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Il nostro 8 marzo in musica

Marzo è il mese dell’anno in cui si celebrano (non festeggiano) le donne: anche noi di VEZ vogliamo onorare questa ricorrenza a modo nostro. Per farlo, proponiamo un elenco di donne, una lista per omaggiare l’impegno di tutte le cantanti, musiciste, compositrici e artiste che nei secoli hanno cambiato la storia della musica.

 

Ildegarda di Bingen (Bermersheim vor der Höhe, 1098 – Bingen am Rhein, 17 settembre 1179)

Andiamo indietro nel tempo, a quell’epoca buia che era il Medioevo europeo, e incontriamo la prima delle nostre prescelte. Siamo a cavallo dell’anno 1100, nell’Assia tedesca, appena un anno prima che i crociati facciano cadere Gerusalemme: nasce qui e ora Ildegarda di Binden, una figura che fin da bambina si contraddistingue per le visioni e il mistero che la accompagnano.

Di nobile stirpe, la ragazza prende presto i voti e si consacra alla vita monastica, scegliendo un percorso di sacrificio ma anche di studio. Monaca, priora e infine badessa, Ildegarda trova il tempo anche per la poesia, la composizione, la medicina e la politica: la immaginiamo come una donna forte, imperiosa, nonostante la sua salute cagionevole e le visioni, sempre più frequenti con l’avanzare dell’età.

Ildegarda è davvero un pozzo di scienza: inventa una lingua in codice (La lingua ignota), scrive trattati di filosofia e profezie. Non solo: fonda un monastero, è prima amica poi oppositrice dell’imperatore Federico Barbarossa.

Questa donna piena di risorse è stata una delle prime conosciute a essersi occupata di musica con la sua Symphonia harmoniae celestium revelationum, divisa in due parti: i Carmina (Canti) e l’Ordo Virtutum (La schiera delle virtù, opera drammatica musicata). Non abbiamo molte informazioni al riguardo, ma sappiamo che suonava più o meno così.

 

Nadia Boulanger (Parigi, 16 settembre 1887Parigi, 22 ottobre 1979)

A Parigi, negli anni della Belle Époque che hanno visto il fiorire della società sia dal punto di vista storico che socio-culturale, nasce Nadia Boulanger. Nadia nasce figlia d’arte, in una famiglia che già da quattro generazioni fa della passione per la musica il proprio lavoro.

Già dall’età di nove anni inizia a studiare organo e composizione assieme al padre e alla sorella, studi che la accompagneranno verso il proprio primato, consacrandola come la prima donna ad avere il ruolo di Direttore d’Orchestra.

Spezzata nel cuore e nello spirito dalla morte della sorella avvenuta nel 1918, Nadia decide di non comporre mai più e dedica la propria energia all’insegnamento, attività che non abbandonerà fino al giorno della morte, avvenuta all’età di novantatrè anni. Tra i suoi allievi ricordiamo Astor Piazzolla, George Gershwin e Leonard Bernstein.

Fa inoltre il suo ingresso tra “i grandi” della musica classica nel 1936 quando dirige un concerto con la London Philharmonic, entrando di diritto nella storia della musica classica.

 

Elvira de Hidalgo (Valderrobres, 27 dicembre 1892 – Milano, 21 gennaio 1980)

Elvira de Hidalgo è ricordata principalmente per essere stata maestra di Maria Callas, ma quando si dedica all’insegnamento ha già alle spalle una brillante carriera da soprano.

Entra presto al Conservatorio di Barcellona con una borsa di studio per continuare il suo percorso a Milano, e debutta precocemente all’età di 16 anni, nel 1908, al San Carlo di Napoli con quello che sarebbe stato il suo ruolo più acclamato: Rosina, da Il barbiere di Siviglia. La sua voce incanta il pubblico e lei prosegue la sua carriera musicale cantando nei più importanti teatri di tutto il mondo, a fianco di star come Caruso, Miguel Fleta o Titta Ruffo.

Sono gli anni ‘30 del XX secolo quando Elvira si stabilisce in Grecia e incomincia a insegnare al Conservatorio di Atene. Quando si incontrano, la piccola Anna Maria appare bassina, grassoccia e ruvida, ma sembra avere una bella voce.

L’insegnante accoglie sotto la sua ala protettrice questa giovane promessa, la plasma e trasforma Anna Maria Cecilia Sophia Kalos in Maria Callas. Elvira ha il grande merito di comprendere immediatamente la potenzialità di quella voce così particolare, e fa lavorare sodo la sua allieva per ottenere risultati sempre migliori.

Maria Callas, da parte sua, si impegna a fondo nello studio ed è un’allieva modello, rigorosa e intelligente. Al debutto della sua pupilla, Elvira non sente paura, è tranquilla. Da quel momento, il legame tra le due donne si fa sempre più intenso: l’influenza stilistica di Elvira è fondamentale per la formazione della Callas, che d’altro canto si rivolge a lei ogni volta che trova difficoltà o vuole provare un ruolo.

Elvira sarà sempre presente per Maria, assumendo il ruolo talvolta di maestra e altre di amica, provando le parti, cantando al telefono e ricevendo le sue confidenze.

 

Melba Doretta Liston (Kansas City, January 13, 1926 – Los Angeles, April 23, 1999)

Un altro primato va a Melba Doretta Liston, la prima trombonista donna della storia.

Nata negli Stati Uniti nel 1926, già all’età di sette anni riceve in regalo dalla madre il suo primo trombone, incoraggiata dall’intera famiglia ad imparare tutti i segreti della musica.

Melba era molto dotata. A otto anni si esibiva come solista in una radio locale e i genitori iniziarono a credere che forse Kansas City nel Missouri, sua città d’origine, non sarebbe più stata un trampolino di lancio adeguato alla carriera della figlia.

Nel 1936 si trasferiscono verso la più felice California e le opportunità non tardano ad arrivare: già a vent’anni ecco l’occasione di una vita, un tour con Billie Holiday. Melba però non ama particolarmente essere al centro dell’attenzione, preferendo collaborazioni all’attività da solista.

I tour inoltre non fanno per lei: troppo stancanti e talvolta stressanti a tal punto da farle perdere addirittura la voglia di continuare a fare musica. Tra i tanti artisti con i quali Melba collabora ricordiamo Ray Charles e Stevie Wonder.

 

Miriam Makeba (Johannesburg, 1932Castel Volturno, 2008)

Quella di Miriam Makeba è forse è la figura più conosciuta della nostra lista. Nota anche come Mama Afrika, l’artista si forma negli anni ‘50 cominciando a suonare con la band sudafricana Manhattan Brothers. Fin dagli esordi, la sua musica è caratterizzata dall’unione di elementi della musica tradizionale africana alle tonalità del jazz.

