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Tre Domande a: Anima

Come e quando è nato questo progetto?

Mi sono avvicinato alla musica a 18 anni ma il vero progetto Anima nasce propriamente nel 2019 con il mio primo singolo Borderline individuando un suono ed un immaginario ben delineato.
Nella crescita e nello sviluppo del progetto sono state fondamentali le figure dei producers Dr.Wesh e Pi Greco.
Ad oggi mi ritengo un artista con una propria identità che ben si inserisce nel panorama musicale.

 

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?

Partendo dal mio nome d’arte Anima ciò che voglio è comunicare con l’anima, con il cuore in modo sincero, senza filtri o scudi per le mie emozioni.
Quello che racconto nei brani, spesso attraverso l’utilizzo di metafore ed immagini, corrisponde a situazioni, pensieri ed emozioni della vita di qualsiasi giovane.
Quindi racconto la mia esperienza filtrata dai miei occhi e pensieri e in molti ci si ritrovano.

 

Progetti per il futuro?

Da Ottobre ad oggi sono usciti cinque brani. Il 4 Marzo uscirà il mio album Photogallery che è un progetto a cui sono fortemente legato perché i brani che lo compongono sono letteralmente pezzi della mia vita. Considero questo album come il primo mattone di una casa della mia discografia. In passato ho avuto delle battute d’arresto nel mio percorso al livello di uscite Nel 2022 ci sarà davvero tanta musica.

DICE PRESENTA BALENA FESTIVAL dal 16 al 26 luglio all’Arena del Mare Porto Antico di Genova

DICE PRESENTA

BALENA FESTIVAL

dal 16 al 26 luglioall’Arena del Mare
Porto Antico di Genova

FRANCO126_sabato 16 luglio 2022
CAPAREZZA_ mercoledì 20 luglio 2022
MADMAN_ venerdì 22 luglio 2022
FANTASTIC NEGRITO _ domenica 24 luglio 2022
PINGUINI TATTICI NUCLEARI_ martedì 26 luglio 2022

 

DICE presenta BALENA FESTIVAL, il festival che si svolgerà dal 16 al 26 lugliopresso l’Arena del Mare di Genova. 
Il Balena Festival torna con un’edizione dedicata all’amore e agli abbracci mancati degli ultimi due anni, con una serie di imperdibile concerti che avranno come protagonisti i grandi artisti della scena italiana e internazionale del momento.

 

Ad aprire le danze del festival sarà Franco 126 il 16 luglio, a seguire calcheranno il palco Caparezza (20 lugliopronto a presentare il nuovo disco Exuvia e riproporre attesissime hit del suo repertorio, Madman (22 luglioche porterà live MM Vol.4 e, in chiusura il 26 luglio, arriveranno i Pinguini Tattici Nucleari, attesissimi in Liguria insieme ai successi di AHIA!, EP che ha cavalcato le playlist e le classifiche degli ultimi due anni (con numerosi singoli di successo, certificati dischi d’oro, di platino e doppio platino). Nuovi artisti saranno presto annunciati.
Rinasce così il Balena Festival, con nuove vesti e abitudini, ma sempre in una delle location più emozionanti del capoluogo ligure: l’Arena del Mare di Genova.

“Stanchi della distanza e dell’odio irrefrenabile che domina ormai questo pianeta, abbiamo deciso di lanciare un grido d’amore che possa farci sentire al sicuro celebrando l’aggregazione come via d’uscita da una crisi umana dilagante”

La terza edizione del Balena Festival nella storica e suggestiva Arena del Mare di Genova è pronta a sommergere il pubblico d’amore dal 16 al 26 luglio, con i concerti estivi tra i più attesi dell’anno. 

BIGLIETTI DISPONIBILI SU DICE
16 luglio – Franco 126: https://link.dice.fm/6oZ44RKFfob
20 luglio – Caparezza: https://link.dice.fm/fbut7HOFfob
22 luglio – Madman: https://link.dice.fm/3X4Fo8QFfob
24 luglio – Fantastic Negrito: https://link.dice.fm/G8lcQIUFfob 
26 luglio – Pinguini Tattici Nucleari: https://link.dice.fm/qBdltnWFfob

 

CONTATTI
Sito ufficiale www.balenafestival.it
Info & domande info@balenafestival.it
Facebook https://bit.ly/3pDf35m
Instagram  https://bit.ly/3J0hQgs

SEXTO ‘NPLUGGED: Annunciata la XVII edizione


SEXTO ‘NPLUGGED


Annunciata la XVII edizione
21 giugno + dal 28 al 31 luglio 2022

P.zza Castello – Sesto al Reghena (PN)

 

Dopo l’icona dell’indie-rock americano
CAT POWER
il cartellone si arricchisce con
la carismatica cantautrice danese

AGNES OBEL

che incanterà il borgo friulano
venerdì 29 luglio 2022


CAT POWER

Martedì 21 giugno 2022

P.zza Castello, Sesto al Reghena (PN)
Inizio concerto ore 21:00

Costo biglietto: €25,00 + DDP
Biglietti disponibili su Ticketone e Ticketmaster

AGNES OBEL
Venerdì 29 luglio 2022

P.zza Castello, Sesto al Reghena (PN)
Inizio concerto ore 21:00

Costo biglietto: €20,00 + DDP
Biglietti disponibili da venerdì 11/03 ore 11 su Ticketone e Ticketmaster

 

La rassegna musicale di Sesto Al Reghena (PN) SEXTO ‘NPLUGGED annuncia oggi laXVII edizione che si svolgerà nella storica location di P.zza Castello nel cuore di uno dei borghi più antichi, affascinanti e rock del Paese. La manifestazione si svolgerà nelle date del 21 giugno e dal 28 al 31 luglio e nel corso delle prossime settimane verranno svelati tanti altri artisti internazionali di grande livello.

Sin dalle prime edizioni il Festival Boutique per eccellenza del nostro territorio si è sempre contraddistinto per le scelte non convenzionali e ricercate, forte di una line up tutta internazionale con esclusive nazionali e territoriali: uno dei punti di riferimento per la musica di qualità nel pieno rispetto dell’ambiente che lo ospita.
La riconferma della profonda anima che unisce sperimentazione musicale e ricerca di stile arriva oggi con il secondo nome in cartellone: la carismatica cantautrice daneseAGNES OBEL – che si aggiunge alla già annunciata CAT POWER – e che suonerà live il 29 luglio.

