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God Games

Tu hai visto la luce!

Due tizi in completo nero con annessi occhiali e cappello dello stesso colore.
Scocciati assistono ad una funzione gospel. Il reverendo inizia a cantare e le persone presenti, prese da una spiritualità contagiosa, iniziano a ballare.
All’improvviso uno dei due scuri astanti ha un’illuminazione divina, folgorante.
“Tu hai visto la luce?
“Si, Gesù Cristo ha compiuto il miracolo…Ho visto la luce!”

La famosissima scena di The Blues Brothers è come immagino The Kills nel processo creativo durato cinque anni che li ha portati alla creazione di God Games, il loro ultimo album.
Il talentuoso duo composto dall’americana Alison Mosshart e dall’inglese Jamie Hince attivo dal 2000 ha sei album in attivo, partendo da uno stile rock alternative con attitudini punk anni ‘70, contaminato con blues e elettronica, si sono gettati nel indie rock negli album successivi fino alla svolta pop del 2008 che li ha portati ad un notevole successo.

Per questo ultimo lavoro la progettazione è stata lunga e tortuosa, nel 2019 hanno iniziato il brainstorming, la pandemia ha reso tutto più arduo, il mondo è collassato nel bel mezzo dell’album ma loro hanno cercato Dio e l’hanno trovato in una chiesa abbandonata dove God Games è stato registrato.

Il risultato è un sound indie rock leggero, sporcato dal blues e contaminato dall’elettronica.

Le rinomate doti vocali di Alisonche sa essere setosa e delicata ma nel contempo ruvida, come la corteccia di una sequoia, sanno trasformare qualsiasi cosa in oro. E come questi mitici alberi lei si staglia maestosa, fusa all’ecletticità della chitarra elettrica di Jamie.

L’album contiene dodici brani, di cui tre usciti come singoli: l’apripista New York, bellicoso e combattivo, con un poderoso e ritmico riff di chitarra; La Hex in cui la voce di Alisondiventa soffice e seducente accompagnata da trombe distorte, mentre la chitarra di Jamiearmeggia tra cori gospel e suoni glitchati. L’ultimo singolo uscito poco prima del release del disco è 103 una ballad col ritornello scandito da una chitarra irregolare che racconta l’amore e la vita moderna a Los Angeles.

Ci troviamo davanti ad un’alternarsi di ballate morbide e sensuali, con cori gospel, tempi rilassati, cantato raffinato e sprazzi di blues, in contrapposizione a pezzi con ritmi tipici dell’indie rock e suoni elettronici. L’andatura vellutata e il cantato soave in My Girls My Girls, brano tipico da camera da letto è perfetto per le coccole in una serata gelida invernale in contrasto col il pezzo seguente, Wasterpiece che presenta le sonorità classiche dell’indie rock anni 2000.

Blank è un super pezzo blues che si bilancia con Bullet Sound dall’andatura audace e aggressiva.

The Kills hanno impiegato cinque anni nel mettere insieme una comunione di suoni e giocando a fare Dio uniscono il sacro al profano, elettronica al blues, cori gospel e suoni distorti.

Da Grandi Artisti derivano grandi responsabilità, ma il risultato del disco è comunque un po’ monotono, nonostante l’avvicendarsi di sound differenti.

WEYES BLOOD IL 3 NOVEMBRE ALL’ALCATRAZ DI MILANO – IN HOLY FLUX TOUR: THE RESURRECTION

03 novembre 2023 MILANO Alcatraz

UNICA DATA IN ITALIA

Biglietti in vendita su TicketOne

https://www.ticketone.it/artist/weyes-blood/

Opening Act: VAGABON

Bob Seger che incontra Enya“. È così che la cantautrice californiana Natalie Laura Mering, in arte Weyes Blood, ha descritto il suo lavoro. Etereo, trascendentale e talvolta malinconico, il folk-pop di Weyes Blood esplora tutto ciò che ci guida, ci divide e ci distrugge, e lo fa con grazia e profondità. Con un occhio sempre puntato sul proprio sé e l’altro fisso sulla complessità del mondo in cui viviamo, Mering è in grado di condurci senza sforzo anche negli angoli più ruvidi dell’esistenza, grazie alla sua grande erudizione e a un’autentica sensibilità emotiva. 