Raggiunge rapidamente il successo e inizia a girare il mondo con i suoi concerti, ma viene esiliata dal suo Paese perchè ritenuta un simbolo di lotta per un popolo oppresso. Miriam partecipa infatti attivamente alla lotta per contrastare l’apartheid sudafricano, inserendo anche nei suoi album canzoni che denunciano le condizioni di vita dei neri sotto il regime.

La sua militanza politica le costa l’allontanamento dalla sua amata terra di origine, ma continua la sua carriera proseguendo nella sperimentazione e nella produzione di grandi successi che contribuiscono a renderla un’icona mondiale.

Solo nel 1990 grazie all’intercessione di Nelson Mandela, Miriam Makeba rientra in Africa e continua la sua attività artistica recitando in un film e un documentario, per poi dedicarsi negli ultimi anni della sua vita a un intenso tour di addio che tocca tutte i Paesi visitati durante la sua carriera.

La sua famosissima Pata pata… Il ritmo è tanto coinvolgente che è davvero impossibile star fermi!

 

Sonita Alizadeh (Herat, 1997 – )

La giovanissima artista è nata nel 1997 ad Herat, è una rapper che canta in arabo e in inglese. Cresciuta insieme alle rime di Eminem e della rapper iraniana Yas, ha attirato l’attenzione della critica internazionale grazie al suo singolo Brides for sale, in cui denuncia la compravendita delle spose bambine.

La sua è un’esperienza diretta: la sua famiglia ha cercato più volte di “venderla” come sposa, ma è riuscita a fuggire negli Stati Uniti dove oggi studia e continua la sua attività di cantautrice. La sua storia è solo all’inizio, e speriamo di continuare a sentir parlare presto di lei… Qui il suo video più famoso.

 

Concludiamo la nostra parabola delle “prime volte” con due menzioni molto importanti, la Anacaona Band e il caso della Queen’s Hall Orchestra di Londra.

 

Anacaona, prima band composta interamente da donne, le undici sorelle Castro, si impone sullo scenario cubano durante il periodo prebellico ed estremamente rigido e chiuso del Generale e Presidente Gerardo Machado.

Le sorelle Castro si trovano costrette da un giorno all’altro ad abbandonare l’Università a causa della loro repentina chiusura essendo siti deputati al disordine pubblico secondo la visione del Presidente cubano. Dopo lavori saltuari e di fortuna, le sorelle decidono di dedicarsi ad un’attività totalmente differente: la musica.

Nel 1932 fondano la band Anacaona con l’intento di frantumare i pregiudizi e dimostrare che non solo gli uomini erano in grado di comporre e suonare la musica SON cubana, genere che è un mix tra ritmi africani e sonorità spagnole.

 

La Queen’s Hall Orchestra passerà alla storia invece come prima orchestra ad aver ammesso un membro femminile tra le proprie fila. Correva l’anno 1913 e il direttore Sir Henry Wood decise di superare le convenzioni fino ad allora esistenti nel mondo della musica. Nel 1918 Sir Wood aveva assunto ben 14 donne nella propria orchestra.

 

La musica è solo un altro ring sul quale le donne hanno dovuto disputare più di una battaglia per la parificazione all’uomo, forse non sanguionosa come su altri fronti ma pur sempre tormentata e disseminata di ostacoli e preconcetti.

Chissà quali altri primati da questo momento in poi le donne riusciranno a conquistare nel mondo della musica?

 

Irene Lodi

Sara Alice Ceccarelli

 

Per approfondimenti 

  1. Castro Alicia, Queens of Havana: The Amazing Adventures of Anacaona, Cuba’s Legendary All-Girl Dance Band, New York, Grove Press, 2002
  2. Flanagan SilviaIldegarda di Bingen, vita di una profetessa, Firenze, Le lettere, 1991
  3. Modigliani Ettore, A Londra durante la Guerra, Milano, Treves, 1915
  4. Monsaingeon Bruno, Incontro con Nadia Boulanger, Palermo, RueBallu, 2007
  5. Saviano RobertoMiriam Makeba: la rabbia della fratellanza, in La bellezza e l’inferno, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2009
  6. Intervista registrata con Melba Doretta Liston

NAMELESS MUSIC FESTIVAL • SI AGGIUNGONO NUOVI NOMI ALLA LINE UP DELLA SETTIMA EDIZIONE!

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EX-OTAGO

NITRO

LAZZA

YOUNG RAME, RKOMI, DANI FAIV, BEBA, TAURO BOYS, TREDICI PIETRO, IL COMPLEMENTO OGGETTO

 

SALVATORE GANACCI

THIRD PARTY

SHAPOV

DREZO, SANDY RIVERA, SECONDCITY, VIGILAND, EDDMARO, GUD VIBRATIONS, SLVR

 

7, 8 E 9 GIUGNO 2019 – Barzio (LC)

 

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Si aggiungono nuovi nomi al programma della prossima edizione di NAMELESS MUSIC FESTIVAL, che si terrà dal 7 al 9 giugno 2019 a Barzio (LC). Una line-up sempre più ricca che tra gli headliners ha già nomi del calibro di Steve Aoki, Alison Wonderland, Carl Brave e Purple Disco Machine. Agli artisti già annunciati tra cui MK, Achille Lauro, Luché, Ernia, Will Clarke, Cat Dealers, Tensake, K?D e Gammer, si aggiungono quelli di: Ex-Otago, Nitro, Young Rame, RKomi, Lazza, Dani Faiv, Beba, Tauro Boys, Tredici Pietro, Il Complemento Oggetto e altri nomi di fama internazionale come Salvatore Ganacci, Third Party, Shapov, Drezo, Sandy Rivera, Second City, Vigiland, Eddmaro, Gud Vibrations e SLVR.

 

Dopo il grande successo raccolto dalla sesta edizione, che ha registrato oltre 40.000 presenze, NAMELESS MUSIC FESTIVAL è pronto a un nuovo inizio. L’edizione 2019 si terrà sempre a Barzio (LC), nella splendida perla della Valsassina in un’area ancora più grande che passa da 40.000 metri quadri a 80.000.

 

Nameless, da sempre, lega la sua immagine alla naturale bellezza dell’area che lo ospita, proprio per questo motivo gli organizzatori hanno deciso di dare un forte impulso al tema della sostenibilità ambientale. A partire da questa edizione Nameless sarà infatti il primo grande festival italiano ad abolire completamente l’uso della plastica, sostituendola unicamente con contenitori biodegradabili per cibo e bevande. Da qui il “New leaf”, il percorso che porterà il festival, nei prossimi anni, a essere un evento completamente a impatto zero per il territorio in cui alberga.

