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IDLES: nuove date italiane per l’EUROPEAN TOUR 2022

IDLES

Annunciate nuove date italiane

EUROPEAN TOUR 2022

14/07 CARROPONTE – Milano (sostituisce la data inizialmente prevista il 3/03 al Fabrique)
15/07 PARKLIFE FESTIVAL – Padova
16/07 STRANGE DAYS – Roma
17/07 CINZELLA FESTIVAL – Grottaglie (TA)

Biglietti solo su DICE

Milano: https://link.dice.fm/8ZChJPH30nb 
Padova:
 https://link.dice.fm/2mjvOhIhUnb 
Roma: https://link.dice.fm/XRry1DLhUnb 
Grottaglie: https://link.dice.fm/7p84wfRhUnb

RADAR Concerti presenta gli IDLES. La band post-punk inglese ritornerà in Italia per quattro imperdibili date il 14/07 al CARROPONTE di Milano (sostituisce la data inizialmente prevista il 3/03 al Fabrique), il 16/07 agli STRANGE DAYS di Roma e il 17/07 al CINZELLA FESTIVAL a Grottaglie (TA), appuntamenti che si aggiungono alla data del 15/07 al PARKLIFE FESTIVAL di Padova, già annunciata precedentemente. 
Gli IDLES presenteranno così il nuovo album Crawler, uscito il 12 novembre per Partisan Records.

Negli ultimi anni gli IDLES hanno confermato le intenzioni e il successo del debut album BRUTALISM (2017, Balley Records) con il successivo JOY AS AN ACT OF RESISTANCE (2018, Partisan Records) e il relativo tour mondiale. Quella che per The Line Of The Best Fit era già dagli esordi “one of the most exciting British bands right now” è stata capace di andare oltre le aspettative di pubblico e critica, affermandosi come icone dello scenario punk internazionale. A Beatiful Thing: IDLES Live at Le Bataclan, uscito il 6 dicembre 2019, ha poi catturato le vibrazioni e l’atmosfera del loro concerto in un luogo altrettanto iconico: una gemma capace di impreziosire un percorso discografico già illuminante.

Il terzo album Ultra Mono è nato con un feeling da disco hip-hop e dalle stesse viscere musicali dei precedenti, ancora una volta sparate da Talbot contro i problemi della società con la tipica attitudine della working class.
Il 12 novembre 2021 è uscito per Partisan Records il quarto album Crawler, punto di svolta per la band e per il loro sound.

Gli IDLES tornano finalmente in Italia e lo fanno con ben quattro appuntamenti: il 14/07 alCARROPONTE di Milano, il 15/07 al PARKLIFE FESTIVAL di Padova, il 16/07 agli STRANGE DAYSRoma, il 17/07 al CINZELLA FESTIVALa Grottaglie (TA).

Biglietti in vendita su DICE
Milano: https://link.dice.fm/8ZChJPH30nb 
Padova: https://link.dice.fm/2mjvOhIhUnb
Roma: https://link.dice.fm/XRry1DLhUnb
Grottaglie: https://link.dice.fm/7p84wfRhUnb

ABOUT DICE
Nata a Londra nel 2014, DICE ha trasformato il modo in cui i fan scoprono e comprano i biglietti per gli eventi di tutto il mondo. Mentre la mission “get people out more” resta in stand-by, il lancio di DICE TV connette i fan con show in livestream personalizzati ed eventi da remoto.

TIROMANCINO: è online il video del brano “QUESTA TERRA BELLISSIMA”

TIROMANCINO

È online il video del brano
“QUESTA TERRA BELLISSIMA 

L’inedito contenuto nell’ultimo disco
“HO CAMBIATO TANTE CASE” 

È partito il
“HO CAMBIATO TANTE CASE TOUR 2022”

 

 

Milano, 1 marzo 2022. È online su https://youtu.be/joo8fDfSDnY il video del brano inedito “QUESTA TERRA BELLISSIMA” contenuto nell’ultimo disco dei TIROMANCINO “HO CAMBIATO TANTE CASE”, disco pubblicato da Virgin Records/Universal Music Italia lo scorso ottobre e accolto dalla critica con commenti entusiastici.

Se i nostri bambini erediteranno da noi la terra, fa che vivano i loro giorni in un mondo senza guerra;
per gli uomini del domani che avranno il nostro nome, salviamo questa terra bellissima… salviamola insieme “.

Federico Zampaglione racconta così questo brano: Quando nel 2018 nacque questa canzone ed il video (che abbiamo atteso a lungo per far uscire dando spazio a canzoni più romantiche), chi poteva immaginare che oggi sarebbe potuto essere così in linea con i tempi oscuri che stiamo vivendo?
Nel testo si parla infatti di rispetto e salvaguardia dell’ambiente e di pace.
Il tutto prende forma in un contesto dove Cappuccetto Rosso e il lupo, eterni rivali nelle favole, sono uniti in una realtà insidiosa e vengono braccati dalla vera minaccia: l’essere umano”.

