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Young Signorino: esce Mon Amour, il nuovo singolo. Il debut album in autunno.

YOUNG SIGNORINO

esce MON AMOUR, il nuovo singolo
Il debut album arriverà in autunno

LINK: https://backl.ink/142637937

 

“Non amo l’estate ma nemmeno la odio, e Mon Amour racconta proprio questo. Il concetto della traccia è semplice, parla del mio viaggio in fuga insieme a lei da quella che è la città in estate.”
22 anni, tra i più abili giocatori del rap game, Young Signorino, capace di esasperare il linguaggio trap fino all’osso, autore di brani imprevedibili, scarni e dall’effetto incredibilmente magnetico, fino a canzoni dalle melodie ipnotiche con flussi di parole mai privi di un loro peso. Forza espressiva e immaginario definiti unici nel suo genere, almeno in Italia, YS torna oggi 17 luglio con un nuovo singolo, Mon Amour, che anticipa il suo debut album in arrivo il prossimo autunno, dopo una carriera controversa che lo ha portato dall’essere tra i personaggi più chiacchierati alla collaborazione con Vinicio Capossela e ai primi passi verso un rap cantautorale/ conscious.
BIO
Young Signorino nasce a Cesena – Emilia Romagna, il 17 Aprile 1998. All’età di 15 anni, con un diverso pseudonimo, inizia a pubblicare su youtube i suoi primi brani rap autoprodotti. Il 21 febbraio 2018, esce “Dolce Droga”, con la prima importante produzione: Low Kidd. La canzone è un successo e il videoclip sfonda in pochissimo il milione di visualizzazioni. In breve tempo, Young Signorino si trasforma in un’icona.
Il primo tour (iniziato il 25 maggio 2018 a Roma, dove non si esibisce, e  durato fino a luglio) è movimentato e provocatorio. Passano due mesi e su YouTube esce il brano che lo fa definitivamente esplodere: “Mmh Ha Ha Ha”. La reazione generata dal brano è immediata. Il pubblico di Young Signorino diventa così internazionale. Il brano successivo, “La danza dell’ambulanza” è fatto in collaborazione con Big Fish. Il percorso indipendente di Young Signorino inizia con il brano “Coma Lover dove emerge un netto distacco rispetto ai lavori precedenti. A novembre 2018 esce il primo EP di 5 tracce dal titolo “Total Black”, è il suo primo progetto discografico “strutturato”. Il 26 febbraio 2019 Young Signorino collabora di nuovo con Big Fish, stavolta per un remake di un vecchio pezzo “Bevanda al gusto di tè”, trasformato poi in “Bevanda”. Seguono i singoli “Holaciaohi” e “Drogalero”. Ad Ottobre 2019 ha pubblicato il suo secondo EP, LEPDAMORE. Il 24 Settembre esce il primo singolo estratto. A gennaio 2020 collabora con Vinicio Capossela per il singolo +peste.  Il 2020 è per Young Signorino l’anno della rinascita, crea e pubblica una serie di brani in stile cantautorale / conscious, come “A nessuno” e “vento di Maggio”, quest’ultimo parte dell’EP “Elementi” in collaborazione con Laioung in veste di produttore. Il singolo estivo “Mon Amour”, dallo stile raffinato, è il primo estratto del suo primo album in uscita il prossimo autunno.https://www.instagram.com/young_signorino/

Crediti
Autore: Young Signorino
Producer: Samura
Mix e master: Luciano Lamanna @ Subsound Studio
Label: Subsound Records

G PILLOLA: Esce oggi DOVE SEI, il nuovo singolo segna il ritorno dell’artista per 2MuchRecords

G PILLOLA

Esce oggi DOVE SEI
il nuovo singolo 
segna il ritorno dell’artista
per 2MuchRecords in collaborazione con Krokodil House

Il primo racconto che anticipa il prossimo album, tra ironia e istantanee di vita

Ascolta DOVE SEI: https://backl.ink/142613376 

 

DOVE SEI è il nuovo singolo di G PILLOLA (prod. Blue Jeans) che sancisce l’inizio di una collaborazione artistica tra la Krokodil House, hub creativo formato da produttori, musicisti, videomaker e artisti, e 2MuchRecords, nuova realtà nata dall’esigenza di professionisti, tra musica, digital e branded content, di creare una discografia dinamica e fluida con i nuovi media. La distribuzione è affidata a Believe Digital che da subito ha sposato il progetto.

Questo brano fa da ponte tra le produzioni trap precedenti (da solista e con la Bilogang) e il nuovo sound dove l’artista, originario di Genova ma trapiantato a Torino, ha trovato il giusto equilibrio per la propria narrazione personale, libero dai dogmi di un unico genere.

Ho 25 anni e credo sia un bene che la mia musica abbia sentito la necessità di crescere con me.  A me piace parlare di piccole cose, gesti quotidiani che apparentemente passano inosservati io li metto su un piedistallo per assaporarli fino in fondo, non ho mai amato lo sfarzo e nemmeno il suo desiderio, ho bisogno di farti capire quanto mi sento un coglione per sentirmi realizzato.”

Questa prima canzone farà parte di un album, previsto nei prossimi mesi, un concept sulle piccole cose di tutti i giorni, una sorta di culto del quotidiano. DOVE SEI è la prima pillola, il primo racconto che, tra ironia e istantanee, ci trascina in un vortice di immagini, come un rapido flashback di incontri, situazioni, oggetti vissuti, un’esplosione di volti e colori con un’anima funky e un ritmo incalzante.

Dove sei è nata dall’idea di esprimere un lato più dinamico e festaiolo di me e Blue Jeans, a differenza di molte altre tracce del disco infatti qui si parla di situazioni collettive, momenti di incontro e di condivisione. Il tutto sempre contornato dal mio culto per il quotidiano: io che dormo su chissà quale divano letto stasera e non sarò facilmente rintracciabile domani quando faremo colazione in mille a casa di chissà chi e avrò ovviamente il telefono scarico.”

Il progetto G PILLOLA, oltre al producer Blue Jeans, si avvale del supporto della Krokodil House, una crew di amici che si è trasformato in un gruppo di lavoro con un luogo di riferimento e una collaborazione artistica a 360 gradi. La Krokodil House nasce da ex componenti di varie band metal di Torino che hanno iniziato a produrre beat rap e trap, si può dire che mescolando il rap alternativo di G Pillola e le radici metal dei produttori si ottenga una contaminazione reciproca unica nel suo genere.