Quest’anno inoltre verrà allestito un nuovo campeggio per il pubblico del festival in collaborazione The Pop-Up Hotel. Un campeggio unico che offrirà la sensazione di libertà di una tenda e la comodità di un hotel. È un progetto esclusivo in grado di crea allestimenti temporanei di camere a impatto ZERO che si integrano perfettamente con l’ambiente intorno, fornite di arredi confortevoli e ricercati, per garantire una connessione unica tra natura, evento e privacy.

 

Radio ufficiale del Festival RADIO 105.

 

Biglietti online su www.namelessmusicfestival.com

 

 

#NMF19

http://www.namelessmusicfestival.com

https://www.facebook.com/namelessmusicfestival/

https://www.instagram.com/namelessmusicfestival/

 

Ufficio Stampa

Words For You

LINE UP

 

STEVE AOKI

ALISON WONDERLAND

MK

PURPLE DISCO MACHINE

WILL CLARKE

CAT DEALERS

TENSNAKE

K?D

GAMMER

SANDY RIVERA, DREZO, VIGILAND, EDDMARO, SALVATORE GANACCI, GUD VIBRATIONS, SECONDCITY, THIRD PARTY, SHAPOV, SLVR, IL COMPLEMENTO OGGETTO

CARL BRAVE

ACHILLE LAURO

EX-OTAGO

LUCHE’

NITRO

ERNIA

LAZZA,

YOUNG RAME, RKOMI, DANI FAIV, BEBA, TAURO BOYS, TREDICI PIETRO

 

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MARLENE KUNTZ • Dieci concerti doppi per il ventennale di “Ho Ucciso Paranoia”

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FLEISCH Ufficio Stampa
presenta:

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MARLENE KUNTZ

 

NEL 2019 I MARLENE KUNTZ COMPIONO TRENT’ANNI DI ATTIVITÀ,

FESTEGGIANO IL VENTENNALE DEL LORO TERZO DISCO

-” HO UCCISO PARANOIA” –

E LO FANNO IN DIECI CONCERTI DOPPI

 

Ecco perché 30 : 20 : 10 MK al quadrato

 

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11.07 PARMA, Parma Music Park

 

 

12.07 ROMA, Teatro Romano di Ostia Antica – Rock in Roma

 

 

14.07 FIRENZE, Cavea del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

 

 

16.07 NICHELINO (To), Stupinigi Sonic Park c/o Palazzina di Caccia

 

 

18.07 MILANO, Carroponte

 

 

19.07 UDINE, Castello

 

 

20.07 VILLAFRANCA (VR), Castello Scaligero

 

 

22.07 BOLOGNA, Botanique

 

 

24.07 PESCARA, Teatro Gabriele D’Annunzio

 

 

26.07 RAGUSA, Castello di Donnafugata

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« Partiamo dai concerti doppi, da MK al quadrato. Due concerti per ogni serata: un primo tutto acustico e un secondo tutto elettrico. Per un totale di quasi tre ore di spettacolo. Abbiamo deciso di portare avanti l’esperimento fatto lo scorso ottobre a Milano, quando un pubblico attento ed emozionato ci seguì in queste due nostre dimensioni. Allora fu un esperimento, ora sarà una conferma, assecondando il desiderio di portare in giro per l’Italia la doppia anima che è insita nel nostro stesso nome.

Laddove il concerto acustico sarà un percorso intrigante nell’ambito della nostra intera discografia, pescando fra i pezzi che più si prestano a una rivisitazione di tale natura, nell’elettrico celebreremo il ventennale del nostro terzo disco, Ho ucciso paranoia, suonandolo per intero. Le celebrazioni dei dischi del passato stanno acquisendo per noi un fascino del tutto particolare: è estremamente piacevole e stimolante re-immergersi nelle atmosfere di composizioni pensate e suonate venti anni prima, scoprendo di essere sempre gli stessi musicisti accesi da passioni elettriche mai sopite e mai dimenticate. Un viaggio a ritroso ricco di emozioni che per qualcuno possono anche trasformarsi in nostalgia, ma una nostalgia densa di vitalità positiva e rigenerante. 

A seguire… 30 anni di attività. E’ una cifra ragguardevole: quando da giovani iniziò la nostra avventura, più o meno 30 anni fa per l’appunto, mai avremmo osato sperare di incamminarci in un percorso così lungo e duraturo: quello che volevamo fare era un rock urticante e ben poco adatto a molti palati. Ma sapemmo conquistare una fetta di pubblico più grossa del prevedibile, e con essa e grazie a essa siamo arrivati fin qua, orgogliosamente convinti delle nostre visioni, pure e poetiche.

Infine: dieci date in dieci luoghi particolarmente suggestivi, scelti apposta per nobilitare l’atmosfera spesso magica e densamente poetica che si verrà a creare. Location estremamente affascinanti, come mai finora abbiamo avuto modo di beneficiarne, in grado di fare da ottima cornice.

Sarà parte essenziale dello spettacolo un corredo di ingredienti fatto di tante piccole-grandi sorprese, raccontando per immagini e visual a cura di Bruno d’Elia la nostra storia, per la soddisfazione della vista e non solo dell’udito; e ci avvarremo per questo scopo di un regista proveniente dal mondo del teatro sperimentale: Fabrizio Arcuri, con cui abbiamo portato in giro per l’Italia il fortunato “Il castello di Vogelöd” insieme a Claudio Santamaria. Vogliamo che il concerto sia qualcosa di più di un semplice concerto: vogliamo sia una esperienza unica, e cercheremo di ottenere ciò alla nostra maniera, ovvero con un approccio genuinamente artistico e ricco di stimoli.

Con questo tour iniziamo una nuova collaborazione con Vertigo, che ci sta aiutando non poco ad organizzare questi spettacoli. Spettacoli che saranno più articolati e densi rispetto ai soliti nostri: proveremo a far gioire con noi il nostro pubblico, che speriamo arrivi numeroso per giustificare e legittimare le nostre volontà di far qualcosa di bellissimo e ricco di energie profuse.».

