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sPAZIO211: Una sconfitta per noi, per la la Cultura e per la Città

Dopo l’ennesima effrazione ai danni della struttura di Via Cigna 211, l’Associazione Spazi Musicali ETS non ha più intenzione di sacrificarsi per rimediare agli ingenti danni materiali e morali subiti.

A malincuore, prendiamo atto del fatto che, nonostante le innumerevoli segnalazioni inviate negli anni alle Amministrazioni ed alle Autorità competenti, le questioni in oggetto non solo non siano state risolte, bensì siano esponenzialmente peggiorate, specialmente nell’ultimo periodo. La situazione è diventata umanamente ed economicamente insostenibile oltre che pericolosa per gli associati e per il pubblico.

Non siamo più disposti a subire furti con scasso, minacce e aggressioni fisiche a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non siamo più disposti a vivere in costante stato di allerta a causa delle gravissime problematiche di ordine pubblico che ormai da troppi anni affliggono l’area in cui operiamo. 

Per la prima volta dopo oltre trent’anni di attività, siamo dunque costretti a chiudere fino a quando le Istituzioni non decideranno di intervenire con determinazione e risolutezza. Nei prossimi giorni comunicheremo attraverso tutti i canali a nostra disposizione le attività annullate e/o rimandate a data da destinarsi. 

Ci dispiace dirlo ma questa è una sconfitta tanto per noi quanto per la Cultura e per la Città stessa che sta perdendo un presidio territoriale, guardando ad una “Primavera” ancora lontana e non preoccupandosi dell’Inverno in arrivo.

Cordialmente

Spazi Musicali ETS

RIPARTE LA STAGIONE DEL LOCOMOTIV CLUB DI BOLOGNA

Il Locomotiv Club spegne diciassette candeline e inaugura questa nuova stagione con l’unica data italiana della leggendaria band statunitense CODEINE. Di seguito il programma già annunciato degli eventi di settembre:

martedì 05.09.2023

CODEINE
UNICA DATA ITALIANA

I Codeine, band degli anni ’90, si esibiranno in 10 concerti nell’UE e nel Regno Unito a sostegno del loro album perduto Dessau, registrato nel 1992 ma pubblicato solo l’anno scorso, insieme alle nuove ristampe in vinile colorato dei loro tre dischi originali della Sub Pop: Frigid Stars LP, Barely Real (EP) e The White Birch, tutti tramite l’etichetta d’archivio Numero Group. Con l’uscita di Frigid Stars LP (1990), i Codeine inventarono quasi da soli quello che sarebbe poi diventato noto come “slowcore”, anticipando di quasi mezzo decennio gli influenti album degli spiriti affini Low e Duster.
Le canzoni lente e aggraziate dei Codeine supportano testi che sono un’incarnazione inquietantemente pura della depressione. Il gruppo si è fermato nel 1995 e la loro ultima pubblicazione è stata una cover di “Atmosphere” dei Joy Division, che recentemente è stata inserita nella serie televisiva 13 Reasons Why.

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Apertura porte ore 19:00
Inizio ore 20:30
SOLD OUT
tessera AICS 23-24 obbligatoria
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“Ascoltate la poesia cupa di Stephen Immerwahr, le chitarre rintoccanti di John Engle e il drumming glaciale di Chris Brokaw e immaginate la neve che cade. Il suono, che ha caratterizzato il sottogenere slowcore dell’indie-rock, è così agghiacciante, preciso e ammaliantemente estremo – timido, e poi dirompente – da ricalibrare i vasti spazi intorno a ogni nota curiosa. Diventa un’esplorazione del tono e della tensione, e una desolata meditazione.”- JennPelly/The New Yorker
Registrato nel giugno 1992 presso lo studio Harold Dessau Recording di New York City con il batterista e chitarrista fondatore Chris Brokaw, Dessau è costituito quasi interamente da versioni alternative di canzoni successivamente riregistrate dalla band. I nastri furono infine abbandonati per motivi che includevano rumori ad alta frequenza udibili solo da un membro della band, l’allagamento, e la partenza di Chris Brokaw come guitar hero a tempo pieno nei Boston’s Come. Due canzoni sono apparse sul Barely Real EP, mentre una manciata di altre sarebbero finite su The White Birch (1994). Birch (1994) in versioni più crude ed epiche, registrate con il potente batterista Doug Scharin (poi dei Rex, June of 44). L’anno scorso, Numero Group ha riesumato le registrazioni di Dessau, che sono state pubblicate con la grafica originale prevista per l’album: un turbolento dipinto verde e blu del tonalista americano Thomas Wilmer Dewing. “Dessau è probabilmente il migliore dei tre album dei Codeine,
un’istantanea perfetta dell’ansia esistenziale che può arrivare alla fine dei vent’anni, quando l’adolescenza svanisce nel dimenticatoio, ma il futuro si avvicina rapidamente”. –