La musicista di Gentofte trapiantata a Berlino si è contraddistinta nel corso degli anni per un’espressività artistica originale ed estremamente emozionante e per un’abilità di scrittura unica e sofisticata.
Il suo ultimo album, “MYOPIA” (uscito il 21 febbraio 2020 per la prestigiosa casa discografica Deutsche Grammophon), è stato acclamato da pubblico e critica: una vera opera d’arte composta, suonata e prodotta in completa autonomia nel suo studio berlinese. Le 10 tracce del disco, in perfetto equilibrio tra genio e grazia, rispecchiano un minimalismo perfetto, raccontato da un songwriting estremamente intimista e allo stesso tempo ricco di dettagli affascinanti.
Suoni che si fondono, si deformano e rinascono sotto diverse forme, sospesi in una nuova dimensione spazio temporale: sul palco di Sexto ‘Nplugged AGNES OBEL vi trascinerà in una zona d’ombra tra “la fiducia e il dubbio” per poi farvi sentire a casa.

AGNES OBEL arricchisce così il programma musicale del Festival che nelle scorse settimane aveva già comunicato la presenza dell’icona dell’indie-rock americano, tra le voci più importanti del nuovo cantautorato al femminile targato USA, Chan Marshall, in arte CAT POWER.
Con oltre venticinque anni di onorata carriera musicale e dieci album di studio l’artista si esibirà martedì 21 giugno, in esclusiva per il nord-est d’Italia, suonando dal vivo i brani contenuti nel suo disco “COVERS” – uscito lo scorso 14 gennaio via Domino – che completa una sorta di trilogia iniziata con i precedenti “Jukebox” (2008) e seguita da “The Covers Record” (2000).


Quello che sorprende e rende davvero speciale le sue cover, oltre alla singolare scelta dei brani, è l’impegno che l’artista mette in ogni sua rivisitazione. Secondo Pitchfork “Chan potrebbe riarrangiare qualunque brano anche solo guardandolo“. Interamente prodotto da Cat Power, “COVERS” include i brani rivisitati di Frank Ocean, Bob Seger, Lana Del Rey, Iggy Pop, Jackson Browne, The Pogues, Nick Cave e molti altri, oltre ad una nuova versione di “Hate“, brano dell’artista contenuto in “The Greatest” (2006) e qui rinominato “Unhate“.

CAT POWER, con la sua intensa e complessa vitalità, è per gli organizzatori del Festival una vera e propria conquista: “Cat Power è il simbolo dell’eccellenza musicale e siamo fieri che abbia scelto il palco di Sexto ‘Nplugged.”.

Il piccolo e prezioso borgo medioevale di Sesto Al Reghena, incastonato all’interno di spazi naturalistici di rara bellezza nella provincia di Pordenone, ha una lunga storia che risale già all’età del bronzo ed è noto soprattutto per il complesso dell’Abbazia di Santa Maria in Silvis, fondata nel 730-735.
Per l’architettura del luogo, la sua storia antica e la splendida area naturale in cui è immerso, è stato eletto come uno dei borghi più belli d’Italia.

Sesto Al Reghena è uno spazio inclusivo e poliedrico, votato alla musica, all’arte e alla cultura in ogni sua forma, in grado di creare un legame magico, indissolubile e reciproco con gli artisti che ospita ogni anno.


INFO TICKETS

CAT POWER
21 giugno 2022
Piazza Castello, Sesto al Reghena (PN)

Inizio concerto ore 21.00
Costo ticket: 25 € + dp
Biglietti disponibili su Ticketone e Ticketmaster


AGNES OBEL
29 luglio 2022
Piazza Castello, Sesto al Reghena (PN)

Inizio concerto ore 21.00
Costo ticket: 20 € + dp
Biglietti disponibili da venerdì 11 marzo ore 11 su Ticketone e Ticketmaster

LINK SOCIAL CAT POWER
Facebook – www.facebook.com/CatPowerSun
Twitter – twitter.com/catpower
Instagram – www.instagram.com/catpowerofficial/
Website – www.catpowermusic.com/

LINK SOCIAL AGNES OBEL
Facebook – www.facebook.com/agnesobelofficial/
Twitter – twitter.com/agnesobel
Instagram – www.instagram.com/agnesobelofficial/
Website – www.agnesobel.com/

 

KAPPA FUTURFESTIVAL IX edizione venerdì 1, sabato 2, domenica 3 luglio 2022 da mezzogiorno a mezzanotte al PARCO DORA di TORINO

KAPPA FUTURFESTIVAL
IX edizione
venerdì 1, sabato 2, domenica 3 luglio 2022
da mezzogiorno a mezzanotte
al PARCO DORA di TORINO

ANNUNCIATI TUTTI GLI ARTISTI IN CARTELLONE!

Oltre 70 artisti da tutto il mondo per 36 ore di musica elettronica
Più di 30.000 le presenze già confermate da 76 nazioni diverse
 
Venerdì 1 luglio

AMELIE LENS | ANDREA OLIVA | BEN BÖHMER live | BORIS BREJCHA | CHELINA MA-NUHUTU | FJAAK live | FARRAGO B2B MILO SPYKERS | FOUR TET | I HATE MODELS | JOHN SUMMIT | MI-CHAEL BIBI | NYEGE NYEGE with HHY and THE KAMPALA UNIT, KABEAUSHÉ, JAY MITTA and ANTI VAIRAS, MENZI, TURKANA | PEGGY GOU | REINIER ZONNEVELD LIVE | SYREETA | WADE

Sabato 2 luglio

AGORIA | CAMELPHAT I CRAIG RICHARDS | CARL CRAIG presents PAPERCLIP PEOPLE live | CHLOÉ CAILLET | DENIS SULTA | DERRICK CARTER | DIPLO | HONEY DIJON | JAMIE JONES B2B THE MARTINEZ BROTHERS | JOYHAUSER | PAN-POT | RICARDO VILLALOBOS | SATOSHI TOMIIE live | SOLOMUN | SONJA MOONEAR | TALE OF US | THE BLESSED MADONNA | YOUNIVERSE

Domenica 3 luglio

ANOTR | ANTAL | BEDOUIN | BLACKCHILD | CARL COX I CYBOTRON live | DANILO PLESSOW/MCDE | DANNY TENAGLIA | DENNIS CRUZ I ENRICO SANGIULIANO | DETLEF | FISHER | HELENA HAUFF | JOSEPH CAPRIATI | MATHEW JONSON FEAT. Xx ISIS xX | MICHAEL BIBI B2B SETH TROXLER | MONIKA KRUSE | PACO OSUNA | PAULA TAPE | PAWSA | SOLARDO | YOUNG MARCO


kappafuturfestival.it

 

Sono oltre 70 gli artisti che si alterneranno sui palchi allestiti all’interno della futuristica location del Parco Dora, sede storica di Kappa FuturFestival, che si prepara ad accogliere decine di migliaia di ap-passionati di musica elettronica provenienti da tutto il mondo con una ricchissima line up che porta nel capoluogo piemontese i migliori act a livello globale offrendo un ampio spettro della musica elettronica internazionale, rappresentata in moltissimi dei suoi sottogeneri.


