L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei nostri comunicati ufficiali
J-AX continua il suo viaggio live e, dopo lo straordinario debutto del suo nuovo album e il sold out (del 22 gennaio) al Blue Note di Milano, si prepara per un nuovo evento in musica prodotto da Vivo Concerti: “Il concerto ReAle di Milano”, sabato 19 settembre 2020al Mediolanum Forum di Assago (MI).
L’artista che ha segnato più di una generazione a partire dai primi anni Novanta, è ancora una volta protagonista di un imperdibile show durante il quale condividerà con i suoi moltissimi fan oltre alla musica, grandi emozioni e i valori più importanti che da sempre caratterizzano la sua crescita professionale e personale.
Nota: per un periodo di 30 giorni a partire dalla messa in vendita, sarà possibile acquistare in esclusiva i biglietti per le tribune in Early Bird, ovvero ad un prezzo inferiore rispetto alla tariffa standard.
J-AX è parte integrante della storia della musica italiana, insieme agli Articolo 31 ha realizzato brani che hanno lasciato un segno indelebile, ascoltati e ricordati ancora oggi. Dopo il successo del brano ‘Tutto tua madre’ (disco di platino), che ha ottenuto 43,8 milioni di video views su YouTube, a maggio di quest’anno J-Ax ha pubblicato il singolo ‘Ostia Lido’: brano certificato triplo platino che conta 53,7 milioni di streams su Spotify e 62 milioni di visualizzazioni su YouTube.
Il 24 gennaio 2020 è uscito il suo nuovo progetto discografico “ReAle”, subito al primo posto della classifica Fimi GFK come album più venduto,al primo posto nella Top Vinili Fimi GFK e primo in classifica Radio Earone e Video AirPlay Earone con il singolo “La mia Hit”.
LEVANTE è la prima protagonista di INDIEGENO FEST 2020. Il festival itinerante organizzato da Leave Music e giunto alla sua settima edizione, che si terrà dal 31 luglio al 6 agosto nelle location più incantevoli del Golfo di Patti (ME), annuncia così un primo appuntamento imperdibile, che ne consolida l’importanza musicale, culturale e turistica. Location mozzafiato e una line up di primissimo livello: INDIEGENOFEST si conferma uno dei principali festival del Sud Italia e del panorama musicale in Italia.
L’edizione di quest’anno sarà impreziosita da un’identità visiva tutta nuova, a cura di Lorenzo Morelli (aka amaro666) e ispirata al mondo dei supereroi: ogni artista avrà un suo personalissimo alter ego e Indiegeno diventerà il loro quartier generale, la loro isola.
Dopo lo straordinario successo del concerto evento al Mediolanum Forum di Assago e un’estate che ha visto la cantautrice protagonista di appuntamenti mozzafiato negli anfiteatri storici di tutta Italia, il 2020 di Levante vedrà la sua partecipazione al Festival di Sanremo con il brano Tikibombom. Un traguardo incredibile a cui seguirà la pubblicazione di MAGMAMEMORIA MMXX, l’edizione speciale dell’album di inediti uscito a ottobre, e il tour europeo. L’imperdibile data all’Indiegeno Fest sarà un vero e proprio ritorno a casa, per un’artista da sempre legata alla Sicilia, sua terra d’origine.
Le prime tre serate di INDIEGENO FEST 2020saranno targate Indiegeno on the beach: sulla spiaggia di PattiMarina lasceranno le impronte gli artisti più apprezzati dell’annata musicale italiana. Si passerà poi a due appuntamenti gratuiti nel Centro Storico di Patti. Le due serate di chiusura saranno due eventi unici: il concerto del Secret Artist nella riserva naturale di Marinello, che si scoprirà pochi attimi prima del live, e Indiegeno all’alba, presso il Teatro greco di Tindari.
Non è passato nemmeno un anno e mezzo dalla release di “Two, Geography” ma Adele Nigro di strada ne ha fatta tantissima: dalla data di uscita del suo secondo disco ufficiale il progetto della polistrumentista veronese non si è fermato un secondo, tra concerti, evoluzioni e attestati di stima raccolti ad ogni latitudine. Any Other ha suonato più di cento concerti (di cui la metà all’estero), è stata per la prima volta in Asia grazie ad un tour che si è diviso tra Cina, Giappone e Taiwan, è stata invitata ad importanti showcase europei (dal Primavera Pro al The Great Escape, dall’Eurosonic al Reeperbahn) ed è una delle tre artiste italiane selezionate per il programma KeyChange 2020, una campagna internazionale per supportare artiste emergenti con l’impegno di raggiungere una uguale rappresentazione di genere nei festival entro il 2022.
