Wide Open light
Ben Harper pubblica il suo diciassettesimo album in studio, lasciando a casa band e corrente elettrica. Wide Open Light è un disco delicato, intimista, notturno, perfetto per un’ultima birra nel portico di casa, in estate, a piedi scalzi.
Il portico e la casa, ovviamente, sono quelli di zio Ben, il cielo è quello californiano e la birra la portiamo noi, perché chi ha la chitarra in mano è impegnato a giocare con fantasmi e a fare il conto con riflessioni e bilanci.
Heart and Crown apre il disco in modo strumentale, come accadeva nel lontano 1994 in Welcome to the Cruel World.
Invocata la Musa, si inizia con la prima madelaine del disco, si intitola Giving Ghosts ed è dedicata al padre e al tema del ricordo e della memoria, mentre l’Amore fa il suo ingresso alla terza traccia, quando zio Ben ricorda che “amarti è il mio capolavoro”, nel ritornello di Masterpiece.
8 Minutes invece abbandona il tema acustico, regalandoci un po’ di ritmo e di steel guitar.
Yard Sale è il primo singolo estratto dall’album, forse grazie a un’immancabile collaborazione con Jack Johnson, amico da sempre. Qui il tema è l’amore che finisce, equiparato a una svendita totale senza il reso a quattordici giorni. Il sig. Harper ha una certa età, l’orizzonte poetico delle metafore si è ridotto, acuita invece la sua efficacia.
Trying Not To Fall In Love With You devia dal paradigma voce-chitarra e si lancia in uno struggente pezzo costruito su pianoforte che accompagna un amore negato, forse finito, sicuramente sbagliato.
In Wide Open Light si celebrano temi come la salvezza, il viaggio, la fuga, l’amore. Una canzone piena di topoi che doveva avere un posto nel nuovo album, e che farà felici gli amanti dell’Harper più classico.
One More Change è una canzone figlia di un autore nel pieno di una maturità non solo artistica. Album stesso è un manuale di riflessioni sulla mezza età. Molto sul passato, pochissimo sul presente, troppo sul futuro.
Così come in Growing Growing Gone che di fatto è una meravigliosa riflessione da papà, sul tempo che ogni tanto ti fa saltare agli occhi quanto sia cresciuta tua figlia. E così di colpo ti ritrovi sul sedile del passeggero, mentre lei guida. Lei cresce, tu cresci, ma lei lo fa cambiando meglio di te.
E così l’album si fa sempre più malinconico, traccia dopo traccia, come in Love After Love il cui titolo, credo, dice tutto e che impone il successivo silenzio, regalandoci una Thank You Pat Brayer solo strumentale. Il cerchio si apre e si chiude solo con musica, i ricordi sono sfocati, possiamo posare l’ultima birra.
Un disco che parla di ricordi e che è fatto di ricordi, perché molte canzoni sono state scritte anni fa: la title track è stata eseguita per la prima volta a Imola nel 2012, Heart and Crown risale al 2016, ai tempi di Call It What It Is. Altri pezzi, come Masterpiece e One More Change, erano presenti in album di cover di altri artisti.
È un disco che torna alle radici della carriera di Ben Harper, quasi essenziale nella sua esecuzione.
Chitarra, qualche incursione di basso, un pianoforte.
E poi storie e voci, un po’ di Jack Johnson.
E canzoni rimaste indietro, rimaste incastrate nel tempo.
Wide Open Light è una casa, un luogo dove contenere dei ricordi. Anzi, è il portico di casa Harper, dove condividere canzoni serve un po’ da terapia, contro il tempo che passa e contro quello che verrà. Senza rabbia, né fretta.
Tre Domande a: Kublai
Come e quando è nato questo progetto?
Il progetto Kublai è nato ufficialmente nel 2020, con l’uscita di un disco omonimo. In realtà era un’idea che covavo da tempo, sentivo la necessità di avere un contenitore che non coincidesse con la mia persona, avvertivo – e avverto ancora – una sorta di claustrofobia nel vestire i panni del cantautore. Non che rinneghi questo titolo, ma l’idea che sta alla base di Kublai è di non accontentarsi di sé stessi, di cercare un po’ più in là. La maniera più semplice per fare ciò è contaminarsi, così ho scritto quel disco insieme a Filippo Slaviero, e ne è uscito un album che racconta un’amicizia, un dialogo, un rapporto tra due anime opposte. Questo, in poche parole, è Kublai.
Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?
