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Nesli e quel suo modo di dire che “Andrà tutto bene”

Ho un debole per l’inizio delle storie d’amore e ce n’è una che non ho mai raccontato a nessuno, una di quelle storie che sai quanto siano importanti e cosa rappresentino per te, ma che nessuno ti ha mai chiesto di raccontare e le custodisci dentro per anni. Partiamo dal fatto che come sempre per me non vale la regola del: Il primo amore non si scorda mai.” ma bensì il secondo. I miei primi amori sono sempre finiti nel dimenticatoio.

Questa storia invece inizia nel 2004, quando avevo poco più di 16 anni ed ero una ragazzina ribelle e indisciplinata, odiavo la scuola infatti non studiavo mai e mi ero trasferita da un po’ di tempo in una città, quella che attualmente è la mia città: Rimini. Il mio essere esuberante ed eccessiva praticamente in tutto, camminava di pari passo con il mio essere perennemente introspettiva… Tradotto: mi facevo delle grandi paranoie, accompagnate da grandi paure e grande estremismo nel vivere tutto in maniera totalizzante senza conoscere le vie di mezzo, ma a 16-17 anni ci sta. Il problema è che ho continuato anche a 18, 19, 20, 21 ecc ecc.

Esorcizzavo tutto con due cose: la musica e la scrittura e amavo solo la verità, come sempre, perché ad oggi che di anni ne ho 32 non è cambiato molto il mio modo di esorcizzare i dispiaceri o le cose che mi fanno soffrire, è cambiato solo lo status da negativo a positivo.

Francesco Tarducci credo sia entrato nella mia vita principalmente per questo motivo, perché attraverso le sue canzoni non faceva altro che descrivere i suoi dolori e le sue mancanze con parole vere, nette, sincere e taglienti. Era simile a me ed era tutto quello di cui avevo bisogno mentre ero in conflitto con me stessa e col mondo. Lui cantava Parole da dedicarmi ed io pensavo: “C’è qualcuno uguale a me” lui faceva promesse a sé stesso con Da domani e Un altro giorno e io imparavo cosa fosse la speranza, la fiducia. Era l’unico in grado di capirmi, l’unico in grado di descrivere i miei stati d’animo.

 

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Conosciuto da tutti come il fratello di Fabri Fibra (come se fosse necessario specificare questo dettaglio in tutte le descrizioni esistenti) per me è sempre stato solo ed esclusivamente NESLI. Quello che mi ha accompagnato in uno dei periodi cruciali della mia esistenza e che da quando ha iniziato a farmi compagnia, in realtà poi non ha più smesso di essere il compagno di quest’avventura chiamata vita.

Dal rap al pop, da testi forti a dichiarazioni d’amore, da descrizioni perfette del concetto di abbandono e di assenza allo spremere in tutti i modi possibili tutti i sentimenti e le sensazioni esistenti, io camminavo di pari passo con i suoi cambiamenti, con gli avvenimenti della sua vita descritti nelle sue canzoni.

Viaggiavamo insieme.

Una carriera che ha preso il via con Ego (primo album datato 2003) ed arrivata ad oggi con Vengo in pace (2019) In tutti questi anni c’è stata una costante, una sua costante ed è proprio quella verità che non ho mai smesso di cercare e ricercare ovunque, compreso nella musica, sapendo di poterla trovare puntualmente in tutte le sue canzoni, come se fosse una sorta di certezza per me e mentre il suo pubblico iniziava a dividersi tra quelli che gli davano addosso accusandolo di esser cambiato, di non essere più un rapper ma uno che stava per buttarsi in pasto all’essere “commerciale” io continuavo ad amare ogni suo cambiamento, perché oltre alla costante della verità Nesli ha sempre avuto un’altra costante ed è quella di parlare col cuore in mano, andando a scavare a fondo, facendosi spesso male, ma male davvero.

