Skip to main content

Tananai e l’importanza di seguire sempre il proprio istinto

Tananai è senza dubbio un artista eclettico, dalle idee chiare e precise, in grado di rappresentare molto bene il suo immaginario sonoro e visivo. È uscito da poco il suo nuovo brano Calcutta, il cui titolo non parla della città ma proprio del cantautore capostipite della nuova generazione indie, con in mezzo tutta una serie di riferimenti alla cultura pop, da Cambiasso a Scamarcio.

Il pezzo è il suo quarto da quando ha deciso di lasciarsi alle spalle il passato da dj e producer. Fino a due anni fa era, infatti, noto come Not For Us. Ora è arrivata una nuova fase della sua carriera in continua evoluzione, che lo ha portato a scrivere testi in italiano e a raccontarsi come mai aveva fatto prima.

Siamo stati alla prima data del tour al Serraglio di Milano, organizzata da Culture Club e Humble Agency, e nell’occasione abbiamo fatto una chiacchierata con lui sul suo percorso artistico e non solo. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

Ciao Tananai! È uscito da poco il tuo ultimo singolo Calcutta, ci puoi raccontare un po’ come è nato e di cosa parla?

“Il singolo parla, in modo un po’ ironico e un po’ no, di un problema che non riguarda solo me, ma che immagino sia anche di altre persone, ovvero quello di cercare di rifarsi ai propri idoli, non per forza nel settore musicale. Magari, all’inizio, in una cosa ritieni di non essere molto bravo e pensi: “Vorrei essere bravo a calcio e giocare nell’Inter come Cambiasso” oppure “Vorrei essere in grado di scrivere come Calcutta.” In linea di massima però è importante riuscire a trovare se stessi e il proprio modo di esprimersi. Infatti nel video prendo consapevolezza di questo e arrivo a spegnere, metaforicamente, con un estintore le fiamme di quell’inferno che ti porta costantemente a paragonarti agli altri.”

 

Il video segue in maniera coerente il concept alla base del pezzo. Come lo hai ideato e successivamente realizzato? 

“L’ho ideato con l’aiuto fondamentale dei miei videomaker, ma prima di tutto amici, Olmo e Marco, che mi seguono nei miei progetti fin dall’inizio. Abbiamo sempre realizzato video molto “street”, fuori dai canoni della comfort zone di un set. In questo caso, invece, volevamo trasmettere un messaggio un po’ più intimo, dal momento che il pezzo avrebbe potuto essere facilmente frainteso. Quindi abbiamo deciso di girare su un set, realizzandolo noi e seguendo fin dal principio tutto. Ho trascorso gran parte dell’estate così e nel mese e mezzo in cui lo abbiamo costruito ho visto più i commessi del Brico che i miei genitori. Spesso abbiamo dovuto superare delle difficoltà, infatti le pareti a volte tenevano e a volte no, abbiamo cercato di recuperare qualsiasi oggetto possibile, persino un ventilatore abbandonato per strada, vecchie foto e vecchi giocattoli. C’è da dire che è stato molto bravo in questo Marco, che si occupa più prettamente della produzione: ha creato una squadra di ragazzi che volevano fare qualcosa di bello, i soldi non sono mai stati un elemento portante in questo lavoro. Inoltre, abbiamo collaborato con Nico Cacace, un direttore della fotografia veramente bravo, conoscendo così il suo team. Insomma, c’era proprio una bella atmosfera, sono venute anche le nostre mamme sul set a farci da mangiare, abbiamo formato una squadra molto casereccia di persone davvero forti e siamo decisamente contenti del risultato.”

 

Parlando un po’ del tuo percorso artistico, sappiamo che hai un passato da producer elettronico. Come sei passato da Not For Us a Tananai decidendo di raccontarti in prima persona? 

Il passaggio è stato molto naturale. Ho sempre fatto, fin da quando ho 14 anni, essenzialmente musica elettronica e nel momento in cui è uscito il mio primo album come Not For Us, due anni fa, ho avuto una sorta di “depressione post-parto”. Per me quell’album non era solo il frutto di due anni di lavoro, era proprio la conclusione di un ciclo iniziato molto prima. Quando ho visto il disco concluso e pubblicato mi sono chiesto in che modo sarei potuto andare avanti con quel sound. Sentivo il bisogno di nuove sfide e ho attraversato importanti cambiamenti come l’andare a vivere da solo e la separazione dalla mia ragazza, mi sentivo una persona del tutto diversa. Questo, come Not For Us, non riuscivo a farlo trasparire. In generale, credo che non sia corretto continuare a fare un lavoro di un certo tipo se senti che stai attraversando una trasformazione. Penso, ad esempio, a grandi band come i Radiohead, che hanno pubblicato album diversissimi come The Bends e Kid A, assecondando la loro necessità di trasformazione artistica. Io sentivo che con l’elettronica quel che dovevo dire lo avevo detto e, influenzato dalla mia ragazza e dagli amici, ho ascoltato molta più musica italiana. Tutto ciò mi ha portato a scrivere in maniera estremamente diversa.”

