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Yo La Tengo @ Bremen Teater

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• Yo La Tengo •

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Bremen Teater (Copenhagen) // 21 Aprile 2023

 

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Il Desiderio Che Mi Frega

Accade.

Ogni tanto accade.

E forse è l’unico motivo per cui talvolta mi avventuro ad ascoltare musica nostrana.
Accade che un disco d’esordio solletica territori condivisi, conoscenze, immagini e stupisce per la qualità sia musicale sia di scrittura. Ma se nel primo album si aveva l’impressione che il gruppo avesse l’urgenza di presentare la propria visione del mondo, tritato, masticato e digerito da una profondità di analisi quantomeno notevole, nel secondo lavoro si contano diverse canzoni che iniziano a dare forma a una sorta di visione, di lettura del mondo attraverso il rapporto tra artista e realtà. Accadeva già nell’album di esordio, ma era fenomeno più sporadico. Qui la dualità è il tema. Nel senso più classico ma anche per vie postmoderne.
Con ordine.
Le Viadellironia sono Maria Mirani, Giada Lembo, Marialaura Savoldi e Greta Frera, prodotte dalla Hukapan, dove sono di casa gli Elio e le Storie Tese, tanto che a produrre il disco è proprio (nuovamente) Cesareo. Al disco contribuisce Edda, come già per il primo disco, autore di una intera traccia, Tu Mai, e spicca la partecipazione di Peaches, cantautrice canadese icona dell’electroclash nonché della comunità LGBTQIA+, nel pezzo forse più riuscito dell’album, Sodoma. 

Musicalmente siamo nel secolo scorso, perché le ragazze pescano a mani basse nell’alt rock italiano anni novanta, fedeli alla linea tracciata nel primo lavoro, dove gli echi di Afterhours e soci erano palesi. Sia chiaro, non suona vecchio, suona solo bene. Che vuol dire saper gestire le fonti e il vocabolario, creando un’impalcatura più che stabile per i testi che sono il vero punto di forza della band.
C’è uno spettro di Herman Hesse che si aggira per l’album, fin dalla prima traccia, Boccadoro. Il suo Narciso e Boccadoro, libro uscito nel 1930, torna a dare vita ad un tema archetipico, quello dell’eterno dualismo tra ragione ed emozione, tra razionalità e passione. Boccadoro per le nostre diventa una ragazza, giusto per poter aggiungere alla ricetta nuove sfumature, che, causa machismo inconsapevole, erano assenti tra le pagine di Hesse.
Siamo sul campo di battaglia dell’eterno scontro tra apollineo vs dionisiaco, mentre il tema dello specchio viene evocato per la prima volta, per ricordarci che Narciso era narciso, che Wilde lo ha reso magicamente perfido e che la scatola dei riferimenti è spalancata sul tavolo, vicino alla frutta [cit. di cit. al cubo].
Boccadoro è la nostra Virgilio, ci aspetta alle porte del disco, lei è l’eros, la curiosità per il mondo, è il desiderio che ci frega, prima che il buon Narciso, freddo e razionale, ci riporti con i piedi per terra.
Il dualismo viene cantato con gioiosa consapevolezza nella title track, Il desiderio che mi frega.
Nella seguente Tanqueray i vapori di Baudelaire appannano di nuovo specchi evocati nel testo, mentre lentamente scivoliamo dalla figura letteraria di Narciso al più triviale narcisismo. 
Sodoma mi ha dato una visione, con le ragazze a Sanremo, Peaches decisamente non consona alla fascia oraria e al target, ma l’Ariston in piedi a ondeggiare sulla cassa dritta del pezzo. Pubblico per altro ignaro del testo e del suo significato, perfettamente in linea con quanto narrato poco sopra.
Pezzone, si direbbe, lo candido a secondo singolo dell’album.
Si riposa, nella cinematografica Casablanca, che sa di otium e di sospensione, forse utile alla consapevolezza che sembra arrivare nei brani successivi: Il pianto delle cose e Corallo.  Nel primo la nostra Boccadoro sembra prendere coscienza della propria natura di artista, della condanna all’empatia, al sentire tutto, anche le “cose”, a vedere chiaro e limpido lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. Così in Corallo ci si chiede se non si è cercata la verità nel posto sbagliato, con la conseguenza di aver perso la guida, la strada, il filo della realtà.
Edda aggiunge un brano e un punto di vista nel disco, chiuso poi dal singolo uscito a febbraio ’22, Sade Valentino, che anticipa il racconto del dualismo, entrando perfettamente nel tema affrontato, presentando l’affascinante rapporto tra una ragione raffinata e “alta” e un corpo che non disdegna il piacere della carne. La mediazione tra Narciso e Boccadoro passa per il latex. 