And in The Darkness, Hearts Aglow” (Sub Pop, 2022), il sesto album della sua carriera preceduto dall’acclamatissimo “Titanic Rising” (Sub Pop, 2019) (citato tra i miglior album dell’anno e del decennio su testate come Pitchfork, Uproxx, Paste, Uncut, Dazed, The Guardian e NPR), è il secondo album di un’ambiziosa trilogia che oscilla tra esplorazione esistenziale dei luoghi profondi della propria identità e la critica verso lo smarrimento della società. Sebbene costantemente accompagnata da un sano beneficio del dubbio, è anche sempre sostenuta dalla speranza (e da un apprezzabile humor), grazie alla quale la sua musica si dispiega con godibilità sbalorditiva. Se Titanic Rising è un’osservazione del destino a venire, il suo seguito, And in the Darkness, Hearts Aglow, la trova collocata nel bel mezzo di tutto alla ricerca di una via di fuga, lontana dagli algoritmi e dal caos ideologico. 

Mering è cresciuta cantando in cori gospel e madrigali, prima di prendere prodigiosamente in mano la chitarra all’età di 8 anni. Questo – mescolato con il suo amore per il jazz, il regista Alejandro Jodorowsky e lo studioso Joseph Campbell – ha contribuito a plasmare il suo immaginario e la sua musica, che racconta storie di miti antichi e moderni. Perché, dice, “i miti condivisi fanno parte della nostra psicologia e sopravvivenza”.

Vederla dal vivo a Milano sarà un’esperienza mistica e imperdibile.

Klang: Pangea la rassegna che viaggia verso la ricerca di nuovi confini musicali, sonori e cinematografici

“Pangea: Il primordiale unico continente terrestre dal quale sarebbero derivati per frammentazione i continenti attuali”.

La rassegna “KLANG:PANGEA”, ospite dell’Hacienda di Roma, punta ad indagare e sviscerare quelle identità artistiche emergenti che, dai più disparati angoli del globo, hanno fatto della ricerca in ambito cinematografico, musicale e sonoro il cuore pulsante della propria attività, al di fuori degli schemi costituiti e sempre verso nuovi confini espressivi. 
In un ventaglio di ambientazioni che abbraccia trasversalmente pressoché ogni genere ed approccio musicale, dall’improvvisazione radicale all’hyper-pop, dal noise al folclore tradizionale, dall’elettronica accelerazionista e destrutturata ai ritmi etnici più misteriosi, così come cinematografico, dal linguaggio documentaristico a quello dell’autorialità più surrealista, il filo conduttore di “KLANG:PANGEA” è proprio la sperimentazione e lo spingersi costantemente oltre i parametri e le definizioni di ciò che l’arte dovrebbe essere, verso piuttosto ciò che potrebbe diventare. 
Eppure cosa significa e da dove nasce la sperimentazione in ambito artistico per qualcuno che abbia sviluppato la propria individualità in contesti così diversi e sia stato soggetto a stimoli così peculiari rispetto alla nostra specifica quotidianità?
Anche nell’era della radicale digitalizzazione che abbatte ogni frontiera, tali caratteristiche rimangono un bagaglio imprescindibile nella vita e nella voce di ciascun panorama locale, declinandosi e sintetizzandosi in un qualcosa di spesso inafferrabile, ma che in qualche modo, come un idioma segreto, accomuna le esperienze ed i linguaggi di chiunque ne faccia parte. 
L’ elaborazione intima di tali circostanze ambientali diviene un qualcosa dai risultati inaspettati, misteriosi ed unici, spesso diversissimi da individuo ad individuo, eppure in qualche modo riconoscibili e tangibili, così come avviene in ognuno degli artisti proposti in questa rassegna, a loro modo intrisi, ciascuno nella propria formula unica e personale, del proprio territorio di provenienza.
”KLANG:PANGEA” si pone quindi come un viaggio transculturale e un atlante virtuale, un percorso attraverso una spirale ideologica.

Accanto all’offerta artistica e performativa, si propone anche un’esperienza più strettamente sensoriale attraverso l’ideazione di aperitivi-cene e selezioni di beverage a tema, reinterpretando con accuratezza e rispetto insieme ad alcune delle realtà più interessanti del territorio, elementi chiave del panorama di ciascun paese, per potersi immergere completamente nella dimensione folcloristica di riferimento. 
Il viaggio sul personale atlante di “KLANG:PANGEA” è iniziato dagli Stati Uniti il 15 ottobre ospitando il dj set di MA/E ed i live di Pamela Angela, Axime M e Bakudi Scream e continua il 29 ottobre spostandosi verso  l’India ospitando i live di Tadleeh e Ruhail Quaisar. la proiezione del film Om-Dar-B-Dar (1988) di Kamal Swaroop e il dj set de La Diferencia,