 

A tal proposito, hai riscontrato particolari differenze di approccio in fase di scrittura e produzione? 

“Completamente. Non scrivo e non produco come facevo prima, sono molto più attento a quello che provo quotidianamente. In precedenza, quando andavo in studio e iniziavo il processo creativo, mi isolavo in tutta un’altra dimensione all’interno di cui lavorare. Ora, invece, osservo maggiormente ciò che mi circonda e ho ampliato la mia sensibilità.”

 

Ti trovi meglio a scrivere quando sei in un periodo negativo della tua vita o all’opposto, quando sei più felice? Perché spesso per molti artisti è più facile esprimersi in situazioni di difficoltà. Vorrei sapere cosa ne pensi, sulla base della tua esperienza.

“Bella domanda. Secondo me qualsiasi forma d’arte serve a controbilanciare una parte di te che non emerge facilmente. Io, essendo una persona estroversa, quando scrivo faccio uscire sempre un lato più malinconico che magari nella vita quotidiana non riesco a dimostrare. Ma, dall’altra parte, c’è anche chi può dare l’impressione di essere continuamente “preso male” e poi scrive testi al limite del satirico e della gag. Personalmente quando sono felice penso a vivere il flusso delle cose senza interromperlo, se ho un’intuizione magari la butto giù, ma più come promemoria, perché voglio lasciare spazio alle belle sensazioni di quel momento.”

 

Per concludere, ci potresti anticipare qualcosa sul tuo futuro artistico?

A breve faremo uscire un altro pezzo e poi sicuramente pubblicherò più cose possibili. Finora è uscita relativamente poca roba rispetto a quanta ne abbia effettivamente prodotta, per cui è arrivato il momento di farla sentire.”

 

Filippo Duò

Foto di copertina: Luca Ortolani

Justfor1day: Matt Elliott @ Cage Club

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

• Matt Elliott •

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

+
Pieralberto Valli

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Just For 1 Day

Cage Club – Admiral Art Hotel (Rimini) // 24 Novembre 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Foto: Luca Ortolani

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17955″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17943″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17954″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17946″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17941″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”17949″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”17944″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”17948″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17953″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17947″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17950″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17942″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17951″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17952″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17945″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Pieralberto Valli

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17939″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17938″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17940″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row]

Joan As Police Woman @ Teatro Sperimentale

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

• Joan As Police Woman •

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Teatro Sperimentale (Pesaro) // 24 Novembre 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Joan Wasser, conosciuta come Joan As Police Woman, cantautrice statunitense di livello internazionale, torna a suonare in Italia per promuovere il suo nuovo lavoro uscito quest’anno Joanthology: una mega raccolta in 3 atti dei suoi brani, tra cui un inedito, una cover di Kiss di Prince e un album intero live registrato durante una BBC session.

Lo fa con una semplicità dirompente, urlando in punta di piedi, lo fa soprattutto da sola, one woman band. Lei, un pianoforte, una chitarra. Nulla più.

Pesaro, terza data italiana di quattro: la venue è il Teatro Sperimentale, in pieno centro, a pochi passi dalla casa del maestro Rossini. La musica scorre potente in queste vie!

Joan si palesa sul palco alle 21:15 circa, in un teatro pieno anche se non sold out, applausi, silenzio: si sistema al pianoforte e parte la magia della sua inconfondibile voce.

Tira fuori dal cilindro quasi tutti i suoi brani più celebri, accompagnata solo dal pianoforte o dalla sua chitarra, sempre da sola, semplice, potente, avvolgente.

Warning Bell, Tell Me, Human Condition, Wonderful solo per citarne alcuni, per poi sorprendere gli avventori con una meravigliosa cover, pianoforte e voce naturalmente, di Out Of Time dei Blur.

La cantautrice statunitense parla con il pubblico, lo fa spesso, forse anche per stemperare il clima di rispettoso silenzio, coinvolge, lo fa cantare, quasi a portarlo con se sul palco: Joan non è più sola, la sua band è il pubblico. Meraviglioso. Passano cosi i brani proposti, uno dopo l’altro, in un clima di rispettosa armonia.

Il concerto termina dopo quasi un’ora e tre quarti. 

Applausi scroscianti, Joan saluta e si inchina più volte, e scompare dietro le quinte del teatro.