Sono inoltre continuate le sue collaborazioni sul territorio italiano: è diventata una delle Ragazze di Porta Venezia di Myss Keta (dopo aver suonato il sax su “Ultima botta a Parigi”) e il 2020 la vedrà di nuovo sul palco insieme a Colapesce, nel suo tour con Dimartino. Per concludere al meglio l’esperienza di “Two, Geography” Adele ha deciso di riportare sul palco Any Other, questa volta in un’inedita versione acustica a sei.
“Any Other Sextet” infatti è un concerto specialissimo, con le canzoni dei due album di Any Other riarrangiate da Adele per chitarra, wurlitzer, viola, violoncello, flicorno e sassofono.
Cinque sole date in teatro (i posti sono limitati per cui è caldamente consigliata la prevendita), da Milano a Catania passando per Verona, Firenze e Roma, che vedranno Adele dividere il palco con Marco Giudici, parte del progetto dal primo album, e una nuova formazione formata da Federica Furlani, Eleuteria Arena, Paola Fecarotta e Laura Agnusdei.
L’ultima occasione per vedere Any Other dal vivo, assolutamente da non perdere.Queste le date del tour, organizzato in collaborazione conDNA concerti.
Le prevendite saranno disponibili da venerdì 31 gennaio alle ore 11.24 marzo 2020: Milano – Teatro Gerolamo 25 marzo 2020: Verona – Teatro Camploy 27 marzo 2020: Firenze – Sala Vanni 29 marzo 2020: Catania – Zo 31 marzo 2020: Roma – Teatro Torlonia
Abbiamo già detto che Any Other non si ferma mai, per cui con l’annuncio del tour arriva anche una ulteriore piccola sorpresa, da parte di Adele. E’ disponibile da oggi sul Bandcamp di Any Other la sua cover di “Lost Cause” di Beck, tratta dal disco “Sea Change” del 2002.
Tyler, The Creator, Lana del Rey, Pavement, FKA Twigs, Beck, Bad Bunny e King Krule sono gli headliner della nona edizione del festival portoghese, a Porto dall’11 al 13 Giugno
L’abbonamento del festival è ora in vendita al prezzo di 120 € su DICE e bol.pt
La lineup del NOS Primavera Sound Porto non era mai stata così ricca e diversificata come lo sarà nel 2020. La nona edizione del festival portoghese presenta oggi il suo cartellone completo, un ambizioso elenco di nomi che riunisce generazioni diverse e più stili
possibili. Dall’11 al 13 Giugno, nell’ormai classica cornice del Parque da Cidade saranno protagonisti gli headliner Tyler, The Creator ora icona globale dell’hip hop, Lana del Rey che eseguirà il suo acclamato album “Norman Fucking Rockwell!”, i Pavement in uno dei due unici concerti di reunion al mondo dopo quello del Primavera Sound Barcellona, FKA Twigs all’apice della sua carriera grazie allo stratosferico “MAGDALENE”, Beck leggenda vivente della musica, il portoricano Bad Bunny ambasciatore globale della musica urbana e King Krule, riferimento generazionale che emerge dall’ombra. Questa è solo la punta dell’iceberg di un cartellone che riunirà 63 artisti di 21 nazionalità, tanto vario e audace quanto equilibrato e per tutti i gusti, oltre che impegnato nel rispetto dell’equilibrio di genere. È unica ed eccezionale come ogni lineup targata Primavera Sound. Il conto alla rovescia per il NOS Primavera Sound Porto 2020 è iniziato, nell’anno in cui l’evento di Barcellona compie 20 anni e Los Angeles accoglie per la prima volta il festival.
UNA LINEUP CON UNA STORIA
Anche se la lineup del Primavera Sound è un’istantanea di un tempo e di un luogo, quella di quest’anno non avrebbe senso senza tutti quegli artisti che ci hanno portato fino a qui. Il NOS Primavera Sound Porto 2020 accoglierà la grande dama dell’indie rock Kim Gordon con il suo primo album solista, insieme agli eterni giovani Dinosaur Jr, ai campioni del post-hardcore Jawbox, all’extraterrestre Richard Dawson e naturalmente agli Shellac che non possono mancare all’appuntamento annuale con Porto. Con loro anche nuove leggende in cantiere come i rinati Chromatics (il cui frontman, Johnny Jewel, si esibirà anche con il suo progetto Desire), Cigarettes After Sex con il loro sussurro incessante, DIIValla ricerca del rumore perfetto, Jehnny Beth nella sua prima incarnazione lontana dalle Savages e i riff ipnotici degli OM con Al Cisneros degli Sleep.
