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A EMERGO il live multisensoriale di Mr Everett

Mr Everett rappresenta un elemento di assoluta innovazione e diversità nel panorama italiano e non solo. La sua particolarità è quella di essere un progetto ibrido, dall’identità collettiva che sfugge alla tradizionale definizione di “band elettronica”, identificandosi piuttosto come live show performativo. 

Il concept alla base del progetto ruota attorno alla storia del cyborg Rupert e dei suoi compagni Mr Owl, Mr Fox e Mr Bear, Umanimals un po’ animali e un po’ umani. La compiutezza della loro proposta artistica si raggiunge prendendo parte ad un live: dal vivo sono in grado di creare un’esperienza audiovisiva, sensoriale e immersiva a 360°. L’interazione fisica di Rupert e il pubblico è uno dei momenti più forti e coinvolgenti delle performance. L’impianto scenico del progetto stravolge lo spazio del palco trasformandolo in una vera e propria dimensione parallela, tra il dancefloor del club e lo spettacolo audiovisivo completo di proiezioni, fumo e luci.

Il loro primo lavoro è l’EP Uman, del 2017, dalle sonorità sperimentali e internazionali, dove già possono scorgere i semi del futuro dei Mr Everett. Nel 2018 è uscito il primo album Umanimals, che ha portato avanti il loro racconto visivo e sonoro, ribadito in seguito anche nel nuovo brano Keep Breathing, ideale prosecuzione del disco. 

Il 27 novembre si esibiranno con Daykoda e Venerus nell’ultima giornata di EMERGO – Correnti per cambiare rotta, festival di installazioni, performance artistiche e musica che si terrà a Cesena nel corso di tutto il mese di novembre. EMERGO vuole dare la possibilità di organizzare attività culturali, di esplorare luoghi e spazi in apparenza decadenti o, al contrario, percepiti come inviolabili, un’attività intergenerazionale per cercare nuove rotte o, almeno, abbandonare un porto sicuro, non troppo al largo e guardando sempre il proprio faro. 

Per l’occasione abbiamo deciso di parlare un po’ con loro, approfondendo l’immaginario alla base del progetto e la loro personalissima idea di live. Ecco cosa ci hanno detto. 

 

Ciao, ci raccontate un po’ come è nato e come si è evoluto il progetto Mr Everett?

“Mr Everett è un progetto performativo a 360 ° che nasce dalla nostra idea comune di raccontare il rapporto tra umano, tecnologia e ambiente circostante (inteso come natura). Tutto è nato dalla macchina: il cyborg Rupert è stato costruito nel 2015 e da li tutto è cominciato. Mr Everett è figlio anche delle nostre esperienze pregresse nella danza, nella musica e nel teatro. Durante questi quattro anni di attività abbiamo collaborato con moltissimi artisti nei campi più disparati: dal design, alla danza contemporanea, all’illustrazione e persino la pittura. Come Mr Everett abbiamo sempre voluto far coesistere i numerosi input che ci dava il rapporto con la tecnologia.”

 

Il vostro immaginario visivo è senza dubbio di forte impatto, cosa lo ha ispirato?

“Gli immaginari visivi di riferimento sono numerosi, ma principalmente legati alle graphic novels: dai manga giapponesi come Ghost in The Shell, Neon Genesis e Akira, ai fumetti di Moebius e Dylan Dog. Non a caso in Umanimal – il nostro primo album – ogni pezzo è accompagnato da una tavola specifica, realizzata da Fabio Iamartino (in collaborazione con Grifo Dischi e Dischirotti), che rappresentava graficamente il racconto del brano. Durante i nostri live, i visuals, curati da Mr Bear sono parte integrante della storia: permettono a Rupert e gli Umanimals di ‘entrare’ in un ambiente diverso per ogni canzone.”

 

L’anno scorso, come avete anticipato, è uscito il vostro primo album, Umanimal, basato su un concept narrativo molto particolare, ce lo spieghereste?