CREDITI
Autore: Guglielmo Perri
Compositore: Dario Scognamiglio
Mixato e Masterizzato presso Krokodil House

foto analogiche di farewellmelvin

BIO
Nato e cresciuto a Genova, G Pillola svolge la sua gavetta giovanissimo presso lo Studio Ostile, rampa di lancio di vari artisti della scena genovese come Tedua, Izi e Bresh.
Trapiantato a Torino dopo il liceo, inizia la sua vera e propria carriera nel 2017 dando vita al collettivo Bilogang, nato dalla frequentazione di vari artisti nel suo bilocale in centro a Torino.
All’interno delle due stanze nascono sonorità trap con influenze di vario genere che li hanno resi noti come collettivo per la loro estetica e le sonorità “happy trap”, portando però sempre avanti ognuno un percorso da solista differente.
Bilogang è entrata nella playlist Viral 50 di Spotify da indipendente con il primo singolo “Cucu Settete” che ha totalizzato oltre 300 mila ascolti, firmando in seguito un contratto discografico con Urbana Label e Sony Music.
Constatando la sua collaborazione fissa con il produttore Blue Jeans e Krokodil House, il 23 Gennaio 2019 è uscito “Ciao Belli”, il primo disco ufficiale di G Pillola, un primo passo tra le prime sonorità trap e le nuove influenze “indie” nate dalla sua continua contaminazione, il disco ha raggiunto più di mezzo milione di streaming in un mese totalmente da indipendente.

www.instagram.com/gpillola/

 

 

TRAVIS (BMG) – Fuori il video dell’inedito “Valentine”, secondo estratto dall’album “10 SONGS”, nuovo disco della leggendaria band scozzese

TRAVIS

La storica band scozzese pubblica oggi il video di “Valentine”, diretto dallo stesso Fran Healy

Il nuovo album “10 SONGS
è in uscita il 9 ottobre, via BMG

Guarda il video di Valentine

 

Dopo aver condiviso il bellissimo video animato del primo singolo “A Ghost“, Fran Healy, frontman dei leggendari TRAVIS, torna a vestire i panni di regista per il video di Valentine, secondo estratto dal nono album in studio dal titolo “10 SONGS” in uscita il  9 ottobre via BMG.

Il suggestivo video è stato diretto da Fran, girato a Los Angeles da Newton Thomas e le luci sono state affidate a Gigi Pedron, tecnico luci dei The Queens of the Stone Age.
Ha affermato Fran riguardo all’idea del video:
“The idea came from the lyric, ‘If I lie here, I might die here, I may lay here for a while.’. I saw me lying on the ground for the duration using our drone to look down on me and maybe have stuff happen while I lay there.” E aggiunge: “It expanded from here to have lights and a second camera. Again, Covid-19 made this a tricky shoot and not being able to shoot with the band meant getting stunt doubles in who I’ve dressed as ghosts and now in this, they look like urban guerrillas with their balaclavas, shades and black clothes!“.

Scritto da Fran Healy e co-prodotto da Fran e Robin Baynton, “Valentine” è caratterizzata da un’energia rutilante e da uno scintillio che splendono luminosi nel contrasto tra la voce delicata di Fran e le pesanti linee di chitarra di Andy Dunlop.
“Valentine was recorded as a predominately live performance in December 2019 at Rak studios in London. It’s the closest Travis have gotten sonically to our debut album, ‘Good Feeling’. Alex Harvey-esque.”, ha affermato Fran.

Co-prodotto da Fran e Robin Bayton (Coldplay, Florence & The Machine) e registrato ai RAK Studios a cavallo tra il 2019 e il 2020, 10 SONGSè un album che racconta di come la vita arrivi all’amore e di come l’amore possa superare le avversità.
È un disco maturo, ricco di sinergie e la maggior parte delle canzoni riflette a pieno un prezioso senso di mutua sintonia che solo una band che non ha mai cambiato line up può vantare.

Nel disco ci sono anche ispirati camei, che comprendono, tra gli altri, i synth del nonno di Jason Lytle, la lap steel di Greg Leisz (Beck, Emmylou Harris, Bruce Springsteen) e le voci di Susanna Hoffs delle The Bangles.

Sono passati ben 25 anni da quando i componenti dei TRAVIS misero piede per la prima volta in una sala prove.
In questo vasto arco di tempo hanno venduto milioni di album, sono stati i protagonisti del premiato documentario a loro dedicato “Almost Fashionable” e Fran ha ricevuto il consenso di artisti del calibro di Paul McCartney, Elton John e Graham Nash, scrittori la cui abilità nel comporre melodie senza tempo li hanno fatti diventare sempiterni.

Un nuovo capitolo nella straordinaria carriera della band: 10 SONGS è un’opera che mostra, ancora una volta, che i TRAVIS sono una delle band con le più alte capacità di scrittura mai esportate dagli UK.

10 SONGS è disponibile in: standard CD, heavyweight vinyl plus Deluxe 2CD and Deluxe 2LP (red and blue vinyl) including 10 Demos. The band’s official store features exclusive merch bundles, Cassette and highly limited edition signed TPs. Pre-Order 10 Songs HERE.
 

travisonline.com

 

Sospensione causa virus: il lockdown dei Protomartyr

I Protomartyr sono quattro, sono di Detroit, si sono formati nel 2008, suonano un viscerale post punk e con il loro Relatives In Descent del 2017 hanno riscosso unanimi consensi dalle principali riviste e siti musicali americani ed europei. In uscita in questi giorni, ritardata causa Covid, il loro ultimo attesissimo disco, Ultimate Success Today, che con ogni probabilità riscuoterà ancor più gradimento. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con il cantante, Joe Casey, per capirne qualcosa di più e sentire come si sopravvive chiusi in casa quando si sarebbe dovuti essere in pieno tour mondiale.

 

Ciao Joe, grazie per la tua disponibilità. Innanzitutto come stai?

“Beh, mi sono appena svegliato, quindi bene!”

 

Beato te! Ascolta, qui in Italia le cose stanno lentamente tornando alla normalità, lentamente… Si inizia ad organizzare qualche concerto, in luoghi piccoli, distanziamenti, mille accorgimenti e via dicendo. Coi Protomartyr avete dovuto posticipare l’uscita del disco che era prevista per maggio, sareste dovuti essere in tour proprio in questi mesi, quindi ti chiedo: come hai passato questo periodo? Hai ascoltato qualcosa di nuovo? Hai guardato film? Ti sei messo a scrivere?

“In tutta sincerità non ho fatto davvero niente di che in questo periodo… Proprio oggi (3 luglio, NdA) i nostri amici Cloud Nothing hanno pubblicato il disco nuovo, che hanno registrato durante la quarantena e che mi fa davvero incazzare perché a me non è venuta nessuna scintilla (creativa). Questo periodo mi ha ricordato di come vivessi prima di essere in una band, e non è stato il periodo migliore della mia vita diciamo… sto ingrassando di nuovo, guardo robaccia in TV, non riesco a leggere perché proprio non riesco a concentrarmi… non si tratta di un momento particolarmente creativo per la band, ecco. Sfortunatamente viviamo in America, e l’America non pare aver ancora capito come convivere e ridurre questo contagio, e francamente sono preoccupato perché non so quando potremo di nuovo suonare in giro…”

 

Ma sei a Detroit al momento? Perché alcuni amici in America mi dicono che la situazione cambia radicalmente da zona a zona…

“Sì, sono a Detroit ma il virus ha colpito in maniera molto più violenta proprio la parte di città nella quale vivo io. Per dire il più giovane decesso per Covid d’America viveva accanto a casa mia. Per un periodo la gente ha fatto quello che doveva, ma adesso hanno ricominciato a girare di nuovo senza mascherine e quindi non so che pensare… Poi, non so se da voi sia uguale ma qui i concerti saranno l’ultima cosa che permetteranno, quindi mi auguro sarà possibile tornare in tour nel 2021.”

 

Beh, lo speriamo tutti davvero, abbiamo tutti un gran bisogno di tornare sotto ad un palco. Ad ogni modo, parliamo di questo nuovo lavoro, Ultimate Success Today; l’ho ascoltato e riascoltato diverse volte in questo periodo e temo sia addirittura meglio di Relatives in Descent. Complimenti davvero. Possiamo dire che questo disco rappresenti una sorta di continuazione di Relatives ed anche dell’ultimo EP, Consolation?

