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SCORPIONS: confermata la data all’Arena di Verona!

I leggendari SCORPIONS confermano il tour che li riporterà in Italia per un’unica data!

Forte della pubblicazione del nuovo album “Rock Believer”, diciannovesimo disco in studio ed ennesima dichiarazione d’intenti del gruppo teutonico, la band guidata dalla voce di Klaus Meine suonerà all’Arena di Verona il 23 maggio 2022.
In scaletta i nuovi brani e ovviamente i classici come “Rock You Like A Hurricane”, “Wind Of Change” e “Still Loving You”, che hanno reso irripetibile la carriera di un gruppo attivo da oltre 50 anni!

SCORPIONS
Rock Believer World Tour
Arena di Verona
Lunedì 23 maggio 2022

Apertura porte ore 18:00
Inizio concerti ore 20:00

Biglietti disponibili su Ticketone e Vivaticket

Theo x Fiks x Plant | Dopo il sold out della data di Bologna la SAD parte finalmente con il tour di 5 date

THEØ X FIKS X PLANT
L  A   S  A  D
DOPO IL SOLD OUT DELLA DATA DI BOLOGNA GLI AMBASCIATORI DEL NUOVO EMO ITALIANO DANNO FINALMENTE IL VIA AL LORO TOUR DI 5 DATE

 

La SAD annuncia il SOLD OUT dello show di sabato 30 aprile al Locomotiv di Bologna, ultima tappa del tour di 5 date che, a partire dalle prossime settimane li porterà finalmente in giro per l’Italia. Gli altri appuntamenti sono fissati per il 20 aprile all’Alcatraz di Milano, a cui seguiranno i concerti del 21 aprile al Teatro Centrale di Roma, del 28 aprileall’Hiroshima Mon Amour di Torino, del 29 aprile al New Age Club di Roncade.

I biglietti per lo show di Bologna sono esauriti, mentre quelli per gli altri appuntamenti sono disponibili sul circuito ufficiale Ticketone, ad eccezione per il concerto di Roma, disponibili su Boxol.

20 aprile 2022 – Alcatraz VENUE UPGRADE – Milano
21 aprile 2022 – Teatro Centrale – Roma
28 aprile 2022 – Hiroshima Mon Amour – Torino
29 aprile 2022 – New Age Club – Roncade (TV)
30 aprile 2022 – Locomotiv Club – Bologna SOLD OUT

Biglietto: € 20,00 + prev.
Link biglietti e stream: https://lasadent.com/
Per info: www.bpmconcerti.com

La Sad, trio formato da Theø, Plant e Fiks, nasce nel 2020, quando i tre artisti decidono di unire i loro percorsi musicali per creare un nuovo collettivo, caratterizzato da sonorità e immaginario punk in chiave moderna. Theø, Plant e Fiks, che provengono da tre regioni diverse (Lombardia, Puglia e Veneto), si sono uniti grazie alla stessa passione per la musica e a un forte legame di amicizia. Theø è un cantante ed ex chitarrista con anni di tour nel mondo alle spalle, Plant è una giovanissima promessa che mette le radici nel panorama trap ed emotrap e Fiks è caratterizzato da un’attitudine molto punk e liriche depresse.
In seguito al successo dell’ultimo singolo NIENTE X SEMPRE, un insieme di nichilismo, demoni del passato e amore tossico, il collettivo ha recentemente annunciato il titolo del suo debut album, STO NELLA SAD, in uscita il 14 gennaio e distribuito da La Sad Ent.
Dopo oltre 14 milioni di views e una media di oltre mezzo milione a video, STO NELLA SAD ha consacrato il trio formato da Theø, Plant e Fiks come ambasciatori del nuovo emo italiano. La release riporta in auge un genere intravisto nei primi anni del nuovo millennio, rinnovato però dalle produzioni dell’ultimo decennio e dalla Soundcloud generation.
Sperimentazione ed energia uniscono i tre ragazzi, i quali si fanno portavoce delle problematiche della vita di tutti i giorni che accomunano un’intera generazione. Sono in grado di rappresentare la lotta interiore dell’anima, in eterno conflitto, grazie al modo immediato di comunicare attraverso i loro testi.