TADLEEH: 
Hazina aka Tadleeh, è ​​una musicista, produttrice e dj di base i Italia da diversi anni. Collabora con l’etichetta milanese Haunter Records per la quale ha pubblicato il singolo “Ruba Meta” nella compilation “forever”. Nel 2019 ha pubblicato il suo primo Ep con il suo nuovo moniker su Yegorka (Berlino) “Ego Will Collapse”, seguito dalla versione digitale “1year Remix pack” con la partecipazione di CRYSTALLMESS e Slikback (Yegorka, 2020). Nel 2023 ritorna con un nuovo Ep “Dribbling” pubblicato sull’etichetta INITIATION di NKISI. Un disco di quattro tracce con uno spirito di comunione nella condivisione di ritmi, batteria e voce per coloro che hanno bisogno di un nuovo palcoscenico, un nuovo livello e una nuova energia.
https://www.instagram.com/_tadleeh_/ 
https://tadleeh.bandcamp.com/album/dribbling-int002 

RUHAIL QAISAR: 
Ruhail Qaisar è un artista autodidatta del Ladakh. Come musicista, esplora i confini della memoria, il marciume secco del trauma intergenerazionale, gli inquietanti sciami dell’inconscio umano, incorporando concetti vernacolari, gesti poetici e caos improvvisato mutilato. L’opera serve a trasmettere memorie di collage sonori sotto zero basati su eventi della vita reale e miti locali, sviluppati attraverso i suoi ricordi nell’essere cresciuto nei villaggi di frontiera della regione del Ladakh, situati nell’alta quota dell’Himalaya. Sonorità di droni di fantasmi disturbata da tremori spastici di delirio postindustriale e crudele potenza elettronica.
https://www.instagram.com/iakksakkath/ 

LA DIFERENCIA:
La Diferencia è duo romano che si è imposto con la sua missione di ricerca e divulgazione di tutti quei suoni di intersezione e cortocircuito fra la fredda elettronica radicata nel background occidentale e il sempre più fertile scenario sonoro proveniente dall’emisfero australe, in un percorso di incontro/scontro che trasuda fermento e tradizione, attitudine futurista e suggestioni ancestrali.

ON-DAR-B-DAR:
È un film postmodernista indiano in lingua hindi del 1988 diretto da Kamal Swaroop e interpretato da Anita Kanwar, Aditya Lakhia e Gopi Desai. 
Il film racconta le avventure di uno studente di nome Om e della sua famiglia, è ambientato ad Ajmer e Pushkar nel Rajasthan e utilizza una narrativa non lineare e una trama assurda per fare satira sulla mitologia, l’arte, la politica e la filosofia. 
Il film ha vinto il Filmfare Critics Award come miglior film nel 1989.

I prossimi appuntamenti
DOMENICA 29/10: INDIA 
h. 20:00 Film Screening: ‘Om-Dar-B-Dar’ by Kamal Swaroop, 1988 
h. 22:00 TADLEEH live 
h. 23:00 RUHAIL QAISAR live 
h. 00:00 LA DIFERENCIA dj-set 

VENERDI’ 03/11: PANGEA EXTRA (Main Room) 
h. 22:30 BECOMING ANIMAL (Massimo Pupillo + Gordon Sharp + Abul Mogard) live 
h. 23:30 DEBIT live 
h. 00:30 KLARA LEWIS + NIK VOID live 
h. 01:30 YUKO ARAKI live 
h. 02:30 COSIMO DAMIANO dj-set 

DOMENICA 12/11: IRAN 
h. 20:00 Film Screening: ‘Raving Iran’ by Susanne Regina Meures, 2016 
h. 22:00 SABA ALIZADEH live 
h. 23:00 ROJIN SHARAFI live 
h. 00:00 A-TWEED dj-set 

DOMENICA 26/11: TURKEY 
h. 20:00 Film Screening: ‘Kazarken: As We Dig’ by Guldem Durmaz, 2016 
h. 22:00 OKAY VIVIAN live 
h. 23:00 HUMA UTKU live 
h. 00:00 GATTONERO dj-set 

VENERDI’ 01/12: PANGEA EXTRA (Main Room) 
h. 22:30 KATARINA GRYVUL live 
h. 23:30 FLORA YIN-WONG live 
h. 00:30 S280F live 
h. 01:30 ZOE MC PHERSON live 
h. 02:30 PEARL RIVER SOUND dj-set 