UNA LINEUP CON UNA VISIONE
Oltre ad essere un riflesso dei tempi attuali, la colonna sonora del Primavera funziona come una capsula del tempo, come un oracolo che predice quello che sarà il vostro prossimo artista o gruppo preferito. Al NOS Primavera Sound Porto 2020 potrete scegliere tra l’emergente artista giamaicana Koffee, Georgia e la sua implacabile dance music inglese, la nuova diva latina urbana Paloma Mami, l’anima psichedelica e funk di Khruangbin, l’infinito arcipelago pop di Penelope Isles e la promettente voce spagnola del flamenco María José Llergo. Avrete anche la possibilità di guarire con le malinconiche chitarre dei Rolling Blackouts Coastal Fever, le incontrollabili chitarre graffianti dei black midi e la follia psichedelica personificata dai Derby Motoreta’s Burrito Kachimba, da Siviglia al resto del mondo.
UNA LINEUP CON UNA SFIDA POP
Una lineup con del pop? Più che altro una lineup con nuovo pop, pop che sfida i confini di ciò che conosciamo, che ci riserva sorprese e ci fa interrogare. Artisti come la forza della natura Caroline Polachek che presenta il favoloso “Pang”, l’anglo-giapponese Rina Sawayama che sta per pubblicare il suo LP di debutto, l’instancabile sperimentatrice Mura Masa che presenta i brani del suo secondo album dopo la cancellazione dello scorso anno, il queer pop di Pabllo Vittar, Weyes Blood e il suo pop poetico molto particolare e Maggie Rogers che dimostra che si può fare pop di massa con personalità: tutti loro faranno capire che il pop è tornato per salvarci, più forte che mai.
UNA LINE UP CON VENATURE URBANE
Anche l’uragano urbano che ha dominato il mondo negli ultimi anni sbarcherà a Porto. I boss dei rispettivi generi Tyler, The Creator e Bad Bunny saranno accompagnati dalle nuove star come l’inafferrabile Earl Sweatshirt e l’incredibilmente potente Little Simz, la forza rivoluzionaria di Sampa The Great e Jamila Woods e il triumvirato stellare della scena urbana spagnola formato da C. Tangana di Madrid, il padrino della trap Yung Beef e la star internazionale Bad Gyal. L’impegno per le sonorità urbane e latine sarà completato dai set del pioniere del reggaeton DJ Playero e dal debutto dell’unione tra Florentino, Kelman Duran e DJ Python sotto il nome di Sangre Nuevaproprio per questa occasione. Ci sarà “perreo” anche a Porto.
UNA LINEUP PER BALLARE
Per un altro anno ancora l’area del Primavera Bits del Parque da Cidade entrerà in un universo parallelo pieno di beat, luci scintillanti e ritmi celesti. Quest’anno l’area di musica elettronica del NOS Primavera Sound Porto sarà guidata dall’oasi techno di Avalon Emerson, Special Request alias Paul Woolford e dai frenetici set della DJ britannica Josey Rebelle, ma permetterà anche di perdersi nell’indescrivibile back to back di Octo Octa e Eris Drew, per scoprire la musica elettronica sentimentale dell’artista sudcoreana Park Hye Jin, per immergersi nell’infinito patrimonio di conoscenze di DJ Marcelle/Another Nice Mess e per ballare con gli eroi locali J Firmeza, MVRIA e Arrogance Arrogance. Ogni giorno, fino a non potersi più muovere.
UNA LINEUP CHE PARLA SEMPRE PORTOGHESE
Con più o meno accento, con più inclinazione all’intimo con Montanhas Azuis, alla danza sfrenata con Throes + The Shine o alle sonorità elettroniche con Holy Nothing, il Parque da Cidade non ha mai mancato di accogliere i più svariati suoni creati in Portogallo. Da nomi eccezionali come il brasiliano Arnaldo Antunes, che dall’altra parte dell’Atlantico, con il suo canzoniere portoghese, sta vivendo la storia del suo Paese, alle nuove derive esotiche come il fenomeno internet Chico da Tina e la mente romantica e creativa di David Bruno, il NOS Primavera Sound 2020 dimostra, ancora una volta, che la musica portoghese è in buona forma e merita di essere ascoltata.
INFORMAZIONI SULLA VENDITA DEI BIGLIETTI
Gli abbonamenti per il NOS Primavera Sound 2020 sono in vendita al prezzo di 120 € e possono essere acquistati su DICE, bol.pt e nei punti vendita abituali.