Uno show unico, coinvolgente nella sua semplicità, sussurrato ma deciso, urlato in punta di piedi.[/vc_column_text][vc_column_text]Testo e Foto: Siddharta Mancini

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17931″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17936″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17934″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17929″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17933″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17928″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17930″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17932″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text] 

Grazie a: Amat

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Temples @ Locomotiv Club

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

• Temples •

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Locomotiv Club (Bologna) // 23 Novembre 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Foto: Andrea Venturini

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17914″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17907″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17910″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17913″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17906″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17905″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17908″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17909″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17912″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17911″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text] 

Grazie a: Comcerto

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Levante @ Mediolanum Forum

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

• Levante •

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Mediolanum Forum (Milano) // 23 Novembre 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Foto: Elisa Hassert

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17900″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17897″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17902″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17904″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17901″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17898″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17895″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17903″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”17894″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”17897″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”17896″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17899″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text] 

Grazie a: Mn Italia | Shining Production

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

William Patrick Corgan “Cotillions” (Reprise Records, 2019)

There’s something rotten in the (United) States of America

 

Nel 1978 William Trogdon, un professore universitario di origini native americane, perde il lavoro, la moglie e la voglia di vivere. Quale migliore inizio per una storia americana? Cambia nome, diventa William Least Heat-Moon, prende il furgone e inizia un viaggio alla ricerca di se stesso, lungo le blue highways, le strade provinciali americane. E’ un’immersione in una humanitas dimenticata, che salva l’uomo attraverso l’empatia e i chilometri, come se una dinamo fosse collegata a una batteria affamata di storie. Ne nascerà un libro, Blue Highways: A Journey into America, ormai diventato un classico. 

È un’attitudine tutta statunitense quella di partire alla ricerca delle radici, umane e culturali, in momenti di crisi. Un popolo ancorato ad un inspiegabile ottimismo, come se nello spostare continuamente la linea dell’orizzonte si potesse generare futuro.
Cosa può spingere un’icona del rock come William Patrick Corgan a prendere la prima palandrana nera, la sua altrettanto iconica chitarra e partire verso sud?
C’è una mitologia, lontana dalle nostre europee, che ancora vive nelle strade blu. C’è una sottile e quasi invisibile luce che segna le vie dei Canti inseguite da tanti artisti d’oltreoceano.

E questo di Corgan è il quarto album del 2019 che recensisco e che va a sciacquare i panni in Nashville, Tennessee.

Stati Uniti in crisi, sicuramente più morale e identitaria che economica, significa per molti avvertire la necessità di cercare “altro” che non siano i tweet di Trump e il gorgoglio di fondo della pancia del paese che offusca tutto il resto. L’esempio più lampante è il viaggio di Springsteen in Western Stars,  ma ci sono altri artisti che hanno iniziato una ricerca personale sulla musica delle radici, quasi che nella tradizione ci possa essere una chiave di lettura. O più semplicemente il country, il bluegrass, il genere Americana, sono statutari, tanto quanto la costituzione, sono colonne, sono la loro mitologia, utile in tempi di cambiamento poco gradito.

E così abbiamo per le mani un album davvero particolare, perché tutto avrei potuto pensare (soprattutto a metà anni novanta), tranne la possibilità che il frontman degli Smashing Pumpkins si dedicasse ad un’opera in cui violini e steel guitar la fan da padrone. “Un atto d’amore” lo ha definito lui stesso sui social. Di fatto è il prodotto di un viaggio verso Ovest, la frontiera per eccellenza, l’unico punto cardinale che è diventato genere. Thirty Days è il titolo del viaggio/documentario che ha visto la nascita di Cotillions, ultima fatica solista del nostro Billy.

Non è il Nebraska di Springsteen, né una radicalizzazione di una tendenza come può essere stato per altri in precedenza. Mi è parso un genuino gesto di assorbimento della cultura locale durante il viaggio, un utilizzo strumentale di un atteggiamento mentale che dovrebbe essere la quintessenza del viaggiatore. Un Chatwin con la chitarra, vestito di umiltà intellettuale, perché occorre sempre ricordarsi chi è Mr. Corgan. E così, tra esplorazione e filologia musicale, galleggiando tra Steinbeck e Woody Guthrie, il pianoforte che dominò i precedenti lavori solisti cede il passo a chitarra e archi, segnando un clamoroso cambio di genere. I testi rimangono densi, incredibilmente evocativi per immagini, bastano poche pennellate per definire bene i confini e i riferimenti.

E’ un album lungo, diciassette tracce e quasi un’ora di musica, che nelle prime otto canzoni presenta tutto quello che è l’essenza del disco. C’è la morte di To Scatter One’s Own, la crisi in Hard Times, la strada nel deserto della titletrack Cotillions. I generi si alternano, ma raramente sentiremo echi degli Smashing, se non in Fragile, The Spark, classica voce e chitarra, che pare rimasta incastrata tra i due cd di Mellon Collie.