“Allora, intanto grazie mille, sono contento ti sia piaciuto. Ti dirò, a livello di scrittura è stato direi grossomodo simile, ovvero Gregg (Ahee, chitarra) e gli altri realizzavano il pezzo e alla fine io ci mettevo sopra il testo. Ciò che è cambiato è stato che Gregg ha avuto il tempo per dire “ok, in questa canzone credo ci stiano bene gli archi, o su quest’altra il sassofono”, quindi rispetto al passato non potevi sapere come sarebbe stata la canzone finita fino all’ultimissimo secondo. Io personalmente non scrivo mai i testi fino a che non ascolto la canzone chiusa, finita, e non so quindi come mi fa sentire, cosa mi suscita. Per certi versi direi che mi ha ricordato un po’ quando registrammo il nostro primo disco.”

 

In effetti ho trovato semplicemente fantastico l’uso, l’introduzione del sax e del clarinetto, penso a Processed By The Boys o a Tranquilizer. Dicevi che l’idea è stata di Gregg ma pensi che la cosa possa avere un futuro, che possa diventare un’evoluzione nel suono dei Protomartyr o la possiamo considerare una parentesi, assai felice a mio avviso?

“L’idea è tutta di Gregg, sì, e principalmente perchè credo iniziasse ad essere un pò nauseato dal suono della band e dal dover incidere cinque o sei chitarre ogni volta e credo sia il motivo per cui ha deciso di esplorare nuove strutture, anche perchè ultimamente stava ascoltando un sacco di jazz. Personalmente sarei davvero entusiasta se il suono dei Protomartyr potesse espandersi in futuro ancora in maniera più marcata.”

 

Credi sia corretto sostenere che Ultimate Success Today rappresenti una sorta di continuazione di Relatives in Descent e dell’EP Consolation?

“Direi di sì. Consolation in realtà è più una collaborazione con Kelley (Deal, ex The Breeders) che ci è servita molto in quanto ci ha mostrato come accrescere, arricchire il nostro suono e che ci ha mostrato che inserire un oboe nel mezzo di una nostra canzone non era di per sè una brutta idea. Dal punto di vista dei testi c’è sicuramente una continuità. Se prendi il brano finale di Relatives, Half Sister, termina con le parole “She is trying to reach you / Trying to reach you”. Il primo brano di Ultimate recita “I could not be reached”. Quindi direi che i due lavori sono strettamente collegati.”

 

E tra le tracce, esiste un comune denominatore? Che so, un’immagine, una parola?

“Vedi, è strano perchè solitamente capisco, scopro di cosa parla davvero un disco quando sono in tour, ripetendo i versi ogni sera, ed è una cosa che non abbiamo ancora potuto fare con questo disco. Il titolo del disco è nato molto presto in effetti, perchè volevo spostare l’attenzione sull’ora, sul momento, “today is the day”. Passiamo troppo tempo a pensare a come sarà il futuro o a com’è stato il passato. Probabilmente è questo il trait d’union.”

 

Una curiosità. Conosci il detto “squadra che vince non si cambia”, che in inglese suona tipo “you never change a winning team”. Possiamo dire che nel vostro caso non funzioni proprio così? Mi spiego, ho notato che cambiate produttore ad ogni disco, e se penso che ci sono band che registrano con lo stesso team per tutta la loro carriera non posso non pormi la domanda…

“Credo che la cosa proceda di pari passo alla nostra voglia di sperimentare continuamente e non fossilizzarci. In realtà abbiamo lavorato con lo stesso produttore per il secondo e il terzo album ed in entrambi i casi probabilmente non siamo riusciti ad avere un pieno controllo ed una piena gestione del tutto, quindi ci siamo detti proviamo a lavorare con gente nuova, vediamo cosa possono portarci, in aggiunta. Anche con Sonny DiPerri (produttore di Relatives in Descent) abbiamo passato dei momenti fantastici, ma poi hai sempre voglia di vedere se c’è qualcuno in grado di portare il tuo suono ad un livello diverso e che sia disposto ad assecondarti. Di sicuro non ci piacciono troppo i produttori che tengono troppo le redini, “and no assholes””

 

protomartyr cover

 

Joe, volevo chiederti questo adesso, perchè è una cosa che ho notato l’altro giorno e mi son detto “non può essere un caso”. Tutte le copertine dei vostri dischi sono primi piani…

“Beh, per il primo disco c’era questo flyer che avevo fatto per un concerto e lo abbiamo usato perchè ci stava bene. Arriva il secondo e “oh shit” dobbiamo pensare ad una nuova copertina così ne ho preso un altro. Poi però mi son detto che volevo assolutamente che questa cosa continuasse e ti dirò che questo aspetto di curare e pensare all’artwork mi dà gratificazione e gioia tanto quanto registrare i brani. Anche se cerco sempre di non creare copertine troppo potenti, che rischino di schiacciare il disco. Credo però che se ascolti per diverse volte il nostro disco, alla lunga tu riesca davvero ad immaginarti quel mulo”.

 

Mi pare di capire che come band vi piaccia essere coinvolti e attivi non solo per quanto concerne la musica in sè, ma anche come si diceva con le copertine o con i video. Ne avete fatti di splendidi e sembra che ci diate davvero un grande peso.

“Fino a qualche anno fa era semplicemente un problema di soldi, nel farli o meno. Adesso che possiamo curare anche questo aspetto le cose si son fatte davvero eccitanti e ultimamente davvero interessanti. A parte il video di Processed By The Boys (ambientato in un coloratissimo set di uno scadente show brasiliano, merita di essere visto…), gli altri due (Worm In Heaven e Michigan Hammers) sono stati fatti durante il lockdown e quindi abbiamo dovuto essere in un certo senso più creativi. Spesso ho sempre ben chiaro in mente come vorrei venisse fatto un video, l’idea di fondo, ma a volte è bello lasciare anche carta bianca al regista e vedere quale idea gli suscita un determinato brano e scoprire che è totalmente distante da come lo immaginavi o l’avevi pensata tu. In realtà adesso abbiamo in progetto di fare un video per ogni brano del disco; è piuttosto dura da realizzare, soprattutto in questi tempi, ma ci stiamo provando”.

 

 

Parliamo un attimo dei vostri concerti. Stefano Solventi, una delle maggiori penne musicali in Italia, raccontando un vostro live di un paio di anni fa, introduce un interessante concetto di quarta parete, quella che separa il palco dalla platea, e dei vostri concerti usa l’espressione “teatro rock”. Sappiamo che ad un vostro live non ti vedremo mai fare stage diving, rotolare, saltare ed altre attitudini da rocker? Credi che abbia centrato il punto? Perchè personalmente non vi ho ancora visti dal vivo, però credo sarei un pubblico perfetto in quanto non canto, raramente batto le mani, non sono molto attivo ecco (risa diffuse).

“Allora, quando salgo sul palco solitamente sono estremamente nervoso. Ad ogni modo la cosa che più di tutte voglio evitare e che vedo costantemente accadere specialmente a band molto più grosse di noi, è che le stesse esatte cose da intrattenitori accadono non dico il 100% delle volte ma quasi, ogni sera, ad ogni concerto, in maniera quasi seriale. Quindi è l’esatto opposto del concetto di vivere ed immergersi nell’istante. Cioè ogni volta, in quel preciso istante di quella canzone, io cantante sento la necessità di dovermi sdraiare in mezzo al palco… Personalmente non mi piace vedere band che esagerano con gli atteggiamenti e replicare la stessa cosa, nello stesso momento, l’indomani in un’altra città. Mi sembra una grande commedia, una finzione. Se la canzone mi fa stare in piedi completamente immobile scelgo di rimanere in piedi, completamente immobile, capisci? Non voglio costringermi a dover replicare le stesse scenette ad ogni sera. Mi sembra quasi di insultare il pubblico, di essere irrispettoso. Quando vedevo concerti con frequenza non sopportavo quando qualcuno dal palco saltava giù, quindi perchè dovrei farlo io adesso… Rispetto gli spazi personali (risate sparse)…”

 

Ok, ultima domanda e poi ti lascio. Rispondi solo se vuoi: cosa credi accadrà in Novembre negli Stati Uniti?

