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Dry Cleaning “Stumpwork” (4AD, 2022)

Ho ascoltato questo disco una ventina di volte.
In cuffia, come da prassi, con aria da consumato sommelier, a cercar profumi e angoli nascosti.
Mentre lavoro, per stupirmi di quante volte il sopracciglio destro si potesse alzare, in totale distrazione.
Sdraiato in un prato, in solitudine, da pastorello dell’Arcadia.
Poi mi sono illuminato. Avevo un piano. E una sera libera. 

Stumpwork, questo il titolo del secondo album dei Dry Cleaning, merita una serata tutta sua, un viaggio vero veramente, lui, io e una strada. Una statale verso le montagne, dove posso fermarmi e scrivere, dove ci sia buio e ci siano chilometri facili, dove posso guidare in automatico e intanto perdermi nelle note e nelle parole di Florence Shaw, perché, sono sicuro, proprio nei testi sta la chiave di lettura di questo album.
Perché è un disco fatto di solitudini, di spazi chiusi, di viaggi distratti, di pensieri nati seguendo goccioline di pioggia che scappano su finestrini. È un monumentale flusso di coscienza, sembrano mille pensieri scritti velocemente su post-it e poi lanciati in aria. Non c’è un ordine, non c’è un metodo, c’è solo una forma, uno stile, un messaggio di fondo.
Si parta, dunque. Scriverò come fossi intrappolato nei titoli di testa Lost Highway di Lynch.

L’album inizia freddo, gelido, ritmo che sa di macchina industriale. Anna Calls From the Arctic sembra il risveglio da un letargo mentale (o reale), è costruito su un crescendo, su cui si affollano pensieri rapidi, banali, a volte singole parole. È un gioco a evocare, ed è una pena godere dell’arrivo di una scarpiera, unico sollievo della giornata. Tutti i brani avranno questo disegno di fondo: nel disastro post-pandemico e post-industriale, il sollievo è effimero e materiale. Anche i pensieri che portano serenità, nati in ascensore mentre si esce di casa, sono di una superficialità imbarazzante. Piccole gioie, mentre l’ascensore precipita, a nostra insaputa.
Salva chi canta e salva chi ascolta una sana dose di cinismo, di intelligente distacco e di caustica visione. I Dry Cleaning nel pezzo che apre il disco sembrano più morbidi ed eleganti. Così sarà lungo tutto l’album.
Gary Ashby, terzo pezzo in tracklist, era la tartaruga di famiglia. Scappata durante il lockdown, dove, non si sa, come, non è dato saperlo. Ma perdere un animale come Gary non è da tutti, considerando che si era tutti a casa. Brani come l’orecchiabile Kwenchy Kups, al limite della schizofrenia, sembrano una degustazione di parole e ricordi, così come la seguente Driver’s Story.
La chitarra di Tom Dowse si lancia nel funky in Hot Penny Day, mentre viene affrontato il tema amoroso per la prima volta. La perfida metafora qui sta nell’accostare i rapporti umani al penny day, tradizione antichissima del South Devon, dove le famiglie ricche si divertivano a lanciare dalle finestre monete arroventate. Lo spasso nell’osservare i poveracci che si ammassavano ustionandosi le mani pare fosse ineguagliabile. Così sarà l’amore? Chi può dirlo. Intento si tratta si spazi vuoti e di conti correnti a rischio. E galleggiamo ancora sui temi della superficialità e della solitudine.
Stumpwork, title track da metà tracklist, entra sottopelle con un ritmo lento e cadenzato, un elegante dialogo tra sezione ritmiche e chitarre, una Shaw che quasi canta e una serie di immagini evocate senza filo logico, sembrano incipit di dialogo, approcci da aperitivo, fotogrammi di un cortometraggio in bianco e nero, pezzi di sogno che riemergono tornando a letto. 

E mentre guido sento musica e parole sempre più intrecciate alla notte, ai chilometri. Anche se non riescono a descrivere qualcosa mettendolo a fuoco, in bocca si sente un gusto preciso, nelle orecchie ho la batteria di Nick Buxton, nel diaframma il basso di Lewis Maynard, mentre le parole delle canzoni, come piccole magie, evocano ricordi, scene, fantasmagorie. 