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sabato 09.09.2023

CONFUSIONAL QUARTET
LIVE + TALK
in collaborazione con BIGLIA e RUMORE

Questo speciale appuntamento di Biglia in collaborazione con la rivista Rumore, vedrà il live dei Confusional Quartet, storico gruppo musicale bolognese, sul palco del Locomotiv Club per un live imperdibile. La band alla fine degli anni ‘70 diede origine al proprio percorso producendo il primo album (omonimo): un’autentica pietra angolare della musica underground italiana del periodo, pubblicato dalla storica Italian Records.

Tre appuntamenti (Marina di Ravenna, Modena, Bologna) in collaborazione con la nota rivista musicale 𝙍𝙪𝙢𝙤𝙧𝙚, legati in particolare allo speciale estivo sulla scena post punk – new wave italiana. Le presentazioni dedicate a questo importante periodo della storia musicale italiana vedranno la partecipazione del direttore della rivista 𝗥𝗼𝘀𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗟𝗼 𝗠𝗲𝗹𝗲, del produttore artistico 𝗢𝗱𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗥𝘂𝗯𝗶𝗻𝗶 e del giornalista autore dello speciale 𝗟𝘂𝗰𝗮 𝗙𝗿𝗮𝘇𝘇𝗶.

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talk ore 19:00
Inizio live ore 20:30
UP TO YOU
Tessera AICS 2023-24 obbligatoria
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sabato 16.09.2023

BUCK MEEK (BIG THIEF)
opening act: Germaine Dunes

Membro fondatore della band Big Thief. Una giovinezza trascorsa a Wimberley, in Texas, suonando blues, manouche jazz e swing western nei locali di tutto lo stato. Trasferitosi a Brooklyn pubblica due EP, “Live from a Volcano” nel 2013 e due anni dopo nel 2015 è il momento di “Heart Was Beat”. Contemporaneamente al suo trasferimento avviene l’incontro con la cantautrice Adrianne Lenker e dopo un anno di collaborazione, insieme registrano due EP “A Sides” e “B Sides”. Nel 2014 poi, l’incontro con Max Oleartchik e James Krivchenia da vita al quartetto che conosciamo con il nome di Big Thief. Nel 2018 pubblica l’omonimo album “Buck Meek”, un caleidoscopio di relazioni umane dove racconta della vulnerabilità delle persone, della potenza stessa della fragilità e di quelle parole non dette che confermano l’essenza, l’amore. Nella sua nuova casa, sulle montagne a nord di Los Angeles, con la stessa band con cui ha registrato “Buck Meek” e con cui ha condiviso molti chilometri in t
our, registra il suo ultimo lavoro “Two Savior”. “Two Saviors” arriva come una catartica e nuda confessione di chi ha il cuore spezzato ma resta comunque resiliente ed incantato.

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Apertura porte ore 20:30
Inizio ore 21:30
Biglietti su DICE e TICKETMASTER
Tessera AICS 2023-24 obbligatoria
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domenica 17.09.2023

