In anteprima esclusiva su VEZ Magazine, ecco a voi Ci Pesava, l’album di debutto de I Boschi Bruciano.
La band alt-rock è pronta a presentare il loro primo album inserendosi perfettamente come una delle realtà più interessanti della scena cantautorale rock italiana, capeggiata da Ministri e Fast Animals and Slow Kids.
CI PESAVA
L’ALBUM DI DEBUTTO IN USCITA IL 04 OTTOBRE per BIANCA DISCHI/ARTIST FIRST
«La scena rock italiana indipendente sarà pure minoritaria rispetto ai fasti dell’hip hop e del cantautorato indie ma è viva e vegeta. Lo testimoniano band come I Boschi Bruciano»– Billboard
Tracklist: 1. Grigio 2. Pretese 3. Mi Spegnerò 4. Jet Lag 5. Scegliere Un’Indole 6. Interlude 7. Odio 8. Polvere 9. Non Lo So 10. La prossima Volta 11. Università 12. L’ultimo Istante
Ci sono le chitarre, c’è l’energia del punk e la potenza del rock, tutto insieme. Un rock solido, ruvido ma al contempo accessibile. Dodici tracce potenti, di impatto, un suono pieno che ti viene subito addosso.
“Ci Pesava” è così, un concentrato di emozioni che vi farà capire chi sono I Boschi Bruciano. Un disco intenso, carico e diretto che lascia intravedere un live di grande impatto. “Questo disco ce lo portiamo dentro da molto tempo. Sentivamo il bisogno di dare forma concreta alle emozioni e ai frastuoni che uscivano dalle lunghe giornate in sala prove e, in poco più di un anno, abbiamo terminato un mosaico a otto mani che ci porteremo dentro tutta la vita. Questo non è un album semplice e non è stato di certo semplice per noi arrivare a stringerlo tra le mani. Abbiamo dato il massimo ed ora non ci resta che scagliarlo lontano, come un sasso nell’acqua, sperando che rimbalzi.” – I Boschi Bruciano
I Boschi Bruciano sono: Pietro Brero – voce e chitarra | Giulio Morra – chitarra | Maurizio Audisio – basso, piano e synth | Vittorio Brero – batteria
Credits album:
AUTORI: I Boschi Bruciano
REGISTRATO, MIXATO, PRODOTTO da Paolo Mulas presso V-Studio di Cagliari
Maschere, costumi da unicorno ed un indie italiano con influenze anni ’90, sono questi Gli Orzo?
La risposta è NO. Si nasconde molto di più sotto questo progetto che ha fatto parlare di se dopo la breve apparizione alle audizioni di X Factor. N. e F. (cosi ci danno il permesso di chiamarli) hanno scelto VEZ Magazine per rilasciare la loro prima intervista. Ecco com’è andata!
Ciao ragazzi e benvenuti su VEZ Magazine! Da dove nasce il progetto Gli Orzo e qual’è il significato delle vostre maschere?
N.: Gli Orzo sono nati fondamentalmente perché entrambi produciamo musica al Deposito Zero Studios di Forlì.Ci siamo trovati condividendo gli stessi spazi e il tutto è nato quasi per caso.
F.: Esattamente: è nato tutto su quel tavolo (ride ed indica il grande tavolo vicino noi). Volevamo farci un video ma non volevamo farci vedere.
N.: Si, è vero! È nato tutto su un tavolo con delle maschere fatte con dei bidoni della spazzatura. Volevamo fare un video cretino di una cover degli 883 (Con Un Deca ndr), con due tastiere, batteria elettronica ed una chitarra… ma poi ci siamo chiesti perché non potessimo fare anche qualcosa di più serio. E così, alla fine di ogni giornata, ci trovavamo a mettere insieme le nostre idee e lasciavamo andare la nostra creatività.
F.: La parte seria è iniziata dopo un po’: all’inizio era più uno sfogo, che partiva da noi ma in cui finivano per essere tirati dentro anche i nostri amici. Era una sorta di condivisione creativa.
N.: Il nome Gli Orzo è nato perché dovevamo trovare un anagramma con il nome dello studio nel quale collaboriamo (Deposito Zero Studios). Abbiamo deciso di prendere come partenza la parola zero, ma in realtà veniva orze e non ci suonava bene. Così è diventato orzo e successivamente Gli Orzo, che poi gli è plurale e orzo singolare: non abbiamo ancora capito perché sia uscito così (ride).
