Skip to main content

JAZZ OPEN MODENA 2026: LUCA CARBONI, PAROV STELAR e MEUTE completano la line up di JAZZ OPEN MODENA. Dal 13 al 18/07 con MOBY, GREGORY PORTER, DIANA KRALL, JM-JARRE e molti altri

JAZZ OPEN MODENA 2026

Con LUCA CARBONI, PAROV STELAR e MEUTE

si completa la line up del celebre festival europeo 

JAZZ OPEN

per il suo attesissimo debutto in Italia, 
a Modena dal 13 al 18 luglio

13 LUGLIO 
GREGORY PORTER, DIANA KRALL

14 LUGLIO 
MOBY

15 LUGLIO
PAROV STELAR, MEUTE

16 LUGLIO
JAMIE CULLUM, JOSS STONE

17 LUGLIO
LUCA CARBONI

 18 LUGLIO 
JEAN-MICHEL JARRE

e poi anche

EMMA SMITH | AARON PARKS | ANDREA SABATINO
MAMMAL HANDS | FRANCESCA TANDOI
HERVE  SAMB & BAND

***

Le prevendite per i concerti in Piazza Roma di Gregory Porter, Diana Krall, Moby, Jamie Cullum, Joss Stone e Jean-Michel Jarre 
sono attive su https://tickets.jazzopen-modena.com

Le prevendite per i concerti di Parov Stelar, Meute e Luca Carboni saranno attive dal 19 febbraio.

***

Luca CarboniParov Stelar e Meute sono i nuovi headliner che si aggiungono alle star già annunciate nelle scorse settimane – Gregory Porter, Diana Krall, Moby, Jamie Cullum, Joss Stone e Jean-Michel Jarre  per completare la programmazione di JAZZ OPEN Modena, laprima edizione italiana del celebre festival europeo JAZZ OPEN, nato 30 anni fa a Stoccarda sotto la direzione artistica di JurgenSchlensog e da allora un vero punto di riferimento mondiale per la grande musica internazionale. 

Per questo debutto nella Penisola, il festival sempre curato dal fondatore Jurgen Schlensog, si svolgerà nella città emiliana dal 13 al 18 luglio, mantenendo la sua tradizionale formula vincente Jazz & Beyond che abbraccia una vasta gamma di generi, dal jazz classico a quello più contaminato, dal pop al soul e al rock, fino ad arrivare all’elettronica. 

JAZZ OPEN Modena ha come main sponsor Museo Enzo FerrariSystem Ceramics (Gruppo Coesia)MastercardSIXT e Allianz Bank Financial Advisors; è realizzato con il supporto di STIHLDürr, BF capital e LAPP e con il sostegno di Comune di Modena, Regione Emilia-Romagna, APT Servizi Emilia-RomagnaCamera di Commercio di Modena. Radio Montecarlo è media partner dell’evento. 

Ben tre i luoghi che ospitano il festival, a partire dallo straordinario scenario di Piazza Roma su cui si affaccia il maestoso Palazzo Ducale ora sede dell’Accademia Militare. Fra le meraviglie del patrimonio storico artistico ci sarà quindi il main stage dedicato ai diversi generi musicali proposti dagli headliner, vere e proprie icone della scena artistica contemporanea che si esibiranno di fronte a un parterre delimitato e flessibile, così da rendere unica la qualità dell’esperienza. Se Piazza Roma vibrerà delle più ampie sonorità, il Baluardo ospiterà invece – sempre dal 13 al 18 luglio – la programmazione più propriamente jazz, con i live di artisti come Emma Smith, Francesca Tandoi, Andrea Sabatino, Mammal Hands e Herve Samb & Band. Il Giardino Ducale Estense, infine, sarà il luogo degli Open Stages dedicati ai più giovani e agli artisti emergenti. 

***

GLI HEADLINER SUL MAIN STAGE DI PIAZZA ROMA

Ad aprire JAZZ OPEN Modena, che per 6 giorni trasformerà la città emiliana in un meraviglioso palcoscenico a cielo aperto, saranno due star come Gregory Porter Diana Krall, in un doppio live il 13 luglio in Piazza Roma, cuore pulsante dei grandi concerti, di fronte al maestoso Palazzo Ducale.

Artista di assoluto rilievo mondiale, la voce più soul del jazz contemporaneo, il californiano Gregory Porter, il cantante con il passamontagna”, con i suoi album ha conquistato il mondo intero. Classe 1971, un’infanzia difficile alle spalle superata grazie alla passione per la musica e soprattutto per Nat King Cole, vanta ben 8 nomination e 2 vittorie ai Grammy Awards. Voce potente e melodica, le sue radici sono ben piantate nelle migliori tradizioni del jazz e della musica black, del gospel in particolare.  Fra i nomi di punta della mitica Blue Note, Gregory Porter è oggi uno degli interpreti più apprezzati al mondo, capace di unire tecnica impeccabile, profondità artistica e grande calore umano. Porter, che recentemente ha firmato insieme a Ben Harlan la colonna sonora del film Goodbye June con cui l’attrice americana Kate Winslet ha esordito alla regia, sarà inoltre l’ospite di Serena Brancale al prossimo Festival di Sanremo nella serata dedicata ai duetti. 

Con 2 Grammy, 10 Juno, 9 dischi d’oro, 3 di platino e 7 multi-platino, la pluripremiata regina del jazz-pop mondiale Diana Krall è tra le voci più pregiate del panorama internazionale, amatissima per l’inconfondibile charme e l’intensità interpretativa che l’ha resa una delle artiste più riconoscibili del nostro tempo. La cantante e pianista canadese porterà a Modena la sua ricercata eleganza fatta di cool jazz, swing e ballad, in un imperdibile concerto che promette di essere un grande spettacolo teatrale denso di ritmo ma anche di narrazioni intime e delicate. Una preziosa occasione per ascoltare dal vivo le composizioni più celebri scritte in quasi 30 anni di carriera, fino ad arrivare ai brani del suo ultimo album This Dream of You. Ma soprattutto per ascoltare una voce che sembra quasi scolpire l’aria. 

Dopo questa doppia apertura di rara eleganza musicale, il parterre si trasforma per fare spazio alle danze nelle due seguenti serate ad alta intensità ritmica ed euforia sonora. 