“Umanimal contiene alcuni concetti che vorremmo comunicare come Mr Everett: il rapporto tra umano e natura, come quello tra umano e tecnologia, evitando di mettere l’uomo al centro. I brani parlano del viaggio di Rupert, un cyborg. In un mondo martoriato da un’umanità confusionaria e parassita, il cyborg Rupert viene inviato in un’altra dimensione per scoprire una via alla vita differente. Si risveglia qualche tempo dopo, incontrando gli Umanimals, suoi discendenti diretti, che decidono di riportarlo sulla terra. In questo viaggio Rupert ri-esplora se stesso, la natura umana e la natura terreste, tentando di capire il suo posto nel mondo.”

 

Ascoltando i pezzi è netta la prevalenza di un sound elettronico ma è possibile individuare anche molte varietà stilistiche, come avete lavorato in fase di produzione?

“Ci hanno definiti ‘post-club’: la nostra musica prende le atmosfere da club e le porta da qualche altra parte. Ogni brano ha una sua coscienza stilistica, che sicuramente si basa su delle sonorità elettroniche. Il lavoro è partito principalmente dalla voce, artificiale e umana. Mr Owl e Rupert comunicano con due vocalità apparentemente sconnesse, ma che si arrampicano l’una sull’altra. La maggior parte dei campionamenti che abbiamo utilizzato sono vocalizzi, originali e registrati. Allo stesso modo abbiamo cercato sonorità orientali, che richiamassero l’immaginario visivo dei manga come in Japanese Safari e Gamelan.”

 

Quali sono state le principali influenze sonore alla base del vostro lavoro?

“Numerose, chiaramente. La dolcezza pop di James Blake, la garage contemporanea dei Disclosure, così come FKA Twigs e The XX, dei quali abbiamo pubblicato una cover mash-up.”

 

È uscito da poco il nuovo singolo Keep Breathing: di cosa parla e come è stato realizzato?

“Keep Breathing è una sorta di saluto a Umanimal e un’apertura verso un nuovo corso di Mr Everett. Rupert è più introspettivo, nuota nel ‘wetware’, un ammasso di liquido e dati che rappresenta la sua mente confusa, e tenta di salvarsi continuando a respirare, tenendosi stretto alle cose che crede di sapere. Nel tempo non lineare di Mr Everett, Keep Breathing può trovarsi prima, dopo o persino durante Umanimal, non ha una collocazione storica precisa. Lo abbiamo mixato e masterizzato con Andrea Suriani, all’Alpha Dept Studio di Bologna, con il quale avevamo anche lavorato per Umanimal.”

 

La vostra forza è sicuramente il live: nei concerti create un’esperienza multisensoriale innovativa. Cosa volete comunicare al vostro pubblico?

“Nell’ottica di unione tra umano e altro, l’artista e il pubblico partecipano a Mr Everett. Il nostro viaggio non è soltanto musicale, come già detto, ma anche visivo e performativo. Rupert si muove tra il pubblico, balla con il pubblico e può essere persino suonato dagli spettatori. La danza, i visuals, la performance e la musica collaborano per rendere l’esperienza più coinvolgente.”

 

Quali sono i vostri progetti artistici per il futuro?

“Dopo quasi quattro anni di concerti abbiamo deciso di prenderci un periodo di pausa – uno stop dalle performance live, per ricaricarci e ricaricare Rupert. Non vogliamo svelare i piani futuri, per il momento preferiamo aspettare in silenzio.”

 

Il 27 novembre suonerete a Cesena in occasione del festival EMERGO. Cosa dobbiamo aspettarci da voi?

“Sarà l’ultimo live del 2019 e poi, come detto, ci prenderemo una meritata pausa. Siamo entusiasti di poter condividere il palco con due artisti speciali come Daykoda e Venerus, come siamo contenti di tornare a Cesena, dove abbiamo un rapporto duraturo con i ragazzi del Vista Mare che organizzano EMERGO. I nostri live sono sempre pieni di sorprese, quindi vedere per credere!”

 

Filippo Duò 

The Notwist @ Spazio Diamante

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• The Notwist •

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Spazio Diamante (Roma) // 19 Novembre 2019

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Foto: Simone Asciutti

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Grazie a DNA Concerti

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ReCover #2 – Pink Floyd “The Wall”

• Diario di un fallimento (?) •

Lavorare su un album come The Wall significa soffrire insieme a Pink, il suo protagonista. Una sofferenza che nel mio caso si è dilatata anche per la reinterpretazione della copertina.