Come di consueto, il Fã Pack FNAC NOS Primavera Sound è disponibile in due versioni: il biglietto completo del festival, che include l’accesso ai 3 giorni del festival e un pacchetto di benvenuto, al prezzo di 120 €, e il voucher del biglietto giornaliero (60 €). Entrambi devono essere scambiati sull’app DICE inserendo il codice corrispondente.
Il 17 gennaio è uscito Fare Schifo, primo album di Scrima, giovane cantautore romano, già noto per i singoli Sofia ed Elisa. L’album è segnato da un sodalizio particolare: quello con Alessandro Forte (già produttore di Galeffi e Aiello), il quale ha anche avviato l’artista al suo percorso musicale.
L’album contiene nove brani e vede il suo filo rosso nell’amore, che plasma tutte le tracce dell’album, non esclusivamente nella forma di una storia finita; contiene un featuring con Mameli (Come quella sera) e un brano, Zanetti, realizzato a quattro mani con Riccardo Zanotti (Pinguini Tattici Nucleari).
Ho ascoltato l’album di Scrima il giorno in cui è uscito: le nove tracce non hanno richiesto molti sforzi per poterne apprezzare tutte le sfumature. Mi hanno colpito al primo ascolto, sorprendendomi traccia dopo traccia. I brani emergono dalla scena it-pop e da quella pop in senso più classico: è un lavoro che riesce ad inserirsi nella perfetta via di mezzo, senza pendere verso nessuna delle due direzioni in particolare.
Le canzoni nascono tutte da un’esperienza autobiografica: forse il dono di Scrima è quello di saper trasformare in parole l’esperienza che sta raccontando, nella totalità della sua forma.
Le tracce dell’album sono tutte cariche di emozioni e sensazioni diverse, probabilmente perché frutto di un’esperienza autentica. È proprio la loro autenticità che permette a chi le ascolta di identificarsi in ognuna di quelle parole, anche al primo ascolto.
L’album rappresenta un lavoro in cui l’artista non ha avuto paura di mostrarsi nudo davanti al suo pubblico: è questa la sensazione che le sue canzoni mi hanno trasmesso. Dalla semplicità toccante di brani come Milano alla delicatezza del ritratto Tommaso.
Non c’è bisogno di dilungarsi ancora: credo sia un album da ascoltare. Nel frattempo leggete cosa ci ha raccontato, sul suo album e il tour che si avvicina.
Fare schifo è il titolo che hai scelto per l’album. Devo rivelarti che prima di ascoltarlo ho pensato agli Skiantos, e al loro “imperativo morale”. Sono due cose abbastanza lontane, questo album e la loro musica. Mi è rimasta però comunque la curiosità, c’è un piccolo riferimento a loro?
“Conosco molto bene gli Skiantos e devo dire che apprezzo la loro musica, però non è collegato a loro. Il mio “fare schifo” è legato all’amore, alla sofferenza che ti porta la mancanza fino al punto di lasciarti andare completamente. Vuoto incolmabile che ti porta a fare schifo.”
Parliamo di Lei. Quando l’ho ascoltata ho avuto la sensazione che fosse una canzone che in realtà ho sempre conosciuto. Penso sia quella che mi ha colpito prima di tutte. Ci vuoi parlare un po’ di questo brano, di come è nato, e il legame che ha con gli altri dell’album? C’è uno storytelling abbastanza preciso dietro i primi pezzi.
“Lei è per me un po’ un piccolo gioiello all’interno dell’album . È una canzone in cui il lieto fine c’è. Lieto fine di un vero e proprio storytelling che parte dalla traccia numero uno Meno Male e attraverso il quale i protagonisti superano ogni tipo di avversità legata all’amore, fino a riconciliarsi proprio in Lei. Dico chiaramente “ancora tu, ancora lei” proprio per descrivere il riavvicinamento tra i protagonisti del pezzo. Parlando di stile sicuramente è meno indie rispetto ad altri brani nel disco ma forse è quello di cui sono più innamorato.”
Le canzoni che compongono l’album le ho sentite molto a fuoco, focalizzate bene verso una direzione, pur essendo diverse le une dalle altre. Mi sembra un lavoro dotato di molta personalità, probabilmente perché ti rispecchia molto. Vedi queste canzoni come piccole parti di te? Quanto c’è di te stesso all’interno di ognuna?
“All’interno di ogni singola canzone c’è tutto me stesso perché non riesco a scrivere di cose inventate. Parlo sempre ed esclusivamente di quello che mi succede in prima persona, cercando con immagini semplici ma profonde di far rispecchiare più persone possibili in quello che dico. Vi ringrazio poi per il complimento perché aver un disco che segue un certo stile significa essere distinguibili dalla massa e per un cantautore essere ben riconoscibile è una cosa fondamentale. Vorrei che un domani accendendo la radio, l’ascoltatore possa riconoscermi dopo 5 secondi di canzone.”
