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LOSTATOBRADO: sabato 24 Gennaio la presentazione del nuovo album AHIMÈ al Locomotiv Club di Bologna.

LOSTATOBRADO

Ahimè

il nuovo album per Locomotiv Records

Ascoltalo qui: https://bfan.link/ahime

Ordina il vinile qui: https://inunostatobrado.bandcamp.com/album/ahim

Il disco sarà presentato per la prima volta in un concerto speciale

il 24 gennaio al Locomotiv Club a Bologna

Un viaggio personale e collettivo tra musica e immagini, per riabbracciare la nostra essenza e quella del mondo. Perché in fondo, l’unica cosa che davvero conta sul grande e caotico palcoscenico della vita è trovare il proprio ruolo da recitare, scoprire il proprio modo di vivere nel presente.

Anticipato dai singoli Tane e Cusnaé uscito venerdì 12 dicembre Ahimè, il nuovo album de LOSTATOBRADO per Locomotiv Records con il supporto del collettivo Ramaglie.

Ascoltalo qui: https://bfan.link/ahime

Il disco è disponibile in vinile dal 22 dicembre, qui il link: https://inunostatobrado.bandcamp.com/album/ahim

Inoltre LOSTATOBRADO presenterà il nuovo album per la prima volta dal vivo in un concerto speciale il 24 gennaio al Locomotiv Club a Bologna.

A un anno di distanza dall’esordio con Canzoni contro la ragione, la band composta dai musicisti e sound designer bolognesi Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra torna con un disco sperimentale e intenso, instabile e drammatico, attraversato da una costante tensione musicale ed emotiva.

Ahimè è espressione sonora e immaginifica del desiderio di riuscire a vivere nel qui e ora, riscoprendo quel contatto con noi stessi e con la natura che ci circonda, nonostante tutte le incoerenze, incognite e assurdità della contemporaneità. Un elogio alla bellezza della temporaneità della vita, perché è proprio lì che risiede la nostra unicità.

Ahimè è una reazione istintiva a questa realtà già di per sé molto più surreale di qualsiasi storia immaginataè un disco che prova a parlare di tutto, ma sarebbe meglio dire che non parla di niente afferma LOSTATOBRADO. Non importa quale significato questo album trasmetta all’ascoltatore, l’importante è che possa essere immagine ancora prima di essere suono. L’andirivieni del mondo, il su e giù del vivere, la magia dell’essere qua in questo momento.

Con sguardo lucido e disincantato, a tratti tragicomico, Ahimé racconta la realtà con la sua stessa voce e disegna un paesaggio sonoro stratificato, inquieto ed evocativo, grazie a quella che il gruppo definisce musica elettroacustica post-agricola: un’etichetta-non etichetta che vuole descrivere un sound originale e figlio del suo tempo, che si muove tra elettronica, sperimentazione e cantautorato, attraversato da suggestioni cinematografiche e ricco di campionamenti inediti.

Un amalgama sorprendente e suggestivo frutto di un lungo e meticoloso lavoro, in cui la tradizionale forma canzone si spinge oltre abbracciandone una nuova, inesplorata e libera, in cui riecheggiano le influenze di artisti internazionali come Radiohead, Bjork e Floating Points e italiani come CSI e Iosonouncane, arrivando fino alle colonne sonore di Ennio Morricone o Jerskin Fendrix. Ma Ahimé non si ferma qui, portando oltre la sua spericolata ricerca sonora: ecco quindi che all’impianto strumentale del trio (voci, sintetizzatori e chitarra baritona) si uniscono il suono di uno stormo di oche, il clacson di una Dacia in Islanda, il suono di una tammorra, la voce della mezzosoprano Isabella Gilli, l’ocarina, il Touch Theremin inventato da Gabriele Puddino, richiami da cacciatore e un organo mesotonico del 1551.

Infine l’album è frutto anche di un insieme di suggestioni indotte da immagini prodotte dall’intelligenza artificiale, sulla base di frasi che ne descrivono le canzoni: un lavoro quindi non solo da ascoltare ma anche da immaginare.

Con le sue otto tracce dalla struttura circolare, Ahimè ritrae un mondo allo scompiglio, una caotica messa in scena in cui ognuno sceglie le proprie maschere per recitare le proprie parti. Ecco perché la cover dell’album si ispira al lavoro del Maggio Drammatico dell’Appennino Tosco-Emiliano (la foto infatti ritrae la band e altre persone con i costumi teatrali): una rappresentazione dagli innumerevoli piani di lettura attraverso un teatro di matrice fortemente popolare dove amore, coraggio, guerra, pace, dolore, gioia, potere e perdita vengono cantate e declamate in ogni scena, esemplare metafora di un mondo in cui il tempo passa e le cose cambiano per non cambiare mai.

Ahimé è anche il titolo di un film del 1983 girato con la collaborazione di pazienti psichiatrici ed infermieri da Claudio Oleari e Benedetto Valdesalici. Un tentativo di dare una risposta a tutte le domande dell’esistenza, proprio come vuole fare l’album de LOSTATOBRADO. Un esperimento disperato, ambizioso, complesso, in cui è impossibile trarre conclusioni definitive o universali. Proprio per questo, più che mai necessario.