F.: Le maschere invece sono nate dal video di Senti-Menti, il primo singolo uscito. Nel video si vede una realtà alterata, in cui i protagonisti vivono da stesi su un lettino d’ospedale indossando i visori. All’interno dei visori vengono proiettate delle immagini, una sorta di realtà virtuale, e alla fine del video ci siamo anche noi indossando i visori in una sorta di cameo. Da lì abbiamo pensato che questa cosa potesse essere funzionale, che quello che noi vedevamo nei visori fosse un’altra realtà e che i visori stessi potessero essere un mezzo per trasportare la gente che ci ascolta nel nostro mondo, invisibile agli occhi ma percepibile con l’ascolto e l’immaginazione. Questi visori sono poi stati perfezionati nel tempo fino all’ultimo prototipo (ride) che abbiamo portato ad X Factor: non è una cosa estetica ma concettuale.
Da dove traete ispirazione per la vostra musica?
N.: Sicuramente arriva da tutto ciò che abbiamo ascoltato nella nostra vita, anche se non c’è una vera e propria ispirazione: non puntiamo né ad avere un risultato ben definito né vogliamo assomigliare ad un prodotto esistente.E’ una fusione tra il mio mondo e quello di F. ed ovviamente alcuni ascolti comuni.
Non vogliamo emulare nessuno. Quello che abbiamo dentro lo facciamo uscire in produzione, mischiamo le idee senza avere una direzione del flusso, tutto viene lasciato libero. L’ispirazione è una non ispirazione: è inconscio come processo e molto istintivo, non ci mettiamo paletti.
Come definireste la vostra musica in tre parole?
F.: Lo slogan lo abbiamo già! Fanta, Amore ed Europop. La versione buonista di Sesso Amore & Rock’and’Roll. La Fanta perché ci ricorda la bibita delle feste delle medie, Amore perché siamo dei romantici e Europop perché è il genere che fonde un po’ tutto, è il sound che abbiamo ricercato nelle ultime produzioni.
C’è qualche artista con cui sognate di collaborare?
N.: Dato che ci ispiriamo al mondo del passato forse ci piacerebbe collaborare con qualche artista che è scomparso dalle scene, magari anni ’80/’90… Ripescare un artista del passato, che ne so, tipo i Righeira, o comunque qualcuno di quegli artisti da cui la nostra musica trae origine come atmosfera, quella freschezza ed immediatezza che avevano le canzoni di quegli anni: sarebbe interessante duettare con artisti di quel periodo.
Qual’è il cambiamento che vorreste portare alla scena italiana con la vostra musica?
F.: La positività. Visti i contenuti che musicalmente vengono portati avanti in questo periodo, il nostro è un messaggio più fresco, più immediato e positivo. Vorremmo ricongiungere la musica con contenuti positivi, non banali come sole cuore amore, ma proporre positività attraverso il racconto di storie vere. Nella musica attuale c’è molto disagio e noi vogliamo parlare di cose felici. Adesso si dà spazio di più all’artista che deve raccontare la sua sofferenza, in tutte le cose; noi andiamo in direzione contraria e soprattutto lo facciamo con una nostra poetica, una positività immediata che descriviamo tramite immagini.
Una canzone italiana recente che vi ha particolarmente colpito?
N.: Non mi ha colpito proprio un cazzo, il panorama italiano è molto povero purtroppo. Forse, a livello di suono, una delle ultime uscite di Jovanotti prodotte da Rick Rubin posso dire che sia veramente valida.
Ora parliamo di X Factor, come avete vissuto questa esperienza?
N.: È stata una bellissima esperienza, divertente e soprattutto costruttiva, nel senso che ci ha fatto vedere come sono certe dinamiche del mainstream e della televisione. Ci sono molti limiti dettati dal contesto, che non premiano le peculiarità musicali o in messaggio che cerchiamo di trasmettere, tuttavia il format ha una sua coerenza e va preso per quello che è.
Questa apparizione ad X Factor ci ha portato molta visibilità e ci è dispiaciuto non procedere nell’avventura, ma sicuramente siamo fatti per un altro tipo di percorso, che non è quello prettamente televisivo, con le sue regole e dinamiche, e in fondo in fondo preferiamo essere rimasti liberi.L’avere visibilità è comunque un rischio: ci sono arrivati una marea di insulti sulla pagina Facebook di X Factor. Gli insulti sono stati comunque bilanciati dai commenti super positivi che ci sono arrivati pubblicamente tramite la pagina del programma o in privato. Insulti e complimenti ci hanno fatto capire che il progetto ha del potenziale: questo ci ha sia tirato giù che rincuorato. La gente è stata affascinata dal progetto in maniera pressoché immediata, il ché ci ha fatto intendere che siamo sulla strada giusta. Tra l’altro, era la nostra prima vera apparizione: non avevamo fatto nessun live prima di quel momento.