Marlene Kuntz

           

 

PREVENDITE:

  • Prevendita in anteprima esclusiva per gli iscritti alla Mailing List dei MARLENE KUNTZ (Iscriviti QUI) a partire dalle ore 14 di giovedì 7 marzo fino alle 13.59 del 8 marzo**N.B.: Il ticket link della prevendita esclusiva verrà mandato via mail agli iscritti alle 12 del 7 marzo e verrà inserito nella pagina di conferma iscrizione alla mailing list in modo da essere fruibile anche da chi si iscrive nelle 24 ore in cui il link sarà attivo.
  • Prevendita generale su TicketOne dalle ore 14:00 di venerdì 8 marzo: https://explo.link/MarleneKuntz302010Mk2
  • Prevendita nei punti vendita abituali dalle ore 10 di lunedì11 marzo (punti vendita Ticketone)

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MARLENE KUNTZ
sito | facebookinstagram | twitter | youtube | spotify | itunes

Booking:
VERTIGO
sito | facebook | instagram

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SPARRING PROJECT by PUGILE • Il primo album “SOUNDTRACK FOR CONTEMPORARY STORIES” esce il 15 marzo

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FLEISCH Ufficio Stampa
presenta:

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SPARRING PROJECT
by PUGILE

Il primo album

– “SOUNDTRACK FOR CONTEMPORARY STORIES” –
esce il 15 marzo per MACHIAVELLI MUSIC

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«Seduto sul bus che porta in centro guardo fuori dal finestrino: i lavoratori del mercato la mattina presto, una coppia innamorata, le dita di una madre che stringe quelle della figlia. Sparring Project è questo: un lungo viaggio verso un mondo in cui tutto è musica».

6 marzo 2019 – Dieci giorni all’uscita di Soundtrack For Contemporary Stories”, il primo album di Sparring Project, side project di Pugile per le colonne sonore, in uscita il 15 marzo per Machiavelli Music. Da lunedì 11 marzo sarà attivo il pre-order dell’album su iTunes.

MUSICA VISIVA
Sparring Project è un’altra declinazione del variegato universo compositivo dei torinesi PUGILE. Con questo nuovo progetto il combo composto da Elia Pellegrino, Matteo Guerra e Leo Leonardi esplora paesaggi sonori del tutto inediti attraverso un viaggio che ha come meta l’incontro con il mondo cinematografico.
Avvalendosi della collaborazione attiva del sound engineer Maurizio Borgna (Niagara, Fine Before You Came, The Zen Circus…), Sparring Project incarna un’evoluzione sinfonica di PUGILE: le due anime continueranno a comunicare in maniera da alimentarsi l’una con l’altra, ma con l’intento di lavorare su due piani diversi – l’uno esplorando il rapporto tra suono e immagini e l’altro contaminando in maniera originale la forma canzone.

MUSICA PER STORIE CONTEMPORANEE
“Soundtrack for contemporary stories” è il primo album di Sparring Project. 15 brani, 5 concept principali: l’elaborazione del trauma e la ricerca della pace; l’autoconsapevolezza; la cattiva osservazione della realtà e i dubbi che essa comporta; la brama come rovina dell’anima; la ripetitività dei cicli generazionali.

Un viaggio che entra nel profondo di alcuni degli stadi evolutivi della vita umana.

“Soundtrack for contemporary stories” è realizzato con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

 

READ MORE:

PUGILE
sito | facebook | instagram | soundcloud

MACHIAVELLI MUSIC

Machiavelli Music è una publishing company con 30 anni di storia, le cui musiche, artisti e compositori vantano credits in tutto il mondo per eventi, progetti televisivi, film, music design, advertising di brand internazionali quali Fox, Discovery, Sky, RAI, Warner Bros, Armani, Fendi, Gucci, Volkswagen, Martini, Zegna, FCA, Jeep.

sito

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GAZZELLE • “PUNK TOUR” • LA DATA DI PADOVA È SOLD OUT

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GAZZELLE

“PUNK TOUR”

 

LA DATA DI PADOVA È SOLD OUT

 

CALENDARIO DATE CLUB:

Mercoledì 6 marzo 2019 || Firenze @ Tuscany Hall – SOLD OUT

Giovedì 7 marzo 2019 || Firenze @ Tuscany Hall – SOLD OUT

Sabato 9 marzo 2019 || Venaria Reale (TO) @ Teatro della Concordia – SOLD OUT

Venerdì 15 marzo 2019 || Napoli @ Teatro PalaPartenope

Sabato 16 marzo 2019 || Modugno (BA) @ Demodè Club – SOLD OUT

Domenica 17 marzo 2019 || Maglie (LE) @ Industrie Musicali – SOLD OUT

Giovedì 21 marzo 2019 || Bologna @ PalaEstragon – SOLD OUT

Giovedì 28 marzo 2019 || Brescia @ Dis_Play Brixia Forum

Domenica 31 marzo 2019 || Perugia @ Afterlife Club – SOLD OUT

Domenica 7 aprile 2019 || Padova @ Gran Teatro Geox – NUOVO SOLD OUT

 

Prevendite Autorizzate:

Ticketone.it

L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei nostri comunicati ufficiali

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Davvero inarrestabile il seguito di GAZZELLE, che, con il suo nuovo “PUNK TOUR”, continua a collezionare un sold out dopo l’altro. Il giovane artista romano, infatti, annuncia oggi il tutto esaurito della data di Padova, prevista per domenica 7 aprile 2019 al Gran Teatro Geox.

 

GAZZELLE è reduce dell’incredibile successo dei live sold out nei due palazzetti più importanti d’Italia, al Mediolanum Forum di Milano (1° marzo 2019) e al Palazzo dello Sport di Roma (3 marzo). I due appuntamenti si sono aperti con una data zero il 27 febbraio 2019 all’RDS Stadium di Rimini. A partire da domani, l’artista calcherà i palchi dei principali club di tutto il Paese con 10 date di cui 8 già sold out, mentre da fine giugno darà il via al suo tour estivo.

GAZZELLE, all’anagrafe Flavio Pardini, è il giovane cantautore romano, tra i nomi di punta del panorama musicale italiano contemporaneo. Caratterizzate da un sound ricercato e da arrangiamenti minimal, le sue canzoni contano milioni di ascolti (i singoli “Sayonara”“Nero” “Meglio così” sono stati certificati oro da Fimi/GfK Italia e “Non sei tu” è disco di platino) e il suo primo tour, terminato a dicembre con tre date a Roma e Milano prodotte da Vivo Concerti, ha visto andare sold out oltre 90 live.

“Sopra”, brano già certificato Disco d’oro, ha collezionato più di 9,5 milioni di stream e oltre 5,2 milioni di views per il suo video (https://www.youtube.com/watch?v=KVzeLkwd_4k). L’album, pubblicato il 30 novembre, dal titolo PUNK(Maciste Dischi/Artist First), inoltre, è stato anticipato dai brani “Tutta la vita” (il video https://youtu.be/j1_pe1eJ1RU conta oltre 1,3 milioni diviews), che nei primi tre giorni dall’uscita ha raggiunto oltre 350.000 stream e ad oggi conta oltre 5,5 milioni di ascolti, e “Scintille” (video visualizzabile al link https://youtu.be/85SEjN8fijQ).