Tre Domande a: Esposito

Come e quando è nato questo progetto?

Ciao, io sono Esposito e il mio progetto nasce tantissimi anni fa, quando da ragazzino ho iniziato a scrivere per gioco le prime canzoni e dopo un po’ di anni ho colto l’occasione di suonare in molti locali della penisola italiana (non per forza i migliori). All’inizio suonavo principalmente cover e ogni tanto mi esibivo in qualche mia canzone senza dirlo e sempre più spesso il pubblico ha iniziato a chiedere informazioni riguardo quei pezzi. È questa la ragione che mi ha spinto a pensare di voler fare un mio disco e, nel 2017, è uscito È più comodo se dormi da me: è stato questo il mio debutto discografico. 

 

Progetti futuri?

Al momento mi sto concentrando sul mio ultimo singolo, I giorni, uscito il primo aprile e il mio prossimo EP, in uscita dopo l’estate.
Nel frattempo però non mi sono fermato e sto scrivendo cose nuove: non so ancora cosa diventeranno nè se usciranno. Oltre alla fase di scrittura di un nuovo brano mi piace quella di produzione, quindi mi sto concentrando anche su quello. Spero di non smettere mai di pubblicare nuova musica, quando pubblico qualcosa di nuovo, è un po’ come se fosse il mio compleanno, forse anche meglio!

 

C’è un evento, un festival in particolare a cui ti piacerebbe partecipare?

Mi piacerebbe suonare al Primavera Sound Festival di Barcellona, un po’ perché è una città che adoro e un po’ perché mi piacerebbe portare la mia musica oltre confine. L’ultima volta che ci sono stato avevo 17 anni e già iniziavo a scrivere le mie prime canzoni, mi aveva colpito la solarità delle persone e la bellezza della città. Ho pensato spesso nel corso degli anni di trasferirmi in Spagna ma alla fine sono rimasto sempre a Milano dove vivo da ormai 15 anni.
Restando in Italia ti direi il MI AMI (festival a Milano), mi piacerebbe accadesse prima o poi. Lascio questo pensiero fluttuare nel cosmo.

Tre Domande a: Ilmostrodellaband

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?

È una cosa molto importante arrivare agli altri quando si scrive musica: quando compongo un brano però non penso mai a chi lo ascolterà, mi soffermo solo sulle mie emozioni, le voglio in qualche modo buttare fuori. Quando poi verrò ascoltato spero sempre di essere apprezzato sia musicalmente che nella scrittura, anche se spesso vengono date altre interpretazioni che trovo molto preziose.

 

Se dovessi scegliere una sola delle tue canzoni per presentarti a chi non ti conosce, quale sarebbe e perché?

Sicuramente sceglierei 38, fa parte del mio EP L’abbandono, parla di me, della mia vita, di chi penso di essere diventato. Faccio il punto della situazione, mi spoglio delle mie paure, delle mie incertezze e prendo in mano finalmente la mia vita.

 

Progetti futuri?

Prima di tutto vorrei portare il mio EP L’abbandono un po’ in giro, suonarlo il più possibile, poi mi dedicherò al mio nuovo album: ho scritto una decina di brani negli ultimi due anni e non vedo l’ ora di poterli trasformare ulteriormente in modo da farmi crescere a livello artistico. Credo cambierò nuovamente registro, non mi piace ripetermi.

Pop X @ Hall

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• POP X •

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Hall (Padova) // 09 Aprile 2022

 

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Subsonica @ Atlantico

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• Subsonica •

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Atlantico (Roma) // 08 Aprile 2022

 

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GIANLUCA GRIGNANI annuncia le prime tappe del Living Rock and Roll Tour 2022!

Gianluca Grignani torna con un nuovo singolo

A Long Goodbye

IN RADIO DA VENERDI’ 22 APRILE

ANNUNCIATE LE PRIME DATE DEL “LIVING ROCK AND ROLL TOUR 2022”

«La libertà ora mi sta parlando

Le tue ragioni hanno sempre meno senso

Guarda che è chiaro anche a me siamo un long goodbye io e te»

 

Gianluca Grignani, dopo l’enorme successo scaturito dalla sua partecipazione, in qualità di ospite, alla scorsa edizione del Festival di Sanremo, annuncia oggi, nel giorno del suo 50° compleanno, l’uscita delquinto singolo. In rotazione da venerdì 22 aprile 2022 dal titolo A Long Goodbye(Falco a metà/Sony Music Italia) che entrerà a far parte delle trilogia /compset Verde Smeraldo.