“In Novembre? Ah le elezioni! Non ne ho idea! E tutto ciò mi terrorizza perchè vedi, negli ultimi quattro anni, ogni giorno mi sveglio e accendo il telefono e le notizie sono sempre più ridicole, orribilmente divertenti. Quindi non so, davvero. Ma sono terribilmente preoccupato”.

 

Direi che siamo a posto Joe, non ti rubo altro tempo. Grazie mille. Di cuore.

“Grazie a te. A proposito, dimmi dove abiti, che vediamo di venire a suonare dalle tue parti la prossima volta!”

 

Perfetto. Una bella data nel ridente nord-est e con l’occasione vi invito anche a cena allora.

 

Alberto Adustini

BENEDETTI “Rain man” IL NUOVO SINGOLO D’ESORDIO DISPONIBILE DA OGGI

Rain Man” è il singolo di debutto di BENEDETTI disponibile da oggi 14 luglio su Spotify e tutte le principali piattaforme streaming, distribuito da RC Waves / Artist First.

ASCOLTALO QUI

BENEDETTI, è il progetto esordiente del cantautore varesino Paolo Benedetti: una voce morbida ed empatica che si fonde con lo stile indie folk per regalare paesaggi sonori dalla grande portata emotiva. Attinge a piene mani dalle sonorità folk statunitensi che unisce a testi dal sapore onirico e sfumature pop.

Rain Man è un viaggio nell’animo umano: un vociare indistinto e confuso ci conduce nei sapori della vita cittadina che diviene la metafora del senso di smarrimento. Rain Man siamo noi, figure nascoste all’interno di realtà grandi e soffocanti che, accompagnati da un climax strumentale, finalmente ci liberiamo dalle oppressioni per unirci a un’esplosione sonora. Viaggiamo con quella voce che dispiega in tutta la sua anima vibrante tra suoni e percussioni carichi di energia.
E ora viviamo il sogno in mezzo a praterie sconfinate illuminate dal bagliore delle stelle, una luce completamente rinnovata lontana da quella fredda negli occhi del Rain Man.

“Rain Man nasce come un anthem per tutte quelle anime che hanno la necessità di sentirsi libere e diverse, voci fuori dal coro, soffocate da una società in cui anche i pensieri sono omologati.
Descrive il senso di un’appartenenza ad un mondo, forse parallelo, lontano dalle ossessioni accecanti delle metropoli, dalle frette nauseanti e dall’incapacità di trovare un momento per respirare.”

Il brano è stato scritto e composto da Paolo Benedetti e Daniele Cocchi che ne ha curato anche la produzione e il mixaggio, masterizzato da Andrea Suriani. Il progetto grafico e le foto sono di Andrea Dominici.

I DEFTONES a Bologna per una DATA UNICA nel 2021!

DEFTONES

UNICA DATA ITALIANA IL 22 GIUGNO A BOLOGNA

 

La band di Chino Moreno si prepara a tornare in Italia per una data unica il prossimo anno: l’appuntamento da segnare in calendario è martedì 22 giugno 2021 al Sequoie Music Park di Bologna. I biglietti per il concerto sono già disponibili sui circuiti di vendita Ticketone, Ticketmaster, Vivaticket e Boxerticket.

 

Tra i capostipiti del nu metal, i Deftones sono attualmente al lavoro sul loro nuovo album, il nono in studio, che secondo indiscrezioni dovrebbe uscire entro quest’anno.

 

L’hard rock trae nutrimento da conflitto e caos, e non esistono band che abbiano saputo creare un mix migliore di aggressività e bellezza meglio dei Deftones.Los Angeles Times

 

www.deftones.com

 

DEFTONES

 

Martedì 22 Giugno 2021

Bologna, Sequoie Music Park / Parco Caserme Rosse – via di Corticella

 

Posto unico in piedi: € 34,00 + prev.

 

Biglietti disponibili su Ticketone, Ticketmaster, Vivaticket e Boxerticket. Diffidate dai canali di vendita non ufficiali!

 

Sharptooth “Transitional Forms” (Pure Noise Records, 2020)

Girls Power Level Pro

 

Molto spesso nella vita mi son sentita dire “Eh ma sei una donna, non puoi farlo”.

Appartenere al sesso femminile implica una serie di comportamenti e atteggiamenti che devono essere socialmente accettati. Chiunque esce dalla norma automaticamente viene additata come strana, diversa.

“Una ragazza non può fare growl, non può fare screamo come un uomo”.

BENE.

Vi presento gli Sharptooth, capitanati dalla strepitosa Lauren Kashan, con Keith Higgins e Lance Donati chitarre, Peter Bruno al basso, Matt Hague alla batteria.

Da Baltimora, nel Maryland, esportano la ribellione punk hardcore con il loro Transitional Forms. 

Suoni duri, arrabbiati, frutto di anni di lavorazione che hanno portato ad una crescita e alla delineazione di uno stile più personale rispetto al primo album. Un punk hardcore visto attraverso gli occhi di una grande donna, supportata da uomini che la incoraggiano in tutto.

La rabbia trasmessa dal growl di Lauren ha la potenza distruttiva di una bomba atomica, e il primo brano dell’album, Say Nothing (In the Abscence of Content) sfata il mito che le donne non siano capaci a cantare in questo modo specifico, e concretizza le doti vocali di Lauren, nonché il talento di ogni singolo musicista.

Un grande senso di tristezza e inadeguatezza precede l’entrata del secondo brano, Mean Brain, dove una voce di bambina ripete, come una cantilena “Nobody likes me, everybody hates me, guess I’ll go eat worms…” e pervade tutto il brano, nella completa sensazione di disperazione e odio verso se stessi.

In Life on the Razor’s Edge inseriscono elementi elettronici, che accompagnano la storia di una vita condotta appunto sull’orlo del rasoio a causa di un amore malato.

La poliedrica voce di Lauren ci stupisce in Hirudinea (tradotto: sanguisuga) con tratti in cui diviene melodica, ma il testo decisamente forte non riesce ad addolcirla. (A riprova che può cimentarsi in qualsiasi stile, ma lei HA scelto il growl.)

La comparsata di Justin Sane (Anti-Flag) con la sua voce acida e acuta crea un forte contrasto con la schiacciante ringhiata di Lauren in Evolution.

Troviamo 153 che inizia come un classico pezzo punk per trasformarsi in qualcosa di più oscuro a livello sonoro, ma come testo rappresenta l’inizio della presa di coscienza di sé e della propria potenza, e dell’accettazione della propria diversità come una cosa positiva su cui costruire dalle macerie della propria rabbia.

La crescita rispetto al primo album è palese, sia nel cantato sia nell’unione degli strumenti. Lauren dimostra tutta la sua competenza nel gestire anche altri stili, passando dallo screamo al melodico.

Una band da conoscere, ascoltare anche per chi non ama il genere. 

Se non siete abituati al growl e ai suoni hardcore spinti, mi raccomando abbassate il volume, perché Lauren è tosta.

