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Battles @ Largo Venue

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• Battles •

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Largo Venue (Roma) // 13 Giugno 2022

 

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Syd For Solen 2022

Dice il detto “tra i due litiganti, il terzo gode”.

Così è stato per il Syd for Solen: dopo uno scontro fratricida tra festival danesi la settimana precedente (NorthSide vs. Heartland), il neonato festival di Copenhagen, piazzandosi nel secondo weekend di Giugno, si è potuto accaparrare nomi di tutto rispetto della scena internazionale, liberi anche dagli impegni del Primavera Sound a Barcellona.

Collocato a Søndermarken, cuore verde di Frederiksberg, delizioso quartiere subito ad Ovest del centro della capitale danese, tra casette in mattoni a vista, aiuole ben curate e hygge a palate, il grande prato circondato da alberi secolari è stato calcato da un numero variabile tra dieci e quindici migliaia di persone al giorno, che hanno visto alternarsi su due palchi gruppi emergenti e icone affermate.

Venerdì in particolare, giorno più tranquillo dei tre a livello di presenze, più che ad un festival è sembrato di assistere ad una scampagnata tra amici: gruppetti di persone sparse sull’erba, birra d’ordinanza in mano, la gente si è goduta l’indie rock di Velvet Volume, PRISMA e Goat Girl in completo relax prima che l’atmosfera si iniziasse a scaldare con il rap di Slowthai. È per i Foals che si inizia a vedere quella massa di gente che tanto è mancata di fronte ad un palco, massa che non farà che aumentare per il primo headliner della tre giorni, Liam Gallagher.

Il nostro caro Liam sale sul palco con un grugno che già urlava smaronamento a mille e non arriva neanche alla fine della prima canzone per trovare da dire con i ragazzini in prima fila che sfoggiavano delle maglie da calcio evidentemente non gradite al nostro. Per quanto l’umarèll albionico non si smentisca nell’immobilità delle sue performances, le emozioni che suscitano le hit dei bei tempi che furono targate Oasis scuotono corpi e anime di chi ascolta.

Il picco del festival si ha però nella seconda giornata. Se il buon Sandro Ciotti fosse ancora vivo, vi reciterebbe la lineup più o meno così: “inizia la giornata sul palco principale Anna Calvi a seguire la favolosa Sharon Van Etten per lasciare poi spazio agli eterei Slowdive [respiro] deviamo verso il palco piccolo per l’esordio in terra danese delle Wet Leg per poi ripiegare sul palco principale per il set conclusivo di questa giornata soleggiata e bellissima con The National”. Sabato è stato come gustarsi un vassoio di pasticcini belli farciti, appaganti, da godersi uno alla volta e assaporare fino in fondo il sapore distintivo di ognuno.

Il pasticcino più gustoso è stato, almeno per la sottoscritta, il set de The National: coinvolti e coinvolgenti (a Copenhagen sono di casa, NdA), hanno dato al pubblico uno delle loro migliori performances, con un paio di nuovi pezzi interessanti – anche se non così d’impatto come fu ascoltare dal palco dell’HAVEN KBH Carin at the Liquor Store prima dell’uscita su disco – e un continuum di canzoni tratte da tutta la loro discografia, così densa di titoli meravigliosi da non far rimpiangere quelli lasciati fuori dalla scaletta. Il concerto si chiude con la malinconica About Today, da assorbire nota per nota guardando tra le fronde degli alberi la magia del cielo ancora chiaro delle notti nordiche.

Domenica le previsioni davano una lineup un po’ più varia in termini di sound e rovesci sparsi. Purtroppo l’acquazzone più grosso si è avuto al secondo pezzo dei Parcels che ha costretto il gruppo a battere in ritirata e sospendere il concerto almeno finchè il diluvio non si è trasformato in pioggerella. Sarà stata la musica coinvolgente, la voglia di far festa, ma quando il sole ha bucato le nubi l’ovazione del pubblico è stata assordante. Il pomeriggio procede con il pop svedese delle First Aid Kit e il soul di Leon Bridges per arrivare alla festa conclusiva, il set dei Jungle che hanno fatto saltare e ballare in un rito collettivo di riappropriazione della vita sociale negata dai due anni di pandemia.

Si chiude così questa prima edizione del Syd for Solen, festival che ci auguriamo ritorni il prossimo anno e che, nonostante qualche aggiustamento da fare soprattutto riguardo alla quantità di food trucks presenti, ha saputo coniugare la dimensione cittadina della location con la dimensione internazionale degli ospiti in modo squisitamente impeccabile.

Francesca Garattoni

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• Day 1 •

• Day 2 •

• Day 3 •

Imagine Dragons @ I-Days 2022

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• Imagine Dragons •

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I-Days 2022

Ippodromo Snai La Maura (Milano) // 11 Giugno 2022

 

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3 giornate di concerti.
2 edizioni saltate negli ultimi anni causa pandemia.
1 line up, quella di sabato 11 Giugno, esplosiva.

La location è lIppodromo Snai La Maura di Milano, il contesto quello degli I-DAYS. In questa cornice, si esibiranno mercoledì 15 anche i Green Day, ma è sui protagonisti del sabato che ci concentriamo qui, reduci da un’esperienza collettiva che ha infiammato i cuori di 65.000 persone, e il cui merito va a Kenny Hoopla, Mother Mother, Rkomi, ma soprattutto a loro, gli Imagine Dragons.

