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The Vaccines @ Fabrique

The Vaccines @ Fabrique

| Gianluca Maggi

Milano, 24 Aprile 2026

“Se non avessi sentito il rock’n’roll alla radio,
non mi sarei mai accorto che c’era vita su questo pianeta”
Lou Reed

“He would never understand the world,
but he would always love this music”
Jonathan Coe, The Rotters’ Club

Ed eccomi a scrivere un altro articolo. E pensare che sono partito alla volta di Milano con il mio biglietto giallo, senza accredito stampa e senza alcuna intenzione di recensire il concerto de The Vaccines. Per completezza di informazioni, sono partito stanco e controvoglia alla volta di Milano, provato dalle fatiche di un’età adulta alla quale devo ancora fare l’abitudine, con le uniche consolazioni che non avrei faticato a trovare parcheggio (ce n’è uno comodissimo proprio davanti al Fabrique) e che la serata sarebbe durata poco e sarei dunque tornato a casa presto.
Poi però è iniziato il concerto. Il sangue che ribolle nelle vene, l’adrenalina che sale, la stanchezza che abbandona il corpo, le gambe che iniziano a muoversi. Il rock and roll. Il rock and roll che colpisce in faccia, che ti dà un pugno in testa come Kafka e che ti sveglia dal torpore. Sono uscito dal Fabrique come si esce dalla doccia alla fine di una lunga giornata, pronto a prendere la prima uscita dell’autostrada per andare ad un altro concerto e con una recensione in testa, senza la pretesa che importi a qualcuno ma con una gran voglia di scriverla. E dunque, come si diceva, eccomi a scrivere un altro articolo. 

Un po’ di contesto. Nel 2011 esce What Did You Expect From the Vaccines?, ovvero il primo album della band londinese trascinato dal singolo All In White, del quale gira su Virgin Radio TV un inquietante e accattivante (non so dire se più inquietante o accattivante) videoclip che cattura immediatamente l’attenzione di mio papà, che compra il disco, che entra così nella vita del quindicenne, infaticabile me. Ora, appare evidente che siano passati quindici anni esatti dalla pubblicazione del disco, per festeggiare i quali i Vaccines hanno deciso di organizzare un tour celebrativo in ossequio alla moda del momento. Benché io deplori questa tendenza, bisogna dire che Justin Young & co. hanno fatto proprio bene perché What Did You Expect From The Vaccines? è veramente un grande album. Anzi, mi sbilancio e dico che è un classico contemporaneo, che è stato un vero piacere ascoltare per intero.

Entriamo nel vivo. Il gruppo sale sul palco alle 20:45 spaccate (un dettaglio che il mio alter ego non ancora rinvigorito dalla musica apprezza perché lo proietta a letto entro mezzanotte) sulle note di Do You Remember Rock and Roll Radio? dei Ramones, il cui spirito rivive nei Vaccines che suonano undici canzoni (più una) in poco più di mezz’ora in una scenografia rossa, bianca e nera (strumenti inclusi) che sembra sia stata ereditata da Jack White mentreJustin Young, muovendosicome il tenente Frank Drebin con un ciuffo di presleyana memoria, chiama tutti i finali sbracciandosi. Le canzoni, a differenza mia, non sentono il peso del tempo: con il suo alone magico di mistero All In White, tra accelerazioni improvvise e rallentamenti malinconici, tra atmosfere pixiesiane e batterie dei The Jesus and Mary Chain, fa cadere tutti in una trance ipnotica dalla quale si riemerge immediatamente con la velocissima If You Wanna, che è impossibile non cantare. I brani si susseguono così, tra cori, testi criptici e tamburelli sul punto di frantumarsi, fino alla bellissima chiusura pianistica con Somebody Else’s Child, la ghost track dell’album che sancisce la fine della prima parte dello spettacolo. 

Nel “secondo tempo” i Vaccines propongono una selezioni di pezzi pescati dai dischi successivi al primo e uno, ancora inedito e presentato in anteprima, che farà parte del prossimo lavoro in studio, il settimo, in uscita nel 2026. Forse la seconda metà del concerto non è all’altezza della prima (anche se Teenage Icon, I Can’t Quit e la versione dylaniana di No Hope sono davvero notevoli) ma poco importa: il gruppo suona sul serio, senza sosta, senza fronzoli, senza inutili video e senza coreografie, facendo cantare e divertire tutto il pubblico (me compreso) e dimostrando come non serva per forza musica di merda per ballare. “It’s only rock and roll but I like it”. 

P.S.: Se non siete riusciti a comprare i biglietti per il concerto degli Strokes, come me, potete andare a sentire i Vaccines senza pentirvene (e senza mille, irritanti prevendite). 

In copertina: foto d’archivio