 

Sharptooth

Transitional Forms

Pure Noise Records

 

Marta Annesi

Rufus Wainwright “Unfollow the Rules” (BMG, 2020)

La regola di Rufus

 

Nella mia famiglia non ci sono laureati. Mio fratello ed io ci abbiamo provato (o ci stiamo ancora provando) a concludere, mentre i miei genitori per origine, possibilità o sorte si sono fermati molto prima. Eppure tra le mura domestiche, da che ne ho memoria, si è sempre respirata un’aria non direi intellettuale, alta, ma si percepiva in maniera tangibile come l’ignoranza fosse un nemico da debellare, al pari della maleducazione. Un abbonamento ultradecennale al Club degli Editori aveva portato in dote una libreria di assoluto rispetto e un’enciclopedia di svariati volumi. Se dovessi associare il mio papà ad un’immagine sarebbe senza dubbio La Settimana Enigmistica appoggiata sopra alla Garzantina sul comodino accanto al letto. Mia mamma invece è una radio accesa in ogni stanza, simultaneamente, con un repertorio che propone con la stessa facilità la Callas impegnata nella Casta Diva e L’immensità di Don Backy. Giusto per contestualizzare.

Accade che qualche settimana fa stavo disquisendo di nulla in particolare con la mia genitrice e all’interno di una frase, mezza in dialetto mezza in italiano, la sento usare il termine affettato; sul momento non ci faccio troppo caso ma poi torno subitamente indietro e quasi arrogante chiedo lumi. L’arroganza iniziale si è fatta presto resa incondizionata, ma giuro, davvero non avevo mai sentito o visto utilizzare quella parola. Non nell’accezione dell’insaccato s’intende, sia chiaro. 

E perché tutto sto discorso? Perché non nego che in qualche passaggio, in (più di) qualche frangente nella carriera di Rufus Wainwright, io abbia trovato la sua musica artificiosa, sempre di qualità elevata, ma meno spontanea e sincera di quanto non lo fosse ad esempio ai tempi di Poses, per dirne uno.

Ed invece, a questo (nono) giro è davvero necessario riporre l’affettato in frigo (scusate l’eccezionale gioco di parole, non ho potuto resistere) perché Unfollow The Rules è un gran buon disco (chamber?) pop. 

Prendete l’apertura, affidata a Trouble In Paradise, o la successiva Damsel In Distress, per avvertire in maniera nitida la freschezza e la brillantezza di scrittura del nostro, che a dispetto del brio delle parti strumentali, tra i versi sottende una sincera analisi riguardo alle maschere che indossiamo, ai sorrisi coi quali celiamo dei dissidi, all’orgoglio stolto che ci allontana dal nostro vero io.

Il piano e voce che introducono il brano che dà il titolo al disco riportano l’ascolto nelle zone che più mi hanno fatto innamorare dell’artista di Rhinebeck, quei momenti di lirismo assoluto, da quel “tomorrow I will just feel the pain” a precedere un cambio tempo di una bellezza sfacciata, tale da costringermi a “riavvolgere il nastro” più volte; pochi accordi di piano, diluiti, quasi languidi, che trovano un’improbabile quadra con la chitarra e la batteria, che quando ritorna la voce con un significativo “don’t give me what I want, just give me what I’m needing” non sembra nemmeno più di essere all’interno della stessa canzone. 

Eppure funziona così, quando si ascoltano quelli bravi davvero.

Il clima torna a farsi quasi giocoso, con You Ain’t Big, o si sconfina in lidi quasi (quasi) folk con Peaceful Afternoon per poi tornare a volare altissimi con Only The People That Love, una stesura magnifica, curata, immediata, “Only the people that love / May dream / May Cry / May fly”. La successiva This One’s For The Ladies (THAT LUNGE!) strizza l’occhio all’ultimo John Grant (ammesso che non sia più probabile il contrario), ipnotica e sospesa, clima proseguito da una enigmatica My Little You.

I toni si fanno più notturni e compassati in Early Morning Madness, sebbene la coda in crescendo mi perplima non poco; ad ogni modo un piano quasi da cabaret introduce Devils And Angels (Hatred), che si sviluppa poi secondo canoni più classicheggianti di quanto l’inizio facesse intendere (o sperare).

La chiusa di Alone Time è il colpo di coda del campione, la zampata di pura classe, un piano appena accennato, un controcanto ispiratissimo a tinte quasi gospel, un testo di struggente, candida bellezza, che quasi ti muove alle lacrime (“But don’t worry, I will be back, baby / To get you on the wings of a perfect song”).

È il disco che personalmente mi riappacifica, mi ricongiunge con Rufus Wainwright, che una volta affrancato, dimesse le vesti patinate che spesso lo hanno nascosto, torna a mostrare la sua più profonda (e nuda) natura. 

 

Rufus Wainwright

Unfollow the Rules

BMG

 

Alberto Adustini

Make Them Suffer “How to Survive a Funeral” (Rise Records, 2020)

L’estate non è una stagione per vecchi. Le zanzare, il caldo appiccicoso. La drammatica felicità di tutti gli altri che spesso mette a disagio.

Siete incazzati? Delusi? Vi sentite non capiti?

FATELI SOFFRIRE.

Un consiglio che viene dalla terra dei canguri, dove i Make Them Suffer sono nati e cresciuti, presentandosi sulla scena metal nel 2010. 

Dall’Australia, grazie al loro talento, hanno colonizzato il resto del globo, con il loro sound totalmente metalcore.

Il lockdown ha posticipato l’uscita fisica del loro ultimo lavoro How To Survive A Funeral di quasi un mese; anticipato dall’uscita del singolo e del videoclip Erase Me, caratterizzato da una musicalità da hit parade melodic metal, questo pezzo ha tutto, dai cori ritmati, all’alternanza di un growling con una dolcissima voce femminile. Il brano è molto orecchiabile, il testo è una preghiera arrabbiata, “ti ho spezzato abbastanza, quindi non odiarmi, cancellami”. Allontanare le persone è un’azione altruista o egoista? Questa domanda, posta dal gruppo, è uno spunto di riflessione.

L’aria carica di deathcore si respira per tutto l’album. Il primo brano è una dichiarazione di guerra. Ha una partenza morbidissima grazie al suono delle tastiere, per poi subire un cambio schizoide, con la batteria impazzita, in speed metal, con un growl potente. 

Lo speed metal è ripreso anche in Falling Ashes, follia pura, con vocalizzazioni durissime (indubbie le doti canore di Sean Harmanis) che passano rapidamente al growl spintissimo.

Ritornelli acchiappaorecchio sono una particolarità di questo gruppo, come in Bones passa da un metal molto duro ad un metal melodico, nostalgico.

Troviamo Fake Your Own Death che è sulla scia dell’esaltazione del metal, e Soul Decay che ci insegna a lasciar andare le situazioni distruttive, a liberare il cuore dalla prigione in cui ci siamo autorinchiusi.

I pezzi di questo album sono estremamente diversi, ma legati insieme dai testi e dalla consapevolezza del gruppo. Ogni strumento è in piena armonia con il resto, la dualità della voce del cantante testimonia talento, e impegno.

Nonostante i testi sembrino “da depressione giovanile”, la band ha regalato una chiave di lettura diversa. L’accettazione di sé, del proprio passato conduce ad una nuova luce da perseguire, improntata al miglioramento della persona stessa. Ma questo processo è possibile solo venendo a patti con l’anima, con i traumi passati. Riconoscere i propri limiti emotivi e lavorare sodo per innalzare il proprio io verso la liberazione dalle catene mentali autoimposte.

