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Roberto Angelini, dall’urgenza espressiva a chiavi inedite per portali musicali

Pubblicato il 25 Novembre 2021 per la sua etichetta FioriRari, il nuovo disco di Roberto AngeliniIl Cancello nel Bosco – ci accompagna in un viaggio che alterna tappe cantautoriali a respiri strumentali, pur mantenendo sempre la bussola verso un Nord da rintracciare spontaneamente, in modo naturale e naturalistico, come richiamato dall’immagine nel titolo. Un ritratto coerente con il mood contemporaneo del musicista e produttore romano, per un risultato multicolore tra ispirazione autoriale, sperimentazione, alberi genealogici e portali verso nuovi mondi. 

 

Ciao Roberto, grazie per essere con noi. Inizio da una domanda “panoramica”. Ho visualizzato il tuo ultimo album, Il Cancello nel Bosco, come un’opera di collezionismo da hard disk di infiniti momenti trascorsi in studio, in appartamenti e luoghi creativi. Qual è il fil rouge che lega le tracce?

“Come hai ben detto, Il Cancello nel Bosco è una collezione di esperienze raccolte nell’arco di nove anni ed ho trovato il fil il rouge quasi all’ultimo secondo, con il titolo dell’album e con i brani strumentali. La metafora del cancello nel bosco mi dava la possibilità, a livello immaginifico, di creare uno spazio di fantasia, una sorta di portale. I brani Il Cancello nel Bosco, pt.1, pt.2 e pt.3 aprono la porta su delle tracce non nate per stare tutte nello stesso disco ma sono esperienze differenti che raccontano un po’ come sono io. Non mi sono mai concentrato solo su un aspetto: un po’ sono musicista, un po’ scrivo, un po’ faccio il giullare, un po’ sono serio. Credo che tutti abbiamo personalità complesse e coesistenti.”

 

Sia dalla prospettiva della produzione, sia da quella d’ascolto, è evidente un carattere raffinato e sofisticato. Emerge anche una commistione di linguaggi. Quanto la ricerca di nuovi linguaggi riguarda la composizione melodica e quanto il contenuto testuale?

“Tutte le canzoni, tranne Incognita che ha una storia a sé, sono nate insieme a Gigi Canu e Marco Baroni dei Planet Funk. Quando ero più giovane, passavo notti sul piano e sulla chitarra a cercare canzoni. Ecco, questa urgenza compositiva è un po’ passata, è diventata più una vita legata alla musica, alla parte strumentale che ho inserito nel disco per essere proprio coerente con me stesso. Quindi, nella fase di ricerca di nuovi stimoli, la collaborazione con Gigi e Marco ha dato una direzione alla sezione musicale, di cui si sono occupati a livello di suono, mentre io passeggiavo avanti e indietro per le varie stanze in cui si siamo ritrovati a comporre, con un blocchetto in mano a rintracciare parole e melodie. Il mio apporto è stato molto più legato alla parte “autorale” rispetto al sound. C’è una condivisione di intenti, chiaramente. Tuttavia c’è anche molta “mano” dei Planet, c’è molta elettronica che di solito io non mastico così tanto, sono molto più “acustico” come mentalità. Mi affascinava, però, questo connubio.”

 

Ecco, le collaborazioni sono una punta di diamante del disco. Appaiono nomi d’eccezione, da Rodrigo D’Erasmo a Fabio Rondanini, da Darrin Moneey dei Primal Scream alle musiciste Valentina Del Re e Kyungmi Lee. Che tipo di sinergia si è creata con loro?

“Sono sinergie nate da incontri. Con Rodrigo D’Erasmo ci siamo incontrati tanti tanti anni fa, abbiamo molti progetti insieme, avevamo anche creato un’etichetta e uno studio in passato. Con i Planet c’è un’amicizia quasi ventennale. Sono amici che ritornano nel tempo. Amici vecchi ma anche amici nuovi come Valentina Dal Re e Kyungmi Lee che ho avuto il piacere di conoscere in trasmissione a Propaganda Live. Tutte belle collaborazioni perché, in fondo, la musica è collaborazione. Si morirebbe dentro una stanza, a comporre da soli. C’è bisogno di comunicazione nella musica, no?”

 

Il cancello nel bosco Roberto Angelini

 

Mi ha incuriosito anche un’altra collaborazione, quella con gli Effetti di Clara, da cui è nata un’invenzione… Chi sono?

“Gli Effetti di Clara sono dei fantastici nerd di Roma che riparano strumenti, costruiscono cose. Da anni, avevo in mente il trip di creare uno strumento che fosse modulare ma con effetti per chitarra. Quando ho messo insieme tutto il materiale necessario, sono andato dai ragazzi e ho detto: “Ecco la mia idea, che famo?”. E loro hanno creato questo strumento, chiamato ARP (dai cognomi Angelini, Russo, Pastori), che ha una sua vita e una sua personalità. Si sente particolarmente ne Il Complotto delle Foglie Parlanti e in Hedra, due brani che raccontano questa avventura di sperimentazione. È una parte del mio viaggio nella musica, rappresentato non soltanto dalla sperimentazione nei testi ma anche dalla sperimentazione sonora.”

 

Entrando più nel vivo delle singole canzoni, in Condor canti “tre sono le mie fedi” e confessi di credere nei segnali e non nelle coincidenze. Quali sono queste tre fedi? E ce n’è una che ha guidato la pubblicazione dell’album?

“Sai, mio nonno faceva il pranoterapeuta. Quando ero bambino vedevo persone venire a casa sua e ricevere una sorta di “imposizione di mani”. Qualcosa quasi di “mistico”. Ho sempre tenuto aperta una porticina verso un mondo con sfumature del genere. Può esistere qualche energia che ci lega e che renda le coincidenze non proprio coincidenze. Per quanto riguarda le tre fedi…Non ho mai detto a nessuno quali sono (ride). Poi nelle canzoni si dicono tante cose e, alla fine, quello che resta magari è il Condor. Mi piaceva l’idea di tre fedi ma le potrei anche cambiare continuamente.”

