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Le Endrigo @ Covo Club

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• Le Endrigo •

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Covo Club (Bologna) // 24 Aprile 2022

 

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Bodega @ Covo Club

It’s (not) only post punk and we like it

Endelss Scroll, uscito nel 2018 per la What’s your Rupture, è un disco rumoroso, dissonante e psichedelico. Infatti, non a caso, è stato prodotto da nientepopodimeno che da Austin Brown dei Parquet Courts. Così i Bodega, quintetto newyorkese, ha attirato l’attenzione della critica internazionale ricevendo pareri più che positivi, anche con i lavori successivi. Finalmente, covid permettendo, sono arrivati in Italia per un tour di quattro date che si è concluso sabato sera sul palco del club più avanguardistico della città felsinea: il Covo.

La doppietta Thrown e Doers apre il concerto, e anche il loro ultimo disco Broken Equipment, riscaldando l’atmosfera immediatamente: ritmi serrati e adrenalinici come il più classico del post punk vuole. Il clima cambia, però, quando arriviamo alla più astratta C.I.R.P. che sottolinea un lato più sperimentale e quasi talkingheadsiano della band. Non sono mancate citazioni dai lavori precedenti: How this is Happen?!, dal piglio tendente al garage, che ha portato un timido pogo nel pubblico ma senza esagerare. Una grinta maggiore rispetto alla versione del disco è stata Jack in Titanic, che dal vivo si è dimostrata molto più coinvolgente e danzereccia. Finale agrodolce con Charlie che andava quasi cantata a squarciagola con gli accendini. La band è emozionata ma concentrata, cerca sempre il contatto con il pubblico che risponde entusiasta. Nota di merito va alla batterista Tai Lee, grintosa e talentuosa come pochi, dimostrazione vivente che quello non è assolutamente un lavoro per soli uomini.

La band newyorkese ha dimostrato enormemente che inserirli tra gli innumerevoli gruppi della scia del revival post punk è altamente riduttivo e che, specialmente nel loro ultimo disco, sono maturati molto. Broken Equipment è un disco che affronta tematiche importanti ed intime, con un sound che spazia enormemente nell’oceano di sottogeneri che caratterizza l’alternative rock. Inoltre, l’alternanza alla voce di Ben Hozie e l’ipnotica Nikki Belfiglio ha uno stampo che richiama molto i Sonic Youth, ma anche con citazionismo ai Pixies e, in alcuni tratti, Arcade Fire. Continuate così cari Bodega, che già non vedo l’ora di sentirvi di nuovo!

 

Alessandra d’Aloise

Foto di copertina: Filomena Mascis

Tindersticks @ Theater Akzent

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• Tindersticks •

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Theater Akzent (Vienna) // 23 Aprile 2022

 

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Dove sono finiti tutti? Lo chiediamo a The Bastard Sons of Dioniso

The Bastard Sons of Dioniso sono una band della Valsugana che crede nel rock cantato in italiano, che non si adatta alle mode per seguire un proprio percorso, ovunque esso porti, anche se preferiscono finire sul palco. Credono che un disco non suonato dal vivo sia solo un disco a metà, ed è per questo che attendiamo di assistere a un loro live per ascoltare dal vivo il loro nuovo progetto Dove Sono Finiti Tutti?, ma, nel frattempo, li abbiamo intervistati per saperne di più.

 

Sicuramente è una domanda che vi hanno fatto molte volte, ma i nostri lettori sono curiosi di sapere come vi siete conosciuti e come nasce il nome della vostra band

“Noi ci siamo conosciuti alle scuole superiori. La scelta della nostra specializzazione ha fatto si che ci trovassimo in classe assieme. Conoscendoci abbiamo scoperto di avere più passioni in comune: la voglia di fare musica nostra, e la voglia di far festa. Musica e festa vanno a braccetto. Così abbiamo continuato ad espandere il nostro orizzonte verso posti sempre più lontani. Il nome nasce da un idea del gruppo che Jacopo aveva in precedenza. Un nome che rappresentava in pieno la dualità della nostra comunicazione. Una più diretta ed una più profonda dove lasciare lo spazio all’ascoltatore per indagare.”

 

Fare rock cantando in italiano è sempre un argomento divisivo, soprattutto per chi considera la nostra lingua non altrettanto agile ed efficace come l’inglese per questo genere musicale: perché avete scelto di seguire questo percorso? 

“Abbiamo scelto di cantare in italiano perché è la nostra lingua. Con questa possiamo esprimerci con migliore sensibilità e consapevolezza. L’italiano è una lingua adatta alla musica e questa ci regala sempre nuove possibilità di interpretazione che con l’inglese saremmo impossibilitati a manipolare per nostra ignoranza. Ci sembra che la concezione del Rock in inglese sia un retaggio della guerra fredda, della società nella quale abbiamo vissuto, volenti o nolenti, nella nostra gioventù.”