SCHEDA DISCO

A risvegliare il torpore delle coscienze è la prima traccia nonché primo singolo Tane, con il suo lamento disperato, le sue sonorità cupe e sporche e il suo incedere irrequieto e funereo: un invito a vivere il presente e a non fuggire, a non farsi sopraffare dal chiassoso turbinio della mente che tira verso sé incagliandosi nel passato e gettandosi nel futuro. La segue Auguriironico titolo della focus track dell’album, a cui fa successivamente eco il brano strumentale (Ancora) auguri: quando iltempo lineare (passato, presente e futuro) si (con)fonde con quello personale (storia privata, familiare e del mondo) si rischia di perderne i confini, ma forse sta nell’accettarlo e nel viverlo ognuno nel proprio miglior modo possibile. Illusioni e speranze invece si alternano in Chiome, che prova a suggellare il labile confine tra il mondo dei sogni e la realtà che spesso sembrano fondersi l’uno con l’altro fino ad assumere i contorni di una costante pubblicità (Offerte di nuvole/ nei sogni mi appaiono/ Poiane sui residence/ Le onde di questa corrente Che scivola continuamente/ E adesso la pubblicità). La natura torna come visione e suggestione nelle parole di Sveno, un piccolo ritratto-poema bucolico scritto dal poeta muratore nonché interprete Sveno Notari (1930-2012), le cui parole descrivono la fine di una lunga giornata di lavoro e come il tramonto ritempra e conforta l’animo. Una poesia che crea un ponte con Pergole, il brano successivo, in cui LOSTATOBRADO mette in musica queste suggestioni  l’avvolgente luce del tramonto è incarnata dalla voce della mezzosoprano Isabella Gilli – e sancisce l’inizio della seconda parte dell’album. Alla distensione sia sonora che visiva della ballata elettro acustica Pergole, che invita a accogliere ogni momento della vita, da quelli di gioia, agli amori fino ai lutti, segue la title track Ahimè che emerge con il suo ritmo funebre intenso e incalzante: è la rappresentazione sonora del dolore e della fine della vita ovvero la morte. Un brano che cresce fino ad esplodere in un urlo, in cui i battiti aumentano sempre di più fino a cancellare la musica che si sgretola e si disintegra, lasciando così spazio al vuoto, al nulla e al silenzio. Lo stesso silenzio e quiete che si ritrova in Cusna, traccia conclusiva dell’album, in cui l’anima si reincarna nella natura. Un brano dal soffio etereo ed essenziale, avvolgente e dalle tinte calde, che prende il nome da una delle cime dell’Appennino Tosco-Emiliano. Non una semplice canzone, ma un vero e proprio quadro sonoro in cui compare anche uno storico organo mesotonico a canne del 1551 di Onofrio Zeffirini.

TRACKLIST

  1. Tane
  2. Auguri
  3. Chiome
  4. (Ancora) Auguri
  5. Sveno
  6. Ahimè
  7. Cusna

CREDITI

Registrato, prodotto e mixato presso Atra studio di Bologna, masterizzato presso Saff Mastering Studio di Chicago nel 2025

Autore testi: Alessio Vanni

Hanno suonato:

Alessio Vanni (voce, synth, campionamenti, batteria, organo, percussioni, produzione, arrangiamento, missaggio).

Lorenzo Valdesalici (voce, chitarra baritona, chitarra acustica, elettronica, campionamenti, ocarina, richiami da cacciatore, tromba, kazoo, percussioni, produzione, arrangiamento)

Lorenzo Marra (elettronica, campionamenti, pianoforte, produzione, arrangiamento)

Con la partecipazione di:

Isabella Gilli (voce lirica in “Pergole”)

Giacomo Parmeggiani (urla in “Ahimè”)

Sveno Notari (voce in “Sveno” e autore della poesia recitata dal titolo “Concetto della mia giornata”, pubblicata nella raccolta “Ed ecco un murator su un foglio chino” nel 2013 grazie a Laura Artioli e Benedetto Valdesalici. Sveno Notari è stato un poeta muratore, musicista e maggerino, nato a Marmoreto nel 1930)

Il progetto riceve il sostegno della Regione Emilia-Romagna nell’ambito della legge musica L.R. 2/2018.

BIO

LOSTATOBRADO sono tutti e, al contempo, nessuno. LOSTATOBRADO sono un canto corale, i suoni del mondo e il silenzio assoluto. Ma LOSTATOBRADO è soprattutto un collettivo di musica elettronica sperimentale “post-agricola” nato nel 2023 dall’incontro delle voci, delle idee e delle parole dei tre sound designer e compositori per il cinema Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra. La loro musica è fatta per immagini, ispirandosi trasversalmente dal mondo del cinema, in particolare dalle colonne sonore di artisti come Ennio Morricone, per unirsi al cantautorato italiano (CSI, Verdena, Iosonouncane) e sonorità straniere di artisti come Bjork, Thom Yorke e molti altri. Nel 2024 pubblicano il loro album d’esordio “Canzoni contro la ragione” recensito da Blow Up, Rockit e da Rumore classificandolo come disco del mese di luglio. Hanno collaborato con diverse associazioni di cinema (“Nuvo”, “Shado”, “Braquage”, “Tristefilm festival”) per cui hanno realizzato sonorizzazioni live e partecipato al “Festival della lentezza” di Parma con uno spettacolo dedicato a George Méliès. Nello stesso anno ricevono il premio speciale Rockit del concorso musicale “Musica da Bere”, vincono il concorso “Blender” organizzato da Locomotiv Bologna aggiudicandosi il supporto alla produzione da parte di Emilia Romagna Music Commission e Locomotiv Records, e a dicembre ricevono il premio “MITA” allo storico concorso Rockcontest di Firenze. Tane è il primo singolo estratto dal nuovo album della band Ahimè in uscita a dicembre per Locomotiv Records e il supporto di Ramaglie, un collettivo di autoproduzione che raccoglie numerose persone e professionalità artistiche: Cusna, uscita il 21 novembre, è il secondo singolo estratto che ne anticipa la pubblicazione il 12 dicembre, sempre per Locomotiv Records.