 

A proposito di tuo nonno. Nello stesso singolo, assieme a lui, appari tu come musicista per arrivare poi a La Chiave del Cancello, brano scritto e suonato da tuo figlio Gabriele. È questione di familiarità? Di linfa artistica che scorre nelle vostre vene?

“Mio nonno era anche una sorte di mecenate, una persona che ospitava a casa tanti artisti. È lì che mia madre conobbe Vittorio Camardese, il mio patrigno, un chitarrista formidabile che suonava con Chet Baker. Purtroppo non ho memoria, se non qualche fotografia, essendo ancora molto piccolo, ma a casa suonavano forte. Da padre, non ho fatto niente per portare mio figlio alla musica, è semplicemente cresciuto circondato da strumenti. Questo non vuol dire che scocchi la scintilla. Invece, senza fare nulla, qualche anno fa – era appena dodicenne – l’ho sentito suonare questa melodia e mi sono fiondato con i microfoni che avevo a portata di mano: “Fermati, fermati, aspetta. Capirai tutto quando sarai più grande. Tu registra”. Ho mandato quello che è uscito fuori a Rodrigo D’Erasmo, chiedendogli di comporre un arrangiamento, anche con l’obiettivo di far capire a mio figlio come la musica sia sinonimo di collaborazione. Benché sia passato un po’ di tempo da allora mi faceva piacere inserire nella tracklist La Chiave del Cancello. È una sorta di passaggio di testimone, lo dice anche il titolo. Mi fa sorridere ed è una dimensione tutta nostra: è l’unico brano – ed è il suo – che può aprire questo portale.”

 

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Al di là della difficoltà attuale di prevedere il ritorno sui palchi “alla vecchia maniera”, qual è la resa live che immagini per il disco?

“Da sempre mi piace stravolgere la resa live, rispetto a quella del disco. Trovo proprio difficile portare il disco dal vivo così come l’ho registrato. Immagino di presentare sul palco questi brani con un nuovo vestito, una nuova forma. Avevo cominciato, prima di questa ulteriore ondata, a preparare un live: in quel caso eravamo molto acustici, con piano, chitarra e Valentina Del Re al violino e violoncello. Quasi un concerto da camera, molto intimo, perché avevo delineato uno scenario con il pubblico seduto, come se stessimo in un piccolo teatro. Quando si potrà ripartire magari cambierà tutto. Potrei far suonare tutto a un DJ (ride)!”

 

Da tradizione, concludiamo con i ringraziamenti. In occasione dell’uscita del disco, mi ha colpito il tuo ringraziamento a tutti coloro che ti hanno permesso di vivere del sogno della musica. Che cosa consiglieresti, oggi, a chi custodisce lo stesso sogno?

“Consiglierei di non smettere mai di sognare, anche di fronte a una serie di ostacoli, porte chiuse e tutto ciò che comporta trasformare una passione in un mestiere. Personalmente, mi ritengo fortunato perché sono trent’anni che faccio questo mestiere e quello che mi piace. Continuo, anche dopo trent’anni, ad avere i miei piccoli successi ed i miei piccoli fallimenti. In generale, auguro a tutti di fare un lavoro – artistico o meno – che possa stimolare, che abbia alla base tanta passione. È in quel caso che emerge la cura del dettaglio, l’amore per le cose fatte bene. Anche la musica, se fatta male, non rende felici. È questione di passione a 360 gradi che confluisce in una realizzazione.”

 

Laura Faccenda

Foto di copertina: Simone Cecchetti

Foto live: Francesca Garattoni

Tre Domande a: Loren

Come state vivendo questi tempi così difficili per il mondo della musica?

Per prima cosa un grande ciao a tutti. Questi non sono tempi difficili, sono tempi impossibili. Stiamo cercando di restare calmi. Ci facciamo forza a vicenda. Mai come in questo momento c’è bisogno di buoni amici e di parlare di quello che ci sta succedendo. C’è bisogno di non disperdersi, di non isolarsi, di restare Uniti. Non è un caso che abbiamo chiamato così il primo singolo di questa nuova avventura con Garrincha Dischi e Sony Music.

 

Cosa vorreste far arrivare a chi vi ascolta?

In questo nuovo album che stiamo facendo uscire piano piano, il secondo singolo Stendhal è uscito su tutte le piattaforme qualche giorno fa, ci siamo concentrati tanto sul fare un lavoro musicale largo ed eterogeneo. Ci piacerebbe far arrivare il messaggio che con la musica si può giocare; anzi di deve. C’è troppa omologazione in questo momento storico. Ci piacerebbe riuscire a dimostrare che si può uscire dalla strada che tutti percorrono. La rincorsa alle playlist di Spotify sta rendendo il panorama veramente troppo piatto. Quasi soffocante. 

 

Come vi immaginate il vostro primo concerto live post-pandemia?

Lo immaginiamo pieno di vita. Pieno di Energia. Come un’esplosione dopo che ti sei tenuto tutto dentro per troppo tempo. Lo immaginiamo a Firenze che è la nostra città. Lo immaginiamo in un mondo che si è messo alle spalle questa brutta storia della pandemia e, soprattutto, lo immaginiamo presto. Questa primavera. Subito dopo l’uscita del nostro disco. Lo immaginiamo con tutti voi presenti.

