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GOA BOA festival • 1998 ~2019 XXII EDIZIONE • 5,9 – 17,21 luglio 2019 @ Arena del Mare – Porto Antico, GENOVA

 

GOA BOA festival
1998 ~2019

XXII EDIZIONE
5,9 – 17,21 luglio 2019
@ Arena del Mare – Porto Antico, GENOVA
GOA BOA chiama LUNA:
a 50 anni dal primo passo dell’uomo sul suolo lunare, lo storico festival genovese propone un cast stellare con IZI, CALCUTTA, CARL BRAVE, GAZZELLE, SALMO, MAX GAZZÈ…

E quest’anno nasce GOAZILLA: lo  spin-off dedicato agli “intramontabili” inaugura con STEVE HACKETT e JETHRO TULL

 

 

Luglio 1969 l’uomo muoveva il primo passo sulla Luna.
50 anni dopo, a Luglio 2019, Goa-Boa sventola la bandiera della nuova musica italiana nel cuore del Porto Antico di Genova.Oltre 50 artisti, una manciata di poeti e dj in 9 serate programmate in centro città, giocando a Ping Pong sulla Luna, circondati dal mare.

Nel luglio del 1969, Neil Armstrong compie quel “piccolo passo per l’uomo” che per la prima volta unisce tutta l’umanità – oltre ogni frontiera geografica o ideologica – col fiato sospeso davanti al tubo catodico: l’uomo è sulla Luna!

La Luna. L’unico satellite terrestre, fin dall’antichità oggetto di fascinazione e ispirazione per gli artisti del nostro Pianeta, è la protagonista della 22a edizione del GOA BOA di Genova.  A 50 anni dall’allunaggio dell’Apollo 11, lo storico festival celebra questo importante compleanno ospitando un cast stellare pronto ad atterrare nel cuore del Porto Antico della “Superba” per una festa senza precedenti.

Molte le tappe disegnate sulla mappa intergalattica di questa edizione, a partire dalle due ghiotte anteprime in cui saranno protagonisti Calcutta (5 luglio) e Gazzelle (9 luglio).  Scaldati i motori si decolla seguendo le rotte più avventurose cui ci hanno abituati gli esploratori dell’Associazione Psyco, organizzatori della kermesse genovese sin dal 1998. Ed è così che una miscellanea di coraggiosi artisti, uniti da quella voglia di perlustrare costellazioni musicali sempre nuove, si avvicenderanno dal 17 al 21 luglio: dal rock incediario dei Fast Animals and Slow Kids, alle declinazioni transgenerazionali della canzone nostrana proposte da Carl Brave, Ghemon e Max Gazzè, sino alle commistioni rap di Salmo e IZI, che chiudono Goa Boa 2019 proprio tra il 20 e 21 luglio, gli stessi giorni in cui 50 anni fa gli statunitensi misero piede sull’Astro d’Argento. In mezzo c’è spazio per tutti quegli esponenti del nuovo corso che, con ogni probabilità, saranno le stelle delle prossime stagioni: Dutch Nazari, PriestessLeyla El Abiri, Eugenio in Via Di Gioia Quentin40, Mecna, Alfa sono solo alcune delle sorprese in cartellone.

Ma sul pianeta Goa Boa c’è ancora spazio per le novità ed è così che nasce GOAZILLA, un nuovo format dedicato agli “intramontabili” della storia del rock, un altro tassello che testimonia l’attitudine di chi è capace di guardare sempre avanti mantenendo ben salde le radici nel passato. Goazilla apre ufficialmente i battenti il 14 luglio con Steve Hackett – mitico chitarrista dei Genesis che, per la prima volta in Italia, eseguirà integralmente “Selling England by the Pound”, l’album definitivo della band britannica – e a seguire i leggendari Jethro Tull di Ian Anderson, che il 16 luglio sbarcano a Genova per festeggiare, insieme alla Luna, il prezioso anniversario d’oro.