La seconda parte dell’album è meno a fuoco. E credo sia dovuto al fatto che questo “atto d’amore” non abbia subito grandi revisioni e sia di fondo rimasto un atto genuino e viscerale. E forse è giusto così, perché in un lungo viaggio, iniziato per ritrovare un’essenza musicale e umana, dopo un po’ idee e chilometri si confondono. I pensieri si impolverano, scorrono via veloci, si mescolano al paesaggio che scorre a lato strada, si sovrappone al parallasse dell’orizzonte. E allora mi piace, davvero, che quest’album scivoli via nell’ultima parte, e se ne vada, lasciando il silenzio e i pensieri e una frontiera da esplorare, domani.

 

William Patrick Corgan

Cotillions

Reprise Records, 2019

 

Andrea Riscossa

PSICOLOGI @ Covo Club

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

• PSICOLOGI •

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_empty_space][vc_column_text]

Covo Club (Bologna) // 22 Novembre 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

Ci volevano due ragazzi affamati di musica come gli PSICOLOGI per trovare una forma espressiva in grado di andare al di là della trap. Il duo, metà romano e metà napoletano, è costituito da Lil Kaneki (Alessio) e Drast (Marco), classe 2001. In meno di un anno hanno già pubblicato due EP speculari, 2001 e 1002, caratterizzati da un sound senza dubbio originale, ben prodotto e dai testi estremamente personali e incisivi. Tutto ciò anche grazie alla collaborazione di producer eccellenti del calibro di Frenetik & Orang3, Zef e Sick Luke, in grado di inserire i due ragazzi all’interno di sonorità a fuoco e coerenti. In pochi mesi la loro musica è nelle orecchie di tutti, fino a comparire come ospiti nell’ultimo album di Mecna, Neverland. Giorno dopo giorno sono stati in grado di confermarsi tra le figure più promettenti della scena musicale italiana. Nei loro brani, infatti, i beat hip hop e la melodia si uniscono alla perfezione, dando spazio a liriche generazionali che fotografano in maniera lucida e diretta la realtà.

Fuori dal Covo Club di Bologna ci sono centinaia di fan pronte ad aspettare il duo e nell’aria c’è profumo di festa.

Il primo a salire sul palco è Danny (strumentista) che dà uno sguardo agli strumenti e li accorda. Marco sale sul palco seguito da Alessio, sono le 22.45 quando i fan cominciano a saltare sulle note di Robin Hood; l’ambiente si scalda mentre il duo sembra essere entrato già in confidenza con il pubblico cantando abbracciati ribellandosi al sistema.

Passano poi a Futuro prima traccia dell’album 2001. La canzone tocca un argomento ancora attuale, il 1968, l’anno per eccellenza della contestazione contro i pregiudizi socio-politici.

I fan sanno tutte le parole, i rapper ringraziano e si complimentano per la città di Bologna, parlandone come una delle più belle d’Italia. Sale sul palco Mr.Monkey (Matteo) che con la sua chitarra acustica accompagna il duo in Festa; finito il brano Matteo torna tra il pubblico lanciandosi sulla folla come una vera rock star.

Ora è il momento di un colore, il rosso, un colore importante che portano anche sul petto, chiedono al pubblico di saltare come non hanno mai fatto e cominciano ad intonare Alessandra, una canzone che ha suscitato grandissima attenzione da parte della società, ed è così che a mani alte riscuotono il loro successo. Alessio chiede al pubblico se va tutto bene, che nessuno si sia fatto male, per la foga di saltare e strillare a squarcia gola la canzone. Il pubblico sorride.

Ora è Marco a parlare introduce il nuovo singolo spacciandolo come il più amato dalle ragazze, ed è qui che le voci fresche delle giovani trovano sfogo. Autostima viene filmata dal palco, poi di nuovo Marco si avvicina al pubblico, ma con un fare diverso, più delicato e romantico; si accovaccia e accompagnato dalla chitarra di Danny canta Guerra e Pace.

Arriva un altro momento per il pubblico, due tra i ragazzi del parterre salgono sul palco e cantano insieme al duo Ancora Sveglio. Sembra un vero e proprio concerto rock, i piedi si staccano da terra di decine di centimetri, la testa si muove a ritmo del beat che coreografa il tutto insieme alle luci, i due fan sono alle stelle, ricorderanno questo momento per sempre.

