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Mercury Rev

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Mercury Rev @ Teatro Moderno – Savignano Sul Rubicone // September 13, 2018

+ Herself

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Dopo avere inaugurato a Milano le quattro date italiane, gli americani Mercury Rev arrivano a Savignano per festeggiare i vent’anni di Deserter’s Songs , a detta di tutti il loro album capolavoro.
Deserter’s Songs è il quarto disco dei Mercury Rev, uscito nel 1998 a sette anni da Yerself Is Steam , il loro disco d’esordio.
Successivamente pubblicheranno tra alti e bassi altri quattro album, varie raccolte ed una colonna sonora, ma Deserter’s Songs rimarrà il picco della loro carriera.
Questo capolavoro “dream pop” è arte. L’inconfondibile voce di Jonathan Donahue, canzone dopo canzone ci guida nel suo mondo, fatto di pura magia.
Un concerto intimo con un meraviglioso Teatro a fare da cornice ad una folla incantata da melodie quasi fiabesche. Canzoni fuori dal tempo, come in un racconto medievale denso di suoni e strumenti.
Erano i primi anni 2000 quando un amico mi fece ascoltare questo disco, chiusi gli occhi, perdendomi in quelle melodie, in quella bellissima Opus 40 , forse la mia preferita.
E questa sera è stato come riaprire gli occhi dopo vent’anni.

Tears in waves minds on fire / nights alone by your side

ed è subito pelle d’oca.

Ringrazio come sempre DNA Concerti ed i ragazzi di Retro Pop Live per l’accoglienza.

Foto e Testo: Luca Ortolani

 

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Opening:

Herself (Gioele Valenti)

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Setlist:

The Funny Bird

Tonite It Shows

Peaceful Night

I Collect Coins

Hudson Line

Here

Endlessly

Delta Sun

Sea Of Teeth

Goddess

Holes

Opus 40

Dark Is Rising

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Tutti Pazzi per Jared

Milano Rocks 2018

Mike Shinoda+ Thirty Seconds to Mars

 

Premessa: Da quando è uscito A Beautiful Lie, nel 2005, mi sono innamorata dei Thirty Seconds to Mars. Ero la tipica ragazzina invaghita di Jared Leto: avevo il poster nella cameretta, il calendario e ovviamente i cd.

Da quel momento ho sempre voluto andare a vedere un loro concerto ma, non si sa bene per quale motivo, non ci sono mai riuscita: biglietti sold out in poche ore, esami in concomitanza, visite in ospedale. Insomma gli astri non mi sono stati favorevoli.

Fino a ieri sera.

Inutile dire che avevo aspettative altissime; voglio dire, in 13 anni di attesa non possono fare altro che crescere in maniera esponenziale.

Bisogna anche dire che tutti quelli che avevano assistito a un loro concerto nell’ultimo periodo mi avevano fatto recensioni tutt’altro che positive del tipo: “Ma sai che lui non canta quasi più? Cioè fa fare tutto al pubblico” oppure “Delle canzoni vecchie fa solo l’intro o il ritornello e poi passa oltre”.

Quindi potete immaginare con quale stato d’animo mi apprestavo a partire alla volta di Milano: ero confusa, un po’ presa male e, a un certo punto, ho pensato ma chi me lo fa fare?

 

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Detto questo non vi annoierò con la storia del mio viaggio della speranza (45 minuti ferma in coda al casello) per arrivare a Milano; né tantomeno con l’epopea della coda infinita per accedere al concerto e passerò direttamente alla parte divertente della serata.

 

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(Questa sarei io in attesa)

 

Il primo ospite che tutti aspettavamo era Mike Shinoda dei Linkin Park, che sta portando avanti un progetto da solista dopo la scomparsa di Chester Bennington.

Una bomba. Non mi vengono mi mente altre parole per descriverlo. L’energia, la carica, la grinta ma soprattutto la dolcezza di Shinoda mi hanno incantata.