E’ sempre stato un artista vero, senza filtri, senza veli e senza paura di mostrarsi davvero con tutto il suo bagaglio di errori e di esperienze positive e negative. Ha sempre avuto la poesia nelle vene. I suoi viaggi interiori, le sue fragilità e quella ricerca ostinata di equilibrio e di benessere sono sempre appartenuti anche alla mia persona. Mi sentivo come lui.

Dieci anni fa, nel 2009 bussa alla mia porta per la seconda volta un periodo buio ed è l’anno in cui esce FRAGILE – Nesliving vol. 1 e 2 due album che rappresentano senza dubbio la mia salvezza ed è anche l’anno in cui finalmente grazie ad un tour nei club riesco a conoscere e ad abbracciare Francesco.

L’anno de La fine con “Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani, per riniziare per stravolgere tutti i miei piani, perché sarà migliore ed io sarò migliore come un bel film che lascia tutti senza parole.”

L’anno di Se perdi con “Mi hai salvato la vita, sì proprio tu e la vita da quel giorno mi è piaciuta di più” ed è proprio all’interno di questa canzone che sento e mi soffermo per la prima volta sul nome Mia, nome che successivamente è diventato anche quello della protagonista dei miei libri.

Ancora una volta la sua musica diventa un appiglio, ancora una volta tutte le canzoni contenute in quei due album riescono a scrollarmi di dosso le paure e ad accendere in me la speranza di poter tornare a vedere la luce, anche se poco alla volta dalle fessure della finestra della mia camera da letto. Ma è soprattutto l’anno in cui riesco a dirgli GRAZIE guardandolo negli occhi con quel primo abbraccio che non dimenticherò mai.

 

Nesli

 

Da quel giorno ho percorso chilometri e visto decine di suoi live. Era, è stato ed è semplicemente l’artista del mio cuore, quello che lego a tanti piccoli e grandi avvenimenti della mia vita, quello che mi ha fatto compagnia nelle mie notti senza sonno, quello che mi ha accompagnato durante il mio primo viaggio a New York con l’album Nesliving volume 3 che ha segnato definitivamente il suo passaggio dall’hip-pop al pop e ricordo perfettamente di aver ascoltato fino allo sfinimento poco prima di salire sull’aereo il suo singolo Partirò e quella frase che continuava a rimanere impressa nella mia testa “Le parole hanno vita lunga, le paure hanno vita breve.”

E nel 2016 esce il mio primo libro e decido di chiamare la protagonista delle mie pagin Mia e poco dopo l’uscita del libro, come se lui l’avesse letto o sapesse già tutto mi arriva l’ennesimo regalo con il suo nono album Kill Karma che contiene una canzone dal titolo Piccola Mia, cucita perfettamente addosso al mio sogno di mollare tutto e andare a vivere a New York

“Piccola Mia che vuoi così tanto scappare, che vuoi il mondo nella tua stanza e ogni giorno da incorniciare, che sogni una ita da Marilyn che tanto non si può fare, una vita da film che non è qui perché non è reale. Piccola Mia con le valigie dentro quel taxi, che hai voluto ricominciare come se ci mancasse il male perché sapevo che volevi andare, volevi sognare senza legame…”

Ricordo di aver pianto un bel po’ dopo aver schiacciato Play perché è sempre stato puntuale, non ha mai sbagliato i tempi e mi ha insegnato a lasciare andare, con il suo motto “Il bene genera bene” mi ha insegnato a credere davvero che alla fine il bene vinca e che “La fine non esiste” che la parola fine non dev’essere una paura in più ma solo l’occasione per un nuovo inizio.

Mi ha insegnato che essere dei sognatori cronici non è poi così male, mi ha insegnato a reagire, a rischiare sempre e comunque, a trasformare le sconfitte in vittorie e le delusioni in lezioni di vita. E’ sempre grazie a lui che ho imparato la bellezza della solitudine, del saper stare sola e prendermi cura di me stessa.

Andrà tutto bene è il titolo di una sua canzone e del suo libro autobiografico ma è soprattutto la frase che ripeto oggi giorno alla Claudia versione FRAGILE.