Sono infatti già 30.000 le presenze confermate provenienti da 76 nazioni diverse, dato che con-ferma l’anima profondamente internazionale della kermesse torinese.

Tra le più importanti manifestazioni a livello europeo dedicate alla musica elettronica e alle arti digitali, KAPPA FUTURFESTIVAL torna dopo due anni di pausa dovuta all’emergenza sanitaria e dimostra ancora una volta lo spirito innovativo della propria selezione artistica: dai grandi nomi di fama mondiale alle nuove leve che stanno ridefinendo i confini del panorama della musica elettronica, gli artisti annunciati ad oggi confermano lo sguardo internazionale di Movement Entertainment.

I biglietti sono disponibili sul sito di kappafuturfestival.

I biglietti acquistati per il 2020 saranno validi per la nuova edizione.

Quest’anno per la prima volta il format passerà da due a tre giornate di programmazione e sarà sempre ospitato nel più imponente e affascinante parco futuristico italiano: il Parco Dora. Un’enorme area postindustriale così visivamente potente da incantare il pubblico e i djs da tutto il mondo, grazie agli stage immersi in questa sorta di installazione artistica a cielo aperto.

L’ultima edizione della rassegna ha radunato oltre 60.000 appassionati di club culture arrivati da oltre 100 nazioni, affermandosi come uno tra gli eventi musicali con più richiamo internazionale del nostro Paese.
KFF è l’unico format italiano menzionato nella guida “Festivals”, 
che presenta le 50 migliori rassegne musicali di tutti i tempi, pubblicata da Frances Lincoln e distribuita da Hachette in 50 paesi.

Insieme alla scelta artistica di altissimo livello, alla sensibilità rivolta verso la promozione del territorio, all’innovazione tecnologica e a uno sguardo attento all’ambiente, Kappa FuturFestival si è posto negli ultimi anni come un punto di riferimento nelle cartine geografiche dei grandi appun-tamenti musicali, diventando anche un modello di impresa culturale con una ricaduta economica e di visibilità molto positiva per la città di Torino.

Grande attenzione come sempre sarà rivolta alla produzione curata in ogni minimo dettaglio per rendere l’esperienza del festival unica in tutti i suoi aspetti. Kappa Futurfestival torna per una nuova edizione in grandissimo stile, con una proposta imperdibile per confermarsi il più importante festival estivo di elettronica della scena italiana.

Kappa FuturFestival torna per una nuova edizione in grandissimo stile, con una proposta imperdibile per confermarsi il più importante festival estivo di elettronica della scena italiana.

LUCE SOCIAL CLUB’ SU SKY ARTE: PARTE L’11 MARZO LA NUOVA STAGIONE IN ONDA OGNI VENERDÌ ALLE 20.00

SKY ARTE

presenta
la nuova stagione di
 
LUCE SOCIAL CLUB
DA VENERDI 11 MARZO ALLE ORE 20.00
SU SKY ARTE, ON DEMAND E IN STREAMING SU NOW
DISPONIBILE ANCHE IN STREAMING GRATIS PER TUTTI SU https://arte.sky.it/
 
Al via l’11 marzo la terza stagione di LUCE SOCIAL CLUB, il programma di approfondimento culturale in onda ogni venerdì sera dalle ore 20.00 sul canale Sky Arte(canali 120 e 400), disponibile on demand e in streaming su NOW e anche in streaming gratis per tutti su https://arte.sky.it/.
Luce Social Club riparte con una terza stagione all’insegna delle novità che vedono un cambio alla conduzione e anche alla location. Saranno, infatti, i nuovi conduttori Denise Negri e Federico Chiarini a dialogare, puntata dopo puntata, con i numerosi ospiti dal mondo del cinema, dell’arte, della musica, della letteratura e del teatro, dagli Studi di Cinecittà, all’interno dello storico Teatro 1.
Luce Social Club è un programma prodotto da ERMA PICTURES in collaborazione con Sky Arte e Cinecittà, con la regia di Max De Carolis.
Torna il format di intrattenimento culturale, dopo il successo delle prime due stagioni che hanno visto partecipare moltissimi volti di rilievo del panorama cinematografico, teatrale, musicale e artistico contemporaneo, per un totale di oltre 250 ospiti.
Tra questi: Sandro Veronesi, Ferzan Özpetek, Paolo Genovese, Edit Bruck, Pupi Avati, Vittorio Sgarbi, Tosca, Zerocalcare, Alberto Barbera, Giorgio Colangeli, Drusilla Foer, Paola Minaccioni, Marina Rei, Alice Pasquini, Asia Argento, Ditonellapiaga, Giorgio Barberio Corsetti, Rocco Papaleo, Piero Pelù, Massimo Popolizio, Negrita, Fabrizio Gifuni, Paolo Fresu, Vinicio Marchioni, The Zen Circus, Edoardo Pesce, Motta, Sydney Sibilia, Gabriele Mainetti, Daniele Luchetti, Caterina Guzzanti, Roberto Vecchioni, Malika Ayane, Paolo Calabresi, Maccio Capatonda, Isabella Ragonese, Edoardo Bennato, Neri Marcorè, Niccolò Ammaniti, Cristina Donà, Silvio Orlando, Roberto Angelini, Luca Ward, Antonio Manzini, Filippo Timi, Gio Evan e molti altri.
Ospiti della prima puntata in onda l’11 marzo saranno l’attrice Carolina Crescentini insieme al regista Massimiliano Bruno per presentare il film “C’era una volta il crimine” dal 10 marzo in sala, il cantautore Giovanni Truppi, in gara quest’anno al Festival di Sanremo, che sta celebrando i suoi dieci anni di musica con la raccolta “Tutto l’Universo”, e la scrittrice Elena Stancanelli, attualmente in libreria con il suo ultimo romanzo “Il Tuffatore” edito da La Nave di Teseo.
Grazie alle clip esclusive, alle testimonianze dirette degli ospiti e alle interessanti tematiche oggetto di discussione in ogni puntata, Luce Social Club propone dei contenuti che toccano il panorama culturale a 360 gradi, analizzando e indagando tutte le componenti e le curiosità che gravitano intorno ai processi creativi e ai valori essenziali dell’arte.
Ogni puntata accenderà i riflettori sulle biografie, le passioni, le tecniche, i segreti e le ossessioni che si celano dietro ai personaggi del mondo dello spettacolo, di solito conosciuti unicamente per il loro successo e la sfera artistica.
Oltre ai volti, ad essere indagati saranno anche i dettagli, di solito lasciati nell’ombra, che contribuiscono a tratteggiare le pellicole cinematografiche di successo, gli spettacoli teatrali, le canzoni, i quadri e tutte le manifestazioni dell’arte.