Nel frattempo, i Tiromancino sono partiti per il “HO CAMBIATO TANTE CASE TOUR 2022” che li porterà nei principali teatri italiani.
Prodotto da TRIDENT MUSIC, questo giro di concerti sarà l’occasione per la band di Federico Zampaglione di calcare nuovamente i palchi dopo una pausa di oltre 3 anni dal lungo tour sold out che aveva accompagnato l’uscita della raccolta “FINO A QUI”.

Questo il calendario del “HO CAMBIATO TANTE CASE TOUR 2022” (per informazioni e biglietti www.tridentmusic.it).

25 febbraio 2022        SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP)             Palariviera
26 febbraio 2022        SENIGALLIA (AN)                                              Teatro La Fenice
3 marzo 2022             BOLOGNA                                                          Teatro Manzoni
4 marzo 2022             TORINO                                                              Teatro Colosseo
5 marzo 2022             BRESCIA                                                            Gran Teatro Morato
10 marzo 2022           ROMA                                                                 Auditorium della Conciliazione
11 marzo 2022           ASSISI  (PG)                                                       Teatro Lyrick
17 marzo 2022           FIRENZE                                                             Teatro Verdi
18 marzo 2022           MILANO                                                              Teatro Lirico
19 marzo 2022           PADOVA                                                             Gran Teatro Geox
25 marzo 2022           BERGAMO                                                          Teatro Creberg
26 marzo 2022           VARESE                                                              Teatro di Varese
31 marzo 2022           NAPOLI                                                               Teatro Augusteo
1 aprile 2022              BRINDISI                                                             Nuovo Teatro Verdi
2 aprile 2022              COSENZA                                                           Teatro Rendano
10 aprile 2022            GENOVA                                                              Politeama Genovese
11 aprile 2022             LA SPEZIA                                                         Teatro Civico
12 aprile 2022             SAINT VINCENT (AO)                                       Palais Saint Vincent
14 maggio 2022          PARMA                                                              Teatro Regio

RTL 102.5 È LA RADIO PARTNER UFFICIALE DEL TOUR.

 

 

ARTICO – TERRITORIAL PISSING • Nuovo singolo

IL SINGOLO A poco più di un anno dall’uscita del loro ultimo disco.
Uscirne Illesi gli ARTICO pubblicano un nuovo singolo.
Non un brano qualunque, ma la cover di Territorial Pissings dei Nirvana reinterpretata a modo loro.
Musica inquieta, emotiva, incalzante: il sound degli ARTICO è post-hc/noise rock di scuola americana, caratterizzato da una sezione ritmica frenetica e convulsa sulla quale ‘incastrano chitarre
stridenti e affilate, con una voce che canta lucida instabilità e urla stati d’animo.
In questo contesto sonoro gli ARTICO hanno riarrangiato il celebre brano di Cobain e soci, facendo emergere, però un lato più istintivo, grezzo e meno ragionato “È stata una scelta di cuore e di pancia – spiegano gli Artico.
Abbiamo cercato di mantenere il feeling “riot” del brano
contaminandolo con quello che è la nostra urgenza sonora, badando all’impatto del brano più di ogni altra cosa, come tradizione nirvaniana insegna.
Territorial Pissings anticipa il nuovo EP Non Siamo Gli Unici, in uscita il 25 Marzo per Duff Records / Non Ti Seguo Records.
IL VIDEO La disperata ricerca di pace nasconde una rabbia repressa. L’agonia prende forma nell’ombra. L’ombra combatte il rifiuto distaccandosi ancora di più dalla realtà.
Solo lo sguardo di chi si cela dietro l’ombra può raccontarci il suo passato.
Note di regia: “Territorial Pissings” cover dei Nirvana rifatta dagli Artico è un brano molto potente, un forte urlo alla vita da parte di tutti gli sconfitti in cerca di pace. Quindi fin da subito è partita la ricerca di questo urlo.
La fotografia sporca e rumorosa, la scenografia polverosa e spartana cercano di restituire que caos
La direzione che rimanda agli anni 90, come il formato, i colori e le riprese vogliono colpire proprio quel senso di nostalgia.
L’ombra della protagonista in preda alla paranoia cerca di fuggire dalla realtà chiudendosi in questo luogo grottesco, ogni volta facendo azioni ordinarie come tentativo di evasione e di sfogo.
E le poche scene fuori a questo luogo grottesco mettono davanti allo spettatore la realtà, allo squardo della protagonista che racconta cosa la ha portata ad arrivare fino a li, senza mai parlare.