 

Claudia Venuti

P0P al Goa Boa • Episodio III: FASK

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P0P al Goa Boa

 

Episodio III: FASK

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[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Cliccate qui e seguite P0P su instagram!

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Les Négresses Vertes @ Verucchio_Festival

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• Les Négresses Vertes •

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Verucchio Festival (Verucchio) // 24 Luglio 2019

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[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Grazie a Ponderosa | Verucchio Festival

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Romeo and Juliet

 

L’amore secondo una millennial attempata

Il suo riff iniziale è una delle colonne sonore più adatte ai mal d’amore, dagli anni ‘80 a oggi. Le storie tormentate o sofferte, gli innamoramenti non corrisposti, le coppie dal destino avverso: tutti possono ritrovarsi nelle strofe di questa amatissima canzone dei Dire Straits, Romeo and Juliet. Uscita nell’ottobre del 1980, non stanca di ammaliare con la sua melodia dolce ma decisa: è una ballad che parla di un Romeo lovestruck, colpito, annientato dall’amore.

La sua Juliet è algida, possiamo immaginarla guardarlo dall’alto, quasi con sufficienza, chiedendosi che cosa mai ci avrà trovato in un tipo del genere. Romeo non ha più alcun ritegno, non c’è dignità che tenga davanti all’amore: continua a implorare la sua Giulietta di ascoltarlo, di ricordare il tempo passato insieme, anche se non sa fare nulla, farebbe di tutto per lei.

Ma tutto quello che può fare è sentire la sua mancanza, ricordare le promesse di amore eterno, maledirsi per la sua pochezza. Ma il suo sguardo è perso nel vuoto, continua a fare i palloncini con la gomma da masticare: non ha memoria dei sogni del passato, è stato tutto uno dei suoi intrighi?

La musica accelera nel ritornello, a sottolineare la disperazione di quel ragazzo perduto in un metaforico labirinto, poi rallenta di nuovo: Romeo continua a parlare, da solo ormai, tiene il ritmo schioccando le dita, affogando nei ricordi. Basta qualche passo fuori dalla luce del lampione, ed è uscito per sempre dalla vita di lei.

Una storia molto diversa da quella che mette in scena Shakespare alla corte elisabettiana. Romeo e Giulietta è una tragedia talmente potente da essere diventata il simbolo dell’amore, l’archetipo degli amanti sfortunati. L’ambientazione italiana conferisce ai personaggi un tocco esotico per gli spettatori, cortigiani rinascimentali, ma credo sia importante sottolineare soprattutto quanto universale sia questa love story.

Un concetto talmente potente da varcare i confini del tempo e dello spazio: dalla Verona cinquecentesca dei Montecchi e dei Capuleti alla New York degli anni ‘80 di Mark Knopfler, dalle strade della Manhattan degli anni ‘60 di Tony e Maria alla Londra di fine 1500 dell’autore dell’opera teatrale.

La canzone dei Dire Straits, infatti, ha un costante rimando a un’altra opera musicale, West Side Story, appunto, la vicenda di due innamorati osteggiati dalle proprie famiglie, moderni Romeo e Giulietta degli anni dei diritti civili e della guerra del Vietnam. È quella del musical la movie song che Romeo non riesce a ricordare, in un gioco di specchi che rimanda ancora una volta all’idea centrale di sofferenza per amore.

Cosa accomuna tutti questi episodi nell’immaginario collettivo? Naturalmente l’amore. Questa forza che secondo i latini vinceva su tutto, questa potenza su cui siamo soliti concentrare tutto il nostro interesse e sulla base di cui ci siamo abituati a costruire le nostre vite.

Nonostante le palesi differenze, alla fine, quello su cui si può riflettere è che le esperienze dei protagonisti si intersecano e si sovrappongono: che sia Maria o Giulietta poco importa, chi ha un amore difficile si rivedrà in questa donna triste, sconsolata, impotente. E chi invece è alla conquista, o alla rinconquista di un amore impossibile, o un amore perduto, non potrà evitare di ritrovarsi nel personaggio di Romeo, pronto a tutto, anche a rendersi ridicolo, a mettersi in pericolo e pure a morire per la sua amata.