DOMENICA 10/12: SWEDEN 
h. 20:00 Film Screening: ‘Songs From The Second Floor’ by Roy Andersson, 2000 
h. 22:00 LINUS HILLBORG live 
h. 23:00 KABLAM live 
h. 00:00 NICOLA CASALINO dj-set 

DOMENICA 07/01: JAPAN 
h. 20:00 Film Screening: ‘The Clone Returns Home’ by Kanji Nakajima, 2008 
h. 22:00 ‘TEMPLE OV SUBSONIC YOUTH’ aka MARS89 live 
h. 23:00 MIRA live 
h. 00:00 NICOLA CASALINO dj-set 

DOMENICA 21/01: GREECE 
h. 20:00 Film Screening: ‘Topos’ by Antonietta Angelidi, 1985 
h. 22:00 XATO live 
h. 23:00 MMMD live 
h. 00:00 MARIA VIOLENZA dj-set

All That Was East Is West of Me Now

Ho scritto una recensione ma era stonata.
Era fredda, era noiosa, era tecnica. E mi sono annoiato da solo. 

Forse Glen Hansard un po’ di colpa ce l’ha, ma questo è un disco nato dentro un pub, e forse, più che di musica, bisognerebbe parlare di come nascono i dischi, o di come certe sere, dopo un periodo di caldo anomalo, un album improvvisamente ha un altro sapore, e no, non è merito dell’ennesimo riascolto. Forse dell’autunno, forse della birra, forse serve meno attenzione, perché esistono bellissimi dischi che hanno un profumo e che non richiedono un’applicazione scolastica. 

Quanti forse. Chiedo scusa. Partiamo dall’inizio, da quando arriva in preascolto un album che aspetti, perché l’ultimo di Glen Hansard è un album che aspettavo, eccome. Voglio bene al vecchio Glen dai tempi di The Commitments, ed ancora di più per ogni volta che ha accompagnato Eddie Vedder nelle sue scappatelle da solista. In pandemia era uno dei pochi a cantare per due ore live sui social, senza steccare mai e dimostrando che la palestra dei buskers è la migliore, senza dubbio. 

Così, come sempre, quando inizia il primo brano, spero sia anche il principio di una nuova scoperta, il primo fotogramma di una nuova avventura, una lunga avventura. Può andare bene, e avrò nuove canzoni che si legheranno per sempre a un periodo della mia vita, nuove colonne sonore, e può andar male, e resteranno occasioni mancate. Poi, come nella vita reale, esistono inizi promettenti, meravigliosamente illusori, che sono solo belle copertine di entropie indesiderate. Per un po’ l’ultimo disco di Glen Hansard è stato esattamente questo: due canzoni a inizio album che portavano novità e un sound decisamente piacevole. La prima traccia, The Feast Of St. John, è davvero riuscita, grazie anche alla collaborazione con Warren Ellis dei Bad Seeds. La seconda, per gli standard cui ci ha abituato, è quasi black metal (sia messa l’iperbole a verbale). Il riff di Smoke on the Water riecheggia per tutta Down On Our Knees. Al che risulta normale iniziare a godersi il viaggio e mettersi comodi. 

Invece no. No Mountain è Glen Hansard al cubo. Voce, chitarra e Dublino. È come passare dalla quinta alla seconda, senza motivo alcuno. Sembra quasi chiedere scusa per essere andato fuori tema e si ritorna a una comfort zone di cui io, personalmente, non sentivo una profonda nostalgia. E la situazione scivola verso lidi pericolosi con la successiva Sure as the Rain, che sembra uscita dal suo album precedente, cupo e parigino, This Wild Willing. Il ritmo rallenta ulteriormente, si rimane quantomeno spiazzati. Il pezzo dura sei minuti, come il successivo, Between Us There is Music, che non cambia il movimento interno dell’album. Ghost, che sembra sospesa tra Radiohead e Beatles, cambia finalmente marcia. E difatti nella seguente Bearing Witness torna da subito un altro approccio, trascinandoci in una ballata che sembra arrivare dall’altra sponda dell’oceano. Short Life chiude il disco, perché di fatto il Reprise finale è un mezzo minuto strumentale che serve a svuotare l’ultima pinta e andare a casa. È nuovamente una canzone da quasi sei minuti, un crescendo perfetto per salutare tutti e farsi perdonare un paio di pezzi mal posizionati nella track list, e a ricordarci quanto suoni bene la musica che vive nello zio Glen. 