DADI FREYR
opening act: TOUCAN

La stella islandese dell’Eurovision, che ha conquistato il pubblico con la canzone “Think About Things” con oltre 200 milioni di stream. Il suo tour europeo ha registrato il sold out vendendo un numero record di biglietti in soli sette giorni. Ora l’artista annuncia al mondo l’album di debutto “I Made An Album”, che uscirà questa estate. “I Made An Album” arriva due anni dopo che Daði Freyr ha conquistato il cuore del pubblico all’Eurovision2021. Con oltre 200 milioni di stream, 2 momenti pop virali globali, tour sold out e molti altri momenti iconici in cantiere, è chiaro che Daði Freyr è solo all’inizio. “I’m Making An Album 1/3” è la prima di due uscite di nuovi brani, che anticipano l’uscita dell’album. Una raccolta di 4 brani di ispirazione pop, disco music, sofisticati e autoriflessivi, pur conservando il senso dell’umorismo unico e affascinante tipico di Daði Freyr. Questa prima uscita di nuove opere si apre con “I’m Fine”, una danza elettronica tagliente e stimolante, d
ove il cantante islandese è alle prese con idee di autocritica e motivazione. La seconda traccia, “Limit To Love”, accoglie un lato più morbido e maturo di Daði, una bellissima e melodica lettera d’amore ai suoi due figli, mentre “Shut Up” è un omaggio danzante e liberatorio. La traccia centrale, “Thank You”, è stata presentata come canzone di apertura del suo recente tour mondiale tutto esaurito, brano che consolida Daði Freyr come una pop star istantanea e piena di vibrazioni.
Non è solo un grandissimo performer, Daði abbaglia sul palco, il suo talento è evidente anche nel suo lavoro in studio. A testimonianza di questo, il fatto che ogni singola parte di “I Made An Album” è stata prodotta e registrata da lui stesso. Inizia alla lavorazione dell’album nel 2021. Un album di cui sentiva una necessità importante e per il quale fondamentale è stata la scelta di farlo completamente da solo, suonarne ogni singola parte e producendolo. Questo percorso rende questo album, molto personale, riflette chiaramente il suo percorso artistico e testimonia chi è diventato. Registrato nel suo Home Studio di Berlino, iniziato quando sua moglie era incinta del loro secondo figlio, le canzoni sono state per lo più composte, nel lungo tour del 2021. L’ispirazione, musicale arriva da tutti i suoi ascolti, ma la composizione è fortemente influenzata, dalle persone che vuole vicino e dalla sua famiglia, aspetto fondamentale della sua creazione e della sua vita.

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Apertura porte ore 20:30
Inizio ore 21:30
Pprevendite su DICE e TICKETMASTER
Tessera AICS 2023-24 obbligatoria
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venerdì 29.09.2023

ROME STREETZ

Rome Streetz, mc di new york passato alla ribalta nel 2016 con il suo mixtape di debutto “I Been Thru Mad Shit”, rappresenta una delle punte di diamante del roster della Griselda Records (l’etichetta di Westside Gunn); lo scorso anno, con il suo “Kiss The Ring”, la rivista Rolling Stone ha inserito l’album tra i venticinque migliori album usciti nel 2022. Dopo aver fatto da hosting al primo “Griselda Records Official Party” italiano nel giugno dello scorso anno durante la Design Week a Milano, torna in Italia a settembre per il suo primo tour ufficiale organizzato dalla Soul Food Promotions; il tour avrà come special guest Chyna Streetz.

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Apertura porte ore 20:30
Inizio  ore 21:30
Biglietti su DICE
Tessera AICS 2023-24 obbligatoria
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sabato 30.09.2023

SOEN
opening act: MOLYBARON + TERRA

Torna in Italia il supergruppo prog metal svedese SOEN per un unico concerto. L’appuntamento esclusivo sarà sabato 30 settembre 2023 a Bologna presso Locomotiv Club, a supporto del nuovo album “Memorial” in uscita il prossimo 1° settembre, fuori i singoli “Unbreakable”, “Memorial” e “Violence”. In apertura Molybaron e Terra. I biglietti per il concerto italiano sono disponibili in prevendita sui circuiti ufficiali TicketOne e Mailticket, ingresso riservato ai soci AICS. Il nuovo singolo “Unbreakable” è una dichiarazione di intenti di ciò che verrà dal prossimo album e vede la band adottare un approccio molto più pesante, pur mantenendo la propria sensibilità melodica. Il nuovo album “Memorial”, in uscita per Silver Lining Music, ha una guida potente e vede la band incanalare i mali della società attuale con una ferocia frizzante e pesante, ma allo stesso tempo mostra ancora la miscela unica di prog, aggressività e bellezza dei Soen. “Memorial” è intriso di melodia con chitarre
e ritmi schiaccianti dall’inizio alla fine, un classico hard rock moderno e stimolante. Oltre ai fondatori Martin Lopez (batterista) e Joel Ekelöf (voce), i Soen sono completati da Lars Enok Åhlund (tastiere e chitarra), Oleksii ‘Zlatoyar’ Kobel (basso) e Cody Ford (chitarra solista), suoneranno al Download Festival (GB) di quest’anno domenica 11 giugno, prima di intraprendere il Memorial 2023 tour in Europa questo settembre, con il nuovo concerto aggiunto in Italia al Locomotiv di Bologna.

