e nel 2021 il suo ultimo lavoro “For The Culture”. Nel 2020, esattamente il 26 giugno, collabora con il rapper Gué Pequeno nell’album di quest’ultimo “Mr. Fini” nella traccia “Dem Fake”, terza collaborazione in un brano rap italiano dopo il successo del 2011 in “Legalize the Premier” di Caparezza (disco d’oro) e del 2007 nel album “Bugiardo” di Fabri Fibra.

Alborosie, insieme a Shenegen Clan, ti aspetta il 10 dicembre all’Estragon di Bologna per un imperdibile concerto.

Savana Funk @ Locomotiv Club

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• Savana Funk •

Locomotiv Club (Bologna) // 02 Dicembre 2022

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]foto di Giorgia Zamboni

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Sinplus “Waiting for the Dawn” (Dream Loud Entertainment via AWAL, 2022)

Attendere l’alba con i Sinplus è musica

La Svizzera è spesso famosa per le sue innevate montagne, i fragranti formaggi e gli ineccepibili orologi, ma quando parliamo di musica e soprattutto di rock, non è sicuramente tra i primi paesi che possono venire in mente agli appassionati del genere. Eppure, in luoghi così apparentemente tranquilli, nascono i Sinplus, duo alternative rock formato dai fratelli Ivan e Gabriel Broggini di Locarno, e che a loro attivo hanno già cinque album in studio più il nuovo EP Waiting For The Dawn, anticipazione del progetto completo che uscirà in primavera. 

Come suggerito già dal titolo, il progetto propone cinque brani uniti dal senso di attesa, ma non inteso come una grigia passività di eventi che devono accadere e che sono fuori dalla nostra portata, bensì quell’attesa di un atleta fermo ai blocchi di partenza, ma che ha dentro di sé tutta l’adrenalina pronta a esplodere in energia per iniziare una nuova avventura. Così la title track al terzo posto nell’EP diventa il cuore pulsante di un movimento sicuro e forte come i primi break sincopati della batteria, che ospitano riff pieni di energia e soprattutto l’interpretazione di Grabriel forte e delicata, che libera lo spirito della canzone dall’inizio alla fine, per concedersi un breve passaggio dolce e accattivante che cattura l’ascoltatore. Un fascino che penetra nell’audience già con Dark Horse Running dove le chitarre abbracciano un testo fatto di immagini che prendono forma tra accenni di distorsione e coralità evocative, ma sempre decise e graffianti. Si guarda il mondo, si aspetta solo nuovamente il via per tornarne protagonisti, ma non si può scordare le proprie origini ed è così che i Sinplus propongono una convincente cover di Need To Believe, tributando così i trenta anni di carriera della band svizzera Gotthard. 

Waiting For The Dawn è un progetto che, nonostante racchiuso nelle semplici dimensioni di un EP, propone una profonda intensità tematica oltre che a un’interpretazione vocale e sonora che riesce a mantenere l’attenzione dell’ascoltatore dalla prima all’ultima canzone. Non sono brani che vogliono svelare chissà quale misterioso segreto nascosto nell’uomo oppure nel cosmo, né melodie che vogliono rompere con un passato musicale che in realtà omaggiano muovendosi tra sonorità new wave. Alternative rock e post-punk. Quello che passa dei brani e la voglia di intercettare quella voglia di ricominciare che vibra nell’aria dopo gli anni che ci hanno visto chiusi e divisi, il desiderio di parlare e condividere emozioni e pensieri attraverso musica cercata, creata, pensata e non abbozzata da qualche stratagemma digitale. Un EP che preannuncia un album altrettanto ben fatto e, se il buongiorno si vede dal mattino, provate ad ascoltare quest’alba. 

 

Sinplus
Waiting For The Dawn
Dream Loud Entertainmente via AWAL

 

Alma Marlia