I PUP TORNANO LIVE IN ITALIA! UNICA DATA ITALIANA DEL LORO TOUR EUROPEO 1 NOVEMBRE AL BLOOM DI MEZZAGO(MB)!

I PUP, una delle band più amate degli ultimi anni,tornano live in Italia per un’unica e imperdibile data:appuntamento al Bloom di Mezzago (MB) l’1 novembre 2022.

L’ultimo show della band in Italia è stato un grande successo: il 15 novembre 2019, infatti, hanno registrato un clamoroso sold-out al Circolo Ohibò di Milano, dimostrando di essere una delle realtà più interessanti e apprezzate della nuova scena punk d’oltreoceano. La band canadese torna quindi in tour per presentare il nuovo album “THE UNRAVELING OF PUPTHEBAND” in uscita il 1° aprile per Little Dipper/Rise Records. L’album, anticipato dai singoli Waiting e Robot Writes A Love Song, è stato registrato durante l’estate del 2021 insieme al produttore Peter Katis (Interpol, Kurt Vile, The National). In questo disco la band ha potuto sperimentare l’utilizzo di nuovi strumenti musicali, tra cui pianoforti, synth e fiati. Stefan Babcock, parlando del nuovo disco e delle tematiche affrontate, ha dichiarato che “Puoi sentire la band che inizia a cadere dal precipizio e, per questo, penso che questo disco sia il nostro disco più vero e genuino fino ad oggiNon c’è niente di più PUP di una lenta e inevitabile discesa nell’autodistruzione”.
I PUP sono il punto di incontro perfetto tra il punk rock classico, fatto di gang vocals e riff che si stampano in testa al primo ascolto, e l’interpretazione più moderna di esso con l’inserimento di melodie catchy, creando così un mix di sonorità e stili che li rende unici nel loro genere.

 

🎸 PUP

🗓 1 NOVEMBRE 2022

📍 BLOOM – MEZZAGO (MB)

🎫 Biglietti in vendita su Mailticket a partire dalle ore 10 di venerdì 4 marzo.

 

I PUP sono Stefan Babcock, Nestor Chumak, Zack Mykula e Steve Sladkowski. Formano la band nel 2010 a Toronto, in Canada e da lì in poi parte un viaggio che li porta a registrare 3 album in studio e sold-out in tutto il mondo. Il primo disco della band PUP (2013) viene molto apprezzato da fan del genere e dalla critica ma la vera svolta la trovano con i due album successivi The Dream Is Over (2016) e Morbid Stuff (2019). Quest’ultimo ottiene eccellenti riscontri da parte della critica, tra cui si registrano gli apprezzamenti di PItchfork e NPR. L’album ha vinto il premio JUNO come Alternative Album Of The Year ed è stato candidato al Polaris Music Prize.

Tre Domande a: NEW OCEAN

Come e quando è nato questo progetto? 

Questo progetto è il risultato finale di altri progetti ai quali ho preso parte negli anni, come ad esempio alcune band. Il progetto nasce per dare libero sfogo a tutti gli elementi che mi hanno formato oggi come persona e artista. Amo spaziare tra un genere e l’altro mantenendo comunque un filone unico, amo farmi investire da vibrazioni nuove e da stimoli sempre diversi. Il progetto prende sempre più forma quando insieme a me hanno iniziato a crederci altre persone. Da quando conobbi Gamuel Sori, il mio producer, la mia direzione e forma musicale diventano sempre più precise. Oltre a lui c’è chi si occupa della parte manageriale, chi della parte visiva (foto o video) e altre persone ancora che credono in me. Sono molto grato, mi sento fortunato a condividere questo sogno con altri già in questa fase del progetto.

 

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta? 

Quello che voglio trasmettere è esattamente quello che altri artisti prima di me mi hanno ispirato. Voglio dare la possibilità di sognare, di immergersi e viaggiare tramite la mia musica. Mi piacerebbe donare la speranza di vivere i propri sogni tramite il progetto NEW OCEAN.
Per me, come rappresenta il mio nome d’arte, la musica è istinto puro e nasce senza limiti, proprio come le onde dell’oceano. Proprio questo istinto è il fulcro della mia attitudine e della mia scrittura e, tramite le mie canzoni, miro a parlare alle persone, con la speranza si possano riconoscere in essa. 

 

Quanto punti sui social? 

Ho sempre creduto che la musica possa avere un impatto crescente se affiancata a qualcosa di visivo, per questo, assieme al mio team, ci concentriamo molto sulla parte estetica, per far conoscere il nostro immaginario artistico, soprattutto grazie all’ausilio dei social. Non ho ancora grandi numeri, ma passo dopo passo nuovi fan e persone del settore conoscono me e la mia musica, e ne sono davvero felice. Ho e abbiamo voglia di farlo. Lavorare tramite i social ci diverte e ci svaga. È bello vedere messaggi di apprezzamento da parte delle persone che ti seguono. 