 

ECCO IL PROGRAMMA COMPLETO

 

venerdì 05 luglio 2019

CALCUTTA
Evergreen Tour”

MECNA

GIOVANNI TRUPPI

Leyla El Albiri

TICKET 05.07.2019

Apertura porte ore 18

biglietti in prevendita: 30€ +dp

 

martedì 09 luglio 2019

GAZZELLE

EUGENIO IN VIA DI GIOIA

FULMINACCI

SEM

TICKET 09.07.2019

Apertura porte ore 18

Bigliettin prevendita:  28€ + dp

 

GOAZILLA 
Gli intramontabili invadono la Superba:

domenica 14 luglio 2019

STEVE HACKETT

“Genesis Rivisited Tour”

TICKET  14.07.2019

martedì 16 luglio 2019

JETHRO TULL

“50th Anniversary Tour”

TICKET 16.07.2019

 

mercoledì 17 luglio 2019

FAST ANIMALS AND SLOW KIDS

RANCORE 

GIORGIO CANALI

I’M NOT A BLONDE

OPHELYA

GIUNGLA

MARTE

TICKET 17.07.2019

Apertura porte ore 17

Biglietti in prevendita: 15€ + dp

 

giovedì 18 luglio 2019

CARL BRAVE

ALFA

DUTCH NAZARI

PNKSAND

GHEMON

DOLA

OLLY

FADI

 TICKET 18.07.2019

Apertura porte ore 17

Biglietti in prevendita: 26€ + dp

 

venerdì 19 luglio 2019

MAX GAZZÈ

On the Road Summer Tour

DIMARTINO

ROVERE

EUGENIA POST MERIDIEM

EMMANUELLE

DELLACASA MALDIVE

+ tba

TICKET 19.07.2019

Apertura porta ore 17

Biglietti in prevendita: 27€ + ddp

 

sabato 20 luglio 2019

SALMO

Playlist Summer Tour

QUENTIN40

MASSIMO PERICOLO

SPERANZA

DANI FAIV

PSICOLOGI

FUERA

TICKET 20.07.2019

Apertura porta ore 17

Biglietti in prevendita: 35€ + ddp

 

domenica 21 luglio 2019

IZI

ERNIA

SIDE BABY

PRIESTESS

MAGGIO

IRBIS37

TAURO BOYS

MATSBY

TICKET 21.07.2019

Apertura porta ore 17

Biglietti in prevendita: 25€ + ddp

 

GOA-BOA è realizzato da Associazione Psyco
in collaborazione con Comune di Genova, Regione Liguria, Porto Antico di Genova

INFORMAZIONI AL PUBBLICO:
scopri tutto ciò che c’è da sapere su GOA BOA 2019 > CLICCA QUI

INFOLINE:
+39 377 69 83 574
email

 

 

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GOA BOA 2019
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Summer VibEZ

• La nostra playlist per l’estate•

 

“Oh, when I look back now/That summer seemed to last forever/And if I had the choice/Yeah, I’d always wanna be there/ Those were the best days of my life.” (Summer of ’69, Bryan Adams)

Ogni anno, quando mi aggiro per la città, avvolta nel mio piumino ho un solo pensiero che mi spinge ad affrontare il rigido l’inverno: arriverà l’estate prima o poi.

E mentre tutti contano i giorni che li separano dal Natale io conto quelli che mi tengono lontana dal 21 giugno.

Per me l’estate è una stagione magica in cui tutto diventa più bello; vedo il mondo con occhi diversi perchè i miei ricordi più felici sono sempre legati alla bella stagione.

Nonostante il tempo a nostra disposizione sia sempre lo stesso sembra che si dilati offrendoci maggiori opportunità per stare con gli amici e fare le cose che ci rendono felici.

E finalmente quel momento è arrivato. Oggi è ufficialmente il primo giorno d’estate.

Sole, mare, ferie, gelati e ovviamente concerti e festival.