Secret Love

A volte succede. Non importa che sia una donna o un uomo o che abbia un genere, una forma, una identità. Una questione di prossemica, charme e presenza scenica. Diamogli un nome neutro, neutrissimo: Cosu, direttamente dalla quarta declinazione.
Cosu entra in una stanza e i tuoi occhi non si staccano più da quella figura. Cosu è annoiato, forse no. È stanco, o forse sta pensando. Indolente? Però sotto, attorno, c’è un qualcosa che lo illumina. Saranno quelle chitarre che sento mentre lo ascolto parlare. Cosu è ipnotico. Parla per immagini, dipinge con la voce e sembra cantare quando non dovrebbe e parla cedendo il passo alla musica in sottofondo, quando tutti pensano dovrebbe intonare almeno mezza nota. No. Cosu è immateriale, ma della realtà ci regala piccoli racconti, mentre stiamo lì, a fissare la sua figura dietro a un microfono e a godere di riff di rara eleganza. 

I Dry Cleaning lo hanno fatto di nuovo, hanno registrato un disco belissimo. Il terzo, per la precisione. Tre sono anche i luoghi dove hanno registrato l’album: a Dublino con la Gilla Band, poi a casa dei Wilco a Chicago, con tanto di incursione sonora di Jeff Tweedy in un pezzo, e infine nella valle della Loira, a cucire, tagliare e impacchettare tutto, sotto l’occhio vigile di Cate Le Bon. 

Il prodotto finale è un Dry Cleaning al cubo, un lavoro corale in cui tutti i pezzi portano la firma dei quattro membri della band: Florence Shaw, Tom Dowse, Nick Buxton, Lewis Maynard. Lo stile è coerente con i lavori precedenti, uno spoken word elegantemente accompagnato da ritmi ipnotici e chitarre che spaziano tra generi diversi. 

I testi sono la chiave, essendo un album decisamente più parlato che cantato, e il punto è che sia la scelta di stile sia il significato hanno pari importanza. Quello che dice, come lo dice, potrebbe avere solo questa forma. Chitarre che si perdono tra riff, ripetizioni e ossessioni, mentre la Shaw sembra passeggiare nei ricordi, nelle impressioni di una piovosa giornata londinese, a caccia di scorci, personaggi, segmenti di frasi rapite. Il flusso è postmoderno, multimediale, sembra una fotografia musicata di un vagone della metro. E il flusso è un gioco tra il pensiero e l’input esterno che lo ha attivato, è un continuo scambio di significato con il percepito. È semiotica da passeggio. È un Calderón de la Barca moderno, stessi dubbi ma con un iPhone in tasca a rassicurarlo. O a inquietarlo, depende.

The objects outside the head control the mind, prima traccia. Nelle recensioni passate dei lavori dei Dry Cleaning, spesso veniva evocata la metafora delle briciole di pane di Pollicino. Io ci vedo più un gioco con l’ascoltatore, come i glitch di Matrix. Come i déjà vu, come quei pensieri che sembrano esplodere in una nuvola di poliuretano espanso e poi ti accorgi che sono passati appena due secondi. Mondi effimeri lunghi tre respiri, e qualche nota.
Così la tracklist diventa una carrellata di impressioni e di maschere, come nella seconda canzone, Cruise Ship Designer che disegna i confini comici entro cui deve muoversi un autoproclamato maschio alfa. Mentre si analizza, in un flusso di coscienza piuttosto contorto, il ruolo tra essere donna e le pulizie di casa nel pezzo successivo, My Soul/Half Pint. Qui si potrebbe parlare di rapporto tra igiene mentale e quella del bagno, ma è con l’ironia che la band disarma il pensiero che genera ansia: “Maybe it’s time for men to clean for like, 500 years”. Et voilà.
L’ apoteosi del flusso arriva in Let Me Grow and You’ll See the Fruit, che sembra descrivere l’ansia di una giornata casalinga (contro il tedio domenicale), ma finisce con l’esplodere in ansie, di vita e di relazioni. E potrebbe essere sia un ragionamento lungo due isolati così come un pensiero sufficiente a coprire una tazza di nespresso che si riempie.
Blood è un testo schizofrenico, c’è un po’ di American Psycho e qualcosa color pastello. Una frizione perfetta, un’ansia che sale, che non esplode, mai. 
E poi ci sono pezzi come Evil Evil Idiot in cui pensi che la reazione di Maillard (quella della crosticina dei cibi abbrustoliti o rosolati) sia un’altra fine metafora. E invece no. I riff cupi di sottofondo sottolineano, per altro, il dissenso sull’uso della plastica in cucina. O io mi sono perso un passaggio o in questo pezzo si parla veramente di cucina e cancro. Ma chi di noi non ha pensato di uccidere il partner quando, dopo aver rosolato un lato di un filetto, provvede a girarlo usando una oscena paletta di plastica?
Siamo nella pancia del disco. I ritmi salgono in Rocks, pezzo stupendo, anche se, di nuovo, il testo è un flusso di pensieri che può solo essere accolto come una sequenza di pensieri casuali. Ricordi. Promemoria. Considerazioni, mentre il flusso di note che vira verso il surf rock psichedelico ci fa ondeggiare. Cosu sta vincendo ogni nostra resistenza, ogni parvenza di razionalità. Siamo in ginocchio quando arriva The Cute Things, ipnotizzati dagli elenchi numerati di Florence, che qui azzarda quasi un canto. E siamo definitivamente vinti, succubi.
I Need You sembra una dichiarazione d’amore, al massimo di intenti, ma quando il testo arriva a un ermetico “Pelican dreams” ho forse temuto di abbandonare il cimento di comprendere qualcosa. Ripeto, cari Dry Cleaning, avete vinto, ho capito la vostra missione, mi arrendo. Poi scopro di un documentario intitolato Pelican Dreams. E che il pellicano è figura cristologica. Però, così mi sembra di tornare ai tempi di filologia moderna, anche se con le cuffie.
Infine arriva la più “drycleaniana” delle tracce che chiude l’album, in una elegia finale di intenti che cozzano col mondo, di gioia opposta a crudissima realtà. E del resto il disco è frizione di parole tra di loro, di testi vs. musica, di attitudine vs. significati, di assenza vs. presenza, di note vs. parlato. Ma questa continua lotta interna ha come prodotto finale non un pastiche post-qualcosa, produce eleganza. Una vellutata, intelligente e ammaliante eleganza. 