 

Rispetto a Cambogia e altri album precedenti, il vostro nuovo progetto Dove Sono Finiti Tutti? ha un titolo che racchiude un po’ la sensazione di spaesamento dell’essere umano che caratterizza questo periodo storico di pandemia e guerre. Cosa vi ispirato, esattamente?

“La domanda ci è sorta spontanea. Con una nota di autoironia che non poteva mancare. La risposta la troveremo nei Live. Non vedevamo l’ora di ricominciare e di darci una risposta.”

 

Sirene oppure Tali e Squali sono canzoni dove affermate con spietata schiettezza la responsabilità dell’uomo nel decidere il suo destino. Potete raccontarci di più sulle canzoni che compongono l’album e su come sono nate?

“Ogni canzone ha una genesi che differisce dalle altre. Ma lo sguardo verso noi stessi è il fil rouge del disco. Non per metterci in discussione, ma semplicemente per capirci. Ti Piace o No? è tratta da una nostra idea musicale dei primi 2000. Restiamo Umani invece è la canzone più giovane. Abbiamo collaborato con diversi autori che ci hanno affiancato nel lavoro di scrittura negli ultimi anni: Antonio Fiabane, Pietro Fiabane, Emanuele Lapiana, Oscar De Bertoldi. Sono presenti sul dico vari musicisti: Clemente Ferrari (synth, hammond, sequencer), Tommaso Pedrinolli (percussioni), Luca Frisanco (flicorno), Massimo Costa (tromba), Alessandro Serioli (synth, tastiere) che si sono innesti nel nostro sound, approfittando del tempo bonus dato dallo stop dei concerti nell’ultimo (anno, NdR), ed hanno saputo giocare con la dinamica di brano in brano.”

 

the bastard sons of dioniso interview

 

Restiamo Umani ha un titolo che può essere letto in più modi: come un imperativo necessario in questo momento storico, un appello a riscoprire la nostra umanità oppure la constatazione che siamo semplicemente esseri umani con i nostri pregi e difetti. Quale delle tre ha ispirato la canzone?

“Tutte. Noi non abbiamo la pretesa di farci capire. Il gioco è lasciare aperte più letture possibili e, in base alla singolarità dell’esperienza umana, l’ascoltatore la può fare sua come meglio crede. Noi esseri umani abbiamo la presunzione di poterci comprendere con il linguaggio, ma per ognuno ogni parola evoca sentimenti differenti.”

 

Se poteste scegliere di creare un progetto con un artista, nazionale o internazionale, con chi vi piacerebbe collaborare? 

“Le nostre collaborazioni nascono dall’amicizia. Solamente le esperienze ed il percorso che faremo potranno dirci quali saranno le future collaborazioni. Stimiamo artisti italiani ed esteri ma da li a pensare di collaborare la distanza è lunga, un po’ per timidezza ed un po’ per l’indole di volerci sempre arrangiare.”

 

Siete un trio, siete in attività da diciannove anni, avete pubblicato sette album e avete conquistato un secondo posto a X Factor 2009, oltre ad avere tenuto svariati concerti in tutta la penisola. I vostri numeri ci sono e mostrano l’esperienza maturata in questi anni. Cosa consigliereste a un giovane artista che si affaccia nel panorama musicale contemporaneo in fase di cambiamento?

“Il primo consiglio è di trovarsi dei buoni amici. Fare musica significa condividere una passione che ti porta a trovare il lato migliore dell’uomo, quello legato al divertimento ed allo stare assieme, alla casualità del percorso in questo presente incerto. Il secondo consiglio è di divertirsi.”

 

Progetti per il futuro?

“Per ora la fase progettuale lascerà spazio al nostro piacere più grande, il live. Ma non possiamo negare che ci siano già molte canzoni che non aspettano altro che il momento giusto per poter vedere la luce.”

 

Grazie a The Bastard Sons of Dioniso e a Big Time per la disponibilità.

 

Alma Marlia
Foto S. Sadocco e S. Sassudelli

Soviet Soviet @ Covo Club

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• Soviet Soviet •

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Covo Club (Bologna) // 22 Aprile 2022

 

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Cris Pinzauti @ Hard Rock Cafè Firenze

Quando il Gambrinus chiuse, per la città di Firenze fu un colpo dritto al cuore. Cinema e caffè del centro storico, il Gambrinus era rimasto nella memoria cittadina per alcuni film-cult di Francesco Nuti girati nel seminterrato dove si trovava la sala biliardo. A causa dell’abbandono crescente, sembrava destinato a rimanere un vuoto simulacro della cultura fiorentina, fino a che, poco più di dieci anni fa, diventò parte della catena Hard Rock Cafè. Trasformato in una sala per promuovere concerti live per un pubblico locale e internazionale, la sua programmazione dà sempre nuovi stimoli a un fermento culturale underground che ora come non mai ha voglia di esistere, come la presentazione in anteprima di Moonatica, ultimo progetto di Cris Pinzauti, musicista fiorentino classe ’71 che si muove nelle correnti indipendenti del pop e del rock. 