Gerald Scarfe è un artista prolifico, in quanto nasce come vignettista e il suo tratto nervoso ne è la prova: graffia la carta creando personaggi folli, l’inchiostro diventa espressione di satira.

Scarfe non era affatto un fan dei Pink Floyd, fino a quando dopo averli visti in concerto a Finsbury Park nel ‘72 per il The Dark Side of the Moon Tour non se ne innamorò.

E così iniziarono a collaborare per video musicali, tournée e animazioni teatrali fino ad approdare a The Wall, il concept album più intimo di Roger Waters in cui si riversavano tematiche sull’isolamento e l’abbandono, e Scarfe sembrava essere la persona più adatta a dare vita all’universo visivo di The Wall creandone una mitologia ben precisa: abbiamo personaggi come la mamma, il maestro, l’ex moglie, il giudice, i martelli che abitano un paesaggio totalmente artificiale e oscuro.

Per contro la cover, definita da lui stesso un doodle, è quasi minimale, il muro di mattoncini bianchi che avvolge l’intero album è sporcato da una scritta aggiunta frettolosamente in via provvisoria solo per le pressioni della produzione, ma che alla fine è rimasta così, diventando iconica. 

Ma Scarfe non si è limitato al booklet: ha espanso questo mondo, che oscilla tra il surreale e il grottesco, occupandosi delle animazioni di Pink Floyd The Wall, il film del 1982 diretto da Alan Parker.

Ed ecco che per me le cose iniziano a complicarsi: come fare a racchiudere in una sola illustrazione tutto questo?

Come rielaborare un panorama visivo già così ricco, di cui è stato già detto tutto?

Come posso approcciarmi ad un animo così lontano dal mio dal punto di vista creativo?

“Is there anybody out there?”

Questa è l’eco che ha risuonato dentro di me per settimane: un vuoto densissimo mi ha paradossalmente imprigionato dentro a The Wall.

Ogni volta che guardo la cover un senso di angoscia mi assale: nell’osservare ogni mattoncino bianco penso a Pink, a come inesorabilmente, brano dopo brano, questi tasselli si siano posati l’uno sull’altro, fino a creare una parete così candida e ordinata da nascondere alla perfezione il mondo corrotto e sofferente in cui vive il protagonista, un ossimoro che ne amplifica la risonanza emotiva.

Ogni volta che ho tra le mani l’album mi chiedo da che parte del muro io stia: ma dalle prime note mi è subito chiaro.

La mia testa, piena di stimoli e informazioni, stava per esplodere senza riuscire a produrre alcunché, mentre la scadenza si avvicinava insieme al mio fallimento.

Ogni sketch corrispondeva ad un mio “no”, tutto troppo teatrale, tutto troppo tragico, troppo diverso da me o troppo uguale a ciò che già esisteva. 

Gerald Scarfe, un visionario iper-produttivo mi guardava dall’alto soffrire della sindrome opposta. 

Così mi sono fermata un attimo a pensare a cosa veramente mi è rimasto dentro di The Wall: ed è proprio il misto di impotenza, inquietudine e speranza delle parole “is there anybody out there”. 

Ho pensato allo stato d’animo di Pink che cerca la presenza di qualcuno sebbene sappia di essere solo.

Solo con un se stesso in subbuglio, irriconoscibile sia internamente che esternamente, e che mi ha subito riportato alla mente gli autoritratti di Francis Bacon e Edvard Munch, artisti che hanno esplorato largamente i territori della depressione esistenziale.

E così nella mia mente hanno iniziato a sovrapporsi alle illustrazioni di Scarfe le figure dei due artisti tormentati e le pennellate espressive dei loro dipinti, così come il volto di Pink interpretato da Bob Geldof, e quello di Syd Barrett, che come un fantasma aleggia per tutta la durata dell’ascolto.