“La vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati”, la citazione di American History X cade a pennello per la visione dei Make Them Suffer, la rabbia è un sentimento vero, e ha bisogno di essere capito e metabolizzato per sciogliersi.

Album consigliatissimo per gli amanti del genere.          

 

Make Them Suffer

How to Survive a Funeral

Rise Records

 

Marta Annesi

Pearl Jam @ Autodromo Imola

Autodromo Enzo e Dino Ferrari (Imola) // 5 Luglio 2020

 

• Il concerto che non c’è •

 

Scena 1
Torino, esterno, giorno.
Inside Job

Il giorno prima di ogni concerto, soprattutto se dei Pearl Jam, corro.
Cuffie nelle orecchie e corro. Lascio che la loro musica entri in circolo con la respirazione, seguo il ritmo, mandando all’aria ogni buon consiglio sulla corsa. Visto da fuori sembrerò pazzo, più che un allenamento è riallineamento, una overdose di musica propedeutica una razione doppia di endorfine.
Ma è liberatorio, col sudore se ne vanno pensieri inutili e preoccupazioni, cerco di tornare alla neutralità, pronto all’urto del concerto.
Correre, quasi un lusso. Appartengo a quella schiera di runner cui è stato impedito di sudare in pubblico. Non è stato un sacrificio, non credo di aver fatto la mia parte rinunciando a così poco. Però mi mancava.
Guardo le gambe, sento la destra che perde colpi, usurata da pallavolo e calcio.
Guardo davanti e sorrido, perché ogni volta, più o meno verso lo stesso albero (sarà l’ossigenazione del cervello che salta sempre allo stesso chilometro), mi suggerisco la solita, facile metafora della corsa come allegoria della vita. Inizio, sudore, fine. Superamento costante dei propri limiti. Un passo dopo l’altro. E giù di cliché a pioggia, un ibrido tra Moccia e i perugina. E se Moccia fosse un ghost writer dei messaggi dei baci? E se avesse iniziato così?
Inizia a piovere.
Corro e scarto pensieri. Corro e costruisco storie che vorrei fermare, vorrei scrivere, ma sono liquide, come liquido sto diventando io. Come stai Andrea? Come arrivi a questo concerto?
Eddie mi ricorda proprio adesso che “how I choose to feel is how I am”. Le parole delle canzoni, mentre il tuo cuore pompa sangue e I tuoi muscoli iniziano a lamentarsi entrano come coltelli nel burro e non fanno a tempo a depositarsi che subito provocano catene di associazioni, è come stare su un tapis roulant al Louvre. Rimangono impressioni, torneranno su più tardi, coll’acido lattico.
Corro col solo obbiettivo di costringere il corpo a cercare il letto prima della mente. Stanco, devo essere stanco. Stasera non penserò a domani, o subentrerà l’ansia da prestazione, per me e per loro.
Cazzo quanto piove.
Oddio, arriva. 

Let me run into the rain
To be a human light again

Dissolvenza in nero.
Inside Job.

 

 

Scena 2
Interno auto, autostrada, giorno.
Light Years

I viaggi in auto verso i concerti sono come le prime pagine dei libri. Hai curiosità e diffidenza verso qualche faccia nuova, o magari sei felice come un bambino, perché ritrovi personaggi lasciati lì, chiusi dopo l’ultima pagina dell’ultimo concerto.
Si parla di qualunque argomento, l’importante è che dalle casse esca musica che vada bene a tutti.
La dimensione del viaggio ci era stata negata, e mai come ora capisco quanto sia importante mettere chilometri tra il proprio divano e un qualcosa che accade altrove.
Chilometri, parole, musica, un’autostrada che si riempie sempre più di automobili piene di nostri simili, diretti verso lo stesso luogo, stessi sorrisi, stesse colonne sonore, magari stesse storie.
Dalle casse riconosco Light Years, e la domanda è sempre la stessa: le canzoni capitano casualmente nei momenti giusti o sono i pensieri che seguono segretamente le note e ti ritrovi a pensare se le canzoni capitino casualmente.
Al Pinkpop Festival del 2000 Eddie Vedder dedicò questa canzone all’amica Diane Muus, scomparsa tre anni prima, a trentatré anni. Eddie così parlò: “sometimes you have got friends that don’t fuck up at all and are great people. And then you just lose them for some reason. They are off the planet and you never had a chance to say goodbye. I only mention this because there was a person we used to know here and that was Diane and ah, we never got a chance to say goodbye. This is goodbye. And if you’ve got good friends, love them while they’re here.
Ecco, la risposta è no, non capitano casualmente. È stato un periodo di addii negati, di persone perse senza uno sguardo reciproco. Un ultimo, consapevole, gesto d’amore. Abbiamo delegato tutto questo senza poterci opporre. È un peso che cala lento.
E allora prendiamoci questo concerto per curarci un po’, per raccontare le nuove cicatrici.
Siamo stati immobili, come pietre, ma la musica ci ha continuato ad illuminare.
Mi giro, I tre sono persi a discutere se con la partenza di Abruzzese sia davvero andato tutto a fanculo.
Sorrido, godiamoci questo viaggio, che mai come in questo 2020 si sta come al Pinkpop sul palco Eddie Vedder.

Your light’s reflected now, reflected from afar
We were but stones, your light made us stars

Dissolvenza in nero
Light Years.

 

 

 

Scena 3
Autodromo Enzo e Dino Ferrari, pit, esterno, tramonto.
Release

Trovato posto, il nostro posto nel pit, conosciuto i vicini di spalla.
Birre, cesso chimico, birre.
È incredibile come l’alimentazione prima di un evento impegnativo come un concerto sia, generalmente, liquida. Siamo astronauti.
L’aria cambia, sale un po’ di vento ad asciugarci, la sera sta arrivando, porta musica. Pixies andati, visti a Torino e recensiti, sapevo avrebbero fatto muovere le chiappette anche a questi giovini, linee di basso come schiaffi, irresistibili.
Adesso però ho bisogno di un’assoluzione.
Adesso ho bisogno di un’onda sonora che riallinei me al mondo, me alla musica, me a questo momento che aspetto ogni anno, come una medicina unica e rara.
In Let’s Play Two c’è un momento che mi rovina la vista, annacquandola, ogni volta. È all’inizio di Release, quando Eddie introduce la canzone. Cerca un certo John, “wherÈs John?”:

TherÈs a guy named John in the front. WherÈs John?
I just want to point out one guy at the front,
because he was the first guy in line two days ago; four days ago.
And he wanted to be in front for this song, because it meant a lot to him.
HÈs going through some stuff, and wÈre gonna help him.
Sing with me

Musica.
Lo stadio intona insieme a Eddie un lungo e profondo Oooohhhhhhhhh….

How are you doing now, John?

Oh, yeah.

Come va adesso Andrea?
Ho resistito, ho tenuto botta, ho teso i muscoli per mesi, per arrivare qua. Altro che quattro giorni, io è una vita che sto in fila. E sono e sarò John per sempre e per sempre avrò bisogno di essere lì, quando ci sarà bisogno di una “o” bella lunga e bassa, per ritrovarsi, riallinearsi e dirsi, senza troppi problemi che siamo passati attraverso qualche casino e che abbiamo un bisogno fisico di catarsi, di una benedetta catarsi di massa possibile solo attraverso la somministrazione consapevole e volontaria di basso chitarra batteria voce. Ukulele q.b. .
Cari John, lo so che siete là fuori anche voi. È tornato il momento di cantare tutti insieme, anche a cazzo di cane, ma farlo, oggi, qui, è la cosa più bella che ci sia.