 

CALENDARIO DATE AGGIORNATO “PUNK TOUR – ESTATE 2019”:

Sabato 29 giugno 2019 || Catania @ Villa Bellini

Sabato 6 luglio 2019 || Roma @ Roma Summer Fest c/o Cavea Auditorium Parco della Musica

Venerdì 12 luglio 2019 || Bologna @ Bologna Sonic Park presenta Indimenticabile Festival c/o Arena Parco Nord

Martedì 16 luglio 2019 || Collegno (TO) @ Flowers Festival c/o Parco della Certosa

Sabato 3 agosto 2019 || Senigallia (AN) @ Mamamia

 

 

LINK:

https://www.facebook.com/gazzelledaje/

https://www.instagram.com/gazzelle__/?hl=it

https://open.spotify.com/artist/7KFOc3T4Xo8DVZt4PWw2qN

 

Per info:

VIVO CONCERTI

www.vivoconcerti.com

Mail to: info@vivoconcerti.com

Tel: +39.02.3051502

 

Foto: Luca Ortolani[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

ALIEN WEAPONRY • Doppio appuntamento con il Metal in lingua Maori della giovane band Neozelandese!

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Barley Arts

presenta

ALIEN WEAPONRY

DOPPIO APPUNTAMENTO CON IL METAL IN LINGUA MAORI

DELLA GIOVANE BAND NEOZELANDESE

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Come sarebbero i Sepultura se cantassero in lingua Maori? I giovanissimi Alien Weaponry sonopronti a dimostrarcelo con due concerti che si preannunciano davvero speciali: lunedì 15 luglio 2019 al Circolo Magnolia di Segrate (MI) e martedì 16 luglio al Parco della Musica di Padova. I biglietti sono disponibili sui circuiti Vivaticket e Ticketone (online e punti vendita), per la data di Padova anche su DIY Ticket. Diffidate dai circuiti non ufficiali!
 
I tre componenti della band, i fratelli Lewis edHenry de Jong, rispettivamente voce/chitarra e batteria, ed Ethan Trembath, al basso, danno vita agli Alien Weaponry nella città di Waipu, Nuova Zelanda, nel 2010. I ragazzi studiano in una scuola Maori, luogo in cui parlare e cantare in lingua madre è routine quotidiana, ma si avvicinano alla musica occidentale dei Metallica, Rage Against the Machine e Red Hot Chili Peppers. Queste combinazioni di musica, lingua e storia sono alla base del suono e delle idee della band.
 
Dall’album di debutto (Napalm Records, 2018)gli Alien Weaponry sono riusciti a farsi conoscere a livello globale, costruendosi una fan base solida e raccogliendo pareri più che positivi tra i media giornalistici. La maggior parte dei testi delle loro canzoni sono in lingua Te Reo Maori e tutte le 13 tracce del loro disco raccontano storie dense di emozione e dolore, ma con un atteggiamento guerriero e politicamente schierato. Henry de Jong, il batterista della band, ha affermato: «Il nostro stile ed i messaggi che lanciamo sono spesso brutali ed arrabbiati, ma è questo quello che richiedono le storie di grande coraggio!»
 
Gli Alien Weaponry si sono esibiti innumerevoli volte in madre patria, ma hanno anche avuto occasione di partecipare ad importanti festival in Australia, Europa e Regno Unito. Ora sono pronti a ripartire con un nuovo tour che toccherà il loro paese natio prima, gli Stati Uniti e l’Europa poi.
 
 
ALIEN WEAPONRY
 
Special guest: ELECTROCUTION
Segrate (MI), Circolo Magnolia – Via Circonvallazione Idroscalo, 41

Posto unico in piedi: € 15,00 + prev. 
 
Special guest: GAME OVER
Padova, Parco della Musica – Via Venezia

Posto unico in piedi: € 15,00 + prev.

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WARBLY JETS • IN ITALIA A GIUGNO AL CIRCOLO OHIBÒ DI MILANO

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WARBLY JETS

 

IN ITALIA A GIUGNO AL CIRCOLO OHIBÒ DI MILANO 

 [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1551743200348{margin-top: 10px !important;padding-top: 10px !important;padding-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_column_text]I WARBLY JETS arrivano in Italia per un concerto imperdibile martedì 4 giugno al Circolo Ohibò di Milano. I biglietti saranno disponibili dalle ore 11 di venerdì 8 marzo sul circuito ufficiale Eventbrite.

Provenienti da tre punti opposti degli Stati Uniti, Samuel Shea (voce, chitarra), O’neill e Dan Gerband al basso alla fine si sono incontrati a Los Angeles. Dopo un anno senza sosta in tour con le aperture a Liam Gallagher, The Dandy Warhols, Mistery Lights e Night Beats, oltre ai tour da headliner in Cina e UK, finalmente è arrivato per la band il momento di tornare a Los Angeles e tradurre la propria esperienza in Propaganda, giungendo a uno step successivo della loro carriera.

I Warbly Jets presenteranno dal vivo il nuovo progetto discografico, Propaganda. Con il nuovo ep il trio di Los Angeles esamina l’idea della mercificazione della vita, con un set di brani rock in cui traspare la loro abilità in studio e la loro assoluta libertà. Propaganda ha debuttato al primo posto nella FMBQ Album Chart, mentre la title track ha esordito al quinto posto nella classifica dedicata ai singoli.

 

WARBLY JETS

4 giugno – Circolo Ohibò – Milano

Biglietto: € 10,00 + prev.

Ingresso con tessera ARCI.

 

 

 

BPM Concerti[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

ALEX AIONO • Famoso per i suoi mash up e la collaborazione con JOHN LEGEND atterra a Milano!

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Barley Arts

presenta

 

ALEX AIONO

 

GIOVANE PRODUCER AMERICANO E STAR DI YOUTUBE

PORTERÀ PRESTO IN ITALIA IL SUO FUN23 TOUR

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1551743200348{margin-top: 10px !important;padding-top: 10px !important;padding-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_column_text]Classe 1994 ed un’anima soul che non rinuncia alla pop music, Alex Aiono ha conquistato un grandissimo numero di fan grazie alle sue indiscusse capacità interpretative. Da YouTube ai grandi palchi in giro per il mondo, Alex passerà anche dal nostro paese: appuntamento per mercoledì 29 maggio 2019 al Serraglio di Milano. L’ingresso è consentito ai possessori di tessera ACSI. I biglietti saranno disponibili a partire dalle ore 11 di venerdì 8 marzo sui circuiti Vivaticket e Ticketone (online e punti vendita). Diffidate dai circuiti non ufficiali!