Basia Bulat “The Garden” (Secret City Records, 2022)

È cresciuta ascoltando una stazione radio da cui risuonavano vecchi classici. Nella stanza di Etobicoke, un sobborgo di Toronto, Basia Bulat imparava a memoria le canzoni di Sam Cooke, Stevie Nicks, Sandy Denny, Abner Jay, carpendo anche segreti e suggerimenti dalle lezioni di pianoforte e chitarra che la madre dava ai propri studenti. Nel 2005, il suo EP d’esordio – ancora acerbo ma dalla strabiliante personalità – arrivava alle orecchie degli addetti ai lavori della Rough Trade, pronti a spalancare alla giovane promessa le porte dello studio di registrazione Hotel2Tango a Montreal, culla delle opere più famose di Arcade Fire e Silver Mt.Zion.

Dopo innumerevoli paragoni superati con fierezza – il più ingombrante, forse, quello con Joni Mitchell – cinque album accolti con favore dalla critica e palchi internazionali condivisi con artisti del calibro di The National, Nick Cave, St.Vincent, Sufjan Stevens, Beirut, Basia Bulat ha conquistato, a ragione, una posizione autoriale tra le voci più interessanti della sua generazione.

Con l’ultimo album, The Garden, pubblicato per Secret City Records, la cantante raccoglie i brani più amati del suo repertorio, impreziosendoli di una nuova anima orchestrale, già sperimentata grazie alla collaborazione – soprattutto live – con esclusive ensemble da camera e con orchestre complete, tra cui l’Ottawa National Artist Center Orchestra e la Symphony Nova Scotia, per un’esperienza di ascolto che coniuga la sensibilità classica al folk-pop contemporaneo.

Gli arrangiamenti per quartetto d’archi di Owen PallettPaul Frith e Zou Zou Robidoux, uniti al songwriting fluido e sincero di Basia, rimandano, da una parte, a colonne sonore di stampo cinematografico e, dall’altra, a passaggi musicali idillici, quasi bucolici. Dimensione, questa, collegata direttamente al titolo del disco e alla title track, manifesto artistico dell’intero lavoro sia come struttura – nessuna delle tracce, tra apici ritmici e distensioni melodiche, si discosta da uno stile univoco – sia come “collettore” tematico. Con The Garden in qualità di primo singolo estratto, Basia Bulat esprime un’urgenza di evoluzione, seguendo un andamento spontaneo, proprio come quello della natura. 

È lei a scandire la propria necessità di rallentare, in termini personali e professionali, riflettendo sulle tappe fondamentali del suo percorso, sui ricordi, sulle radici. Risulta calzante, infatti, la metafora del giardino: uno spazio privilegiato e protetto dove niente rimane invariato. Piante e fiori nascono, crescono, appassiscono in un ciclo vitale di rigenerazione. Un ciclo che ritorna nel brano omonimo, come dichiarato dall’artista: “Quando ho scritto The Garden [nel 2016], ero in uno stato mentale distorto. È come se mi avesse preso per mano, suggerendomi di mantenere la calma. We won’t look back / And if we don’t we won’t be lost. Mi ha detto di respirare nel presente e guardare verso il futuro”.

La resa, curata da Pallet, vivifica tali processi e si allunga in virtuosismi chiaroscurali di matrice orchestrale, lasciando immaginare delle correnti che trasportano petali, spine, germogli e foglie ormai secche, in un vento magico, di cambiamento verso un’altra stagione di fioritura. E benché il nome di Pallet, di recente, sia stato accostato anche al nome di Taylor Swift, la scelta di registrazione in studio “rinnovata” di Basia non è accostabile a quella della pop star. “Adesso canto queste canzoni in maniera diversa: è un dono del tempo. Nel disco ho avuto anche la possibilità di incanalare alcune influenze derivate dai musicisti che amo”. 

Da Marek Grechuta, con cui Basia Bulat condivide radici polacche, a Björk con la versione per quartetto d’archi di Hyperballad sino a Cat Power per il coraggio nella reinterpretazione delle cover, The Garden è uno scenario di suggestioni sempreverdi, illuminate da una scintilla creativa inequivocabile. Complice anche una sorprendente notizia: l’artista ha scoperto di aspettare una bambina durante le sessioni in studio: “È stata una gioia immensa. Ed una responsabilità nel percepire la sua crescita come qualcosa che sfugge al controllo, lo stesso che avviene con la natura. Lo dobbiamo accettare e, in fondo, si prova una sensazione liberatoria”. 

 

Basia Bulat

The Garden 

Secret City Records

 

Laura Faccenda 

Tre Domande a: Dragoni

Ci sono degli artisti in particolare a cui vi ispirate per i vostri pezzi?