Mike ha fatto un discorso da pelle d’oca in cui ha ricordato Chester e ha ringraziato i fan per il supporto che gli hanno dato durante quest’anno lungo e difficile.

Quando ha finito di parlare è partita In the End e Shinoda ha invitato il pubblico a cantare la parte di Chester. Da brividi, non sto scherzando.

Ma non è stato solo un tuffo nel passato ma anche uno slancio verso il futuro. Perché insieme ad alcuni dei successi dei Linkin Park ha presentato le canzoni di Post Traumatic, il suo lavoro d’esordio come solista.

 

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Con il suo carisma è riuscito a stregare tutti: ha creato un mix di emozioni che non avevo mai visto prima in nessun concerto.

Vi dico solo che quando lui e la sua band sono scesi dal palco ho detto “Se anche i Thirty Seconds to Mars dovessero deludere le aspettative solo per Shinoda è valsa la pena venire fino a qui”.

E poi quando è calato il buio sul palco e sono partite le note di Monolith ho capito che era arrivato il momento… proprio quello che aspettavo da quando avevo 16 anni. I Thirty Seconds to Mars stavano per arrivare.

 

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Jared Leto è comparso abbigliato con la sobrietà che lo contraddistingue: pantaloni fucsia zebrati, camicia viola, giacca di pelle con brillantini e occhiali da sole.

In quell’istante è uscita la ragazzina che in qualche modo ero riuscita a tenere a bada.

 

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Dopo tutte le recensioni negative e il terrorismo psicologico che mi avevano fatto ero pronta al peggio e invece… è stata una sorpresa.

Non solo ha cantato tutte le canzoni dall’inizio alla fine, compresi i successi che li hanno resi famosi come From Yesterday e The Kill, ma non ha fatto fare tutto il lavoro al pubblico come mi avevano detto.

 

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Ovviamente in alcune parti, in molte parti, chiedeva il nostro aiuto ma era anche un modo per rendere tutti partecipi allo show.

La sua voce non è più quella di una volta, su alcune note fatica ad arrivare è vero, ma questo secondo me non ha influito eccessivamente sulla riuscita del concerto.

Diciamocelo: Jared Leto è uno showman, sa come stare sul palco e come coinvolgere le persone.

 

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Io non ho mai visto una tale agitazione e una tale foga tra il pubblico, tutti spingevano e si accalcavano per arrivare il più vicino possibile a lui e, quando si è messo tra la folla per cantare The Kill ammetto di essermela vista brutta.

(E probabilmente mi sono giocata i legamenti del ginocchio destro).

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(Questa sarei sempre io. Però post-concerto)

 

Ma in quel momento andava bene così.

Non so se sono stata fortunata a capitare ad un concerto migliore degli altri, non so se il mio giudizio sia stato annebbiato dalla fan sedicenne che ha deciso di risvegliarsi dal suo letargo, ma una cosa posso dirla con certezza: a pochi altri concerti mi sono divertita così tanto.

 

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Credo che i Thirty Seconds to Mars abbiano ancora dei colpi in canna e possano regalarci ancora delle belle sorprese.

Grazie di cuore Milano Rocks, grazie a Mike Shinoda, ai Thirty Seconds to Mars e alle persone che erano con me e con cui ho condiviso una serata per me molto speciale.

 

Laura Losi

Lacuna Coil

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Lacuna Coil @ Festareggio – Reggio Emilia // September 5, 2018

+ Avelion | Break Me Down | One Lag Man

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Provate per un attimo ad immaginare una cosa sconosciuta ai più, ma di assoluto valore per voi.

Quella cosa, per i tanti metallari giunti ieri sera a Reggio Emilia, potrebbero essere i Lacuna Coil. Un prodotto italiano che resta ignoto alla maggior parte dei consumatori di musica del nostro paese.

Sì, perché se è vero che in Italia hanno fatto fatica ad affermarsi nel panorama musicale, è altrettanto vero che all’estero sono considerati una delle band metal più influenti ed un’icona del genere.