Questo è un disco intelligente. Evoca con musica e parole immagini, miti e personaggi. Crea un piccolo mondo abitato da dubbi e citazioni. Ma soprattutto è una piccola lectio magistralis di trenta minuti sulla presa di coscienza della propria fallibilità, della giustamente squilibrata dualità che vive in noi. È l’autocoscienza che passa anche per la via dell’(auto)ironia a creare gli anticorpi più potenti, perché tra Narciso e Boccadoro non vince nessuno se non alla fine del libro di Hesse, quando tutti, ma soprattutto Boccadoro, imparano a leggere l’esperienza della vita senza un rapporto bulimico con la realtà.
Che poi, contorsioni mentali a parte, quel Sade Valentino alla fine del disco mi ha ricordato l’ultima battuta di Eyes Wide Shut.
Mo’ me lo segno. 

Viadellironia
Il Desiderio Che Mi Frega
Hakupan

Andrea Riscossa

Non Credere a Nessuno

Esiste un dolore persistente, un senso di disagio che attraversa generazioni diverse, che incastra le sue radici nelle anime più fragili e l’urgenza di raccontarlo diventa musica: è qui che si collocano i Sick Tamburo e il loro nuovo album Non credere a nessuno.

Era il 2007 quando Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani hanno fondato la band, dopo l’iconica avventura dei Prozac +, continuando a raccontare la vita attraverso un eterno atteggiamento punk che li ha resi dei capisaldi del panorama alternative rock italiano. Dopo la prematura e drammatica scomparsa di Imelio, l’inconfondibile poetica di Accusani ha continuato a dare vita al progetto musicale.

Mentirei se dicessi che ho sempre conosciuto i Sick Tamburo. Certo, il loro nome e la loro fama sono nel mio radar da anni e Spotify, con il suo implacabile algoritmo, mi ha spesso proposto i brani della band. La mia conoscenza era approssimativa fino a poche settimane fa: ma non è anche questa l’essenza dell’underground? Qualcosa scorre silenziosamente sotto la superficie e poi emerge con prepotenza, fa rumore, spacca il terreno e trovi un senso a tutte le tue emozioni complicate e, a volte, insopportabili. 

Arriviamo alle note, dolenti e no. Per sempre con me è la canzone che ha anticipato l’album Non credere a nessuno e vede la partecipazione di Roberta Sammarelli dei Verdena. Il ritornello entra in testa, una dolce melodia fonde le voci di Sammarelli e Accusani, che ci raccontano la storia di una ragazza apparentemente spenta e confusa che ha perso se stessa. Il brano propone una riflessione: “Hai perso la voglia di alzarti / Si parla di libere menti”. Un periodo buio può essere una conseguenza di una mente libera dalle costrizioni della vita? La sensibilità dei testi di Accusani è un varco che ci conduce verso nuove prospettive. 

Il colore si perde, altro singolo dell’album, ci mette davanti ai cambiamenti d’umore. Ogni sensazione che proviamo è passeggera, tutto è in continua evoluzione. È semplice vivere così? Forse sì o forse no, ma a volte è anche normale lasciare scorrere la vita così com’è, come sembra suggerire il brano Piove ancora. Possiamo sentirci impotenti di fronte alle disgrazie, ma possiamo tenerci stretti, farci compagnia e cercare di non sentirci soli. Il cambiamento d’umore è un tema molto presente nell’album e ne è un altro esempio Certe volte: “Certe volte basta poco / Per far venire il sole / Certe volte basta poco / Per farlo scomparire / Certe volte basta poco / Per fare il carnevale / Certe volte basta poco / Per fare un funerale.”

Il mio unico nemico è una canzone che racconta una verità che a tratti sembra scontata, ma che ci dimentichiamo spesso, come accade per tante banalità. “Cerco sempre un nemico cerco / Per non stare solo […] Ma il mio unico nemico / L’ho capito sono io / Non mi serve più cercare / Ho una faccia a cui sputare.” Quante volte, anche ironicamente, abbiamo sentito l’espressione “fare il dramma”? Forse è il dramma che fa noi, ci plasma, ci dà un senso, crea un movimento nella nostra vita e ne diventiamo dipendenti. Qual è la linea da non superare?