Cosu passeggia nella mia mente, ha una voce, un’andatura, ha una capacità narrativa importante e, soprattutto, delle chitarre che devo risentire presto, molto presto. 

VEZ5_2025: Luca Ortolani

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Turnstile Never Enough

Una band passata in sordina per qualche anno, ora sta vivendo il suo momento di hype, meritatissimo.
Un disco solido dove la loro vena più hardcore viene addolcita da influenze dream pop.
I fan dell’hardcore saranno rimasti sicuramente delusi, io invece li sto amando sempre di più, disco dopo disco.

Traccia da non perdere: I Care

Rosalìa Lux

“Rosalìa? Ma dai, ma che cavolo di musica ascoltate?”
Questo ero io fino all’uscita di questo album. Poi una sera mi sono ritrovato a sedere sul divano ad emozionarmi al solo ascolto della sua voce. Ed ora sto aspettando di comprare il biglietto per la sua data di Milano del 2026.
La vita, e la musica, non smetterà mai di stupirmi.

Traccia da non perdere: Divinize

Landmvrks The Darkest Place I’ve Ever Been

Dopo averli visti e fotografati live diversi anni fa li ho riscoperti questo maggio durante il loro concerto di Milano. Questo album è stato amore al primo ascolto.
Sono soft e hard allo stesso tempo, e mescolano generi con una naturalezza disarmante. Piccolo gioiello del 2025.

Traccia da non perdere: Deep Inferno

Machine Gun Kelly Lost Americana

Dopo il rap dei primi album e il punk-rock degli ultimi due, MGK ha sfornato un album che si fa fatica a catalogare in un unico genere. Anticipato da qualche singolo piacione e super radiofonico, questo album è stato la colonna sonora della seconda parte della mia estate 2025. 

Traccia da non perdere: Indigo 

Architects The Sky, The Earth & All Between

Dai ci manca solo che devo pure scrivere qualcosa sugli Architects…non mi fate innervosire. Se non li conoscete, andate a studiare. Premete play e godetevi la voce di Sam Carter.

Traccia da non perdere: Curse

VEZ5_2025: Francesca Garattoni

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Deftones Private Music

Hanno ancora senso i Deftones nel 2025? Si. Maledettamente si. A parte il fatto che dal vivo sono più carichi di vent’anni fa, questo disco li ha riportati agli antichi fasti senza però il trito e ritrito di chi riscalda la minestra. Private Music è indiscutibilmente un disco dei Deftones, ma i Deftones del 2025 si sono evoluti e sono diventati un’esplosione di connessioni neurali che ti portano a fluttuare nello spazio infinito.

Traccia da non perdere: infinite source

Ed Harcourt Orphic

C’è di tutto in questo disco, un po’ come nelle Bertie Bott’s Every-Flavour Beans di Harry Potter, ma solo quelle ai gusti buoni. C’è sapore di Elliott Smith, The Dear Hunter, Dead Science e perfino un po’ di The Bear that Wasn’t, ma a tenere insieme il tutto è il genio di Ed Harcourt, sfavillante musicista dallo sfaccettato talento che fa musica per scaldare i cuori.

Traccia da non perdere: Winter’s Sigh

Alan Sparhawk & Trampled by Turtles Alan Sparhawk with Trampled by Turtles

Continua il percorso salvifico di Alan Sparhawk, che dalla dipartita dell’amata Mimi mette una nota dopo l’altra fino a costruire questo meraviglioso disco, profondo e toccante.

Traccia da non perdere: Not Broken

Matt Berninger Get Sunk

Secondo capitolo da solista per Matt Berninger e il nostro conferma che la sua identità oltre a The National è chiara e ben definita. Bravo Matt.

Traccia da non perdere: Frozen Oranges

The Veils Asphodels

Finn Andrews, ritrovarti è sempre un piacere.

Traccia da non perdere: Mortal Wound

VEZ5_2025: Giacomo Sacchetti

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Billy Woods Golliwog

Mi piace tutto di questo disco. Dal punto di vista strumentale, è una boccata d’aria fresca, per le invenzioni, le citazioni, i riferimenti. Da quello testuale, è molto politico. L’outro della prima canzone è un estratto dal libro per bambini di Florence K. Upton del 1895 The Adventures of two Dutch Dolls and a Golliwogg. Un Golliwogg è una caricatura dei neri, offensiva, stereotipata, spesso disegnata con le zampe al posto delle mani e dei piedi, la faccia nerissima, labbra grosse, occhi spalancati e un grumo di capelli lunghi e ingestibili. Il disco è un racconto oscuro su razzismo, potere, vendetta, guerra e tanto altro, con tante di quelle idee che basterebbero per fare un altro disco ancora. Impossibile batterlo.

Traccia da non perdere: Born Alone

Alan Sparhawk & Trampled by Turtles Alan Sparhawk with Trampled by Turtles

“Una sera, dopo ore di macchina, ci siamo fermati in albergo per la notte. Dopo cena sono sceso nella hall per andare a fumare e sull’ingresso ho incontrato un signore che teneva in mano un machete. Mi sono avvicinato, non troppo, e mi ha detto ‘Il mondo è un posto duro, bisogna difendersi’. Poi ha girato i tacchi ed è andato via, incontro al buio della notte. Questo è il mondo. Aveva ragione. Vivere In una casa infestata mi ha insegnato che non si dimentica mai veramente. Che tutto rimane latente, sia la luce che l’ombra. Se dovete scegliere tra oscurità e luce, per quanto sia attraente e facile l’oscurità, scegliete la luce. Squarciate il buio con un machete, tirategli fuori le viscere e liberatevene”. Questo è quello che ha detto Alan Sparhawk al concerto al Locomotiv, quest’estate. Credo sia anche il tema di Alan Sparhawk with Trumpled by Turtles. Sarà perchè sto invecchiando, ma è un po’ di tempo che mi piacciono le cose che ti esortano a trovare un rifugio da te stesso.