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Apertura porte ore 19:30
Biglietti su TICKETONE e MAILTICKET
Tessera AICS 2023-24 obbligatoria
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Todays 2023

Un Prologo che è un Epilogo

Dirò le cose scontate prima. Perché è un prologo scritto nella notte di domenica, quando nelle orecchie ho ancora Christine and the Queens e fuori c’è bufera e non voglio perdere il filo, né il momento giusto per descrivere alcune impressioni a caldo, con i piedi ancora fradici e doloranti e la testa che ronza di meraviglia.
Il TOdays festival è un progetto della città di Torino, realizzato dalla Fondazione per la Cultura di Torino, sostenuto da sponsor e partner come Iren, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, diretto da Gianluca Gozzi.
Ogni edizione porta in città band da tutto il mondo, costruendo un cartellone fatto di generi diversi, a volte opposti. Diverse sono le generazioni di artisti e di pubblico, uguali invece i rappresentanti uomini e donne, con particolare attenzione affinché tutti vengano rappresentati in egual misura. Si cerca il passato con band storiche, il presente con gruppi emergenti ma già affermati e il futuro, con artisti che stanno iniziando un percorso carico di aspettative.
Ma TOdays non è solo musica live, vengono infatti offerti numerosi incontri e attività nelle altre sedi del festival: il mercato Centrale di Torino, la cascina Marchesa e il Cecchi Point.
La parte che si svolge presso lo sPAZIO211 è quella più corposa, essendo legata ai live.
Ultimo appunto. Possibilità di pagare cibo e bevande con token, contanti o pagamento elettronico. Acqua gratis offerta da SMAT Torino. Presenza costante di forze dell’ordine e presidio medico. Una dimensione giusta, senza folle bibliche a cento metri dal palco, e un lavoro ottimo sul bilanciamento dei suoni.
Realizzare (di nuovo) bene un festival è possibile. E l’esperienza rimane nella memoria come un qualcosa di legato esclusivamente alla pura fruizione di ottima musica, senza problemi, preoccupazioni, ansie.
Bravò, TOdays. 

Andrea Riscossa

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• Day 1 •

• Day 2 •

• Day 3 •

TOdays 2023 • Day 3

La terza sera ha due protagonisti.
La pioggia, che decide di non perdersi lo spettacolo, accompagnandoci per sei ore senza mai far mancare la sua gradita presenza, e la festa, perché alla fine, nonostante tutto, è stata un meraviglioso pool party senza piscina.
È un peccato la scarsa affluenza di pubblico, ma comprensibile, dato il meteo avverso. Nonostante questo i Porridge Radio suonano un set lunghissimo e pieno di energia. La band inglese, capitanata da Dana Margolin, nasce a Brighton dopo una lunga gavetta nelle serate open-mic. Hanno all’attivo due LP, e il loro ultimo lavoro, Waterslide, Diving Board, Ladder to the Sky, è presente nella mia personalissima top 5 degli album del 2022, sia messo agli atti. Sono indie nel genere, indie nello stile, indie nell’attitudine. Non è un caso se solo per loro venga rispolverato il cavo da cento metri per il microfono, quando la Margolin decide di rompere la quarta parete e farsi un giro nel prato. Lo spettacolo però è più sobrio e contenuto rispetto al satiro Tim Harrington. 

Il premio Mercuzio di Romeo + Juliet va agli Ibibio Sound Machine. Sobri come al carnevale di Notting Hill (che tra l’altro cadeva proprio domenica), la band londinese ha fatto ballare tutto il prato del TOdays.
L’improbabile uomo di mezza età che reggeva un sax vestito da commerciante di spezie al mercato di Stone Town è in realtà uno dei fondatori della band, insieme ad altri due eroici produttori. L’idea di base era unire afro-beat anni ottanta con un po’ di drum-and-bass anni novanta, qualche potente riff funk, alcuni riferimenti al folk nigeriano e qualunque altra cosa non stonasse, come ad esempio citare Zangalewa, superhit camerunense, a noi nota grazie a Shakira e alla coppa del mondo del 2010.
La maestra di cerimonia è Eno Williams, carismatica, danzante signora di nostro carnevale. Sono una esplosione di colore e musica, tanto che il pubblico decide di adorarli nei primi dieci secondi, senza riserva e arrendendosi alla pioggia, ormai costante presenza della serata. La serata finale del TOdays promette umidità ed ecclettismo, in egual misura.

Avevamo appena finito lo stretching dopo l’ondata afro-beat quando veniamo investiti da un’esplosione franco-funky, nel momento stesso in cui sul palco salgono i parigini de L’Imperatrice, sei giovanissimi che chiudono proprio ai TOdays un tour durato due anni, che li ha visti protagonisti al Coachella, Rock en Seine, Lowlands, Primavera.
Un wahwah. Ecco cosa rimane dopo la loro esibizione. Wahwah a pioggia, una quantità di disco anni settanta e di puro, grasso, untissimo funk vecchia maniera. Si comprenda, il tutto passato per l’omaggio quasi programmatico ai mostri sacri d’oltralpe, Daft Punk e Air sopra tutti, ma l’elemento electro non riesce a sovrastare il duo chitarra-basso che fa saltare il prato dei TOdays per tutta l’esibizione.
I ragazzi sono alla festa di fine anno, il party di chiusura di un tour eterno, hanno voglia di divertirsi e risultano, inevitabilmente, contagiosi.