Danny prende di nuovo la sua chitarra e introduce Stanotte: il pubblico si abbraccia e canta forte ancora una volta. Gli Psicologi si sentono amati, si sentono apprezzati, forse si sentono capiti. Cantano insieme la loro prima canzone Diploma e quasi si fatica a distinguere i due dalla folla che sembra travolgerli con le braccia che si tendono sempre di più verso i propri giovani idoli. Ringraziano i loro fan che li fanno essere dove sono a diciotto anni: “essere qui è bellissimo girare l’Italia e cantare a diciotto anni è stupendo”.

I ragazzi sono tristi, è il momento dei saluti e ci cantano il singolo che rappresenta la loro giovane età, simbolo di forza e coraggio in un’età dove tutto è concesso non lasciandosi spaventare da niente e nessuno, mirando dritto al loro obbiettivo.

Marco e Ale si abbracciano fanno una foto con il pubblico che chiede insistentemente un bis, canteranno Robin Hood ancora una volta con una grinta spontanea che i diciotto anni rendono una facile riuscita.

Sono come pazzi sul palco, la loro forza travolge tutti, anche il pubblico più grande che accompagna i giovani figli, nipoti e amici.

Schiacciano il cinque ai fan e si defilano tra la folla.

Quello di stasera è stato un concerto dove si rimane piacevolmente sorpresi dai temi presenti nelle canzoni degli Psicologi: testi fuori dagli schemi che si distinguono per la loro unicità; testi che toccano argomenti sempre attuali; testi non facili da comunicare vista la loro giovane età.

[/vc_column_text][vc_column_text]Testo: Arianna Boattini

Foto: Luca Ortolani

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17853″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17860″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17850″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17855″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17846″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17844″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17852″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17851″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17847″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17857″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17848″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17845″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17854″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17858″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17856″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17849″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17859″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text] 

Grazie a: Covo Club | Bomba Dischi

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Senna “Sottomarini” (Roma 10, 2019)

Cos’è l’indie?

Questo genere musicale è rappresentato da artisti (emergenti, nella maggior parte dei casi), che sono l’anima della cultura underground, che autoproducono dischi o al massimo sono supportati da etichette discografiche minori che cercano di contrastare il dominio delle major.

In Italia, tendiamo ad appiccicare l’etichetta indie con facilità. Due accordini simpatici, testo di non facile interpretazione che per la maggiore trattano di nostalgia, avvilimento, e amarezza, et voilà! Il cantante/gruppo indie-del-momento è pronto per riempire palazzetti.

In questa mia visione musicalmente razzista verso ciò che la popolazione media indica come indie, molto spesso quando ascolto gruppi che si definiscono appartenenti a questo genere, arrivo al massimo alla seconda canzone, dopodiché il mio cervello e il timpano vanno in necrosi.

Ma ci sono sempre le eccezioni: gruppi a cui basta un nastro, un vecchio 8 piste salvato ad un mercatino dell’usato, una stanza e tanta emotività.

In questo caso è il gruppo Senna, formato da due fratelli (Carlo e Simone Senna) e un amico (Valerio Meloni) nati a Roma, i quali rappresentano il vero concetto di indie.

Prendere il nulla e creare un disco intimo, reale, sentimentale, artigianale.

La loro concezione di musica comunica purezza. Sentimenti liberamente esposti usando le loro doti canore, e la composizione della musica che entra dalle orecchie e arriva dritto al cuore (o fa scoprire di possederne uno).

Sottomarini, il loro disco d’esordio è un viaggio nelle loro vite private, come camminare in casa di sconosciuti e aprire le porte chiuse. “Imperfetto e dolce come l’anima di chi l’ha scritto, come la vita. Racconta la storia, anzi le storie, di un anno difficile” – così il gruppo descrive il loro primo lavoro.

Parlano di perdite, di dolore procurato, e di quello inflitto. E lo fanno con delicatezza, perché sanno di toccare il punto G del cuore.

Aprono questo disco con (Punto e a Capo), intro musicale, che ha il sapore del gelato sciolto sotto l’ombrellone di un’affollatissima spiaggia italiana ad agosto.

Giulia, un tenero brano che ricorda le amicizie che nascono in estate, quelle che profumano di amore non corrisposto, di imminente distacco e ingenuità.

Subito dopo troviamo Agosto, il primo singolo, un brano che sembra parlare di questo mese come un periodo pieno di aspettative, di novità, di divertimento e di amori. Ma a ferragosto (quando è stato scritto), pioveva, quindi il pezzo possiede una malinconia che è poco consona con il titolo.

Il secondo singolo che è uscito è Italifornia, è un inno alla nostra penisola, un omaggio a una terra non perfetta ma piena di bellezza e vita.

L’ultimo singolo pubblicato è Le Cose a Metà: parla di tutte delle cose straordinarie che abbiamo intorno a noi, che trascuriamo per lanciarci nell’inseguimento di altre, irraggiungibili e che magari neanche esistono. 