Credo che l’amore sia il sentimento più celebrato in canzoni, libri, film, opere teatrali, e in generale in qualunque forma d’arte mai esistita, fin dall’alba dei tempi. Perchè? Beh la risposta è dentro di noi: anche se sappiamo perfettamente che quello “dei film” è stucchevole, sdolcinato, esagerato, assolutamente irrealistico e irrealizzabile, lontano, in una parola, impossibile, non possiamo fare a meno di sognare qualcuno che ci ami così.

 

Irene Lodi

 

Peter Doherty & The Puta Madres @ Acieloaperto

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• Peter Doherty & The Puta Madres •

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Acieloaperto (Rocca Malatestiana – Cesena) // 23 Luglio 2019

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Per anni ho trovato insopportabile Pete Doherty. Così rock’n’roll da diventare cliché. Brutto, sporco, perennemente ubriaco, eroinomane. Pete che devasta le camere degli hotel, che si fidanza con le modelle, che entra ed esce dalla rehab, Pete che non sarebbe arrivato ai quarant’anni.

Però, come spesso succede, nella vita si finisce anche per innamorarsi di quello un po’ matto. Del ribelle, quello che esagera, sempre pronto a uscire dal seminato per infilarsi dritto dritto nella cattiva strada. Non ha senso, ma lo facciamo. Ed è così che io mi sono innamorata dei The Libertines, prima, e dei Babyshambles, poi. Oggi però Pete è tornato ad essere Peter, se non vi dispiace, e proprio la curiosità di conoscere questa nuova, ultima reincarnazione, mi ha portata a Cesena, a vedere dal vivo Peter Doherty and the Puta Madres.

In questi anni ho capito che la grande dote richiesta ad un fan irriducibile di Doherty è la pazienza. A volte non si presenta ai concerti, altre ci arriva completamente ubriaco. Succede anche che se ne vada prima. In occasione di acieloaperto però inizia puntuale, alle 22.15 sale sul palco. Ma non è la sola novità: anziché urlare, oggi Peter sussurra. Nella sua musica c’è un po’ meno rumore e un po’ più amore. Per il resto è sempre lui: polo, jeans e sneakers da pub, un po’ imbolsito, un po’ sbiadito. Invecchiato, certo. Ma con quella scintilla negli occhi che dà l’idea di farlo esplodere da un momento all’altro.

Partono i primi pezzi: All at Sea e Hell to Pay at the Gates of Heaven. Le canzoni del passato, dei The Libertines o dei Babyshambles, sono quelle che, inevitabilmente, riscuotono il maggiore entusiasmo. I brani dei the Puta Madres sono intrisi di una malinconia irresistibile, coadiuvata dall’armonica di Doherty, che lega tutto insieme. Alcune sono ballate lente e romantiche dal gusto gitano, ma non mancano comunque i suoni “a la Doherty” più tradizionali.

Narcissistic Teen Makes First XI è un’altra canzone dolce, lo stesso vale per Shore Leave: “you can’t lose control, if you don’t have control”, che sembra richiamare le bravate del vecchio Pete. D’altronde, bisogna riconoscere che Doherty è sempre stato sincero riguardo ai suoi due amori: le droghe e la perfida Albione.

Più volte durante il concerto mi ritrovo a pensare a lui come ad un gatto che fa la fusa. Cerca continuamente un contatto con il resto della band. Non solo con Katia DeVida, ma soprattutto con il chitarrista Jack Jones. Li abbraccia, li accarezza, li cerca, poi si allontana, li guarda da un angolo del palco durante un assolo e poi ritorna. È di buon umore e mostra tutta l’umanità e la gentilezza di un artista forse troppo spesso maltrattato, dalla vita e dalla stampa.

