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Slaves

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• Slaves •

+ Submeet

Zona Roveri – Bologna // 27 Ottobre 2018

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Sono gli italianissimi Submeet a rompere il silenzio dell’arena rock di Zona Roveri a Bologna, attaccando con il basso del cantante Andrea Zanini.

Distorsioni come tuoni, effetti a non finire, voce straziata ed ecco che i fan degli Slaves, arrivati prestissimo, apprezzano questo gruppo che infatti ci rivela virtuosismo ed energia.

Questo trio gaze punk è solo all’inizio, dopo aver pubblicato solo l’anno scorso il suo primo EP con titolo SUBMEET, ma sul palco sembrano già vivere nel loro ambiente naturale. L’avventura per loro è appena cominciata.

Mi sono ascoltata tutti i brani degli Slaves salendo in macchina fino a Zona Roveri, ma onestamente, la performance che mi si è parata davanti è stata molto più di quello che mi aspettavo.

Soprattutto perché Are you satisfied, il primo album (2015), ascoltato su cd, tendeva pericolosamente al commerciale.

E invece guardateli: questo british duo, poco più che ventenni non temono confronto con i più affermati gruppo punk.

L’attacco è con Sockets (2015): il batterista canta in piedi… Come in piedi?… Sì, in piedi, picchiando sulla pelle dei tamburi prendendo la rincorsa da lontano.

Pensavo che ormai le note del punk fossero già state suonate tutte e invece mi sbagliavo.

Ripetitivi? Mai. Scontati? Assolutamente no. Incazzati neri, semmai!

Il terzo brano, Magnolia è uno dei più attesi dai fan, che lo ascoltano forse live per la prima volta, visto che è estratto dall’ultimo album Acts of fear and love (2018).

Il pubblico vuole loro e loro vogliono il pubblico.

Scendono dal palco.

Laurie Vincent, il chitarrista, fa qualsiasi acrobazia per avvicinarsi ai fan: con un piede sulla cassa e uno sulla transenna si mette in posa davanti a noi.

Isaac Holman, cantante e batterista, col microfono in mano scende in mezzo al pubblico e sembra avere voce ed energia inesauribili.

Vi dico la mia. Questi due ragazzetti sanno come fare show, come fare musica e anche come fare affari, visto che sono già sotto contratto con una della major discografiche più importanti al mondo.

E via si continua con Cheer Up LondonCut and run e la ritmatissima Chokehold, tutti pezzi nudi e crudi, tanto nel sound quanto nei testi.

Isaac fra un brano e l’altro si ferma, invita un fan sul palco a muoversi con loro e continua ad urlare i suoi testi con tutto il fiato che ha.

Non è teatro: è finalmente quello che il pubblico vuole, un ritorno alle origini, un concerto senza barriere, che si possa vivere, autentico dall’inizio alla fine. E non è una trovata pubblicitaria, loro sono proprio così.

E grazie a Dio che ancora ne esistono di punkers, brutti, sporchi, cattivi e incazzati come loro.

Amen.

Hasta il punk. Siempre.

 

Setlist Slaves:

SOCKETS
BUGS
MAGNOLIA
FUCK THE HI-HAT
LIVE LIKE AN ANIMAL
CHEER UP LONDON
T L T W T H
CUT & RUN
DEBBIE
CHOKEHOLD
PHOTO OP
S C B T
BEAUTY QUEST
THE HUNTER

 

Grazie come sempre a Hellfire Booking Agency.

 

Testo e Foto: Valentina Bellini[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1503314301745{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 11px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”8949,8957,8960,8971,8959,8976,8961,8977,8950,8966,8963,8951,8962,8953,8965,8968,8952,8974,8970,8973,8967,8958,8954,8975,8955,8956,8972,8964,8969″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

 

Submeet

 

 

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1503314301745{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 11px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”8985,8978,8980,8981,8984,8979,8986,8982,8983″][/vc_column][/vc_row]

Banana Joe e il loro Supervintage

Aprite il calendario del cellulare o, se siete dei nostalgici come la sottoscritta, tirate fuori l’agenda e segnate come data da ricordare il 26 ottobre.