Alex Aiono, all’anagrafe Martin Alexander Aiono, è un giovane producer, cantante e youtuber americano, nato a Phoenix, Arizona, da mamma americana e papà di origini maori neozelandesi. All’età di 14 anni con la sua famiglia si trasferisce in un piccolo appartamento in California ed è proprio sulle spiagge di Santa Monica che entra in contatto con il mondo della musica e con quello che sarà il suo futuro manager. A soli 15 anni Alex si fa conoscere grazie ai video caricati su YouTube: incredibili mash up di brani pop, rivisitati in chiave elettronica, soul e R&B contemporaneo, non delle semplici cover ma produzioni talmente creative e carismatiche che diventano uniche.

Ad oggi il suo canale YouTube vanta circa 6 milioni di iscritti, senza contare gli altrettanti followers sui profili social. Ciò che davvero porta il giovane artista al successo è l’incontro nel 2013 con John Legend, uno dei musicisti di fama internazionale a cui Alex dice di ispirarsi da sempre e con il quale ha l’onore di scrivere e produrre Young & Foolish, la title-track del suo primo EP. Nel 2017 Alex firma il suo primo contratto discografico con la Interscope Records e da allora continua a pubblicare costantemente nuovi singoli avvalendosi spesso di collaborazioni con artisti e producers di grande fama, da Gryffin a T-Pain, da Feder a DJ Felix Jaehn. Il suo ultimo singolo, As You Need, è stato pubblicato lo scorso dicembre accompagnato poi da un video ufficiale uscito a febbraio ed anticipa il FUN23 Tour in partenza questa primavera.

 

www.alexaiono.com

 

ALEX AIONO

FUN23

 

Mercoledì 29 Maggio 2019

Milano, Serraglio – Via Gualdo Priorato, 5

 

Biglietti:

Posto unico in piedi: € 18,00 + prev.

 

VIP Package:

– GOLD (Meet & Greet e possibilità di assistere ad una performance intima): € 40,00

– DIAMOND (Meet & Greet, possibilità di assistere ad una performance intima e 2 gadget del tour): € 60,00

 

Ingresso riservato ai possessori di tessera ACSI.

 

Barley Arts[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

ANTHRAX • Domenica 4 Agosto al Metal For Emergency di Filago (BG)

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ANTHRAX

Domenica 4 Agosto al Metal For Emergency di Filago (BG)

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1551743200348{margin-top: 10px !important;padding-top: 10px !important;padding-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_column_text]Capofila dello speed/thrash metal, gli Anthrax arrivano in Italia per un’unica data del loro tour domenica 4 agosto al Metal For Emergency di Filago (BG).
Ingresso gratuito.

Nata a New York nel 1982 dal chitarrista Scott Ian e dal bassista Dan Lilker, la band è considerata, grazie al successo dei primi lavori, una dei gruppi big four del thrash metal insieme a Metallica, Slayer e Megadeth.

Gli Anthrax hanno venduto oltre dieci milioni di dischi, diventando l’incarnazione vivente del genere in America, sopravvivendo a due ere complete in musica: la prima più classica, la seconda avvicinandosi al rap metal e mostrando che gli album classici fossero un concetto superato. La band è la più vivace dei big four e probabilmente l’unico membro di quella leggendaria schiera che ha tenuto gli occhi sempre fissi e concentrati verso il futuro.

Le sonorità groove/thrash non sono facili da abbandonare però per gli Anthrax e dopo una parentesi rap metal, ‘We’ve Come for You All’ segna il ritorno alle origini. Il 2011 è un anno importantissimo per la band che dopo anni si riunisce a Joey Belladonna.

Gli Anthrax sono Joey Belladonna (voce), Frank Bello (basso), Charlie Benante (batteria), Jonathan Donais (chitarra), Scott Ian (chitarra ritmica).

ANTHRAX

4 agosto – Metal For Emergency – Filago (BG)

Ingresso gratuito

 

 

Bagana Music Agency[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

THE MELVINS e RED FANG • Un Co-Headliner fuori dal normale in arrivo al Carroponte

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THE MELVINS e RED FANG

UN CO-HEADLINER FUORI DAL NORMALE

IN ARRIVO AL CARROPONTE

24 GIUGNO | CARROPONTE | SESTO S. GIOVANNI – MILANO

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1551743200348{margin-top: 10px !important;padding-top: 10px !important;padding-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_column_text]

La nuova stagione di concerti al Carroponte si arricchisce di un evento unico nel suo genere: The Melvins e Red Fang faranno ritorno in Italia per una grande data da co-headliner che promette già di essere uno degli show più esclusivi dell’estate. L’appuntamento è per lunedì 24 giugno alla rinnovata location del Carroponte a Sesto San Giovanni – Milano.

I The Melvins sono una vera e propria istituzione, avendo gettato le basi per lo sviluppo della scena che avrebbe dominato gli anni ’90: il grunge. Nonostante la scena di Seattle, non ultime band quali Nirvana e Soundgarden, li abbia presi come punti di riferimento, il sound dei Melvins è sempre stato in costante sperimentazione tra metal, doom, stoner e sludge. Pur non avendo mai sfondato a livello mainstream (e anzi, probabilmente anche per questo motivo) sono considerati un vero gruppo cult, grazie a un impressionante catalogo di album in studio, incluse alcune pubblicazioni con Jello Biafra e Mike Patton.

Originari di Portland, nell’Oregon, i Red Fang catturano lo spirito veloce ed esuberante del classic rock con il loro sound fortemente influenzato dallo stoner. Chitarre in primo piano, il quartetto americano si districa senza tanti fronzoli fra riff che recitano la parte dei protagonisti e un’impellenza quasi punk che fa muovere le loro canzoni al passo di un rauco galoppo. Con quattro dischi nel proprio catalogo, i Red Fang si sono rapidamente affermati come una delle più stimate band nel panorama stoner degli ultimi dieci anni.

L’appuntamento al Carroponte sarà inoltre l’occasione speciale di sentire dal vivo alcuni pezzi da Pinkus Abortion Technician, il nuovo album dei Melvins uscito lo scorso anno per Ipecap Recordings, mentre i Red Fang ci proporranno i migliori pezzi dai loro dischi, l’ultimo dei quali, Only Ghosts, pubblicato da Relapse Records nel 2016.