Procediamo con ordine: la giornata ha inizio intorno alle 17:15, quando Kenny Hoopla compare sul palco. Classe 1997, è stato nominato da HYPEBEAST uno dei più interessanti artisti emergenti negli Stati Uniti del momento”, e deve il suo successo ai singoli How Will I Rest in Peace if I’m Buried by a Highway?, Estella e Hollywood Sucks, questi ultimi due in collaborazione con Travis Barker. “Che bomba di performance”, è il commento che si sente tra i presenti mentre Kenny Hoopla lascia il palco per lasciare spazio ai Mother Mother. Il gruppo indie rock canadese crea subito un’atmosfera travolgente: Ryan Guldemond, Molly Guldemond, Ali Siadat, Mike Young e Jasmin Parkin sono i cinque membri della band che hanno pubblicato proprio un anno fa il loro ottavo album, Inside. Gli appartenenti alla generazione Z tra i presenti sono preparatissimi a questo proposito: sono infatti molto condivisi su TikTok.

Si fanno a questo punto le 19:45: fedele al look iconico del Festival di Sanremo 2022 (aka, jeans e petto nudo), Rkomi saluta Milano dal palco. Mirko Manuele Martorana (questo il suo vero nome) è fresco della nomina di giudice della prossima stagione di X-Factor, ma sul palco si sveste di ogni commento o attributo per essere semplicemente Rkomi, il ragazzo che ha scalato le classifiche italiane con brani quali Insuperabile, La Coda del Diavolo feat. Elodie e Quello che Manca, feat. Elisa. Rkomi fa dunque ballare, cantare ed emozionare, o meglio “sospirare tutta la notte” i presenti: salta, corre, si muove con spavalderia e sicurezza sul palco con le canzoni dell’album Taxi Driver. Non può mancare poi Acqua Calda e Limone: insomma, traspare tutta la voglia di mettersi in gioco di un rapper e cantautore che ha vissuto questa esperienza come “Un onore, ma anche una sfida”, consapevole del fatto che questo sia solo l’inizio e che la strada del rap indie fronte a lui sia piena di possibilità, tutte da scoprire.

Sono le 21:15, il sole ha appena iniziato a tramontare e una voce profonda, accompagnata da immagini della natura, di carattere tecnologico ed effetti visivi accesi (che ritorneranno poi nel corso del concerto a scandirne le varie sezioni), inizia a parlare di vita, di rispetto, di bellezza e di umanità. Questa la intro che permette al pubblico di raccogliersi per l’arrivo sul palco degli Imagine Dragons, la band pop rock nata nel 2008 a Las Vegas, composta dalla potente voce di Dan Reynolds e dal talento di Wayne Sermon, Ben McKee e Daniel Platzman per la parte strumentale e di cori, che negli ultimi dieci anni è stata in grado di raggiungere persone diverse in luoghi diversi, creando un fil rouge tra tutte loro grazie alle proprie canzoni e che oggi il pubblico di Milano non vede l’ora di ascoltare dal vivo e di cantare.

“It’s time to begin, isn’t it?”: sono proprio queste le prime parole del singolo It’s Time che Dan intona emozionato. Una voce, la sua, cristallina, sapientemente controllata che è in grado di comunicare emozioni che vanno ben oltre le semplici parole: nel corso delle quasi due ore di concerto infatti, Dan non si limita a cantare grandi successi quali Beliver, Natural o Thunder. Tenendo in mano la bandiera dell’Italia, ringrazia Milano per la capacità di farli sentire a casa, lontani da casa”, ringrazia la vita per l’opportunità di essere di nuovo in tour, con l’augurio di poter suonare con i propri fan “per molti anni, finché ci vorrete e finché non saremo vecchi”.

Ma sopratutto, invita i presenti a “lasciare andare tutto ciò che fa pensare loro di non essere abbastanza, di amarsi, di celebrarsi e di svegliarsi ogni giorno felici di essere sé stessi (…)”. Tutti percepiscono il messaggio, lo fanno proprio e accendono i flash dei cellulari per cantare prima la cover di Forever Young, pezzo iconico degli Alphaville, e poi Wrecked. Il concerto prosegue in crescendo costante: amando “the adrenaline in my veins”, ci si lascia conquistare dall’energia di Whatever It Takes, mentre i brividi si fanno sentire quando le prime note di Demons vengono suonate al piano e accompagnate dalla semplice voce. Segue poi l’energia di Enemy, title song di Arcane, serie animata di Netflix ispirata al mondo di League of Legends e di Bones, il brano apripista di Mercury II. “This is it, the apocalypse”: questa la sensazione quando l’ultimo accordo di Radioactive fa esplodere il pubblico in un applauso scrosciante, mentre gli Imagine Dragons, tra la pioggia di coriandoli, si prendono l’ennesimo e meritato successo. 

I brani che segnano la storia degli Imagine Dragons ci sono tutti, la voglia del pubblico di far sentire il loro affetto per questa band pure. Mentre usciamo dall’Ippodromo, c’è una sola consapevolezza che portiamo nel cuore (insieme ai ricordi e ai video sul telefono): ancora crediamo nel potere della musica. Ancora crediamo nella forza dei concerti. Ancora crediamo nella bellezza. È il caso di dire dunque che gli Imagine Dragonsmade us believers”. Qualcosa che, ogni tanto, ci fa bene ricordarci di essere, sia verso noi stessi che verso il mondo che ci circonda.

 

Testo: Angelica Corà

Foto: Johnny Carrano
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