I’ll ride the wave where it takes me
I’ll hold the pain, release me

Dissolvenza in nero.
Release

 

 

 

Scena 4
Autodromo Enzo e Dino Ferrari, pit, esterno, notte.
Rearviewmirror

Dissolvenza in nero

Fin qui tutto bene.
Belle le canzoni di Gigaton. Sognavo di cantare a squarciagola ravanèi remulass, barbabietole e spinass nel nanananaanaanananana di Superblood  Wolfmoon da mesi. Fatto.
Mai stato un musone da setlist scadente o presunte tali. Sapevo che anche questa volta non avrebbero deluso. C’è però una canzone che non possono non suonare. Una sola chiedo, perché è importante che mi arrivi addosso cantata da migliaia di persone e da loro, lassù, sul palco.
Fin qui tutto bene.
Poi arriva, chitarra, chitarre, batteria e basso. E via, l’autodromo esplode. Si tira fino al What I could not forgive, Mike ha già le mani al cielo. Adesso ognuno se ne va per la sua strada, poi tornano, poi via di nuovo, io vacillo.

Dissolvenza in nero

Migliaia di mani battono insieme, richiamano e reclamano. Un basso esaudisce i desideri.
Saw Things, per quattro.
Al quarto Eddie è posseduto, occhi chiusi, io galleggio. Le ombre si sono alzate, Mr. McCready è già piantato come un palo, mento in su, in estasi mistica, a sparare note sulla folla, la canzone sta per entrare nella sua terza vita, perché Rearviewmirror è una e trina, è composta, come la parola che la definisce.
Rear-view-mirror.
Batteria che corre i cento metri, io ho addosso un paio di baccanti, il pubblico dietro di me sembra un’onda impazzita.

Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

Quando torno sulla terra, finite le note, è come se mi svegliassero da un sogno. Come se mi venisse tolto qualcosa cui tengo tantissimo. È infantile, me ne vergogno un po’, ne vorrei una al giorno di Rearviewmirror, così, tutti centomila insieme.
Insieme.


I hardly believe
Finally the shades are raised… hey

Dissolvenza in nero
Rearviewmirror

 

 

 

Scena 5
Autodromo Enzo e Dino Ferrari, esterno, notte.
Present Tense

Una Baba O’Riley che ha spostato le stelle per volume e che ha fatto ballare i sismografi chiude il concerto.
I sorrisi che si vedono dopo l’ultima nota, a luci accese, sono unici. Non li puoi trovare da nessun’altra parte. Ci sono sorrisi da sport, sorrisi da paternità, sorrisi di complicità, sorrisi irreverenti. Poi quelli da pit, che, con pochi altri, pongono una condizione precisa di tempo e luogo. Me li guardo per bene, me li tengo stretti.
Ho le orecchie che fischiano, le gambe molli, una sostanza simile al vinavil in gola.
Urge una birra, take a bottle, drink it down, pass it around.
I passi che faccio per uscire sono sempre I più pesanti, perché so che sono quelli più lontani dalla “prossima volta”. Oddio, avrei Zurigo, a breve. Però, mi concedo un sorriso ad angoli verso il basso. E un sospiro.

Dissolvenza in nero

Mi allontano. Mi metto in disparte, voglio osservare tutto questo. Perché con tutto quello che è successo ho cambiato il modo di percepire certi eventi. È come se testimoniare la realtà sia diventata un’urgenza. Ed è come se guardare questo nuovo spettacolo, con nelle orecchie ancora le loro chitarre, mi aiuti a digerire  marzo e aprile duemilaventi. Non vedere i miei genitori, gli amici, dover lavorare in continuazione per rimanere a galla, l’uscire con mascherina, autocertificazione, le code, la gente impaurita e arrabbiata, gli amici medici, gli amici ammalati, gli amici intubati. File di camion che escono da una città, i telegiornali visti di nascosto, spiegare a mia figlia perché sta succedendo tutto questo, perché i negozi nel quartiere sono chiusi e perché alcune serrande non si alzeranno più.
Chiuso, dentro.
Per fortuna c’era la musica, c’era una famiglia, c’era una bambina con cui ascoltare skipping prima di addormentarsi. Sono fortunato, lo riconosco qui e ora, del resto makes much more sense to live in the present tense.
È un mettere un piede davanti a un altro, come la corsa, metafora da due soldi.
Grazie piccolo esercito di John, siamo stati bene anche questa volta. Alla prossima.
 
You’re the only one who can forgive yourself oh yeah…
Makes much more sense to live in the present tense…

Dissolvenza in nero
Present Tense

 

 

Epilogo.
Sotto un albero, privo di ossigenazione, esterno, giorno.
Come Back

Questa volta mi sono fermato.
Ho un ultimo pensiero per me, per chi è ancora qua. Io a questo concerto ci sono andato davvero.
È durato tre mesi, forse quattro, è nato in quarantena ed è continuato ogni volta che una canzone dei Pearl Jam mi richiamava a un attimo di riflessione, a un pensiero, a un ricordo.
È il privilegio della reminiscenza, anzi, della ἀνάμνησις (anamnesi). È un qualcosa di bellissimo, un regalo della mente. È conoscenza, è il risveglio della memoria destata dalla sensibilità.
O forse non dovevo correre con 32° e assenza di ombra.
Ok, se queste saranno i miei ultimi pensieri, i miei ultimi respiri, lascio volentieri il ricordo di uno cui si alzavano ancora i peli delle braccia alla 456esima Rearviewmirror. Oppure cerco di tenere duro, fino al prossimo concerto, magari vero, questa volta.
Ecco. Come back. Il prima possibile, ne abbiamo tutti, per davvero veramente, un grandissimo bisogno.
E piove di nuovo.

If I don’t fall apart
Will my memory stay clear?

Dissolvenza in nero
Titoli di coda
Come back

 

 

 

 

Andrea Riscossa

Foto di copertina: Francesca Garattoni

 

 

MISURARE LA VITA I CUORI AFFAMATI DI AN EARLY BIRD DISPONIBILE DA OGGI RACING HEARTS, ULTIMA ANTICIPAZIONE DEL NUOVO ALBUM IN USCITA A FINE SETTEMBRE VIA ARTIST FIRST.

Incurante delle difficoltà derivate dall’inaspettata pandemia, An Early Bird continua il suo percorso di avvicinamento al nuovo disco Echoes Of Unspoken Words e lo fa con il suo singolo più ambizioso in uscita oggi venerdì 3 luglio.

Racing Hearts, distribuita da Artist First ed edita dai tedeschiEdition Mightytunes/Budde Music, è una folk ballad moderna, che si inserisce all’interno di delicate atmosfere notturne, sospesa tra Villagers e Ásgeir.

Un brano contemplativo ma estremamente pop, perfetto per l’inizio di un’estate strana come quella che stiamo per vivere, grazie a un beat

che pulsa sotto arpeggi di chitarre acustiche e riff di piano e synths.

Prodotta al Faro Studio da Lucantonio Fusaro, Claudio Piperissa e Luca Ferrari, la canzone vede la collaborazione di Old FashionedLover Boy,

alle seconde voci dopo il fortunato featuring dello scorso febbraio.

Clicca QUI per ascoltare la canzone.

È una canzone che affronta un tema che mi fa pensare molto.

Le distanze tra due persone che si cercano in qualsiasi modo.