Fiume, ballata con chitarra, violino e voce dolce e malinconica, conduce in uno stato d’animo di tristezza pura, fa pensare a tutti i tuoi disastri amorosi, e ti ritrovi a piangere per il bambino che ti ha tirato le trecce a sei anni.

Un album che fonde estate e inverno, in un’ambientazione indie che mescola rock e pop.

Questi ragazzi son da tenere sotto occhio, talento e sentimenti, trasmessi in modo eccezionale.

 

Senna

Sottomarini

Roma 10, 2019

 

Marta Annesi

 

Il ritorno di Tota, un cantautore in costante evoluzione

Tommaso Tota, di origini umbre, si è avvicinato alla musica negli anni di studio all’università di Bologna, cominciando a scrivere le sue prime canzoni. Dopo una necessaria gavetta fatta di demo caricate sul web e registrazioni chitarra e voce, ha esordito live in apertura ad artisti come Gazzelle, Carl Brave, Franco 126 e Galeffi. A gennaio 2019 è uscito il suo primo album ufficiale per l’etichetta Grifo Dischi, Senzacera , caratterizzato da sonorità elettroniche ma, allo stesso tempo, in grado di rendere onore alla tradizione cantautorale italiana.

Oggi Tota è torna in grande stile, confermando ancora una volta le sue capacità autorali e alzando l’asticella anche in ambito produttivo con Gli Anni Che Ho è il suo nuovo singolo.

Gli Anni Che Ho segna una netta evoluzione sonora rispetto al passato per l’autore, che si è avvalso di una produzione più a fuoco, capace di mostrare ancora più sfaccettature dell’anima artistica dell’autore. Tota dimostra così di aver intrapreso un percorso di evoluzione e cambiamento, mostrando nuovi lati di sè.

Abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lui per parlare un po’ di questa nuova avventura e per ripercorrere la sua carriera artistica. Ecco cosa ci ha raccontato. 

 

Ciao Tommaso! Innanzitutto ripercorriamo un po’ il tuo percorso: come ti sei avvicinato alla musica e cosa ti ha spinto poi a diventare un cantautore?

Ciao! Mi sono avvicinato alla musica già nel periodo delle superiori e scrivevo testi su delle basi rap, senza però che mi venisse in mente di pubblicare qualcosa. Sono andato, poi, a vivere a Bologna per studiare all’università e un giorno ho voluto imparare a suonare la chitarra. Me la sono fatta prestare dalla mia ex ragazza e ho cominciato ad esercitarmi sempre di più, finché non mi sono venuti degli spunti di scrittura e di canto. Da qui in poi hanno cominciato a nascere delle mini-canzoncine, con accordi molto semplici, finché la scrittura è entrata a far parte della mia quotidianità.

 

Quali sono stati gli ascolti che ti hanno maggiormente influenzato nel corso della tua carriera?

Non vorrei essere banale dicendo che ascolto un po’ di tutto ma sicuramente spazio tra cose molto diverse tra loro. Il mio cantautore di riferimento senza dubbio è il grandissimo Fabrizio De Andrè. Sono comunque capace di passare dal rap a Enrico Ruggeri, da Adriano Celentano ai Beatles, che ultimamente sono diventati un mio ascolto quotidiano. Quindi ho influenze molto varie ma se devo sceglierne solo uno ti posso dire che De Andrè è sicuramente colui che mi ispira di più quando è il momento di scrivere.

 

Oggi esce Gli anni che ho, il tuo nuovo singolo. Ci racconteresti come è nato e di cosa parla?

Il brano è nato quasi tutto in un pomeriggio di malinconia, non dettata da una delusione amorosa, ma frutto di una riflessione sullo scorrere del tempo e degli anni: infatti, ogni giorno mi accorgevo che le giornate trascorrevano inesorabili e mi sto avvicinando anche io ai 30 anni. Dunque il brano è una considerazione sul tempo che passa e sull’eccessiva importanza che diamo alle cose futili rispetto alle vere difficoltà. Quando abbiamo un problema lì per lì a noi sembra enorme per poi accorgerci che in realtà non lo è poi così tanto.

 

Rispetto al tuo primo album è evidente una netta evoluzione nelle sonorità, che qui si fanno ancora più raffinate e mature. Come ti sei approcciato stavolta alla fase di scrittura e di produzione?