Quando ho scritto la maggior parte delle canzoni presenti nel disco ascoltavo molto Sufjan Stevens, Phoebe Bridgers e Big Thief. Sicuramente sono stato ispirato da loro, anche se poi nell’arrangiare i pezzi è venuto fuori qualcosa di differente.

 

Progetti futuri? 

Prima dell’estate vorremmo pubblicare una delle canzoni presenti nel disco, Propaganda, insieme a una serie di remix a cura di Lorenzo BITW e di alcuni producer che ruotano attorno all’etichetta Big Lakes Records. Dragoni è un progetto solista, ma credo che la musica migliore nasca da esperienze comunitarie e con una release più corale vorrei restituire questa esperienza di comunità.

 

Se doveste scegliere una sola delle vostre canzoni per presentarvi a chi non vi conosce, quale sarebbe e perché?

Incagli: c’è un synth anni Ottanta a un certo punto che mi dà soddisfazione.

Tre Domande a: mt/solo

Come e quando è nato questo progetto?

mt/solo è nato da una casa in disordine. La casa è la nostra sala prove, uno studio improvvisato nella campagna fuori Firenze, il luogo dove abbiamo iniziato a suonare, a scrivere canzoni e registrarle.
Il disordine è ciò che restava della nostra band precedente giunta al capolinea: strumenti, microfoni, amplificatori, ma anche fotografie, pagine scritte e hard disk con registrazioni e idee mai portate a termine.
Fare ordine ci ha fatto scoprire mt/solo, abbiamo raccolto quelle idee che non eravamo stati capaci di capire, le abbiamo trasformate e provate fino a che non ce le sentivamo bene addosso e ne abbiamo fatto delle canzoni.
mt/solo è stato una scoperta che abbiamo fatto sul finire del 2018, ma in realtà stava crescendo nel disordine da molto prima e aspettava che anche noi crescessimo per venir fuori.

 

Cosa vorreste far arrivare a chi vi ascolta?

Tutti i brani del disco in uscita sono pagine di una sorta di diario emotivo, dove le storie sono patchwork di esperienze vissute che si mischiano all’ambiente che le circonda.
Abbiamo raccontato queste storie di desideri, fallimenti, amori pericolosi e fugaci soddisfazioni come fossero delle favole.
Nascondendole in delle istantanee di personaggi e situazioni surreali, le abbiamo staccate dall’esperienza strettamente personale per farle diventare simbolo di quel particolare stato emotivo.
Non ci interessa la morale, ci interessa trasmettere la forza del sentimento per avere indietro una reazione ad di là del giusto, dello sbagliato e del socialmente accettabile.
Per vedere come va il mondo anziché dire come dovrebbe andare.

 

Come vi immaginate il vostro primo concerto live post-pandemia?

Abbiamo sempre pensato che mt/solo appartenesse più al palco che non allo studio, quindi questa domanda ci sta molto a cuore.
Ce lo immaginiamo emozionante come un nuovo inizio, adrenalinico e liberatorio al contempo. Onestamente non vediamo l’ora di recuperare questo aspetto della musica, di scambio vivo, organico, da bocca ad orecchio senza intermediari, anche di sbagliare se vuoi, ma mettersi in gioco in una situazione dove quello che succede esiste solamente in quel momento ed in quel tempo.
In ultimo di scoprire un pubblico nuovo da molto a digiuno di musica dal vivo, sicuramente più desideroso che mai di rendersi partecipe.    

rovere: le esperienze che fai modificano la persona che sei

I rovere, Nelson “Nels” Venceslai, Lorenzo “Stiva” Stivani, Luca Lambertini, Davide “Frank” Franceschelli e Marco “Paga” Paganelli, hanno pubblicato il loro secondo album, intitolato dalla terra a marte. Per l’occasione, abbiamo chiacchierato con uno Stiva molto emozionato per il nuovo disco nel suo giorno di uscita.

 

Ciao, Stiva! Piacere. Come va?

“Ciao, piacere mio! Tutto bene, tutto bene. Giornata lunga, con l’emozione per l’uscita del disco…dai, siamo molto contenti.”

 

Voi avete fatto questo viaggio dalla Terra a Marte: raccontaci qualcosa.

”Questo disco abbiamo iniziato a lavorarlo più di due anni fa. Ci eravamo rinchiusi in una casa di montagna nei pressi di Vipiteno e avevamo iniziato a scrivere la prime canzoni, tra cui freddo cane. Una sera, mangiando insieme con la televisione accesa sul telegiornale, abbiamo sentito questa notizia che ci diceva di tornare a casa perché si stava chiudendo.”

 

Ah, subito prima del lockdown!