Assente dai palchi italiani da diversi anni, il 14 luglio arriva a JAZZ OPEN Modena un altro artista di fama planetaria: il musicista, compositore, cantautore, dj, producer e attivista americano Richard Melville Hall, in arte Moby, che ha appena annunciato l’uscita imminente del suo nuovo album dal titolo Future Quiet. Un lavoro introspettivo che riflette sulla tensione tra la frenesia della vita moderna iperconnessa e il bisogno umano, sempre più urgente, di silenzio e contemplazione. Fra le 14 tracce che scorrono tra minimalismo pianistico e orizzonti ambient, spicca la traccia di apertura impreziosita dalla voce intensa e carismatica di Jacob Lusk: una nuova versione di When It’s Cold I’d Like To Die, brano pubblicato per la prima volta nel disco Everything Is Wrong del 1995 e che negli ultimi anni ha conosciuto una straordinaria popolarità grazie al suo utilizzo nella serie cult Stranger Things, diventando la canzone più ascoltata in streaming di Moby e virale su TikTok. Figura centrale dell’elettronica globale, autore di brani che hanno segnato intere generazioni e di oltre 20 milioni di album venduti in tutto il mondo, atterra al festival con la sua astronave sonora fatta di dance, pop, punk, techno, chill-out, hip hop, gospel, big beat, riconfermando ancora una volta una versatilità creativa fuori dal comune. In oltre 30 anni di carriera ha collaborato con leggende come David Bowie, Public Enemy, Daft Punk e i Beastie Boys, oltre ad aver esteso la sua visione artistica al cinema con la produzione dei documentari Moby Doc e Punk Rock Vegan Movie. Il 2024 lo ha visto in giro per il mondo a celebrare i 25 anni del suo album di culto Play. Per l’estate 2026 è prevista l’uscita del suo primo lungometraggio narrativo dal titolo Tecie, come il penultimo brano del suo album All Visible Objects

Atmosfere ugualmente vibranti per la serata del 15 luglio in Piazza Roma con il duplice live del pioniere dell’electro swing Parov Stelar e della techno marching band Meute. Questa è la party night del festival: una serata ad alto tasso adrenalinico che promette di far ballare tutta la piazza.

Pluripremiato dj, producer ma anche artista visivo con una solida formazione pittorica, Marcus Fuereder, noto con lo pseudonimo di Parov Stelar, è uno degli artisti austriaci più conosciuti a livello internazionale e in oltre 20 anni di carriera ha suonato sui più grandi palchi e festival (Coachella, Glastonbury, Lollapalooza) sia in Europa che negli Stati Uniti, davanti a decine di milioni di persone. Considerato come uno dei precursori di quell’irresistibile combinazione fra jazz, swing, blues con l’elettronica e la dance music, Stelar ha collaborato con artisti come Lady Gaga, Lana Del Rey e Bryan Ferry. Ha un legame speciale con l’Italia che è stato il primo paese fuori dall’Austria a ospitarlo dal vivo, anche grazie a uno dei suoi primi singoli di successo, poi diventato un tormentone per l’utilizzo in un celebre spot televisivo. Lo scorso novembre ha pubblicato Artifact, un album (accompagnato da una serie di video realizzati con l’IA) che scrive un nuovo capitolo del suo percorso creativo: meno orpelli jazzy, meno glamour vintage, più intima emotività e stratificazione sonora, dal pop elettronico al sound cinematico, con maestosi inserimenti orchestrali. Ma senza tralasciare il ritmo, perché i bassi continuano a picchiare e i synth a mordere. 

Amati da mostri sacri come Laurent Garnier e Trentemoeller, celebrati con entusiasmo dalla stampa di tutto il mondo, i MEUTE sono una Techno Marching Band tedesca composta da undici musicisti, fra percussioni e fiati, che, fondendo la techno ipnotica e pulsante con la forza espressiva della musica da banda, strappano il clubbing dalla consolle per sprigionare l’energia direttamente sul palco o in mezzo al pubblico, che non smette mai di accoglierli con grande euforia, come ha notato una testata autorevole come Libération. Trasformare ciò che nasce in digitale in analogico, riarrangiare con strumenti acustici brani cult della scena techno non è cosa da tutti. E infatti Variety li ha descritti come una delle cose più interessanti in programma al Coachella, Billboard parla di “fervore tale da alterare il clima” e DJ Mag di “concept rivoluzionario e musica unica”. A settembre 2025 hanno pubblicato Jubel, un best of che sintetizza i primi 10 anni di carriera. 

La formula del co-bill anima anche il 16 luglio quando il festival accoglie un altro doppio concerto in Piazza Roma con l’esibizione di Jamie Cullum e Joss Stone

Cantautore e polistrumentista di fama mondiale, noto per la sua miscela unica di jazz, pop e rock, per la presenza scenica e uno straordinario talento musicale, Cullum ha raggiunto il successo internazionale con l’album Twentysomething, uno dei dischi britannici più venduti di sempre. Tra i musicisti più innovativi della sua generazione, ha firmato leggendarie performance in oltre quaranta paesi e sui palchi dei più importanti festival globali, da Glastonbury Coachella fino al Fuji Rock in Giappone, oltre ad esibirsi alla Casa Bianca per Barack Obama e a Buckingham Palace per la Regina Elisabetta II

Grandi numeri e riconoscimenti segnano anche i due decenni di carriera della cantante e attrice britannica Joss Stone che vanta oltre 15 milioni di album venduti nel mondo, 1 Grammy, 2 Brit Awards e numerose uscite ai vertici delle classifiche internazionali. Contemporary soul, R&B, funk e reggae disegnano l’orizzonte di una voce tra le più iconiche degli ultimi anni, che trae ispirazione da autentici miti come Aretha Franklin, pur mantenendo uno stile assolutamente personale, grazie anche a una magnetica presenza scenica e ad elettrizzanti esibizioni dal vivo, veri e propri rituali collettivi e intergenerazionali fatti di groove e profondità emotiva unica. Tutti tratti che conquisteranno anche il pubblico di JAZZ OPEN Modena

Dopo 7 anni di assenza da Modena, è attesissimo il ritorno in città di Luca Carboni che sarà il protagonista della serata del 17 luglio sul main stage di Piazza Roma per una nuova tappa del suo tour RIO ARI O LIVE nei festival e nei luoghi storici di straordinaria bellezza della nostra penisola. Accompagnato da una band di otto elementi, Luca Carboni porta in scena un grande racconto tra musica, parole e immagini, alternando momenti di grande festa ad altri di intimità acustica, attraverso le più belle canzoni del suo lungo viaggio artistico: “RIO ARI O” è infatti il primo suono della voce dell’artista arrivato agli ascoltatori, ancora prima delle parole in Ci stiamo sbagliando ragazzi, la canzone che apre il suo album d’esordio … intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film. Un suono che è diventato un simbolo. 