La mia illustrazione non rappresenta affatto The Wall nella sua interezza, men che meno ha la pretesa di replicare lo stile di Scarfe: è solo una mia interpretazione di una dalle tante sfaccettature dell’album.

Però credo sia giusto ricordarsi più spesso, di questi tempi così affannosamente sempre di corsa, che fermarsi, talvolta fallire rispetto alle proprie aspettative è umano.

E va bene così.

 

recover 2 the wall

Calcutta @ San Marino

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• Calcutta •

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Tour Europeo 2019

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Teatro Nuovo (RSM) // 19 Novembre 2019

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+
Gregorio Sanchez

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Foto: Luca Ortolani

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Gregorio Sanchez

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Grazie a Fun4All | DNA Concerti

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MÖTLEY CRÜE IS BACK! LA FAMOSISSIMA ROCK BAND FA DECADERE L’ACCORDO DI CESSAZIONE ATTIVITÀ LIVE!

A sei anni dall’accordo che prevedeva la cessata attività live, il contratto è stato ufficialmente annullato, una nuova generazione di Crüeheads ha infatti chiesto insistentemente che la band tornasse sui suoi passi… A questo va poi aggiunto il successo del biopic di NETFLIX THE DIRT”, che ha dato ai Mötley Crüe una nuova audience. E la band, conosciuta per il suo essere costantemente contro le regole ha distrutto il contratto di cessata attività live a modo suo, facendolo esplodere!
Dopo 35 anni passati insieme sui palchi di tutto il mondo e 30 dalla pubblicazione di “Dr. Feelgood”, i membri dei Mötley Crüe non si sono più rivolti parola, fino al Final Show del 31 dicembre 2015. Vince, Nikki, Mick e Tommy non si sono più incrociati fino al 2018, anno in cui diedero il loro apporto alla realizzazione del film THE DIRT, che inaspettatamente li ha avvicinati di nuovo, incluso vederli tornare nello studio di registrazione… La miccia era accesa. 

“Da quando ho interpretato la figura di Tommy Lee in The Dirt, moltissimi dei nostri fan hanno iniziato a chiedere di voler assistere a un vero show dei Mötley Crüespiega Colson Baker (aka Machine Gun Kelly) “Non avrei mai pensato che questo giorno potesse davvero arrivare… Ma i fan hanno parlato e i Mötley hanno ascoltato!”.  

THE DIRT gode attualmente di un punteggio pari al 95% su Rotten Tomatoes. E il suo enorme successo globale all’inizio di quest’anno ha visto la popolarità dei Mötley Crüe arrivare a nuovi massimi, catapultando la musica della band in cima alle classifiche mondiali nella fascia d’età 18-44 che ora rappresenta il 64% della fanbase della band. Inoltre, nei sei mesi successivi al rilascio di THE DIRT, i Mötley Crüe hanno visto un aumento del 300% nei flussi di ascolto via Spotify, passando da 50 milioni a 210 milioni. Stessa situazione per quel che riguarda Apple Music sono aumentati del 384% a 116 milioni (rispetto ai 24 milioni precedenti) nello stesso lasso di tempo. Tuttavia, la maggior parte dei nuovi fan non ha mai visto nessuno dei leggendari spettacoli dal vivo che i Crüeheads hanno gustato per quasi 4 decenni.

Charli XCX @ Fabrique

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• Charli XCX •

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Fabrique (Milano) // 18 Novembre 2019

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Foto: Elisa Hassert

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ZEBRAHEAD A BOLOGNA IL 27 DI GENNAIO!

Hellfire Booking presenta:

Zebrahead
http://www.zebrahead.com/

Che ne direste di rendere gennaio ancora più bollente?
Hellfire Booking ed Erocks Production sono orgogliose di annunciare gli Zebrahead!

13 album in studio, 25 anni di carriera e concerti sold out in tutto il globo: il punk rock degli Zebrahead catapulta tutto ciò che incontra in un’altra dimensione. Con nientedimeno che feature in videogiochi e nel mondo del wrestling, i vocal hip hop di Ali Tabatabaee coronano il sound degli Zebrahead rendendolo ancora più elettrizzante ed imprevedibile, un vortice d’energia assolutamente sconvolgente.

