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Mac DeMarco @ Sequoie Music Park

Location

Parco Delle Caserme Rosse (Bologna)

Data

27/06/2026

Foto di

Giorgia Zamboni

Se esistesse un campionato mondiale della nonchalance, Mac DeMarco probabilmente lo vincerebbe presentandosi in ciabatte, con una chitarra mezzo scordata e l’aria di chi ha sbagliato indirizzo. Dietro quell’atteggiamento da eterno svogliato, però, si nasconde uno degli artisti che più hanno influenzato il lo-fi e l’indie rock degli ultimi quindici anni: un autore capace di trasformare melodie sghembe, chitarre dal suono slacker e un pop psichedelico intriso di malinconia in una cifra stilistica immediatamente riconoscibile. Canzoni che sembrano nate per riempire un pomeriggio senza programmi e che, puntualmente, finiscono per restare in testa. Era dal 2013, dallo storico – e ormai quasi mitologico – concerto al Covo Club, che DeMarco non tornava a Bologna. Questa volta il salotto dell’indie lascia spazio al prato del Sequoie Music Park, ma il protagonista è rimasto identico: uno che sembra salito sul palco per caso e che, già che c’è, decide di divertirsi più di tutti.

La scaletta trova il giusto equilibrio tra passato e presente. Da una parte i brani che lo hanno consacrato, come Salad Days, This Old Dog e l’immancabile Chamber of Reflection; dall’altra le canzoni del nuovo album Guitar, tra cui Sweeter e Phantom. Un’alternanza naturale, che evita l’effetto greatest hits e restituisce il ritratto di un artista ancora curioso del proprio percorso. Per il gran finale arriva una delicata cover di Human Nature di Michael Jackson: tra un falsetto e l’altro, DeMarco si cimenta anche in una personalissima imitazione dei celebri passi del Re del Pop, con risultati decisamente più entusiasti che precisi. Poi c’è il personaggio. Più che un frontman, un cartone animato armato di chitarra. Corre da una parte all’altra del palco, salta, prova improbabili verticali, si contorce, si rialza come se la forza di gravità fosse poco più di un suggerimento. Tra un brano e l’altro ringrazia il pubblico una quantità industriale di volte, ma lo fa con vocine stridule e improbabili che trasformano ogni “Thank You” in una gag. Alla fine nessuno capisce più se stia prendendo in giro il pubblico o se stesso. Forse entrambe le cose.

Il pubblico, naturalmente, lo segue ovunque. Canta ogni ritornello, ride a ogni siparietto e si lascia trascinare in quella dimensione in cui l’indie smette, finalmente, di prendersi troppo sul serio. Ed è proprio qui che sta il segreto di Mac DeMarco: riuscire a essere un musicista raffinatissimo senza mai smettere di sembrare quello meno interessato a dimostrarlo. Alla fine del concerto resta il dubbio più grande: DeMarco è davvero il tipo più rilassato del pianeta o è semplicemente un genio della recitazione? In fondo cambia poco. Per due ore ha fatto sembrare perfettamente normale che un uomo con i baffetti, una chitarra e qualche passo di danza improbabile potesse mettere d’accordo nostalgici, hipster e curiosi. E, a giudicare dagli applausi, forse il vero talento non è suonare così bene, ma convincere tutti che farlo sembri la cosa più facile del mondo.

Alessandra D’aloise