Tre Domande a: Riva, Edo

Come e quando è nato questo progetto?

Eravamo a X Factor, subito dopo il soundcheck dei BootCamp c’era sto ragazzo biondo che si incamminava verso l’hotel a piedi, non era vicinissimo e gli abbiamo dato un passaggio.
Nei giorni successivi abbiamo iniziato a parlare e, quando abbiamo visto l’esibizione durante le registrazioni del programma, siamo rimasti a bocca aperta.
Quando siamo tornati a Napoli stavamo riascoltando alcuni provini dei Riva ed è riuscito fuori questo pezzo, buio, che abbiamo arrangiato in almeno cinque versioni; abbiamo subito detto: “Che bello se lo cantasse Edo”.
Alla canzone mancavano delle parti e gli abbiamo chiesto di scriverle, ci ha rimandato il file con delle robe fighissime e il pezzo per magia era completo. Lo abbiamo fatto ascoltare a Futura Dischi, che ha proposto il feat.

 

Ci sono degli artisti in particolare a cui vi ispirate per i vostri pezzi?

Potrei dirti i nomi che diciamo sempre quando ce lo chiedono, da Lucio Dalla a Frank Ocean, da Enzo Carella a Son Lux. In questo periodo però stiamo ascoltando moltissimo Lucio Battisti. Ci sta aiutando a concepire il disco che stiamo preparando, e di cui siamo molto orgogliosi.
Il sound e le canzoni dei Riva derivano dalla commistione del cantautorato italiano con cose più nuove non italiane. Almeno questo è il nostro obiettivo. Siamo in tre, e abbiamo ascolti diversi; quando lavoriamo ai nostri pezzi ovviamente si mischia tutto.
Lavorare in studio per noi vuol dire non soltanto scrivere, arrangiare, produrre, ma soprattutto ascoltare musica insieme, da quegli ascolti poi traiamo ispirazione.

 

Cosa vorreste far arrivare a chi vi ascolta?

È una domanda a cui non so se posso dare una risposta: forse vorrei venissero fuori dei concetti e delle riflessioni che facciano sentire meno sole le persone.
Ho sempre immaginato la musica come un grandissimo abbraccio fra le persone; quando un pezzo diventa cultura popolare, si canta allo stadio, nelle piazze, sulle spiagge, è un sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Quando ci scrivono che una nostra canzone “è servita”, quando capiamo che in qualche modo ha aiutato qualcuno, per noi è la cosa più bella che possa esistere: ci spinge a fare sempre di più, ci fa sentire utili.

Things Are Great è il disco che i Band of Horses hanno fatto come volevano

Read this article in English here

Dopo quasi sei anni da Why Are You OK, i Band of Horses tornano con un nuovo album, Things Are Great, che – già dal titolo – promette alquanto bene. Tante le novità: la formazione in parte rinnovata, un produttore di talento ed un songwriting più trasparente e sincero che mai. Come lato complementare della medaglia, invece, ciò che non cambia è il suono iconico del gruppo di Ben Bridwell che ritorna alle origini, caratterizzate da un sound ancora più indie ed alternative rock. Abbiamo approfondito questi aspetti –  e molti altri! – nell’intevista con il batterista Creighton Barrett. Inevitabili anche i riferimenti alla sospensione, musicale e planetaria, connessa alla pandemia ed una menzione finale a The Funeral, che, poco tempo fa, abbiamo ritrovato come soundtrack d’eccezione in una serie TV italiana di grande successo. Ricordate quale?

 

Ciao Creighton e grazie di essere qui con noi! Partiamo parlando del nuovo album Things Are Great, fuori dal 4 Marzo dopo quasi sei anni dal vostro ultimo disco. Nonostante sia passato un po’ di tempo, è possibile che certe atmosfere latenti e qualche ispirazione fossero già presenti in Why Are You OK? Come se quel disco, oltre ad avere una connessione nel titolo, contenesse già una fine per un nuovo inizio?

“Si, beh, abbiamo avuto diversi membri che sono andati e venuti dall’ultimo disco: non è una novità, la nostra lineup cambia piuttosto regolarmente, nel bene e nel male. Ma si, penso che questa sia una continuazione nel senso che Why Are You OK è stato un disco che abbiamo fatto distintamente per fare il disco nel modo che volevamo fare il disco, in contrapposizione, forse, non tanto ad avere influenze dall’esterno ma forse tornare alle origini di noi (come band, NdT), solo per il gusto di fare i dischi che vogliamo fare e i dischi che vogliamo ascoltare. Pertanto, penso che questo nuovo disco Things Are Great sia ancora più tutto questo, questo essere quei ragazzini punk rock che eravamo abituati ad essere e non preoccuparci troppo di quello che la gente possa pensare: facciamo solo questo disco al meglio per noi e facciamo meglio che possiamo.
Penso che questi due ultimi dischi segnino definitivamente una sorta di separazione dal disco precedente a Why Are You OK, che è stato una specie di esercizio, con qualcun altro che ci diceva in che direzione andare e come farlo, e questo non ha proprio funzionato bene con noi. Quindi abbiamo preso le redini in mano.”

 

In termini di sound, possiamo ritrovare il suono iconico dei Band of Horses. Tuttavia, nella produzione dell’album il contributo di Ben Bridwell, che ha anche lavorato tanto con il tecnico del suono Wolfgang “Wolfie” Zimmerman, ha avuto molto più peso del solito. Cos’è successo in quella fase del processo e come sono andate le sessioni di registrazione?