Dopo il grande riscontro ottenuto dai quattro singoli precedenti: Tu che ne sai di me, Dimmi cos’hai, Non dirò il tuo nome, I bei momenti, il cantautore, nel pieno della sua fervida creatività, torna con un nuovo lavoro, frutto di una lunga gestazione, a cui l’artista si è dedicato minuziosamente curandone ogni dettaglio.

A Long Goodbye è «una ballata rock che, è stata lavorata con attenzione, precisione, con spunti blues che sono in grado di traghettare il mio rock – dichiara l’artista – in maniera molto feroce e veloce su un piano differente rispetto alle mie ballate precedenti; scritta in quindici minuti di sofferenza capitalizzati al massimo».

L’artista racconta in questo brano l’esperienza personale ed emotiva legata alla separazione.

Il singolo, come da giudizio dello stesso autore è: « un tentativo di come si possa fare del sano, anzi dell’insano rock & blues e di come “insanamente” si possano unire questi due generi uscendo dallo stereotipo italiano ma, rimanendo ugualmente mediterranei».

Per arrivare a questo brano, Gianluca Grignani, si adopera per molti anni in una ricerca sonora minuziosa, lavorando con le persone che più gli piacciono. La strofa in inglese è volutamente lasciata così: « perché – è lo stesso Grignani a rivelarlo – mi è stato suggerito da persone a me vicine, capaci a differenza mia di giudicare quando una è più funzionale. Io, a volte, non sono capace di giudicare».

Sul piano musicale Grignani ha intrapreso un percorso di ricerca durato più di cinque anni, nell’individuare cosa fosse giusto produrre musicalmente. È andato a riprendere suoni di La fabbrica di plastica, mescolandoli al blues e al rock, scegliendo la contaminazione musicale perfetta per esprimere stati d’animo.

«La libertà ora mi sta parlando. Le tue ragioni hann sempre meno senso. Guarda che è chiaro anche a me siamo un a long goodbye…», da questa strofa è lo stesso Gianluca Grignani a porsi e porre una domanda al suo pubblico: « è capitato anche a te? Questa canzone è dedicata a tutti quelli che…».

Grignani rimane l’artista per eccellenza capace di trasmettere grinta, determinazione, con potenza e coraggio.

Gianluca Grignani quest’estate sarà impegnato insieme alla sua band in un tour elettrico “LIVING ROCK AND ROLL TOUR 2022” che, lo vedrà protagonista in molte note località italiane.

Possiamo al momento anticiparvi tre date:

07/07/2022 Asti Astimusica comune.asti.it

13/07/2022 Roma Rock In Roma rockinroma.com

12/08/2022 Viareggio Viareggio Beach Festival

Venerus: annunciato il tour estivo 2022 “Estasi degli Angeli”

Milano, 8 aprile 2022 – A un anno esatto dal fortunatissimo “Magica Musica tour”, che con le sue oltre 20 date (delle quali molte sold out) ha stupito e incantato il pubblico di tutta Italia, VENERUS torna a esibirsi live con un nuovo show che si preannuncia altrettanto stupefacente.

Estasi degli Angeli“: non un semplice concerto, ma un’esperienza, un rito collettivo che l’artista milanese e la sua eccezionale band condivideranno con il pubblico. Un viaggio tutto da vivere, tra canzoni amate e conosciute e nuove sorprese.

 

Ecco le prime date:

27 maggio – MiAmi – Milano

16 giugno – Ferrara Sotto Le Stelle – Ferrara

7 luglio – Mengo Music Festival – Arezzo

28 luglio – Parco della Musica – Padova

31 luglio – Indiegeno Fest – Patti Marina (ME)

8 agosto – SEI Festival – Parco Gondar – Gallipoli (LE)

10 agosto – Locus Festival – Bari

9 settembre – NXT Station -Bergamo 

17 settembre – Spring Attitude Festival – Roma

Calendario in aggiornamento

 

Biglietti in vendita da oggi venerdì 8 aprile dalle ore 12:00 su Ticketone e circuiti autorizzati.