“Sì, è stato assurdo perché è stata l’ultima volta che ci siamo visti per almeno due o tre mesi e ci siamo trovati a lavorare in un modo totalmente nuovo: a distanza, ognuno nella sua cameretta. E dopo un iniziale momento ovvio di fatica per la nuova situazione, sono nate un sacco di canzoni che poi in questi due anni abbiamo rielaborato, modificato e fatto nostre. Da lì è nato il disco. Il tema del viaggio dalla Terra a Marte è nato perché non potevamo viaggiare in quel periodo, se non con la mente e la musica e per me è stata quell’ancora di salvezza che ci ha tenuti attaccati alla realtà e attaccati al desiderio di vivere in un momento in cui di vita non c’era nulla. C’era solo un esistere, uno stare nelle nostre case aspettando e la musica ci ha dato modo di fare tesoro di quel tempo che ci era stato dato.” 

 

rovere dalla terra a marte

 

Qualche settimana fa è uscita crescere. Volevo chiederti: com’è stata la crescita dei rovere? 

“In realtà noi venivamo da un periodo abbastanza strano. Il 2019 per noi è stato un anno importantissimo: è uscito il nostro primo disco disponibile anche in mogano, ma abbiamo fatto anche più di cinquanta concerti. Abbiamo passato più di due mesi in giro per l’Italia dormendo in alberghi diversi ogni notte. È stato un periodo molto intenso, molto euforico, ma non ci dava il tempo materiale di riflettere su quello che stavamo vivendo e anche su quello che stavamo diventando, perché le esperienze che fai modificano inevitabilmente la persona che sei. Quindi, non avevamo mai avuto l’occasione di confrontarci con noi stessi sulla nostra vita ed è stata un’occasione di crescita poter ripensare a tutto questo. In realtà è come quando si parte per un viaggio e si cercano delle risposte…[si sente Stiva che parla con delle ragazze e cade la linea, poi mi richiama e mi dice che l’hanno fermato chiedendogli se fosse un cantante.]
Allora, parlavamo di crescere. Dicevo che questo periodo qua ci è servito sicuramente anche per fare un po’ di conti con noi stessi, come quando si parte per un viaggio, che può essere sia reale, verso un posto “vero”, sia con la mente, come con accade con la musica e con l’arte. Si cerca di ritrovare se stessi e molto spesso sono di più i dubbi che emergono rispetto alle certezze e così è stato per noi. Siamo partiti che volevamo capire chi fossimo e abbiamo commesso tanti errori, abbiamo trovato tante difficoltà. Ciò che ci portiamo a casa da questo disco è la bellezza di condividere, di fare la musica insieme tra di noi, ritrovarci. Condividere la musica è ciò che ci rende felici, perché quando lavori per due anni chiuso nella tua stanza per la maggior parte del tempo, o in uno studio con le solite cinque o sei persone, ti sembra che la musica finisca lì. Quando non ci sono i concerti, la condivisione e la risposta del pubblico non esistono. Quindi, abbiamo proprio bisogno di feedback.”

 

Poi ci sarà anche il tour. Immagino siate carichi!

“Noi non vediamo l’ora perché, purtroppo, dovevamo iniziare tra un mese. Era tutto organizzato, ma la situazione non permette di dare certezze. Ti faccio un esempio: quando suoniamo a Bologna, ci sono persone che, magari, vengono da Napoli o dalla Sicilia e che prendono un aereo e spendono ulteriori soldi. Noi ci tenevamo che l’organizzazione fosse perfetta, soprattutto per queste persone che si organizzano per non perdere tanti soldi. La situazione di emergenza non può dare certezze per i concerti, noi ci esibiamo con il pubblico in piedi e senza mascherine e abbiamo deciso che la cosa migliore fosse rinviare a luglio e godersela pienamente.”

 

Speriamo ci sia più sicurezza.

“Esatto. Come recita la nostra canzone la libertà, che è all’interno del disco, noi vogliamo che il pubblico viva in libertà il concerto. Dal punto di vista di socializzazione, di arte e condivisione e sarebbe brutto viverlo con la paura di contagiarsi, entrare in contatto ed essere troppo vicini. Cioè…no! Non vogliamo che lo vivano così, partiamo il 2 luglio con Padova, poi toccheremo la nostra città di Bologna, toccheremo Torino. Insomma, gireremo l’Italia e non vediamo l’ora.”

 

Mi viene in mente però che, anche se siete stati distanti dal pubblico, i rovere si incrociano con YouTube. Io stessa ho guardato i vlog di Nelson [youtuber famoso per i canali Space Valley e Nels, N.d.A.] in cui registravate l’album e secondo me questo vi ha avvicinato al pubblico, è un valore aggiunto.