Così, ai fan nostrani, non rimane che sfruttare le poche occasioni in cui i tour della band passano per lo Stivale.

Una di quelle occasioni è capitata grazie a FestaReggio che ha permesso ai Lacuna Coil di mostrare come il premio “Best Live Band”, ricevuto ai Metal Hammer Awards, non sia stato frutto del caso.

Lo show è tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un concerto Gothic Metal: dall’outfit al trucco, passando per le movenze di Cristina Scabbia e Andrea Ferro.

Le due voci si mischiano perfettamente tra di loro e con gli altri elementi del gruppo, a ripercorrere quei successi che li hanno portati a festeggiare i 20 anni di carriera.

Grazie allo Staff di FestaReggio per la metalllissima serata!

Opening:
– One Leg Man (Reggio Emilia)
– Avelion (Parma)
– Break Me Down (Milano)

 

Foto & Testo: Mirko Fava[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1503314301745{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 11px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”8577,8576,8575,8574,8573,8572,8571,8565,8568,8570,8566,8569,8567,8564,8562,8563,8560,8561,8559,8558,8557,8555,8556,8554,8552,8553,8551,8547,8545,8546,8548,8544,8549,8550,8543,8542,8541,8533,8540,8534,8535,8536,8537,8538,8539″][/vc_column][/vc_row]

Sum 41

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SUM 41 @ Rimini Park Rock // August 31, 2018

+ Zebrahead | Waterparks

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]La giornata conclusiva del Rimini Park Rock è stata una vera e propria festa di fine estate. Il clima di allegro e l’agitazione si percepivano già dall’autobus gremito di persone che mi avrebbe portato al concerto.

Gruppi di persone, più o meno giovani, in agitazione che parlavano della possibile scaletta e canticchiavano i successi dei Sum 41, headliner della serata.

La manifestazione è iniziata con i Waterparks, giovane band dalle tonalità che virano dal rock al pop.

Dopo una breve pausa è stato il turno degli Zebrahead e delle loro due bottiglie di birra ballerine (non vorrei essere fraintesa quindi ci tengo a precisare che erano persone travestite).

Non penso si sarebbe potuta scegliere una band migliore per scaldare gli animi. Tanta grinta e tanto rock. Tutti in visibilio quando Ali Tabatabaee accompagnato dalla sua fedele bottiglia, è andato a cantare tra il pubblico.

E poi sono arrivati loro. I più attesi… Quelli che hanno accompagnato l’adolescenza di chi è nato tra gli anni 80 e 90: i Sum 41.

Nonostante la band abbia recuperato lo storico chitarrista Dave Baksh sul palco si è sentita la mancanza scenica di Stevo, uno dei membri della formazione originale.

Deryck Whibley e i suoi partono subito con il botto. Fin dalle prime note è chiaro che la canzone di apertura è Hell Song e tutti impazziamo iniziando a cantare.

I Sum ci propongono una carrellata dei loro più grandi successi e tante, tante cover. Da Another Brick in the Wall a We Will Rock You, passando per Smoke on the Water e Faint dei Linkin Park, con cui hanno chiuso il concerto.

L’apice, a mio avviso, è stato toccato verso la fine quando hanno proposto in sequenza Into Deep, Still Waiting e dopo una breve pausa Pieces e Fat Lip.

Sarà per i ricordi, sarà perché sono state le canzoni con cui sono cresciuta ma è stato il momento più bello del concerto.

Nonostante la formazione mancasse di uno dei componenti originali del gruppo e nonostante non siano più dei ragazzini, lo spettacolo che ci hanno offerto è stato emozionante.

Abbiamo potuto cantare, ballare, pogare e anche commuoverci. Perché chiunque, e posso affermare con certezza questa cosa, ha dei ricordi indelebili legati alle loro canzoni che, nel bene e nel male, ci hanno accompagnato durante i nostri anni da pischelli, anzi da regaz.

E stasera, grazie a loro, siamo potuti tornare a quegli anni, anche se è stato solo per un paio d’ore.