Someone Else To Be cita potentemente gli Oasis, il pubblico canta insieme a lui: “per favore, non mettere la tua vita nelle mani di un gruppo rock n’ roll, loro butteranno via tutto”. Una frase presa in prestito che riassume vent’anni di musica, vissuti tra tentativi di riabilitazione, bizzarri problemi personali, cadute, autodistruzione e alcuni brevi scorci di paradiso.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Testo: Daniela Fabbri

Foto: Luca Ortolani

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Tash Sultana @ Ferrara_Sotto_Le_Stelle

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• Tash Sultana •

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Ferrara Sotto Le Stelle (Piazza Castello – Ferrara) // 22 Luglio 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto: Valentina Bellini

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Grazie a Comcerto

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EX:RE @ Sexto’Nplugged

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• EX:RE •

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Sexto’Nplugged  (Piazza Castello, Sesto al Reghena) // 22 Luglio 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto: Massimiliano Mattiello[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1551661546735{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 0px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”15603,15602,15601,15606,15600,15605″][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1551661546735{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 0px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”15604,15599″][/vc_column][/vc_row]

EX:RE @ Magnolia

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• EX:RE •

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Circolo Magnolia (Milano) // 21 Luglio 2019

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Il “dizionario della musica” associa l’espressione “breakup album” a tutti quei lavori che traggono origine e ispirazione da una rottura.

Ex:Re, debutto solista e album omonimo di Elena Tonra, soave voce dei Daughter, rientra in questa categoria. Il titolo, eloquente gioco di parole, significa “Regarding Ex”, sottolineando il dolore per la fine di una storia d’amore, ma anche “X-Ray” rimandando ad una radiografia interiore, necessaria per sondare, focalizzare, curare e rimettere assieme i pezzi di una frattura emotiva.

La bella inglese mette a nudo le proprie emozioni in dieci tracce, tappe di un cammino di purificazione, dalle atmosfere malinconiche, lisergiche e triphop. Uno scenario notturno ed intimo che si addice perfettamente alla cornice del Circolo Magnolia di Milano, scelto come palcoscenico della prima delle due tappe previste in Italia, domenica 21 luglio. Scortata dalla band e dal suo timido sorriso, Elena entra in scena, puntualissima, posizionandosi al lato del palco, in una mise total black, spezzata dalla leggera trasparenza della maglia maculata. È My heart, ultimo pezzo del disco, ad aprire il set per un’esperienza di ascolto quasi a loop, dalla fine all’inizio, a rotazione. L’essenziale accompagnamento della chitarra mette subito in risalto la vocalità eterea e raffinata per poi arricchirsi, in When the time went, del ritmo modulato, mai troppo nervoso della batteria a cui siede il talentuoso Fabian Prynne (osservandolo nei movimenti ho pensato tutto il tempo al protagonista del film Wiplash). Le armonie e disarmonie del violoncello di Josephine Stephenson si trasformano nelle sirene che fanno da pattern sonoro a New York, fotografia caleidoscopica di un’anima sofferente, perduta per le vie della metropoli in preda a ricordi confusi o allucinazioni (I’m seeing things I’m missing / I miss him and I hate it / I’m drunk / New York, New York).

Alternandosi alla cinque corde e al basso, la Tonra lascia tutti gli strumenti per Too sad, cantata a occhi chiusi, con una mano al petto e una sulla pancia, punti focali del cuore e dell’istinto con cui l’artista parla a se stessa. Le luci si tingono di porpora per la rabbia e la delusione espresse dai versi di Liar che anticipa la dimensione fra l’incubo e la veglia di 5 AM, intervallo vuoto scandito dalla solennità del piano e dal ritmo ascendente e incalzante del timpano, colonna sonora dell’incedere del fantasma dei rimorsi e dei rimpianti.

<< È stato bellissimo essere con voi stasera. Grazie per tutto questo. E scusatemi per il mio italiano…La mia famiglia non abita nemmeno lontano da qui. Noi chiudiamo con questo brano… Non ne abbiamo altri >> – scherza Elena, teneramente imbarazzata, sotto la sua frangia.