Nell’album c’è un featuring con Mameli in Come quella sera. Come vi siete conosciuti? Vuoi raccontarci come è nata questa collaborazione?
“Con Mario ci siamo conosciuti tramite la nostra etichetta, ma eravamo in contatto già mesi prima perché aveva collaborato anche lui con il mio attuale produttore Alessandro Forte.
Una volta entrati con la stessa etichetta ci siamo messi a lavoro e abbiamo pensato di scrivere delle cose insieme perché c’è molto rispetto tra noi, umano ma soprattutto artistico. A parte il featuring, insieme ci scambiamo sempre provini e bozze di brani nuovi. I suoi consigli e il suo parere per me sono sempre indispensabili.”
Mentre Zanetti è stata scritta a quattro mani con Riccardo Zanotti. Mi chiedo spesso come nasca una canzone quando nel processo creativo sono coinvolte due teste, quattro mani, e tanti vissuti diversi. Avete scritto insieme tutto, dal testo alla musica, o vi siete divisi “i compiti”?
“Zanetti è un brano che abbiamo scritto in due ore dentro la mia cameretta. Riccardo venne a Roma con l’idea di scrivere un brano insieme. Non sapevamo né come né in quanto tempo. Alla fine dopo due ore il pezzo era finito e il giorno dopo l’abbiamo prodotto insieme ad Alessandro Forte. Siamo stati abbastanza rapidi. Abbiamo scritto insieme tutto, musica e testi. Credo che nella versione finale ci siano ancora le chitarre che registrò Riccardo in studio nel provino. Erano perfette così.”
Sei nato e cresciuto nel quartiere popolare Giardinetti di Roma. Quanto ha influito, nella tua scrittura e nella tua musica, Roma? È punto di riferimento di un cantautorato ben preciso e anche di una nuova scuola, tra trap e rap. Cos’hai preso dalla tua città?
“Sicuramente la zona da cui provengo non è una zona facile. Posso dire che la musica mi ha creato l’alternativa alla monotonia della borgata e mi ha allontanato dalla cattiva strada. Quindi in un certo senso mi ha salvato. Roma poi, la città più bella del mondo. Ogni angolo ti offre spunti e piccoli dettagli che arricchiscono sicuramente in modo influente la penna di un’artista. Poi ovviamente bisogna saperli cogliere e anche quella è la bravura di un cantautore. Devo tanto alla mia città.”
Manca meno di un mese a Sanremo, e ci troviamo già in quel vortice sanremese che attraversa un po’ l’Italia in questo periodo dell’anno. Hai mai pensato a una tua partecipazione al Festival? Ti piacerebbe?
“Sono sincero. Non ci ho mai pensato ma sicuramente sì, mi piacerebbe moltissimo. È il sogno di ogni cantante o cantautore salire su quel palco e chi dice il contrario mente.”
Ti vedremo impegnato in un tour? Se sì, cosa ti aspetti da questa esperienza?
“Il tour sta per partire. Ci sono le prime tre date secche di lancio del disco. 21 febbraio Roma al Largo Venue, 20 Marzo Milano all’Ohibo, e il 21 Marzo Bologna al Club Mikasa. Voglio solo divertirmi tantissimo e cercare di divertire le persone. Vorrei regalargli l’emozione che ho io quando scrivo un brano e vederle uscire felici da un mio concerto.”
Tempo fa invece hai aperto una data importante di Galeffi a Roma. Come hai vissuto l’esperienza dell’opening? Sei davanti a un gruppo di persone che non ti conosce, o ti conosce poco, e devi cercare di convincerle in pochi minuti, con una selezione di brani…
“È stata un’esperienza fantastica. Marco per me è un fratello e ci sosteniamo molto a vicenda. Quello è stato il regalo più bello che mi potesse fare ed anche una grande responsabilità per me.
Il live è andato bene. Sono sincero, ho chiuso gli occhi, ho attaccato Sofia chitarra e voce e la gente ha cantato, anche forte. Direi molto bene.”
Allora, ti va di salutarci dicendoci quale brano dell’album sceglieresti, per presentarti a una persona che non ti conosce?
“Vi saluto e vi ringrazio per la bellissima intervista. Sicuramente per presentarmi sceglierei Lei perché è un brano immenso e potente che arriva dritto nel cuore delle persone.”