 

Testo: Laura Losi

Foto: Jessica Bertolina[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row content_text_aligment=”center” css=”.vc_custom_1503314301745{padding-top: 10px !important;padding-bottom: 11px !important;}”][vc_column][edgtf_image_gallery type=”masonry” enable_image_shadow=”no” image_behavior=”lightbox” number_of_columns=”three” space_between_items=”tiny” image_size=”full” images=”8500,8513,8525,8511,8522,8501,8512,8523,8499,8519,8504,8521,8517,8520,8516,8524,8518,8503,8515,8510,8509,8514,8508,8507,8506,8505,8498,8497,8488,8496,8486,8495,8494,8485,8493,8492,8483,8491,8490,8489,8484,8482,8470,8479,8472,8473,8477,8478,8476,8471,8475,8474,8481,8480″][/vc_column][/vc_row]

Un 31 agosto targato SUM 41 @ Rimini Park Rock.

Qualcuno di recente mi ha fatto notare che spesso sembro freddina – “ina” però, non 100% di ghiaccio – e che in realtà questo non mi rispecchia.

Raga, forse è vero che a lasciarsi andare non c’è niente di male e che diciamocelo, guardiamoci negli occhi, forse sembro anche un pochino meno stronza se mollo un attimo la presa e abbraccio la spontaneità.

Quindi, per iniziare con questo nuovo spirito e aprire anticipatamente le porte all’autunno che per noi introspettivi è il periodo migliore per pensare e scrivere, con quella malinconia di fondo che fa tanto “solo io capisco me stessa”, vi parlerò della fine della mia adolescenza.

Ma messa così anche no.

Vi parlerò di un gruppo che ha segnato la fine della mia adolescenza – così va meglio – e che grazie a LP Rock Events, Live Nation e al 2018 che è stato un anno superfigata, domani sera avrò l’occasione di vedere: i SUM 41.

Domani infatti si terrà l’ultimo concerto estivo organizzato da LP Rock Events appunto, per la quale ho avuto l’onore di lavorare per il secondo anno e che ha deciso di chiudere in bellezza una splendida stagione romagnola che ha visto protagoniste numerose band internazionali (sulle nostre pagine ci sono tutti i live report).

Domani suoneranno al Rimini Park Rock i canadesi SUM 41, Deryck Whibley, Dave Baksh, Tom Thacker, Cone McCaslin e Frank Zummo e per me sono stati una colonna sonora per svariati anni.

Ed ora è tipo ripercorrere quello che poi mi ha portato fino a qui, a diventare giornalista, a svolgere attività di ufficio stampa e a confrontarmi giorno dopo giorno con quello che sfida la mia resistenza fisica e mentale.

Il primo album dei SUM risale al 2001 All Killer No Filler, e se il primo singolo Fat Lip non mi aveva troppo entusiasmato, con il secondo invece In Too Deep ero già stata conquistata da questo gruppo che pian piano prendeva sempre più spazio nei miei ascolti giornalieri.

Ecco, si potrebbe quasi azzardare a dire che i SUM hanno creato quel decisivo scollamento tra me e il sound dei Take That, Backstreet Boys e Boyzone (non c’è niente da ridere, erano comunque dei fighi, GO NINETIES).

Comunque niente. Si procede con Still Waiting del secondo album che cantavo fino allo stremo per arrivare all’album Chuck e Pieces che avevo iniziato a capire la piega che tutto questo stava prendendo.

Stavano per calare l’asso di briscola con Underclass Hero del 2007, album che esce in estate ma che ha lo stesso potere di farmi pensare e scrivere e riflettere e commuovere e pensare e commuovere ancora, quasi come fosse il periodo delle zucche e le foglie cadessero gialle e rosse.

Perché uno non ci pensa, ma la profondità risiede in tanti luoghi, così come l’amore. E se il pop, il punk e il rock non vi sembrano abbastanza profondi, siete tutti amorevolmente invitati domani sera al Rimini Park Rock e lo scoprirete da soli.

