Alla costante ricerca della verità. Cercarla senza aspettarsi nulla in cambio. Regalare un affetto, una carezza, soprattutto a sè stessi. Avere la forza di continuare in direzione ostinata e contraria, per inciampare e rialzarsi subito dopo. Con le ginocchia sbucciate, i polsi che fanno male, le mani che bruciano.
Che la verità sia nella perseveranza? Guardare ovunque, oltre ogni orizzonte, per capirsi senza nemmeno doversi guardare negli occhi. Essere pubblico e parte di qualcosa. Resistere insieme agli incroci fra destino e disgrazia. Prendersi cura è un atto innaturale, disumano e distopico, soprattutto in un’ottica altruista.
La troviamo quando suoniamo? Quando scriviamo per noi e per gli altri? Quando restiamo sotto un palco a ballare tutta la notte, consumando le corde vocali soltanto per sentirci vivi, nella speranza che anche gli altri ci vedano una scintilla sola di quello che vediamo noi. Per inciampare insieme e dimostrare che non è nulla di grave.
“A volte non rimane nessuno a dirti la verità”, citando i Less Than Jake, che suonano la stessa notte de The Suicide Machines, A Wilhelm Scream e dei Lillians. Forse la soluzione sta nell’incrocio di sguardi con persone che cercano la stessa verità, che vivono la stessa appartenenza sotto lo stesso suono, le stesse casse, la stessa sabbia. Forse è sparsa lì, fra sei corde, due bacchette e un microfono. Non lo so, ma se un giorno smettessimo di cercarla, chiamate aiuto.
Riccardo Rinaldini