 

 

Estasi degli angeli

La musica come esperienza di trasporto, un traghetto verso altri mondi.

La ricerca. La banda di musicisti si fa ordine metareligioso: stanno cercando qualcosa attraverso i suoni e le vibrazioni. Cercano dei messaggi, degli indizi da dimensioni intersecate con la nostra. Sono a metà tra il di qua e il di là. 

Credono in un antico messaggio che li unisce e li motiva nella loro missione evangelica. Sono angeli in altre vite. 

Si servono del pubblico per potenziare la loro invocazione. Venerus li guida come capotribù attraverso nuove ricerche musicali. La band è ricca di sfaccettature sonore e cromatiche, retrofuturismo, un passo nel passato per lanciarsi nel futuro.

Più che un concerto si tratta di un rituale complesso, digeribile attraverso i principi lenitivi della musica, un viaggio per i mondi.

Il pubblico non sa cosa aspettarsi, non ritroverà Venerus e i suoi dove li aveva lasciati, non conoscerà nuovi testi, nuove melodie, ma non verrà tradito.

 

BIOGRAFIA

Andrea Venerus (1992), originario di San Siro, Milano, a 18 anni si trasferisce a Londra dove per 5 anni approfondisce le sue conoscenze musicali e comincia a lavorare a progetti personali, venendo a contatto con le scene musicali di Brixton e di Notting Hill. Terminato il periodo in terra inglese l’artista registra un disco a Roma e, rimasto affascinato dalle atmosfere della città, vi si trasferisce. Oggi Venerus vive a Milano, città dalla quale il 16 novembre 2018 ha lanciato il suo primo progetto discografico, l’EP “A che punto è la notte” pubblicato da Asian Fake e subito acclamato da critica e pubblico. Quest’ultimo ha sancito l’esordio di fuoco dell’artista regalandogli diversi sold out nel primo tour di date. La successiva collaborazione con il rapper Gemitaiz nel brano “Senza di me” (feat. Venerus & Franco126), presente all’interno del mixtape QVC8 e a cui il giovane artista presta penna e voce, è stata certificata doppio disco di platino. L’ultimo progetto discografico del musicista milanese risale agli inizi di giugno 2019, quando pubblica il concept-EP “Love Anthem”, quattro brani inediti (pubblicati anche in vinile). Il 23 aprile 2020 è uscito “Canzone per un amico”, progetto estemporaneo, scritto “in questo momento per questo momento”, una lettera aperta ad un amico che è anche il pubblico di Venerus e chiunque stia vivendo le settimane di reclusione durante il lockdown. Pubblica il 19 febbraio 2021 “Magica Musica”, il suo primo album, a cui segue un fortunato tour estivo di 24 date in tutta Italia, in cui Venerus e la sua band ha espresso ai massimi livelli il suo potenziale live attraverso uno show che ha lasciato il segno.

Un tour fotografo perfettamente da “Magica Musica tour 2021”, disco live uscito a Gennaio 2022.
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Roy Bianco & Die Abbrunzati Boys “Mille Grazie” (Electrola Records, 2022)

Voi vi dovete fidare di me, mi dovete credere. 

Non sono impazzito a tal punto dal ritrovarmi ad ascoltare in cuffia “Eines weiß ich genau, meine Stadt liegt im Blau / Träum mit mir diesen Traum, denn mein Herz schlägt Azzurro / In Bella, Bella Napoli” alle 23.01 di un mercoledì sera di metà aprile senza un valido motivo. 

Io ce l’ho il motivo, anzi, ne ho tredici, quanti sono i capitoli che compongono l’ultimo disco di (o dei a seconda)  Roy Bianco & Die Abbrunzati Boys.