Questo perché uscirà Supervintage, il cd d’esordio dei Banana Joe.

La band, che prende il nome dal celebre film di Bud Spencer, è composta da tre ragazzi di Genova che, nonostante la giovane età, si sono fatti conoscere suonando al fianco di artisti del calibro di Omar Pedrini e i Punkreas.

Supervintage è un album variegato in cui si intrecciano diverse tonalità appartenenti a generi apparentemente incompatibili ma che vanno a creare un mix sorprendente.

Come si può evincere dal titolo dell’album il cardine che lega insieme le canzoni sono le atmosfere vintage, in particolare quelle un po’ psichedeliche degli anni ’60.

Il tutto però è condito da toni rock e grunge, tipici degli anni ’90, che uniti insieme vanno a creare una sorta di vintage-moderno, se mi passate l’ossimoro.

Otto brani da ascoltare tutti d’un fiato per immergersi in un’atmosfera un po’ d’altri tempi ma anche estremamente attuale perché va a toccare tematiche e situazioni in cui ci siamo ritrovati tutti.

Come succede in Neve, una metafora della vita in cui si riflette su come, con il passare del tempo, cambiamo il modo di percepire le cose.

E quindi la neve che da bambini era una cosa quasi magica con l’arrivo dell’età adulta non è null’altro che una scocciatura.

Abbiamo l’immancabile  canzone d’amore, Polvere, che forse proprio per la semplicità e la linearità del testo ti rimane in testa e ti ritrovi a canticchiare il ritornello.

Per il loro cd d’esordio i Banana Joe hanno provato a mischiare sonorità distorte a groove dal sapore vintage e il risultato è tutto da ascoltare.

Un pugno di canzoni che lasciano il segno, come un cazzotto di Bud Spencer.

 

Laura Losi

Ma quanto è puttana questa felicità?

Se ieri sera avessi avuto modo di fermare un attimo Tommaso Paradiso (nella sua totale illegalità estetica, tra l’altro) avrei preteso una risposta chiara e tonda a una mia domanda.

Poiché uno dei miei motti è: la vita è una puttana poi arriva lui e sostituisce la parola “vita” con “felicità” e mi rendo conto che la felicità è puttana davvero, ma davvero tanto. Una felicità “che dura un minuto ma che botta ci da”.

Ieri sono arrivata all’Unipol Arena di Bologna, per la terza tappa del tour dei TheGiornalisti, band che ormai non ha bisogno di grandi presentazioni, perché nel giro di pochi anni è riuscita benissimo a presentarsi e farsi spazio da sola nel panorama della musica italiana.

Sono arrivata a Bologna con la mia compagna di avventure e disavventure, nonché direttrice di questo magazine: Sara Alice Ceccarelli.

Il LOVE tour ha registrato sold out in ogni palazzetto possibile, con l’aggiunta di un secondo giro di date, perché per questo primo giro i biglietti sono andati letteralmente a ruba.

Tutto esaurito, un po’ come me e come i parcheggi intorno all’Unipol Arena (ndr).

Amo la parola LOVE, anche se ieri, appunto, il titolo della mia giornata non era proprio questo, ma la musica aiuta in ogni circostanza.

Alla musica non rinuncerei mai, neanche in una di quelle giornate talmente storte nelle quali la parola LOVE vorresti tipo eliminarla dal vocabolario.

Ma bando alle ciance e si va.

Inizio live previsto per le 21:00 e dalla tribuna est è tutta un’altra storia.

Dopo il classico quarto d’ora accademico inizia lo spettacolo, con un pubblico in delirio e una partecipazione continua, nessuno ha smesso di urlare e cantare. Nemmeno per un attimo.