La casa produttrice che fa scouting per X Factor ci aveva chiamati chiedendoci se volevamo partecipare e così abbiamo preso la palla al balzo. Forse siamo stati troppo frettolosi e superficiali, ma ci siamo detti: Facciamolo! I giudici hanno comunque detto cose giuste, e siamo d’accordo con le loro scelte. Nonostante Mara Maionchi e Samuel non si siano esposti troppo, il dibattito era giusto ed eravamo pronti per quello che poi è stato.
Dai, il prossimo anno andiamo ad Amici o Italia’s Got Talent! (ridono)
E’ uscito da qualche giorno il vostro singolo Monella: il futuro cosa prevede?
N.: Sarò breve: sono in arrivo tante belle cose positive. Restate semplicemente sintonizzati sui nostri canali!
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CULTURE CLUB
Serraglio (Milano) // 28 Settembre 2019
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Sabato siamo stati invitati alla prima serata del Culture Club nella perfetta cornice del Serraglio di Milano. Una ex officina ristrutturata ed adibita a spazio per concerti e parties, che sabato ha ospitato Il Compleanno di Auroro Borealo.
Per chi non lo conoscesse, Auroro Borealo fa musica stravagante e stonata (si definisce il cantante piu stonato mondo), ma il pubblico partecipa ai suoi live perché sono dei veri e propri spettacoli di stranezza.
Al Serraglio è andata in scena la prima data dello Specialone Tour, che lo porterà a toccare varie città italiane finendo a Brescia il 28 Dicembre. Ad ogni data ci sarà un tema ed uno spettacolo diverso.
La scaletta di Milano ha ospitato tanti nomi più o meno noti.
In Polpette Reggae il nostro Auroro duetta con la bellissima e bravissima Angelica, in Non puoi lasciarmi cosi tocca ad Elasi, Uragano su Milano ospita Nikki, Ruggero de I Timidi su Sessone viene accolto da un boato da parte del pubblico, Annie Mazzola in Pomeridiana vede avverato il suo sogno di cantare illuminata solo dalla luce degli accendini (o flash dei cellulari), per finire Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari su Trentenni Pelati si tuffa sopra al pubblico assieme ad Auroro in un doppio stage diving.
Ad Auroro non resta che prendersi una torta in faccia a fine concerto per festeggiare il compleanno nel migliore dei modi e questo compito tocca ad Annie Mazzola che si immedesima in maniera perfetta nella parte della lancia-torte.
Il Culture Club ed i festeggiamenti sono andati avanti fino a tarda notte, per vedere tutte le foto della serata potete cliccare qui.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]
“Spesso i progetti, anche i più buoni, che fanno i topi e fanno gli uomini, finiscono in niente e in luogo della gioia restano soltanto dolori e stenti.”
Così recita una poesia di Robert Burns, da cui John Steinbeck ha preso spunto per il titolo del suo romanzo del 1937 Uomini e Topi, per l’appunto.
Il libro è stato d’ispirazione per il nome della band americana metalcore Of Mice & Menche ci regala EARTHANDSKY, il loro nuovo LP preannunciato dai singoli How to survive e Mushroom Cloud.
Un album pieno di metallo, rabbia e resilienza, termine ormai di comune uso dalle teenager sui social, ma è in questo album che riscopriamo il significato più profondo dalla parola, ossia la capacità dell’essere umano di affrontare e superare eventi traumatici, assorbire un urto senza rompersi.
Il gruppo è fortemente legato al metal e all’hardcore punk con tendenze nu metal, ma nel tempo, e con i vari cambiamenti nella formazione del gruppo (per colpa di patologia cardiaca del cantante Austin Carlile, nonché fondatore del gruppo) hanno aggiunto sonorità alternative al metal, tornando poi alle origini nel momento in cui il bassistaAaron Pauley ha preso le redinie il controllo del microfono.
Come un Cavaliere dell’Apocalisse ha ricondotto il gruppo a sonorità più dure, tipicamente metal, batterie ossessionanti e incalzanti, riff di chitarra complessi.