C’è talmente tanta roba in questo Grazie Mille che non so da dove iniziare… vi basti sapere che quello che spero già avete tra le mani o in cuffia è in cima ai dischi più ascoltati in Germania (anzi, è proprio il primo, davanti ai Red Hot Chili Peppers che vabbè già da Californication non hanno più molto senso di esistere ma non voglio far discussioni quindi fate finta che non abbia scritto niente anzi lo metto barrato così tagliamo la testa al toro). Ebbene sì, in quelle lande spopola l’Italo-Schlager, che altro non sarebbe  che quel pesudo pop che andava molto dalle nostre parti negli anni ’80 e ’90 (Tozzi, Ricchi e Poveri e compagnia), solamente che i testi sono in tedesco con degli arbitrari e non di rado insensati inserti in lingua italiana, che a mio avviso rendono l’ascolto assolutamente imprescindibile per chiunque abbia piacere a dilapidare parte del proprio tempo in artefatti di dubbio gusto.

Ho visto una mezza dozzina di volte Troppo Belli, conosco intere parti di Alex l’Ariete, mi sono commosso rivedendo Jo Donatello al porto nel magnifico Grazie Padre Pio, come avrei potuto resistere ad un disco che può annoverare un brano, Amore sul Mare, che evoca ricordi di amori estivi passati, “Amore sul mare / Senza problemi passati / Non cerchiamo più / Ci siamo perde nel blu”, probabilmente la risposta tedesca alla nostra Una Rotonda sul Mare.

Ma c’è molto di più, ci sono molte altre risposte, come quella ai Kratfwerk di Autobahn in Brennerautobahn, ai Popol Vuh di Hosianna Mantra con Sic Transit Gloria Mundi. Ce n’è anche per i nostri musicisti, che non crediate: se pensavate che gli Afterhours con il loro P***o C****o in apertura a 1.9.9.6. o i Nobraino che in Ballata Stocastica piazzano un P****o D** senza possibilità d’interpretazione avessero osato l’inosabile, preparatevi ad ascoltare nel bridge di in Giro un “Madonna velocità, oh bitte, bitte für mich”. E qui metteteci la gif del mic drop di Bryan Cranston. 

Sprizz ha tutta l’aria di essere un rivisitazione, quando non proprio una citazione in musica, del celeberrimo singolo di Lil Angel$ feat. Gioker & Ben.J, ovvero Estate, mentre Quanto Costa, ecco qui sono un po’ in difficoltà, cioè “Was kostet Amore? Quanto costa die Liebe zu dir?” (Quanto costa l’amore? Quanto costa amore per te?), mi sfugge un po’ il senso, il messaggio di fondo, per cui lascio il quesito aperto, che forse era anche il desiderio di Roy Bianco e i suoi sodali. Ai quali, banalmente ma nella maniera più sincera possibile, non posso che dire, con un chiasmo finale che almeno insomma faccio vedere che ho fatto il liceo per qualcosa, Grazie Mille.

 

Roy Bianco & Die Abbrunzati Boys

Mille Grazie

Electrola Records

 

 

Alberto Adustini

Wet Leg “Wet Leg” (Domino, 2022)

Se non ve ne foste accorti qualcosa ribolle nella scena musicale oltremanica.
C’è un numero considerevole di ottime band, la qualità non manca, quello che forse è ancora assente è un nome, un’etichetta, un titolo. Forse manca anche quel salto finale, un singolo o un intero disco, che apra la porta al mainstream.
Fuor di bolla è tutto tranquillo, a un qualunque festival inglese è bolgia vera. 

Le Wet Leg, ironia della sorte, nascono durante un giro su una ruota panoramica, durante l’esibizione degli IDLES, all’End Of The Road nel 2019. Ma facciamo un passo indietro. 

Rhian Teasdale e Hester Chambers sono originarie dell’Isola di Wight, si sono conosciute al college e hanno sempre coltivato la loro passione per la musica. La vita le costringe a lavori diversi e band solo nel tempo libero. Accadde però che, dopo un’estate passata tra festival e backstage, decidono di provarci davvero.
Avevano scritto alcuni pezzi e uno in particolare avrebbe cambiato il loro destino: il 15 giugno 2021 usciva il loro primo singolo, Chaise Longue, che diventa virale in poco tempo.
In realtà il disco era pronto ad aprile dello stesso anno. La Domino aveva messo a loro disposizione Dan Carey alla produzione (colui che ha mixato e prodotto i Fontaines D.C. e gli Squid), e tra Londra e la loro isola il disco prendeva forma in modo piuttosto artigianale, grazie a GarageBand, software disponibile per qualunque prodotto Apple, un multitraccia entry level che le due usavano per costruire la struttura dei pezzi che poi prendevano forma in studio, nella capitale. Sono partite in tour, con quattro singoli all’attivo, tutti osannati dal pubblico che ha lentamente riempito le sale prima e i prati d’estate. Sono comparse nelle TV britanniche e statunitensi, hanno fatto crescere l’hype fino a generare un piccolo e nuovo fenomeno musicale. 