Un concerto nel concerto, insomma, iniziato con Zero stare sereno e da lì, è stato un andare avanti e indietro nel tempo.

Brani come Fatto di te e Il tuo maglione mio, si alternano a pezzi del nuovo album come Controllo e Una casa al mare.

Non sono mancati neanche pezzi storici storici come Proteggi questo tuo ragazzo e Promiscuità, hit di inizio carriera che non tramonteranno mai, e che per chi segue la loro musica dagli esordi, finiscono per emozionare sempre un po’ di più.

L’unica canzone che avrei eliminato dalla scaletta è Riccione, ma solo perché ho rifiuto per quei singoli super commerciali che non rispecchiano assolutamente lo stile essenziale del gruppo.

A questo live non è mancato nulla. Si è vista una band consolidata e un Tommaso Paradiso in formissima, che tra salti e battute col pubblico, è stato capace di intrattenere andando oltre le solite frasi che si dicono durante i live.

Originali? COMPLETAMENTE.

 

Testo: Claudia Venuti

Foto strappalike anche se non intenzionale: Sara Alice Ceccarelli

The Smashing Pumpkins

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 • The Smashing Pumpkins •

 Unipol Arena – Bologna // 18 Ottobre 2018

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

Ieri sera Gli SMASHING PUMPKINS hanno concluso il loro tour all’Unipol Arena di Bologna con 3 ore e 15 minuti di concerto.

Una scaletta che sarebbe stata riconoscibile anche da quelli un po’ meno fan di quello che sono io, che non potevo credere di essere realmente nello stesso posto di Billy Corgan.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_placement=”middle” css=”.vc_custom_1539949299019{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8930″ image_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

Gli Smashing Pumpkins hanno subito scaldato il pubblico con Disarm, una canzone che è quasi evocativa per i tempi in cui viviamo anche ora e lui ci spedisce subito un sorriso.
Non ho potuto fare in modo di non vedere una sorta di parallelismo in questa scelta come brano d’apertura.
Attorno a me il clima che si respira è proprio quello che mi sarei aspettata da un concerto di un gruppo come gli Smashing Pumpkins, che per lungo tempo hanno calcato le scene e hanno riunito sotto un genere particolare con una voce altrettanto originale, un pubblico sempre più eterogeneo.
Giovani, molto giovani, meno giovani (come noi) e pubblico di mezza età che cantavano e saltavano. Bellissimo.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8929″ image_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

Billy corgan ha una voce che pare è rimasta tale e quale, delle chitarre e una batteria che non sembrano nemmeno suonati dal vivo.
Una scaletta che ancora adesso mi fa commuovere al solo pensiero, perché se già non avevo ricevuto una botta di emozioni tutte assieme con Disarm all’inizio, Billy ha pensato bene di incasellare una dopo l’altra canzoni come Tonight , Tonight, Today, la splendida e mia preferita 1979 e Ava Adore, tra gli altri.
Tre ore e un quarto quindi.
Un tempo davvero unico, trascorso con tutti i membri di VEZ Magazine.
Eravamo cinque realmente presenti, ma la nostra chat “aziendale” è stata ricca scatti e note audio. Per stare comunque tutti assieme.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8928″ image_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

SETLIST:

Disarm

Rocket

Siva

Rhinoceros

Space Oddity
(David Bowie cover)

Drown

Zero

The Everlasting Gaze

Stand Inside Your Love

Thirty-Three

Eye

Soma

Blew Away

For Martha

To Sheila

Mayonaise

Porcelina of the Vast Oceans

Landslide
(Fleetwood Mac cover)

Tonight, Tonight

Stairway to Heaven
(Led Zeppelin cover)

Cherub Rock

1979

Ava Adore

Try, Try, Try

The Beginning Is the End Is the Beginning

Hummer

Today

Bullet With Butterfly Wings

Muzzle

Encore:
Silvery Sometimes (Ghosts)