E’ quel momento dell’anno in cui ci apprestiamo anche a scoprire quale sarà il tormentone estivo che ci accompagnerà da giugno a settembre…entrandoci in testa e perseguitandoci poi fino a Natale.

Enrique Iglesias, Alvaro Soler, Giusy Ferreri, Baby K…chi vincerà il premio quest’anno?

Curiosa di sapere quali fossero i gusti dei miei amici VEZ ho chiesto loro di farmi sapere quali fossero le canzoni che per loro sono sinonimo di estate e il risultato è tutto da ascoltare.

La playlist Summer VibEZ raccoglie musica di ogni genere: rock, dance, indie ce n’è per tutti i gusti (tranne forse che per chi ama il latino americano, scusate amici).

A nome di tutto lo staff vi auguro un’estate meravigliosa che possa regalarvi dei momenti indimenticabili.

#lovez

 

Laura Losi

 

 

 

 

The Clash: white riot, black riot

Se parliamo di punk la mente corre a Londra, sul finire degli anni ’70, quando le strade della capitale britannica erano piene di giovani che volevano fare sentire la loro voce.

Il periodo storico non è dei più rosei: il razzismo è all’ordine del giorno e, in prossimità delle elezioni, il National Front il partito di estrema destra rischia di risquotere un grande successo.

Qua e la si fanno sempre più forti i richiami alle ideologie naziste e per questo motivo iniziano a nascere associazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema.

E’ grazie a Rock Against the Racism e l’Anti Nazi League che il 30 maggio 1978 viene organizzato un grande concerto al Victoria Park di Londra ed è forse grazie a questo evento che la musica punk abbandona le tendenze nichilistiche degli albori per politicizzarsi sempre più.

Un gruppo più degli altri è riuscito a far sentire la sua voce, a usare la musica come un arma per combattere le proprie battaglie: The Clash.

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The Clash in Belfast – 1977 ©Adrian Boot

Forse, proprio per questo motivo, Ono Arte Contemporanea, nella sua sede di Bologna, ha deciso di ospitare una rassegna dedicata a Joe Strummer, Mick Jones, Paul Simonon e Topper Headon.

La mostra dal titolo Clash: White Riot, Black Riot racconta la band attraverso gli scatti di Adrian Boot e sarà possibile visitarla da 12 giugno al 15 settembre.

Nonostante siano passati più di 30 anni da quando i Clash incendiavano le scene musicali mondiali, da quando London Calling ha invaso le radio, oggi più che mai la loro musica e la loro ribellione sono attuali.

I Clash hanno fatto la storia, hanno messo a ferro e fuoco il mondo, incitando le persone a portare avanti le loro battaglie.

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The Clash – London Westway Photosessions – 1977 ©Adrian Boot

Fin al loro primo dingolo White Riot appare chiara la loro ideologia e la loro missione: dare una voce a tutti. Non si tratta solo di una canzone ma di una sorta di inno che incita i giovani a portare avanti una rivolta personale e collettiva.

Ma i Clash non sono solo punk, sono un misto esplosivo di generi diversi.

“Vorrei che non si dicesse che i Clash sono stati solo un gruppo punk. Il punk è uno spirito molto più ampio della musica grezza e semplice che solitamente si identifica con quella parola. I Clash sono stati un gruppo di fusione, non una band di genere. Abbiamo mischiato reggae, soul e rock and roll, tutte le musiche primitive, in qualcosa di più della somma dei singoli elementi. Soprattutto in qualcosa di pù del semplice punk di tre accordi.”

Strummer ci teneva a sottolineare questa cosa e quando la loro musica si è allontanata dal punk tradizionale i fan non sempre lo hanno apprezzato.

Non tutti, fin da subito, si sono resi conto della portata rivoluzionaria della loro musica. Eppure in 10 anni hanno lasciato il segno.

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The Clash ©Adrian Boot

La mostra ospitata a Bologna il cui ingresso è gratuto racconta i Clash visti dall’obiettivo non solo di Boot, fotografo che li ha seguiti nel corso della loro carriera dagli esordi al successo, ma anche di Syd Shelton e Pennie Smith. 