Il finale è affidato al primo singolo estratto, Romance, ipnotico flusso di pensieri, memorie e dolore che, però, non permettono di smarrire del tutto una lucida concretezza. Un’artista, una donna che ammette di essere caduta nell’abisso, di averlo sondato ma di esserne riemersa. Una lezione necessaria da interiorizzare, come quella celebrata nella cover dei The Korgis, Everybody’s got to learn sometime, eseguita con tanta intensità, nell’encore. Il desiderio di regalare la sua esperienza a chi l’ha sempre sostenuta, attraverso quelle lettere mai scritte che hanno preso la forma di vita in musica, per imprimere un momento, chiudere un accordo a fine capitolo e girare pagina.

 

SETLIST:

My heart
Where the time went
Crushing
I can’t keep you

New York
Dazzler
Too sad
Liar
5 AM
Romance

Everybody’s got to learn sometime (Cover The Korgis)

 

Testo: Laura Faccenda

Foto: Luca Ortolani

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Grazie a Comcerto[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685666923{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”15568″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685666923{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”15573″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”15575″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”15566″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”15564″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”15569″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”15571″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”15574″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”15570″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”15563″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”15565″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”15562″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”15572″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”15567″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”15567″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row]

Sum 41 “Order In Decline” (Hopeless Records, 2019)

Order In Decline é il nuovo LP dei canadesi Sum 41.

L’album, il nono dal 1996, rappresenta un punto di svolta rispetto alla loro produzione precedente: dimenticate le musicalità di Into Deep e Fat Lips, dimenticate la band punk-rock che scimmiottava i colleghi musicisti. I Sum sono diventati grandi e Order In Decline ne è la prova lampante.

Le avvisaglie di un cambiamento erano già arrivate nel 2016 con 13, ma oggi la trasformazione è arrivata a compimento. Un disco più riflessivo in cui i toni punk si sposano e si intervallano a sonorità più pesanti, serie e cupe.

Con questo album i Sum prendono spunto dai cambiamenti che stanno succedendo nel mondo, dalle teorie del complotto e ci regalano 10 brani che sono in grado di prenderti e rapirti fin dal primo ascolto. Melodie, riff e ritornelli che ti rimangono in testa. Fin da subito.

Immancabile la ballata Never There, una lettera a cuore aperto dedicata ad un padre assente… Un brano orchestrale, che ricorda un po’ Pieces, ma che ti fa venire i brividi.

Non mancano i brani movimentati: Out for Blood, il singolo che ha anticipato l’uscita del disco, ci fa venire in mente i Sum di una volta, un brano che é stato come un ruggito per annunciare al mondo che stavano per tornare.

Nonostante vi sia una canzone dedicata a Donald Trump, 45 (a matter of time), non si tratta di un album politico ma sicuramente é una riflessione generale sul mondo.

Un album maturo in cui si mescolano ed emergono diverse influenze musicali dai Muse ai Deftones, in questi anni i Sum hanno ascoltato e rimescolato riuscendo a regalarci un album maturo e non scontato.

Dopotutto anche loro, come noi, sono diventati grandi.

 

Sum 41

Order In Decline

Hopeless Records, 2019

 

Laura Losi

Bring Me The Horizon @ Bologna_Sonic_Park

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• Bring Me The Horizon •

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+
Enter Shikari
Tigress

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Bologna Sonic Park (Bologna) // 19 Luglio 2019

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Foto: Luca Ortolani

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Enter Shikari

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Tigress

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Eco Sound Fest 2019: Playlist di Futura 1993

A Caprarola torna l’Eco Sound Fest: ecco la playlist per il festival che guarda all’ambiente

Dal 26 al 28 luglio tanta musica italiana in una cornice suggestiva, per un’esperienza da vivere a 360°

 

L’estate è da sempre il terreno fertile per momenti di aggregazione e serate tra amici e da un po’ di anni il palcoscenico dei più importanti festival musicali. Nel pieno della stagione delle rassegne, non poteva mancare l’Eco Sound Fest giunto alla sua settima edizione e ospitato dal Parco delle Ex Scuderie Farnese di Caprarola (VT) dal 26 al 28 luglio 2019.