Baby Mine
(Betty Noyes cover)

Foto per gentile concessione di Luigi Rizzo

Testo: Sara Alice Ceccarelli[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

The Amity Affliction

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• The Amity Affliction •

The Plot In You | Endless Heights | Dream State

Zona Roveri – Bologna // 15 Ottobre 2018

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Reduci dal Warped Tour che li ha visti impegnati tutta l’estate e dalla notizia della partecipazione al Download Festival 2019, gli Australiani The Amity Affliction approdano a Bologna con il loro tour europeo, in compagnia di The Plot In You, Endless Heights e Dream State.

Questa sera sono a Zona Roveri per presentarci il loro ultimo album, Misery.

Come sonorità non si discosta molto da This Could Be Heartbreak (2016), forse ancora più commerciale del predecessore.

Alle 19:30 in punto salgono sul palco i Dream State.

Il Quintetto inglese capitanato da CJ Gilpin, esegue tutto il nuovo ep Recovery più Rebuild, Recreate tratto da Consequences, ep uscito nel 2015.

A seguire, gli australiani Endless Heights invece ci presentano il loro nuovo album Vicious Pleasure, a mio avviso il gruppo più interessante della serata.

Infine è il turno dei The Plot In You, quartetto americano nato nel 2010. I quattro ragazzi dell’Ohio hanno alle spalle già 4 album ed 1 EP. Dispose uscito quest’anno è sicuramente il loro album migliore.

 

L’attesa è finita!

 

Finalmente alle 22:10 ecco sul palco i The Amity Affliction, Il pubblico è impazzito per Joel Birch e compagni, sopratutto le ragazze presenti!

Mi sono meravigliato di non vedere tra le mani delle tante ragazze qualche cartellone stile Blink182 con la scritta I’M PREGNANT!

Partono subito con Drag The Lake, la canzone che preferisco del loro ultimo full lenght.

Alternano tracce tratte dai loro ultimi 3 album più Chasing Ghost tratta dall’omonimo album del 2012, Pittsburgh e D.I.E forse i pezzi più coinvolgenti!

Questi ragazzacci australiani hanno davvero una carica pazzesca durante il live, oltre ad essere bravissimi tecnicamente.

Lascio il concerto tra le urla della folla e le mani alzate immerse nelle luci rosse e blu, consapevole di avere assistito ad un gran concerto.

 

Setlist:

Drag the Lake

Chasing Ghosts

This Could Be Heartbreak

Shine On

D.I.E

Holier Than Heaven

Don’t Lean On Me

The Weigh Down

Set Me Free

Encore:
Ivy (Doomsday)

Pittsburgh

 

 

Grazie come sempre a Hellfire Booking Agency.

 

Testo e Foto: Luca Ortolani[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1503314301745{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 11px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”8910,8909,8907,8905,8906,8903,8904,8911,8902,8896,8901,8897,8900,8892,8898,8890,8893,8894,8899,8908,8895,8891,8889,8888,8887,8886,8885,8882,8883,8879,8884,8880,8881,8877,8876,8878,8875,8873,8874,8870,8872,8871,8869,8865,8866,8867,8868,8857,8860,8862,8863,8861,8859,8864,8858,8856,8853,8854,8855,8852,8849,8851,8850,8848,8843,8846,8841,8845,8833,8835,8838,8847,8832,8836,8839,8831,8837,8844,8842,8840,8834″][/vc_column][/vc_row]

Xavier Rudd

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• Xavier Rudd •

Estragon – Bologna // 9 Ottobre 2018

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]In un Estragon gremito è andata in scena la seconda data italiana del tour Europeo di Xavier Rudd.
Dopo il concerto di ieri sera all’Atlantico di Roma questa sera tocca a Bologna.

Xavier si presenta sul palco, ovviamente scalzo, con il suo sorriso raggiante e un energia travolgente, presentando il suo ultimo disco Storm Boy.