Nei brani si mescola il canto death brutale e raschiato, con una voce più melodica, quasi a delineare una personalità borderline. La collera derivante dall’essere incompresi, oltraggiati e derisi si scontra con un’anima delicata e sensibile.
Questo concetto risulta limpido nel singolo How to survive, nel quale il cantante vuole darci una lezione di vita, su come sopravvivere alla sensazione di sentirci rifiutati, denigrati, un bersaglio.
Un moderno Frankenstein, scappato dall’ostilità dei concittadini, intrappolato nella torre.
Le torce brillano nella notte, il fragore dell’odio sempre più vicino.
Ma stavolta il mostro non scappa. Non questa volta.
Scende tra la folla e si ribella.
Vuole sopravvivere, non perire tra le fiamme.
Rifiutandosi di essere uno dei caduti, la liberazione del mostro e la rivincita sull’astio della società.
Il vero senso del metalcore è descritto in Mushroom Cloud, che rappresenta la discordanza con il modo di pensare della società che ci circonda, intrappolati in un mondo che non è come vorremmo, che giudica prima ancora di conoscere. Le catene ai polsi come schiavi deportati. Sbraitare il disappunto, la malinconia e la solitudine, strillare con tutta la voce e non percepire risposta.
“Three, two, one BOOM: countdown to insanity. Three, two, one BOOM: ignite the fuse and immolate”, la nostra anima e psiche che deflagrano come bombe atomiche sotto il peso dell’incuria, sacrificarsi e scoppiare in faccia a chi non capisce il nostro disagio.
Questo album è un calcio sui denti per tutti quelli che non considerano il growl e lo scream come canto. Per tutti quelli che considerano l’alternative metal come sinonimo di satanismo e aggressività.
Questo album ha l’intento di alzare il velo sottile dell’ira funesta, facendo intravedere la grande emotività insita nel metal. Gridare per farsi capire, nel caotico mondo in cui viviamo. Sgolarsi, per esorcizzare i demoni che popolano la nostra mente.
(Ricetta italo-americana per un ottimo indie rock)
Prendiamo il sound di Bob Dylan, aggiungiamo un poco dei The Cure e Mudhoney q.b. e una spolverata di musica alternativa salentina.
Incorporiamo nell’impasto amore, vita, morte.
Uniamo tutti gli ingredienti.
Il risultato finale?
Tobia Lamare (pseudonimo di Stefano Todisco), da circa vent’anni musicista e compositore per teatro, documentari, film, scelto come gruppo di spalla per artisti quali Kings of Convenience e Iggy Pop & The Stooges. Ha esordito con gli Psycho Sun, ma dal 2008 ha dato una svolta alla sua carriera come solista e cantautore.
Girando per il mondo è stato plagiato da diversi sound, culture lontane da casa sua, dal suo mare. Si è imbattuto in realtà differenti, a contatto stretto con universi musicali vari, ma così catarticamente simili, suonando per festival importanti come lo Sziget (Budapest), ma anche per feste di paese, club, biblioteche.
Il profondo contatto col mare lo ha ritrovato poi con l’oceano, come a dimostrazione che per quanto possa essere lontano da casa sua, l’acqua è l’unico elemento di congiunzione con le sue radici, con la sua terra natia.
Dopo i successi nel 2010 di The Party, nel 2012 con Are you ready for the Freaks e nel 2017 con Summer Melodies, finalmente esce Songs for the Present Time, album di nove canzoni scritte interamente da Tobia durante questi ultimi anni di tour in giro per il globo terracqueo.
Nonostante disco sia stato prodotto e arrangiato interamente nella Masseria Lobello, vicino Lecce, le varie influenze Blues and Soul tipiche della west coast americana sono preponderanti in tutti i brani, anche grazie all’uso di strumenti classici per il country come l’armonica a bocca.
Un album nato in movimento ma completato in un posto magico, solitario e tranquillo, registrato tra il maggio 2018 e il maggio 2019, a cui hanno partecipato nomi importanti come Andrea Fazzi (Sud Sound System, La Municipàl, Major Lazer) mentre le batterie sono in collaborazione con Marco Lovato (Caparezza).