E faremo anche del casino.

Alle 19:00 saranno i coloratissimi Waterparks a salire sul palco, seguiti dai mitici Zebrahead (quelli di Playmate of the Year per fare un piccolo ma incisivo recall) e alle 21:30 Deryck &Co. In tutto il loro splendore.

Bella VEZ, a domani!

Cuori per tutti!

 

Sara Alice Ceccarelli

Cosmo

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Cosmo @ Festareggio // August 30, 2018

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Cosmo.

Cosa dire? Che bomba!

10 anni fa pubblicava il suo primo disco ufficiale coi Drink To Me e ora lo ritroviamo tra gli artisti emergenti più affermati del panorama italiano.

Se Dr. Jekyll e Mr. Hyde sono diventati l’emblema della doppia personalità in campo letterario forse Cosmo potrebbe esserlo in campo musicale. Una doppia anima è la caratteristica del suo nuovo disco Cosmotronic. Il mondo pop si incontra con il clubbing in un dualismo che riesce ad esaltarne le singole parti.

Due facce di una stessa medaglia, due personaggi che esistono uno in funzione dell’altro, due viaggi in parallelo ben distanti ma anche così dannatamente legati. Un giovane artista per cui la sperimentazione è vita.

Nulla è dato per scontato e nulla è lasciato al caso. Tutto è studiato nei minimi dettagli ma la sorpresa è sempre dietro l’angolo, tanto da domandarsi “cosa combinerà in questo live?”.

La libertà è probabilmente uno dei suoi più grandi cavalli di battaglia e ciò che gli permette di potersi realizzare appieno come artista. Dalle parole, ai mix alle grafiche tutto passa quasi interamente da lui. Un artista a tutto tondo a cui piace lavorare in casa, offrendo un prodotto che non si può negare essere a km 0.

Se in questa nuova avventura ha voluto curare molto la parte strumentale non ha però abbandonato il lato pop estremamente comunicativo ed è l’empatia rimane la sua più grande forza.

L’abbiamo visto chiaramente al concerto del 30/08 a Reggio Emilia.

Determinato più che mai a coinvolgere i presenti, Cosmo ha invitato a nascondere i cellulari e godersi a 360 gradi lo spettacolo. Così finalmente la potenza della musica ha riconquistato il suo posto in vetta, troppo spesso rubato dagli schermi.

Il pubblico ha allora potuto ballare e cantare come non mai al ritmo di una nuova era nella musica italiana.

Mille grazie a DNA Concerti e a FestaReggio per la bellissima serata.

 

 

Foto Mirko Fava

Testo Martina Boselli[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8455″ image_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8448″ image_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”8464″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8463″ image_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8457″ image_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8458″ image_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”8460″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8459″ image_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”8454″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8449″ image_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8452″ image_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”8451″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8462″ image_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”8456″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1517934209414{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][edgtf_single_image enable_image_shadow=”no” image=”8446″ image_size=”full”][/vc_column][/vc_row]

Nick Murphy fka Chet Faker

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Nick Murphy fka Chet Faker
@ Circolo Magnolia // August 22, 2018

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Thanks to Live Nation / Indipendente Concerti

 

 

 

 

 

 

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BAY FEST • DAY 1

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BAY FEST
12•13•14 August 2018
Parco Pavese | Beky Bay | Bellaria Igea Marina (RN)

 

DAY 1

Lagwagon

Mad Caddies

The Lillingtons

BeerBongofficial

Forty Winks

Duracel

Why Everyone Left

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]La rassegna ritrova slancio e stimolo rinnovato. La partecipazione sui social dei fans è una pentola che bolle, pronta letteralmente ad esplodere in un delirio di Punk Rock e goliardia. L’entusiasmo si sente, si tocca, anche per chi, di certe band nel corso degli anni ne ha davvero fatto avide scorpacciate.

Il Day 1 parte con il clima degno della migliore estate adriatica.