L’Hard Rock Cafè ci accoglie in una struttura completamente rivoluzionata, unita a particolari interni originali, che fondono il ricordo di un passato alla voglia di guardare verso il futuro. Tra sorrisi e sguardi incuriositi, Cris Pinzauti sale sul palco accompagnato dalla sola chitarra acustica e suona Hellbound Train, tratto dall’album Black del 2015.  Una canzone che parla di un amore finito dove il fuoco vivo fino al giorno prima lascia il posto a una disarmante estraneità. Sulle ultime note del brano, a lui si uniscono i musicisti dell’underground fiorentino che hanno collaborato al nuovo progetto: Matteo Montuschi e Giuseppe Scarpato alla chitarra elettrica, Marzio Pinzauti al basso, Dado Pecchioli alla batteria, Federico Sagona alle tastiere, Eleonora Garella ai cori. Il live prende vita in una trama pop e rock dove si alternano brani del nuovo album a vecchi successi e omaggi ad artisti nazionali e internazionali che hanno segnato la formazione di Pinzauti. La sua interpretazione di Shock the Monkey di Peter Gabriel scalda la platea e non fa provare nostalgia dell’originale. 

Il pubblico ancora non conosce Non Andar Via, Giuda, Normalità, Parafulmine, Strega e tutte le altre canzoni del nuovo album, eppure diventa parte pulsante di canti e ritornelli come se le avesse sentite da sempre, perché Moonatica racconta di noi, di ogni essere umano catturato nelle sue fragilità, sbagli ed ossessioni liberando grintosi riff di chitarra elettrica, passaggi vocali graffianti, potenti fraseggi del basso. L’esecuzione è impeccabile, ma è la complicità che c’è sul palco a riempire la sala di una potenza inaspettata. Anche se Cris Pinzauti è la voce leader, sono tanti i momenti corali dove gli artisti abbandonano ogni individualismo per far parte di un progetto unico che si chiama musica, quella che non chiede permesso per entrarti nella pelle, negli occhi e nel cuore e abbattere ogni muro per dare vita al dialogo.

La serata finisce e i musicisti si concedono a un pubblico emozionato. Sul palco vuoto, gli strumenti sanno ancora dell’energia che c’era solo qualche minuto prima. Dentro di te, ringrazi chi ancora crede nella musica originale e la fa, la propone, la ospita, la promuove. Chi va in direzione ostinata e contraria perché il vento cambi e torni a favore dell’arte. Chi fa di tutto perché quel messaggio esca da quelle stanze, oltrepassi quelle porte, per diffondersi tra le strade bagnate dalla pioggia di una città che dorme e sogna un futuro migliore distante solo una nota. 

 

Alma Marlia

Foto di copertina: Sabrina Vivoli

V**gra Boys – La band post-punk svedese sarà il 15 dicembre al Fabrique di Milano in occasione del nuovo tour in partenza a settembre

La band post-punk di Stoccolma V**gra Boys (**= “ia” per i filtri antispam) annuncia una nuova data in Italia, prevista per il 15 dicembre al Fabrique di Milano e un nuovo album, Cave World, in uscita l’8 luglio(YEAR0001). Le prevendite per la data milanese saranno disponibili a partire dalle ore 10.00 di lunedì 25 aprile su Ticketone e Ticketmaster.

L’annuncio delle nuove date e dell’album arriva alla fine di un tour tutto esaurito negli Stati Uniti e in contemporanea con l’uscita del nuovo singolo Ain’t No Thief e del relativo video. La clip vede il frontman Sebastian Murphy, antieroe al centro di tutti i video dei V**gra Boys, che interpreta il ruolo di un predicatore evangelico. Prendendo ispirazione dall’attualità, l’album racconta la follia e la confusione che caratterizza attualmente il mondo. La band, all’interno delle 12 tracce che compongono Cave World, è riuscita a distillare il caos assolutamente incomprensibile del nostro tempo.

Mentre l’album precedente del 2021, Welfare Jazz, collezionava recensioni entusiaste da parte di riviste del calibro di Pitchfork, NPR, GQ, NME, Stereogum, Fader e tante altre, i V**agra Boys stavano lavorando alla registrazione di quello che sarebbe diventato il loro disco successivo. “L’abbiamo lasciato stagionare per un po’ per poi ri-registrarlo tutto“, spiega Murphy. Solo parte di quella che era la prima bozza è arrivata poi a diventare Cave World, molti dei testi sono cambiati. Murphy, una notte, dopo aver visto un video relativo all’evoluzionismo, si è trovato a rimuginare sull’idea che l’umanità stia progredendo o meno: “La gente guarda le scimmie dall’alto in basso come forme di vita primitive, ma siamo noi, in questa società orribile e pigra, a ucciderci a vicenda. Siamo noi a far scoppiare le guerre, mentre loro sono in grado di amare e provare emozioni. Sono loro le vere scimmie o siamo noi?”