 

L’Eco Sound Fest nasce da un’idea della Proloco Giovani con l’obiettivo di unire la promozione della creatività giovanile, in particolare legata alla produzione musicale, al rispetto dell’ambiente: leit motif di questo festival sostenibile, ormai punto di riferimento per chi condivide l’impegno di ridurre l’impatto ambientale, gli organizzatori hanno allestito il parco con ornamenti costruiti attraverso il riciclo creativo e, durante la manifestazione, sono previsti l’utilizzo soltanto di materiali ecocompatibili e una politica corretta di smaltimento dei rifiuti. Bottiglie, lattine, vecchie ruote e biciclette non sono più materiale di scarto, ma risorse preziose con cui decorare le diverse aree del parco.

 

Un palco tutt’altro che convenzionale, immerso tra le bellezze artistiche rinascimentali e i paesaggi incontaminati, vedrà esibirsi nei tre giorni Noyz Narcos, Nada, Canova, Claver Gold, Psicologi, Peter White, Pippo Sowlo e tanti altri, all’interno dell’affascinante terra della Tuscia, scenario perfetto che permetterà al pubblico di godere di un’esperienza a 360°: non solo musica con la sua area concerti, ma anche un’area campeggio attrezzato di docce e bagni, un’area relax, un’area espositiva, un’enoteca e un’area ristoro con piatti locali e stagionali per ogni tipo di intrattenimento e comfort. A pochi passi dalla location del festival, la Villa Farnese, il borgo medievale di Caprarola e la riserva naturale del Lago di Vico, raggiungibile con un servizio navetta.

 

L’ingresso di ogni giornata costa 5€, tuttavia è possibile acquistare un abbonamento che garantisce l’accesso a tutte le serate del festival al costo di 10€ (il prezzo di quest’ultimo aumenterà nei prossimi giorni). Tickets e abbonamenti acquistabili sulla piattaforma Do It Yourself: https://www.diyticket.it/festivals/123/eco-sound-fest-2019.

 

LINE-UP

Venerdì 26 luglio – inizio concerti ore 20,30 – ingresso 5€ (early bird)

T.B.A. / Claver Gold / Noyz Narcos

Sabato 27 luglio – inizio concerti ore 20,30 – ingresso 5€

Pippo Sowlo / Psicologi / Canova

Domenica 28 luglio – inizio concerti ore 20,30 – ingresso 5€

T.B.A. / Peter White / Nada

 

Per ulteriori informazioni: Pagina Facebook http://bit.ly/2rzmRZe – Evento https://bit.ly/2YMLcHS

 

Non perderti la nostra playlist dedicata agli artisti dell’Eco Sound Fest! Sono presenti i successi degli artisti dell’edizione 2019, da quelli dell’ultimo album di Noyz Narcos Casa mia e Mic Check, Domenicamara e Shakespeare dei Canova, inni indie pop al sapore di libertà, fino a Senza un perché della sacerdotessa del rock alternativo italiano Nada anche colonna sonora dell’acclamatissima serie tv The young Pope. Non mancano i progetti musicali protagonisti dell’edizione 2018: il pop romantico d’altri tempi degli Ex-Otago Quando sono con te, la penna visionaria e insieme concreta di Rancore (visto al Festival di Sanremo lo scorso febbraio), l’irriverenza folk e mai scontata di una delle proposte più fresche degli ultimi anni Eugenio in via di gioia Chiodo fisso e Giovani illuminati.

 

GOA BOA FESTIVAL entra nel vivo!

GOA-BOA 2019 ENTRA NEL VIVO:
Dal 18 al 21 luglio sul palco dell’Arena del Mare
CARL BRAVE, MAX GAZZÈ, SALMO, IZI e tantissimi altri.