Traccia da non perdere: Not Broken

Claire Rousay A little death

Daniel Johnston, Rachel’s, Les Revenants dei Mogwai. Questo disco li ricorda nelle atmosfere, nella sensazione di essere al buio ma non essere soli. Capire che l’ignoto riguarda tutti e ognuno lo affronta come può. Amo i pezzi con la chitarra, mi sparano nell’universo e mi rendono felice di ascoltare musica. Non è come ascoltare Salt di Angie McMahon, là siamo più sul disperato. E non è come i Silver Jews, là c’è più ironia. Ma mi sento di dire che sono esterrefatto allo stesso modo. Qui nessuna disperazione (no dai, forse un pochetto sì) e nessuna ironia, la musica procede e ogni armonia, ogni stacco, pausa o nuovo rumore ti proiettano dentro la pellicola di un film. È una bella sensazione.

Traccia da non perdere: Somewhat Burdensome

Black Eyes Hostile Design

Le ritmiche di questo disco secondo me sono proprio divertenti, passerei volentieri un giorno intero a seguire la batteria muovendo la testa, perchè la ripetitività mi dà gusto. In questo momento la ripetitività non è tanto in voga, visto che molti album di successo contengono una varietà enorme di cose: nello stesso disco si trovano moltissimi generi, e questa pare essere spesso l’idea più importante dei dischi stessi. In Hostile Design si trova un genere solo, un incrocio pazzesco tra The Ex e Beastie Boys. Eccezionale.

Traccia da non perdere: Break A Leg

Horsegirl Phonetics On and On

Una sera ero a un concerto, c’era la batterista che sembrava faticare ad arrivare ai tamburi per picchiare con la forza giusta. Allora ci dava ancora più forte, ci metteva tutta l’energia che aveva in corpo e alla fine faceva meglio di tutti. È in assoluto la miglior batterista che io abbia visto suonare dal vivo. Come le Horsegirl. Hanno il loro stile e il loro ritmo ma suonano da dio. Le ho viste dal vivo quest’anno. Molto bello. Mentre le ascolto ho come la sensazione che abbiano il timore di non riuscire, per questo spingono più di tutti gli altri, ci danno più di tutti gli altri, e riescono meglio di tutti gli altri. Non mollano un attimo e la tensione rimane sempre alta. Questa cosa si sente sia in concerto sia su disco. Le canzoni di Phonetics On and On ricordano Velvet Underground, The Raincoats, The Go-Between, i Television di Marquee Moon, ma non sono prive di originalità, al contrario sono divertenti e timide e queste due cose insieme, bilanciate, le rendono esplosive. Se chiudi gli occhi mentre le ascolti vedi la pista da ballo piena. In effetti, il concerto era imballato e tutti ballavano. Mi pare un bel risultato.

Traccia da non perdere: Frontrunner

Honorable Mentions

Lemonheads Love Chants
Dal vivo, se beveva un po’ di più, era un incapace. Su disco non pubblicava materiale originale dal 2006 e quello che pubblicava veniva liquidato male e velocemente. Adesso che è tornato con un disco nuovo, ha rimesso tutti in riga.

I Canzonieri All Creature
Mi piace il modo in cui suoni e motivi antichi vengono rispolverati e riutilizzati per creare musica contemporanea. Il risultato è incantevole.  

Preservation & Gabe Sortilege
Lontano anni luce da spacconaggine e machismo. Tanto polveroso e profondo nel suono da diventare viscerale.

Sanam Sametou Sawtan
Tostissima confluenza di musicalità araba, post rock e elettronica. Con un tocco di jazz, per chi vuole fare ancor più seriamente.

Greg Freeman Burnover
Disco completamente privo di grinta, il ritmo è dato solo dalla bellezza delle canzoni. Estasi estetica.

Giacomo Sacchetti lavora a Santarcangelo di Romagna nella libreria The Book Room. Al suo interno cura The Record Room, lo spazio dedicato ai dischi e alla musica. A volte scrive su Neuroni.blog.

VEZ5_2025: DJ Lappa

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Pile Sunshine and balance beams

Disco dell’anno è il nono (!) album dei Pile, immagina Jeff Mangum dei Neutral Milk Hotel con i Verdena come backing band.

Traccia da non perdere: Bouncing in blue

Home is where Hunting season

Dalla Florida il secondo album degli Home is where a confermare la formula sorprendente emo/slowcore dell’esordio The whaler.

Traccia da non perdere: Migration pattern

The new eves The new eve is rising

Esordio per la band tutta al femminile delle New Eves da Brighton.

Traccia da non perdere: Cow song

Scowl Are we all angels 

Il disco della maturità per gli Scowl da Santa Cruz, California, trainati dall’energia della frontwoman Kat Moss dall’hardcore all’alternative. Il disco che oggi le Hole non potrebbero ma vorrebbero pubblicare.

Traccia da non perdere: Fantasy

Hotwax Hot shock

Un debutto tra i migliori dell’anno per la formazione inglese delle Hot Wax.