Diverso dall’ultimo tour che aveva toccata l’Italia, dove il sound reggae era molto più presente e potente, questa volta la formazione leggermente più ridotta ha lasciato molto più spazio alle emozioni e alle musiche più spirituali, non dimenticando i suoi cavalli di battaglia come Follow The Sun, Spirit Bird, Come Let Go

Immancabile il solo (encore) in formazione “One man band” con batteria e didjeridoo che ha mandato il pubblico dell’Estragon letteralmente in visibilio.

Ultimo immancabile appuntamento italiano, domani sera (oggi 10 ottobre, ndr) all’Alcatraz di Milano.

 

Grazie come sempre a Barley Arts.

 

Testo e Foto: Michele Morri[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1503314301745{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 11px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”8795,8797,8817,8798,8825,8814,8799,8811,8816,8824,8807,8800,8804,8818,8801,8822,8796,8823,8810,8802,8819,8803,8805,8813,8806,8808,8821,8820,8826,8812,8809,8815″][/vc_column][/vc_row]

A Toys Orchestra

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• A Toys Orchestra •

Teatro Pallavicino di Polesine – Zibello // 6 Ottobre 2018

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Prendete una serata piovosa di inizio ottobre, come se fosse un clima tipicamente inglese.

Prendete un paese della bassa parmense e immaginate che sia un paese della campagna del Regno Unito.

Ed infine prendete un piccolo teatro di inizio ‘800, con l’ingresso nascosto sotto i portici di un palazzo signorile tra una bottega ed una trattoria, e trasformatelo in un pub.

Avrete più o meno il risultato che hanno ottenuto gli A Toys Orchestra ieri sera al Teatro Pallavicino di Zibello, in una delle rare volte in cui viene aperto al pubblico.

La band, nata a Salerno 20 anni fa, è riuscita a portare il suo indie rock dalle sonorità tipicamente britanniche in un ambiente che negli scorsi secoli ha ospitato melodie non proprio simili, coinvolgendo il pubblico presente grazie a musiche e testi non banali enfatizzati dall’acustica perfetta del luogo.

Luogo che, appunto, per una sera ha abbandonato le sue vesti storiche per catapultarci in un ambiente intimo e farci apprezzare al meglio un gruppo di musicisti che, non a caso, ha deciso di chiamare il loro ultimo disco Lub Dub, come i suoni che emette il cuore.

 

Grazie come sempre a DNA Concerti.

 

Testo e Foto: Mirko Fava[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1503314301745{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 11px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”8749,8748,8736,8737,8735,8734,8747,8746,8745,8733,8743,8731,8732,8742,8730,8744,8741,8740,8739,8738″][/vc_column][/vc_row]

Wire

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• Wire •

Covo Club – Bologna // 05 Ottobre 2018

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1503314301745{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 11px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”8789,8786,8782,8787,8790,8777,8779,8780,8781,8783,8784,8778,8785,8788″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto: Carlo Vergani

 

Grazie a The Front Row[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Graveyard

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• Graveyard •

Zona Roveri – Bologna // 28 Settembre 2018

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1503314301745{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 11px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”8772,8758,8765,8763,8760,8773,8757,8759,8767,8761,8762,8764,8766,8768,8769,8770,8771,8774,8756″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto: Carlo Vergani

 

Grazie a The Front Row[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

La naturalezza di EDO (e dei Bucanieri) in Il Futuro in Ritardo

Edoardo Cremonese, in arte EDO, è nato a Padova nel 1986. Attualmente vive a Milano ed è pronto per far conoscere il nuovo album intitolato Il Futuro in Ritardo (in uscita ad ottobre).

EDO non è però nuovo sulla scena musicale. Già dal 2000 infatti si occupa di musica autoproducendo i propri EP e intraprendendo poi dal 2007 una carriera da solista.