 

Un abbraccio 

LOREN 

Il rock emotivo dei Cara Calma

I Cara Calma sono tornati con il loro nuovo album GOSSIP!, che racconta molto di loro stessi e del momento che stiamo vivendo. Per l’occasione, abbiamo fatto quattro chiacchiere con loro per scoprire le emozioni racchiuse nell’ultimo lavoro.
Ciao ragazzi? Prima domanda un po’ a bruciapelo: come state?
Cesare: “Ciao belli, bene, stanchi come tutti di questa situazione, ma bene.”
Parliamo del vostro ultimo album, GOSSIP!: di solito i gossip si associano poco al rock. Voi come mai avete scelto questo titolo?
“Si è vero il titolo potrebbe sembrare un po’ contraddittorio ma per noi ha un significato più recondito. Partendo dal presupposto che fare musica per noi significa comunicare tutto ciò che c’è di più intimo in noi, bisogna però fare i conti con il fatto che tutto quello che componiamo registriamo e poi masterizziamo su un cd o carichiamo sulle piattaforme viene in qualche modo mercificato, perché le persone possano ascoltarlo e condividerlo. Si tratta di fare gossip di noi stessi e quest’idea ci piace e ci spaventa allo stesso tempo.”
L’album ha un po’ il sapore di una confessione. È stato difficile realizzarlo o invece più spontaneo?
“È arrivato da solo portato da una serie di circostanze ed emozioni provate in questo periodo e senza mentire si può dire che questa situazione pandemica ci ha quasi costretto ad una vera e propria confessione. Ti posso dire quindi che la scrittura, nonostante sia avvenuta a distanza causa Covid, è stata spontanea.”
Cosa distingue GOSSIP! dai vostri lavori precedenti, Sulle Punte per Sembrare Grandi e Souvenir?
“Rispetto ai lavori precedenti Gossip! è sicuramente più vario a livello di dinamiche e c’è qualche canzone come per esempio Per un Attimo o Kernel in cui abbiamo voluto sperimentare un diverso tipo di sound, utilizzando strumenti che non avevamo mai preso in considerazione come i fiati.”
Recentemente avete collaborato anche con i Balto per una canzone del loro disco, intitolata Le Giornate da Morire. È una canzone che parla di incertezza e dello stigma legato al “tempo perso”, temi importanti da affrontare e condividere. Ci raccontate qualcosa in più su questa collaborazione?
“La collaborazione è nata, come spesso accade, prima fuori dallo studio e poi si è consumata lì. I Balto sono amici e Riccardo è stato molto felice quando gli hanno chiesto una partecipazione nel loro ultimo lavoro; il pezzo è molto bello e anche il disco, quindi “Daje tutta regà!””
Un’ultima domanda: se doveste spiegare chi siete con una vostra canzone, quale sarebbe e perché?
“Penso che a questa domanda risponderemmo tutti e quattro con quattro canzoni diverse, io parlo per me e ti dico Kernel perché è la canzone a cui sicuramente sono più affezionato. Scrivere quel pezzo è stato tanto facile quanto doloroso, è sicuramente una delle nostre canzoni più strane a livello sonoro ma anche una delle più emotive.”

Francesca Di Salvatore & Marta Massardo

TUTTI FENOMENI il protagonista della nuova puntata di INDIE JUNGLE

SKY ARTE 

presenta

 

 

INDIE JUNGLE

Un viaggio nella musica dal vivo con 11 concerti
 
LA SECONDA STAGIONE

 

SABATO 22 GENNAIO LA NUOVA PUNTATA

PROTAGONISTA: TUTTI FENOMENI

 

IN ONDA OGNI SABATO ALLE 20.15 SU SKY ARTE,

ANCHE ON DEMAND E IN STREAMING SU NOW

 

CIASCUN LIVE SARÀ INOLTRE DISPONIBILE PER TUTTI SUL SITO DI SKY ARTE

 

È TUTTI FENOMENI il protagonista della nuova puntata di INDIE JUNGLE, il programma di approfondimento musicale, che propone 11 puntate monografiche per altrettanti concerti, in onda su Sky Arte.

L’esclusivo format televisivo dedicato al mondo dei live è giunto alla seconda stagione. La nuova puntata, interamente dedicata a Tutti Fenomeni, andrà in onda sabato 22 gennaio alle ore 20.15 su Sky Arte (canale 120 e 400 di Sky) e sarà disponibile on demand e in streaming su NOW.

Tutti Fenomeni, nome d’arte di Giorgio Quarzo Guarascio, è uno degli artisti su cui si è acceso il faro della trap italiana negli ultimi anni. Cresciuto a Roma, prima del suo esordio da solista si avvicina ai Tauro Boys e alla scena trap post-soundcloud romana. “Trauermarsch” e “Valori aggiunti” sono i primi singoli estratti dal disco d’esordio, “Merce Funebre”, pubblicato nel 2020 e prodotto da Niccolò Contessa, con cui l’artista collabora dal 2018. Nel 2021 si esibisce con il “Sopralluogo tour” presentando finalmente dal vivo il suo repertorio con nuovi arrangiamenti e molti brani inediti.

INDIE JUNGLE – IL PROGRAMMA

Dopo il successo della prima stagione, che ha visto protagonisti alcuni tra i nomi più rappresentativi della scena musicale contemporanea, torna il nuovo format televisivo in cui gli autori della musica indie italiana si raccontano attraverso speciali interviste e si esibiscono in esclusive live session. Una formula dedicata al mondo dei live che propone sullo schermo l’esperienza di un intero concerto dal vivo.

Protagonisti della seconda stagione di INDIE JUNGLE sono: Ministri, Motta, Joan Thiele, Fast Animals and Slow Kids, Myss Keta, Francesco Bianconi, Melancholia, Tutti Fenomeni, NAIP, Vasco Brondi, Margherita Vicario.

Un parterre di voci e storie che rappresentano un importante spaccato della musica attuale. In calendario 11 serate alla scoperta delle sonorità e delle storie degli artisti coinvolti, attraverso un accurato ritratto che rende questi live dei veri e propri mini documentari.

Format dedicato alla musica live, INDIE JUNGLE è pensato come un momento per dare spazio e visibilità a nomi del panorama musicale italiano, focalizzando l’attenzione sull’esibizione dal vivo e sul racconto delle storie che si celano dietro la creazione artistica.