www.vboysstockholm.com

V**GRA BOYS
15 dicembre 2022 – FABRIQUE – MILANO
Biglietti: euro 25,00 + prev.
Prevendite disponibili su Ticketone e Ticketmaster a partire
dalle ore 10.00 di lunedì 25 aprile
Info su www.bpmconcerti.com

 

BLACK EYED PEAS – UNICA DATA ITALIANA: GIOVEDÌ 28 LUGLIO 2022, CATANIA WAVE SUMMER MUSIC (VILLA BELLINI)

25 ANNI DI CARRIERA 

6 GRAMMY AWARDS

5 MILIONI DI ALBUM VENDUTI

BLACK EYED PEAS

UNICA DATA ITALIANA


GIOVEDÌ 28 LUGLIO 2022

CATANIA | WAVE SUMMER MUSIC

@ VILLA BELLINI

I BLACK EYED PEAS, iconico gruppo musicale alternative della scena hip hop statunitense con 6 Grammy Awards vinti e 35 milioni di album venduti, arrivano in Italia per un’unica data, giovedì 28 luglioa Catania al Wave Summer Music (Villa Bellini), prodotta e distribuita da Vivo Concerti.


I biglietti per la data saranno disponibili suvivoconcerti.com da martedì 26 aprile ore 12.00 e nei punti vendita a partire da lunedì 2 maggio ore 12.00.

Il loro ottavo album in studio TRANSLATION,certificato ORO in Italia, ha ottenuto un successo internazionale nel 2020 anche grazie alle collaborazioni con artisti come J Balvin, Ozuna, Maluma, Shakira, Nicky Jam e Tyga.

Il disco ha portato al grande successo i singoliRITMO (Bad Boys for Life) feat. J Balvin (2x Platino e Top5 dell’Airplay radiofonico in Italia),MAMACITA feat. Zona e J.Rey Soul (3x Platino e Top 5 dell’Airplay radiofonico in Italia), e GIRL LIKE ME feat. Shakira (certificato ORO in Italia e “Best Latin” agli MTV EMAs), ottenendo numerosi riconoscimenti a livello globale.

Il più recente singolo HIT IT, in collaborazione conSaweetie e Lele Pons conta circa 50 MILIONI di stream, 50 MILIONI di visualizzazioni su YouTube, e ha raggiunto la TOP 50 dell’Airplay radiofonico italiano.

Il gruppo ha dettato il ritmo della cultura pop arrivando a far confluire influenze ibride della cultura hip-hop, pop ed elettronica già dal 1995, e ha inciso brani destinati a rimanere nella storia della musica contemporanea come LET’S GET IT STARTED e I GOTTA FEELING.


L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei nostri comunicati ufficiali.

UFFICIO STAMPA VIVO CONCERTI

Teresa Brancia – teresabrancia@wordsforyou.it

Matilde Scoglio – matilde.scoglio@wordsforyou.it 

press@vivoconcerti.com

Per info:

VIVO CONCERTI

www.vivoconcerti.com

Mail to: info@vivoconcerti.com

Tel: +39.02.30515020

Fontaines D.C. “Skinty Fia” (Partisan Records, 2022)

Basso. Una linea di basso. Un coro gaelico.
“Gone is the day, gone is the night, gone is the day”, per quattro. Poi arriva il cantato. Segue mantra di chitarra, ripetitiva, industriale, al galoppo. Di nuovo coro e poi una batteria che spiazza. Break-beat, nessun climax, nessun crescendo. Il canto è ripetitivo, viscerale, quasi sguaiato. Sale, si gonfia, si eleva, sa di etereo e di terra e di muschio e di mare che divide. È un’invocazione, un preludio che apre le porte del terzo lavoro in studio dei Fontaines D.C., Skinty Fia. 

In ár gCroíthe go deo è il pezzo di apertura. Sono sei minuti dedicati a una lapide negata dal governo inglese: una signora irlandese, morta a Coventry, voleva come epitaffio la suddetta frase in gaelico.
“Per sempre nei nostri cuori” è la traduzione, cosa che non piacque per niente alle autorità locali. Epitaffio negato, troppo politico. L’episodio non è avvenuto mentre le bombe dell’IRA esplodevano in UK, è successo due anni fa. 

L’intero album può essere letto come il viaggio di un irlandese in quel di Londra.
Alla terza canzone ti accorgi che le tensioni sono il secondo tema del disco. I dualismi, meglio ancora. Un disco su quello che accade in mezzo a due poli, su quello che succede dentro, mentre forze opposte si dedicano alla tua personale lacerazione. How Cold Love Is gioca coi topoi del tema affrontato, per finire col trattare di dipendenza, del prezzo dell’essere complementari e del compromesso. 