I 40 scatti in esposizione a Bologna ci raccontano questa band che ha fatto della musica un arma e ha smosso, e continua a farlo ancora oggi, la coscienza di milioni di persone. Ognuno deve farsi sentire, la voce di chiunque è importante.

“Questo è il lascito che i Clash hanno trasmesso alle generazioni che sono venute dopo: lo spirito, l’impulso a cambiare, per continuare a guardare in faccia al futuro.”

Questa per Mick Jones, il chitarrista della band, era l’eredità che i Clash hanno lasciato ai posteri.

E noi non vogliamo essere ricordati come la generazione che non ha colto il loro lascito.

Laura Losi

Groundation @ Parma_Music_Park

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• Groundation •

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Parma Music Park // 17 Giugno 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto: Mirko Fava

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I Rio @ Reggiolo

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• I Rio •

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#BuonaVitaTour

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Reggiolo (Reggio Emilia) // 16 Giugno 2019

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La Maledizione di Takagi & Ketra

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 P0P

presenta:

La Maledizione di Takagi & Ketra

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[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Cliccate qui e seguite P0P su instagram!

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Puddle of Mudd @ Rock Planet

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• Puddle of Mudd •

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+

Klogr

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Rock Planet Club (Pinarella di Cervia) // 15 Giugno 2019

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Foto: Valentina Bellini

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Klogr

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Infest 2019 • Day 2

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• Infest 2019 •

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Day 2

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Fuori Orario (Reggio Emilia) // 13 Giugno 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto: Luca Ortolani

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U N D E R Ø A T H

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F E V E R   3 3 3

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S T A R S E T

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Infest 2019 • Day 1

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• Infest 2019 •

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Day 1

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Live Music Club (Trezzo sull’Adda) // 12 Giugno 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto: Luca Ortolani

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S T A T E   C H A M P S

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O U R   L A S T   N I G H T

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A S   I T   I S

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Quei “Malati d’amore” dei Kaufman

Ho una playlist su Spotify che s’intitola: “AMO.” e tra gli artisti che seguo ci sono senza dubbio loro: i Kaufman, una band bresciana formata da Lorenzo Lombardi (penna e voce del gruppo) Alessandro Micheli, Matteo Cozza e Simone Gelmini.

Dopo il loro disco Belmondo uscito due anni fa per l’etichetta torinese INRI, hanno continuato a creare musica con l’uscita di diversi singoli tra il 2018 e il 2019, compreso Malati d’amore che ha visto la collaborazione della band con Galeffi, fino all’ultima uscita di pochi giorni fa Alain Delon, una canzone che mostra ancora una volta la straordinaria capacità che hanno questi ragazzi di portare con la loro musica buon umore e leggerezza, senza nessun tipo di superficialità.

Dei Kaufman amo principalmente due cose: il modo che Lorenzo ha di raccontare spezzoni di vita quotidiana alternando un po’ quell’eterna malinconia o vena nostalgica (che tendenzialmente appartiene ai romantici/ iper-sensibili) a quella sana strafottenza nel mostrarsi per ciò che si è senza nessuna paura, soprattutto quando si tratta di descrivere stati d’animo legati ai sentimenti e in questo Lorenzo viaggia con la giusta dose di ironia e allo stesso tempo con la giusta attenzione per tutti quei piccoli dettagli a cui nessuno fa quasi più caso.

Tendiamo a dimenticare le famose “piccole cose” quelle che lui fa venir voglia di tornare a ricercare e vivere, senza pensare che siano gesti o appunto cose banali. L’altra cosa che amo dei Kaufman è legata alla sensazione di totale serenità che sono in grado di trasmettere, riuscendo a rendere piacevole un verso ipoteticamente sofferto e trasformando anche le cose apparentemente negative in cose positive.