Infine, l’ultimo giorno del festival sarà sicuramente segnato dall’esibizione di un autentico gigante come Jean-Michel Jarre, il 18 luglio sempre in Piazza Roma. Artista visionario, innamorato del futuro e dell’ambiente, il compositore, performer e produttore francese è un instancabile innovatore ed esploratore tecnologico, dal suo ruolo di pioniere nell’ambito della musica elettronica fino alle più recenti esplorazioni nelle performance in realtà virtuale e nel metaverso. Il suo catalogo conta oggi 22 album in studio che hanno superato 85 milioni di copie vendute nel mondo e gli hanno fatto vincere numerosi premi e riconoscimenti. Nell’arco della sua incredibile carriera Jarre ha lasciato un segno indelebile esibendosi davanti a milioni di spettatori in maestosi concerti-evento in alcuni dei luoghi più iconici di tutto il pianeta e in siti patrimonio UNESCO, trasformandoli in vere e proprie tele per la sua musica e per i suoi messaggi ambientali, dalle Grandi Piramidi d’Egitto al Deserto del Sahara, da Piazza Tienanmen alla Torre Eiffel e alla Galleria degli Specchi del Palazzo di Versailles. A questi luoghi straordinari si aggiungerà anche la monumentale esibizione a Modena per la chiusura del festival.

IL PROGRAMMA AL BALUARDO

Sempre fra il 13 e il 18 luglio, JAZZ OPEN Modena abiterà il Baluardo (uno spazio culturale nato all’interno dell’ultimo residuo dell’antica fortificazione cittadina) con una programmazione dedicata alle varie sfumature dell’espressione jazzistica e una line up di assoluto profilo. Il programma al Baluardo si apre il 13 luglio con il live della poliedrica artista britannica Emma Smith. Vincitrice nel 2024 del Parliamentary Jazz Vocalist of the Year, si è esibita ovunque, dalla Royal Albert Hall di Londra ai più importanti jazz club del mondo e ha collaborato con artisti del calibro di Michael Bublè e Quincy Jones Orchestra. Esponente della formazione cult The Puppini Sisters e del Ronnie’s Scott All Stars, è considerata una delle voci più entusiasmanti del jazz contemporaneo. Dopo una trionfale tournée con la superband americana Postmodern Jukebox, la scorsa estate ha pubblicato il suo ultimo album dal titolo Bitter Orange

Ormai un vero e proprio punto di riferimento nel panorama europeo per la sua capacità di reinterpretare il bebop e l’hardbop con una sensibilità moderna, la pianista Francesca Tandoisi esibirà al Baluardo il 14 luglio. Fra virtuosismo, improvvisazione pianistica e scrittura contemporanea, In pochi anni ha calcato i palchi dei club e teatri più prestigiosi del mondo, dal Blue Note di Milano al Duc des Lombards di Parigi, dal Bimhuis di Amsterdam allo Zigzag di Berlino.

Il 15 luglio sarà invece la volta di un puro talento della tromba jazz, il musicista pugliese Andrea Sabatino, già al fianco di nomi altisonanti della scena internazionale come Dee Dee Bridgewater, Sergio Cammariere, Mario Biondi, Fabrizio Bosso, Paolo Fresu, Javier Girotto e Roberto Gatto, per citarne soltanto alcuni. Sabatino ha appena pubblicato il suo nuovo album Fatata, un lavoro nel solco del contemporary jazz, in cui confluiscono varie declinazioni stilistiche, dalla musica mediterranea al funk, con echi di musica colta e un utilizzo deciso e consapevole dell’elettronica.

Dalla nuova scena british arrivano i Mammal Hands, in programma al Baluardo per JAZZ OPEN Modena il 16 luglio. Dai concerti memorabili al Barbican di Londra ai tour in Asia, la band è rinomata per le performance dal vivo coinvolgenti e ipnotiche, fatte di ritmi incalzanti, texture magnetiche e un’atmosfera meditativa. Dopo cinque album acclamati dalla critica, sono in procinto di pubblicare il nuovo album Circadia, un’ulteriore evoluzione della loro inconfondibile miscela di jazz, musica classica contemporanea, elettronica, folk, post-rock e minimalismo.

Il 17 luglio sul palco del Baluardo salirà il musicista americano Aaron Parks, fra i pianisti più influenti e rispettati della sua generazione. Con diversi album pubblicati per Blue Note Records e ECM, Parks crea un perfetto equilibrio fra elementi di modern jazz, indie rock e modalità orientali, in un suono unico e personale caratterizzato dalla bellezza lirica, dalla complessità ritmica e dalla sofisticazione armonica.

La programmazione al Baluardo si chiude in grande stile e nel segno della contaminazione il 18 luglio con il concerto del visionario chitarrista senegalese Hervé Samb accompagnato dalla sua band. Samb è un vero pioniere del jazz sabar, un particolare genere musicale che mette in dialogo la libertà del jazz con il sabar, ovvero una danza ma anche un insieme di percussioni ancestrali utilizzate nelle cerimonie Wolof. 

Infine, durante tutto il festival, il Giardino Ducale Estense ospiterà gli Open Stages, concerti gratuiti dedicati ai più giovani e agli artisti emergenti.

***

Le prevendite per i concerti in Piazza Roma di Gregory Porter, Diana Krall, Moby, Jamie Cullum, Joss Stone e Jean-Michel Jarre sonoattive su https://tickets.jazzopen-modena.com

Le prevendite per i concerti di Parov Stelar, Meute e Luca Carboni saranno attive dal 19 febbraio.

***

Nato a Stoccarda sotto la direzione artistica di Jurgen SchlensogJAZZ OPEN è diventato nel tempo un punto di riferimento tra i grandi festival estivi europei, grazie alla sua formula vincente “Jazz & Beyond” che abbraccia una vasta gamma di generi: dal jazz classico a quello più contaminato, fino ad arrivare al pop al soul e al rock. Ogni luglio, il cuore della città tedesca si trasforma in una grande arena musicale, con un pubblico che supera annualmente le 60.000 presenze e un programma che spazia dalla musica più ricercata alle sonorità mainstream. Anno dopo anno artisti del calibro di Christina AguileraBob DylanLionel Richie, John Legend, Lenny Kravitz e Sting si sono mescolati a leggende del jazz come Herbie Hancock, Marcus Miller, Gregory Porter, Dianne Reeves e Dee Dee Bridgewater

Dopo trent’anni di successi in Germania, nel 2026, per la prima volta, questo straordinario e consolidato modello culturale – per il quale nel 2025 la società OPUS!LIVE che organizza il festival è stata insignita del prestigioso riconoscimento di Indie Champion dall’autorevole rivista IQ! che ogni anno premiale 20 realtà indipendenti che stanno rivoluzionando il settore a livello globale sbarcherà in Italia con JAZZ OPEN Modena, sempre sotto la direzione di Jurgen Schlensog. 

Link ufficiali: 

https://www.jazzopen-modena.com
https://www.facebook.com/jazzopen.modena
https://www.instagram.com/jazzopen_modena

Tre Domande a: PuramenteSamuel

Come e quando è nato questo progetto?