Non credere a nessuno è un disco che attraversa le fasi inevitabili della vita: l’abbandono, la perdita, il bisogno di aiuto, la consapevolezza di sé e il commiato definitivo che porta dolore e lascia spazio a nuove persone pronte a confondersi nel mondo. La malinconia è contagiosa, ma ci dà una sicurezza in più: per ogni emozione che ci sembra strana e insopportabile, per ogni cambiamento d’umore, per ogni tunnel buio e apparentemente senza fine e per ogni addio che dobbiamo dire, la musica dei Sick Tamburo è un abbraccio che ci fa sentire compresi. 

Sick Tamburo
Non Credere a Nessuno
La Tempesta Dischi/Believe

Marta Massardo

Turin Brakes @ Locomotiv Club

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• Turin Brakes •

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Dog Byron

Locomotiv Club (Bologna) // 20 Aprile 2023

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]foto di Isabella Monti

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DOG BYRON

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Mourning (A) Blkstar @ Monk

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• Mourning (A) Blkstar •

Monk (Roma) // 20 Aprile 2023

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto di Simone Asciutti
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Tre Domande a: Limarra

Come e quando è nato questo progetto?

Sentirmi inadeguato mi ha cambiato la vita. Schiacciato dal peso dei ricordi e delle certezze ho sentito il bisogno di ritrovare me stesso, di riconoscermi in qualcosa di estremamente nuovo ma allo stesso tempo familiare. Avevo perso l’amore per le cose, le abitudini erano diventate i miei obiettivi e le novità soltanto delle scomode paure.
Dopo 16 anni di tour e canzoni con la mia band (i BaciamoLeMani), ho sentito l’esigenza di sperimentare me stesso, provare a proporre un’altra versione di me. Credo che la musica accompagni le fasi della vita di ognuno di noi e la scelta di cosa ascoltare e, nel mio caso, cosa scrivere è dettata dal momento che attraversiamo. Ho scelto di approdare sulle sponde di nuovi generi musicali che un tempo sentivo lontani e, a dirla tutta, mi sono pure divertito. Se in un prima fase il 2020 e la pandemia mi hanno abbattuto più del dovuto (poiché vedevo l’impossibilità di suonare come qualcosa di troppo difficile da digerire), dopo aver fatto pace con me stesso e con la crisi che ogni musicista stava attraversando, mi sono reso conto che avrei invece potuto sfruttare il tempo che avevo a disposizione per indossare una nuova veste: quella del cantautore. Da un bellissimo e casuale incontro con Cesare Mac Petricich (membro storico degli aretini Negrita, il quale si è occupato della produzione artistica del progetto Limarra) sono nate otto canzoni che raccontano otto storie diverse, legate tra loro da un unico filo conduttore: la rivalsa dei vinti.

 

Se doveste riassumere la vostra musica con un tre parole, quali scegliereste e perché?

Primordiale, selvaggia e diretta.
È primordiale perché soprattutto nella stesura dei testi ho preferito veicolare messaggi che riguardano l’uomo e la sua natura, spesso, insieme alla modernità, autrice del nostro oblio. Ho dato risalto alle emozioni che le nostre paranoie di tutti i giorni ci rimandano sotto forma di ostacoli che sembrano insormontabili. Un ritorno alle origini non equivale allo spogliarsi di ciò che siamo e che abbiamo costruito, ma sicuramente potrebbe darci l’autorità di scegliere se seguire il flusso di questi tempi o virare verso orizzonti meno complessi ma più autentici.
È selvaggia perché è dettata da ritmi lenti ma allo stresso tempo incalzanti, in una danza che non ricorre a classici schemi musicali moderni e in cui, istintivamente (proprio come la nostra più profonda essenza), ogni personaggio descritto si risolleva per rimediare al suo declino. Dire di no ai condizionamenti che ci impone la società di oggi rappresenta  l’atto più selvaggio che l’uomo contemporaneo può e deve permettersi.
È diretta perché non usa mezzi termini, ogni parola è un pugno allo stomaco che vuole atterrare chi ascolta dandogli allo stesso tempo gli strumenti per rialzarsi. Ho preferito una scrittura più leggera senza rinunciare mai alla forza della sintassi. Ho cercato di scegliere bene le parole alle quali, nel mio processo di trasformazione artistica, ho dato un duplice ruolo, quello della vittima e del carnefice, proprio perché se da un lato leggere alcune cose ci spaventa dall’altro illumina la direzione.

 

Se dovessi scegliere una sola delle tue canzoni per presentarti a chi non ti conosce, quale sarebbe e perché?