Credo che il segreto sia proprio legato all’emergere con un linguaggio semplice, senza veli e troppi ghirigori.

Era già da un po’ di tempo che volevo intervistarli ed eccoci qui, finalmente.

 

Prima di arrivare ad oggi, vorrei iniziare tornando alle origini, al giorno in cui è nata la band e all’originalità indiscussa del nome, è stato semplice unirvi, arrivare alla formazione definitiva e scegliere il nome dare al vostro progetto?

Guarda, il nome in se è datato perché lo usavo come mio pseudonimo fin da adolescente, quindi ci sono alcuni progetti con quel nome che poco hanno a che vedere con la band attuale. I Kaufman intesi come band con un carattere proprio sono nati di fatto con Belmondo, cioè prima di Belmondo, nella lavorazione di quel disco e la formazione è fissa. Unirci è stato molto semplice. Io credo che siamo persone molto compatibili nel carattere e nel contributo artistico e quindi con un equilibrio decisamente stabile. Il nome , come ti dicevo, è precedente ed è un tributo ad Andy Kaufman di cui abbiamo parlato più volte, il film Man on the Moon, Jim Carrey eccetera. Poi un nome spesso non nasce dopo molte riflessioni, anzi. Emolte volte frutto di incoscienza e di un suono. Il suono è importantissimo. Qui di solito tiro una pezza sul valore del suono usando come esempio The catcher in the rye e che suono meraviglioso abbia nella lingua americana però stavolta ti risparmio.

 

In un panorama musicale come quello attuale, i vostri singoli hanno un denominatore comune: entrano immediatamente nell’ormai famosa vetrina di Spotify dedicata alla musica Indie, quant’è stato difficile farsi “spazio” all’interno di quella stessa vetrina? Qual è secondo voi il vostro punto di forza?

Io credo che le playlist di cui parli abbiano in qualche modo codificato una scena musicale che stava esplodendo che, come ogni scena musicale, presenta differenze dovute alle varie individualità artistiche ed elementi comuni, tematiche simili, approcci alla vita simili, tecniche di arrangiamento confrontabili. Noi ci siamo trovati ad essere quella roba lì, senza tanti calcoli, ad avere un linguaggio che interpreta un momento storico e di luogo. Poi il resto credo sia semplicemente il pop, la canzone. E io ho sempre adorato la canzone. Mi piacerebbe scrivere la Grande Canzone Italiana.

 

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Lorenzo e la sua penna. Ti definisci un “ipercitazionista”, quale citazione famosa avresti voluto scrivere? Se dovessi scegliere invece una tua citazione significativa per te, quale sceglieresti? Scrivi da sempre, dall’età adolescenziale, cosa rappresentava per te la scrittura a 15 anni e cosa significa adesso che hai superato i 30? Hai mai avuto paura di risultare banale o non compreso?

Il senso del citazionismo è lattitudine postmoderna di raccontare cose personali usando un linguaggio codificato da una cultura comune, pop. Ecome il Mister Tamburino di Battiato per capirci. O come la Marylin di Warhol. Oppure pensa a questo artista, non so se lo conosci, Mimmo Rotella. Le sue opere darte sono manifesti del cinema strappati”.Io ho la fortuna di averne uno grazie al regalo di un caro amico. Ecco, utilizza qualcosa di esistente, che ha un mondo suo, tipo una vecchia locandina di cinema e , attraverso un processo creativo, la fa diventare qualcosa daltro. Però poi intendiamoci, le mie canzoni non sono tutte così. Ci sono episodi. Tutto qui. Ci sono infinite citazioni anche solo nel mondo della musica, c’è da imparare dai grandissimi. Se invece vuoi saperne una che mi è cara ti direi: Dimmi come si fa a rispettare le regole

A 15 scrivevo si, ma scrivevo cose bruttissime. Scrivere oggi è impegnativo. Ma non mi pongo il problema dellascoltatore, altrimenti sarebbe un delirio, ogni persona ha idee contrarie a un’altra. Devo esserne soddisfatto io. Così si è autentici. Se poi il risultato riesce a interpretare limmaginario degli altri allora hai fatto centro.

