CIMINI: torna oggi con il nuovo singolo Strappami Il Cuore
CIMINI
da venerdì 9 maggio il nuovo singolo
per Garrincha 373/ADA Music Italy
STRAPPAMI IL CUORE
un inno dolce-amaro dalle sonorità pop
che parla con ironia e tristezza di un amore finito
Pre-save “Strappami il cuore”:http://ada.lnk.to/strappamiilcuore
Dopo “MYROMANTICA”, CIMINI torna con il singolo “STRAPPAMI IL CUORE”, disponibile da venerdì 9 maggio per Garrincha 373 e distribuito da ADA Music Italy, un branoche racconta con ironia e immagini taglienti la fine di una storia.
Pop malinconico dal ritmo incalzante, sguardi che si incrociano ancora, anche quando non dovrebbero, rammarichi e immagini spaziali: “Strappami il cuore” è il racconto di un amore che lascia lividi tra mutui, palestre e Versace sugli occhi bendati. È un inno dolce-amaro che parla di amori finiti, orbite mancate e notti che diventano pillole.
Con una scrittura sincera e teatrale, CIMINI miscela leggerezza e profondità, tristezza e ironia (la malegria, come racconta l’artista) mentre canta il desiderio di brillare accanto a chi ci ha già lasciato indietro.
“Per scrivere questa canzone ho preso la mia tristezza e l’ho mescolata con l’ironia. Ne è venuta fuori la malegria: un drink fresco e amaro, un sorriso che sa di pianto. Un arrangiamento leggero con un testo malinconico e sarcastico, a modo mio. È una storia vera e personale, come sempre, ma anche universale. Una richiesta d’abbraccio a chi mi ascolta da sempre e un modo nudo e sincero di presentarmi a chi mi incontra per caso.
L’ho scritta con Filippo Gabbani, che ha saputo capire al volo i miei sentimenti contrastanti in questo momento di alta marea della mia vita.”
Cimini
Con questo brano uptempo e cantautorale, Cimini dimostra come con la sua penna sia in grado di raccontare storie universali in maniera intima e personale, accompagnate da sonorità capaci di rimanere in testa fin dal primo ascolto.
CREDITI:
Autori e compositori: Federico Cimini, Filippo Gabbani, Fabrizio Degl’Innocenti, Leonardo Lombardi
Produzione: SPX
Discografica: Garrincha 373
Distribuzione: ADA Music Italy
Edizioni Sony Pubblishing, La Clinica Dischi
Crediti cover: Enea Luisi
Da novembre al via il MAGICO TOUR: uno spettacolo in full band nei club di tutta Italia, con tanti ospiti e sorprese, in cui si potranno sentire per la prima volta dal vivo i brani del nuovo album, MONDO TRAGICO QUASI MAGICO, alternati ai grandi classici di CIMINI. Una vera e propria esperienza collettiva, dove sarà possibile cantare e ballare tutti insieme, sognando un mondo migliore, quasi magico.
Di seguito le date del MAGICO TOUR, prodotto da Kashmir Concerti
05.11 – TORINO, Hiroshima Mon Amour
06.11 – ROMA, Largo Venue
12.11 – MILANO, ARCI Bellezza
13.11 – BOLOGNA, Locomotiv
Prevendite disponibili qui: http://bit.ly/CIMINI-MagicoTour
https://www.instagram.com/ancoramegliocimini/
BIO
Federico Cimini, cantautore calabrese trapiantato a Bologna, conosce il successo nel 2017 con “La legge di Murphy”, brano cult della scena indie-pop italiana. Nel 2018 pubblica l’album “Ancora Meglio”, a cui segue un tour di oltre 100 date nelle principali città italiane. Nel 2021 esce “Pubblicità”, accompagnato dal fortunato “Karaoke Tour”, uno spettacolo a metà tra il teatro canzone e un concerto vero e proprio sotto la regia di Lodo Guenzi, che riesce a portare con grande successo CIMINI in tutti club italiani più importanti nonostante la difficile situazione di pandemia, poi riproposto in full band nell’estate 2022.
Ritorna sul palco con una data live il 13 luglio 2024 accompagnato dall’Orchestra Leggera in occasione del festival bolognese BOtanique. Il 25 settembre annuncia il nuovo “TRAGICO TOUR”, una lunga serie di date indoor lungo tutta Italia, che anticipa i singoli, “L’URLO” e “Lindacolei” per Garrincha 373. Il successo delle date e la grande capacità di rinnovarsi e comunicare col pubblico, confermano l’autenticità e la sensibilità di CIMINI nel panorama musicale italiano.