“Avevamo iniziato il disco con il nostro precedente produttore da Why Are You OK, Jason Lytle, che viene da un gruppo favoloso chiamato Granddaddy. Avevamo fatto Why Are You OK con lui ed era stato grandioso, ma abbiamo iniziato le sessioni per Things Are Great di nuovo con lui e qualcosa non girava nel modo giusto, semplicemente non lo sentivamo bene.
Abbiamo registrato qualche traccia con Jason e ci siamo presi un po’ di tempo e abbiamo suonato qualche concerto e ci siamo seduti con quello che avevamo fatto fino a quel momento. Non eravamo dove pensavamo di dover essere e abbiamo deciso che, fondamentalmente, dato che eravamo all’inizio del processo non sarebbe poi stata questa gran perdita se ci fossimo detti “Sai cosa? RIcominciamo da capo!”.
Abbiamo questo buon amico che vive nella nostra città – che è Charleston, South Carolina – che si chiama “Wolfie” Wolfgang Zimmerman. È questo ragazzo più giovane di noi che fa della gran bella musica con queste band locali nella nostra città, e faceva delle gran belle cose in un ripostiglio, neanche in un vero studio. Quindi, se questo ragazzino è così talentuoso da far suonare queste band in modo così incredibile senza neanche essere in un vero studio, cosa succede se lo piazziamo in uno vero? La cosa ha funzionato in modo fantastico e penso che sia per Ben che per me – posso parlare a nome di entrambi – Wolfie sia stato una ventata d’aria fresca. È arrivato dicendo “Voglio che voi ragazzi suoniate come voi stessi”, che è una cosa che sai, la gente ti dice sempre quando ti metti a fare un nuovo album, ma le cose vengono tirate di qua e di là, in certe direzioni che poi finiscono per esserci tolte di mano. A volte, e questa volta è stato così, tutto quello che voleva fare è stato aver fiducia nel tornare indietro al modo in cui abbiamo fatto i nostri primi dischi. Ben e io non abbiamo nessuna educazione musicale, siamo autodidatti nel suonare i nostri strumenti e penso che Wolfie abbia voluto affinare questa cosa, più che fare un qualcosa che suonasse grandioso, ha solo voluto che suonassimo come quando siamo con i nostri strumenti e far musica. Che alla fine è come suona il disco, credo. Risposta lunga, sorry!” (ride)

 

Nella vostra discografia, i testi rappresentano una parte fondamentale di ogni disco: che storie raccontano le canzoni di Things Are Great? C’è una traccia a cui sei particolarmente affezionato?

“La mia traccia preferita dell’album s’intitola Ice Night We’re Having ed è questa sorta di galoppata veramente strana, una canzone che suona veramente indie rock, che è un po’ il mio cuore. Questa è la mia canzone preferita.
Per quanto riguarda i testi, Ben stava attraversando un sacco di situazioni pesanti durante la creazione di questo disco. Pertanto non posso veramente rispondere riguardo al contenuto dei testi, ma Ben davvero viene fuori (in quello che scrive, NdT) e pensa davvero a cosa sta dicendo. Ma penso che questo disco sarebbe comunque venuto fuori: abbiamo dovuto posticipare a causa della pandemia e di tutto ‘sto casino in cui siamo tutti; penso che questo lo abbia aiutato a scrivere le parole in un modo forse di più facile accesso, dato che tutti stiamo in qualche modo vivendo tempi difficili. Penso sia più facile abbattere quei muri che probabilmente aveva precedentemente messo su; adesso che siamo tutti in una situazione un po’ merdosa, le sue parole su questo disco si prestano ad essere più dirette che nei dischi precedenti, dov’era più come “Guarda, un po’ capisco cosa sta passando questo ragazzo anche se io sto passando qualcosa di totalmente diverso”, mentre adesso la cosa si presenta in modo molto più ovvia per tutti noi.”

 

Cover band of horses

 

Il titolo dell’album suggerisce un’accezione positiva, potremmo quasi dire una specie di proposito. Tuttavia, all’interno della tracklist troviamo canzoni come Tragedy of the Commons, In The Hard Times o In Need of Repair che si riferiscono a situazioni complicate. Lo scombussolamento planetario causato dalla pandemia ha influenzato la scrittura dell’album in qualche modo? Come avete vissuto o state ancora vivendo questi anni di sospensione e lontano dai palchi?

“In Luglio, la scorsa estate, abbiamo finalmente avuto il via libera per suonare i nostri primi concerti ed erano due concerti in preparazione al Lollapalooza. Abbiamo suonato qualche concerto, siamo tornati alla nostra vita, ma durante quell’anno o poco più di distacco, metti in discussione un sacco di cose: per dirne una, stavamo seduti su questo disco, che era finito, e il tempo senza far niente può diventare davvero orribile. Hai troppo tempo a disposizione per pensare “È un buon disco? Fa schifo?”
È stato così tanto tempo nella fase di creazione, come una specie di quadro che non finirai mai. Ad un certo punto devi mollare. Quel periodo è stato particolarmente duro per tutti noi, non solo finanziariamente: sai, Ben e io abbiamo entrambi famiglia, abbiamo dei bambini e gestire il tutto è stato difficile.
Ma ci ha anche fatto mettere in discussione un sacco di cose su cui forse prima non ci siamo mai fatti domande. È stato come se tutto si fosse fermato, non c’erano manuali d’istruzione, nessuno sapeva cosa fare, nessuno sapeva cosa farsene. È sembrato che per la prima volta – anche quando ci sono stati tracolli finanziari e simili, la gente continuasse ad andare a spettacoli e la gente continuava ad andare al cinema, come durante la Grande Depressione, la gente aveva uno sfogo artistico – per la prima volta non fosse una possibilità contemplata (quella di fare arte, musica, NdT). E quindi quando arrivi al punto di “Cosa ne facciamo dei musicisti che suonano live?” nessuno sapeva cosa fare. Tutto durante la pandemia era così focalizzato al non far succedere che era davvero opprimente. Era difficile pure arrivare al concetto di “Merda!”.
Abbiamo fatto questo per vent’anni ed è una specie di seconda natura per noi. Per i primi mesi non sapevamo neanche cosa ci stava colpendo. Era tutto un “Wow, iniziamo qualcosa di nuovo? Lo facciamo? Non faremo più nulla di tutto questo?” Nessuno aveva nessuna risposta, era tutto pazzesco e per fortuna il cielo si è rischiarato un po’ e abbiamo ricevuto le email per questi concerti pre-Lollapalooza e finalmente è stato “Cazzo, si!”.
Insomma, tempi folli…”

 

Non so se sei al corrente che la vostra canzone The Funeral è stata recentemente usata in una produzione Netflix Italia intitolata Strappare Lungo i Bordi. È un colpo di grazia emotivo, non appena le note inconfondibili della sua intro attaccano, il protagonista raggiunge l’apice del suo viaggio interiore verso la presa di coscienza e accettazione della realtà che sta vivendo. Com’è il tuo rapporto con questa canzone in particolare, che ha fatto così tante apparizioni sia sul piccolo che grande schermo, solitamente per sottolineare momenti intensi (e spesso pieni di lacrime)?