 

Il vostro ultimo singolo “Alain Delon” è uscito il 7 giugno e a proposito di citazioni, c’è una frase che credo rispecchi e fotografi alla perfezione la società attuale: “C’è chi per apparire cita Schopenhauer” ed effettivamente è così, le persone sembrano distaccarsi sempre di più dall’essere ciò che sono per adeguarsi a standard di massa. Nella musica quant’è difficile rimanere su una propria linea? Essere e rimanere autentici in ciò che si fa…

Eh ma è lunica via. Lo so che è banale dirlo. Ma ogni artista dovrebbe creare per sé. Il che non significa non conoscere la contemporaneità, anzi. Ascoltare musica è lunico modo per comporre musica un po come scrivere un libro no? Lo puoi fare solo se leggi. Ma poi una personalità artistica analizza, rielabora, sceglie. A volte perfino dimentica. E poi cammina da solo.

 

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Quali novità arriveranno da qui al prossimo autunno? Cosa dobbiamo aspettarci dai Kaufman?

A metà Ottobre uscirà il disco nuovo, ci stiamo lavorando intensamente. E da lì il tour e tutto il resto. Io non vedo già lora.

 

Non ci resta che aspettare l’arrivo dell’autunno e non solo perché le cose belle si fanno sempre attendere un po’, ma perché conoscendo chi le “anima” sai già quanto possano essere soprattutto vere.

E poi con la musica dei Kaufman sembra sempre estate.

Claudia Venuti

 

Fantastic Negrito @ Acieloaperto

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• Fantastic Negrito •

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Acieloaperto (Rocca Malatestiana – Cesena) // 14 Giugno 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435921124{margin-top: 20px !important;margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_column_text]Mentre aspetto che Xavier Dphrepaulezz, meglio noto come Fantastic Negrito, salga sul palco di acieloaperto, alla Rocca di Cesena, il ragazzo di fronte a me si accende un cannone. Una coppia attempata, ma irriducibilmente giovane, sta già facendo lo stesso poco più in là. Due ragazzi alle mie spalle invece si stanno baciando da dieci minuti buoni. Capisco in fretta l’aria che tira: la musica di Fantastic Negrito accende l’anima e i desideri. È sporca, sexy e un po’ folle.

Lo show inizia in perfetto orario e mentre si dimena nei suoi pantaloni rossi non faccio fatica a immaginarlo fare festa in un club di Los Angeles, tra bottiglie di champagne e ragazze poco vestite. Lo guardi e pensi che deve aver avuto una vita piuttosto avventurosa, questo afroamericano di Oakland. Durante il concerto racconterà qualche aneddoto della sua esistenza travagliata, sempre condito da sarcasmo: la strada, il difficile rapporto con i genitori, la droga, i contratti milionari bruciati, l’incidente che ha rischiato di fargli abbandonare per sempre la musica. Tutta roba che lo ha reso inevitabilmente il “motherfucker” di oggi, come si auto definisce.

E proprio con la chitarra ha un rapporto particolare. La suona senza plettro con la sua mano semi paralizzata, a volte accarezzandola dolcemente, altre con violenza. Amore e odio, come i grandi del blues. Anche per Fantastic Negrito la chitarra, o forse sarebbe meglio dire la musica, sembra essere il mezzo per esorcizzare sfortune e disastri personali. È la rivalsa su una vita che si è messa di traverso, ma che non gli ha impedito di guadagnarsi – meritatamente – due Grammy.