Dove troverete le Wet Leg nel vostro negozio di dischi preferito? Se frequentate un posto con poca fantasia puntate sull’indie, sull’alternative, al massimo pop-rock. Le influenze sono ampie e si passa dal post punk alla dance, dal dream pop a Bowie.
Sono labili i confini di genere. C’è piuttosto un approccio fluido alla musica ascoltata e prodotta, in cui più che il genere a fare da fil rouge è la scrittura e l’intenzione.

Questo è un disco di un movimento. È una declinazione di un gusto che sta prendendo forma nel Regno Unito e che con questo album potrebbe diventare argomento di discussione di massa.
Della nuova musica di lassù sono forse quelle più pop. Con ritornelli catchy e, nonostante un vocabolario non esattamente da educanda, il gruppo più proiettato verso un mercato più trasversale.
Qualcosa dentro mi urla che se l’MTV dei ’90 fosse ancora viva questo album sarebbe finito in heavy rotation e che le due Wet Leg, forti di un’immagine e di un’identità più che definite, avrebbero bucato le TV catodiche degli allora adolescenti.

L’album è un inno alla vita. All’empatia, alle sensazioni, anche fisiche, materiali. Spiazzano, perché le dolci pulzelle figlie dell’isola e del mare sono in realtà due soggetti dalle liriche taglienti e dalla mente aperta. Dal sexting indesiderato a gioiosi sfanculamenti, la maleducazione qui è un punto di vista, un umorismo quasi brutale è la loro firma. Però, al di là della forma, c’è un messaggio e c’è un’intelligenza che solletica, che evoca e che ammicca. 
Le canzoni sono un bestiario di personaggi improbabili e di situazioni assurde.
C’è qualcuno in mutande seduto su una Chaise Long (e che dovrebbe essere sdraiato, perdiana), altri dediti alla masturbazione in Wet Dream, con annessa leccata di parabrezza di un’auto, che neanche Freud, probabilmente, avrebbe saputo giustificare. Piece of Shit rende plasticamente l’idea del perché non sempre le relazioni finiscano bene, mentre il nostro duo si fa quasi serio quando, citando Bowie, si interroga sulla vita e parla quasi di bilanci in I Don’t Wanna Go Out. Quasi tristi e un po’ spleen in Convincing, ma sempre costruite con immagini che sono piccoli fotogrammi di mini-racconti su un argomento. È una scrittura veloce, che evoca e accosta, non spiega, non racconta.
E comunque dissacrare tutto è un’arte. Gli ex sono pezzi di merda cui rimane solo l’opzione se galleggiare o affondare, e ci dispiace per le loro mamme (Ur Mum), mentre con le loro nuove fidanzate possiamo solo sperare stiano soffocando (Loving You). Hanno riscritto la visione di topoi della musica odierna, aprendo i cancelli a un realismo e un cinismo che sa di libertà e nuovo umanesimo. 

È un disco che non porta le mutande.
Qualunque cosa contenessero in origine.
È un disco maleducato.
Così maleducato da risultare amabile, perché portatore di verità sussurrate e condite di insulti irripetibili.
È il nonno di Little Miss Sunshine, è l’incubo di un qualunque Pillon-alpha, è una medicina contro l’anacronismo e il perbenismo.
È un disco che contiene sentenze.
Sentenze sui denti.
Ciò non impedisce di sorridere coi buchi.