Al primo giro di pensieri, un album non perfetto. Squilibrato, assemblato male. Classico e con un paio di illusorie novità.

Poi scopri che è stato generato, testato e approvato in un pub.

All That Was East Is West Of Me Now, questo è il titolo dell’album, è il risultato di alcune serate live che Hansard ha organizzato presso un piccolo locale nel novembre dello scorso anno. Lo stesso cantautore ha raccontato che i pezzi sono nati tra giocatori di freccette ed operai intenti a bere Guinness, che spesso prestavano un solo orecchio alla band. In quel clima da tipico pub irlandese, è nato il disco. Seguendo quello che alla gente piaceva di più, scegliendo le canzoni che suonavano meglio tra pinte e biliardi. Il lavoro successivo è stato farsi guidare dal solito David Odlum nello studio di Dublino.
E allora, con un contesto e una storia, il disco ha un altro sapore, altri colori. Se vi capiterà, ascoltatelo pensando di essere in un pub, mentre la testa si fa leggera grazie alla birra e ai racconti di chi vi sta davanti. Intanto nell’angolo c’è un irlandese con una chitarra che non sbaglia una nota, e che racconta storie e nonostante le rughe giurereste di averlo pure visto in un vecchio film di Alan Parker, tanti anni fa. Suonava la chitarra anche lì, guarda che carriera strana ha fatto, il barba.

Tre Domande a: Le Tendenze

Se doveste scegliere una sola delle vostre canzoni per presentarvi a chi non vi conosce, quale sarebbe e perché?

Sceglieremmo Palloncino d’Elio, il nostro nuovo singolo. È una canzone emotivamente intensa, parla di un periodo di depressione dal quale siamo usciti liberando le energie negative proprio attraverso la musica. Il 13 ottobre abbiamo portato questo concept al release party della canzone, invitando le persone a disegnare o scrivere su dei palloncini le emozioni che volevano lasciar andare via. Poi durante il live c’è stato un momento nel quale ci siamo tutti scatenati lanciando, prendendo a calci e pugni questi palloncini che rimbalzavano a destra e sinistra, su e giù dal palco! Un gesto simbolico come questo, per noi ha un valore sia artistico che di contenuto umano. 

Cosa vorreste far arrivare a chi vi ascolta?

La possibilità di esprimersi liberamente, portare fuori la pesantezza e le energie negative che si accumulano nella vita quotidiana. Tornando al live del 13 ottobre, una ragazza ci ha detto: “Oggi ho avuto una giornata di merda, ma sono uscita dal concerto felice!”. Questo è lo spirito che vorremmo arrivasse a chi segue il progetto. Siamo in un periodo nel quale c’è molta compressione emotiva, ma noi viviamo la musica come mezzo di decompressione e vogliamo portarla alle persone.

C’è un evento, un festival in particolare a cui vi piacerebbe partecipare?

Sicuramente il Primo Maggio a Roma, perché siamo convinti che il messaggio del nostro progetto sia in linea con l’impegno sociale dietro questa manifestazione. Il mondo interiore delle persone è parte del sociale. La possibilità di liberare la negatività attraverso l’energia della musica, ci rende tutti più socievoli.

IL DUO CRIMINALE SKYND RILASCIA IL NUOVO SINGOLO E VIDEO «BIANCA DEVINS»

Il duo elettronico Skynd, tinto di industrial e direttamente ispirato dal true crime, è il cupo outlet creativo ed alter ego della cantante Skynd e del producer e poli-strumentista Father; noti per trarre ispirazione da casi criminali inspiegabili quanto brutali e dal mistero che circonda le morti irrisolte, e per il trasformarli in canzoni in grado di ricordarci dell’oscurità interna alla psiche umana – il tutto evitando accuratamente ogni processo di glorificazione. Ad oggi, hanno rilasciato piccoli gruppi di brani come EP, titolati quali capitoli numerati.

Oggi, gli Skynd continuano il «Chapter V» con il rilascio della nuova traccia «Bianca Devins» e del suo video ufficiale. «Bianca Devins» si distingue fra le release di Skynd, in parte per essere chiamata come la vittima e non il carnefice, diversamente dalle tracce precedenti. Questo caso recente – datato 14 luglio 2019 – mostra quanto raccapricciante possa essere il lato oscuro dei social media.