No Decent Shoes for Rain è un picco altissimo. Forse la parte in cui i Dry Cleaning trovano davvero l’insieme perfetto e pretendono tutta l’attenzione dell’ascoltatore. L’amore ai tempi dello shopping compulsivo, delle relazioni via webcam in cui è più facile vedere il culo di qualcuno prima della bocca. Lockdown senza tempo, di nuovo, autoindotti, permanenti, elevati da riff sporchi, lo-fi, slow-core.
E di nuovo la superficialità in Don’t Press Me, in cui un mouse da gioco è questione di litigio. Il tutto rinchiuso in 1’50’’ in cui sembrano scendere in campo i Sonic Youth al completo. 

Io guido, ma inizio ad avere un sorriso di traverso dipinto in faccia.

Micotico. Sporco. Etereo. Un basso con note lunghe e presenti in Conservative Hell, il cui titolo è programmatico. Liberty Log è un altro piccolo capolavoro. Siamo di nuovo in una stanza, siamo di nuovo alla solitudine. Qui però parole e musica si rincorrono, prima in linea retta, poi in circolo che diventa presto una trappola, un loop, di immagini e di note. È una meta-canzone che canta con un trucco da poco del registro delle libertà, che non esiste, che non c’è, che non vogliamo, che non meritiamo. Il tutto strizzando l’occhiolino ai Radiohead.
E tutto termina con un colpo di scena: Icebergs chiude l’album, che a sua volta ci lascia un messaggio (quasi) di speranza: 

“For a happy and exciting life
Locally, nationwide or worldwide
Stay interested in the world around you
Keep the curiosity of a child if you can
Resuscitator”

“Mo’ me lo segno”, aspetta che accosto.
Finiti i lockdown rischiamo comunque di “vedere prima il culo di una bocca” e di ritrovarci chiusi in casa e/o in noi stessi. Collezioniamo viaggi senza passione, abbiamo reso lo shopping una terapia. L’immagine che abbiamo di noi, una volta usciti dalle nostre caverne, è distorta. Così questo è un disco di disequilibri, storto e sghembo, con una dialettica interna tra tappeto sonoro e il recitato. È una lunga poesia musicata, uno sprechgesang e un responso di sibilla, impresso su instax mischiate a caso. 

Sono innamorato di Florence Shaw, delle sue fricative e dentali, al limite dell’ASMR. Mi ha fulminato con parole legate in analogie. I Dry Cleaning mi hanno trascinato nella buca del Bianconiglio, galleria laterale, dove un’Alice è chiusa in una stanza davanti a una webcam e il cappellaio compra online bustine di tè. 

Un album da ascoltare sempre. Che poi è il valore vero di un album che merita: il ritornarci, o il volerci ritornare. Come un buon libro, come un posto che ci stimola.
Ecco. Forse è lo stimolo il valore aggiunto in questo lavoro. Davvero eccezionale.

Il mio premio è un cielo stellato come quelli da lockdown.
Fa fresco.
Perché ho smesso di fumare?
Torno, vediamo se verso casa questo album cambia senso anche lui.

 

Dry Cleaning
Stumpwork
4AD

 