Riconoscersi è stata la miccia che ha acceso la collaborazione con Cesare. Un canovaccio di sonorità elettronica e canti dal sapore popolare accompagnano un testo per metà in italiano e per metà in dialetto siciliano, in cui l’impossibile storia tra due donne diventa il pretesto per raccontare il dramma di chi non riesce a riconoscersi. Se davanti ad uno specchio provassimo a vedere il riflesso di ciò che veramente siamo e non di ciò che vorremmo essere, troveremmo la pace che inseguiamo per tutta la vita, quella pace con noi stessi che sta alla base della nostra effimera esistenza.
Citando la canzone: “quel giorno davanti al mare c’eravamo giurati amore, perché nei luoghi eterni tutto è lecito per gli amanti”, non importa se abbiamo tutto il mondo contro, è di fondamentale importanza  invece pensare che l’unica cosa che conta siamo noi e il nostro giudizio.
Riconoscersi, accettarsi per poi essere accettati.

SKUNK ANANSIE: due date a Cagliari e Valmontone


SKUNK ANANSIE aggiungono due nuovi appuntamenti al loro prossimo Tour italiano 2023. La band sarà in concerto il prossimo 9 giugno a Cagliari e il 6 luglio a Valmontone (RM).
I biglietti per questi due eventi saranno in vendita su Ticketone da domani, 21 aprile, alle ore 12:00.
 
Di seguito il riepilogo delle date:
SKUNK ANANSIE
09 giugno 2023 – Cagliari, Fiera Internazionale
06 luglio 2023 – Valmontone (RM), Valmontone Summer Festival

BIGLIETTI
https://www.ticketone.it/artist/skunk-anansie/

Tre Domande a: Monna Lisa Blackout

Come e quando è nato questo progetto?

Questo progetto è vecchio e nuovo allo stesso tempo: i Monna Lisa Blackout esistono da qualche mese, ma noi quattro suoniamo insieme da diversi anni.
Leo, Matte e Michele erano nella stessa classe alle superiori, e Matte e Luca erano vicini di casa, si conoscono da quando erano piccoli. Siamo cresciuti insieme, musicalmente e come persone. Leo ha iniziato a cantare in questa band, Luca ha iniziato a suonare la batteria in questa band, Matte ha fondato questa band che suonava da pochi mesi. Abbiamo imparato a improvvisare gli uni intorno alle idee degli altri.
Ci influenziamo a vicenda coi gruppi che ascoltiamo, andiamo a tantissimi concerti, abbiamo tutti un’infinita passione per la musica. Nel progetto Monna Lisa Blackout vogliamo fondere le sonorità rock/stoner con l’hip hop e dare vita a qualcosa, ma è anche una grande scusa per passare le serate insieme.

 

Cosa vorreste far arrivare a chi vi ascolta?

Se cerchi qualcuno che ti dica “tranquillo, alla fine le cose si sistemano, la vita è un grande prato fiorito” ascolta un’altra band.
La vita non è una costante presa bene, per nessuno, non importa cosa sembra da Instagram. La vita è dura, è davvero dura. Quelli che dicono di aver capito come funziona mentono. Nessuno ci capisce un cazzo, navigano tutti a vista. Tutti quanti sono persi. Tutti quanti devono cercare di capire che sta succedendo e affrontare il drago.
Non è questo periodo, e non sei solo tu: è tutta la vita che è così. Il mondo è un posto grande e complicato. Il male esiste. Gli altri soffrono quanto te e il minimo che possiamo fare è darci una mano a vicenda.
In due parole il nostro messaggio è questo: la vita è dura, a volte è durissima, ma tu ce la puoi fare.

 

C’è un evento, un festival – italiano o internazionale – in particolare a cui vi piacerebbe partecipare?

Ce ne sono davvero tanti da cui in questo momento sarebbe fantastico ricevere l’invito per una serata, sia per la possibilità di far sentire ad un nuovo pubblico i brani appena pubblicati, sia per vivere il momento magico che accompagna queste manifestazioni. In un certo senso sarebbe una forma di realizzazione, il nostro progetto si esprime al meglio in queste situazioni live.
I nomi che più ci attirano sono ovviamente Firenze Rocks ed I-Days di Milano, per i gruppi che partecipano, anche se forse saremmo più a nostro agio in situazioni più underground come Balena Festival, Sherwood Festival o Lars Rock Fest.
Il vero sogno irrealizzabile è il Primo Maggio di Roma. Il desiderio di poter suonare anche solo venti minuti in Piazza San Giovanni ci accompagna da un sacco di tempo.
Abbiamo visto che quest’anno sono presenti diverse situazioni interessanti, specialmente con il ritorno dei Verdena. Di sicuro gireremo tanto, anche solo come spettatori.