A due anni dalla loro ultima comparsa italiana, Hellfire Booking ed Erocks Production sono orgogliose di annunciare un must della stagione: i The Used, supportati dai Movements!
Dalla tossicodipendenza alla felicità, dalla dimenticata Orem, Utah, alla vetta di ogni classifica, non c’è sfida che i The Used non abbiano sbaragliato. Uragani inarrestabili dal magnetismo irresistibile, i The Used hanno capitanato la scena emo internazionale per anni, a pari merito di nientemeno che i My Chemical Romance, conquistando folle e palchi in tutto il mondo con una miscela tagliente di post-hardcore, emo e echi screamo.
Sette album in studio, un demo, due EP e due DVD all’attivo, i The Used hanno rilasciato il loro ultimo singolo, «Blow Me», lo scorso 6 dicembre.
Fusione travolgente e imprevedibile di post-hardcore ed emo, i Movements fanno di punti di riferimento quali Touché Amoré e The Story So Far delle piattaforme di lancio per un sound lacerante e toccante, affiancato da testi sinceri e toccanti, che li ha portati addirittura alla Top Ten degli album alternativi di Billboard e nella Top 200 di ogni genere.
I The Used, accompagnati dai Movements, saranno in Italia per un’unica sera quest’estate. Non potete assolutamente mancare.
I Faith No More, che tornano per la prima volta in tour in Europa a 5 anni di distanza dall’ultima volta, annunciano l’unica tappa prevista nel nostro Paese: la band sarà infatti protagonista di un grande concerto il 6 luglio 2020 al Milano Summer Festival presso l’Ippodromo SNAI San Siro.
I Faith No More si esibiranno anche con nuove date in Gran Bretagna: il 10 giugno al Manchester Apollo, l’11 alla O2 Academy di Glasgow, il 15 alla Birmingham Academy e il 16 alla O2 Academy Brixton di Londra.
Riguardo al nuovo tour, la band ha commentato: “Dopo cinque anni, quattro colonscopie, due devitalizzazioni ai denti e diversi esami della prostata, abbiamo capito che bisognava ‘cogliere l’attimo’ e riportare il nostro posteriore in tour in Europa il prima possibile!!”.
I Faith No More non tornavano in Europa dal giugno del 2015, dopo l’uscita del loro disco Sol Invictus (Ipecac/Reclamation Recordings). La raccolta ha debuttato ai vertici delle classifiche internazionali: alla #2 in Australia, alla #4 in Germania e alla #6 negli Stati Uniti e Inghilterra. Rolling Stone ha definito le dieci tracce come “trionfali”, il New Yorker l’ha considerato “un promemoria che ci ricorda la grandezza dei Faith No More e il perché sono diventati una band tale fin dagli esordi” e infine il Los Angeles Times ha detto “i Faith No Morehanno un lungo trascorso per ciò che riguarda l’andare oltre le aspettative e questo è ciò che fanno anche ora con Sol Invictus”.
I Faith No More sono formati da Mike Bordin (batteria), Roddy Bottum (tastiere), Bill Gould (basso), Jon Hudson (chitarra) e Mike Patton (voce). La band, originaria di San Francisco, ha pubblicato sette album in studio: We Care A Lot (1985), Introduce Yourself (1987), The Real Thing (1989), Angel Dust (1992), King For A Day… Fool For A Lifetime (1995), Album of the Year(1997) e Sol Invictus (2015).
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Locomotiv Club (Bologna) // 27 Gennaio 2020
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Lorenzini District (Milano) // 25 Gennaio 2020
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L’uscita di un disco dei Calibro 35 è sempre un evento speciale e particolare, capace di farci riassaporare sfumature musicali troppo spesso dimenticate ma ricche di umanità, forza ed energia. Momentum, il loro nuovo album pubblicato per Record Kicks, conferma pienamente tutto ciò, mostrando ancora una volta sfaccettature nuove dei cinque ninja della musica italiana, mai banali e amanti delle sperimentazioni.
La band, costituita da quattro tra i più talentuosi musicisti italiani, Enrico Gabrielli, Fabio Rondanini, Massimo Martellotta e Luca Cavina, è completata dal produttore pluripremiato Tommaso Colliva, quinto membro a tutti gli effetti per il fondamentale apporto sonoro da lui conferito. Negli anni si sono contraddistinti per aver saputo ricreare agilmente e in modo estremamente attuale un sound tipico dei film polizieschi italiani anni ’70, ricchi di inseguimenti e sparatorie. Da un paio di lavori, però, questo format è stato progressivamente lasciato sullo sfondo per cercare nuove vie, nuove strade inesplorate, e anche nel caso di Momentum è stato così, proponendo un immaginario inedito, figlio di nuovi ascolti.