Andrea Riscossa

BOUDICA MUSIC CONFERENCE 11 e 12 Novembre a Bologna

Boudica Music Conference arriva a Bologna l’11 e 12 novembre prossimi. Nata a Londra nel 2019 Boudica è un party, uno show radiofonico, una conferenza musicale, un podcast, un’etichetta discografica, una piattaforma fondata dalla dj e producer Samantha Togni che mira a dare visibilità ad artist* trans*, donne e non-binary.
Boudica Music Conference nasce dalla necessità di creare ‘safer spaces’ per la comunità e luoghi di incontro per il networking, l’ispirazione e la collaborazione dei generi sotto rappresentati nella musica.
Al centro di Boudica la volontà di promuovere e sviluppare artist* penalizzat* dalla mancanza di risorse ma che potrebbero prosperare con l’accesso e il supporto della giusta piattaforma. Ogni iniziativa mira a dare visibilità a modelli di generi e background sottorappresentati.
Lo scopo di Boudica è quello di rendere la musica elettronica un’industria e una comunità più inclusiva.
Boudica, nel suo primo evento italiano in collaborazione con Mariolina Catani (TANK club Bologna), ha come obiettivo quello di aprire il settore dell’industria musicale a diverse identità e di portare al suo interno una rappresentanza diversa, ed entrare nell’industria musicale fornendo modell* e professionist* a cui ispirarsi.

PROGRAMMA

11 NOVEMBRE
Dalle 15 alle 17 @ MAMBo (Sala Conferenze)
Beginner DJ Workshop (powerd by Pioneer)
Il workshop si concentrerà sulle basi delle principali tecniche da DJ.
Host:
Samantha Togni (Boudica)
Michel Corradi (Pioneer DJ)
Max Monti (Director – Music Academy Rimini)

Dalle 20 alle 21.30 @ Tank Serbatoio Culturale
Workshop: Come aprire una label e autoprodursi (powerd by Equaly)
Il workshop è rivolto a musicist/producer sia che aspirano ad autoprodursi, sia a chi vuole iniziare a lavorare dietro le quinte nel mondo della discografia.
Host:
Lucia Stacchiotti (iCompany, luovo, Concerto 1 maggio – Roma)

12 NOVEMBRE
Per tutti i talks ticket gratuito su Resident Advisor (posti limitati)

Talks @ MAMBo – Museo D’Arte Moderna di Bologna
Dalle 14.30 alle 15.30
Decostruire gli Stereotipi. Strategie per superare il divario di genere nell’industria musicale.
A seguito dei preoccupanti dati riguardanti la rappresentazione delle minoranze nell’industria musicale, vogliamo discutere possibili soluzioni per creare opportunità e spazi per combattere queste disparità.
Nonostante le conversazioni sulle statistiche e l’urgenza di continuare a lavorare per un ambiente più inclusivo, c’è ancora molta strada da fare per sradicare completamente la discriminazione negli ambienti musicali. L’industria deve essere in grado di garantire spazi in cui tutti possano sentirsi al sicuro.
Speaker:
Carmela Massa (Parkett)
Mariolina Catani (Tank club Bologna)
Flavia Guarino (Dice)
Emanuela Teodora Russo (Nuovo IMAIE/Note Legali/ Studio d’Ammassa)
Modera: Laura Gramuglia (speaker radiofonica/scrittrice)

Dalle 15.30 alle 16.30
Conversazione con dj Lady Starlight (New York)
Lady Starlight è una delle DJ e performing artist americane più originali e interessanti della musica elettronica. Lady Starlight ci racconterà del suo background, dei  tour mondiali come supporter a Lady Gaga e dei suoi live set unici.
Modera:
Samantha Togni (Boudica/Flesh)

Dalle 17.00 alle 18.00
Spazi Sicuri: Denunciare e combattere sessismo e molestie nell’industria musicale
Due dei problemi più prevalenti nell’industria della musica elettronica continuano ad essere il sessismo e le molestie sessuali.  Donne e persone non-binary e trans* devono ancora affrontare enormi barriere all’interno del settore. All interno del contesto dell industria italiana la discussione si concentrerà su possibili soluzioni e modalità per continuare a creare un sistema in cui tutti si sentono sicuri e protetti.
Speaker:
Albi Scotti (DJ Mag)
ARYA
Azzurra Funari (Restart)
Sara Colantonio (Equaly)
Modera: TBA