Per Garrincha Dischi si occupa anche di comporre pezzi per i Bluebeaters e per Lo Stato Sociale con i quali in seguito collabora per il proprio album di prossima uscita.

Secondo le sue stesse parole, questo album è stato registrato in tre giorni e poi mixato in due, tutto all’insegna della naturalezza.

Una naturalezza che lo ha portato a produrre un album senza ricercare una eccessiva sperimentazione ma seguendo un flusso spontaneo di energie e idee, in continuo scambio con i Bucanieri, la band che lo accompagna dal vivo.

Ad un primo ascolto è facile inserire EDO all’interno di uno stile, quello dell’indie, un genere musicale che è nato in Italia negli ultimi anni (primi anni duemila) e che si sta evolvendo giorno dopo giorno acquisendo con facilità sfumature colorate, stravaganti, dolci e talvolta nostalgiche.

E se le fila del pubblico che si sta “indiezzando” si ingrossano sempre di più, è anche grazie ad una euforia sanremese che ha visto un argento (fortemente sperato da VEZ Magazine) proprio de Lo Stato Sociale (sempre Garrincha).

Sdoganiamolo allora, questo indie che tanto ci fa sorridere e sognare. Scanzonato, impegnato, felice, malinconico. Testi profondi ma leggeri. Testi indie, ecco.

E così EDO non ne sbaglia una, con pezzi degni di nota, più maturi degli album precedenti che suonano freschi e attuali.

 

Vorrei almeno regalarti un fiore / ma so che per farlo dovrebbe morire / e a te non andrebbe bene. 

da Cattive Abitudini

 

Edoardo, tu non lo sai ma hai raccontato un piccolo pezzettino della mia adolescenza. Correva l’anno 1998 e con poco tatto ho rifiutato una rosa di un gentile ammiratore perché in fondo, così strappata, quella rosa non era più viva. Ottima scelta quindi quella di non farlo.

In questo ultimo album si passa da musica e testi dolci e intimi come una serenata di Io ti penso sempre, a dediche d’amore che fanno ballare e sorridere per poi finire a far riflettere in Voglio scriverti una hit perché Lo sai ci sono strade / da cui è meglio non passare / come le nostre gelosie / e le nostre paure.

E quella strizzatina d’occhio al rock con Diamoci un bacio… forse il mio pezzo preferito.

Grazie EDO, un album come questo me lo sto proprio godendo.

 

Sara Alice Ceccarelli

L’indie piacentino dei Flidge

[vc_row][vc_column][vc_column_text]L’indie piacentino dei Flidge

I Flidge sono una delle giovani, e più promettenti band, del panorama musicale piacentino.

Li incontro al termine del loro concerto a Tendenze Festival, una manifestazione che si svolge ogni anno in autunno a Piacenza e che per la prima volta è stata ospitata al Parco Daturi, ai piedi di Palazzo Farnese uno dei simboli della città

Era la prima volta che li vedevo suonare dal vivo, nonostante li conosca ormai da diverso tempo e il loro Ep sia tra i miei preferiti su Spotify.

Nonostante la giovane, anzi giovanissima età (il più piccolo ha 16 anni e il più grande ne ha 20) non hanno nulla da invidiare a band più mature.

Mi fermo a parlare con loro al termine del live in cui hanno presentato, per la prima volta, i loro nuovi inediti scritti in italiano.

Ci sono tutti: Elia Callegari (cantante), Alessandro Landini (chitarra e seconda voce), Francesco Marini (chitarra) Juan Rinaldini (basso) e Luca Maserati (batteria).

Ci fermiamo a fare quattro chiacchiere, in mezzo al campo che ha ospitato il concerto, mentre veniamo assaliti dalle ultime zanzare superstiti e parliamo di loro, della loro musica, della loro evoluzione e dei loro progetti.