No, non è un disco solare. Non è un disco con soluzioni. È un’analisi, un’autoanalisi, di un esule. Metafora sempreverde dell’uomo, anche se qui la “patria perduta” ha un nome, una bandiera e una identità piuttosto definita. E curiosa risulta anche l’ombra perennemente presente di un Joyce citato e raccontato, e del suo Ulisse, altra metafora-ombra che ci segue da qualche secolo, come un paradigma beffardo e ineluttabile. 

I Fontaines sono in viaggio, i Fontaines sono (di) Dublino, i Fontaines creano una loro identità lontano dalla meta-casa, per differenza e per sottrazione. Succede così che nel disco, dopo aver attraversato punte altissime come Jackie Down the Line e Roman Holiday, ci si imbatta in The Couple Across the Way. Fisarmonica e cantato. Forse qualche tasto di pianoforte, ma di un Satie intimidito. La canzone nasce dalla vista, aldilà della strada, di una coppia anziana che passa le giornate litigando. Grian Chatten li osserva dalla finestra sul cortile e convive con la fidanzata e una lunga serie di metafore e similitudini. Specchi, speranze, tempo che scorre, che passa, che rende sempre più rari i bivi e le possibilità. L’identità è opposizione. L’identità è lontananza. L’identità vive e ti guarda aldilà della strada. 

Il peso di questo album si conta nei chilometri che separano la band dal suo baricentro culturale e identitario. È nello sforzo per recuperare un equilibrio che i Fontaines producono la loro musica. La Londra in cui vivono è ostile, la distanza e il tempo sono fattori che acuiscono il dolore dell’assenza e allora si raddoppia lo sforzo nel ricordo e nel fantasmatico. È un viaggio doppio, tangibile ed interiore, è visibile e solo intuibile, come la metafora della coppia di vecchietti aldilà della strada.

Skinty Fia arriva subito dopo l’elegia per fisarmonica (regalata dalla mamma di Chatten a Natale) e ci riporta nuovamente al tema del dualismo. Il significato è dubbio, ma sicuramente veniva usata dalla prozia del batterista come intercalare non proprio elegante, e riguarda una certa “maledizione del cervo”. Per i Fontaines diventa il frutto della diaspora irlandese.
È uno spirito in esilio, una saudade ungulata. 

Ma mentre l’identità è custodita nei testi del disco, la parte musicale subisce una trasformazione inaspettata. Alla solita lista infinita di fonti e ispirazioni (Cure, Smiths, Joy Division e via dicendo), nel nuovo album si aggiungono un discreto campionario di stilemi e richiami del drum and bass, del trip hop, dell’indie rock anni novanta. Le acque del Tamigi hanno inquinato la matrice irlandese, l’aria di Londra è penetrata nell’inconscio musicale del gruppo. Cantano la loro terra, ma come a Bristol nel ’96. Tutto l’album risulta più lento dei lavori precedenti, più cantato, più baritonale. Se Dogrel era un atto d’amore per la Dublino in cui la band aveva vissuto e A Hero’s Death era il diario di un viaggio, allora Skinty Fia è la prima vera analisi che il gruppo fa di sé, della strada percorsa e di quella futura. L’Irlanda è una terra di ricordi e luogo del sentimento, ma I Love You è una trappola: è la traccia più politica e critica che abbiano mai scritto. Insomma, c’è coscienza e consapevolezza anche nell’amore incondizionato. Come dice Chatten in una recente intervista: “There’s no hope without tragedy”.

Il terzo disco dei Fontaines convince su più livelli. Ha un’anima e uno scopo, ha una traiettoria e una mappa interna. Ha dei testi splendidi fatti di pennellate e picconate. È un pastiche di generi, di echi e di epoche. E tuttavia la firma è chiara, i Fontaines sono un genere a sé, sono un Ulisse che risplende nel suo viaggio e nella sua tensione perenne tra il conosciuto e la scoperta. 

Buon viaggio, di nuovo.

 

Fontaines D.C.

Skinty Fia

Partisan Records

 

Andrea Riscossa

Patrick Watson “Better in the Shade” (Secret City Records, 2022)

La colonna sonora per esorcizzare chi siamo quando proviamo le nostre emozioni

Cosa hanno in comune Grey’s Anatomy, This is Us, The Walking Dead, The Blacklist, The F Word e American Teen? Sono serie tv, direte. Effettivamente è vero, ma non è solo questo che le accomuna: in vari episodi troviamo inserite alcune canzoni di Patrick Watson, cantautore canadese che alterna la creazione di album alla composizione di colonne sonore. Il suo sound è un abbraccio di indie folk e la musica classica, con una capacità di aprirsi a sonorità più elettroniche per coglierle e farle proprie. Già presente nel panorama discografico con sei album, esce con il nuovo progetto Better in the Shade per la Secret City Records, con la storica collaborazione di Mishka Stein, anticipato nei mesi precedenti dal singolo Height of the Feeling.