Gli Zebrahead verranno a trovarci per una data a Bologna questo gennaio. Cominciate l’anno nel modo giusto!

27 GENNAIO | LOCOMOTIV CLUB, BOLOGNA
Evento Fb:
 https://www.facebook.com/events/755390871609330/

 

Per informazioni:

www.hellfirebooking.com
info@hellfirebooking.com

Gerolamo Sacco ha fatto un viaggio in Mondi Nuovi

Gerolamo Sacco inizia la sua carriera come DJ a soli 19 anni. Dopo la laurea in Storia della Musica Moderna e Contemporanea fonda nel 2007 Miraloop, la prima casa discografica creata da musicisti. Mondi Nuovi è il suo secondo album da cantautore uscito quest’anno per Miraloop.

 

È uscito il tuo nuovo concept album Mondi Nuovi. Cosa racconta?

Mondi Nuovi è una storia, è un racconto che va dalla prima all’ultima traccia, per questo lo abbiamo definito un concept album. Sono 15 canzoni disposte non casualmente la cui narrazione ha diversi piani di lettura, cosa che tra l’altro si ritrova spesso nei racconti e nei film di fantascienza, e in effetti è la storia del viaggio spaziale di una persona (che chiameremo M). M si trova sulla Terra per le prime tre tracce, vive in una società che è quella che è e i suoi sogni sono molto difficili come anche il rapporto che ha con un’altra persona (che chiameremo N). Infatti, nella terza traccia Momo (Qui), i due si lasciano e M decide di partire con un’astronave e di fare un viaggio per cercare nuove energie nello spazio. Da lì in poi inizierà a scoprire delle cose di sé stesso che non aveva messo in conto e la sua personalità si formerà e cambierà gradualmente. M parte da una situazione in cui c’è un problema, come quello di una storia finita, per cui vuole mollare tutto, però durante il viaggio e grazie ai mondi che scoprirà, arriverà a ricercare la bellezza e la serenità e questo cambierà i suoi valori, i suoi presupposti: quando M sarà nello spazio, incontrerà di nuovo N ed avrà tutta un’altra consapevolezza. Per cui ci sono due narrazioni parallele: una del viaggio di fantascienza e l’altra delle tematiche che vengono raccontate nel disco.  Quello che ho trovato bello è che ogni ascoltatore ci mette del suo, in base alle proprie esperienze e quindi questo album diventa una crescita, un percorso diverso per ogni persona.” 

 

Nel singolo Casa Mia scrivi “E mastico le rime che di notte appaiono”. In effetti molti dei tuoi testi sono in rima o comunque contengono assonanze. C’è un motivo particolare per cui scegli di scrivere in rima? E dunque componi maggiormente di notte?

“Si, compongo maggiormente di notte, non per scelta ma perché di notte mi viene più facile in quanto non ho distrazioni. Con il lavoro che faccio ho tempo di gestirmi le cose come voglio ma durante la giornata è un continuo succedersi di eventi, invece di notte capita che hai delle ore consecutive dove non hai distrazioni. E secondo me la prima condizione che uno deve cercare per essere creativo è l’assenza del tempo e dell’influenza esterna. E questo di notte viene naturale perché si perde un po’ la percezione del tempo. Di notte è più facile.
Per quanto riguarda le rime è una questione musicale. Vado a ricercare la rima perché la trovo bella musicalmente; mi piace quando c’è musicalità e la rima spesso aiuta.” 

 

L’amore per gli altri e per sé stessi sembra essere un filo conduttore nelle tracce del tuo album. È l’amore che muove tutto?

“Mmmhhh… Si, è forse la cosa più importante. Non è l’unica tematica, però è un filo. In Deserto, M parte con l’astronave, viene scagliato nel vuoto e la prima cosa che vede è il primo mondo: il deserto, non quello da cui è partito ma il deserto dentro sé stesso. Quella traccia parla per esempio di questo lato dell’amore, quello per una persona e quello per sé stessi, parla della capacità di guardarsi dentro e di accettarsi per quello che si è. In Casa Mia c’è l’amore per la società, nonostante noi umani siamo un disastro, in Stelle Dipinte (che sarà il secondo singolo) c’è l’amore per i sogni e per i rapporti, in Momo (Qui) c’è l’amore per una persona… in ogni traccia c’è un diverso tipo di amore. Non voglio essere banale ma è un po’ come dici tu: l’amore muove tutto se letto in questo modo.” 