Innanzi tutto grazie mille per la possibilità di poter parlare di ciò a cui tengo di più, la mia musica. Il progetto PuramenteSamuel è iniziato a muoversi circa due anni fa, nel 2023, a seguito di una costante ricerca artistica e personale coltivata negli anni precedenti. Non posso negare di essere stato influenzato dall’onda rap/trap della mia generazione perchè è proprio grazie a quel genere che ho capito il valore ed il potenziale che ci fosse dentro la mia scrittura. Come ho detto prima, la mia ossessiva ricerca mi ha portato ad una visione chiara che ha permesso a questo progetto di prendere una forma sempre più concreta fino ad arrivare alla mia prima uscita discografica – Sofisticata – con una direzione ben definita. Non è stato per niente semplice, mi sono rimboccato le maniche continuando a perfezionare la mia tecnica vocale, la mia penna e il mio approccio con i social per costruire questo progetto radicandolo con delle basi molto solide. Sto costruendo un rapporto molto genuino e reale con la mia fanbase perchè dietro all’artista che rappresenta questa realtà non c’è nessun personaggio se non la mia anima nella maniera più pura possibile. In questo momento sono consapevole di non volere puntare su una carriera a breve termine  ma di di voler lavorare ad un percorso destinato a crescere e durare nel tempo.

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?

Questa è una delle questioni a cui tengo di più. Io credo che la mia musica nasca dall’esigenza di colorare il mondo in cui mi ritrovo in questo momento perchè ho l’impressione che si stiano completamente sbiadendo le emozioni che proviamo, i gesti d’amore e il valore di ogni piccolo momento. Sofisticata, il mio primo brano uscito il 9 Gennaio, sottolinea proprio la bellezza di ogni singolo attimo che si vive in una relazione apprezzandone anche la sana gelosia che si crea tra due persone che si amano. Ho capito di aver bisogno di scrivere e cantare rivolgendomi a tutte le persone per raccontargli quanto sia bello vivere davvero, farlo appieno e sopratutto senza timore di sbagliare con la propria testa. Proprio per questo il mio pubblico penso che possa essere molto trasversale comprendendo le ultime generazioni fino ad arrivare a quelle molto più grandi della mia. Il messaggio è: “Godetevela, ma fatelo davvero!”. Ovviamente con la consapevolezza che ci saranno dei momenti difficili in questa vita, ma fa parte di questo viaggio e perciò bisogna imparare a godersi anche i “momenti no” per viversi in tranquillità ogni periodo dall’inizio alla fine. Faccio musica nella speranza di essere d’ispirazione a chi non ha ancora trovato una propria strada, un motivo per cui sorridere o semplicemente un posto in cui essere compreso.

Qual è la cosa che ami di più del fare musica?

Beh… forse ci sono fin troppi aspetti che mi fanno innamorare sempre di più della musica ma ce ne sono due in particolare che mi fanno totalmente impazzire! Per me il momento creativo è un qualcosa di etereo e magico perchè è come se riuscissi ad addentrarmi nei miei ricordi, le emozioni e le sensazioni che ho provato in determinate situazioni per poi uscirne con delle frasi tra le mani che diventano melodie, immagini, colori e a loro volta altre emozioni per chi ascolterà ciò che ho scritto. Ora che ci penso mi sembra davvero assurdo che riesca ad accadere tutto questo. L’altro aspetto incredibilmente affascinante, forse il mio preferito, è il momento live in cui riesco a connettermi con l’energia e l’anima delle persone che cantano con tutto il cuore un brano scritto da me oppure una cover reinterpretata nel mio stile. In quel contesto mi rendo davvero conto di quanto sia bello fare musica perchè ha il potere di unire tutti coloro che si sentono parte di un qualcosa che li rappresenti, creando una bolla in cui tutti possano sentirsi vivi e sopratutto se stessi.

BRING ME THE HORIZON: una data a luglio al Ferrara Summer Festival

A grandissima richiesta i BRING ME THE HORIZON tornano in Italia. La band di riferimento dell’alternative metal contemporaneo sarà in concerto il 2 luglio 2026 al Ferrara Summer Festival (Piazza Ariostea).
Insieme a loro ci saranno anche Malevolence, Thornhill e Dying Wish.

I biglietti saranno in vendita secondo le seguenti modalità:
– in prevendita tramite il sito della banddalle ore 15:00 di oggi 23 gennaio;
– tramite Metalitalia.com dalle ore 10:00 del 24 gennaio, non sarà necessaria la registrazione al sito;
– vendita generale su MC2Live.it e Vivaticket.com dalle ore 10:00 del 26 gennaio.

Radiofreccia è la radio ufficiale del concerto dei BRING ME THE HORIZON.
Metalitalia è media partner del concerto dei BRING ME THE HORIZON.

BRING ME THE HORIZON hanno recentemente annunciato “Bring Me The Horizon: L.I.V.E. in São Paulo (Live Immersive Virtual Experiment)”, che sarà proiettato nei cinema di tutto il mondo il 25 e il 28 marzo, con biglietti in vendita dall’11 febbraio alle ore 15.00 su bmth.live e nexostudios.it dall’11 febbraio. La band ha infine confermato l’uscita fisica e digitale di “L.I.V.E. in São Paulo” che sarà disponibile dal 10 aprile.

Dettagli
BRING ME THE HORIZON
+ Malevolence
+ Thornhill
+ Dying Wish
2 luglio 2026 – Ferrara Summer Festival, Ferrara Piazza Ariostea

LOSTATOBRADO: sabato 24 Gennaio la presentazione del nuovo album AHIMÈ al Locomotiv Club di Bologna.

LOSTATOBRADO

Ahimè

il nuovo album per Locomotiv Records

Ascoltalo qui: https://bfan.link/ahime

Ordina il vinile qui: https://inunostatobrado.bandcamp.com/album/ahim

Il disco sarà presentato per la prima volta in un concerto speciale

il 24 gennaio al Locomotiv Club a Bologna

Un viaggio personale e collettivo tra musica e immagini, per riabbracciare la nostra essenza e quella del mondo. Perché in fondo, l’unica cosa che davvero conta sul grande e caotico palcoscenico della vita è trovare il proprio ruolo da recitare, scoprire il proprio modo di vivere nel presente.

Anticipato dai singoli Tane e Cusnaé uscito venerdì 12 dicembre Ahimè, il nuovo album de LOSTATOBRADO per Locomotiv Records con il supporto del collettivo Ramaglie.

Ascoltalo qui: https://bfan.link/ahime

Il disco è disponibile in vinile dal 22 dicembre, qui il link: https://inunostatobrado.bandcamp.com/album/ahim

Inoltre LOSTATOBRADO presenterà il nuovo album per la prima volta dal vivo in un concerto speciale il 24 gennaio al Locomotiv Club a Bologna.