In onda su Sky Arte da sabato 20 novembre alle ore 20.15, INDIE JUNGLE sarà disponibile anche on demand e in streaming su NOW. La puntata integrale sarà inoltre visibile in streaming gratuito per tutti sul sito di Sky Artehttps://arte.sky.it/.

Con 11 nuove puntate e nuove storie, INDIE JUNGLE si conferma uno speciale approdo per la musica dal vivo: uno spazio in cui nomi della scena italiana realizzano una esclusiva performance dedicata al pubblico televisivo.

Protagonisti della prima stagione sono stati Frah Quintale, Fulminacci, Calibro 35, Coma Cose, La Rappresentante di Lista, Gazzelle, Ghemon, Eugenio in via di Gioia, Colapesce e Dimartino, Selton, Lucio Corsi, Lucio Leoni. Straordinarie voci che hanno infiammato lo schermo, in un momento che vedeva l’assenza della musica live.

INDIE JUNGLE è un programma scritto da Max De Carolis e Fabio Luzietti e prodotto da ERMA PICTURES in collaborazione con Sky Arte, ATCL e Spazio Rossellini. È in onda dal 20 novembre su Sky Arte (canale 120 e 400 di Sky) e sarà disponibile on demand e in streaming su NOW. Visibile anche sul sito di Sky Arte https://arte.sky.it/.

 

Tutti i concerti sono stati registrati in studio presso il polo multimediale Spazio Rossellini a Roma.

 

CALENDARIO PUNTATE

20 novembre 2021 Ministri

27 novembre 2021 Motta

04 dicembre 2021 Joan Thiele

11 dicembre 2021 Fast Animals and Slow Kids

18 dicembre 2021 Myss Keta

08 gennaio 2022 Francesco Bianconi

15gennaio 2022 Melancholia

22gennaio 2022 Tutti Fenomeni

29 gennaio 2022 NAIP

05 febbraio 2022 Vasco Brondi

12 febbraio 2022 Margherita Vicario

Balto “Forse È Giusto Così” (Pioggia Rossa Dischi/Schiuma Dischi, 2022)

Forse È Giusto Così è il primo album dei Balto, la band romagnola formata da Andrea Zanni, Manolo Liuzzi, Alberto Piccioni e Marco Villa.

Se, come me, appartieni alla fascia di età protagonista dell’album, le nove canzoni che lo compongono ti sembreranno raccontare la tua storia, l’incertezza e la paura del futuro che prova la nostra generazione e sono un invito ad accettare che non si può avere la vita completamente sotto controllo.

Il mondo è così frenetico, ci sentiamo in dovere di costruire il nostro futuro e non sempre sappiamo chi vogliamo diventare, quindi, ci scontriamo con il peso delle scelte successive ai nostri studi. Poi i primi anni di lavoro irrompono con le loro difficoltà e ci chiediamo quando scompariranno l’angoscia e il senso di inadeguatezza, sentimenti ai quali troviamo una risposta nella titletrack Forse È Giusto Così: si può avere paura del futuro e sentirsi in difetto perché le persone intorno a noi sembrano essere più produttive e performanti, ma non si può controllare ogni aspetto della propria vita. Ascoltando il brano, ci si sente autorizzati a calmarsi, perché nel resto del mondo ci sono persone che hanno compiuto, stanno compiendo o compiranno i nostri stessi passi e si può andare avanti.

E se ci si chiede che cosa accada quando si va avanti, interviene il primo singolo Quella Tua Voglia di Restare, che è una lettera dal futuro – più precisamente dal 2 aprile 2024 – scritta alla soglia dei trent’anni, alla fine del percorso emotivo contenuto nell’album. Il protagonista si rivolge al proprio padre e racconta che, nonostante il dolore provato per aver perso una persona cara, la vita è proseguita e ora ha trovato la sua stabilità emotiva. È come se i Balto volessero rassicurare se stessi e la generazione di cui parlano: la paura che proviamo oggi finirà e troveremo la tranquillità che cerchiamo.

Tornando al presente, I Tuoi 20 Anni è una confessione, un pugno allo stomaco per una generazione che vorrebbe spaccare il mondo, ma si sente fragile, confusa e cerca la propria identità vivendo continui sbalzi di umore. La canzone è un percorso di crescita perfettamente espresso nei tre diversi finali del ritornello: “E io con me stesso non ci so più stare / E io con me stesso non ci voglio parlare / E con me stesso adesso ci so stare”. 

Forse è giusto così è tutto questo, è un mix di sensazioni che speriamo di superare con l’avanzare dell’età e che forse ricorderemo con affetto e nostalgia, come accade oggi quando pensiamo all’adolescenza. Ma non pensate che l’album sia necessariamente triste: è confortante sentirsi in compagnia e lo proviamo con Le Giornate da Morire, in collaborazione con il gruppo rock bresciano Cara Calma. Il brano racconta le giornate malinconiche e noiose, nelle quali ci troviamo a riflettere sulla nostra vita e che si rivelano necessarie per scoprire noi stessi. Il mondo ci chiede di essere performanti e perseguire un preciso obiettivo e non avere tempo libero è diventato il nuovo status quo di cui vantarsi.
La canzone invita a non sottovalutare la noia e la tristezza e ad apprezzarle, perché sono necessarie per avere un dialogo con le nostre fragilità e per pensare alle giornate future trovando nuove ispirazioni. “Noi siamo il nostro tempo perso” è la frase del ritornello che riassume al meglio il significato di tutto il brano. La potenza della canzone sta nel suo essere condivisa con un’altra band, rafforzando l’idea che gli anni che stiamo vivendo siano un percorso collettivo e che sia inutile colpevolizzarsi. È bello sapere che ci siano più voci a dire “L’incertezza non è colpa mia”.