 

Ci puoi dire due parole sulle collaborazioni presenti nel disco? Come sono nate?

Virginia Paone ha suonato la chitarra e alcuni testi li ho scritti in collaborazione con Senatore Cirenga che è il progetto cantautorale di Jacopo di Donato. È tutto nato all’interno di Miraloop, infatti con alcuni artisti con cui si lavora, si instaura un rapporto anche creativo. Avevo già sentito Senatore Cirenga dal primo pezzo pubblicato con Miraloop, Il Banco Vince, e ho detto “lui è un genio, facciamo qualcosa insieme”. Avevo già qualche idea sviluppata e lui da linguista mi ha aiutato a scrivere diverse tracce. Oltretutto è la prima volta che mi capita di lavorare sui testi insieme ad un’altra persona.” 

 

Mondi Nuovi è uscito per Miraloop, casa discografica che hai fondato nel 2007 insieme a Niccolò Sacco e Michele Casetti. Com’è farsi da produttore e quanto è importante la libertà di espressione nella musica? 

“La libertà è tutto. È il valore fondante di Miraloop e io lo applico meglio che posso. Secondo me quando fai queste cose, se le fai senza libertà di espressione non vale la pena neanche farle. Quando impari a fare il produttore, bene o male impari a lavorare su ogni genere e a valorizzare tutto. Nel mio progetto mi diverto però a fare qualcosa che è un po’ rischioso ma io lo adoro, e cioè cerco di valorizzare testo e traccia, facendo cose che non ho mai sentito. Forse i Mondi Nuovi lo sono un po’ anche musicalmente. Questo fatto nell’ascoltatore può creare un effetto strano ma ogni pezzo è come se fosse un genere a sé: Cinema è come una traccia di progressive rallentata in italiano, alcune canzoni sono rock anni ’70… Insomma, hanno dei riferimenti ma sempre creando mondi diversi. Da produttore di me stesso mi diverto a giocare su queste cose. La difficoltà è sicuramente l’obiettività, infatti chiedo sempre consigli soprattutto ai non addetti ai lavori perché non mi fido di me stesso.”

 

Dove porterai questo album live? Hai concerti in programma?

“Mi sto preparando e vorrei portarlo live in acustico (chitarra e voce, pianoforte e voce) o alternato alle basi, per dare una visione diversa delle canzoni. Volevo staccare un po’ la parte della produzione del disco su cui ho molto lavorato e portare dal vivo una cosa diversa.” 

 

Curiosità: nella tua pagina Facebook, tra i tuoi interessi si legge “tarocchi”. Puoi dirci qualcosa su questa passione?

“In realtà non sono un appassionato di tarocchi in senso stretto. Mi piace la simbologia che c’è dietro, che è quella dei quattro elementi. Quando è stata fondata Miraloop, abbiamo creato una realtà capace di lavorare su qualsiasi tipo di creatività in quanto vogliamo lasciare libertà di espressione illimitata. Quindi non potevamo fare delle etichette di genere che connotassero in partenza le produzioni. Ho cercato un po’ in giro e ho letto che gli antichi dividevano in quattro qualsiasi cosa dello scibile umano. Per esempio, nei tarocchi ci sono i quattro semi conosciuti che rappresentano quattro modi diversi di vivere e vedere la vita. Per cui abbiamo fatto le etichette di Miraloop secondo questa divisione e ci abbiamo preso; corrispondono ai simboli di istinto, emozioni, ricchezza e bellezza, e sperimentazione. Leggere Jodorowsky mi ha aiutato a delimitare tutte queste cose qua. Quindi l’interesse per questo mondo è molto legato al progetto di Miraloop.”