A un anno di distanza dall’esordio con Canzoni contro la ragione, la band composta dai musicisti e sound designer bolognesi Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra torna con un disco sperimentale e intenso, instabile e drammatico, attraversato da una costante tensione musicale ed emotiva.

Ahimè è espressione sonora e immaginifica del desiderio di riuscire a vivere nel qui e ora, riscoprendo quel contatto con noi stessi e con la natura che ci circonda, nonostante tutte le incoerenze, incognite e assurdità della contemporaneità. Un elogio alla bellezza della temporaneità della vita, perché è proprio lì che risiede la nostra unicità.

Ahimè è una reazione istintiva a questa realtà già di per sé molto più surreale di qualsiasi storia immaginataè un disco che prova a parlare di tutto, ma sarebbe meglio dire che non parla di niente afferma LOSTATOBRADO. Non importa quale significato questo album trasmetta all’ascoltatore, l’importante è che possa essere immagine ancora prima di essere suono. L’andirivieni del mondo, il su e giù del vivere, la magia dell’essere qua in questo momento.

Con sguardo lucido e disincantato, a tratti tragicomico, Ahimé racconta la realtà con la sua stessa voce e disegna un paesaggio sonoro stratificato, inquieto ed evocativo, grazie a quella che il gruppo definisce musica elettroacustica post-agricola: un’etichetta-non etichetta che vuole descrivere un sound originale e figlio del suo tempo, che si muove tra elettronica, sperimentazione e cantautorato, attraversato da suggestioni cinematografiche e ricco di campionamenti inediti.

Un amalgama sorprendente e suggestivo frutto di un lungo e meticoloso lavoro, in cui la tradizionale forma canzone si spinge oltre abbracciandone una nuova, inesplorata e libera, in cui riecheggiano le influenze di artisti internazionali come Radiohead, Bjork e Floating Points e italiani come CSI e Iosonouncane, arrivando fino alle colonne sonore di Ennio Morricone o Jerskin Fendrix. Ma Ahimé non si ferma qui, portando oltre la sua spericolata ricerca sonora: ecco quindi che all’impianto strumentale del trio (voci, sintetizzatori e chitarra baritona) si uniscono il suono di uno stormo di oche, il clacson di una Dacia in Islanda, il suono di una tammorra, la voce della mezzosoprano Isabella Gilli, l’ocarina, il Touch Theremin inventato da Gabriele Puddino, richiami da cacciatore e un organo mesotonico del 1551.

Infine l’album è frutto anche di un insieme di suggestioni indotte da immagini prodotte dall’intelligenza artificiale, sulla base di frasi che ne descrivono le canzoni: un lavoro quindi non solo da ascoltare ma anche da immaginare.

Con le sue otto tracce dalla struttura circolare, Ahimè ritrae un mondo allo scompiglio, una caotica messa in scena in cui ognuno sceglie le proprie maschere per recitare le proprie parti. Ecco perché la cover dell’album si ispira al lavoro del Maggio Drammatico dell’Appennino Tosco-Emiliano (la foto infatti ritrae la band e altre persone con i costumi teatrali): una rappresentazione dagli innumerevoli piani di lettura attraverso un teatro di matrice fortemente popolare dove amore, coraggio, guerra, pace, dolore, gioia, potere e perdita vengono cantate e declamate in ogni scena, esemplare metafora di un mondo in cui il tempo passa e le cose cambiano per non cambiare mai.

Ahimé è anche il titolo di un film del 1983 girato con la collaborazione di pazienti psichiatrici ed infermieri da Claudio Oleari e Benedetto Valdesalici. Un tentativo di dare una risposta a tutte le domande dell’esistenza, proprio come vuole fare l’album de LOSTATOBRADO. Un esperimento disperato, ambizioso, complesso, in cui è impossibile trarre conclusioni definitive o universali. Proprio per questo, più che mai necessario.

SCHEDA DISCO

A risvegliare il torpore delle coscienze è la prima traccia nonché primo singolo Tane, con il suo lamento disperato, le sue sonorità cupe e sporche e il suo incedere irrequieto e funereo: un invito a vivere il presente e a non fuggire, a non farsi sopraffare dal chiassoso turbinio della mente che tira verso sé incagliandosi nel passato e gettandosi nel futuro. La segue Auguriironico titolo della focus track dell’album, a cui fa successivamente eco il brano strumentale (Ancora) auguri: quando iltempo lineare (passato, presente e futuro) si (con)fonde con quello personale (storia privata, familiare e del mondo) si rischia di perderne i confini, ma forse sta nell’accettarlo e nel viverlo ognuno nel proprio miglior modo possibile. Illusioni e speranze invece si alternano in Chiome, che prova a suggellare il labile confine tra il mondo dei sogni e la realtà che spesso sembrano fondersi l’uno con l’altro fino ad assumere i contorni di una costante pubblicità (Offerte di nuvole/ nei sogni mi appaiono/ Poiane sui residence/ Le onde di questa corrente Che scivola continuamente/ E adesso la pubblicità). La natura torna come visione e suggestione nelle parole di Sveno, un piccolo ritratto-poema bucolico scritto dal poeta muratore nonché interprete Sveno Notari (1930-2012), le cui parole descrivono la fine di una lunga giornata di lavoro e come il tramonto ritempra e conforta l’animo. Una poesia che crea un ponte con Pergole, il brano successivo, in cui LOSTATOBRADO mette in musica queste suggestioni  l’avvolgente luce del tramonto è incarnata dalla voce della mezzosoprano Isabella Gilli – e sancisce l’inizio della seconda parte dell’album. Alla distensione sia sonora che visiva della ballata elettro acustica Pergole, che invita a accogliere ogni momento della vita, da quelli di gioia, agli amori fino ai lutti, segue la title track Ahimè che emerge con il suo ritmo funebre intenso e incalzante: è la rappresentazione sonora del dolore e della fine della vita ovvero la morte. Un brano che cresce fino ad esplodere in un urlo, in cui i battiti aumentano sempre di più fino a cancellare la musica che si sgretola e si disintegra, lasciando così spazio al vuoto, al nulla e al silenzio. Lo stesso silenzio e quiete che si ritrova in Cusna, traccia conclusiva dell’album, in cui l’anima si reincarna nella natura. Un brano dal soffio etereo ed essenziale, avvolgente e dalle tinte calde, che prende il nome da una delle cime dell’Appennino Tosco-Emiliano. Non una semplice canzone, ma un vero e proprio quadro sonoro in cui compare anche uno storico organo mesotonico a canne del 1551 di Onofrio Zeffirini.

TRACKLIST

  1. Tane
  2. Auguri
  3. Chiome
  4. (Ancora) Auguri
  5. Sveno
  6. Ahimè
  7. Cusna

CREDITI

Registrato, prodotto e mixato presso Atra studio di Bologna, masterizzato presso Saff Mastering Studio di Chicago nel 2025

Autore testi: Alessio Vanni

Hanno suonato:

Alessio Vanni (voce, synth, campionamenti, batteria, organo, percussioni, produzione, arrangiamento, missaggio).