BOtanique 2025 – Un’estate di musica nei giardini di via Filippo Re a Bologna, dal 13 giugno al 19 luglio.
La quattordicesima edizione di
BOtanique 2025
Let the music bloom
Un’estate di musica nei giardini di via Filippo Re, Bologna
dal 13 giugno al 19 luglio
Nada, And Also The Trees, Bandabardò,99 Posse, Romina Falconi, Anavitória e Il Muro del Canto i primi protagonisti
Torna anche quest’anno l’abbonamento di soli 10€ che consente l’ingresso a tutte le serate e agli eventi dei festival
BOtanique 2025 – Let the music bloom: dal 13 giugno al 19 luglio, la quattordicesima edizione del Festival che riempie di musica i Giardini di Via Filippo Re a Bologna.
La mission di BOtanique è sempre promuovere e valorizzare l’accesso alla cultura, conferma – per il terzo anno consecutivo – l’abbonamento di soli 10€ che consente l’ingresso a tutte le serate e gli eventi di giugno e luglio, organizzati da Estragon Club.
Tra le novità della nuova edizione l’illustratrice e graphic designer Lucia Biancalana,che ha interamente curato l’identità visiva e le grafiche del festival.
(https://www.instagram.com/luciawait/)
Collabora con clienti italiani e internazionali, nei settori dell’editoria, del branding e della pubblicità. Autrice di libri e degli albi illustrati, realizza murales su grande scala e dipinge su piccoli block notes.
Dal 13 giugno al 19 luglio, grandi nomi della scena musicale nazionale ed internazionale si alterneranno sul palco: Nada, And Also The Trees, Bandabardò, 99 Posse, Romina Falconi, Anavitória e Il Muro del Canto i primi artisti annunciati.
Ad inaugurare il Festival il 13 giugno Nada, che da anni con la sua voce unica e inimitabile è l’artista più originale e coraggiosa della scena musicale contemporanea italiana. Tra i tanti successi ricordiamo “Amore Disperato“, “Guardami negli occhi” e “Senza un perché“, quest’ultimo inserito nella serie di Paolo Sorrentino “The Young Pope”. Il 14 giugno, direttamente da Worcestershire in Inghilterra il gruppo And Also The Trees, rinomati per le loro performance live magnetiche e stile inconfondibile accompagnati da mandolino e chitarra elettrica, testi evocativi e ritmi dark jazz. Il 20 giugno la Bandabardò, una delle live band che fa dei live delle vere e proprie feste straripanti d’affetto, in cui si crea un rapporto diretto con il pubblico. A marzo 2025 hanno pubblicato il nuovo album “Fandango“. I 99 Possearrivano il 21 giugno, band con oltre trent’anni di carriera alle spalle che ha segnato la storia di un genere con album pluripremiati come “Curre Curre guagliò”, “Cerco tiempo” e “Corto circuito”, oltre ai migliaia di concerti che hanno cambiato il modo di fare e vivere la musica in Italia e non solo. Romina Falconi porta il suo Rottoincuore Live – che prende il nome dall’ultimo album – sul palco del BOtanique il 25 giugno. Un concerto energico e intimo allo stesso tempo con la voce e il carisma di Romina accompagnata sul palco dai suoi “Disumani”, Nick Savinelli (chitarra e tastiere), Nello Savinelli (batteria) e Fil Colombari (basso).
Il 3 luglio, il duo brasiliano Anavitória formato dalle talentuose Ana Caetano e Vitória Falcão, tra i nomi più in voga della scena musicale contemporanea, rappresentano una nuova generazione di artisti in grado di scalare non solo le classifiche ma anche portare a casa premi, come il Latin Grammy Award.
Chiude i primi artisti annunciati il 9 luglio Il Muro del Canto, la band romana presenterà dal vivo il loro ultimo album di inediti “La Mejo Medicina“. Con oltre 14 anni di carriera, sei album all’attivo e più di 500 concerti in Italia e all’estero, Il Muro del Canto è una delle voci più autentiche e distintive della scena musicale italiana, capace di unire, con un’intensità espressiva senza pari, tradizione e innovazione.
Primi nomi del BOtanique 2025
13.06 Nada
14.06 And Also The Trees
20.06 Bandabardò
21.06 99 Posse
25.06 Romina Falconi
03.07 Anavitória
09.07 Il Muro del Canto
Dal 2019 BOtanique è un festival totalmente plastic free, la plastica non è diffusa in alcuna forma all’interno dei giardini: l’acqua sarà gratuita, bicchieri e stoviglie saranno in materiali derivati da carta o organici, niente cannucce.