“È indubbiamente un valore aggiunto. Io ti parlo proprio di contatto umano. È vero: i feedback li hai perché vedi le persone che condividono la loro frase preferita di una canzone, ma è comunque a distanza e non è come le persone che ti cantano davanti a un concerto. Forse ci eravamo abituati troppo bene nel 2019, però a me piace pensare che quella fosse la normalità. E ben vengano, ovviamente, tutte le occasioni di incontrarsi a distanza, perché in questi anni sono state oro. Però, a noi manca quel contatto umano, come quelle ragazze di prima che ti fermano per strada e ti chiedono se sei un cantante e non sanno neanche bene chi sei, magari ti hanno visto su una copertina, ma sono curiose e ti fermano. A noi mancano queste cose qua.”

 

Diciamo che abbiamo dovuto trovare qualche alternativa in questi due anni. Mi lego al discorso sulla crescita che facevamo prima: in questo album ho ritrovato i rovere di disponibile anche in mogano, per esempio. Però ci sono delle differenze dai lavori precedenti e, quindi, qual è il tratto distintivo di questo album oltre a quanto abbiamo detto sulla pandemia?

“Al di là delle tematiche del disco, ci sono differenze abbastanza importanti. Dal punto di vista musicale, abbiamo avuto una collaborazione che per noi è stata totalmente nuova ed è stata con Matteo Cantaluppi, il produttore del disco, noi lo stimavamo tantissimo. Desideravamo da tempo che lavorasse con noi, perché volevamo quel suono di band che lui sapeva dare. È bravissimo in questo e ha lavorato con gruppi come Fast Animals and Slow Kids, Thegiornalisti e nei suoi lavori è riuscito sempre a dare quel suono che a noi piaceva tantissimo, che sapeva proprio di suonato, con chitarra elettrica, batteria acustica. Sa fare un lavoro di mixaggio che a noi piaceva molto e quando siamo riusciti a fare il primo singolo con lui, freddo cane, l’abbiamo portato dentro tutte le altre cose e gli abbiamo proposto di fare il disco. Lui si è trovato da subito molto bene con noi ed è venuto naturale. Quindi, prima di tutto ti dico che la differenza sta in questo: nello spazio musicale si sente un bel level up, c’è una cura a livello di suoni e arrangiamenti che è diversa e anche più matura rispetto a disponibile anche in mogano. Rispetto invece ai testi, in questo disco ci siamo confrontati anche con altri autori e abbiamo scritto più canzoni e abbiamo avuto più possibilità di scelta. Rispetto a disponibile anche in mogano, è un album più lungo perché abbiamo trovato più canzoni e ci siamo detti: “Ma perché dobbiamo fare un album di dieci canzoni come l’altro?” E alla fine, c’erano quattordici canzoni che ci piacevano e le abbiamo inserite tutte ed è venuto fuori un album che, secondo me, è più sincero, parla più di noi e ci rappresenta di più. Per me, con questo disco siamo riusciti a essere più noi stessi e più riflessivi su quello che volevamo condividere. Magari, col primo disco abbiamo avuto uno strumento di comunicazione col nostro pubblico che non pensavamo di avere, non credevamo che avremmo avuto quel riscontro. Con questo disco un po’ di consapevolezza ce l’avevamo e volevamo sfruttare l’occasione per raccontare chi fossimo, perché ne sentivamo il desiderio.”

 

Dopo questi due anni, direi che fa bene qualcosa in più. Io ho finito e ti ringrazio!

“Ma il disco ti è piaciuto? Posso chiedertelo?”

 

Sì, mi è piaciuto! Però io sono molto fan di disponibile anche in mogano, ce l’ho nella testa da tanto tempo, ma anche i singoli lupo e crescere mi sono entrati subito in testa.

“Dai, sono contento, mi fa piacere. Speriamo di vedere anche te a un concerto!”

 

Certo, io ci sarò! Grazie mille, ciao!

“Grazie a te, ciao!”

 

Marta Massardo

Gianni Morandi @ Teatro Duse

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• Gianni Morandi •

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Teatro Duse (Bologna) // 17 Febbraio 2022

 

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Foto: Alessandra Cavicchi
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Tre Domande a: Caron Dimonio

Come e quando è nato questo progetto?

Giuseppe: Alla fine del 2012 mi ero ritrovato con una decina di canzoni, preparate in “dimensione casalinga”: voce/testi, chitarra ed electribe Korg, niente software, avevo chiuso da più di un anno con il mio primo progetto musicale, mi serviva quindi un bassista per svilupparle, così ho chiesto a Filippo di aiutarmi. Ci eravamo conosciuti suonando in un gruppo nato in quel periodo, che però ebbe breve vita. Lorenzo è entrato come turnista alla batteria a inizi 2018, in tour si è intensificato il nostro rapporto, non solo personale, ma anche a livello artistico, così gli abbiamo proposto di entrare in pianta stabile nel progetto, che adesso quindi è un trio. Ci segue come produttore fin dagli inizi Gianluca Lo Presti.