Lorenzo Valdesalici (voce, chitarra baritona, chitarra acustica, elettronica, campionamenti, ocarina, richiami da cacciatore, tromba, kazoo, percussioni, produzione, arrangiamento)

Lorenzo Marra (elettronica, campionamenti, pianoforte, produzione, arrangiamento)

Con la partecipazione di:

Isabella Gilli (voce lirica in “Pergole”)

Giacomo Parmeggiani (urla in “Ahimè”)

Sveno Notari (voce in “Sveno” e autore della poesia recitata dal titolo “Concetto della mia giornata”, pubblicata nella raccolta “Ed ecco un murator su un foglio chino” nel 2013 grazie a Laura Artioli e Benedetto Valdesalici. Sveno Notari è stato un poeta muratore, musicista e maggerino, nato a Marmoreto nel 1930)

Il progetto riceve il sostegno della Regione Emilia-Romagna nell’ambito della legge musica L.R. 2/2018.

BIO

LOSTATOBRADO sono tutti e, al contempo, nessuno. LOSTATOBRADO sono un canto corale, i suoni del mondo e il silenzio assoluto. Ma LOSTATOBRADO è soprattutto un collettivo di musica elettronica sperimentale “post-agricola” nato nel 2023 dall’incontro delle voci, delle idee e delle parole dei tre sound designer e compositori per il cinema Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra. La loro musica è fatta per immagini, ispirandosi trasversalmente dal mondo del cinema, in particolare dalle colonne sonore di artisti come Ennio Morricone, per unirsi al cantautorato italiano (CSI, Verdena, Iosonouncane) e sonorità straniere di artisti come Bjork, Thom Yorke e molti altri. Nel 2024 pubblicano il loro album d’esordio “Canzoni contro la ragione” recensito da Blow Up, Rockit e da Rumore classificandolo come disco del mese di luglio. Hanno collaborato con diverse associazioni di cinema (“Nuvo”, “Shado”, “Braquage”, “Tristefilm festival”) per cui hanno realizzato sonorizzazioni live e partecipato al “Festival della lentezza” di Parma con uno spettacolo dedicato a George Méliès. Nello stesso anno ricevono il premio speciale Rockit del concorso musicale “Musica da Bere”, vincono il concorso “Blender” organizzato da Locomotiv Bologna aggiudicandosi il supporto alla produzione da parte di Emilia Romagna Music Commission e Locomotiv Records, e a dicembre ricevono il premio “MITA” allo storico concorso Rockcontest di Firenze. Tane è il primo singolo estratto dal nuovo album della band Ahimè in uscita a dicembre per Locomotiv Records e il supporto di Ramaglie, un collettivo di autoproduzione che raccoglie numerose persone e professionalità artistiche: Cusna, uscita il 21 novembre, è il secondo singolo estratto che ne anticipa la pubblicazione il 12 dicembre, sempre per Locomotiv Records.

Secret Love

A volte succede. Non importa che sia una donna o un uomo o che abbia un genere, una forma, una identità. Una questione di prossemica, charme e presenza scenica. Diamogli un nome neutro, neutrissimo: Cosu, direttamente dalla quarta declinazione.
Cosu entra in una stanza e i tuoi occhi non si staccano più da quella figura. Cosu è annoiato, forse no. È stanco, o forse sta pensando. Indolente? Però sotto, attorno, c’è un qualcosa che lo illumina. Saranno quelle chitarre che sento mentre lo ascolto parlare. Cosu è ipnotico. Parla per immagini, dipinge con la voce e sembra cantare quando non dovrebbe e parla cedendo il passo alla musica in sottofondo, quando tutti pensano dovrebbe intonare almeno mezza nota. No. Cosu è immateriale, ma della realtà ci regala piccoli racconti, mentre stiamo lì, a fissare la sua figura dietro a un microfono e a godere di riff di rara eleganza. 

I Dry Cleaning lo hanno fatto di nuovo, hanno registrato un disco belissimo. Il terzo, per la precisione. Tre sono anche i luoghi dove hanno registrato l’album: a Dublino con la Gilla Band, poi a casa dei Wilco a Chicago, con tanto di incursione sonora di Jeff Tweedy in un pezzo, e infine nella valle della Loira, a cucire, tagliare e impacchettare tutto, sotto l’occhio vigile di Cate Le Bon. 

Il prodotto finale è un Dry Cleaning al cubo, un lavoro corale in cui tutti i pezzi portano la firma dei quattro membri della band: Florence Shaw, Tom Dowse, Nick Buxton, Lewis Maynard. Lo stile è coerente con i lavori precedenti, uno spoken word elegantemente accompagnato da ritmi ipnotici e chitarre che spaziano tra generi diversi. 

I testi sono la chiave, essendo un album decisamente più parlato che cantato, e il punto è che sia la scelta di stile sia il significato hanno pari importanza. Quello che dice, come lo dice, potrebbe avere solo questa forma. Chitarre che si perdono tra riff, ripetizioni e ossessioni, mentre la Shaw sembra passeggiare nei ricordi, nelle impressioni di una piovosa giornata londinese, a caccia di scorci, personaggi, segmenti di frasi rapite. Il flusso è postmoderno, multimediale, sembra una fotografia musicata di un vagone della metro. E il flusso è un gioco tra il pensiero e l’input esterno che lo ha attivato, è un continuo scambio di significato con il percepito. È semiotica da passeggio. È un Calderón de la Barca moderno, stessi dubbi ma con un iPhone in tasca a rassicurarlo. O a inquietarlo, depende.