 

Ecco i dettagli della data:

 

THE MELVINS + RED FANG+ guest

24 giugno 2019 | Carroponte | Sesto San Giovanni – Milano
Ingresso: 30€ + diritti di prevendita // 35€ in cassa
Biglietti disponibili sul circuito Mailticket a partire dalle 10:00 di venerdì 8 marzo.

 

Hub Music Factory[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

MAC DEMARCO • Una data a luglio in Italia per presentare il nuovo album

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MAC DEMARCO

Una data a luglio in Italia per presentare il nuovo album Here Comes The Cowboy,

in uscita il 10 maggio, anticipato dal singolo “Nobody”

 

8 luglio 2019 – Circolo Magnolia – Milano
Biglietti: 23€ + d.p.bit.ly/MacDeMarco_tickets
In vendita su TicketOne a partire da venerdì 8 marzo alle ore 11:00

Evento Facebook: Mac DeMarco live | Magnolia – Milan
Apertura Porte: 20:30
Inizio concerto: 21:00

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1551825522589{margin-top: 10px !important;padding-top: 10px !important;padding-bottom: 0px !important;}”][vc_column][vc_column_text]

A distanza di due anni esatti dalla pubblicazione di This Old Dog, il giovane ed acclamato cantautore e polistrumentista canadese il 10 maggio pubblicherà Here Comes the Cowboy il quinto album della sua carriera e il suo album di debutto su Mac’s Record Label.
Il disco è anticipato dall’uscita del singolo “Nobody” e da un videoclip diretto dallo stesso Mac.

Mac racconta: “Questo è il mio disco da cowboy. Cowboy è un termine che per me ha valore affettivo, lo uso spesso per descrivere le persone che fanno parte della mia vita. Nel luogo in cui sono cresciuto, ci sono un sacco di persone che indossano davvero i cappelli da cowboy e fanno cose da cowboy, ma non sono loro quelle a cui mi riferisco“.

Here Comes The Cowboy è stato scritto, registrato e mixato ai Jizz Jazz Studios di Mac a Los Angeles, durante le prime due (stranamente piovosissime) settimane di gennaio 2019. L’artista ha suonato quasi tutti gli strumenti sul disco, tranne la tastiera che in alcune tracce è stata affidata ad Alec Meen, caro amico e tastierista che accompagna sempre Mac in tour. È stato poi il fonico Joe Santarpia ad aiutare l’artista a dare forma al disco, unendosi a lui nella fase del mixaggio.

Tracklist
1.Here Comes The Cowboy
2. Nobody
3. Finally Alone
4. Little Dogs March
5. Preoccupied
6. Choo Choo
7. K
8. Heart to Heart
9. Hey Cowgirl
10. On the Square
11. All of Our Yesterdays
12. Skyless Moon
13. Baby Bye Bye

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PREORDINA L’ALBUM QUI

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READ MORE:
www.mac-demarco.com
facebook.com/MacDeMarcoBand

INFORMAZIONI AL PUBBLICO:
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www.instagram.com/circolomagnolia/

info@dnaconcerti.com

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Il Musical e l’Italia: a tu per tu con A Chorus Line

Scendere a Milano Centrale è tra le cose che preferisco in assoluto. Un formicaio senza sosta che ti da il benvenuto nella Milano che ci piace. Immaginate poi di trovare questa Milano invasa da un insolito, inquietante febbraio primaverile, un febbraio latin lover, che ti toglie la giacca e ti fa sudare con poca fatica.

Inevitabile per me boicottare la metro, preferendo una passeggiata per quei lunghi viali che si avvicinano più a quelli d’una capitale europea che a quelli d’un capoluogo italiano. Le giornate sono già più lunghe, il cielo è terso, il vento è caldo, giacca e camicetta bastano ed avanzano: è la serata perfetta per andare a teatro.

Del primato del Teatro Nazionale Che Banca! di Milano abbiamo già parlato, incoronandolo unico teatro italiano capace di ospitare musical paragonabili alle produzioni di Broadway e West End.

Ci siamo domandati quale sarebbe stato il musical scelto per sostituire un successo come Mary Poppins e, in risposta, Stage Entertiment c’ha zittiti portando al Nazionale nientepopodimeno che sua maestà il re dei musical, A Chorus Line, in una produzione tutta nuova diretta da una veterana del musical, Chiara Nochese.

Scelta audace, devo ammettere, quasi spudorata, poiché A Chorus Line è una storia insolita da proporre ad un pubblico italiano, nonostante sia già stato portato in scena ben due colte dalle compagnie del Bel Paese.

A Chorus Line possiede, nella sua semplicità, grandi responsabilità, poiché gli strumenti narrativi utilizzati sono pochi, perciò dovranno tutti funzionare alla perfezione. Prima d’ impensierirmi prematuramente, però, entro in teatro, cinto ormai dal 14 febbraio dalla troneggiante insegna luminosa del re dei musical.

Nei corridoi che accompagnano noi spettatori in platea ci sono ragazze e ragazzi evidentemente emozionati, intenti a ripassare coreografie, a fare stretching, a sistemarsi gli scalda cuore e le scarpette da ballo. “Perché si trovano qui?”, pensano i più. Io, cosciente del fatto che è tutto parte dello spettacolo, non posso fare a meno di sogghignare.

Mi siedo, fortunatamente ho un’ottima posizione e guardandomi attorno noto con dispiacere che, nonostante sia venerdì sera, il teatro è tutt’altro che sold out. Peccato.

Dagli “altoparlanti” una voce maschile ci avvisa: “Tutti i candidati si preparino, il provino sta per iniziare” ed il pubblico intorno a me comincia a bisbigliare. Che vuol dire “il provino”? Come mai questo tono severo e risoluto?

La risposta è una sola: A Chorus Line è teatro nel teatro, il musical è rappresentazione di vita vera, mostrandoci cosa succede durante uno dei tanti provini che i giovani aspiranti performer di Broadway dovranno sostenere, nel bene e nel male, durante la loro carriera.

Qui viene il difficile, poiché una trama così particolare ma elementare ha ben poca scenografia, ben pochi costumi di scena, ben pochi effetti speciali. Tutto sta nella regia, negli attori, che non saranno per nulla agevolati dalla magia di agenti esterni. Sarà uno scontro tra il performer e lo spettatore. Che la sfida abbia inizio.

Buio.  Si apre il sipario.

Ci troviamo all’interno di un teatro di Broadway, il provino è appena iniziato e Zach, severo e risoluto coreografo, sta preparando i candidati con una coreografia. La scenografia, proprio come nell’originale, è costituita esclusivamente da una serie di specchi appesi al soffitto che, all’occorrenza, spariranno o si muoveranno a tempo di musica.