Il palco è spoglio, non c’è niente alle sue spalle, ma Negrito ha una tale presenza scenica che è impossibile guardare qualunque altra cosa. Su Bad Guy Necessity l’atmosfera si scalda. Il pezzo è il classico esempio di black music rivisto al modo di Fantastic Negrito. “Tutti hanno bisogno di un cattivo ragazzo, di qualcuno da incolpare, ora sono così dipendente da queste pillole, sono solo una vittima e sono così sospettoso, ho bisogno di protezione, questo il mio secondo emendamento“, un testo che la dice lunga sulla sua personalità. C’è rabbia, è vero, ma c’è anche molta ironia.

La voce è la vera sorpresa: riesce a passare da un falsetto androgino a bassi profondissimi, sostenuti dalla sezione ritmica che l’accompagna sul palco. Che sia rimasto folgorato da Prince sulla Via di Damasco è evidente.

Su Scary Woman il Fantastico inizia a far presagire la vena da mattatore che lo caratterizza e che andrà in crescendo per tutta la serata. Sferza il pubblico con uno stile da predicatore e inventa uno slang tutto suo, unendo parole e pronunciando frasi in italiano che deforma fino a far diventare una cantilena.

Negrito è riuscito a rivisitare il patrimonio musicale afroamericano senza tradirlo. Ogni pezzo, pur essendo facilmente riconducibile alle atmosfere dei grandi bluesman, e penso a B.B. King solo per citarne uno, risulta invece essere tremendamente attuale. In An Honest Man domina il groove. Negrito è un satiro: attraversa il palco saltellando, fa piroette, si agita e ci fa muovere il culo. Ad un certo punto mi guardo intorno e mi sento dentro ad una scena di Dirty Dancing.

Il pubblico balla, da solo o in coppia, non importa. La musica di Negrito ha a che fare con il sesso. E come nel sesso le persone sudano, si divertono, sorridono. Non si può chiedere di più ad un concerto. A Boy named Andrew infiamma il pubblico, che canta sulla base il nananana con un incedere orientaleggiante. Il gospel di A letter to Fear è bellissimo e arriva alla pancia.

Tra un pezzo e l’altro c’è posto per un ringraziamento a Chris Cornell, il primo che ha portato Fantastic Negrito in Italia. La parte narrativa, tutti questi aneddoti che condivide con noi, sono importanti tanto quanto il suo suono e danno la dimensione della sua complessità.

Parte In the Pines, cover del classico di Lead Belly e la sua voce tocca bassi incredibili. È dedicata al fratello, al cugino e al migliore amico, tutti morti a causa di un’arma da fuoco. Per quanto mi riguarda è uno dei pezzi più memorabili del concerto. Qui la sensualità della musica di Negrito raggiunge le vette più alte dello show.

In Plastic Hamburger gli assoli grondano sangue. Come può un pezzo unire blues e Led Zeppeling? Chiedete a Fanstastic Negrito perché pare proprio che ci sia riuscito. Durante tutto il concerto, che è durato per oltre un’ora e mezza, la sua voce non ha un cedimento: alta e limpida e baritonale quando serve.

Ad un certo punto chiede al suo chitarrista il nome della città in cui si trovano. Alla risposta “Céssena”, aggiunge un divertito “sembra qualcosa che si fuma, molto buona questa Cèssena“, mentre il pubblico ride. È anche questo che definisce la personalità di Fantastic Negrito: il senso dell’umorismo, probabile conseguenza di una vita spesso tragica.

Il concerto termina con Night Has Turned to Day/Bullshit Anthem: “prendi quelle cazzate, trasformale in una buona merda“, perché il percorso verso una vita migliore è proprio non lasciare che tutte quelle cazzate ti definiscano. Quest’ultimo pezzo è la giusta chiusura all’insegna della fratellanza e del lieto fine, che in una vita di travagli emotivi come quella di Negrito sembrava impossibile. “Buttami giù, continuerò a combattere”, grazie Negrito, continua a farlo, anche noi proveremo a fare lo stesso.

 

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Testo: Daniela Fabbri

Foto: Valentina Bellini

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Madman @ Parma_Music_Park

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• Madman •

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Parma Music Park (Parma) // 14 Giugno 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto: Andres Mejia

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