Le dieci tracce del disco godono di estrema compattezza sonora, con una coerenza concettuale in grado di legarle tutte. L’impronta funk-jazz dei cinque rimane inalterata, ma è possibile percepire influssi post-rock ed elettronici di notevole fattura. Come sempre, la produzione di Colliva è estremamente raffinata e bilanciata, il mix è incredibilmente preciso e dettagliato, sembra quasi di osservare una goccia di sangue al microscopio. Le cose vengono messe in chiaro già nel brano d’apertura, Glory – Fake – Nation, dove ci accoglie il drumming potente e inconfondibile di Rondanini su cui si innesta un loop di voce campionata unito a stratificazioni di synth, chitarre e bassi, creando un’atmosfera rarefatta e spaziale. Il secondo pezzo della tracklist è anche il primo singolo estratto dall’opera, Stan Lee, e vede la collaborazione del rapper americano Illa J, esperimento tutto nuovo per la band, che raramente in passato aveva collaborato con cantanti all’interno delle loro composizioni. Il risultato è decisamente ben riuscito, regalando coloriture hip-hop e soul perfette per il tessuto sonoro dei Calibro. Questi ultimi sono molto bravi ad adattarsi ai vari contesti per via della carriera parallela di sessionmen, e qui non fanno eccezione, mettendo a punto un beatmaking alla DJ Shadow.
Un altro brano sulla scia di questo mood è Black Moon, dove la voce di MEI si amalgama ottimamente all’insieme, dando la prova che il gruppo sa guardare oltre i propri orizzonti con credibilità, senza snaturarsi. La tracklist scorre che è un piacere, con variazioni timbriche sorprendenti e calzanti, tra influenze derivanti da Tortoise, The Comet is Coming, Mogwai e Cinematic Orchestra, il tutto frullato con reminescenze morriconiane e fusion.
Insomma, Momentum è l’ennesima conferma che i Calibro 35 sono molto più di una band tributo agli anni ’70, riuscendo ad alzare l’asticella sempre più in alto e portando il proprio pubblico in mondi inaspettati. Questo lavoro ci ricorda che la musica ben suonata e ben prodotta trasmette intense emozioni e bisogna essere eternamente grati a questi ragazzi, che, pur essendo stati campionati da gente del calibro di Jay-Z, Dr. Dre e Damon Albarn, negli anni non hanno cambiato approccio, continuando a divertirsi e a suonare come se fosse sempre la prima volta in una minuscola sala prove.
Oggi sarà la giornata del sisì. Petrarca l’avrebbe scritta meglio, non so, una cosa del tipo s’acquetino le tempeste dell’animo; taccia il mondo, e la fortuna non più m’assordi.
Già risvegliarsi con Petrarca in testa e con l’ansia di ritagliarsi un quarto d’ora fuori dal mondo è segno di grave astoricità, ma dopo i quaranta ho deciso che mi posso concedere questi lussi sfrenati.
Ore sette e cinquanta, otto messaggi già incassati e altrettante sentenze, sicuro. Ma io oggi ho un sisì in più. Un’arma di separazione di massa, io e il mondo, io e il vaso di Pandora da cui, già so, stanno uscendo giudizi pesanti come pietre. Non importa l’esito, importa il peso. Che dai guelfi e ghibellini ci siamo evoluti poco, è nella natura delle pose.
Quindi, sisì. A noi due.
Mi metto su le cuffie, quelle belle, quelle che uso sei volte all’anno (mannaggia), e sprofondo nell’ascolto lasciando acceso un senso solo.
Primo ascolto, sospendo il giudizio, come dopo un primo boccone di un piatto mai assaggiato. Come dopo aver lasciato il mignolo del piede sullo stokke della bambina, quell’attimo prima dell’arrivo del dolore, ultima coccola ai neuroni. Poi capirò, poi lascerò che il mio cranio elabori un qualcosa. O forse no, perché ci sono pezzi di Vitalogy che ancora non riesco a decifrare ma che canto a squarciagola in auto, devastando il volante e spostando tappetini.
Ore dodici. Non succede, il giudizio non percola fino alla pancia, rimane su, nel suo mondo di idee e non prende forma. Mi fermo sul testo, e davvero m-if-e-r-m-o. Sarà perché ci vedo echi di canzoni che amo, sarà perché descrivere stati dell’essere così è come mettere Proust davanti a un granello di polvere e lanciare cinque euro sul pavimento per scommessa. Li hai già persi. Bastano due immagini e il mondo è costruito, bastano due sentenze e il gusto lo ritrovo.