L’area relax e la ristorazione, per quasi sei settimane, saranno il contorno e la cornice dei grandi eventi live e daranno la possibilità di passare il tempo ascoltando il proprio artista preferito o godendosi la fresca aria serale tra un drink e i sapori dello street food.
Link all’abbonamento:bit.ly/BOta2025
Da quest’anno con Card Cultura e Bologna Welcome Card sarà possibile acquistare l’abbonamento ad un prezzo ridotto di 8€, mentre per i possessori di Card Cultura Under 26 a soli 5€.
CONTATTI
Sito web: https://www.botanique.it/
IG: https://www.instagram.com/botaniquefestival/
Facebook: https://www.facebook.com/BOtaniqueFestival
Instagram: https://www.instagram.com/botaniquefestival/
Send a Prayer My Way
Un paio di sere fa ero a cena con due amici, in un pub dove talvolta fanno musica dal vivo. Coincidenza vuole che quella fosse una serata denominata “Jam!”, dove come il titola lascia intuire, il palco è a disposizione per chi volesse suonare. Nella fattispecie il genere sul quale si sarebbe dovuto suonare o improvvisare era il blues. Il palco inizialmente viene occupato da un trio, incaricato di dare il via alla serata immagino, il cui cantante/chitarrista indossa una t-shirt di B.B. King, giusto per togliere eventuali dubbi sulla proposta musicale.
Ascolto la prima manciata di brani, si muovono chiaramente in quelle zone, molto delta, qualche spruzzatina di country, e pur apprezzando e rispettando il tutto non possono non pensare che quando suoni il blues, QUEL blues, lo devi suonare con tutti i suoi crismi e modi, strutture, confinando davvero ai margini ciò che possa essere ascrivibile sotto la colonna innovazione o personalizzazione.
Tutto sto pippone mi serve per introdurre un gran bel disco che esce proprio oggi, ovvero Send A Prayer My Way del duo Julien Baker & TORRES. E nonostante il background delle nostre, parliamo di un disco fondamentalmente ed indiscutibilmente country.
Non che sia una novità assoluta lo sconfinamento verso questi lidi di artisti prevenienti da differenti aree (Post Malone l’ultimo che mi viene in mente), ma quello che le due musiciste americane hanno realizzato è un bellissimo disco outlaw country che suona assolutamente sincero e credibile pur mostrando la data d’uscita ad ogni brano.
Il disco ha visto la luce dopo che da diverso tempo TORRES (all’anagrafe Mackenzie Ruth Scott) e Julien Baker (che ha un paio di dischi clamorosi da solista oltre che a quella fortunata fuga nelle Boygenius) avevano in programma un album assieme, e l’occasione si è concretizzata lo scorso anno quando la prima ha aperto alcuni concerti del tour di Julien.
Il risultato sono dodici brani che spaziano lungo tutti i sacri dogmi del filone portato avanti dai vari Kristofferson, Jennings e compagnia.
The Only Marble That I’ve Got Left è Willie Nelson in purezza, così come Tuesday, nella quale emergono tematiche forti e care alle nostre, amore saffico che cozza contro bigottismo, religione e finisce in rimpianti o in Sylvia, “What’s it means to have everything if I can’t share it with my girl?”.
Gli episodi nei quali si azzarda maggiormente sono probabilmente anche quelli più riusciti, Sugar In The Tank potrebbe tranquillamente stare in un disco di Julien Baker, le accelerate di Tape Runs Out, le armonizzazioni di No Desert Flower, insomma c’è molto in questo disco, e quel molto risulta anche essere bello. Molto.
Al netto della qualità e della capacità di scrittura che emerge da questo lavoro, a mio avviso sarebbe ingiusto limitarsi a definire Send A Prayer My Way un semplice atto d’amore, un tributo, perché qui c’è molto altro, c’è la dimostrazione tangibile di come si possa far sì che le proprie radici facciano un passo avanti, guardare oltre senza perdere di vista la partenza, un po’ come diceva Bertoli, “Con un piede nel passato / E lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.
Brave.
SABLE, fABLE
I Bon Iver ritornano. Ma come tornano?
Sono passati quasi vent’anni da quando Justin Vernon si è chiuso nel capanno da caccia del padre nel freddo Wisconsin, con il cuore spezzato, per autoprodurre un album malinconico, dolcissimo e perfetto come For Emma, Forever Ago (2008).