La California catapultata in Romagna, le vecchie compagnie si ritrovano per l’evento dell’anno, i fegati mettono elmetti e scudi, i ragazzi di “Adottare soluzioni punk per sopravvivere” sono la stella cometa sopra un presepe targato Bay Fest!

Ore 18:30, si parte, fuoco alle polveri.
Molto bene il poker italiano Why Everyone Left giovani e convinti, idee chiare e sorriso spensierato, sognando grandi traguardi tengono bene il palco e la pressione nell’aprire il festival.

I Duracel oramai non si nascondono dietro l’etichetta di giovane promessa, anzi, la compattezza e la solidità nel tenere la scena è davvero arrivata alla maturità piena. Freschi del nuovo disco Supermarket chiudono in grande stile con Branca Day dei Derozer col guest Spazza alla chitarra.

Per i Forty Winks ho avuto diversi vecchi flash, vecchie memorie e vecchie scorribande notturne. Nella mia testa vagano le compilation di PuNK e Rock Sound, riaffiorano sonorità punk, blues, psichedelia, innovazione e strette di mano alle radici della musica. Un bel “sentire” insomma. Dopo anni i ragazzi di Bologna rendono onore e amplificano l’entusiasmo del mio ricordo e non solo.

I Beer Bong catapultano il crocevia italiano al passo coi contenuti esteri. Intensità e dedizione alla metrica più esigente, niente di nuovo per chi aveva già dimostrato di sapere suonare bene 15 anni fa.

Mi defilo per decomprimere fino al momento dei Mad Caddies. Dentro questa alchimia di fenomeni ci vive tutta l’esperienza e la qualità del firmamento new school. Perché mescolare e tenere diversificati svariati stili non è cosa da poco e ci hanno provato in diversi.

In molti, per l’esattezza, senza avere l’impatto, la spinta e la poliedria che i ragazzoni di Santa Barbara tengono saldamente in pugno. Chi si aspetta però uno show devoto alle influenze reggae con conseguente trasporto mistico viene smentito.

La scaletta è un giro sulle reti elastiche: pogo, danza, respiro, sorriso, rabbia, pirati, ska, reggae, birre e occhiali da sole!

Semplicemente Magia.

Chiude il Day1 la leggenda del punk rock californiano.

Targati 1990 i Lagwagon mi emozionano come la prima volta, la montagna russa di intenti e melodie si assorbe tutta, non solo nella smisurata differenza d’altezza che divide Chris (chitarra) e Joey Cape.

Scaletta “quasi ” infallibile con tutto il sound, la storia, la memoria e l’attitudine di un colosso. I Lagwagon tracciano un’altro segno chiaro sul cielo della Romagna e che se ne voglia dire… questi più invecchiano e più fanno innamorare.

 

Testo: Vasco Abbondanza

Foto: Daniele Angeli

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BAY FEST • DAY 3

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BAY FEST
12•13•14 August 2018
Parco Pavese | Beky Bay | Bellaria Igea Marina (RN)

 

DAY 3

SUICIDAL TENDENCIES – OFFICIAL

Bad Religion

Millencolin

Nothington

Senzabenza

Edward in Venice

Sunset Radio

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Testo: Vasco Abbondanza

Foto: Daniele Angeli

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BAY FEST • DAY 2

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

BAY FEST
12•13•14 August 2018
Parco Pavese | Beky Bay | Bellaria Igea Marina (RN)

 

DAY 2

Dropkick Murphys

Agnostic Front

Booze & Glory

Second Youth

Inarrestabili

TOTALE APATIA

 [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

Testo: Vasco Abbondanza

Foto: Daniele Angeli

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Damien Rice – Wood Water Wind Tour – 22 luglio 2018 – Teatro Romano di Ostia Antica

Damien Simona Panzini

Damien 3 Simona Panzini

 

Un sabato mattina, mentre andavo in spiaggia, ho ricevuto un messaggio che citava: “il tuo accredito stampa per Damien Rice di domani sera a Roma è stato accettato”. Superati i 30 anni, non mi succede spesso di lasciare che il fan boy che vive in me abbia la meglio sull’anziano stanco e voglioso di mare, ma Damien Rice è una delle mie bestie nere, non ero mai riuscito a vederlo e nelle mie dita non c’era più spazio per legarsene un’altra.