L’album si compone di sette tracce tra cui una title track in apertura con un pianoforte delicato che aumenta la sensazione di morbidezza della voce di Watson, racchiusa in un canto sussurrato a chi ha paura del buio, qualunque sia questa oscurità, che sia fuori o dentro di noi. Non dobbiamo essere coraggiosi a tutti i costi, ma non per questo siamo deboli: quando le nostre ombre e le nostre fragilità ci seguono, se ascoltiamo le voci intorno a noi, sapremo su chi contare. Un brano dolce, ma con una forte carica emotiva che colpisce senza aggressività, attraverso parole ben scelte e l’uso di un synth con sfumature sonore eteree che si muovono nella coscienza di un ascoltatore catturato in una bolla di un momento di speranza che non vorremmo mai interrompere. 

Better in the Shade parla all’ascoltatore allontanandone la corazza, per fargli volgere lo sguardo alle emozioni talmente belle da intimorirci. Tra queste, più grande fragilità umana è la paura dell’amore e Watson ce ne parla duettando con una voce femminile in Height of the Feeling. Il sentimento è un calore estremo al quale l’uomo cerca di opporsi allontanandolo con freddezza, negandolo chiudendo gli occhi, ma l’intimità non deve spaventare, perché è lo strumento con cui possiamo trovare il nostro posto in un mondo che ci disorienta. Le voci si levano sulla struttura sonora del synth per fondersi in un unisono dove ogni differenza si annulla, perché la paura di amare non ha colore né età, ma soprattutto non ha genere. Se guardiamo bene l’altro, percepiremo le nostre stesse incertezze che supereremo solo accogliendo ciò che proviamo e ciò che prova chi è di fronte a noi. 

Il pianoforte torna protagonista in Ode to Vivian, una traccia strumentale con un suono avvolgente per aprirci ad infinti orizzonti dove la mente fugge lontana per qualche istante, ma non troppo a lungo, solo quel tanto che basta per sgombrare la mente da ogni pensiero. La sequenza musicale è morbida e trascende le parole perché siano solo le note a parlarci, sedurci e cullarci fino a che non ci perdiamo completamente in noi stessi. La sensazione è quella che si ha quando si attraversa qualcosa a occhi chiusi, la nostra pelle percepisce una sensazione gradevole anche se non identifica cos’è, e ti chiedi se la musica si possa davvero attraversare così. Le domande che ti poni svaniscono piano piano quando le note di Star scivolano addosso e l’ampio uso dell’elettronica crea un’atmosfera surreale mentre un canto evocativo ci conduce in uno spazio siderale dove la mente lascia il posto alle sensazioni. 

Se volete brani che vi parlino del bianco e del nero del mondo con frasi da citare sui social, rivolgetevi ad altro. Better in the Shade non dà soluzioni perché preferisce le sfumature delle mille sensazioni che ci rendono così incerti e così umani. È la colonna sonora ideale per accogliere nelle sue note attimi di complicità con chi amate o semplicemente con voi stessi quando la musica è l’unica compagnia che desiderate. Patrick Watson non entrerà a gamba tesa nei vostri pensieri, né strapazzerà le vostre emozioni, ma vi colpirà comunque con intensità mentre guardate voi stessi in quegli specchi intangibili che abbiamo dentro, o solo mentre chiudiamo gli occhi un secondo per prendere una pausa dal mondo e volerci un po’ più bene per come siamo, fossimo pure dei notevoli disastri. 

 

Patrick Watson

Better in the Shade

Secret City Records

 

Alma Marlia

EUROVISION SONG CONTEST 2022 • Diodato è il primo ospite annunciato della 66ª edizione

RAI: EUROVISION SONG CONTEST 2022

 

DIODATO È IL PRIMO OSPITE ANNUNCIATO DELLA 66ª EDIZIONE

 

L’ARTISTA SI ESIBIRÀ DURANTE LA PRIMA SEMIFINALE DEL 10 MAGGIO

 

È Diodato il primo ospite italiano annunciato da RAI per la 66ª edizione dell’Eurovision Song Contest.

L’artista – che avrebbe dovuto partecipare allo show internazionale nel 2020, poi cancellato a causa della pandemia – si esibirà sul palco del Pala Olimpico di Torino nel corso della prima semifinale, il 10 maggio, interpretando “Fai Rumore”, brano vincitore del Festival della Canzone Italiana di Sanremo 2020.