Il primo singolo uscito è Endless, che testimonia l’amore fraterno, il forte legame che unisce due consanguinei soprattutto nell’affrontare momenti drammatici come la malattia o la morte. Testimonianza della continuità dell’amore oltre la morte, di come sia impossibile lasciar andare qualcuno a cui teniamo. Rimane dentro di noi, conviviamo e ci abituiamo a questa sensazione di mancanza.
Il brano è anche colonna sonora del corto Ius Maris, vincitore del premio Migrarti 2018 e presentato durante l’ultimo Festival del Cinema di Venezia.
Il disco è un agglomerato di sonorità e di tematiche, la maggior parte dei brani sono nati in viaggio (Dada, Lost without you, Loves means trouble), mentre altri sono frutto di prove acustiche sulla spiaggia (Vampire e Higher).
In The Big Snack Tobia tratta della malinconia del Sud, che nasce nel momento in cui la lontananza dai sapori e dagli odori della propria terra risulta quasi insopportabile.
My Flavia racconta la vita che nasce – una canzone di benvenuto alla nuova arrivata in famiglia – mentre in Endless si celebra morte;in questi brani è da notare che tutti gli strumenti sono suonati da Tobia stesso.
Dopo la lettura dei diari di bordo di due eroine che nel 1935 partirono da Londra per arrivare in Sud Africa a bordo di motociclette, partorisce This Road, onorando la memoria e il coraggio di queste donne, che, in tempi impossibili, hanno avuto la prepotenza di imporre il loro volere in una società fortemente maschilista.
Un album emotivo, profondo, artistico. Il calore della campagna, il profumo della Puglia, il sapore metallico dello smog nelle grandi città, la tranquillità della periferia. L’angoscia insostenibile e conseguentemente l’elaborazione del lutto, la gioia smisurata per una vita che nasce, questo è il contenuto del disco, e non solo. Un pellegrinaggio in giro per il mondo e nel cuore dello stesso. Differenti culture si approcciano, si fondono e confondono grazie alla musica e ai sentimenti.
Particolarità ultima di questo album risiede nella copertina. Il cantante ha scelto per ogni brano una foto anni ‘30 e del dopoguerra trovate nei mercatini, che presentano scene di vita quotidiane. Tutto molto indie.
Questa nuova sezione é dedicata alla narrazione di un evento in modo un po’ diverso dal solito.
Attraverso un visual journal e un breve testo abbinato cercheremo di raccontarvi tutti gli aspetti di un concerto, dalla musica, al pubblico, alle emozioni e sensazioni provate.
Per il primo volume siamo stati alla data conclusiva del Jova Beach Party all’aeroporto di Linate, un evento senza precedenti che ha fatto innamorare 100.000 persone e sono proprio queste persone le protagoniste del visual journal di questo mese.
Centomila anime unite nello stesso posto per la stessa passione; cuori che battono all’unisono; persone diverse di tutte le età che per un giorno hanno fatto parte di un’unica immensa famiglia.
Vi sono dei momenti in cui la vita ti pone davanti dei bivi, decisioni da prendere che ti cambiano per sempre.
In questi attimi l’indecisione la fa da padrona e rimaniamo seduti a fissare un punto, snocciolando liste lunghissime di pro e contro.
Tutto sembra crollarci addosso, la malinconia per ciò che è e per ciò che potrebbe essere ci blocca nell’istante.
In siffatte circostanze ecco apparire An Early Bird (all’anagrafe Stefano de Stefano) con In Dephts, il suo nuovo EPcontenente 4 tracce che preannuncia un full length previsto per il 2020.
L’intento, come d’altronde ci comunica il nome stesso dell’EP (In profondità), è di scendere sul più profondo piano emotivo di ognuno di noi, attraverso uno stile folk e acustico, macchiato qua e là da sonorità elettroniche, affrontando tematiche come l’amore, sia in senso amoroso, sia in senso fraterno; la risolutezza nell’affrontare cambiamenti e il senso di rottura in tutte le sue sfaccettature.
L’intimità di questi brani risiede negli strumenti utilizzati, per lo più suonati tutti dal cantante (piano e chitarre acustiche), nella voce delicata e profonda, unita ad arrangiamenti minimali ma più corposi attraverso sonorità scure e intense.
L’EP è stato registrato e mixato da Claudio Piperissa, assistito da Luca Ferrari, presso il Faro Recording Studio di Somma Lombardo, per la produzione artistica di Lucantonio Fusaro.