Dopodichè il moniker Bon Iver diventò la definizione di un sentimento, di una vibe, di una ricetta che personalmente ancora rispetto alla lettera: i Bon Iver si ascoltano soprattutto in autunno e in inverno, preferibilmente con ferite da sanare. Il caldo anelito della voce di Vernon deve avvolgere e sciogliere i ghiacci dell’anima, come un bivacco gentile.
Ad oggi è doveroso osservare che il folk intimista delle origini non è rimasto immutato (giustamente): l’indie pop si è fuso con il soul e con l’elettronica, esercizi di stile, collaborazioni scintillanti con Kanye West, Taylor Swift o James Blake. A tratti è parso che il collettivo virasse in maniera decisa verso un mainstream marcato, altre volte che desse priorità alla ricerca, al puro gusto di sperimentare, senza sottintendere un chiaro disegno alla base del proprio operato, come nel caso di i,i (2019), forse il loro album meno compreso.
In questo senso, SABLE, fABLE si inserisce come prodotto risolutivo delle tendenze che hanno caratterizzato la discografia pregressa. L’album esordisce con i tre brani usciti nell’EP pubblicato ad ottobre 2024, SABLE, ovvero THINGS BEHIND THINGS BEHIND THINGS, S P E Y S I D E e AWARDS SEASON. Costituiscono un prologo, una prima stagione in cui il dolore viene elaborato, digerito, con i toni nostalgici, crepuscolari che tipicamente associamo ai Bon Iver.
In AWARDS SEASON, che si può considerare una sorta di manifesto dell’album, la voce rimane l’unico elemento sonoro in un corridoio pressoché silenzioso, in cui di tanto in tanto fa capolino un pianoforte, l’eco di una chitarra lontana, un coro che armonizza poche frasi e un sax che lascia spazio alla coda finale a cappella. Qui Vernon afferma: “But I’m a sable and honey, us the fable”, comunicandoci e anticipandoci uno dei temi dell’album, ossia il confronto con un partner, l’intenzione di completarsi, superando gli ostacoli del quotidiano.
Con Short Story sentiamo il vento cambiare direzione, sta sbocciando fABLE, (anche questa vede la produzione di Jim-E Stack): si passa dal minore al maggiore, compare una voce femminile che già introduce il tema dello sdoppiamento, si passa da uno a due. In Everything Is Peaceful Love, primo singolo pubblicato a San Valentino, Vernon non canta l’amore come una vertigine, ma come una condizione di quiete e di scelta quotidiana. Una delle tinte stilistiche più forti è data dal soul che inonda questa produzione come forse mai prima d’ora, in particolare nel trittico Everything Is Peaceful Love, Walk Home e I’ll Be There: ifraseggi in falsetto di Vernon abbracciano i cori dal calore quasi gospel, sostenuti da impalcature di synth, tastiere effettate, pedal steel e percussioni elettroniche. Esce leggermente dalla categoria From, che nel chorus ci riporta al pop anni ’90.
È però in If Only I Could Wait, il duetto con Danielle Haim, scritto durante una reclusione creativa agli April Base, che si tocca uno dei vertici emotivi dell’album. Le due voci si rincorrono e si aprono a spiraglio su una confessione comune: non sempre riusciamo a essere la versione migliore di noi stessi. Vernon non giudica, non idealizza: osserva. Anche qui anziché frammentare la voce con distorsioni e manipolazioni sonore, come nei lavori precedenti, la espone nella sua nuda fragilità.
È con questa nuova prospettiva, questa fragile luce, che si giunge alle tracce finali. There’s A Rhythmn è la traccia più lunga dell’album, 5:16, dopo AWARDS SEASON, 5:17, e definisce questo procedere con passo misurato, gentile, nei giorni, nelle settimane e nelle vite degli altri. Una melodia che si ripete come una regola. L’outro strumentale, sospeso e incantevole, di Au Revoir sembra avere proprio lo scopo di abitarla questa regola.
Non siamo più nei boschi innevati del Wisconsin, né nel caos numerologico di 22, A Million (2016). Siamo in una casa costruita a due, forse ancora in bilico, ma abitata. Ogni canzone è una stanza che si può attraversare con passo lento, magari tenendo la mano di qualcuno. Vernon firma così un album che è tanto un congedo quanto un nuovo inizio e, come ogni favola che si rispetti, lascia addosso una strana speranza: che il dolore possa diventare memoria, e la memoria sia la traccia che conduce in un bel posto.