Le coreografie sono accuratamente riprese da quelle originali di Michael Bennett. Gli attori, disarmati ed indifesi davanti a noi, hanno la difficile responsabilità d’impersonare l’impegno, la passione, i sacrifici ed i sogni di ragazzi come loro, andando ad interpretare quasi un alter ego della loro condizione di aspiranti performer.

Per questa connessione potrebbe apparire tutto estremamente facile, se non fosse che nel corso degli anni il contesto storico e culturale in cui siamo cresciuti è cambiato, si è evoluto ed il meccanismo drammaturgico così semplice, efficace ed innovativo che A Chorus Line poteva vantare nel 1975, quando per la prima volta calcò i palchi di Broadway ha perso non di merito ma di freschezza, attualità, originalità.

A Chorus Line è, diciamolo, un musical davvero impegnativo da sostenere e, seppur cerchi continuamente di alleggerire la tensione con della comicità, affronta tematiche estremamente delicate, all’epoca incredibilmente controverse, come l’omosessualità, gli abusi, l’instabilità mentale, la deformazione professionale che avviene il più delle volte nel mondo dello spettacolo.

Quasi subito infatti, quando i personaggi cominciano a raccontarci le loro singole storie, noi spettatori percepiamo una sorta di deja vù, come se avessimo ascoltato più e più volte la stessa storia, in passato.

Questo perché A Chorus Line, all’epoca vincitore di un Premio Pulitzer per la drammaturgia e di 9 Tony Awards, sebbene detenga meriti incredibili in termini d’innovazione e di originalità, sebbene abbia fatto scuola ed abbia regalato spunti a pronipoti come RENT, sebbene sia un pilastro della storia del musical, ormai è decisamente invecchiato, e non come del buon vino.

La regista, Chiara Nochese, afferma d’aver rivisto e rinfrescato, anche con qualche tocco d’italianità il copione ed i testi originali ritraducendoli, ma il risultato è poco convincente e la performance risente sicuramente della traduzione italiana.

Una trama così greve come quella del re dei musical ha bisogno di tanto trasporto emotivo da parte di un pubblico che deve affezionarsi ai protagonisti, soprattutto quando si tratta di teatro nel teatro. Il rischio, altrimenti, è quello di appiattire la rappresentazione, già originariamente manchevole di picchi spettacolari, colmati nell’originale da una grande capacità di emozionare esclusivamente grazie alle performance degli attori.

Lo spettacolo si sorregge bene finchè la performance è corale. Le singole esperienze dei protagonisti, che emergono tra un passo di danza e l’altro, tra una delusione ed un successo, sono tutte tanto martellanti quanto intense e, non regalandoci mai una tregua, rendono lo spettacolo pericolosamente in bilico tra l’insostenibile ed il monotono.

Tutto questo, in passato, fu livellato dalla novità, dal talento e dalla tradizione, in questo caso americana, tanto cara e conosciuta dal pubblico di Broadway e di Hollywood. In Italia, nel 2019, è faticoso per i più capire le meccaniche di un musical inconsueto come questo.

Il colpo di grazia arriva quando il coreografo Zach, interpretato da Salvatore Palombi, dopo un estenuante provino fatto di passi di danza ed interrogatori, domanda ai ragazzi come agirebbero se non potessero più essere dei performer.

Il risultato è uno scontro con la realtà nuda e cruda, una risposta tanto scomoda quanto inevitabile, una delle poche cose rimaste ahimè attualissime anche oggi.

Finalmente, quando tutti i personaggi si sono raccontati dolorosamente, solo quando scopriamo che non tutti passeranno il provino, ecco giungere il finale, unico boccone davvero dolce dello spettacolo, il classico tripudio di luci scintillanti e di sfavillante meraviglia. Finalmente, dopo due ore, arriva Broadway.

In più, finalmente, ascoltiamo l’unico brano che ci rimarrà in testa, One, un surrogato di tutte le hit Broadway, dove i performer ci mostreranno una tipica coreografia da musical tradizionale, meravigliosi nei loro costumi di scena argentati.

Tutto è in netto contrasto con il resto della storia ed è ovviamente voluto, mostrandoci quanto di più oscuro e tormentato si nasconda dietro la preparazione di uno sfolgorante spettacolo di Broadway. Alcune performance colpiscono più di altre, come quella della professionista Floriana Monici nei panni di Sheyla Bryant.

Forse la Nochese, coraggiosa nel selezionare, tra i tanti musical da portare in scena nella sua Italia, un colosso come A Chorus Line, nel rispettare grandemente ogni sua particolarità, manca di audacia.

Il pubblico, uscendo da teatro, è visibilmente affaticato, comprensibilmente deluso c’è chi lo pone in contrasto con maestri dell’intrattenimento come Mamma Mia! o chi ricorda i tempi andati, quando i musical erano quelli di Fred Astaire e Ginger Roger.

Se prendiamo il caso A Chorus Line come una finestra sulla storia del musical, per intenditori o meno è certamente da vedere almeno una volta nella vita. Ma se lo valutiamo in termini d’intrattenimento, allora serve una forte ricerca in termini di contestualizzazione, d’innovazione, lavorando a più non posso sull’emozionare.

Spesso attori e registi, dopo tanti anni nel mondo del musical, si affezionano grandemente a titoli come A Chorus Line idolatrandoli, immaginandoli eterni, ma non sempre il pubblico ha l’esperienza adatta per apprezzarne i contenuti come ci si aspetta.

Per far crescere il musical in Italia occorre capire come educare lo spettatore, serve indagare sui gusti, sulle preferenze del pubblico, in modo da poter catturare la sua attenzione con i giusti titoli, le giuste storie, la giusta tradizione.

Il pubblico è un alunno difficile ed occorre sostenere con convinzione che, per riempire i teatri, si può fare di meglio che assoldare il personaggio famoso, ennesimo specchietto per le allodole. Questo è il compito dei registi e dei produttori.

Forse, sebbene A Chorus Line sia il re dei musical, promette Broadway ma non lo regala. Il pubblico italiano è alla ricerca di qualcosa che mantenga le promesse, com’è stato per Mary Poppins e, prima di lui, per Newsies. Entrambe produzioni Disney, a dire il vero.

Quanto ancora dovremo aspettare per una nuova produzione tutta italiana capace di sfamare la nostra voglia di Broadway o, addirittura, di farne scomparire il bisogno, con un soggetto tutto nuovo e spettacolare?

 

Valentina Gessaroli