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Hot Chip @ Heartland Festival

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The Smashing Pumpkins @ Heartland Festival

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Interpol @ Heartland Festival

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Kamasi Washington @ Heartland Festival

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Richard Ashcroft @ Heartland Festival

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Vivienne Westwood @ Heartland Festival

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Fast Animals And Slow Kids @ Strike_Up_Festival

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• Fast Animals And Slow Kids •

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Strike Up Festival #5

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Castello Della Rancia (Tolentino) // 01 Giugno 2019

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Esistono due categorie di persone.

Quelle che credono nel colpo di fulmine e quelle che non ci credono. Posso affermare di far parte della prima, senza ombra di dubbio. Perché esistono, anche, varie tipologie di colpi di fulmine, tra cui quello “musicale”. Circa due anni fa, in occasione del Rimini Park Rock, vidi quattro ragazzi suonare in apertura ai Biffy Clyro.

Suonavano forte, di cuore, di pancia. Suonavano con gli occhi dello stupore di chi calca finalmente quei palchi. Suonavano con la pazzia di chi tenta sempre il tutto per tutto… anche arrampicarsi su un’americana per scorgere meglio il pubblico, da lassù.

E poi sono arrivate le presentazioni: Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Jacopo Gigliotti, Alessio Mingoli. “Salve, noi siamo i Fast Animals and Slow Kids e veniamo da Perugia”. Una formula magica, uno stringersi la mano per non lasciarsela più.

È stato amore a prima vista.

La scoperta e la riscoperta di una parte di me in ogni canzone, in ogni verso, ad ogni concerto. Empatia pura. Sono volata a Berlino lo scorso dicembre, solo per ascoltarli dopo il periodo di pausa dedicato alla scrittura del quarto album, Animali Notturni, pubblicato il 10 maggio.

Un nuovo disco. Consapevolezza, personalità, professione di libertà e coesione rafforzate nel tempo e confermate traccia dopo traccia. Un nuovo tour inaugurato ufficialmente dalla data allo Strike Up Festival di Tolentino.

Quel primo giugno cerchiato in rosso sul calendario ormai da mesi e una location da togliere il fiato: il Castello della Rancia, illuminato e imponente sullo sfondo.

Un anfiteatro gremito di persone che, dopo aver applaudito i Bruxa e i Caracalma, si è acceso in un’ovazione sull’intro di Radio Radio intonato da quelle che sono ancora ombre avvolte nel fumo.

I musicisti sono al loro posto, la formazione è schierata. Manca solo Aimone.

Arriva anche lui, nella sua autentica semplicità.

Capelli al vento, microfono in aria. Si inizia.

È Radio Radio ad aprire la setlist. L’inno coraggioso e cantato all’unisono,che celebra la volontà di continuare a dire ciò che si pensa e metterlo in musica. Una fusione perfetta e complementare tra vecchi e nuovi brani: se Coperta, con i suoi ricordi illusori confusi nella nebbia è l’antenata ideale di Non potrei mai, Dritto al cuore è il pezzo che segna il primo apice emozionale della serata.

Questo è un brano a cui teniamo davvero tanto” – confessa il frontman – “Non vedevamo l’ora di suonarla live. La dedichiamo a tutti quelli che sanno di aver sbagliato, una volta. Perché una volta si può sbagliare”.

“Non vedo l’ora di ascoltarla live” ho pensato la primissima volta che ho fatto girare il cd in macchina, appena comprato, appena scartato. Il “locale” è esploso sul serio. 

Un groviglio di corpi, nomi, voci sempre più attaccati e tesi verso Aimone, già a strettissimo contatto con le transenne. Tra ombre di Demoni e la fotografia nitidissima di Annabelle, il palco si popola di quelle figure misteriose che sono gli Animali Notturni: Questa è per tutti quegli amici che abbiamo perso lungo la strada”.

Una canzone che sembra composta appositamente per la dimensione, per narrare quelle storie di vita vissuta, di chilometri, di incontri, di domande, tra le righe delle corde di chitarra. Un invito ad avvicinarsi al palco, a fare un passo in avanti, per eliminare qualsiasi barriera, qualsiasi distanza tra artista e pubblico, perché, in fondo quegli animali notturni sono uomini.