 

Wet Leg

Wet Leg

Domino

 

Andrea Riscossa

The Bastard Sons of Dioniso “Dove Sono Finiti Tutti?” (Fiabamusic, 2022)

Un rock onesto per chi ti dice in faccia ciò che pensa

L’espressione “è un rock onesto” mi ha incuriosita fin dalla prima volta in cui l’ho sentita, e mi sono spesso chiesta se, durante un ascolto, avrei potuto riconoscerlo. Negli anni, mi è capitato non solo di riconoscerlo, ma anche di apprezzarlo in ogni progetto in cui lo abbia trovato, e il nuovo album dei The Bastard Sons of Dioniso è tra questi. Con diciannove anni di attività alle spalle, sette album e un EP all’attivo, a cui si aggiunge un secondo posto a X Factor 2009, oltre a un’infinità di concerti in tutta Italia, la band composta da Jacopo Broseghini, Federico Sassudelli e Michele Vicentini esce con il nuovo progetto Dove Sono Finiti Tutti? per Fiabamusic già anticipato dai singoli Tali e Squali e Ribelli Altrove.

Dove Sono Finiti Tutti? è un lavoro ben strutturato di otto tracce il cui titolo è una domanda che mette all’angolo, perché riassume quella paura inconfessabile che ci accompagna da due anni: uscire da ogni emergenza per scoprire che non c’è più nessuno intorno a noi. Non sappiamo se le promesse di un mondo che chiedeva di tornare ad abbracciarsi, a vivere insieme, a condividere di nuovo un concerto diventeranno realtà: cosa potrebbe succedere se ci trovassimo soli alla fine di tutto questo? Il trio della Valsugana non propone soluzioni né cerca verità assolute, sempre che ce ne siano, ma di ciò che vedono attorno a loro ne fanno musica e parole. Ci sono brani che abbracciano metafore marine e altri che ritornano sulla terra mirando ad un uomo spaesato, e lo centrano in pieno. 

Nonostante il titolo, Sirene non è una traccia evocativa, bensì propone un ritmo incalzante e pulito per fare da struttura a un testo spietato dove “Cantano sirene immobili / …./ chiamano e abbocchi subito/ in fondo non vuoi dire no”. Abbiamo bisogno di riferimenti, ma scegliamo noi quelli sbagliati, assoluti non umani e distanti. Loro ci chiamano, è vero, ma siamo noi che li abbracciammo consapevoli di ciò che sono e di ciò che possono farci diventare. La nostra vita è una responsabilità che non possiamo scaricare ad altri, e Tali e Squali ce lo dice senza troppe moine perché “Siamo noi che facciamo scadere i miracoli”: le cose belle le lasciamo andare, forse marcire, non le prendiamo al momento che si presentano davanti a noi, tra le nostre mani. E le cose belle non durano per sempre. Un invito al carpe diem che parte da uno schiaffo che ci apre gli occhi sui danni che facciamo a noi stessi accompagnato però da un sound più soft e una coralità che trasmette la sensazione di una condizione fragile comune. Condizione che, però, non può durare per sempre, o rischiamo di perdere la nostra umanità. Restiamo Umani è un grido graffiante di chitarra elettrica, batteria e basso che aiutano la voce leader a richiamarci all’ordine in un mondo dominato dall’ansia di dimostrare di essere al sempre al top, anche se quando “Vogliamo vincere /mangiamo polvere”. Cos’altro possono dirci di più?

L’album non lo consiglio ai puristi del rock cantato in inglese, perché è interamente in italiano e capisco che possa lasciare titubante chi non la considera una lingua agile per questo stile musicale. Lo consiglio, però, a chi ha voglia di passare del tempo ad ascoltare un progetto gradevole, ben strutturato e soprattutto pulito nei suoni e nei testi. Adatto a chi non ama troppo i crossover tra generi musicali, né un rock oscuro o pieno di distorsioni manieristiche, né testi che rincorrano termini ricercati combinati in modo da risultare quasi incomprensibili. Dove Sono Finiti Tutti? è un album che non tenta di compiacere l’ascoltatore raccontandogli ciò che vorrebbe sentirsi dire, anzi, è diretto, colpisce e se ne infischia di piacere a tutti i costi, così come il rock comanda. 

 

The Bastard Sons of Dioniso

Dove Sono Finiti Tutti

Fiabamusic

 

Alma Marlia