I nostri anni sono anche quelli degli amori, in cui non capiamo se siamo ancora troppo giovani o già abbastanza grandi per intraprendere una relazione “definitiva”, ma non sempre sappiamo se la vogliamo davvero. A entrare nel discorso è Niente di noi, un brano che racconta la fine di una storia d’amore, che è un’esperienza frequente tra i venti e i trent’anni. La canzone è un viaggio attraverso i momenti belli di una relazione e una volta giunti al termine del rapporto, bisogna accettare la nuova realtà e le scelte dell’altra persona, anche quando rimane un attaccamento affettivo. Lasciarsi non significa necessariamente cancellare, è giusto voler conservare il ricordo ed è un sentimento esplicitato nell’unica frase del ritornello: “E per non perderci niente di noi”.

Forse è giusto così è un album intimo in cui ci riconosciamo ed è un ottimo inizio per i Balto, che hanno voluto realizzare una vera e propria presentazione. Non resta che augurare loro buona fortuna, sperando che l’introspezione resti sempre un tratto caratteristico della loro musica.

 

Balto

Forse È Giusto Così

Pioggia Rossa Dischi / Schiuma Dischi

 

Marta Massardo

Tre Domande a: Gabriella Martinelli

Come e quando è nato questo progetto?

Tutto Dacccapo, il mio nuovo disco, è nato durante il primo lockdown. Ho sfruttato il tempo a disposizione alimentando la mia creatività tra scrittura e pittura. È un disco molto vario, trasversale, carico di sfumature. Mi sono divertita sperimentando il più possibile con il sound e la scrittura e lavorando nell’ottica di superare i miei confini. È un progetto che parla di libertà, di fragilità, di necessità di appartenere ad una società migliore.
Nel disco ci sono delle collaborazioni per me preziose, quella con Erriquez della Bandabardó e con la mia conterranea, Erica Mou. Il brano con Erriquez si chiama Si Può Essere Felici ed è un inno alla serenità e a non smettere mai di cercare il bello anche dove sembra impossibile.

 

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?

Tutto Daccapo è un invito ad alzarsi la mattina e affrontare il mondo in maniera positiva apprezzando se stessi e gli altri e questo è il messaggio più importante che mi piacerebbe far arrivare con la mia musica.
L’abbattimento delle differenze di genere e la necessità di resistere al dolore sono i colori di un mondo sonoro che abbraccio e che spero arrivi come coraggioso e capace di prendere posizione infrangendo le barriere del pop.
Mi piace scrivere canzoni come fossero poesie e lasciare a chi ascolta la possibilità di tradurle come vuole.
Questo disco rappresenta per me una rinascita, una nuova sfida, un altro passaggio e spero di dare forza a chi mi segue, con l’augurio di risollevarci da un momento buio come quello che abbiamo vissuto. Ci auguro inoltre di vivere sempre da visionari, con le mani sul mondo, perché ogni momento può essere quello giusto.

 

Progetti futuri?
Partirò con un tour in Primavera e mi auguro di suonare il può possibile, ovunque. Nell’attesa mi dedico alla promozione, alla pittura e altre novità nel cassetto 😉

 

Foto di copertina: Enrico Luoni

rovere • Esce il 18 febbraio il nuovo album “dalla terra a marte” anticipato il 21 gennaio dal singolo “crescere”.

Oltre 35 milioni di stream e un Disco d’oro per la band che racconta i vent’anni negli anni ’20 come nessun altro sa fare

Pre-save “crescere”: https://forms.sonymusicfans.com/campaign/rovere-crescere/

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Esce il 18 febbraio il nuovo, atteso disco di rovere. La band continua la ricerca del proprio posto all’interno dell’universo con “dalla terra a marte”, un album che è un viaggio nello spazio e nel tempo iniziato
 con diversi fortunati singoli  – mappamondo, freddo cane, Bim Bum Bam, lupo e un percorso fatto di sold out e canzoni cantate a squarciagola – e che prosegue il 21 gennaio con il nuovo brano “crescere”.

Un successo generazionale, capace fin da subito di conquistare ogni età, dalle persone nate davanti alla TV con peter pan e bim bum bam a quelle alle prese, da adolescenti, con lo smartphone, le notifiche che non arrivano, le pene d’amore ai tempi del “tadb”.

È sotto il segno di questa continua ascesa che i rovere aprono un nuovo capitolo musicale. E oggi annunciano il nuovo album “dalla terra a marte”, in uscita il 18 febbraio 2022: un disco che ci porterà molto lontano.

“I grandi autori del passato e del presente paragonano i propri dischi a dei figli, ritenendoli come tali tutti uguali. Noi lo condividiamo a pieno. Un disco parte sempre da un’idea embrionale e col tempo prende forma, cresce e si trasforma. Il nostro secondo disco “dalla terra a marte” parte dall’esigenza di capire chi siamo e chi vogliamo essere. Per fare questo molto spesso è necessario partire, allontanarsi dalle cose che ci circondano e capirne la forma e le dimensioni. Noi, in un periodo in cui viaggiare era un desiderio impossibile, abbiamo deciso di partire con la musica e di arrivare fino a Marte. E, come tutti i viaggi fatti per capire chi si è, siamo tornati indietro più confusi di prima. Con la convinzione però che tutto questo processo ci abbia portato a crescere, come persone ed artisti. Per questo abbiamo deciso di far uscire come singolo la canzone che meno si presta a questo tipo di dinamiche discografiche. Sentiamo il bisogno, dopo 3 anni, di raccontare questa crescita e di condividere questa nuova avventura con chi ogni giorno ascolta la nostra musica.
(rovere)

Quello dei rovere diventa così un viaggio alla ricerca del proprio posto nellUniverso, tra la sicurezza del passato, rappresentata dalle fiabe e dalle citazioni ‘90s, e il diventare adulti, scrutando dalla finestra le vite e le sfide dei propri genitori. Un viaggio che presto svelerà la sua destinazione finale.
Ad accompagnare singoli e il nuovo disco ci sarà il già annunciato tour primaverile 2022, in collaborazione con Magellano ConcertiEcco le date:

10/03 Ciampino (RM) – ORION
11/03 Firenze – VIPER
16/03 
Torino – HIROSHIMA MON AMOUR
17/03 Milano – ALCATRAZ
24/03 
Nonantola (MO) – VOX CLUB
25/03 
Padova – HALL
30/03 
Bologna – ESTRAGON
31/03 
Bologna – ESTRAGON
01/04 Perugia – AFTERLIFE
15/04 
Modugno (BA) – DEMODÈ
PRODUZIONE, MIX E MASTER
Marco Paganelli, Matteo Cantaluppi

BIO
Un successo nato da subito, con il debut album “disponibile anche in mogano” e l’EP “ultima stagione” e continuato con i singoli mappamondo, freddo cane, bim bum bam, lupo e il nuovo crescere: i rovere in poco tempo hanno conquistato un’intera generazione grazie al loro modo unico di raccontarsi e raccontare l’amore. Una rapida ascesa che li porta a dominare le playlist editoriali con moltissimi singoli (a partire da tadb) e ad avere più di 90mila followers sui social. Sempre nel 2019 i rovere sono stati protagonisti di circa 60 date da headliner, andate sold out nelle principali città: da Largo Venue a Roma ai Magazzini Generali di Milano, dall’Hiroshima di Torino alla doppia data “in casa” al Locomotiv di Bologna. Un successo fatto di sold out, decibel e canzoni cantate a squarciagola.
Dopo il debut album “disponibile anche in mogano” (2019), i rovere tornano sulla scena con Mappamondo, uscito nel giugno 2020 e brano tra i protagonisti, fin da subito, delle principali playlist editoriali di Spotify. Oltre trecentomila views accompagnano un video fresco come l’estate, seguito dopo pochi mesi da un nuovo singolo, “freddo cane feat. Mameli”: un incontro nato per gioco tra Nelson Venceslai, leader di rovere, e Mameli, basato sulla forte somiglianza tra i due artisti (dettaglio che i fan non hanno mancato di sottolineare, suggerendo alla band l’idea del featuring). Il brano è accompagnato da un video che supera le cinquecentomila views. Chiude la prima parte del 2021, insieme all’annuncio del tour 2022 per Magellano Concerti, Bim Bum Bam, vero e proprio omaggio agli anni ‘80. Il singolo vede la produzione artistica di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, collaboratore storico della band.

I rovere – rigorosamente in minuscolo! –  sono inoltre stati i protagonisti di una graphic novel,“disponibile anche a fumetti”, pubblicata da Becco Giallo e disegnata da alcuni tra i migliori illustratori in circolazione, che li hanno trasformati in un quintetto di supereroi capaci di grandi imprese attraverso la sola forza della musica. Nelson, Luca e Stiva decidono di accogliere ufficialmente nel team Marco e Davide, un tempo collaboratori fondamentali e ora membri effettivi di rovere.
Il 20 settembre 2021 TADB viene certificato Disco DOro.
Il 10 dicembre inizia un nuovo capitolo musicale dei rovere con il nuovo singolo Lupo. Il 2022 inizia con crescere (21/01), che anticipa l’album “dalla terra a marte” in arrivo il 18 febbraio.


LINK SOCIAL

IG: https://www.instagram.com/rovereband

Tre Domande a: Elisa Erin Bonomo

Come stai vivendo questi tempi così difficili per il mondo della musica?

Li vivo in maniera altalenante: sono reduce da un lungo lavoro sui social per promuovere i vari singoli usciti da Sinusoide (Nuvola, Altrove, Maleducata e Tempesta) attraverso una pianificazione editoriale di contenuti fotografici, video e copy e una campagna crowdfunding per finanziare tutte le spese connesse a questo lavoro. Mi sento un po’ svuotata… Per tanto tempo ho lavorato a questo disco investendoci emotivamente, fisicamente ed economicamente. Mi manca un po’ la restituzione a livello umano del pubblico, che arriva attraverso i live e gli ascolti dei fan.
Questo periodo ha aumentato molto le distanze, anche quelle emotive e dove prima – anche se difficilmente – c’era una sorta di “scambio” di energie avverto una certa rigidità. Sono ovviamente preoccupata in primis della salute pubblica del nostro Paese, ma dall’altra parte preoccupata anche di come si evolverà e muterà il nostro performare live.
Quindi… Sì, quello che ti posso dire con certezza è che vivo con incertezza e incapacità di previsione quali saranno i prossimi mesi. E questo un po’ mi destabilizza.

 

C’è un artista in particolare con cui ti piacerebbe collaborare?

Forse, nel futuro… O non troppo futuro… Cristina Donà. Per me è un grande esempio di umanità, di grandezza e di fedeltà artistica. Cristina ha scritto un disco allucinantemente bello (deSidera) e ha scelto come modalità di finanziamento il crowdfunding su Produzioni dal Basso, proprio come me. Ha utilizzato l’elettronica per creare disordine, riesce sempre a superarsi nella sua scrittura e non credo certo per la smania di dimostrare quanto sia profonda la sua ricerca… Ma semplicemente perché ha una maturazione di pensiero tale da riuscire a creare dentro di sé un universo di intuizioni e illuminazioni geniali.
Ha creato mattoncino su mattoncino la sua credibilità artistica e ha un pubblico pronto a sostenerla sempre con grande affetto. Sicuramente avrebbe tante cose da insegnarmi, sullo stare in ascolto, sull’essere forti e presenti anche stando fermi e zitti… Insomma sarebbe un bellissimo incontro 🙂

 

Quanto punti sui social per far conoscere il tuo lavoro?

