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Fudge

Michael Kiwanuka

Fudge

Polydor Records
23 Ottobre 2026
di Mattia Zennaro

Siete seduti comodi in un ambiente rilassante e vi state perdendo nell’introspezione che riguarda un rapporto d’amore importante.

Vi prendete tutto il tempo di sentire alti, bassi e medi che riguardano voi e l’altro.

Sebbene il vissuto di ciascuno di noi differisca, tanti potrebbero soffermarsi su quella sensazione di aver attraversato tante tappe.

Prendo spunto da questo sentire comune per descrivere la sensazione che ho provato quando ho ascoltato quest’ultimo album di Michael Kiwanuka: il diario di una relazione con l’altro e con se stessi.
Non al primo ascolto, sia chiaro. Inizialmente si nota una semplicità disarmante in termini di produzione che ben si accompagna all’esigenza di liberarsi da sovrastrutture al fine di concentrarsi sui messaggi da veicolare. 

Fudge è infatti il primo album autoprodotto dall’artista inglese, contemporaneo a Small Changes del 2024. Con quest’ultimo condivide lo stile di espressione minimale, senza eccessi.

Lo stacco è evidente se paragonato a Kiwanuka del 2019. Meno coralità, meno centralità degli strumenti, meno spinta. Molta meno.

Tra sviluppo ed uscita al pubblico ci sono stati momenti difficili per Michael, a causa di un ictus che lo ha costretto a concentrarsi sul proprio recupero. 

Oggi che il peggio è passato, l’essenzialità di Fudge (che possiamo tradurre come “fondente”, intenso come denso e cremoso ndr.) acquista un significato ancora più profondo: si tratta di un lavoro di svestizione che a mio parere calza a pennello con il suo timbro caldo e confortante.
Potremmo definirlo un progetto parallelo o una porta aperta su un vissuto dove si mescolano vulnerabilità e consapevolezze. Un diario aperto.

I testi che percorrono il nuovo disco si muovono in due tempi, esattamente come si potrebbero sviluppare le pagine man mano che si inizia ad ammettere delle verità a se stessi: le prime due tracce sono un inno a ritrovare energie attraverso la necessità di seguire quello che riteniamo bello (Summer Clothes si apre con un campionamento della voce di Chick Corea, il quale ci ricorda che: “Whatever you think it’s beautiful, that’s beautiful”) e la fuga, più o meno immaginata, verso posti nel mondo (California).  
È solo con la terza traccia Just Another Moment che si apre un nuovo corso fatto di intimità nuda, come la richiesta di voler essere accompagnato dall’amore, inteso come altro da sé, che ci aiuti a non rischiare una vita a confrontarsi solo con se stesso. Il concetto viene ripreso più volte con declinazioni diverse: Drowning in Your Heart è il rischio che a chiudersi sia anche colui/colei che sta di fronte a noi, mentre Move in My Direction è la richiesta di un punto comune che presupponga la chiarezza di non sapere mai bene cosa significhi rapportarsi al meglio con l’altro.
Love in My Heart sussurra: guardaci! Siamo uguali. 
Across the Sky, Stars si muovono rispettivamente tra dubbio e speranza, mentre in “ou Sent Me Flying finalmente non c’è incertezza su tutto quello che si prova.

Giusto il tempo di perdersi nell’ermetica di testo e ultra-strumentale Steve’s Paradise che Sing prosegue sulla consapevolezza dell’amore nel suo dolce amaro:

“I’m leaving unafraid because 
I will give my love to you
I couldn’t live with anyone else
Though sometimes it’s bringing me down”

Questo estratto racchiude con chiarezza il tema principale di quest’ultima produzione, un viaggio verso la consapevolezza di un amore importante che non ha mai il compito di cancellare tutti i dubbi ma che semmai ci fa cavalcare liberi nonostante la loro presenza.
Chiude l’album Swings and Roundabouts per dirci che solo una volta imparato a correre con le paure si può essere chiari nelle intenzioni e nelle parole.

In pieno stile blues e soul, di voce e di temi trattati, Kiwanuka bilancia la nostalgia di un animo inquieto con una sensibilità a cui si chiede di venirci incontro, di dare un senso alle cose e un punto finale di comprensione sui rapporti che magari non arriverà mai.
La musica di Michael si inserisce proprio in questo spazio di dolce accettazione per quello che l’amore è: presente.

Sicuramente non è tra i lavori di Kiwanuka che più possono rimanere impressi ma credo che non sia questo il suo scopo. Qui parliamo di una piccola deviazione a ritmo lento, che sa di casa e di diario nascosto. Un disco da trattare con cura per ricordare che a volte, dietro a tutte le profonde difficoltà personali che potremmo sperimentare, c’è lo spiraglio di un amore che chiede di essere di esser fatto accomodare per farci sentire densi, mescolati alla vita e agli altri. Fudge.