Dalle 18.00 alle 19.00
Proteggiamo le comunità a tutti i costi
Negli ultimi anni ciò che il governo non è riuscito a capire è che i club, i collettivi e gli spazi indipendenti sono santuari in cui le persone possono riunirsi, essere se stesse e sentirsi libere.
Ora che siamo riunit* a queste parti vitali del settore, i nostri speaker riflettono sull’ industria post pandemia.
Speaker:
Gianni Chelli  (LaRoboterie)
L I M
Marta Fantini (Five Question Marks)
PLAYGIRLS FROM CARACAS
Marzia (Elastico Records)
Modera:
Claudia Attimonelli (Docente all’Università di Bari in Teoria del linguaggio e scienze dei segni/Autrice de: L’Elettronica è donna; TECHNO ritmi afrofuturisti)
—–
Party event @ LINK 2.0
LINE UP
23:00-23:30 Warm up
23:30_ Tying Tiffany LIVE
00:30_ Lady Starlight LIVE
02:00_ Juliana Huxtable
03:30_ Nene H
05.30_ Tedesco

START FROM SCRATCH il workshop di Pioneer DJ arriva a Bologna in occasione di Boudica Music Conference 2022.


Ispirare una nuova generazione di talenti, offrire nuove esperienze e nutrire la creatività: è con questo spirito che AlphaTheta Corporation, attraverso il suo brand Pioneer DJ, annuncia il prossimo workshop Start From Scratch a Bologna, in occasione di Boudica Music Conference 2022,per dare alle donne, alle persone trans e non binarie un’introduzione allarte del DJing.

Lincontro è un vero laboratorio teorico e pratico per apprendere le nozioni fondamentali e muovere i primi passi alla console: da come organizzare la libreria musicale, alle tecniche di mixaggio, fino allutilizzo della strumentazione ideale con cui allenarsi, sia per passione o per realizzare una vera e propria carriera professionale. I partecipanti al workshop avranno la possibilità di toccare con mano le apparecchiature del brand leader di settore per la tecnologia DJ sotto la guida di Michel Corradi, Business Development Executive di Pioneer DJ per lItalia, di Samantha Togni, DJ, Produttrice e Promoter, fondatrice di Boudica, e di Max Monti, Direttore e insegnante di Music Academy di Rimini, una delle scuole per DJ italiane accreditate da Pioneer DJ, tutti professionisti con cui oltre al momento educational si condivideranno aneddoti, storie e segreti della carriera del DJ.

Lanciato a marzo 2022, Start From Scratch è un nuovo progetto di Pioneer DJ che consiste in una serie di workshop virtuali e in presenza, organizzati in tutta l’area EMEA, con lobiettivo di sostenere tutti gli individui interessati e appartenenti a comunità sotto rappresentante all’interno dell’industria musicale, offrendo la possibilità di imparare a cimentarsi come DJ e acquisire nuove conoscenze per intraprendere una carriera nel mondo della musica.

Start From Scratch – Beginner DJ Workshop
venerdì 11 Novembre 2022
dalle 15:00 alle 17:00
MAMbo, Sala conferenze
Via Don Giovanni Minzoni, 14, 40121 Bologna BO.

 

Shy, Low @ Tank

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• Shy, Low •

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Ropes Inside A Hole Band

Divided

Tank (Bologna) // 20 Ottobre 2022

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]foto di Lucia Adele Nanni

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DIVIDED

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ROPES INSIDE A HOLE BAND

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Tre Domande a: Feexer

Come e quando è nato questo progetto?

Feexer nasce nella sua veste attuale nel 2017, con la pubblicazione di un demo-album chiamato Headed To in cui Manuel (Ciccarelli) ha raccolto 10 tracce, scritte come solista negli anni precedenti e pubblicate grazie al successo di una campagna su una delle principali piattaforme di crowdfunding. Da quel momento Manuel ha stabilito una road map per portare il progetto a un livello superiore, iniziando a studiare produzione musicale e realizzando alcuni demo che hanno catturato l’attenzione di due etichette (una tedesca e una italiana), nonché di un produttore italiano che oggi vive e lavora negli Stati Uniti.
Purtroppo la pandemia e il successivo contrarsi degli investimenti delle label sui nuovi progetti hanno impedito una pubblicazione immediata del primo disco in studio della band. A quel punto è stato chiaro che Feexer avrebbe dovuto muoversi come realtà indipendente, anche dal punto di vista della produzione: una scelta che ha richiesto un ulteriore lavoro di approfondimento in tale ambito – solitamente di competenza di esperti del settore – che sul medio periodo ha però portato enormi vantaggi. A questo occorre aggiungere l’arrivo nella band del batterista Stefano Mazzoli, che aveva calcato i palchi insieme a Manuel quando entrambi militavano nella band Zeroin e che ha permesso di raffinare ulteriormente le scelte artistiche.
Il primo studio-album di Feexer Don’t Bother, in uscita il 4 novembre, è il prodotto di questo recente passato che ha portato oggi la band ad essere una realtà completamente indipendente e con una impostazione artistica molto definita.
In ogni caso Feexer è probabilmente nato negli anni Novanta, quando Manuel ha ricevuto in regalo una chitarra e un amplificatore sgangherato da suo fratello maggiore!