Fran Vasilić @ Circolo Magnolia

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• Fran Vasilić •

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Circolo Magnolia (Milano) // 16 Aprile 2023

 

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Calibro 35 @ Locomotiv Club

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• Calibro 35 •

Locomotiv Club (Bologna) // 13 Aprile 2023

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]foto di Lucia Adele Nanni

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Tre Domande a: Regione Trucco

Come e quando è nato questo progetto?

Mi Sono Perso è un disco che nasce in sala prove, dove Umberto arriva con il chitarra-voce delle canzoni. Lì, sotto il comando generale di Andrea, arrangiamo i pezzi in una prima veste. Poi li suoniamo dal vivo nelle occasioni più intime, come ad esempio nei pub. A quel punto abbiamo il primo e per noi più importante riscontro: la reazione della gente. Scegliamo quindi i pezzi che ci sembrano emozionare di più le persone e passiamo alla seconda fase che è quella delle pre-produzioni, che facciamo principalmente in home recording. Da qui in avanti, i pezzi passano nelle mani di Enrico Caruso (sound engineer con sede a Vercelli) nel cui studio registriamo voci e tutto quanto non è possibile fare in home recording: lui ci aiuta con piccoli grandi suggerimenti di adding production, oltre a mixare i brani.
Oltre a questo processo artistico, sono subentrate etichette discografiche, un manager nuovo (Federico Borruso), nel mezzo una pandemia e tanto altro…

 

Se doveste riassumere la vostra musica con un tre parole, quali scegliereste e perché?

Country: non per il genere, ma perché veniamo dalla campagna, i cui elementi rientrano spesso nelle nostre canzoni, che in definitiva nascono nei nostri luoghi, fatti appunto di verde, di laghi, di trattorie. Un mondo semplice che viaggia ancora a una velocità accettabile, umana, senza troppo auto tune.
Ironica: l’ironia salverà il mondo. Cerchiamo di far sì che l’ironia non manchi mai nelle nostre canzoni, anche quando magari trattano temi sociali o sentimenti. Ad esempio, il singolo Lady Hawk che fa parte del disco Mi Sono Perso tratta del disagio di una coppia che fatica a trovare il tempo per stare insieme e non si vede mai; però a un certo punto nel testo c’è la frase “fossi ricco staresti a casa a fare incazzare le femministe”, che alleggerisce e fa sorridere. Tranne le femministe. E chi si prende troppo sul serio.
Sperimentale: sperimentale non perché pensiamo di fare una musica incredibilmente innovativa o strana, ma nel senso letterale del termine. Impieghiamo davvero tanto tempo a fare, appunto, esperimenti, prima di raggiungere la versione finale di un brano così come la sente il pubblico sul disco, sia da un punto di vista dell’arrangiamento, sia da un punto di vista dei suoni e della produzione. Per esempio, c’è un brano nel nostro ultimo disco Mi Sono Perso che si intitola Giuliano e che ci ha dato davvero del filo da torcere prima che potessimo ritenerci soddisfatti del risultato raggiunto.

 

Cosa vorreste far arrivare a chi vi ascolta?

Emozioni. Questo deve fare la musica: far arrivare emozioni. Non ci importa che ai nostri concerti dicano che siamo bravi musicisti o meno (o che lo pensi chi ascolta i nostri dischi). Ovviamente il riconoscimento del nostro lavoro da parte di addetti ai lavori e musicisti ci lusinga e ci fa piacere, ma la vera cosa importante, ciò a cui più di tutto teniamo, è che il pubblico si diverta, si emozioni, che abbia voglia di rimanere fino alla fine di un concerto e poi magari si fermi per bere una birra o un gin tonic in compagnia. Abbiamo fatto dei concerti dove magari abbiamo suonato in maniera impeccabile, ma durante i quali, per qualche motivo,  non siamo stati capaci di trasmettere l’energia giusta al pubblico e siamo sicuri che il pubblico ha preferito altri nostri live, dove ci è scappato l’errore o il gin tonic di troppo sul palco, ma l’energia era quella giusta. L’emozione alla fine vince sulla tecnica.

Lil Tjay @ Fabrique

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• Lil Tjay •

 

Fabrique (Milano) // 12 Aprile 2023

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto di Renato Anelli
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