Capital Live
Levante
Eugenio Finardi
Irene Grandi
Francesca Michielin
Giorgio Poi
Venerus
Emma Nolde
Anna Carol
Levante
Eugenio Finardi
Irene Grandi
Francesca Michielin
Giorgio Poi
Venerus
Emma Nolde
Anna Carol
Se doveste riassumere la vostra musica con tre parole, quali scegliereste e perché?
Se dovessimo riassumere la nostra musica in tre parole, diremmo: fragile, intensa, sincera.
Fragile perché nasce spesso da momenti in cui ci sentiamo disarmati, fuori posto o troppo pieni di emozioni per tenerle dentro.
Intensa perché ogni brano per noi è un’urgenza, un bisogno di dire qualcosa che non poteva restare in silenzio; e sincera perché non cerchiamo di essere altro da quello che siamo: scriviamo e suoniamo solo ciò che ci rappresenta davvero, nel bene e nel male. La nostra musica è un modo per metterci a nudo, e speriamo che chi ci ascolta possa riconoscersi, anche solo in una frase o in un suono. In sintesi, la nostra musica è un riflesso della nostra vulnerabilità, della forza che nasce dalle difficoltà.
Quanto puntate sui social per far conoscere il vostro lavoro? Ce n’è uno che usate più di altri?
I social per noi sono uno strumento fondamentale. Non è sempre facile starci dietro, perché preferiremmo suonare tutto il giorno piuttosto che pensare a un algoritmo, ma sappiamo quanto sia importante oggi far conoscere quello che facciamo anche online. Cerchiamo di essere presenti, raccontarci con sincerità, condividere sia i momenti belli che quelli più caotici del nostro percorso. Instagram è il social che usiamo di più: è diretto, visivo, ci permette di far arrivare subito chi siamo, anche solo con una foto o un reel. Ma stiamo sperimentando anche su TikTok e YouTube, perché ogni piattaforma ha un suo linguaggio e un pubblico diverso. L’obiettivo è sempre lo stesso: portare la nostra musica a più persone possibile, senza perdere autenticità.
Qual è la cosa che amate di più del fare musica?
Quello che amiamo di più del fare musica è la possibilità di trasformare tutto quello che viviamo — emozioni, paure, desideri, fragilità — in qualcosa che può toccare anche gli altri. La musica è il nostro modo di togliere la maschera, di metterci a nudo senza filtri. Ci piace quando una canzone riesce a raccontare una parte di noi che magari non sapevamo nemmeno di avere, e ci emoziona ancora di più quando qualcuno dall’altra parte si riconosce in quello che raccontiamo. È questo il bello: creare connessioni reali partendo da qualcosa di profondamente personale, magari anche un po’ buio. E poi, ovviamente, il live: quel momento in cui tutto prende vita, in cui il sudore, il rumore, gli sguardi e le parole ci fanno dimenticare ogni sbattimento della vita.