Segue un cambio palco che assomiglia a un trasloco. Elementi scenografici come statue, sedie e scale vengono posizionati in attesa dell’headliner della serata, Christine and the Queens.
Héloïse Adélaïde Letissier nasce a Nantes, trentacinque anni fa. Balla fin da piccolo, formazione classica, poi jazz. Nel 2022, dopo aver sempre definito il suo rapporto con i generi “tumultuoso”, propende per l’uso del pronome maschile. Anche i nomi cambiano, da Christine passa a Chris, poi Rahim, diventa anche Sam le pompier e Redcar, per gli amici Red. È una ricerca irrequieta, artistica e identitaria, che marcia parallela al suo percorso artistico. 

Percorso che sembra una marcia trionfale, in Francia, Regno Unito, Stati Uniti, insomma, mentre il mondo riconosce a Christine una lista infinita di premi e lo celebra come uno degli artisti più influenti degli ultimi anni, da noi non si è ancora mai esibito. Eppure si tratta di uno degli artisti pop più importanti del pianeta.
A proposito di pop, la critica internazionale ha etichettato il suo genere musicale con un numero imprecisato di declinazioni: pop (liscio), synth-pop, electropop, indie pop, experimental pop, art pop. Lui forse ha fatto centro, quando lo ha semplicemente chiamato freakpop.
Lo show di Christine è una pièce teatrale cantata, in cui scenografia, musica e ballo si mescolano in un flusso ipnotico. Il pubblico rimane immobile a bocca aperta, rischiando pertanto l’annegamento verticale, data la pioggia, ma è davvero impossibile non ammirare quello che accade sul palco. C’è chi, nel prato, non apprezza la nudità di Chris, altri la trovano un’esperienza “passiva” per lo spettatore. La mia personale verità è che davanti a un certo tipo di spettacolo e di arte si cede il passo e si ammira. Di più non è richiesto. Né possibile.
Il TOdays 2023 finisce così, quando Christine esce di lato dal palco sembra la fine di un sogno. Mi giro e vedo persone ancora incantate. Forse finale migliore non si poteva desiderare.
La pioggia mi ricorda che quantomeno avrei l’urgenza di un cambio.
Mi manca già tutto questo.
E l’asticella è già più alta, vi aspetto al varco, pieno di fiducia.
Grazie, anche per quest’anno, grazie.

T-shirt dei Joy Division: nessuna, dispiace ma stasera si balla.
Token in tasca: uno, per ricordo.

Andrea Riscossa

acieloaperto Level Eleven

TOdays 2023 • Day 2

Dieci gradi di meno e un sold out annunciato, questo è il sabato dei TOdays. I Verdena in cartellone hanno portato al tutto esaurito e code virtuali, e lo sPAZIO211 inizia a riempirsi fin dall’apertura dei cancelli.
Il primo live di giornata è quello dei Gilla Band, padri del post-punk irlandese, figli del fu myspace e di un mondo che non esiste più. Attivi dal 2011, noti allora come Girl Band, nati con intendo programmatico di essere “a shit version of the Strokes” per stessa ammissione del frontman Dara Kiely. La loro musica è caotica, sfiora il noise, con testi deliranti e geniali. Verso la fine dell’ esibizione una cassa dritta clamorosa annuncia la cover Why They Hide Their Bodies Under My Garage? di Blawan, pezzo che consentì ai ragazzi di Dublino di uscire da myspace e trovare un’etichetta, nel lontano 2013.
Primo momento “caldo” del sabato del TOdays. 

Tutti immobili, come statue greche, davanti allo charme di Anna Calvi e alla sua chitarra. E alla sua voce. E alla sua musica. Del resto per lei si spese, e non poco, un certo Brian Eno che sostenne gli esordi della cantautrice britannica. Poi arrivarono gli endorsement di Nick Cave e David Byrne. E ancora due candidature a BRIT Awards e Mercury Prize.
Ha scritto colonne sonore per film e serie tv (Peaky Blinders su tutte), insomma, non avrebbe bisogno di presentazioni. Ma a colpire non è solo l’eleganza del suo set, il blues declinato in sei gusti e panna montata, è la sua voce a inchiodare il pubblico e piazza note così alte che anche le nuvole si tengono alla larga e ci regalano un live tecnicamente ineccepibile. E tempo stabile almeno per un’ora.