Punto molto sui social per far conoscere il mio lavoro, senza però venirne fagocitata. È giusto conoscere il mezzo e utilizzarlo per veicolare il proprio messaggio, che sia “ascolta la mia musica” o “sposo questa causa perché”… Insomma creare uno storytelling che faccia in modo di creare un rapporto di fiducia tra il fan e l’artista. E per me basta così.
Rifuggo da ogni altro uso – a volte può capitare, ma molto raro – che sia la spettacolarizzazione della mia vita privata o l’utilizzo a fine edonistico. Credo che il rapporto di dipendenza che si viene a creare attraverso una richiesta di continua approvazione digitale eroda il pensiero critico e la stimolazione di un pensiero creativo.
Per carità, c’è chi con i reels fa delle cose artistiche clamorose… Ma si tratta sempre di content creator, non di meri fruitori del mezzo.
Per me il social è un mezzo di amplificazione wordwide, ma il pubblico va conquistato e fidelizzato attraverso i live se sei un cantautore, hai bisogno della quarta parete, altrimenti rischi di diventare puramente un influencer.

 

Foto di copertina: Susanna Iovene

BRING ME THE HORIZON + A DAY TO REMEMBER: Il Concerto Di Milano Spostato Al 11 Febbraio 2023

Comunichiamo che, per motivi logistici legati allo stato emergenziale, il Survival Horror European Tour di Bring Me The Horizon + A Day To Remember + Poorstacy è posticipato al 2023.

Di seguito i dettagli della nuova data italiana inizialmente prevista per il 12 febbraio 2022 al Mediolanum Forum di Milano.

BRING ME THE HORIZON + A DAY TO REMEMBER + POORSTACY
Survival Horror European Tour
11 Febbraio 2023 – MILANO – Mediolanum Forum

I biglietti precedentemente acquistati restano validi per la nuova data.
Biglietti in vendita da questo link > https://bit.ly/bmth2022

Di seguito la dichiarazione della band:  ‘Sfortunatamente a causa del perdurare dell’emergenza covid in Europa, il nostro tour programmato per Febbraio 2022 verrà posticipato. Vogliamo farvi vivere la vera ‘Post Human experience’ senza posticipare ulteriormente ma dobbiamo farlo in totale sicurezza.  Ci vediamo presto’

Cat Power “Covers” (Domino, 2022)

Un dubbio mi attanaglia, una domanda sta segnando in maniera profonda questo primo spicchio di 2022: come ci si approccia ad un disco di cover? Con quale spirito lo si deve ascoltare? E dovendo scriverne, con quale metodo lo si deve “analizzare”?
Perchè la fate facile voi, vi vedo, premi play, lo ascolti, di qualche pezzo conosci l’originale, di molti altri no, però alla fine la voce è caratteristica, c’è il taglio personale, bla bla bla.

No, così no.

Questa volta, non so per quale motivo, mi pare necessario non dico rispondere ai quesiti di cui sopra, ma quantomeno por(me)li.

Ho da sempre un rapporto travagliato coi dischi di cover, quelli interamente di cover intendo, forse perchè gli ultimi che avevo ascoltato, a memoria, non mi avevano mai entusiasmato. E non dirò quali.

Alla soglia dei cinquant’anni Chan Marshall ha pubblicato il suo undicesimo disco, il terzo di cover, intitolato enigmaticamente Covers. 

I primi due episodi (posti all’interno di una discografia clamorosa per almeno i primi sei episodi, poi qualcosa è cambiato ma non divaghiamo) risalgono al 2000 e al 2008: The Covers Record è un disco splendido nel quale Cat Power era in piena modalità Re Mida, quando qualsiasi cosa facesse o toccasse diventava oro. Il successivo Jukebox mi aveva convinto e coinvolto di meno, probabilmente, anzi sicuramente perchè inserito nel periodo, inaugurato con The Greatest, che aveva portato l’artista di Atlanta dagli esordi indie rock e molto altro verso territori maggiormente soul-oriented.

E va da sé che questo Covers non si discosta di molto dalla strada intrapresa: arrangiamenti raffinati e misurati, scelte coraggiose e talvolta decisamente riuscite (una su tutte l’apertura con Frank Ocean e la sua Bad Religion) o la sospesa A Pair Of Brown Eyes dei Pogues. Meno centrata quando mette mano al Nick Cave di I Had a Dream, Joe o ancora a quel miracolo chiamato Nico e alla sua magnifica These Days, privata degli archi, leggermente rallentata, per un risultato che non rende onore né all’originale né a Cat stessa.

Per assurdo il disco funziona di più negli episodi che meno sembrerebbero avvicinarsi alle corde della nostra, come in Pa Pa Power o alla Lana Del Ray di White Mustang, quella che pare ormai essere la sua comfort zone.

Alla fine devo far pace con me stesso e autoconvincermi che è ingiusto e probabilmente altrettanto limitante sperare e augurarsi che qualcuno rimanga sempre fedele e uguale a se stesso. Questo è. 

Per tornare alle domande iniziali quindi, se prendiamo questo Covers come l’undicesimo disco di Cat Power possiamo tranquillamente inserirlo nel solco della continuità e del sentiero intrapreso, un disco che nulla toglie e nulla aggiunge ad una discografia che si mantiene ancora molto più che eccellente; spulciando invece un po’ più nel dettaglio, brano per brano, ci sono degli inciampi che si potevano evitare, che fanno da contraltare ad episodi che ci ricordano che siamo pur sempre al cospetto di una delle più grandi cantautrici degli ultimi trent’anni, qui alle prese con un disco che nulla toglie e nulla aggiunge ad una discografia che si mantiene ancora molto più che eccellente. 

Qualora il concetto non fosse ancora chiaro.

Intanto vado a mettermi su What Would The Community Think.

 

Cat Power

Covers

Domino

 

Alberto Adustini

Fickle Friends “Are We Gonna Be Alright?” (Cooking Vinyl, 2022)

Basta una scintilla

A quattro anni dall’album di debutto You Are Someone Else – finito subito nella TOP 10 dell’Official Albums Chart – e a poco più di un anno dai due EP della serie Weird Years, i Fickle Friends tornano con il nuovo Are We Gonna Be Alright? per Cooking Vinyl. Natassja Shiner (voce e tastiere), Harry Herrington (basso e voce), Sam Morris (batteria) e Jack Wilson (tastiere) creano un album super pop che raccoglie dodici pezzi dal groove unico. 