 

Cecilia Guerra

Mengoni @ Vitrifrigo Arena

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• Mengoni •

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Vitrifrigo Arena (Pesaro) // 17 Novembre 2019

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Foto: Giorgia Zamboni

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Grazie a Goigest

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Radical Face @ Santeria Toscana 31

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• Radical Face •

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 +

Jon Bryant

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Santeria Toscana 31 (Milano) // 16 Novembre 2019

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Foto: Annalisa Fasano

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Jon Bryant

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Coez @ Unipol Arena

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• Coez •

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Unipol Arena (Bologna) // 16 Novembre 2019

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Sono le 21:20 di un sabato sera che sa di pioggia e malumore. Il pubblico dell’Unipol Arena attende impaziente davanti ad un telo dorato il concerto di Coez.

Il telo cade, la folla urla e Coez, occhiali scuri e giacca multicolor, apre con Mal di Gola dall’album È Sempre Bello uscito quest’anno.

Al suo fianco, Orange al basso vero e basso synth e Gaspare alla chitarra. Sopra, alla batteria Giuseppe d’Ortona, Valerio Smordoni suona la tastiera e al suo fianco il dj White Trash aka Banana. 

Gratis riporta il pubblico ad un’estate consumata in un luna park californiano e il pubblico esplode nel ritornello “Fuori c’è un sole che spacca il culo, e com’è che ogni nuvola che vedo sembra il tuo cuscino?”.

“L’ultima volta che abbiamo suonato qui eravamo forse duemila, chi è che c’era? Tantissimi, forse la maggior parte non c’erano. Speriamo di divertirvi, questo è uno dei miei pezzi preferiti” dice Coez, con la voce ancora impastata annunciando Domenica.

Il pubblico sugli spalti è ribelle agli ordini della sicurezza e canta in piedi a squarciagola “Dici di si mentre te ne vai, un po’ di te rimane qui anche se non vuoi” durante Amami o Faccio un Casino. Coez abbraccia il suo pubblico nell’intro acustica di Siamo Morti Insieme “Questo mondo lo so non ci ha voluto bene, non scordarti però anche se non ci sto, siamo morti insieme”.

La tastiera intona il riff di E Yo Mamma: “Questo è davvero un pezzo importante. Tirate fuori gli accendini, siete bellissimi!”. L’arena si illumina di migliaia di lucciole.

Il suo pezzo preferito del nuovo album, Fuori di me, è uno dei momenti pregnanti del concerto.

Durante la pausa viene proiettato un video per Open Arms: Coez spiega quanto sia importante che ognuno faccia il proprio, parlando della storia di un suo amico partito per la Libia per salvare vite umane.“Questo video vuole essere un messaggio di supporto per chi in questo momento non lascia che le cose si trascinino nel baratro e prova a fare nel proprio piccolo qualcosa di grande”.

La seconda parte riprende con Le Luci della Città, grande successo dell’artista salernitano, scritto con Orange. Sullo schermo si vede una città dall’alto, luci, aerei e speranze. 

Occhiali Scuri rappresenta la svolta underground della serata “Non ti scordare mai gli occhiali scuri, se non sai dove dormirai stanotte”. I bassi fanno tremare l’arena. Coez mescola le sue diverse anime artistiche (rap e pop) in modo impeccabile, garantendosi l’intessere di vari tipi di pubblico.

Il concerto si chiude con La Musica Non C’È e È Sempre Bello. Al primo brano, Coez deve il suo successo nel panorama mainstream italiano. “E’ grazie a questo brano se oggi molti di voi conoscono anche i miei brani più vecchi”.

Con l’accento strascicato e la voce rotta, Coez saluta la gente sulla scia di La Strada È Mia dall’album Non Erano Fiori. “Grazie Bologna ci vediamo presto”.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Testo: Giulia Illari 

Foto: Alessandra Cavicchi

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Grazie a Goigest

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Tananai @ Serraglio

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• Tananai •

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+
Verano
Spinelli

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CULTURE CLUB

 Serraglio (Milano) // 16 Novembre 2019

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Foto: Luca Ortolani

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Verano

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Spinelli

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Grazie a Culture Club | Humble Agency

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