 

Lo spettatore della 66ª edizione dell’Eurovision Song Contest – in onda su Rai 1 il 10 e il 12 Maggio (con le due semifinali) e il 14 Maggio, con la gran finale – sarà immerso in un teatro delle meraviglie. Organizzata dall’EBU (European Broadcasting Union), la principale alleanza mondiale dei Media di Servizio Pubblico – con Rai quale Host Broadcaster (Emittente Ospite) – e con la conduzione internazionale dello show affidata a Laura Pausini, Alessandro Cattelan e Mika, questa edizione vedrà partecipare 40 Paesi: l’Italia sarà in gara con la coppia Mahmood & Blanco e il brano “Brividi”, che ha trionfato alla 72ª edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Oltre che su Rai 1 con il commento di Gabriele Corsi e Cristiano Malgioglio, con la partecipazione di Carolina Di Domenico, la diretta dell’Eurovision Song Contest 2022 sarà trasmessa anche da Rai Radio 2 e disponibile su RaiPlay.

 

I biglietti sono disponibili al link: https://www.ticketone.it/artist/eurovision-song-contest/.

 

Diodato, cantautore intenso e ricercato tra i più apprezzati del nuovo pop italiano, fa il suo esordio discografico nel 2013. Ad oggi, con quattro album di inediti all’attivo e con il ruolo di Direttore Artistico dell’Unomaggio Taranto Libero e Pensante, è l’unico artista italiano ad aver vinto nello stesso anno il FESTIVAL DI SANREMO 2020 con “Fai Rumore” (triplo disco di Platino), il Premio della critica Mia Martini Sanremo 2020, il Premio Sala Stampa Radio Tv e Web Sanremo 2020, il Premio Lunezia, il premio DAVID DI DONATELLO 2020, i NASTRI D’ARGENTO 2020 e il CIAK D’ORO del pubblico 2020 con il brano “Che vita Meravigliosa” (disco d’oro) come “Migliore canzone originale”. Entrambi i brani sono contenuti nell’album di inediti “CHE VITA MERAVIGLIOSA” (Carosello Records), certificato disco di platino. A maggio 2020 Diodato rappresenta l’Italia all’Eurovision Song Contest – Europe shine a light, esibendosi all’Arena di Verona con “Fai Rumore” in una versione inedita arrangiata per l’occasione. Il singolo “Un’altra estate” dà il nome ai live nuovi ed inediti “Concerti di un’altra estate”, appuntamenti fuori programma che hanno visto l’artista suonare dal vivo in posti straordinari. Come primo artista musicale nella storia della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Diodato ha aperto la Cerimonia di chiusura della 77^ edizione esibendosi live con Rodrigo D’Erasmo nel brano “Adesso”. Agli MTV EUROPE MUSIC AWARDS 2020 trionfa come “Best Italian Act”. Il nuovo singolo “Fino a farci scomparire” è entrato nella Top 20 di EarOne. Diodato è anche protagonista di “STORIE DI UN’ALTRA ESTATE”, una docu-serie, disponibile in esclusiva su RaiPlay, nata dalla volontà di raccogliere sensazioni, emozioni, pezzi di vissuto e narrazione di un’estate inaspettata che è diventata racconto, un viaggio speciale tra passato, presente e futuro, tra musica, luoghi, parole e incontri. A fine 2020 Diodato riceve il TELEGATTO (storico riconoscimento di Tv Sorrisi e Canzoni) come “Miglior musicista dell’anno”. Martedì 2 marzo 2021 l’artista è stato super-ospite della 71^ edizione del Festival di Sanremo aprendo la serata inaugurale con la sua “Fai Rumore”. Diodato firma L’UOMO DIETRO IL CAMPIONE, la main song del film Netflix Il Divin Codino, uscita il 14 maggio 2021 insieme al videoclip ufficiale che vede la partecipazione straordinaria di Roberto Baggio. Dopo i live estivi del 2020, Diodato ha girato l’Italia con la sua musica anche nell’estate 2021, concludendo il tour con un concerto all’Arena di Verona il 19 settembre (primo grande evento live annunciato dall’Arena nel 2021).

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foto: Luca Ortolani

Il cantautore irlandese DAVID KEENAN aprirà i concerti italiani dei COUNTING CROWS a Ottobre!

Barley Arts

annuncia

COUNTING CROWS

IL CANTAUTORE IRLANDESE DAVID KEENAN APRIRÀ I CONCERTI ITALIANI

 

Le tappe italiane del Butter Miracle Tour 2022dei Counting Crows si arricchiscono di uno special guest d’eccezione: sarà infatti David Keenan, apprezzato cantautore originario di Dundalk, in Irlanda, ad aprire i concerti previsti per domenica 2 ottobre al Gran Teatro Geox di Padova, martedì 4 ottobre all’Auditorium Parco della Musica di Roma, giovedì 6 ottobreal Tuscany Hall di Firenze e venerdì 7 ottobreal Teatro Dal Verme di Milano.

I biglietti sono disponibili su Ticketone (tutte le date) e Ticketmaster (solo Padova).