 

Se doveste riassumere la vostra musica con un tre parole, quali scegliereste e perché?

Probabilmente canzone, chitarre e fusioni. 

Canzone, perché la band non fa della ricerca di un determinato sound il suo punto di riferimento. Tanta della musica prodotta oggi si concentra sulla ricerca di un suono ben determinato, con l’obiettivo di distinguere quel progetto da tutti gli altri: i dischi sono a volte un’espressione statica di questa volontà, dove il suono è al centro di tutto e all’interno di un LP si riesce a dar vita soltanto ad alcune sfaccettature. Per Feexer questo non è il punto di riferimento. Manuel e Stefano si concentrano sul riuscire a dare la migliore veste a una determinata canzone, quell’insieme di strofa e ritornello con tutti i suoi ricami. Agire senza schemi predeterminati, senza aver paura di accostare canzoni più aggressive a pezzi più introspettivi o a ballate acustiche. L’importante è che quelle note scritte inizialmente con una chitarra acustica arrivino a esprimersi con tutto il loro potenziale anche nella versione finale del brano.
Chitarre: sono al centro di tutto l’album. L’intreccio di chitarre acustiche e di riff più incisivi di chitarre elettriche sono una chiave sonora senza dubbio predominante, nonostante il ruolo altrettanto fondamentale della parte ritmica e degli inserti elettronici. Durante la produzione si è manifestato una sorta di rispetto reciproco del mondo acustico verso quello elettrico e viceversa. Non si è mai stabilito a priori cosa dovesse essere più in rilievo: quando un riff potente veniva accostato a una chitarra acustica ritmica questa non è mai andata a scontrarsi con la prima, bensì è stata concepita come un supporto per la stessa che andasse nella stessa direzione. Stessa cosa, soprattutto, nel lasciare alle atmosfere acustiche il loro spazio nonostante le numerosissime sovraincisioni elettriche.
Fusioni, perché queste nove canzoni hanno dato l’opportunità di far incontrare spesso le varie anime della band. Dal grunge più sporco alla raffinatezza di un certo alternative rock di matrice britannica, lasciando inoltre la libertà alla vena più elettronica di farla da padrone in diversi passaggi del disco. 

 

C’è un artista in particolare con cui vi piacerebbe collaborare/condividere il palco?

A volte si rimane affascinati da certe parabole artistiche. Sicuramente una delle storie che ci hanno più colpito negli anni è stata quella dei Vex Red, band inglese che all’inizio degli anni Duemila è stata una meteora folgorante, con un disco Start with a Strong and Persistent Desire – prodotto da Ross Robinson – che aveva scalato le classifiche dell’alternative rock sia nel Regno Unito che in Europa. Manuel ricorda ancora il giorno in cui, durante una festa organizzata in un appartamento nel Bolognese, aveva ascoltato il singolo The Closest. È stata la prima e unica volta in cui ha implorato di potersi portare a casa in prestito un disco lasciando una festa dopo pochi minuti. La profondità di quel disco dei Vex Red, le sonorità malinconiche eppure potentissime che trasmette, ha sicuramente segnato la nostra passione per la musica.
Eppure si tratta di una band che, per dissidi con la casa discografica e altre motivazioni personali, non ha più prodotto nulla fino a poco tempo fa, nel 2019 con l’EP Give Me the Dark, che ne ha segnato la reunion e un primo nuovo esperimento musicale.
Ecco, probabilmente scrivere un pezzo con i Vex Red e suonarlo dal vivo con loro esaudirebbe un grande desiderio e chiuderebbe il cerchio con quella fuga improbabile da una festa nel Bolognese. 