Per quanto riguarda la scrittura, avvenuta chitarra e voce, il mio approccio è stato simile a quanto ho sempre fatto. La vera novità sta nella produzione artistica del pezzo e nel lavoro in studio. Per il mio primo album non avevo alle spalle esperienze di registrazioni professionali e, di conseguenza, sembrava tutto bellissimo ed entusiasmante. Avevo anche poca conoscenza di come sarebbe potuto suonare un brano, affrontando il tutto molto genuinamente, mentre in questo caso mi sono approcciato con molta più consapevolezza. Ciò che ha fatto la differenza è stata la scelta di suonare tutto dal vivo, utilizzando anche strumenti “reali” in grado di dare maggiore calore. Nell’album precedente la batteria era totalmente elettronica e programmata al computer, stavolta è suonata e si sente. Anche le chitarre hanno un feeling completamente diverso, molto più naturale, sono quasi grezze e ho, inoltre, cambiato la tonalità del mio cantato rispetto ai lavori precedenti, cercando di osare un po’ di più. 

 

Mi ha colpito molto anche l’artwork del brano, un disegno davvero originale. Come lo hai scelto? 

L’artwork è stato realizzato da Evelyn Furlan, una ragazza molto brava scoperta da Enea di Grifo Dischi, la mia etichetta. Aveva visto queste illustrazioni un po’ strane e particolari, in cui si vedono persone deformate nelle proporzioni del volto, il che è perfetto per accompagnare il tema del brano, il trascorrere degli anni e i conseguenti minimi cambiamenti che nel tempo emergono sulla nostra pelle. C’è una rappresentazione quasi satirica dell’individuo nei suoi lavori e questo mi ha colpito molto. I disegni di Evelyn sono belli e spiazzanti e accompagneranno anche il resto delle mie prossime pubblicazioni future, stiamo lavorando a illustrazioni dedicate ad ogni singola fase, dalle copertine fino a comprendere la scenografia live.

 

Tota Cover

 

Vorrei fare con te una riflessione generale sul panorama musicale indipendente e cantautorale italiano di oggi per quella che è stata la tua esperienza. Quali sono le tue impressioni e com’è fare il cantautore nel mercato odierno?

Quando si parla della musica indipendente che sta avendo successo nell’ultimo periodo io non mi sento di poter essere inserito totalmente in questa categoria. Ho cominciato a pubblicare le mie prime cose quattro anni fa su YouTube, quando gran parte dell’underground oggi diventato popolare si esprimeva lì rimanendo molto più di nicchia, mi viene in mente il primo Gazzelle, ad esempio. Quindi un po’ di gavetta sento di averla fatta, in un periodo in cui mancavano certe strategie di comunicazione che vengono utilizzate oggi. La scena musicale italiana attuale, a mio parere, è composta in parte da persone che lo fanno solo per il successo, cosa che si capisce subito ascoltando i brani, ma anche, fortunatamente, da tante persone sincere. Quando io mi approccio a un pezzo non parto mai con l’intenzione di farlo “indie”, parola che non mi piace molto, invece spesso certi testi sembrano scritti appositamente per essere inseriti nella categoria e non apprezzo questa mancanza di sincerità. La scena per certi versi si sta saturando, artisti che fino a pochi anni fa non erano conosciuti oggi sono arrivati fino ai palasport e adesso è un po’ il nostro turno di far cambiare idea alle persone che pensano che ormai si scriva solo di amori finiti male. In ogni caso se da questo mondo escono cantautori che si esprimono con la propria arte non posso che esserne felice, mi fa piacere vedere che si tratta di un periodo fertile per la musica indipendente. Io sono il primo a non avere un percorso di studi musicali alle spalle, quindi chi sono io per dire “non fatelo”?

 

Che programmi hai per il futuro? Ci puoi anticipare qualcosa sull’album e sui live?

Sicuramente usciranno altre canzoni molto diverse da come il mio pubblico si è abituato, influenzate tutte dal mood presente nell’ultimo singolo. Per quanto riguarda il live ci saranno degli appuntamenti ma non a breve, bisognerà aspettare ancora un po’. Però le cose nuove ci sono, ce le abbiamo pronte e non vediamo l’ora di farle ascoltare a tutti!

 

Filippo Duò

 

IDAYS 2020: i FOO FIGHTERS sono gli headliner della giornata del 14 giugno!