La storia di David Keenan sembra quasi troppo bella per essere vera. Durante l’infanzia passata nelle case popolari, trova una vecchia chitarra Hofner a casa di suo zio e da adolescente scappa di casa per fare il busker sulle strade di Liverpool alla ricerca del suo idolo, il leader dei The La’s Lee Mavers. Qua viene scoperto grazie ad un tassista, che lo filma sul sedile posteriore mentre canta un pezzo che ha scritto quando aveva appena quindici anni. Dopo il successo internazionale con l’album A Beginner’s Guide to Bravery (Rubyworks, 2020) decide di trasferirsi a Parigi e pubblica un libro di poesie. Insomma, una storia dalla quale si potrebbe trarre spunto per la sceneggiatura di un film su un giovane avventuriero che parte alla conquista del mondo con la testa piena di sogni e il cuore traboccante di canzoni.

Nell’ultimo album WHAT THEN? (Rubyworks, 2021) l’occhio del poeta si sposta dai personaggi e dalle storie sui quali si era concentrato in precedenza per focalizzarsi su sé stesso. All’inizio del 2020, i sogni di Keenansembravano essersi realizzati: aveva viaggiato per il mondo, pubblicato un acclamatissimo album di debutto ed era anche salito sul palco dell’Olympia Theatre di Dublino per uno show sold out. Nonostante questo, lungi dal sentirsi soddisfatto, aveva sciolto la sua band e si era trasferito a Parigi dietro invito dell’Irish Arts Centre. «Indugiare, sia creativamente che fisicamente, è pericoloso. Era arrivato il momento di fare qualcosa di nuovo e affrontare nuove sfide» dichiara Keenan in merito al suo trasferimento in Francia. «Stavo vivendo in un sogno, con la mia vecchia macchina da scrivere e sorseggiando vino a buon mercato, ed è in quel periodo che ho piantato i semi che hanno dato origine a questo disco. Ovunque andassi, avevo le antenne pronte a captare suoni, profumi e colori… E filtravo tutto». Keenan si era ritrovato quindi da solo a Parigi, inebriato dalla città, ma con la sensazione di essersi perso sulla scia del proprio successo. «Eccomi qui a Parigi, a fare i conti con tutto quello che è successo, a mettere in discussione la mia mancanza di un’identità. Mi dicevo, ‘Sono solo una caricatura di me stesso?’, ero davvero disilluso da tutto. E il primo passo per me è stato quello di scriverne nelle mie canzoni. Scrivere di me per provare ad elaborare le situazione. Ed è in questo momento che l’esistenzialismo ha fatto la sua comparsa, quello a cui mi riferisco col titolo WHAT THEN?

Il tour dei Counting Crows segue l’uscita di Butter Miracle: Suite One, una suite di quattro pezzi per una durata complessiva di 19 minuti uscita la scorsa estate su etichetta BMG. The Butter Miracle Tour prenderà il via dagli Stati Uniti e proseguirà poi in Europa con una lunga serie di show, inclusi quelli italiani. Per Adam Duritz «È bello stare on the road negli Stati Uniti dopo tutto questo tempo, ma siamo davvero entusiasti di poter tornare in Europa. Siamo ansiosi di rivedere tutti ai nostri concerti nel 2022!».

countingcrows.com

davidkeenan.com

COUNTING CROWS

The Butter Miracle Tour 2022

Special guest: DAVID KEENAN

Domenica 2 Ottobre 2022

Padova, Gran Teatro Geox – via Giuseppe Tassinari, 1

Inizio concerti h. 21:15

Biglietti disponibili su Ticketone e Ticketmaster.

1° Platea: € 52,00 + prev.

2° Platea: € 43,00 + prev.

Poltrona 1° Livello: € 35,00 + prev.

Poltrona 2° Livello: € 30,00 + prev.

Martedì 4 Ottobre 2022

Roma, Auditorium Parco della Musica / Sala Sinopoli – via Pietro de Coubertin, 30

Inizio concerti h. 21:00

Biglietti disponibili su Ticketone.

Platea: € 52,00 + prev.

Galleria: € 43,00 + prev.

Giovedì 6 Ottobre 2022

Firenze, Tuscany Hall – Lungarno Aldo Moro, 3

Inizio concerti h. 21:00

Biglietti disponibili su Ticketone.

1° Settore: € 50,00 + prev.

2° Settore: € 42,00 + prev.

3° Settore: € 35,00 + prev.

Venerdì 7 Ottobre 2022

Milano, Teatro Dal Verme – via San Giovanni sul Muro, 3

Inizio concerti h. 20:45

Biglietti disponibili su Ticketone.

Poltronissima: € 55,00 + prev.

Poltronissima (visibilità limitata): € 40,00 + prev.

Poltrona: € 45,00 + prev.

Poltrona (visibilità limitata): € 32,00 + prev.

Galleria: € 40,00 + prev.

Galleria (visibilità limitata): € 28,00 + prev.