Traccia da non perdere: One more reason

DJ Lappa, al secolo Gianluca Nicoletti, inizia a proporsi come djset pop su vinile nella Rimini di metà anni 90. Dopo il millennium bug definisce la sua personale tecnica di mixaggio ed il suo stile di djset che spazia tra l’alternative-rock e l’indie-pop e lo porta ad esibirsi nei migliori clubs e festival come Bronson e Hana-Bi (Ravenna), Velvet (Rimini), Vidia (Cesena), Estragon (Bologna), MTV Sunset Festival (Rimini Cattolica), Bay Fest (Rimini Bellaria Igea Marina), Molo Street Parade (Rimini), Santarcangelo Dei Teatri (Santarcangelo di Romagna), Acieloaperto (Cesena).

VEZ5_2025: JP Molloy

Another year in the can. 
Album wise, some gems in overall slim pickings. Live concerts though probably provided the best year for me in a long time with Parkway Drive in Wembley and a backstage shoot for them during their final European show in Sweden. Turnstile, live was just a fever dream (got to storm the stage and shake hands with drummer Daniel Fang) Ghost, Iron Maiden, Bush, Slipknot and so many more.
Music is your own personal journey. I hope your 2026 is another good one. To Quote Sea-Fever by John Masefield: “I must go down to the seas again, for the call of the running tide is a wild call and a clear call that may not be denied”

Turnstile Never Enough

If Never Enough is a fine tuning of the efforts on previous album Glow On from 2021 then it’s one that expands on the band’s sound without taking it too far from its Hardcore Punk roots. This album was shot in the arm for many this year and the live concert experience was even better still. Can’t wait to see them again.

Must hear track: Never Enough

Avatar Don’t Go In The Forest

Swedish mad maestros Avatar dropped one of my favorite albums of the year (on Holloween, of course). Its another very strong effort following up on 2023 Dance Devil Dance. With a wide range of influences ranging from metal core to what sounded like Tom Waits this has been on constant rotation for the last 2 months.

Must hear track: Tonight We Must Be Warriors

Daron Malakian and Scars on Broadway Addicted to the Violence 

Ok. So we may never get a new System of A Down album again and that’s ok if Daron keeps sporadically popping out gems like this every few years. Pissed off politics & social commentary wrapped up in punk melodic hooks and riffs. 

Must hear track: The Shame Game

Creeper Sanguivore II: Mistress Of Death

A follow-up from 2023 slab Sanguivore. Leaning more into the Meatloaf and Jim Steinman era of rock opera theatrics with a double dose of teen bloodletting. Great fun as always and cannot wait to see this band live.

Must hear track: Prey for the Night

Ghost Skeletá

Is this album as good as what came before? Not really, but as a big fan that was a high bar. Having said that, there are some bangers on this, especially the first half of the album. Also to highlight a trend in fantastic concert experiences Ghost and frontman Tobias Forge brought another “Top 10 of all time gigs” for me this year when they visited Copenhagen. If you are on the fence about this band, see them live. I’m sure you will be converted.

Must hear track: Satanized

Honorable Mentions

Florence & the Machine Everybody Scream
Everybody Scream is close to my favorite song of the year.

Sinners Soundtrack
Both the movie score from Ludwig Göransson and the songs from likes of Jerry Cantrell.

Biohazard Divided we fall
Crushing riffs, old school fun and my go to gym album this year. Enough said.

Alien Weaponry Te Rā
Maori infused metal with shades of Sepultura and Chaos AD.

VEZ5_2025: Alberto Adustini

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Mclusky The World Is Still Here And So Are We

Un ritorno super inatteso per il terzetto gallese. Più di vent’anni dall’ultima pubblicazione sono un’eternità, eppure una tale distanza risulta annullata dalla freschezza, dalla ferocia, dalla qualità che attraversa le tredici tracce. Provare per credere.

Traccia da non perdere: People Person

Caroline Caroline 2

Dopo un debutto sul quale si era parlato molto ma che mi aveva lasciato qualche dubbio, il ritorno a distanza di tre anni del collettivo londinese mi ha completamente travolto. Post rock, dissonanze, melodie, un disco che sembra, anzi non ha una direzione precisa, e la vuole seguire con convinzione.

Traccia da non perdere: Total Euphoria

Julien Baker & TORRES Send a Prayer My Way

L’amore incondizionato che da anni nutro per Julien Baker è stato ulteriormente ravvivato e rinforzato da questo lavoro a quattro mani realizzato con Torres. Julien si discosta dal suo cantautorato indie per una significativa quanto convincente deviazione in territori prettamente country. Con risultati brillanti.

Traccia da non perdere: The Only Marble That I’ve Got Left

Anna Von Hausswolff Iconoclast

Sull’artista in sè inutile spendere e sprecare parole, colei che negli ultimi quindici anni ha scandagliato e esplorato le infinite sfumature del versante gotico del pop, semplificando molto. Questo ultimo Iconoclast finisce invece per essere il suo disco più accessibile e tradizionale, ma non perde un briciolo di bellezza, unicità e coraggio. Altro tassello in una carriera praticamente immacolata.

Traccia da non perdere: Struggle With The Beast

Rosalìa Lux

Artista e disco totalmente fuori dai miei ascolti consueti, Rosalìa entra col suo nuovo disco in top 5. No kritike. Però boh, a me è piaciuto molto, non sono minimamente un esperto del settore, forse altre/i lo hanno fatto meglio, prima, in maniera più sincera, più consapevole, NON LO SO. Però il primo ascolto era stato spiazzante, il secondo ancora convincente, quindi niente, avercene.

Traccia da non perdere: Sexo, Violencia y Llantas

VEZ5_2025: Gianluca Maggi

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Jeff Tweedy Twilight Override 

Semplicemente il disco migliore degli ultimi anni, perché nessuno scrive come Jeff Tweedy al giorno d’oggi. Un triplo (ispirato, nella forma, a Sandinista) nell’era di spotify, degli skip facili e degli spezzoni di canzoni. Dedicato ai folli e ai sognatori.  