“Ad essere onesti, il peso di quella canzone non mi aveva veramente colpito finchè non abbiamo iniziato a suonarla dal vivo e allora è diventata tutta un’altra cosa. È stato come… nel bene o nel male, ci sono persone che conoscono solo quella canzone, e sono lì, agli spettacoli, che aspettano solo quella specifica canzone, e noi che dobbiamo piegarci a fare il nostro spettacolino con la consapevolezza che “Tu non arrivi alla fine del concerto”. Questo è un aspetto della cosa. Ma ad essere perfettamente onesti, non è mai un’occasione persa per me suonare quella canzone, perchè la sala cambia, significa così tanto per così tante persone in così tanti modi diversi. Non solo per qualcuno che ha veramente subito una perdita… è un suono identificativo per le vite di così tante persone ed essere parte del gruppo che lo ha fatto, ne sono follemente grato. Amo l’uso che ne viene fatto nei film perchè è la canzone perfetta per quella roba. È evocativa di suo e non posso neanche immaginare quanto sia evocativa per la gente che l’ha sentita e un po’ se l’aspettano. Ma per quello che mi riguarda, non perderà mai la sua meraviglia. La gente continua a metterla nei film… questo è un gran bell’uso di quella canzone! Ancora e ancora! Funziona! È somatica e cinematica in modo ovvio. Penso sia fantastica. Lo show (Strappare Lungo i Bordi, NdT) è bello?”

 

Si, è veramente una bella produzione. È un fumetto animato di Zerocalcare, un comic artist davvero talentuoso e molto conosciuto in Italia. Pensavamo fosse sarcastico e invece, alla fine, quando The Funeral attacca, siamo scoppiati tutti in lacrime. È davvero un’esperienza di formazione.

“Wow! Zerocalcare? Ci darò un’occhiata, grazie!”

 

Laura Faccenda
Editing e Traduzione: Francesca Garattoni
Foto: Stevie and Sarah Gee

Things Are Great is the record Band of Horses made the way they wanted to

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After almost six years since Why Are You OK, Band of Horses are back with their new album Things Are Great. Many are the news on this record: the band lineup partially renovated, a talented producer and the most sincere and transparent songwriting ever. To balance this out, what does not change is the iconic sound of Ben Bridwell’s band, that circles back to its roots and their indie and alternative rock attitude. We dug into these topics – and many more! – with drummer Creighton Barrett, touching also the global suspension of our lives due to the pandemic and, last but not least, a question about The Funeral, that we have recently found in the soundtrack of a successful Italian Netflix production.

 

Hello Creighton and thanks for being here with us. Let’s start talking about your new album, Things Are Great, out on March 4th after almost six years since your last release. Although some time has passed, is it possible that some underlying atmospheres and inspiration were already seeded in Why Are You OK? As if that record, besides having a connection within the title, already contained an end and a new beginning?

“Yes, well, we’ve had some different members that have come and gone since the last record: that’s nothing new, our lineup changes pretty regularly for better or for worse. But yes, I think this is a continuation in the way that Why Are You OK was a record that we made distinctively to make the record the way that we want to make the record, as opposed to, maybe, not so much outside influence but maybe getting back to the roots of us, just making the records that we wanna make and the records that we want to listen to. So, I think this newest record Things Are Great is even more of that, of been the little punk rock kids we used to be and not worrying so much about what other people are gonna think: let’s just make this record the best for us and make the best that we can.
I think those two records definitely show a bit of a departure from the record before Why Are You OK, which was kind of exercise, with someone else kind of telling us which way to go and how to make it, and that didn’t sit very well with us. So we kind took the reins.”

 

In terms of sound, we can find the iconic sound of Band of Horses. However, in the production of the album the contribution of Ben Bridwell, who also worked a lot with the sound technician Wolfgang “Wolfie” Zimmerman, had much more weight. What happened at that stage of the process and how did the recording sessions go?

“We had started the record with our previous producer from Why Are You OK, Jason Lytle, who is from a fantastic band called Granddaddy. We made Why Are You OK with him and it was great, but we started the session for Things Are Great with him again and it just wasn’t vibing properly, just it didn’t feel right.
We recorded a few tracks with Jason and kind of had some time and we played some shows and kind of sat with what we’ve done thus far. It just wasn’t where we thought we should be and we decided that it was so early in the process that it wasn’t too big of a loss just to be like “You know what? Let’s start again!” basically.
We have a great friend that lives in our town which is Charleston, South Carolina, named “Wolfie”, Wolfgang Zimmerman. He’s this younger kid who’s making really great music with these local bands in our town, and he was doing really great things out of the storage shed, it wasn’t even a real studio. So, if this kid is that talented where he can make these bands sound incredible with not being even in a real studio, what happens if we put him into a real one? We worked out fantastically and I think to Ben and I, I can speak for both of us, Wolfie was just a breath of fresh air. He came into it, saying: “I want you guys to sound like you guys”, which, you know, people always say they do when they go to make a new record but things get pushed, things get pulled in certain directions outside your hands. Sometimes, and this time, all he wanted to do was to trust to go back to the way we made our earlier records. Ben and I don’t have any musical training, we taught ourselves how to play our instruments and I think he wanted to hone in on that, more than try to make grandiose sounding thing, he wanted us to just to sound like we were with our instruments and making music. Which is what it sounds like, I think. Long answer, sorry” (laughs)

 

Within your discography, lyrics represent a fundamental part of every record: what stories do the songs on Things Are Great tell? Is there a track you are particularly fond of?

“My favorite track on the record is called Ice Night We’re Having which is just this really weird kind of gallop, really indie rock sounding song, which is kind of my heart. That’s my favorite song. As far as the lyrics go, Ben was going through a lot of heavy stuff during the making of this record. So I can’t really answer so much for the lyrical content, but Ben, he really comes over and really thinks about what he’s saying. I do think on this record, he said in previous interviews, I don’t know, it’s as if he’s a bit more unmasked in this record. But I think this record would have come out: we’ve got pushed back because of the pandemic and of this shit that everyone’s been in, I think it helped him to write the words to where maybe it’s easier to access them in a way everyone’s going through kind of a bad time right now. I think it’s easier to break down those walls that maybe he had in place previously to where everyone is kinda like in a shitty situation and his words on this record lend themselves in a little bit easier than past records, where it’s like: “Look, I kind of feel what this guy is going through and even though what I’m going through is completely different”, it paints a pretty easy picture for all of us.”