Pearl Jam, pianeta terra, 2020. È una storia di evoluzione (baby), dal velluto a coste al riscaldamento globale il passo non è breve ed è giusto che non lo sia. E ancora più giusto sarà perdere amici, fans, amanti, integralisti, nostalgici. Che avranno sempre un pezzo di scia da ammirare, che, come giusto che sia, potranno sempre dire la loro. Io però la suddetta scia l’ho vista trent’anni fa e non l’ho mai persa di vista, e mi piace continuare a seguirla, magari strizzando un po’ di più gli occhi, che, con l’età, mi sto ciecando. Perché, per me, questo è. Sono le nostre vite, sotto il loro palco dagli anni novanta. Lo prendo per uno specchio, che riflette sempre la realtà, in modo molto più onesto di quanto facciano i nostri occhi davanti all’immagine riflessa. Per me loro questo sono. Sono album che diventano ere geologiche, sono canzoni che sfumano in ricordi, sono colonna sonora di un film davvero personale. Quindi, buon giudizio a tutti, basta che ne abbiate uno che a voi sembri sensato. Ci si rivede a fine marzo.
Oggi ho nuove note dei miei amati, sempre presenti, Pearl Jam.
Lunedì 27 gennaio, alle 18.30, presso i prestigiosi studi di registrazione FONOPRINT, Riccardo De Stefano presenterà ERA INDIE, il primo libro che racconta la storia dell’indie italiano nel decennio 2010/2019, della sua evoluzione e di cosa ha significato per la musica italiana, con interventi dei musicisti e dei professionisti del settore.. Gianluca Giusti , fondatore e ideatore di TUTTO MOLTO BELLO, modererà l’incontro tra l’autore e il pubblico. Ospite dell’evento Giovanni Truppi, il cantautore che con l’album “Poesia e civiltà” ha avuto il premio MEI come miglior artista indipendente del 2019 e che si appresta a pubblicare “5”, progetto che incrocia la poetica dell’ultimo album con l’arte grafica di alcuni tra i più innovativi fumettisti italiani. Pubblicato il 21 novembre per Arcana, ERA INDIE è l’esordio letterario di Riccardo De Stefano, critico musicale ed esperto di comunicazione del circuito indipendente italiano. Il libro, con la prefazione di Federico Guglielmi, è il racconto del decennio 2010/2019 della musica indipendente italiana: un mercato discografico che da nicchia è mutato fino a diventare punto di riferimento della musica italiana e del mainstream. Riccardo de Stefano analizza i punti salienti di questo percorso attraverso interviste, analisi critiche, confronti tra citazioni di allora e di adesso. Tommaso Paradiso, Niccolò Contessa de I Cani, Coez, Gazzelle, Cosmo, Achille Lauro, Motta, Lo Stato Sociale, The Zen Circus, Coma_Cose, La Rappresentante di Lista, Max Collini degli Offlaga Disco Pax, Antonio Sarubbi di Maciste Dischi, Emiliano Colasanti di 42 Records, Roberto Trinci di Sony, oltre allo stesso Giovanni Truppi, sono solo alcuni dei nomi degli artisti di cui è possibile trovare, all’interno del volume, le interviste a quattr’occhi con l’autore. Riccardo De Stefano cerca di mettere un punto slatentizzando tutto quello che circonda il termine “indie”: i protagonisti, l’ambiente, gli stilemi, le piccole e grandi conquiste musicali; l’impianto storico-cronistico è accompagnato da riflessioni di natura critica, oltre che tramite le parole dei tanti protagonisti intervistati. Il libro vuole essere una sorta di guida, manuale, diario, saggio e infine racconto di un’ epoca che ha cambiato per sempre il modo di pensare la musica in Italia. Il titolo gioca infatti con il doppio senso del termine “era”, inteso sia come periodo storico ma anche e soprattutto e in modo volutamente provocatorio come passato del verbo essere, come se di quest’indie, infondo, ci fosse rimasto molto poco. ACQUISTA “ERA INDIE”: https://amzn.to/2Onv657 Biografia Riccardo De Stefano, romano classe 1987, lavora nella musica dal 2012: è direttore editoriale di ExitWell– freepress di informazione musicale – oltre a scrivere per varie riviste (Classic Rock Italia, Vinile), per il sito di iCompany e un’altra decina di webzine. Con ADASTRA si occupa di formazione musicale e supporto manageriale agli artisti, mentre collabora da anni con il MEI di Faenza, nel 2019 dentro il direttivo artistico.