Per quanto detto qui sopra, quando collabori con altre persone è impossibile avere un controllo sul risultato finale. So per certo di non voler comunicare a livello cognitivo, i miei testi non sono sempre intellegibili e non ho “contenuti” precisi. Cerco sempre l’ambiguità, credo che la comunicazione “dritta”, nella musica, non abbia molto senso. Mi piacerebbe che ascoltando Kublai si avesse la sensazione di un ritorno a casa, non come un luogo per forza rassicurante, di cui si ha nostalgia, ma come un antro colmo di asperità, anche spaventose, ma comunque enorme e bellissimo, comunque casa.
Qual è la cosa che ami di più del fare musica?
La cosa più bella di fare musica è farla, cioè usare tutte le possibilità espressive che ti offre. Come dicevo prima, fare musica esclusivamente per veicolare contenuti che hanno altri scopi, o che potrebbero passare da altri canali, è riduttivo, non sfrutta appieno le sue potenzialità. Melodia, armonia, ritmo, intensità, sono strumenti molto fiochi nel linguaggio quotidiano, mentre in musica esplodono, sono potentissimi. Spesso invece facciamo musica “come se parlassimo”, senza l’enfasi che questi mezzi ci offrirebbero. Ma una parola cantata contiene molte più informazioni di una detta, e una parola cantata in un modo, né contiene molte di più di una cantata in un altro, con un’altra melodia, con un’altra scansione. La bellezza del fare musica è disporre di questa cornucopia, giocare a trovare delle regole tra queste infinite combinazioni e possibilità.
Tre Domande a: Leo Fulcro
Ci sono degli artisti in particolare che influenzano il tuo modo di fare musica o a cui ti ispiri?
Dico sempre loro: Mac Miller e Kid Cudi. Hanno ispirato migliaia di rapper e artisti, forse è per la sincerità della loro musica. Sicuramente per lo stile. Mac rendeva tutto quello che toccava cool, e Cudi ha veramente anticipato i tempi rispetto al panorama mondiale. Il suo disco Man on the Moon mi ha ispirato per il mio EP Boy on Earth.
Se dovessi riassumere la tua musica con tre parole, quali sceglieresti e perché?
Onesta, profonda, leggera.
Onesta perché se pubblico una canzone la faccio proprio perchè ci credo e sia il testo che la musica sono stati a lungo dibattuti e ponderati sia da me che dai chi collabora alla canzone.
Profonda e leggera può sembrare un ossimoro ma è proprio quello che cerco di fare: discorsi complessi con immagini semplici.
Se dovessi scegliere una sola delle tue canzoni per presentarti a chi non ti conosce, quale sarebbe e perché?
Credo sceglierei Gange, perchè esprime perfettamente lo stile happysad sul quale faccio ricerca.
EXTREME: una data a Milano a dicembre
Grande ritorno in Italia per EXTREME, iconica hard rock band americana che pubblicherà il 9 giugno il nuovo album “Six”. Il gruppo guidato dalla chitarra di Nuno Bettencourt e dalla voce di Gary Cherone sarà in concerto all’Alcatraz di Milano sabato 16 dicembre 2023 nell’unica data italiana del “Thicker Than Blood Tour”.
In apertura si esibirà un’altra apprezzatissima rock band contemporanea: The Last Internationale.
I biglietti per lo show saranno in prevendita esclusiva tramite Metalitalia.com a partire dalle ore 10:00 di domani 23 maggio fino alle ore 18:00 del 25 maggio. Prevendita generale dalle ore 10:00 del 26 maggio su Ticketone. Saranno disponibili VIP Package.
Radiofreccia e Metalitalia sono media partner del concerto.
Di seguito i dettagli della data:
EXTREME
+ The Last Internationale
sabato 16 dicembre 2023
Milano, Alcatraz
BIGLIETTI
https://www.ticketone.it/artist/extreme/
Prezzo del biglietto in prevendita: € 40,00 + d.p.
Prezzo del biglietto in cassa la sera dello show: € 46,00
Prezzo di Extreme Soundcheck Experience: € 207,04
Il pacchetto include:
– Biglietto di accesso allo show “Posto unico in piedi”
– Partecipazione al soundcheck
– Poster esclusivo e autografato
– Foto di gruppo davanti al palco con gli Extreme
– Laminato VIP commemorativo*
– Ingresso anticipato
*Il laminato ha solo scopo commemorativo. Non acquisisce o autorizza l’accesso alla Venue, aree VIP o backstage.