 

Cover band of horses

 

The album title hints to a positive meaning, we could say of “purpose”. However, within the tracklist we find songs like Tragedy of the Commons, In The Hard Times or In Need of Repair that refer to complicated situations. Did the planetary upset caused by the pandemic influence the writing of the album in any way? How did you live or are you still living these years of suspension and away from the stage?

“In July, last summer, we finally got the go ahead to play our first few shows and it was two shows leading up to Lollapalooza. We’ve played some shows, got back at it but, that year or so off, you question a lot of things: for one, we were sitting on this record and it was done and you know, idle time can be so horrible. You just have more time to think about “Is it a good record? Does this suck?”.
It’s been so long in the making, It just kind of like a painting you’ll never finish. You just let it go. That time was pretty hard for all of us, not just financially, you know, Ben and I both have families, we have children, so trying to navigate that was of course rough.
But it also made you question a bunch of stuff that maybe we didn’t get the question before. It was just like everything just came to a stop, there’s nothing on the books, no one knew what to do, no one knew how to do anything with it. It seemed that for the first time – even when there’s been financial breakdowns and stuff before, people still went to shows and people still went to the movies, like in the Great Depression and stuff like that, like they had this artistic outlet – for the first time that wasn’t even possibility. And so when you break it down to “What about musicians who played live?” ,no one knew what to do. Everything during the pandemic was focused on not letting that happen, it was so overwhelming. It was hard even break it down to like “Shit!”.
We’ve been doing this for twenty years and it’s such a second nature to us. For the first few months, we didn’t even know what hit us. It was just like: “Wow, Do we start something new? Do we? Do we not do this anymore?” No one had any answers, it was pretty crazy and luckily the clouds lifted and we got the emails about going to play those two warm up shows for Lollapalooza and it was just like… “Holy shit, it’s back”.
So, it was crazy time…”

 

I don’t know if you’re aware that your song The Funeral has been recently featured in an Italian Netflix production titled Tear Along The Dotted Line. It’s an emotional coup de grâce, as soon as the notes its signature intro start sound, the protagonist reaches the climax of his inner journey towards self-awareness and consciousness of the reality he’s living. How is your\the band relationship with this particular song, that made so many appearances both on the big and the small screen, usually to underline intense emotional moments?

“To be honest, the weight of that song didn’t really hit me till we started playing it live and then it just becomes this other thing. It’s like, for better or for worse, ‘cause there are some people that only know that song, in, there, at the show, they’re just waiting for that song, so we have to do our showbiz act which is like “You don’t get to the end”, that little act. That’s one side of it. But to be perfectly honest, it’s never lost on me playing that song live for people because the room changes, it means so much to so many people in so many different ways. Not just about like someone actually losing somebody… it’s an earmark for so many people’s lives and to be a part of a band that did that, I’m insanely grateful for it. I love the use of it in movies because it is a perfect song for that stuff. It resonates and I can’t ever tell that resonates ‘cause people have heard it and they’re going to expect it, you know? But it’s still to me at least my side, it doesn’t ever lose its awesomeness. People keep putting it in movies…that’s a great use of that song, yet again! It works there! It’s obviously somatic and cinematic. I think it’s great. Is that show good?”

 

Yes, it was a really good production. It’s actually an animated comic by Zerocalcare, who is a very talented comic artist and is very successful in Italy. We thought it was sarcastic but instead, at the end, when The Funeral started, we all burst into tears. It was a very coming of an age experience.

Wow, Zerocalcare? I’ll look him up, thanks!

 

Laura Faccenda
Editing and translations: Francesca Garattoni
Photos: Stevie and Sarah Gee

Band of Horses “Things Are Great” (BMG, 2022)

I Band of Horses tornano dopo quasi sei anni con un album in studio, il sesto, dal titolo puntuale e adeso alla meravigliosa realtà in cui siamo immersi: Things Are Great. A difesa della combriccola capitanata da Ben Bridwell bisogna sottolineare il fatto che l’album fosse in realtà pronto prima della pandemia. Ha, durante la sua lunghissima genesi, portato a cambiamenti importanti all’interno del gruppo, con addii illustri e innesti (o promozioni) di due nuovi membri nella line-up.
I nostri hanno anche cambiato sede, muovendosi da Seattle alla Carolina del Sud, ed etichetta, passando a BMG.
La versione primigenia dell’album era, a detta del frontman, troppo distante dalla sua personale idea di cosa debbano essere i Band of Horses, e qui sta la causa della partenza di Tyler Ramsey e Bill Reynolds. Il nuovo lavoro ha dunque virato verso lidi più noti, verso un ritorno alle origini, meno “truccato” a livello di produzione e più semplice nell’approccio, sia musicale sia nel messaggio che porta.

Apriamo una breve parentesi, direi necessaria. Non deve essere semplice essere Ben Bridwell. Al primo singolo del primo EP ti capita una The Funeral e la tua vita cambia per sempre. La tua canzone viene inserita in mille serie tv, da How I Met Your Mother fino alla recentissima Strappare Lungo i Bordi. Pazienza che ai primi tre accordi sai che sta per andarsene qualcuno di fondamentale e che stai per piangere, il fatto è che ti è proprio venuta la classica ciambella col buco, ciliegina e bacio accademico. Da quel momento inizia una lunga serie di variazioni sul tema, di declinazioni a volte pendenti più verso il folk, a volte più pop. Basta che sia riverberato. L’equazione finale risulterebbe, secondo studi recenti, come un neo-folk pop-post-shoegaze.

Parentesi a parte, il modesto pensiero è il seguente: ci sono band capaci di creare un’atmosfera, altre che di un’atmosfera hanno bisogno, altrimenti risultano fuori tempo, cacofoniche con il contesto. I Band of Horses con questo disco tornano a fuoco, nella dimensione a loro più consona, capaci di offrire una perfetta colonna sonora a quei momenti in cui ci starebbe proprio bene una canzone dei Band of Horses.
Spero di aver reso l’idea. 

