Ventagli, birrette e vestiti dai colori accesi. Il tramonto intensifica i suoi colori e ognuno di noi prende posto fra il prato e il pit del Sequoie Music Park. Io faccio eccezione: la birretta a quasi 8 euro è inaccettabile, ovunque, ma soprattutto a Bologna. Ne spendo più del doppio per un cappellino delizioso al merch, ma questo mi rimane ed è firmato Nu Genea. Qui al Parco delle Caserme Rosse contrastiamo fino alle 21:30 la calda umidità della pianura emiliana e un filo di brezza sembra venire in soccorso nel momento più critico.
Il concerto è curato da Estragon Club e da Gemini Festival, i quali si sono occupati con impegno ed efficienza di recuperare la data prevista per il 1° luglio, annullata all’ultimo a causa del maltempo. Inizialmente ho avuto l’impressione che il cambio-data e la sovrapposizione con la finale dei mondiali Spagna-Argentina avessero scoraggiato il pubblico, dato che alle 20:30 il prato era ancora abbastanza vuoto. Poi, in poco tempo, siamo diventati un mare di teste danzanti senza fine.
I Nu Genea, nella loro formazione full band estesa, sono accolti da boati di entusiasmo: un ensemble di 10 figure fra musicisti e cantanti pronti a dare al via al rito pagano, solare e travolgente che li contraddistingue. Il duo napoletano formato da Massimo Di Lena e Lucio Aquilina guida il gruppo con carisma: sono i primi partecipanti della festa che mettono in scena. Massimo saluta Bologna commentando “Oggi non c’è pioggia!”, segue una risata generale. Percussioni ipnotiche di Federico Romeo, sax di Sergio di Leo, basso pulsante di Roberto Badoglio e l’eccezionale sezione vocale formata dalla presenza ormai consolidata di Giulia Olivieri – collega di Fabiana Martone altra voce storica presente anche in questo album – e di Kamira, protagoniste della resa live dell’ultimo lavoro People of the Moon uscito su tutte le piattaforme il 1° maggio di quest’anno. In particolare, Kamira, giovane cantante dalla formazione soul e jazz, sostituisce in una performance più che apprezzata la voce di Maria Josè Llergo in Acelera.
L’intento è sempre quello di utilizzare la lingua napoletana come ritmo, alternando melodie, questa volta più spagnole e latine, con sonorità disco-funk. É la Napoli degli anni ’70 che supera le colonne d’Ercole, conquista la penisola iberica e diffonde la club culture europea. Questo respiro internazionale, queste influenze multiculturali sono da sempre la firma dei Nu Genea e con People of the Moon si allarga ulteriormente il confine. Una boccata d’aria fresca in questo periodo storico, in cui abbiamo sentito troppo spesso la parola “remigrazione”, in cui lo straniero è percepito ancora così diverso e lontano. L’integrazione musicale proposta dai Nu Genea è un atto politico e una moltiplicazione di bellezza.
Non manca il richiamo alle atmosfere avvolgenti di Bar Mediterraneo nella setlist: l’omonima traccia, la brezza marina di Marechià, i ritmi tribali di Vesuvio, i synth inconfondibili di Tienaté. La gente canta a memoria versi in dialetto con una disinvoltura disarmante. Ci sono anche ben pochi cellulari alzati rispetto alle schiere a cui siamo abituati: l’intenzione è quella di ballare, usare il corpo e lasciarsi trasportare.
Il pubblico sembra aver amato molto anche questo ultimo disco. Carè e Sciallà sono accolte come due inni, sono le vere hit del disco, tutti ballano e cantano a pieni polmoni, dal più al diversamente giovane, non è possibile stare fermi. Si chiude con la danza finale della title track People of the Moon. Nessuno sembra stanco dopo un’ora e mezza di movimento. Nessuno vuole che la festa finisca.
Torno a casa leggera e felice. Li avevo già visti all’Estragon in inverno, ma i Nu Genea sono estate, sono da festival all’aperto. Cari lettori, i Nu Genea non possono ridursi ad una mera colonna sonora delle vostre storie Instagram al mare col filtro vintage, ma vanno provati sulla pelle.
Lucia Rosso
Setlist
Ma tu che bbuò
Carè
Disco Sole
Marechià
Puleza
Sciallà
Vesuvio
Acelera
Celavì
Parev’ ajere
Onenon
Ondas do mar
Bar Mediterraneo
Tienatè
Je Vulesse
Ddoje Facce
People of the Moon