Il primo singolo uscito, che fa da cavallo di troia per la nostra psiche, è Stick it out:un inno alla tenacia, a resistere alle intemperie aggrappandosi forte agli affetti e soprattutto a non lasciare in sospeso nulla, con caparbietà e determinazione. Come durante uno tsunami, trovare un appiglio per non essere trascinati via dalla corrente.
In First Time ever si affrontano le prime volte magiche:il primo sguardo, il primo bacio di un amore vero e puro, non necessariamente il primo amore, in quanto ogni amore ha la sua importanza e porta ad una crescita personale diversa, e quindi ad un’interpretazione diversa dell’amore stesso. Si tratta di una ballata folktronic, poetica e romantica.
L’idea di Breaker, terzo brano dell’EP, nasce durante una lunga ed estenuante fila per il bagno. Questo testimonia che l’ispirazione è arte, e può coglierti in qualsiasi momento. Con la delicatezza della sua voce ci racconta storie sullo sfondamento di muri interpersonali, sulla rottura di rapporti, di promesse infrante, di scardinare le catene emotive che ci legano a situazioni dannose per la nostra anima.
Il commiato alla vita passata, in Farewell, sancisce la fine di un viaggio, di un progetto, per intraprenderne uno nuovo. Con una voce raffinata e malinconica ci invita a salutare con la mano il vecchio e a far posto alle prospettive future, abbandonando senza remore quel che è stato.
Aspettiamo con ansia il 2020 per ascoltare il full length di questo artista italiano che sa far vibrare le corde più profonde dell’anima.
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Aeroporto di Linate (Milano) // 21 Settembre 2019
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Quando mi hanno detto che saremmo andati alla data conclusiva del Jova Beach Party di certo non mi sarei mai aspettata di vivere un’esperienza così lontana dalla normalità dell’ambiente live Italiano.
Dopo un’ora in tram attraversando Milano e quattro chilometri a piedi lungo Viale Forlanini, direzione Linate, stile Walking Dead, mi sono ritrovata davanti ad un’oasi della Musica, spuntata dal nulla nel mezzo di un aeroporto deserto.
Ovunque mi girassi c’era una festa diversa, migliaia di persone che si divertivano a ritmo di rock e poi lì, nel mezzo di tutto ciò, Il Palco, imponente, coloratissimo e il suo Re, Jovanotti, il quale è stato presente per tutta la durata dell’evento.
Una festa lunga nove ore con tanti ospiti e sorprese, a partire dalle tre del pomeriggio la musica non si è fermata un attimo, tre i palchi e numerosi gli artisti provenienti da tutto il mondo.
Alle 20.30, dopo l’esibizione di Benny Benassi, finalmente arriva il momento che tutte le 100.000 anime presenti stavano aspettando…eccolo Jovanotti, che con i suoi 52 anni calca il Suo palco con la stessa passione di quando era ragazzino, un Artista con la A maiuscola, un sognatore che ha visto realizzare il suo sogno, “È questa la vita che sognavo da bambino”.
Lorenzo ha tenuto il palco per quasi tre ore di concerto, aiutato dalla sua immancabile band e da alcuni ospiti speciali, tra cui Brumotti, con la sua bicicletta e le acrobazie sul palco tra uno strumento e l’altro, Tommaso Paradiso, con il suo look da cowboy che quasi sembrava di assistere ad un remake di Brokeback Mountain, Salmo alla batteria durante l’esibizione di Ombelico del mondo accompagnato dai ragazzi di Rockin’ 1000 e persino il nostro connazionale astronauta Luca Parmitano direttamente dalla Stazione Spaziale Internazionalea ritmo di Non M’Annoio.
Un concerto che più che tale è sembrato un festival di quelli come si deve, con tanto di fiamme, fuochi d’artificio, esplosioni di polvere colorata e persino una luna gonfiabile di notevole grandezza, insomma un evento che in Italia non si era mai visto.
Lorenzo Jovanotti ancora una volta è riuscito a stupirci tutti creando qualcosa di nuovo e utilizzando per la prima volta uno spazio strategico e abbastanza capiente per tenere concerti alla portata degli AC/DC.
Il Jova Beach Party è una celebrazione d’amore e di passione per la musica, è l’inizio di una nuova era, è l’Italia, l’Italia quella bella, che crede in un futuro migliore.
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Grazie a Goigest
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Gran Teatro GEOX (Padova) // 20 Settembre 2019
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Grazie a ZED Live
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Monk (Roma) // 19 Settembre 2019
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text][/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Grazie a Monk