Sono loro, siamo noi.

Abbiamo voluto chiudere l’ultimo disco con una nota di speranza. Questa è Novecento”. Ecco il secondo picco d’emozioni: una ballata incorniciata da un titolo d’amore. Il nome del secolo dei grandi cambiamenti, delle cadute e delle rinascite, dell’orizzonte comunque aperto. Un brindisi al futuro, con i bicchieri, i sorrisi, le lacrime, gli occhi rivolti al cielo.

Poteva mancare lo stage diving di Romizi? Lui che, da anni, cavalca l’onda umana che si innalza ad ogni tempesta di suono generata dai Fast Animals And Slow Kids? No, non poteva mancare.

E per l’occasione si tuffa e arriva in un attimo su un piccolo palco preparato vicino al mixer, con bacchette e timpani.

“Ragà, con quel bastardo (Alessio) abbiamo indetto una sfida super tamarra. Daje”. Un intermezzo strumentale di sole percussioni che crea il ritmo e le vibrazioni in modo perfetto per introdurre Forse non è la felicità, urlata a squarciagola.

Si spengono le luci, ma solo per un attimo. Il tempo per L’urlo e il finale è tutto per una canzone che rappresenta una parte integrante del cuore e dell’anima di questo gruppo e dei loro fan.

“Questa risale al 2012, quando eravamo quattro stronzi e non ci cacava nessuno. La musica era un obiettivo lontano ma da quel momento abbiamo iniziato a suonare ovunque. Per dieci anni. E dopo dieci anni la musica è la nostra vita. Quindi grazie amici”.

Aimone chiede un ultimo grande applauso per quella formula magica. “Buonasera, noi siamo i Fast Animals And Slow Kids e veniamo da Perugia”.

Un boato che si esaurisce soltanto alla fine di A cosa ci serve. Quel brano lontano, ora, nel tempo. Quella domanda, sempre attuale. quella risposta che ci diamo dopo ogni concerto: serve a sentirsi vivi. A credere ancora in qualcosa. A sorridere, pur avendo perso completamente la voce.

Serve a sentirsi meno soli.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Testo: Laura Faccenda

Foto: Luca Ortolani

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SETLIST:

 

scaletta fask

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Grazie a Ma9Promotion e Strike Up Festival

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The Minds of 99 @ Heartland Festival

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Jada @ Heartland Festival

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The Raconteurs @ Heartland Festival

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VezBuzz: di quando Jack White lanciò Freedom at 21 con dei palloncini

Perché limitarsi ad un banale lancio “on air” radiofonico, quando si può letteralmente far prendere il volo alla propria musica?

Jack White deve aver pensato qualcosa del genere quando ha escogitato uno dei buzz più originali degli ultimi anni. Infatti, in occasione dell’uscita del singolo Freedom at 21, che precedeva l’album Blunderbuss si inventò qualcosa di davvero inconsueto, destinato a rimanere nell’imperitura memoria dei tanti che, come me, hanno imparato ad apprezzarlo con i White Stripes e hanno continuato ad amarlo in ognuna delle sue successive reincarnazioni. Infatti, che Jack White sia un genio della Musica, non c’è di certo bisogno che lo dica io. Non tutti però sospettavano fosse anche un genio del Marketing.

Correva l’anno 2012, i White Stripes si erano già sciolti l’anno precedente e Jack White aveva già pronti nel cassetto i pezzi che avrebbero poi dato vita a Blunderbuss, il suo primo album da solista.
Tra questi c’era Freedom at 21, un brano insolito per il musicista di Detroit, con elementi musicali che ricordano l’hip hop, una ritmica asfissiante e una chitarra che spettina. E poi c’è il testo, che si interroga su come un uomo possa diventare vittima di una donna.