Peaky Blinders in qualche modo collega la Calvi agli Sleaford Mods. Il cantante della band inglese infatti compare in un cameo nell’ultima stagione della serie. I collegamenti però, finiscono qui. Il duo di Nottingham è decisamente agli antipodi del live che li ha preceduti.
Al secolo sono Jason Williamson e Andrew Fearn, hanno alle spalle dodici album, un numero imprecisato di collaborazioni, Prodigy su tutti. Minimalismo radicale, sul palco c’è un laptop e un microfono. Fearn, producer, balla senza sapere che in questo paese abbiamo avuto un Repetto, anni fa. Williamson parla, urla, canta (?) con lo stesso piglio del signore del piano di sopra che, inforcate le ciabatte, scende a spiegarti l’educazione, secondo lui. Spoken-word da pianerottolo, con personaggi usciti da Lock & Stock.
Eppure quello che avviene sul palco è uno show di socialismo in musica elettronica. Perché hanno urgenza di raccontare un punto di vista, denso di significati e di riferimenti. Si parla di lavoro, di weekend da riempire, di orizzonti che non sono più tali perché rimpiccioliti anzitempo.
Detta la loro, chiudono il laptop, lo infilano in uno zaino, salutano e se ne vanno. E io sento di averne ancora bisogno, nonostante abbia consumato i loro album. 

Il prato dello sPAZIO211 è gremito in ogni ordine di posto. Il pubblico ha seguito e sostenuto le esibizioni del pomeriggio, ma è evidente che la folla che si è creata ha una grande voglia di Verdena.
Saranno diciotto canzoni, da quattro album. Sarà una piccola bolgia, sarà una grande madeleine, perché i Verdena sono legati agli anni dell’università, alla fine del decennio musicale più incredibile cui abbia assistito, sono famiglia e ricordi.
Sono fedeli al loro spleen, anche se col tempo migliora nell’arrangiamento, tanto da risultare attraente e forse un po’ autoreferenziale. Il primo caso di meta-spleen che canta sé stesso, o forse canta quello che siamo stati, caricandosi di ulteriore forza.
Perdonate la malinconia davanti al loro live.
Alla fine sono solo serate di inizio millennio e suoni che non si sono mai puliti, voci che non sono mai cambiate, anni mai superati.
Qui dal parterre è tutto, vi chiedo scusa ma mi è entrata una Luna in un occhio.

T-shirt dei Joy Division: sette.
T-shirt dei Mad Season: tre. Fenomeno tuttora al vaglio degli inquirenti. 
Token in tasca: due.

Andrea Riscossa

TOdays 2023 • Day 1

Caldo torrido, lieve brezza a centrocampo, si consiglia di idratarsi spesso e di godersi lo spettacolo all’ombra. Il termometro segna ben oltre 35°C.

È tutto pronto per il primo live del primo giorno dei TOdays 2023. Cancelli aperti, la venue si presenta identica all’anno precedente, così, dopo pochi minuti, la sensazione è quella di essere tornati a casa dopo una lunga vacanza.
Birretta di rito, in tempo per dirigersi sotto palco per il primo live della giornata, quello dei King Hannah.
Nato come duo, supportati da basso e batteria, al secolo noti come Hannah Merrick (voce e chitarra) e Craig Whittle (chitarra), si sono conosciuti lavorando nello stesso pub. Lei gallese, lui di Liverpool, hanno unito talento e chitarre, riuscendo a incidere il primo album nel 2022, dal titolo I’m Not Sorry, I Was Just Being Me.
Sul palco sono magnetici, persi in un pastiche di generi che sa di lo-fi, trip-pop, blues molto, molto (o)scuro. Attirano alla transenna anche gli over quaranta quando si esibiscono in una cover clamorosa di State Trooper di Springsteen.
Vox pop: (ovvero commenti rubati tra la gente, Ndr) lei ricorda PJ Harvey, ma l’insieme vira verso i Portishead. Di sicuro amano una struttura fatta di melodia che sale lentamente verso un climax fatto di chitarre maleducate e dai suoni tutt’altro che limpidi. Freschi, ma antichi, perfetti. 