E Things Are Great suona bene, pulito e snello, nella sua alternanza di brani più pop/soft-rock ad altri più intimi e intimisti. Si spingono fino a tematiche politiche e sociali, come nel pezzo che apre il disco, Warning Signs.
Si omaggiano i The Cure in Crutch, forse il pezzo migliore dell’album, dove la descrizione di una relazione tossica si gioca sull’ambiguo ritornello “I’ve got a crutch on you”. Sullo stesso tema scivola lento e sornione il blues di Hard Times, mentre si cambia registro nei pezzi successivi: in Aftermath si parla di sindrome post-traumatica e la struttura stessa della canzone ricalca l’inquietudine del testo, mentre in Lights, un rock leggero e degno di un’American Pie qualunque, è la cornice di un racconto fatto di adolescenti e forze dell’ordine.
Il finale torna più sentimentale e leggero con You Are Nice to Me e Coalinga, quasi elegiaco, un po’ Mumford un po’ Lumineers. 

Things Are Great è un buon album, che fa tornare i Band of Horses indietro di una decina di anni, cosa ottima e auspicabile, dato il livello del penultimo lavoro, Why Are You OK. Ritroverete tutti gli ingredienti di una ricetta nota e che funziona, dalle chitarre con super-riverbero ai crescendo a volontà, dalla voce iconica di Bridwell a quell’eco di fondo che ogni tanto riemerge, come un tema, come un déjà-vu, come una filigrana che certifica quello che sta uscendo dalle casse.

 

Band of Horses

Things Are Great

BMG

 

Andrea Riscossa

Tre Domande a: ADA

Come vi immaginate il vostro primo concerto live post-pandemia?

Da brividi. Un po’ per questo lungo periodo di secca degli ultimi anni, un po’ per l’emozione di tornare finalmente a suonare davanti alle persone. Ripensando agli anni passati la nostalgia è tanta, contando che l’ultimo concerto che abbiamo fatto è stato nel 2020. Abbiamo tenuto duro e adesso con i nuovi singoli Sacco, Quando non ci sei e Vorrei e l’EP in arrivo esplodiamo dalla voglia di esibirci e mostrare il lavoro fatto. E poi c’è la voglia di girare, sperimentare e fare concerti in città in cui non abbiamo mai suonato prima.

 

Se doveste scegliere una sola delle vostre canzoni per presentarvi a chi non vi conosce, quale sarebbe e perché?

Tra tutte potrebbe essere appunto il nostro ultimo singolo Vorrei. Innanzitutto per il legame che abbiamo col testo, perché parla di noi e di un periodo della nostra vita, delle domande esistenziali che tutti ci siamo posti, della paura del futuro e del tempo che scorre troppo in fretta. Poi perché è un pezzo aggressivo, di carattere, che definisce bene il nostro sound ed è un bel collegamento tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati musicalmente.

 

C’è un evento, un festival in particolare a cui vi piacerebbe partecipare?

Abbiamo una lunga lista di club, festival e arene dove ci piacerebbe suonare, quello indubbiamente. Spingendo con la fantasia saremmo davvero entusiasti se la nostra musica ci portasse ad esibirci al Festival di Glastonbury e vivere la passione musicale inglese, potrebbe essere una di quelle esperienze fuori di testa che ti segna per sempre. Rimanendo in Italia sarebbe fantastico partecipare all’AMA Festival che è a casa nostra. Speriamo di arrivarci presto.

BAY FEST 2022: FUORI IL PROGRAMMA DELLE GIORNATE SINGOLE E IL PRIMO POOL PARTY TARGATO BAY FEST!

Fuori ora il programma delle 4 giornate di BAY FEST 2022!

 

Prima notiziona: si aggiungono alla line-up i NO FUN AT ALL!

 

Seconda freschissima news: quest’anno ci tuffiamo letteralmente dentro Bay Fest con il primo POOL PARTY, il più punk che la riviera romagnola abbia mai visto!

Ma attenzione, perché i posti per partecipare al pool party sono limitatissimi!

 

L’ingresso al POOL PARTY è compreso nel biglietto per l’intero festival 2022 (fino ad esaurimento posti!) o acquistabile singolarmente! Inoltre, per ringraziare tutti coloro che hanno deciso di supportare Bay Fest, mantenendo validi i biglietti per l’intera edizione 2020, l’ingresso al primo POOL PARTY di Bay Fest, è incluso!

 

BAY FEST 2022

11-12-13-14 AGOSTO

BELLARIA IGEA MARINA (RN)

 

11 AGOSTO

MAIN STAGE : BAD RELIGION | FLOGGING MOLLY | THE BOUNCING SOULS | THE FLATLINERS | GET DEAD | OPENER TBA

BEKY BAY – ACOUSTIC BEACH STAGE: STEVE RAWLES | CHASER | DOWNWAY

 

12 AGOSTO

MAIN STAGE: TBA | MILLENCOLIN | SATANIC SURFERS | H2O | THE LAST GANG | OPENER TBA

BEKY BAY – ACOUSTIC BEACH STAGE: TBA

 

13 AGOSTO

MAIN STAGE: THE HIVES | CIRCLE JERKS | NO FUN AT ALL | STRUNG OUT | RAW POWER | OPENER TBA

BEKY BAY – ACOUSTIC BEACH STAGE: YOTAM BEN HORIN | MIKE NOEGRAF

 

14 AGOSTO

POOL PARTY – MAPO CLUB, BELLARIA IGEA MARINA (RN): ANTI-FLAG + DJ SET E SPECIAL GUEST TBA

SAXON e DIAMOND HEAD: una data a Milano!

SAXON e DIAMOND HEAD: una data a Milano!

 

I SAXON, una delle più grandi leggende della musica heavy metal, annunciano il tour mondiale!

La band capitanata da Biff Byford ha da poco pubblicato il nuovo album “Carpe Diem“, l’ennesima prova di grande classe e di uno stato di forma ancora smagliante a oltre quarant’anni dalla fondazione del gruppo.

La tappa italiana del Seize The Day World Tour è prevista per il 10 ottobre 2022 all’Alcatraz di Milano! A rendere assolutamente imperdibile questo evento per i fan del metal classico, ci sarà uno special guest d’eccezione come i grandissimiDIAMOND HEAD, un’altra delle colonne portanti del genere.

Ecco i dettagli della data:

Seize The Day World Tour
SAXON
+ Diamond Head
10 ottobre 2022
Milano – Alcatraz

ORARI:
Apertura cancelli ore 19:00
Inizio concerti ore 20:00

Biglietti disponibili su Ticketone e Vivaticket.