The objects outside the head control the mind, prima traccia. Nelle recensioni passate dei lavori dei Dry Cleaning, spesso veniva evocata la metafora delle briciole di pane di Pollicino. Io ci vedo più un gioco con l’ascoltatore, come i glitch di Matrix. Come i déjà vu, come quei pensieri che sembrano esplodere in una nuvola di poliuretano espanso e poi ti accorgi che sono passati appena due secondi. Mondi effimeri lunghi tre respiri, e qualche nota.
Così la tracklist diventa una carrellata di impressioni e di maschere, come nella seconda canzone, Cruise Ship Designer che disegna i confini comici entro cui deve muoversi un autoproclamato maschio alfa. Mentre si analizza, in un flusso di coscienza piuttosto contorto, il ruolo tra essere donna e le pulizie di casa nel pezzo successivo, My Soul/Half Pint. Qui si potrebbe parlare di rapporto tra igiene mentale e quella del bagno, ma è con l’ironia che la band disarma il pensiero che genera ansia: “Maybe it’s time for men to clean for like, 500 years”. Et voilà.
L’ apoteosi del flusso arriva in Let Me Grow and You’ll See the Fruit, che sembra descrivere l’ansia di una giornata casalinga (contro il tedio domenicale), ma finisce con l’esplodere in ansie, di vita e di relazioni. E potrebbe essere sia un ragionamento lungo due isolati così come un pensiero sufficiente a coprire una tazza di nespresso che si riempie.
Blood è un testo schizofrenico, c’è un po’ di American Psycho e qualcosa color pastello. Una frizione perfetta, un’ansia che sale, che non esplode, mai. 
E poi ci sono pezzi come Evil Evil Idiot in cui pensi che la reazione di Maillard (quella della crosticina dei cibi abbrustoliti o rosolati) sia un’altra fine metafora. E invece no. I riff cupi di sottofondo sottolineano, per altro, il dissenso sull’uso della plastica in cucina. O io mi sono perso un passaggio o in questo pezzo si parla veramente di cucina e cancro. Ma chi di noi non ha pensato di uccidere il partner quando, dopo aver rosolato un lato di un filetto, provvede a girarlo usando una oscena paletta di plastica?
Siamo nella pancia del disco. I ritmi salgono in Rocks, pezzo stupendo, anche se, di nuovo, il testo è un flusso di pensieri che può solo essere accolto come una sequenza di pensieri casuali. Ricordi. Promemoria. Considerazioni, mentre il flusso di note che vira verso il surf rock psichedelico ci fa ondeggiare. Cosu sta vincendo ogni nostra resistenza, ogni parvenza di razionalità. Siamo in ginocchio quando arriva The Cute Things, ipnotizzati dagli elenchi numerati di Florence, che qui azzarda quasi un canto. E siamo definitivamente vinti, succubi.
I Need You sembra una dichiarazione d’amore, al massimo di intenti, ma quando il testo arriva a un ermetico “Pelican dreams” ho forse temuto di abbandonare il cimento di comprendere qualcosa. Ripeto, cari Dry Cleaning, avete vinto, ho capito la vostra missione, mi arrendo. Poi scopro di un documentario intitolato Pelican Dreams. E che il pellicano è figura cristologica. Però, così mi sembra di tornare ai tempi di filologia moderna, anche se con le cuffie.
Infine arriva la più “drycleaniana” delle tracce che chiude l’album, in una elegia finale di intenti che cozzano col mondo, di gioia opposta a crudissima realtà. E del resto il disco è frizione di parole tra di loro, di testi vs. musica, di attitudine vs. significati, di assenza vs. presenza, di note vs. parlato. Ma questa continua lotta interna ha come prodotto finale non un pastiche post-qualcosa, produce eleganza. Una vellutata, intelligente e ammaliante eleganza. 

Cosu passeggia nella mia mente, ha una voce, un’andatura, ha una capacità narrativa importante e, soprattutto, delle chitarre che devo risentire presto, molto presto. 

VEZ5_2025: Luca Ortolani

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Turnstile Never Enough

Una band passata in sordina per qualche anno, ora sta vivendo il suo momento di hype, meritatissimo.
Un disco solido dove la loro vena più hardcore viene addolcita da influenze dream pop.
I fan dell’hardcore saranno rimasti sicuramente delusi, io invece li sto amando sempre di più, disco dopo disco.

Traccia da non perdere: I Care

Rosalìa Lux

“Rosalìa? Ma dai, ma che cavolo di musica ascoltate?”
Questo ero io fino all’uscita di questo album. Poi una sera mi sono ritrovato a sedere sul divano ad emozionarmi al solo ascolto della sua voce. Ed ora sto aspettando di comprare il biglietto per la sua data di Milano del 2026.
La vita, e la musica, non smetterà mai di stupirmi.

Traccia da non perdere: Divinize

Landmvrks The Darkest Place I’ve Ever Been

Dopo averli visti e fotografati live diversi anni fa li ho riscoperti questo maggio durante il loro concerto di Milano. Questo album è stato amore al primo ascolto.
Sono soft e hard allo stesso tempo, e mescolano generi con una naturalezza disarmante. Piccolo gioiello del 2025.

Traccia da non perdere: Deep Inferno

Machine Gun Kelly Lost Americana

Dopo il rap dei primi album e il punk-rock degli ultimi due, MGK ha sfornato un album che si fa fatica a catalogare in un unico genere. Anticipato da qualche singolo piacione e super radiofonico, questo album è stato la colonna sonora della seconda parte della mia estate 2025. 

Traccia da non perdere: Indigo 

Architects The Sky, The Earth & All Between

Dai ci manca solo che devo pure scrivere qualcosa sugli Architects…non mi fate innervosire. Se non li conoscete, andate a studiare. Premete play e godetevi la voce di Sam Carter.

Traccia da non perdere: Curse

VEZ5_2025: Francesca Garattoni

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Deftones Private Music

Hanno ancora senso i Deftones nel 2025? Si. Maledettamente si. A parte il fatto che dal vivo sono più carichi di vent’anni fa, questo disco li ha riportati agli antichi fasti senza però il trito e ritrito di chi riscalda la minestra. Private Music è indiscutibilmente un disco dei Deftones, ma i Deftones del 2025 si sono evoluti e sono diventati un’esplosione di connessioni neurali che ti portano a fluttuare nello spazio infinito.

Traccia da non perdere: infinite source

Ed Harcourt Orphic

C’è di tutto in questo disco, un po’ come nelle Bertie Bott’s Every-Flavour Beans di Harry Potter, ma solo quelle ai gusti buoni. C’è sapore di Elliott Smith, The Dear Hunter, Dead Science e perfino un po’ di The Bear that Wasn’t, ma a tenere insieme il tutto è il genio di Ed Harcourt, sfavillante musicista dallo sfaccettato talento che fa musica per scaldare i cuori.

Traccia da non perdere: Winter’s Sigh

Alan Sparhawk & Trampled by Turtles Alan Sparhawk with Trampled by Turtles

Continua il percorso salvifico di Alan Sparhawk, che dalla dipartita dell’amata Mimi mette una nota dopo l’altra fino a costruire questo meraviglioso disco, profondo e toccante.

Traccia da non perdere: Not Broken

Matt Berninger Get Sunk

Secondo capitolo da solista per Matt Berninger e il nostro conferma che la sua identità oltre a The National è chiara e ben definita. Bravo Matt.

Traccia da non perdere: Frozen Oranges

The Veils Asphodels

Finn Andrews, ritrovarti è sempre un piacere.