…And You Will Know Us by the Trail of Dead @ Locomotiv Club

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…And You Will Know Us by the Trail of Dead

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AVALANCHE PARTY

SAN LEO

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Locomotiv Club (Bologna) // 19 Ottobre 2022

 

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AVALANCHE PARTY

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SAN LEO

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Annalisa @ Estragon

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• Annalisa •

Estragon (Bologna) // 18 Ottobre 2022

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foto di Lucia Adele Nanni

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Tre Domande a: Novadeaf

Ci sono degli artisti in particolare che influenzano il tuo modo di fare musica o a cui ti ispiri?

Mi sono formato con la musica rock e pop inglese e americana degli anni ’70, ’80 e ’90 e ogni band o songwriter che ho amato ha ovviamente lasciato una traccia dentro di me. R.E.M., Nick Drake, Smashing Pumpkins, Joni Mitchell, Depeche Mode sono i primi nomi che mi vengono in mente. Di David Bowie ammiro il mestiere, la lucidità e l’intelligenza con cui ha saputo reinventarsi anno dopo anno, stagione dopo stagione, costruendosi al contempo un percorso artistico coerente e organico. Se poi parliamo di veri e propri modelli artistici trovo che i Radiohead siano stati i Beatles della mia generazione, imprescindibili per chi fa il mio genere di musica. In Rainbows per me è l’album perfetto.

 

Se dovessi scegliere una sola delle tue canzoni per presentarti a chi non ti conosce, quale sarebbe e perché?

Un bel dilemma! Probabilmente opterei per Four, il primo singolo estratto dal mio ultimo album. Direi che è un ottimo compendio della mia attuale idea di musica, ci sono dentro quasi tutti i miei ingredienti preferiti: una melodia ampia e catchy per parlare a quante più orecchie possibile, un tappeto di archi che dona raffinatezza e profondità emotiva, un ritmo moderatamente dance per stimolare anche il corpo insieme allo spirito. Ci sono synth suonati da un computer e c’è un assolo di chitarra suonato da dita umane. Mi piace giocare con i contrasti, dire una cosa e al contempo dire il suo contrario, mescolare elementi diversi e creare dei piccoli mondi. 

 

Qual è la cosa che ami di più del fare musica?

Creare oggetti sonori che sappiano emozionare e coinvolgere, con la speranza che chi ascolta possa riconoscere dentro di essi un pezzo del proprio vissuto, della propria idea del mondo o della propria sensibilità. In una parola, creare bellezza.  

Marlene Kuntz @ Monk

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• Marlene Kuntz •

Monk (Roma) // 16 Ottobre 2022

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto di Simone Asciutti
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Gianluca Grignani @ Fabrique

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• Gianluca Grignani •

Fabrique (Milano) // 16 Ottobre 2022

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto di Oriano Previato
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Marracash @ Unipol Arena

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• Marracash •

Unipol Arena (Bologna) // 15 Ottobre 2022

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Riesco a trovare parcheggio, spengo la macchina, scendo. Mi guardo attorno.

L’Unipol Arena è sempre uno spettacolo. Non è difficile capire chi ci suonerà in concerto stasera: continuano a passarmi accanto ragazzi che indossano maglie e bandane che portano il nome di Marracash.

Inizio a parlare con un sacco di gente. Sono tutti sorridenti, sono tutti felici. Probabilmente stanno per assistere al concerto della loro vita e, sicuramente, stanno per assistere ad un live che aspettavano da un pezzo, posticipato e positicipato. È quasi come se fossero arrivati alla fine di un viaggio la cui meta pareva irraggiungibile. 