Canzoni. Lettere. Tentativi. Guerre a distanza.

Ma cosa significa poi distanza?

Per noi tutto ha una misura.  Siamo abituati a quantificare ogni cosa.

L’amore e la vita si possono misurare? Siamo cuori che scoppiano di passione. Abbiamo bisogno di un semplice atto di fede verso l’altro per rendere qualcosa davvero memorabile. Incommensurabile.”

 

Racing Hearts è il quarto singolo in uscita dopo Talk To Strangers, One Kiss Broke The Promise e From Afar.

Il video ufficiale e una live session saranno rilasciate durante il mese di luglio.

ESTATE 2020 ACIELOAPERTO | IL RISVEGLIO In programma Calibro 35, The Comet is Coming, Nouvelle Vague, Francesca Michelin, Andrea Laszlo De Simone, Remo Anzovino

Risvegliati. Apri gli occhi e le orecchie, e guardati intorno. Rialzati, muoviti e riappropriati degli spazi comuni della città. Torna a incontrare le persone, e a far parte della comunità.
Questo è un risveglio. E il nostro è naturalmente musicale.

Dopo l’annuncio del concerto di Remo Anzovino, in programma sabato 18 luglio alla Rocca Malatestiana di Cesena alle 7:00 del mattino, ecco svelato il programma dell’estate 2020 di “acieloaperto”. Un cartellone inevitabilmente differente rispetto a quello inizialmente previsto prima della pandemia: i concerti di Niccolò Fabi, Willie Peyote e Ben Harper infatti sono rinviati all’estate 2021, mentre il live di King Gizzard & The Lizard Wizard è annullato. Ma non tutto è perduto.

Da metà luglio, poi ad agosto e settembre, sono sei i concerti previsti nei due luoghi che in questi anni abbiamo imparato a vivere e ad amare: la Rocca Malatestiana di Cesena e Villa Torlonia di San Mauro Pascoli.
Un cartellone che alterna pura musica strumentale, sia onirica che granitica, sia gentile che passionale, al cantautorato contemporaneo.

Dopo l’apertura mattutina a cura di Remo Anzovino, si torna a vivere la Rocca Malatestiana sabato 1 agosto con i Calibro 35, da oltre 10 anni solido punto di riferimento per gli appassionati di musica. Cavina, Colliva, Gabrielli, Martellotta e Rondanini ora tornano con un nuovo disco, “Momentum”: un album di rara intensità, che produce un suono senza tempo né punti cardinali in cui black music e suoni algidi del Nuovo Millennio si fondono offrendo un punto di vista incredibilmente originale sulla contemporaneità.
Giovedì 13 agosto è il turno dei tre cosmonauti musicali londinesi: The Comet is Coming. L’invito per il viaggio spaziale tra jazz, elettronica e psichedelia è aperto a tutti, e fortemente consigliato. Una volta tornati con i piedi per terra, solo pochi giorni dopo, esattamente il 16 agosto, arriva alla Rocca Malatestiana di Cesena Andrea Laszlo De Simone. Il suo sarà un concerto immersivo, un’orchestra mista tra synth, elettronica, cori, archi e fiati, un intreccio di strumenti classici e moderni: una versione contemporanea della musica da camera proprio come il suo ultimo disco “Immensità”, apprezzato anche in Francia e Regno Unito, ripropone il concetto di suite. Come un’unica sinfonia.
A fine mese si passa a Villa Torlonia a San Mauro Pascoli, dove il
29 agosto fa tappa l’unica data italiana dei Nouvelle Vague, la band che più di tutte ha reinventato il genere della “cover band”, a partire dai brani della scena punk e post-punk, con l’inconfondibile stile sognante della bossanova anni ‘50 e ‘60. Infine, martedì 1 settembreil palco di Torlonia sarà calcato da Francesca Michielin, tra i più giovani e sorprendenti talenti della musica italiana. Autrice e polistrumentista, si è sempre distinta per originalità in tutte le circostanze, anche le più importanti e al contempo complesse, come il palco dell’Ariston di Sanremo.

PROGRAMMA

sabato 18 luglio: REMO ANZOVINO (ingresso libero)
sabato 1 agosto: CALIBRO 35
giovedì 13 agosto: THE COMET IS COMING
domenica 16 agosto: ANDREA LASZLO DE SIMONE
sabato 29 agosto: NOUVELLE VAGUE (data unica italiana)

martedì 1 settembre: FRANCESCA MICHIELIN

 

La rassegna

Organizzata dall’associazione culturale Retropop Live nella splendida Rocca Malatestiana di Cesena nella suggestiva Villa Torlonia di San Mauro Pascoli (FC), la manifestazione ha portato sui palchi di queste magiche location artisti del calibro di Eels, Calexico, Black Rebel Motorcycle Club, Xavier Rudd, Belle and Sebastian, Mark Lanegan, Niccolò Fabi, Gogol Bordello, solo per citarne alcuni. Ha i patrocini dei comuni di Cesena e San Mauro Pascoli, e della Regione Emilia-Romagna.

L’associazione culturale Retro Pop Live è attiva sul territorio cesenate e romagnolo da quasi un decennio. Ha operato in numerosi locali e rock-club del territorio, organizzando concerti e distinguendosi per la proposta artistica che spazia all’interno del rock alternativo in tutte le sue sfaccettature.

Nuove prassi ecologiche

La rassegna musicale prosegue lungo il cammino dell’attenzione all’ambiente, proponendo agli spettatori semplici pratiche per dare ciascuno il proprio piccolo ma importante contributo. Uno stile sostenuto anche dal Gruppo Hera, che conferma la sua presenza affianco alla rassegna: “La multiutility si è impegnata al massimo per assicurare la continuità dei propri servizi – spiega Giuseppe Giagliano, Direttore centrale relazioni esterne del Gruppo Hera – e ora questa partnership rappresenta anche un impegno per il ritorno alla possibilità, interrotta in questi mesi, di godere nuovamente di occasioni culturali che contribuiscono a migliorare la qualità della nostra vita”. Confermata la scelta del “bicchiere amico”, operata sin dal 2015, la prima volta in Romagna. È un bicchiere in plastica resistente, lavabile, graduato, con una cauzione che obbliga lo spettatore a riconsegnarlo, per effettuarne il lavaggio e la rimessa in circolo, abbattendo la creazione di rifiuti. Nella stessa direzione, la scelta di eliminare le cannucce in plastica monouso, che non possono essere riciclate. Rinnovata la collaborazione anche con Sunice, azienda produttrice di ghiaccio alimentare ecologico, tramite un impianto che soddisfa il fabbisogno necessario alla produzione mediante sistema fotovoltaico. Infine ai bar viene somministrata acqua WAMI, in bottiglia in plastica riciclata, la cui vendita finanzia la costruzione di acquedotti in 16 diversi villaggi dell’Africa centrale.

Informazioni al pubblico

I biglietti della rassegna musicale sono disponibili in prevendita sul circuito TicketOne.
Le aree concerto prevedono esclusivamente posti a sedere, e saranno rispettate le norme anti-covid disposte dal protocollo regionale per lo spettacolo dal vivo.
Info line al 339 2140806 oppure retropoplive@gmail.com
Maggiori informazioni sono consultabili sul sito www.acieloaperto.ito sulla fan page facebook “acieloaperto”.

#risveglio #acieloaperto #acieloapertofestival


Associazione Culturale Retropop Live
Stampa e comunicazione
mail: retropoplive.press@gmail.com
web: www.retropoplive.it