Traccia da non perdere: Mortal Wound

VEZ5_2025: Giacomo Sacchetti

Ed arriva, come di consueto, il momento di fermarsi e guardarsi indietro; non troppo, fino a gennaio. Inizia infatti il sempre più difficile lavoro di ripercorrere a ritroso questi quasi dodici mesi in musica, dove cercare di far saltar fuori quella manciata di dischi che credi abbiano dimostrato di avere quel qualcosa in più degli altri, un quid, una scintilla, un motivo per il quale chiunque stia leggendo dovrebbe prendersi la briga di premere play. Dischi che sono usciti a febbraio e che ti sembrano vecchi di anni, dischi che avevi rimosso totalmente nonostante al primo ascolto, il giorno dell’uscita, ti avevano fatto esclamare “ah questo sicuro disco dell’anno per me”, dischi che con gli ascolti sono cresciuti, dischi che andrebbero menzionati solamente per meriti-acquisiti-sul-campo-negli-anni da parte dell’autore. Tra scelte obbligate e rinunce dolorose, ecco (almeno) cinque motivi per i quali anche il 2025 non ha tradito le attese.

Billy Woods Golliwog

Mi piace tutto di questo disco. Dal punto di vista strumentale, è una boccata d’aria fresca, per le invenzioni, le citazioni, i riferimenti. Da quello testuale, è molto politico. L’outro della prima canzone è un estratto dal libro per bambini di Florence K. Upton del 1895 The Adventures of two Dutch Dolls and a Golliwogg. Un Golliwogg è una caricatura dei neri, offensiva, stereotipata, spesso disegnata con le zampe al posto delle mani e dei piedi, la faccia nerissima, labbra grosse, occhi spalancati e un grumo di capelli lunghi e ingestibili. Il disco è un racconto oscuro su razzismo, potere, vendetta, guerra e tanto altro, con tante di quelle idee che basterebbero per fare un altro disco ancora. Impossibile batterlo.

Traccia da non perdere: Born Alone

Alan Sparhawk & Trampled by Turtles Alan Sparhawk with Trampled by Turtles

“Una sera, dopo ore di macchina, ci siamo fermati in albergo per la notte. Dopo cena sono sceso nella hall per andare a fumare e sull’ingresso ho incontrato un signore che teneva in mano un machete. Mi sono avvicinato, non troppo, e mi ha detto ‘Il mondo è un posto duro, bisogna difendersi’. Poi ha girato i tacchi ed è andato via, incontro al buio della notte. Questo è il mondo. Aveva ragione. Vivere In una casa infestata mi ha insegnato che non si dimentica mai veramente. Che tutto rimane latente, sia la luce che l’ombra. Se dovete scegliere tra oscurità e luce, per quanto sia attraente e facile l’oscurità, scegliete la luce. Squarciate il buio con un machete, tirategli fuori le viscere e liberatevene”. Questo è quello che ha detto Alan Sparhawk al concerto al Locomotiv, quest’estate. Credo sia anche il tema di Alan Sparhawk with Trumpled by Turtles. Sarà perchè sto invecchiando, ma è un po’ di tempo che mi piacciono le cose che ti esortano a trovare un rifugio da te stesso.

Traccia da non perdere: Not Broken

Claire Rousay A little death

Daniel Johnston, Rachel’s, Les Revenants dei Mogwai. Questo disco li ricorda nelle atmosfere, nella sensazione di essere al buio ma non essere soli. Capire che l’ignoto riguarda tutti e ognuno lo affronta come può. Amo i pezzi con la chitarra, mi sparano nell’universo e mi rendono felice di ascoltare musica. Non è come ascoltare Salt di Angie McMahon, là siamo più sul disperato. E non è come i Silver Jews, là c’è più ironia. Ma mi sento di dire che sono esterrefatto allo stesso modo. Qui nessuna disperazione (no dai, forse un pochetto sì) e nessuna ironia, la musica procede e ogni armonia, ogni stacco, pausa o nuovo rumore ti proiettano dentro la pellicola di un film. È una bella sensazione.

Traccia da non perdere: Somewhat Burdensome

Black Eyes Hostile Design

Le ritmiche di questo disco secondo me sono proprio divertenti, passerei volentieri un giorno intero a seguire la batteria muovendo la testa, perchè la ripetitività mi dà gusto. In questo momento la ripetitività non è tanto in voga, visto che molti album di successo contengono una varietà enorme di cose: nello stesso disco si trovano moltissimi generi, e questa pare essere spesso l’idea più importante dei dischi stessi. In Hostile Design si trova un genere solo, un incrocio pazzesco tra The Ex e Beastie Boys. Eccezionale.

Traccia da non perdere: Break A Leg

Horsegirl Phonetics On and On

Una sera ero a un concerto, c’era la batterista che sembrava faticare ad arrivare ai tamburi per picchiare con la forza giusta. Allora ci dava ancora più forte, ci metteva tutta l’energia che aveva in corpo e alla fine faceva meglio di tutti. È in assoluto la miglior batterista che io abbia visto suonare dal vivo. Come le Horsegirl. Hanno il loro stile e il loro ritmo ma suonano da dio. Le ho viste dal vivo quest’anno. Molto bello. Mentre le ascolto ho come la sensazione che abbiano il timore di non riuscire, per questo spingono più di tutti gli altri, ci danno più di tutti gli altri, e riescono meglio di tutti gli altri. Non mollano un attimo e la tensione rimane sempre alta. Questa cosa si sente sia in concerto sia su disco. Le canzoni di Phonetics On and On ricordano Velvet Underground, The Raincoats, The Go-Between, i Television di Marquee Moon, ma non sono prive di originalità, al contrario sono divertenti e timide e queste due cose insieme, bilanciate, le rendono esplosive. Se chiudi gli occhi mentre le ascolti vedi la pista da ballo piena. In effetti, il concerto era imballato e tutti ballavano. Mi pare un bel risultato.

Traccia da non perdere: Frontrunner

Honorable Mentions

Lemonheads Love Chants
Dal vivo, se beveva un po’ di più, era un incapace. Su disco non pubblicava materiale originale dal 2006 e quello che pubblicava veniva liquidato male e velocemente. Adesso che è tornato con un disco nuovo, ha rimesso tutti in riga.

I Canzonieri All Creature
Mi piace il modo in cui suoni e motivi antichi vengono rispolverati e riutilizzati per creare musica contemporanea. Il risultato è incantevole.  

Preservation & Gabe Sortilege
Lontano anni luce da spacconaggine e machismo. Tanto polveroso e profondo nel suono da diventare viscerale.

Sanam Sametou Sawtan
Tostissima confluenza di musicalità araba, post rock e elettronica. Con un tocco di jazz, per chi vuole fare ancor più seriamente.

Greg Freeman Burnover
Disco completamente privo di grinta, il ritmo è dato solo dalla bellezza delle canzoni. Estasi estetica.

Giacomo Sacchetti lavora a Santarcangelo di Romagna nella libreria The Book Room. Al suo interno cura The Record Room, lo spazio dedicato ai dischi e alla musica. A volte scrive su Neuroni.blog.