Durante le chiacchiere con i ragazzi che aspettavano di entrare ho appreso, di buon cuore, che l’album preferito (quasi) in assoluto degli ascoltatori è, a mani basse, Persona, seguito dall’ultima uscita Noi, Loro, Gli Altri.
Persona è stato, per molti, un disco che ha fatto da trampolino di lancio per la carriera artistica di Marracash. Fra i brani preferiti vincono sicuramente MADAME – L’Anima, che vede la collaborazione di Madame (dal disco Persona) e Dubbi (dall’album Noi, Loro, Gli Altri).
Divagando su altri argomenti, come l’apprezzata vittoria del Premio Tenco, che secondo i fan è finalmente la luce in fondo al tunnel per far apprezzare il rap italiano a livello nazionale, c’è la frase di un ragazzo, che mi ha stretto il cuore: mi guarda, sorride, e riferendosi a Persona mi dice: “Sono album che ti cambiano la vita, dopo l’ascolto ne esci cambiato”. 

Trangugio una birra e finisco la sigaretta in velocità per entrare nell’arena.
“Minchia”, penso, “mi perquisisce di meno la polizia quando mi trova in giro alle tre di notte”.
Respiro, mi siedo, mi guardo attorno. L’atmosfera è statica ma satura di energia. È come se qualcosa stesse per esplodere da un momento all’altro. È tutto pienissimo, le persone affluiscono da tutte le parti, impazienti di ascoltare l’artista. Poco prima che lo spettacolo inizi sento un boato dal pubblico in piedi: applaudono e urlano a una ragazza che sta ballando dalle tribune laterali.
I ragazzi hanno fame di musica. 

Il live inizia da brividi. Si spengono le luci e si accendono i flash dei telefoni. La gente urla: “Marracash!”. Il popolo chiede il suo re: crollano a terra le tende che facevano da sipario e Marra inizia a cantare su una piattaforma a cinque metri da terra.

La scenografia è pazzesca, le immagini che fanno da sfondo a Marracash rispecchiano l’anima di ogni brano che suona. Lo stile è quello del rapper vecchia scuola. Non a caso, Marra è un’istituzione della scena italiana. C’è solo la presenza scenica del rapper che mima i brani e tiene il palco come Lewandowski tiene la palla in campo. Alla terza canzone, però, il fondo del palco si illumina rivelando, da dietro lo schermo, la band che suona dal vivo.
Quando si ferma, tra un pezzo e l’altro, parla col pubblico come se parlasse con i membri della sua famiglia.
È una potenza musicale in brani dallo spessori di QUELLI CHE NON PENSANO – Il cervello e CRAZY LOVE. Riesce a trasportare il pubblico con una naturalezza straordinaria. 

Durante il brano APPARTENGO – Il sangue appare Ambra Angiolini sul palco, cantando il sample della canzone dal vivo.
Marracash esce per qualche minuto, mentre DUBBI viene introdotta da un video nel quale l’artista parla con uno psicologo, per poi tornare sul palco vestito completamente di bianco e interpretare una traccia introspettiva davvero profonda, dimostrandosi tanto bravo su pezzi più movimentati e crudi, quanto in pezzi intimi e malinconici. Il pubblico diventa il suo analista.
Con LAUREA AD HONOREM entra, per collaborare nel ritornello, Calcutta. 

Il live viene interrotto perché sta per scoppiare una rissa ma, una volta calmate le acque, spunta un cartellone: “King aiutami a chiederle la mano”. Marra prosegue e invita la ragazza a dire sì. Tutta l’Unipol Arena ha gli occhi puntati sul ragazzo che ingioiella l’anulare della sua futura moglie. 

L’artista si allontana di nuovo dal palco lasciando spazio a DJ TY1 che fra scratch e mix riesce ad evocare l’atmosfera delle vecchie jam hip hop.

Marracash riprende a cantare su un palchetto rialzato in mezzo all’Arena i vecchi successi di Santeria e degli album precedenti, infuocando il pubblico e trasportandolo, con le canzoni, indietro di quasi una decina d’anni. 