Per il lancio di questo singolo la Third Man Records, l’etichetta discografica di White, fece qualcosa di particolare. Il 1° Aprile 2012 infatti il brano venne inciso in 1000 esemplari su disco flessibile e collegato ad altrettanti palloncini blu, gonfiati ad elio, che vennero liberati in aria nel cielo di Nashville.

Il flexi-disc è un supporto in vinile, molto sottile e leggero, che può essere arrotolato e piegato. Ai palloncini vennero poi attaccate anche delle cartoline con le indicazioni su come informare la Third Man Records del ritrovamento. Secondo le statistiche almeno un centinaio di persone sono entrate in possesso di uno di questi preziosi esemplari, diventati oggi dei veri e propri oggetti da collezione.

Molti sono atterrati nei pressi di Nashville, poco lontano dal luogo del lancio, il quartier generale della Third Man Records. Come era prevedibile, il lancio dei palloncini ha conquistato i fan e ha permesso di ottenere una grande visibilità.

Il 17 aprile di quello stesso anno, solo per darvi la dimensione di quello che ha potuto generare questa operazione, il sito della Third Man Records informava i gentili utenti che “in un’asta di eBay una copia del disco flessibile Freedom at 21 lanciata da un aerostato della Third Man è stata venduta ad un prezzo di $ 4.238,88. Il prezzo più alto mai pagato per un flexi-disc”. Pensate quindi che bella sorpresa per la famiglia Coker, in Alabama, che pare aver trovato un intero carico di palloncini aggrovigliati insieme, incastrati tra i rami di un albero all’interno della loro proprietà.

Freedom at 21 venne poi rilasciato anche per un download digitale e come singolo in vinile, nel mese di Giugno.

In questo video potete vedere il momento del lancio dei dischi.

 

 

So cosa vi state chiedendo: sì, belli i palloncini, ma la plastica? E all’ambiente, non ci ha pensato nessuno? Con buona pace degli ambientalisti, Jack White invece in quell’occasione pensò proprio a tutto. I palloncini utilizzati erano completamente biodegradabili. Così come le cordicelle, tutte prodotte con materiali naturali.

Quello di Jack White deve essere immaginato come un esperimento. Un tentativo di esplorare forme di distribuzione “non tradizionali”, in modo da far arrivare questo singolo anche nelle mani di persone che solitamente non frequentano i negozi di dischi. Oltre, naturalmente, a far parlare di sé.

Anche se, a dirla tutta, White non è estraneo a questo genere di operazioni, folli ma con una punta di poesia. Chi conosce un po’ la sua storia non sarà rimasto sorpreso. Infatti, prima della Third Man Records, prima dei White Stripes, prima dei Raconteurs, Jack White era solo un tappezziere di Detroit con una curiosa abitudine.

Si divertiva a nascondere all’interno dei divani che riparava foglietti con piccole poesie. Da qui alla più recente operazione denominata “vinile nello spazio”, dove, per festeggiare il quindicesimo compleanno della sua etichetta discografica, è stata lanciata oltre l’atmosfera una navicella spaziale con a bordo una speciale apparecchiatura, la Icarus Craft, in grado di far suonare un vinile, il nostro eroe non si è più fermato, inanellando una trovata pubblicitaria creativa dopo l’altra.

Jack White infatti non è solo uno degli artisti più dotati della scena contemporanea, ma è anche uno dei musicisti che ha contribuito maggiormente al ritorno del vinile.

Lo ha fatto grazie alla sua Third Man Pressing, un luogo dove il vinile prende forma, tra macchinari tedeschi antichi ed altri nuovissimi, ma anche con operazioni come il lancio di Freedom at 21, o realizzando una versione del singolo Sixteen Saltines per veri maniaci, stampata su vinile trasparente pieno di liquido traslucido e con un’incisione riproducibile del logo Third Man.

Per come lo vedo io, quello di Freedom at 21 è un bel modo di promuoversi e sostenere un po’ di sano “feticismo” del vinile, oltre che aggiungere un nuovo tassello alla leggenda di Jack White, ogni giorno più genio sregolato del mondo della Musica.

 

Daniela Fabbri

Danny Brown @ Heartland Festival

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