Protagonisti i sintetizzatori, le chitarre frenetiche, incisive e i ritmi serrati. L’album trasmette tutte le sensazioni che abbiamo vissuto e sperimentato sulle montagne russe di questi due anni di pandemia: amore, tristezza, voglia di leggerezza, disperazione, desiderio di tornare a vivere nella nostra realtà. 

Are We Gonna Be Alright? è lo specchio e allo stesso tempo la reazione a tutto ciò. È quello che fa la musica: ci aiuta a capire, a vedere con occhi diversi, a processare.

Il primo brano è una dichiarazione d’amore: Love You To Death. Un pezzo che, grazie alla sua semplicità, permette alla chitarra e alle voci di giocare incessantemente, trasportandoci, rendendo impossibile il distacco del corpo. La stessa voglia di ballare che trasmette Alone, un tormentone! Una di quelle canzoni che ti vien voglia di sentire a ripetizione. “Everybody, everyone, ain’t nobody going home, ‘cause I don’t wanna be alone”! Spensieratezza e divertimento genuino. I Fickle Friends ci ricordano che basta davvero poco per stare bene, basta la socialità. E proprio Glow è un incoraggiamento a non dare per scontate quelle persone che ci fanno felici, che ci rammentano quanto possiamo essere raggianti, brillanti. Vanno celebrate, vissute, ringraziate: “You’re not a therapist but I don’t care you’re much better than that”.

In tutto il lavoro dei Fickle Friends si alternano vibrazioni positive e propositive a emozioni malinconiche, angosciate. Yeah Yeah Yeah è il brano musicalmente più pesante dell’album, è una bomba electro rock. Un pezzo che manifesta la disperazione e la pazzia da cui veniamo catturati nelle giornate che sembrano senza fine e senza scopo. Il tempo è già passato e “what have I done?”. Una sensazione comune racchiusa nell’incredibile Not Okay, un manifesto di questo periodo, un brano che ci colpisce, ci inquieta, poi ci abbraccia e rassicura.

Il disco si conclude con una tormentata Are We Gonna Be Alright? Il brano grida la paura che tutto ciò che stiamo vivendo sia impossibile da superare, che questa esperienza non ci riconduca a una vita sociale. Are We Gonna Be Alright? urla il terrore che la lontananza spenga il nostro fuoco.

Ed è vero, la pandemia ci ha soffocato, ci ha negato l’arte e la sua espressione dal vivo ma non ha estinto la fiamma degli artisti e di chi ama la musica. 

Quindi vale la pena ricordare un fondamento: basta una scintilla per farci ardere di nuovo!

 

Fickle Friends

Are We Gonna Be Alright?

Cooking Vinyl

 

Cecilia Guerra

Cara Calma “GOSSIP!” (Piuma Dischi, 2022)

Quando i Cara Calma hanno annunciato sui canali social il titolo del loro nuovo album, GOSSIP!, ricordo di aver pensato con una buona dose di pregiudizi: “ma cosa c’entrano i gossip con il rock”?

Ma la realtà è che il terzo lavoro in studio della band bresciana sembra quasi una lettera di confessione messa in musica, una confessione che non si ha paura a fare ad alta voce. Infatti, l’idea che emerge da queste dieci tracce è proprio una necessità di liberarsi di alcuni pensieri che invece prima venivano celati e vissuti come un peso. 

Un fil rouge che parte dal “ti dico che va tutto bene, anche se cado a pezzi” di Altalene – primo singolo pubblicato ad aprile 2021 – e che prosegue con continuità, sintetizzandosi bene nel “Ci apriremo e sarà come la prima volta / come se spostassimo l’oceano sulla terra” di Figli senza nome.  La stessa immagine che si delinea dal titolo della prima canzone, Balla sui tetti, evoca proprio una sensazione di libertà, di peso da lasciare andare. 

L’ascoltatore diventa quindi un confidente, un amico che si siede accanto a te e accoglie la tua rabbia e la tua stanchezza, frutto talvolta della cultura del dover essere qualcuno di importante a tutti i costi, anche a scapito di alcuni, agognati e liberatori, attimi di mediocrità e sconfitta, come quelli protagonisti soprattutto di Una Festa.

Lo stile invece resta lo stesso con cui abbiamo imparato a conoscere e apprezzare la band e che li inserisce a pieno titolo nella scena rock contemporanea nostrana, anche se è sempre piacevole scoprire come siano in grado di uscire dalla “comfort zone” dei chitarroni. Non è la prima volta infatti che i Cara Calma si lanciano in pezzi anche musicalmente più introspettivi: lo avevano già fatto con Qualcosa di importante (ft. Ambramarie) nel loro album d’esordio Sulle punte per sembrare grandi e già allora era chiaro che sapevano caricarci ed emozionarci contemporaneamente. 

Questa volta l’introspezione è affidata a Kernel – termine che indica il nucleo di un sistema operativo e a mio avviso è anche un po’ il cuore dell’intero disco (nonché probabilmente il suo pezzo forte). È un brano che si discosta parecchio dai precedenti, dove il pianoforte si prende il suo spazio e accompagna una voce a tratti supplichevole e bisognosa di aiuto. La parte strumentale, con il suo climax, si adatta alla perfezione a questa che è, tra le altre cose, forse la traccia più buia del disco. 

“The darkest before the dawn” direbbero gli inglesi, e non a caso è la penultima canzone dell’album. Compare proprio prima della coda, che s’intitola Dedica – necessaria alla fine di ogni lettera che si rispetti – ed è invece un ringraziamento non solo a noi, gli ascoltatori di questa confessione, ma anche alla musica, che allo stesso diventa tempo croce e salvezza.

 

Cara Calma

GOSSIP!

Piuma Dischi

 

Francesca Di Salvatore