Non ho dovuto ragionarla un secondo ed ho risposto a Sara Alice (direttrice di VezMag) con un vocale di cui ricordo solo un cumulo di almeno dodici sentimenti contrastanti sintetizzati in tre secondi, contenente almeno nove volte la parola .

Tra l’altro Sara Alice ha il dono di saper amplificare le emozioni quindi mi ha chiesto di abbandonare l’idea di un articolo formale e di “lasciar correre la penna” dando spazio a tutto ciò che provavo dal viaggio di andata a quello di ritorno dall’Antico Impero, quindi la lunga introduzione e le future divagazioni di questo “diary report”, passano come scelta redazionale.

Best situation ever.

L’estremo “last-minute mode” della missione, complice la mia goffaggine nell’organizzare viaggi e alloggi, mi ha costretto a fiondarmi subito a casa per trascorrere il poco tempo che restava a fare la valigia e cercare trasporti low-cost. La maledizione della bestia nera non si fa attendere troppo e già nella tratta spiaggia-auto spunta come dal nulla una mattonella dal terreno ed è subito pollicione tagliato [vedi foto 1], scarpe e calzini impossibili da indossare.

 

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[foto 1]

 

Ma se è vero che i centurioni han combattuto in sandali, io qualche chilometro senza gladiatori da sconfiggere io posso farlo. Tra poco parlo di musica, promesso.

Nel weekend del 21 e 22 luglio, è stato semi-confermato uno sciopero nazionale dei trasporti ed il mio viaggio ovviamente inizia con un treno. L’ho già detto che non sono un pro con i trasporti pubblici? Ad ogni modo riesco a prenderlo al volo come nei film ma senza applauso, e sbaglio outfit: la t-shirt dei Say Anything a tema ebreo [vedi foto.2] attira l’attenzione di più di un passeggero e le infradito con cerotto nell’alluce, fanno di me lo zimbello del vagone.

 

IMG 9392 e1533823175443

[foto 2]

 

Da non sottovalutare la mia faccia con un sorrisetto demenziale stampato dopo essermi reso conto che forse davvero sarei riuscito a vedere Damien Rice. Scrivo a Sara “non ci credo finché non ce l’ho davanti” e proseguo serenamente il viaggio.

Nonostante i trascorsi, le premesse e la voce che in sottofondo spezzava la tranquillità ribadendo, in ogni mezzo di trasporto, la forte possibilità di disagi dovuti allo sciopero, al Teatro Romano di Ostia Antica ci sono arrivato, puntuale e gasatissimo.

Ero così preso nel risolvere uno alla volta i problemi del viaggio che non avevo pensato a cosa mi avrebbe riservato la location. In effetti, sia il nome del teatro che l’artista in questione mi avrebbero dovuto far riflettere ma niente, ho spalancato gli occhi e dato spazio allo stupore solo una volta passato il cancelletto d’ingresso, viaggiando così indietro nel tempo di un paio di millenni.

Rovine antiche, portici, colonne, pilastri, nicchie ed arcate circondano tutto il percorso che porta all’ingresso del teatro, ed io ho marciato a testa alta, mezzo zoppo e vestito da turista sfigato, come se avessi trionfato in guerra.

Questa volta ci siamo, lo sto per vedere.

Il Teatro Romano è qualcosa di pazzesco, la sua vista toglie inevitabilmente il fiato, con il quel sapore antico, la luna splendente, gli alberi dietro al palco, le luci e l’atmosfera che solo Roma sanno dare, infine quei gradoni e quel palco che il concetto di spettacolo lo hanno visto nascere.