Filippo: Sono stato coinvolto da Giuseppe nel 2013, suonavamo insieme in un’altra band. Lui aveva già pronti dei brani e gli serviva un bassista. Sono rimasto piacevolmente intrigato dall’idea di suonare in una band che unisce sonorità post punk ed elettronica con cantato in italiano. Da quel momento abbiamo stipulato questo matrimonio (o questa condanna direbbero alcuni ahaha) che è diventato a tre con il piacevole inserimento di Lorenzo, e macinato date e chilometri.

Lorenzo: Il mio viaggio con Caron Dimonio è iniziato in autostrada durante un tour nel 2018. In quella occasione ero semplicemente un accompagnatore. I miei amici mi proposero di fare qualche live assieme in futuro,allestendo una sezione ritmica non convenzionale che si aggiungesse a basso e chitarra nella parte di scaletta più rumorosa. Poco dopo siamo partiti per l’Inverno slovacco e al ritorno dal grande freddo facevo parte anche io del gruppo.

 

Se doveste riassumere la vostra musica in tre parole, quali scegliereste e perché?

Giuseppe: Drammatica, potente, eterea. Perchè lo è 🙂

Filippo: E come si fa a in tre parole? È complicatissimo, me ne vengono in mente almeno un decina. Direi che la nostra musica è ossessiva, come ogni rituale che si rispetti la preghiera deve entrare in testa. Cinematografica, se chiudo gli occhi la trovo estremamente evocativa. Crying on the dancefloor, ok non è una parola sola ma passatemi il temrine. È quella canzone che ti fa ballare perché danzereccia, però nello stesso tempo ha un che di stretta al cuore.

Lorenzo: FANTASMI – Durante i numerosi lockdown, anche se lo sospettavo da tempo, ho infine avuto la certezza che nel mio vecchio appartamento convivessero con me alcuni fantasmi. Presone atto, nel momento in cui stavo partendo con gli strumenti per la prima sessione di registrazione, appena prima di chiudere la porta di casa, li ho invitati a venire con me in studio. Mi hanno sussurrato ottimi consigli e spero potrai apprezzare il loro contributo, specialmente in alcune parti di synth.
MONTAGNE – Sempre durante un lockdown ho lasciato il mio appartamento a Bologna per trasferirmi in un piccolo paese dell’Appennino, popolato da poche anime. L’attenuarsi del perpetuo drone cittadino mi ha permesso di creare alcuni buoni paesaggi col sintetizzatore.
DISCOTECA – Pubblicando questo album il nostro sogno sarebbe farti piangere con qualche accordo melanconico di dolce euforia cupa, ma se riusciremo subito dopo a farti anche ballare con la lacrima non ancora asciugata sulla tua guancia, sarebbe proprio il top.

 

Quanto puntate sui social per far conoscere il vostro lavoro?

Giuseppe: Mi occupo io dei social, gli altri li guardano a malapena (e fanno bene 🙂 ). Li uso (credo) nella giusta misura, principalmente per promuovere nuove uscite, recensioni, interviste o date tour.

Filippo: Ultimamente più di prima. Per anni ho ignorato cose come le storie su Instagram, o altre dinamiche social, per manifesta incapacità informatica più che per spocchia. Col tempo mi sono reso conto che sono fondamentali per arrivare ad una quantità di pubblico maggiore, li trovo persino divertenti. Chissà che per me non sia l’inizio di una lunga carriera da boomer.

Lorenzo: Probabilmente i social puntano su di noi per tamponare l’emorragia di iscritti che si cancellano sempre più numerosi perché sempre più soli.

Tre Domande a: YTAM

Come e quando è nato questo progetto?

Dopo una serie di esperienze con alcune band, ho iniziato a pensare che forse avevo bisogno di poter esprimere le mie emozioni in modo indipendente e senza dover chiedere conferma ad altri membri come funziona nei gruppi appunto. Cercavo un nome semplice, immediato e che suonasse anche un po’ internazionale, siccome prendo molto ispirazione da artisti al di fuori dell’Italia. Quattro anni fa è nato il mio progetto YTAM anche se è negli ultimi due anni che le cose si sono fatte serie!

 

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?

Il mio obiettivo è quello di trasmettere un’emozione a chi ascolta le mie canzoni, metto quasi sempre al primo posto il sound di un pezzo più che il testo. Attraverso le canzoni racconto delle esperienze, o degli stati d’animo che mi hanno colpito e che non riuscirei ad esprimere normalmente.

 

Progetti futuri?

Al momento non ho ancora spoilerato cosa ci sarà dopo GBYE (il mio primo singolo), però posso anticipare che in primavera succederà qualcosa di super! Abbiamo lavorato al mio progetto per tanto tempo e adesso non vedo l’ora di condividere con tutti il materiale che abbiamo preparato. Tenete d’occhio la mia pagina Instagram!