Skynd dice, «Quello di Bianca Devins è un caso che mi ha scosso profondamente, poiché ci mostra nuovamente il potere che possono avere i social media. Quanto incredibilmente confuse siano le regole. Una donna che mostra i propri capezzoli è censurata, ma una foto di una giovane ragazza mezza decapitata di nome Bianca Devins è circolata per settimane sulle piattaforme social. La brutalità delle storie di Instagram postate da Brandon Clark miravano tutte allo stesso concetto: era geloso, la voleva per sé, voleva ucciderla, e perché lei aveva baciato un altro ragazzo gli pareva come una vendetta. Ha infranto la vita di Bianca perché non poteva tollerare che lei volesse vivere nel modo in cui faceva. Le ha strappato via la vita, la sua essenza. La gente ha poi postato questa orribile sua foto, senza neanche conoscere il suo nome. L’ha solo condivisa, senza sapere appieno quanto fosse avvenuto. Questo è il motivo per cui è stato molto importante per me scrivere di lei, portare nuovamente il suo nome in primo piano, e metterla sotto i riflettori».

L’altamente rispettato regista PR Brown, che ancora una volta ha diretto il video ufficiale del brano, aggiunge: «Quando ho sentito la traccia «Bianca Devins» per la prima volta non sono riuscito a pensare ad altro che a mia figlia. Il video è una sorta di ammonimento riguardo i pericoli del diventare un supereroe nel mondo online dei social e quanto ciò potrebbe coinvolgere. Skynd voleva riflettere l’immagine reale di Bianca e il suo mondo immaginario come due aspetti opposti. Nel video, Bianca cede alla tentazione di essere più grande dei propri limiti mentre il tutto diventa un po’ troppo surreale e sopraffacente. Alla fine, i confini fra realtà e sogno sono completamente sfocati».

Clicca qui per vedere il video

Gli Skynd stanno per imbarcarsi in una serie di date headliner in giro per l’Europa e possono finalmente svelare gli ospiti speciali Knife Bride. Saranno in Italia per la prima volta come headliner per una data esclusiva al Locomotiv Club di Bologna con Hellfire Booking Agency. Non perdetevi i biglietti!

07 NOVEMBRE 2023 | LOCOMOTIV CLUB, BOLOGNA
Via Sebastiano Serlio, 25/2, 40128 Bologna
Evento FB: https://www.facebook.com/events/634822451891136/ 

Tre Domande a: Zagara

Come e quando è nato questo progetto?

Questo progetto è nato in un momento particolare della mia vita in cui ho preso consapevolezza di stare perdendo la mia identità. Circa tre anni fa mi trovavo lontano da casa ed è stata la vicinanza che mi hanno mostrato le persone che mi vogliono bene che mi ha portato a scegliere il nome
Zagara. Il fiore è uno dei simboli della Sicilia, un richiamo per nulla velato a quelle che sono le mie radici e la mia casa. Dopo più di un anno di scrittura e composizione musicale è finalmente fuori dal primo settembre di quest’anno il mio EP d’esordio checosarimane, anticipato dai due singoli libidine e elisir

Se dovessi riassumere la tua musica con un tre parole, quali sceglieresti e perché?

Sincera: perché non mi sono posto alcun limite nell’esprimere ciò che volevo sia dal punto di vista del contenuto sia dal punto di vista estetico-musicale.
Indipendente: perché è tutto autoprodotto e interamente registrato nella mia mansarda.
Sperimentale: perché avendo ascoltato generi musicali e artisti molto variegati tra loro facenti parte della mia forma mentis, è stato naturale per me andare a creare una speciale commistione tra le particolarità stilistiche che sono caratteristiche principali di determinati generi o di determinati artisti che mi hanno maggiormente influenzato.

C’è un artista in particolare con cui ti piacerebbe collaborare/condividere il palco?

Colapesce, Dimartino, Niccolò Fabi e i Verdena sono quelli che io considero i miei “padri musicali”, artisti che ascolto da sempre e che mi hanno formato sotto molto aspetti. Stessa cosa posso dire di Bais e Davide Shorty, due ragazzi secondo me fenomenali che fanno parte della “nuova” scena musicale italiana. I loro brani e il loro modo di scrivere sono veramente accattivanti e non riesco a non inserire questi due artisti tra coloro che mi hanno influenzato maggiormente stilisticamente, specialmente negli ultimi anni. Sarebbe molto stimolante per me collaborare con loro!