Il concerto prosegue con NOI, LORO, GLI ALTRI SKIT per poi proporre l’assolo di un virtuosissimo sassofonista.
Marra rientra vestito di rosso, concludendo con le canzoni migliori della sua carriera, come Brivido, cantata a cappella. Ha coronato con la musica un’atmosfera che, nel corso del concerto, si è fatta sempre più carica di emozioni. 

Uno dei concerti più belli. Almeno per me. A livello personale. Ma forse anche per loro, anche per gli altri.

 

Setlist

BODY PARTS – I denti
QUALCOSA IN CUI CREDERE – Lo scheletro
Loro
Pagliaccio
Cosplayer
BRAVI A CADERE – I polmoni
Crazy Love
QUELLI CHE NON PENSANO – Il cervello
Gli altri (Giorni stupidi)
Noi / APPARTENGO – Il sangue
Nulla Accade
Dubbi
Laurea ad honorem
G.O.A.T – Il cuore
Neon – Le Ali
Io
POCO DI BUONO – Il fegato
Nemesi
Badabum cha cha
SUPREME
L’ego
A volte esagero
King del rap
Scooteroni
Cashmere
SPORT – I muscoli
Salvador Dalì
NOI, LORO, GLI ALTRI SKIT
TUTTO QUESTO NIENTE – Gli occhi
Niente canzoni d’amore
MADAME – L’anima
Brivido
CRUDELIA – I nervi
64 bars
∞ Love

 

Riccardo Rinaldini

foto di Lucia Adele Nanni

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Lacuna Coil @ Fabrique

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• Lacuna Coil •

Fabrique (Milano) // 15 Ottobre 2022

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Foto di Oriano Previato
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[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

blink-182: è uscito oggi in digitale il nuovo singolo “EDGING”, in rotazione radiofonica da venerdì 21 ottobre. Anticipa l’attesissimo nuovo album in uscita nel 2023 e da oggi in pre-order!

Per la prima volta dopo quasi dieci anni
torna con la formazione originale

l’iconico trio pop punk da oltre 50 milioni di copie vendute

 

blink-182

È USCITO OGGI IN DIGITALE

IL NUOVO STREPITOSO SINGOLO

“EDGING”

 

in rotazione radiofonica da venerdì 21 ottobre

ANTICIPA L’ATTESISSIMO NUOVO ALBUM

IN USCITA NEL 2023

da oggi disponibile in pre-order

IN CONCERTO

VENERDÌ 6 OTTOBREALL’UNIPOL ARENA DIBOLOGNA

PER L’UNICA DATA ITALIANA

 

È uscito oggi in digitale ed entrerà in rotazione radiofonica da venerdì 21 ottobre EDGING”, il nuovo singolo dei blink-183, l’iconica band californiana tra le più influenti della scena pop punk che torna, dopo quasi un decennio, nella formazione originale composta da Tom DeLonge, Mark Hoppus e Travis Barker.

Il brano anticipa il nuovo attesissimo album del trio californiano, in uscita in digitale nel 2023 e da oggi già disponibile in pre-order.

Nel 2023 la band sarà in tour in tutto il mondo, compresa un’unica data in Italia, venerdì 6 ottobre 2023 all’Unipol Arena di Bologna. Ad aprire il concerto The Story So Far, gruppo pop punkstatunitense.

Dai loro inizi, quasi trent’anni fa, quando hanno iniziato a suonare in un garage di San Diego, i blink-182 hanno venduto oltre cinquanta milioni di album in tutto il mondo, diventando una delle rock band più rappresentative della loro generazione. Secondo il New York Times “Nessuna band punk degli anni ’90 è stata più influente dei blink-182” e anche se la band ha collezionato negli anni diverse certificazioni platino e singoli di successo, non vedono l’ora di far uscire il loro nuovo album. Con Delonge, tornato dopo quasi un decennio, i fan possono aspettarsi quella magia che il trio ha sempre portato sul palco nel corso degli anni. E con il loro nuovo album, i blink-182 sono entusiasti di affrontare insieme il loro futuro.