La situazione degenera al secondo live.
O meglio. Era prevedibile accadesse, dal momento che sul palco erano attesi i Les Savy Fav, il cui frontman, Tim Harrington, è spettacolo nello spettacolo.
Piccolo passo indietro. Questi signori hanno inciso il primo album a metà anni novanta. Uno dei loro membri fondatori diventò il batterista degli LCD Soundsystem, mentre i loro dischi precorrevano i tempi della scena newyorkese di inizio millennio. Seminali e senza il dovuto riconoscimento, si direbbe, in una sola parola i Pixies, dieci anni dopo.
Torniamo a Harrington.La maglia vola via nei primi quindici secondi, rivelando un fisico importante. Le calvizie unite a una barba rosa fluo fa di lui una presenza di sicuro impatto sul palco. Palco che però non ama frequentare, dato che si lancia tra il pubblico alla prima canzone. Ruba macchine fotografiche, si impossessa di birre che poi sputa in cielo, sembra un folletto impazzito, un tarantolato dai colori accesi, e, notate bene, tutto questo accade mentre porta a casa un pezzo dopo l’altro. La band, sul palco, suona impassibile. Tre tecnici, che sembrano bagnini, stanno attenti al cavo del microfono. Perché Harrington non ama il wireless, è figlio di anni analogici. O forse trattasi di apparato per recuperarlo, a un certo punto. Musicalmente sono perfetti, nel loro genere. Lo spettacolo beh, quello è impagabile. 

Come impagabile è il numero di sospiri che si levano dalla folla quando sul palco sale Warhaus. Sui documenti risulta Maarten Devoldere, origine belghe, trentaquattrenne. “Bello bello in modo assurdo”, direbbe qualcuno, così come “belli belli in modo assurdo” sono i componenti della band. Agli occhi di un quarantacinquenne che ribolle di invidia sul palco sono saliti la versione continentale e più raffinata di una qualunque boy band inglese.  Al netto della beltà bisogna riconoscere che il progetto portato sul palco è affascinante: il nostro eroe, dopo una separazione, si è chiuso in una stanza di un hotel di Palermo per tre settimane, a elaborare dolore e tristezza. Lo ha fatto portandosi strumenti e microfoni.
Al suo ritorno in patria il produttore Jasper Maekelberg ha deciso di tenere i master originali della voce, costringendo i (bellissimi) musicisti a costruire la parte musicale attorno a quel dolore inciso in modo così verace. Risultato finale: una musica elegante, tra lo chansonnier e il crooner, con elementi quasi jazzati, con ampio uso di fiati e pianoforte.

È stata una giornata dedita all’ecclettismo.
Dai King Hannah e i loro ritmi lenti e cadenzati ai Les Savy Fav e il frontman col guinzaglio, nudo tra le genti. I belli e bravi accompagnatori di Warhaus, che ha raccontato con passione e leggerezza un amore finito. Verso le dieci di sera si vira ancora, verso lidi ben noti e verso una band decisamente a fuoco, i Wilco.
Colpa loro se esiste il genere alternative country, quando ancora si chiamavano Uncle Tupelo. Nel corso degli anni sono diventati più eclettici e sperimentali, ma la radice, alla fine, è sempre quella, qualunque sia la declinazione.
Classici nell’alt rock, semmai, anche perché hanno alle spalle anni di carriera, di LP (dodici in studio) e di premi (due Grammy sopra il caminetto). Ci hanno accompagnato nelle nostre serate sul divano, presenti in quasi ogni serie uscita negli ultimi anni, da Dr. Houseal recentissimo The Bear, oppure ovunque venga citata la loro Chicago. Per Ted Mosby di How I Meet Your Mother è Summerteeth il loro album migliore. Chissà se gli stivali rossi sono legati all’alt-country dei Wilco.
Il loro successo come accompagnamento sonoro è dovuto probabilmente al fatto che raccontano storie di vita, raccontano quotidianità, e lo fanno con abbondante uso di chitarre.
Sono come un viaggio in auto da passeggero, mentre alla guida c’è il più fidato e sicuro degli amici. Puoi perderti nei paesaggi, puoi parlare per ore, puoi tacere senza imbarazzo, intanto si va. E i Wilco hanno un pilota automatico che è una sicurezza, rendendo il loro live un piccolo gioiello. 

Il primo giorno dei TOdays termina in perfetto orario, il termometro rimane severo, tempo per un’ultima birra e per segnare le prime impressioni sul taccuino che, nel mentre, è diventato un’app.
La lunga strada verso il professionismo.

T-shirt dei Joy Division: tre.
Token in tasca: quattro (ma ho fatto scorta).

Andrea Riscossa

Turnstile @ AMA Music Festival

Romano D’Ezzelino, 23 Agosto 2023

Se come si sente dire di tanto in tanto la diversità è ricchezza, noi che eravamo presenti al Day 1 dell’AMA Festival possiamo serenamente abbandonare i nostri lavori e dedicarci ad altre e più appaganti e arricchenti attività. Tipo andare a concerti.