 

IMG 20180731 WA0013      IMG 20180731 WA0014

 

Mentre entro e cerco posto a sedere, si sta esibendo tale Gyda Valtysdottir (difficile da scrivere anche con Google e qualcuno che detta), sola con il suo violoncello e fighissima in quel palco illuminato da ciò che resta del sole alle 20:15, come per dire: cercate posto ma con stile.

Da qui passo un’ora abbondante a bocca aperta a pensare, scrivere, fotografare, ascoltare e rendermi conto che ce l’ho fatta. Ai 4000 presenti con tanto di sold-out è sembrato tutto più che normale, a me è parso di vincere la lotteria e dire che di concerti rocamboleschi ne ho visti tanti!

Passa velocemente e soavemente anche la mezzora di Mariam The Believer, che mi da il tempo di riflettere e documentarmi sul perché Damien Rice sia sempre contornato da musiciste donne, scoprendo, dopo una veloce ricerca, la sua affinità con l’universo di arte e femminismo (su Instagram ad esempio segue solo 9 persone tra cui la pagina ufficiale di Frida Kahlo, il MoMA e la Tate Gallery, oltre alle artiste che lo accompagnano dal vivo).

Il mio posto è tra primi davanti, parte l’applauso quando si spengono le timidissime luci, ora mi tocca crederci, ce l’ho di fronte. Non mi perdo in presentazioni o note biografiche, ho già esagerato con le premesse e l’aspettativa che ho cercato di creare rischia di non essere all’altezza del risultato.

Niente di più falso, vado dritto al sodo: Damien Rice mette i brividi, pelle d’oca al primo accordo, la voce è perfetta, la chitarra è volutamente impercettibile, si trema. Non sapevo come aspettarmelo dal vivo, sarà depresso? Sarà uno scorbutico irlandese che a causa del cielo nuvoloso e qualche storia d’amore finita tragicamente ha scritto i tre album più tristi della storia?

Qui Damien mi ha spiazzato, è un giocherellone! Intrattiene, fa battute che non ti aspetti tra una canzone e l’altra, improvvisa, chiede sigarette al pubblico, ne esce con battute intelligenti che ti fanno comprendere ed avvicinare al suo modo di comporre quelle canzoni così intese.

Come promesso continuo a parlare di musica: zero momenti di noia nonostante la sua poca varietà nei suoni, per quasi tutto il concerto si esibisce da solo, alternando chitarra e piano, a volte spingendo sulle dita, spesso lasciando la scena alla voce, penetrante come su disco, forse qualcosa di più.

Se ne sta lì, quasi al buio a strappare applausi a scena aperta con canzoni di una tristezza disarmante e col suo fare impacciato, a volte ricominciando la canzone perché (grattandosi la testa): “ops, sono partito dalla seconda strofa!”. Insomma è impossibile non volere un bene dell’anima a uno così!

Nel finale tornano sul palco le sue girls, formando una quintetto con archi, piano e chitarre per sganciare bombe di lacrime come colpi da KO, “9 Crimes” su tutte, per poi concludere con “The Blower’s Daughter” in versione unplugged a contatto col pubblico. Una coltellata fa male uguale.

Una volta riaccese le luci scatta l’effetto cinema, l’universo Damien si dissolve e si torna con i piedi per terra, 5 minuti di applausi.

È sicuramente difficile fare una valutazione oggettiva di questo concerto ma, per fortuna, non mi viene richiesta, quindi mi limito a consigliare vivamente di compare una stecca di fazzoletti e prenotare il posto per un live di Damien Rice.

Per molti può essere una delle esperienze più malinconiche di sempre, per me si è trattato di felicità allo stato brado.

Grazie di tutto Livenation e grazie a Simona Panzini che ci ha gentilmente concesso a pubblicazione di tre dei suoi meravigliosi scatti della serata.

Alla Prossima.

Stefano “Cece” Gardelli

 

Brujeria

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Brujeira @ Circolo Magnolia // August 6, 2018

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Thanks to Hellfire Booking Agency

 

 

 

 

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