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Goa-Boa chiama Luna:
a 50 anni dal primo passo dell’uomo sul suolo lunare, torna lo storico festival in scena nel Porto Antico di Genova.

Tra gli appuntamenti cardinali della scena festivaliera italiana, la kermesse in scena nel cuore de “La Superba” prende ufficialmente il via. Dopo le due prestigiose anteprime che hanno avuto come protagonisti Calcutta e Gazzelle, e dopo le due serate di “Goazilla” dedicate ai mostri sacri del rock (Steve Hackett e Jethro Tull), Goa Boa 2019 entra nel vivo della sua programmazione!

Cinque serate (da mercoledì 17 luglio a domenica 21) in cui si esibiranno artisti di diverso genere, da pesi massimi come SALMO e MAX GAZZÈ, ad esponenti delle nuove generazioni della musica italiana come, CARL BRAVE e IZI, sempre in accordo con lo spirito onnivoro divenuto autentico marchio di fabbrica della direzione artistica tracciata nel corso di queste 22 edizioni.

 

 

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  giovedì 18 luglio 2019  

CARL BRAVE
ALFA
DUTCH NAZARI
PNKSAND
GHEMON
DOLA

OLLY
FADI

 

TICKET 18.07.2019

Apertura porte ore 17

Biglietti in prevendita: 26€ + dp

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  venerdì 19 luglio 2019  

MAX GAZZÈ
On the Road Summer Tour

DIMARTINO
ROVERE
EUGENIA POST MERIDIEM
EMMANUELLE
DELLACASA MALDIVE
TERSO
HAN

TICKET 19.07.2019

Apertura porta ore 17

Biglietti in prevendita: 27€ + ddp

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  sabato 20 luglio 2019  

SALMO
Playlist Summer Tour

QUENTIN40
MASSIMO PERICOLO
SPERANZA
DANI FAIV
PSICOLOGI
FUERA

TICKET 20.07.2019

Apertura porta ore 17

Biglietti in prevendita: 35€ + ddp

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  domenica 21 luglio 2019  

IZI
ERNIA
SIDE BABY
PRIESTESS
MAGGIO
IRBIS37
TAURO BOYS
MATSBY

TICKET 21.07.2019

Apertura porta ore 17

Biglietti in prevendita: 25€ + ddp

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GOA-BOA è realizzato da Associazione Psyco
in collaborazione con Comune di Genova, Regione Liguria, Porto Antico di Genova

INFORMAZIONI AL PUBBLICO:
scopri tutto ciò che c’è da sapere su GOA BOA 2019 > CLICCA QUI

INFO e BIGLIETTERIA

È possibile raggiungere l’Arena del Mare del Porto Antico di Genova con estrema facilità. La location è situata a pochi minuti di distanza a piedi dal centro storico e dalle fermate delle linee di autobus che passano per Piazza Caricamento. È possibile arrivare rapidamente a destinazione anche dalla stazione ferroviaria di Piazza Principe (10 minuti a piedi circa e 2 fermate di metro). Per coloro che arriveranno in macchina da fuori città, si consiglia, in base alla provenienza, di prendere l’uscita Ge-Ovest o Ge-Est e proseguire per “centro città”.

All’interno dell’area del Porto Antico ci sono ampie possibilità di parcheggio, coperto e scoperto, comprensivi di posti per disabili, con tariffa oraria forfait dalle 20.00 alle 3.00 (parcheggi Siberia, Cannoniere, Autosilo e Gadda). A poche centinaia di metri in via della Marina c’è inoltre il Marina Park e un’area sosta per Camper.
Per chi già in possesso di biglietto, l’entrata è situata al termine di via Magazzini del Cotone. È possibile acquistare i biglietti in loco, (al termine di via Magazzini del Cotone) a partire dalle ore 19.00, o nei circuiti online e nei punti di prevendita territoriali indicati sul sito www.goaboa.it.

INFOLINE:
+39 377 69 83 574
email

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