FOO FIGHTERS
DOMENICA 14 GIUGNO 2020 – MILANO
MIND Milano Innovation District (area expo)

I-DAYS Milano 2020
si conferma una delle edizioni più belle e attese di sempre!
Dopo i System of A Down e Kornil 12 giugno e Billie Eilish il 17 luglio, ora è la volta dei FOO FIGHTERS. La band americana salirà sul palco del MIND Milano Innovation District (area expo) nella giornata di domenica 14 giugno 2020.I biglietti per la data saranno disponibili per l’acquisto in anteprima a partire dalle ore 10.00 di lunedì 25 novembre 2019 per i possessori di carte Intesa Sanpaolo sul sito www.ticketone.it/intesasanpaolo(per 48 ore). La messa in vendita generale partirà invece dalle ore 11.00 di mercoledì 27 novembre su www.livenation.it, www.ticketmaster.it e www.ticketone.it.Fin dal loro esordio nel 1995, i Foo FightersDave Grohl, Taylor Hawkins, Nate Mendel, Chris Shiflett, Pat Smear e Rami Jaffee – hanno consolidato il loro status come l’ultima grande rock band americana in grado di conquistare le arene e gli stadi di tutto il mondo. Durante la loro carriera hanno vinto 12 Grammy Awards e venduto milioni di dischi in tutto il globo. Sono entrati nella storia della musica grazie a brani come “This Is A Call,” “Everlong,” “Monkey Wrench,” “My Hero,” “Learn To Fly,” “All My Life,” “Times Like These,” “Best Of You,” “The Pretender,” “Walk,” “These Days,” e “The Sky Is A Neighborhood”.
Il catalogo monumentale dei Foo Fighters include gli album “The Colour and the Shape”, “There Is Nothing Left To Lose”, “One By One”, “In Your Honor”, “Echoes, Silence, Patience and Grace”, “Wasting Light” e “Sonic Highways”, che da il titolo anche alla docu-serie targata HBO, diretta dallo stesso Dave Grohl e vincitrice di due Emmy Awards. L’ultimo album risale al 2017, “Concrete and Gold”, che include il brano “Run”, premiato ai Grammy Award come ‘miglior canzone rock’.
Dopo aver completato il loro tour iniziato nel 2017 nei principali stadi, arene e festival di tutto il globo, i Foo Fighters si sono dedicati alle registrazioni del loro nuovo disco, il decimo della loro carriera.I-DAYS 2020 si tiene nello stesso spazio che nelle scorse stagioni ha accolto Eminem, Pearl Jam e Imagine Dragons, al MIND Milano Innovation District – Area Expo, una zona verde specifica attrezzata per i grandi concerti, altamente qualificata e dotata di tutti i servizi: treno e metropolitana che la collegano al centro di Milano, parcheggi, servizi igienici residenti, un’ampia zona food & beverage con una vasta e variegata offerta di cibi e bevande, anche vegetariani e vegani. Un ambiente adeguato per accogliere nel miglior modo il pubblico della musica live internazionale.

Virgin Radio è la radio ufficiale.

Intesa Sanpaolo: nel 2020 la banca offrirà ai propri clienti altre sorprese legate a questo festival, nell’ambito del programma Reward.

Scarica l’APP ufficiale di I-DAYS, disponibile per Android e iOS > hyperurl.co/idaysapp per non perderti nessuna sorpresa!

Per tutte le informazioni sui biglietti e i pacchetti visitare: https://idays.it/it/tickets

www.idays.it

Ufficio Stampa Live Nation Italia:
giacomo.vitali@livenation.it

Per ulteriori informazioni sulla data italiana:
LIVE NATION ITALIA
(TEL. 02.53006501; info@livenation.it)
www.livenation.it

 

Sleeping With Sirens @ Alcatraz

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

• Sleeping With Sirens •

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

+
SHVPES
Holding Absence
Palisades

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_column_text]

Alcatraz (Milano) // 21 Novembre 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text] 

Foto: Elisa Hassert

[/vc_column_text][vc_empty_space][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574528928761{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17879″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574528940733{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17878″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17883″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574528951211{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17882″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574528962321{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17875″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17877″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574528972730{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17881″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_column_text]

Palisades

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574528984271{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17874″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574528993305{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17872″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17873″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574529007570{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17870″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17869″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574529015601{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17871″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_column_text]

Holding Absence

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574529025489{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17867″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574529034346{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17866″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17868″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_column_text]

SHVPES

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574529043329{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17863″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1574529051800{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17865″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17864″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row]

Ron Gallo @ Circolo Ohibò

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

• Ron Gallo •

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

+
Chickpee

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_column_text]

Circolo Ohibò (Milano) // 20 Novembre 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text] 

Foto: Annalisa Fasano

[/vc_column_text][vc_empty_space][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17835″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17838″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17837″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17834″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17833″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17836″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17831″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17832″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_column_text]

Chickpee

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17826″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”17829″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”17827″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”17828″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17830″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1552435940801{margin-bottom: 20px !important;}”][vc_column][vc_column_text]

Backstage

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685645808{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column][vc_single_image image=”17839″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row css=”.vc_custom_1560685686606{margin-top: 10px !important;margin-bottom: 10px !important;}”][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17840″ img_size=”full”][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_single_image image=”17841″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row]