Si scherza ovviamente, anche se oggettivamente la serata del 23 agosto è quella più multiforme e differenziata tra le cinque che compongono il festival veneto, giunto all’ottava (?) edizione e capace di presentare delle primizie assolute, leggasi Chemical Brothers, Cypress Hill, Yunglud, Megadeth e molto altro.

Arrivo al parco di Villa Cà Cornaro un pò in ritardo rispetto alle previsioni, causa intoppi vari lungo la strada, con i Bnkr44 che stanno già allietando i primi presenti. Collettivo di giovani toscani, la loro proposta è sideralmente distante dai miei gusti, non solo per una mera questiona anagrafica, tuttavia vedo gente divertirsi, alcuni miei coetanei conoscono addirittura diversi pezzi a memoria, si balla spensierati ma causa alcune insistenti gocce di pioggia opto per andare a fare una prima tappa al bar.

Il secondo artista in scaletta è il rimpiazzo dell’ultim’ora, chiamato a sostituire la defezione pesante, quella di Salmo. Parliamo infatti di Nitro, rapper “di casa”, che presenta un set di livello davvero alto. Il pubblico inizia ad aumentare sensibilmente, l’interazione tra sopra e sotto il palco è continua e coinvolgente, Nitro alterna pezzi dal suo ultimo Outsider a pezzi storici, cantati all’unisono da gran parte del pubblico, la pioggia continua a tamburellare sulle nostre teste ma il live è incalzante e mi porta a posticipare il secondo giro. Si chiude con una versione davvero sentita di Ti Direi, “Ogni errore mi ha reso la versione migliore di me”. Grande Nitro, ben fatto.

Si fa buio, si cambia nuovamente totalmente genere, si vola in Inghilterra con i White Lies. La band capitanata da Harry McVeigh dimostra di essere perfettamente a proprio agio in queste situazioni, suoni pieni, di grande impatto, anche se personalmente non apprezzo troppo questa predominanza di tastiere anni ‘80, come in Is My Love Enough.

Mi rimane la sensazione di un’esibizione che sul lungo periodo tende un pò ad appiattirsi, a rimanere entro degli argini troppo stretti, nonostante una sezione ritmica (che bel batterista è Jack LawrenceBrown!) di livello assoluto.

Ed eccoci a noi. 

Allora non faccio mistero che quando erano stati annunciati i primi nomi, i miei occhi si erano posati subito sui Turnstile. Se già il loro ultimo GLOW ON aveva un grado di gradimento nella mia personale graduatoria molto alto, per l’esibizione live tocca utilizzare il moltiplicatore. 

C’è una strana elettricità nell’aria, nel pit si avverte una certa qual tensione che preme per essere sprigionata, mi guardo intorno e non capisco se tutta quella gente sia lì per la band di Baltimorao se siano orfani di Salmo, ma per fortuna i nostri non tardano ad arrivare sul palco. E scatenare il delirio.

Come segretamente speravo l’inizio è affidato a MISTERY, brano di apertura del loro ultimo album, e tutto quello che immaginavo e sognavo inizia ad accadere. Sul palco Brendan Yates è una furia, Daniel Fang alla batteria e Franz Lyons al basso tengono ritmi insostenibili, le chitarre di Pat McCrory supportata dal nuovo innesto Meg Mills sparano quei riffoni sui quali è letteralmente impossibile stare fermi. Volano bicchieri di birre, volano persone sopra le nostre teste, Brendan salta a destra, salta a sinistra, si toglie la camicia e nei pochi momenti più rallentati accenna movenze che nemmeno Patrick Swayze in Dirty Dancing. GLOW-ON viene suonato praticamente tutto, quando nel finale parte BLACK OUT, cantata da tutto il pubblico, ho finalmente il tempo di riguardarmi intorno ed accorgermi che il dubbio iniziale non aveva ancora trovato risposta, tuttavia non c’era più una persona una che non fosse stata catturata dall’energia dei Turnstile, anzi.

C’è ancora tempo per un altro paio di canzoni, un Brendan Yates che ci informa (con mio sommo sbigottimento) che si tratta della loro prima volta in assoluto in Italia, e sulla spettacolare esplosione di coriandoli su T.L.C. cala il sipario su questa serata magica.

Si torna a casa con la convinzione che i Turnstile siano una delle live band migliori in circolazione.

Ed enormemente più ricchi. 

Già.