Canzone da non perdere: Caught Up In The Past

AA. VV. You’re No Big Deal: Grunge, The U.S. Underground and Beyond 1984-1994

Non è un disco, è una bibbia mal rilegata del grunge (e generi limitrofi), è una dichiarazione di nostalgia. Una fotografia, mossa come quelle di Charles Peterson, di quegli anni irripetibili in cui i perdenti hanno dato un calcio nel culo all’industria musicale e ribaltato il mondo. 

Canzone da non perdere: Love Battery Between The Eyes

The Replacements Let It Be (Deluxe edition)

Riedizione celebrativa uscita in occasione del trentunesimo (?) compleanno del disco con il quale Paul Westerberg e soci non solo fecero incazzare il loro produttore fanatico dei Beatles (totalmenteprivo di senso dell’umorismo e poco incline ad accettare questo tipo di citazione dissacrante) ma trovarono anche un equilibrio, perfetto e precario, tra il punk sgangherato dei primi due dischi e le ballad che strizzavano l’occhio al mainstream di quelli successivi. Crocevia.

Canzone da non perdere: Favorite Thing

Guided By Voices Thick, Rich and Delicious 

Si può affermare che, in un momento storico in cui va tutto per il verso sbagliato e i gruppi pubblicano in media un disco ogni quattro anni, i Guided By Voices, che invece pubblicano quattro dischi in un anno, continuano ad andare nella direzione giusta. 

Canzone da non perdere: A Tribute To Beatle Bob

Bruce Springsteen Nebraska ’82: Expanded Edition

A volte le pose vengono scambiate per personalità e si incappa nel più tragico degli errori: definire i Sum 41 un gruppo punk. Oppure è punk accantonare la E-Street Band all’apice del successo, chiudersi in camera e cantare storie di disgraziati? Una finestra sull’anima insospettabilmente in frantumi  dell’intrattenitore di folle per eccellenza, un disco autentico che non necessita di recensioni e che inserisco nella mia Top5 per il valore rimasto inalterato negli ultimi quarant’anni e perché “la musica contemporanea mi butta giù”.

Canzone da non perdere: Atlantic City

VEZ5_2025: Andrea Riscossa

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Sharon Van Etten & The Attachment Theory Sharon Van Etten & The Attachment Theory

La Sharon è un mio guilty pleasure, quindi nella top5 ha un posto d’ufficio, senza che debba spiegare troppi perché e senza andare a lavorare su metafore e aneddotica varia. È nel consiglio permanente della classifica di fine anno, per meriti su campo. Qui poi i meriti sono doppi, avendo la nostra condiviso la parte creativa con la band che l’accompagna.
Fate così, imboccate un’autostrada a caso, mettete su l’ultimo album e ditemi come è andata. 

Traccia da non perdere: Idiot Box

Horsegirl Phonetics on and on

Mi gioco qui e adesso la quota indie.
Un indie primigenio, mi si passi l’ardire. Semplice, come la cucina della nonna. Nessuno però dice mai che le nonne avevano bilance nelle mani, termometri sulla lingua e cronometri in testa. Per fare un piatto semplice serve comunque disciplina, classe, esperienza, buon gusto. Può far innamorare una torta di mele? Avete presente Ratatouille? Ecco, l’album delle Horsegirl è la mia ratatouille, resetta tutto, si torna indietro di anni, chitarre che fanno magie, ed è tutto, veramente, buonissimo. 

Traccia da non perdere: Switch Over

Rosalìa Lux

E io che, negli ultimi anni, vivevo di post-punk e vecchi vinili. Pensi, signora, dove siamo finiti. Siamo finiti a perderci negli scorci melodici e nelle sterzate improvvise, nelle liriche e nelle melodie, tra archi e le Björk ex-machina, featuring che qui suonano come gli dei che calano sul campo di battaglia nell’Iliade. E lei altissima, poi bassissima, sacra e profana, al centro di un progetto veramente incredibile. Divisivo? De gustibus, ma sa di classico fin dal primo ascolto.

Traccia da non perdere: Berghain

Blood Orange Essex Honey

È un disco quasi perfetto, uscito in un momento perfetto, sul finire dell’estate, quando hai bisogno fisiologico di qualcosa che ti accolga, ti avvolga, ti accompagni verso l’autunno. Un disco caldo, malinconico, ma che ti porta ricordi che finiscono col sorriso. Un piccolo gioiello di vinile e cashmere, da ascoltare mentre togli la sabbia dal fondo della valigia. 

Traccia da non perdere: Mind Loaded

Geese Getting Killed

Scoperti grazie a un podcast, sono stati il vero colpo di fulmine del 2025. Ho ripercorso la loro discografia contromano per poter tracciarne i lineamenti, e avere un ritratto chiaro di cosa avevo nelle orecchie. E alla fine hai in testa un pastiche musicale con un numero di ingredienti sconfinato, così come sono sconfinati i loro orizzonti. Siamo oltre al post-qualcosa, i Geese sono il prodotto il rigurgito di un algoritmo molto ben educato, e infatti mettono d’accordo i ventenni e i loro padri. Ossessioni transgenerazionali, e, per me, disco dell’anno.

Traccia da non perdere: Au Pays du Cocaine

VEZ5_2025: Isabella Monti

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Il mago del gelato Chi è Nicola Felpieri?

Finalmente riesco a mettere in VEZ5 i miei giovani beniamini del jazz-funk-afrobeat.
Sonorità alla Napoli segreta, condite con avvolgenti tappeti ritmici bossa d’oltre oceano, virtuosismi fusion alla Herbie Hancock e basi solide narrative dell’immaginario cinematografico del poliziottesco, mentre sfrecciano all’impazzata in Brianza per dare la caccia al protagonista immaginario, Nicola Felpieri.
Tra un Depistaggio nella giungla urbana di Milano e un Segreto, le tracce scorrono godibilissime e danno prova della crescita di questi musicisti pazzeschi che mi mandano in brodo ad ogni concerto e che ho amato dal primo ascolto del primissimo EP Maledetta quella notte. Ogni volta live è una vera festa dove canta anche il corpo e non puoi proprio stare fermo.