 

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”8704″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”8703″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”8702″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

 

Fino al 2016 eravate i “Blue Freedom” poi avete cambiato e siete diventati i Flidge. Questa svolta ha avuto ripercussioni anche nella vostra musica? E che cosa vuol dire Flidge, visto che sembra non avere una traduzione in italiano…

Prima tendevamo a fare cover, sopratutto classici del rock, ora abbiamo cambiato genere e ci scriviamo da soli le canzoni. Ci siamo spinti verso l’onda indie mantenendo comunque un’impronta rock. All’inizio facevamo inediti in inglese e infatti il nostro Ep non contiene tracce in italiano. Ultimamente, invece, stiamo provando a scrivere nella nostra lingua rimanendo sempre sul genere indie, o meglio simil indie diciamo. E comunque Flidge è l’acronimo delle iniziali dei nostri nomi.

 

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A luglio è uscito il vostro primo Ep dal titolo Ep e le tracce sono tutte in inglese. E’ una scelta particolare per una band emergente italiana. C’è una motivazione?

Abbiamo scritto il nostro primo inedito Sweeter in inglese e poi abbiamo seguito l’onda di fare canzoni tutte in quella lingua. La motivazione principale è che scrivere in inglese risulta più semplice rispetto all’italiano. Il testo passa quasi in secondo piano ed è una lingua più facile da mettere in musica. In italiano bisogna stare molto attenti a tanti aspetti: a non dire cose strane, a usare una grammatica corretta e, soprattutto, non si possono tagliare le parole a metà. In inglese invece si è molto più liberi.

Abbiamo pensato a tanti possibili titoli, presi da frasi delle nostre canzoni, ma alla fine nessuno ci piaceva e ci convinceva davvero. Quindi abbiamo detto facciamo una cosa semplice…ed ecco perché Ep.

Nonostante siate così giovani avete avuto numerose esperienze anche al di fuori del territorio piacentino e anche su palchi importanti: Collisioni, San Remo Rock, Fiat Music e Tanta Robba. Cosa ci dite del vostro percorso?

E’ iniziato tutto con Collisioni. Siamo andati li per incontrare Red Ronnie che faceva le audizioni nel suo furgoncino. Subito dopo l’audizione ci ha detto che gli avrebbe fatto piacere averci a suonare la sera stessa sul palco di Collisioni. Non ce lo aspettavamo e ci siamo arrangiati con quello che avevamo: per fortuna ci eravamo portati gli strumenti! Abbiamo suonato un paio di brani che sono poi entrati a far parte dell’Ep. Qualche mese dopo, a dicembre, ci ha chiamati per andare a esibirci sul palco dell’Ariston di San Remo per il suo Fiat Music Tour un contest, anzi per meglio dire un palcoscenico, dedicato ai gruppi emergenti. Abbiamo suonato li, non abbiamo vinto, ma ce la siamo cavata abbastanza bene, penso. Da quell’esperienza ne siamo usciti moralmente vincitori. Abbiamo rincontrato Red Ronnie a maggio di quest’anno a Milano e ci ha dato solo un consiglio: scrivere in Italiano.

“Che tra l’altro è una delle lingue che ultimamente uso più spesso nel parlato” ha aggiunto  Francesco.

 

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Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Un nuovo cd, che ovviamente sarà in italiano. Stiamo scrivendo delle nuove canzoni, due le abbiamo presentate stasera per la prima volta. le altre sono ancora tutte in fase di progettazione.

Il nostro obiettivo è quello di fare un album con almeno una decina di brani e vedere se riusciamo a trovare un’etichetta che ci rispecchi perché indipendenti è bello, ma è anche un po’ stressante. Comunque l’album non lo chiameremo Album, ma magari Lp…anzi forse è meglio di no.

 

Testo: Laura Losi

Foto: Andrea Landini[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

TUTTO MOLTO BELLO 2018

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TUTTO MOLTO BELLO 2018
September 14, 2018
COMA_COSE | M¥SS KETA | SUVARI

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Quando io e Sara Alice, la mia socia, abbiamo iniziato a scervellarci per cercare un nome da dare al magazine, avevamo già chiare le caratteristiche che avrebbe dovuto avere. Doveva unire, fare sentire a casa, doveva colpire per portarti a rileggerlo e farti esclamare “no dai, lo hanno chiamato davvero così?”.
Doveva creare una reazione e, sono sicuro, che anche tu mentre lo stai leggendo, sotto sotto, stia sorridendo.
La stessa cosa l’ho provata la prima volta che ho letto il nome di questo festival: Tutto Molto Bello.“Ma che figata di nome è!” mi sono detto, “devo assolutamente andarci!”.
A quel punto ho iniziato ad informarmi e a leggere i nomi delle band che hanno confermato: Coma_Cose, Myss Keta, Pop X, I Camillas, Mezzosangue, si cazzo dovevo andarci!

Il TUTTO MOLTO BELLO è il primo torneo di calcetto per etichette discografiche, organizzato da Sfera Cubica, Modernista e Locomotiv Club, e si svolge presso il Parco del DLF di Bologna. Non solo Calcio ovviamente ma anche tanta buona musica con i concerti dell’Arena Puccini.

La scaletta del 14 settembre prevedeva i live di Suvari, M¥SS KETA e infine i Coma_Cose.

Inizia tutto con Suvari, che con il suo indie pop elettronico scalda il palco nel modo giusto.
Il progetto Suvari nasce da Luca De Santis, dopo che a causa di una forma rara di neuropatia motoria viene costretto ad una lunga degenza ospedaliera. Segue periodo di riabilitazione casalinga in uno stato di semi paralisi. È proprio a questo punto che decide di rimettersi in gioco, e lo fa con la musica. A marzo di quest’anno è uscito il suo ultimo album, Prove per un incendio. Andatelo ad ascoltare perché è veramente figo.

Se Suvari ha scaldato il palco, M¥SS KETA lo ha incendiato!
Rapper mascherata, senza regole e sempre al limite della volgarità.
Il debutto è nel 2013 con Milano, Sushi & Coca brano che presenta un testo molto diretto:
Mi faccio una tempura/ che notte da paura/ bamba soldi e sesso/ la strada del successo
O ancora: Toccami la gamba/ passami la bamba/ Kyto, Poporoya/ jo sono la tua troia.
Il pubblico del TMB impazzisce letteralmente, cantando a squarciagola tutte le canzoni, da Una Donna Che Conta a Monica, da Botox fino a Milano, Sushi & Coca. Devastante.

È ora di fare spazio al duo di Milano, Fausto e Francesca, in arte Coma_Cose accompagnati da Riccardo Fanara alla batteria.
Li avevo già visti ad aprile al Vidia Club di Cesena, ed ero rimasto sconvolto dalla bravura di questi ragazzi.
Oggi si presentano in jeans e felpa nera con la scritta “MILAMO” fresca dal loro merchandise.
Sparano a raffica, una dietro l’altra, le loro canzoni tenendo il palco come pochi sanno fare. Si muovono molto, intrattengono il pubblico e si scambiano sguardi sorridenti: le occhiate di chi sa di avere vinto.
Metto dentro lo zaino la macchina fotografica e me li godo.
Tutto Molto Bello
Non aggiungo altro.

Grazie a Sfera Cubica per il gentile invito

Foto e testo: Luca Ortolani[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1503314301745{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 11px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”8676,8688,8669,8679,8667,8680,8668,8692,8690,8691,8689,8678,8677,8687,8675,8686,8674,8685,8673,8684,8672,8683,8671,8682,8670,8681,8666,8665,8652,8663,8651,8662,8664,8650,8649,8661,8658,8647,8654,8646,8656,8645,8657,8659,8655,8653,8660,8648,8644,8642,8643,8640,8641,8639,8638,8637″][/vc_column][/vc_row]