Traccia da non perdere: Segreto

Mac Miller Balloonerism

La sua musica mi ha catturato con Swimming, che era già troppo tardi. 
Che effetto fa mettere in una VEZ5 un album postumo? Lo scopri solo ascoltando questo disco, ricco, intenso, raffinato e attualissimo, anche se fatto di produzioni di almeno 10 anni fa.
Un talento, quello di Mac Miller, che permea ogni nota, ogni beat, ogni rima. Sperimentazione neo-soul-jazz-psichedeliche, bassi del -sempre sia lodato- Thundercat, liturgie della mente e ballate quasi premonitorie del suo tragico destino. 
Un’altalena di botta e risposta tra stati d’animo in conflitto, specchio della sua famosa lotta con il mostro depressivo. Ringrazio la Mac Miller Estate che ha dato forma a questo gomitolo di emozioni e me lo godo tutto, senza bisogno di districarlo, che è meraviglioso così com’è.
Oh quanto ci manchi, Malcom

Traccia da non perdere: Stoned 

Studio Murena Notturno

“E’ uno di quei… dischi che ti prende la malinconia e fino a sera non ti lascia più…”citando un verso di quel gioiello di Donna di Ornella Vanoni, preso in prestito in chiave minore come leitmotiv in Nostalgia (pezzo della madonna), accompagnato dal tappeto di trombe di un Fabrizio Bosso in stato di grazia.Un disco profondo, malinconico, maturo… notturno. Collaborazioni importanti e ricercate, tra Rodrigo d’Erasmo e Willie Peyote, Jack the Smoker, Mezzosangue e Francesca Michielin, che consacrano i nostri sei nell’empireo di chi ce la sta facendo a uscire dalla nicchia… con un mix di jazz e di rap da far girare la testa e con un gusto musicale da lacrime.  
Chiusura calda e avvolgente di Massimo Oldani (Radio Capital) che presta la sua iconica voce per raccontare un brano che potrebbe essere caro ad Eraclito e a chi ha una crisi esistenziale ogni volta che cambia il vento (chi? io?!?!). Divenire.
Grazie ancora una volta, oh miei Jazzhiglanders

Traccia da non perdere: Nostalgia

Funk Shui Project Polvere (Director’s cut)

Un granello di sabbia (e di Polvere?) dopo l’altro, abbiamo percorso tanti km e vissuto tanti tramonti, insieme. Con la frenesia della città e della quotidianità da una parte e la quieta dirompenza del mio mare dall’altra. Una di quelle compagnie schive, ma necessarie, dove il soul ti accarezza l’anima, i sample ti accompagnano in luoghi magici e il rap ti riporta al presente.
Disco uscito ufficialmente a fine 2024, ma rielaborato con aggiunte e riedito nel 2025, non potevo non metterlo nella mia VEZ5. Tra un beat di Natty Dub e una linea di Jeremy al basso, il pensiero corre via veloce, elabora, rielabora, riarrangia e riparte dal nuovo. La musica cura, sempre.
Preziosissime le linee vocali di Johnny Marsiglia, Davide Shorty e Ensi.
Ancora più prezioso averli potuti vedere dal vivo, tutti sullo stesso palco. 
Solo se non guardi giù non ti sentirai in bilico.

Traccia da non perdere: Ragazzi fuori
https://youtu.be/zuU8vOy0b-s?si=RK301mEl3BnXdTIq

Adi Oasis Silver Lining

Quota rosa della presobene music che tanto amo, esce questo EP a inizio dicembre e finisce direttamente in classifica, sulla fiducia.
Perchè Adi Oasis è un vulcano di estetica in ogni sua forma. Che meraviglia aver finalmente assistito a un suo concerto quest’estate! Indiscutibile dea che sul suo tacco 12 mangia il palco mentre fa l’amore col suo basso.
Diva moderna del soul e dell’r’n’b, fraseggia come Prince, graffia com Grace Jones e carica come Chaka Khan e Aretha Franklin.
Le linee suadenti di Lotus Glow lasciano spazio all’energia funkadelica dei grandi classici della discomusic degli anni ’70 e all’r’n’b più caldo degli anni ’90. 

Traccia da non perdere: Stuck in my head

Honorable mentions

Loyle Carner Hopefully!
Il primo grande escluso dalla mia VEZ5, non perchè ami meno Loyle, che mantiene sempre un posto speciale nel mio cuore musicale, ma solo perchè è un po’ meno incisivo di quel capolavoro che ho consumato e che è stato Hugo.

Casino Royale Fumo pt 1
Introspettivo, intenso, moderno ma con richiami al glorioso passato di CRX, accompagnato dalla dolce voce di Marta del Grandi. Bravi, cuori miei.

Calibro 35 Exploration
La Musica con la M maiuscola al servizio di un album di riletture di grandi classici della cultura jazz-funk (perchè chiamarle cover sarebbe decisamente riduttivo), con qualche nuova chicca. Esplorazioni sonore. 

Friz & Natty Dub Ventiquattro
Produzioni di Natty Dub (Funk Shui Project)e rime di Friz, giovane rapper Bologna-based che promette grandi cose. La sua ode a Bologna Parlami di te (città che ricopre un posto speciale nel mio cuore) in duetto col mio adorato Nico Arezzo,mi emoziona. 

De La Soul Cabin in the sky
Fresco fresco appena sfornato, non faccio in tempo a inserirlo in VEZ5 perchè devo ancora ascoltarmelo tutto per bene ma, questi mostri sacri di una old school senza troppi gangster o cliché, promettono sempre grandi cose.