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The Murder Capital – Si aggiunge una nuova data italiana: il 3.11 al Locomotiv Club di Bologna

All Things Live Italy presenta The MurderCapital. L’acclamata band post-punk irlandese, dopo il successo al Fake Fest (lo scorso 13 luglio a Bellaria Igea Marina, Rimini) aggiunge una nuova data italiana in occasione del The Clown’s Reflection Tour, il 3 novembre al Locomotiv Club di Bologna, oltre alle due precedentemente annunciate il 2 novembre al Circolo Magnolia di Milano e il 4 novembre al Largo Venue di Roma.
Biglietti disponibili solo sulla piattaforma di ticketing e discovery DICE.
 
The Murder Capital nascono nel 2018 dall’incontro tra James McGovern (voce), Damien Tuit (chitarra), Cathal Roper (chitarra/tastiere), Gabriel Paschal Blake (basso) e Diarmuid Brennan (batteria) a Dublino. Nel 2019 pubblicano l’album d’esordio When I Have Fears che è stato incluso nelle classifiche di fine anno di diverse testate internazionali tra cui il The Guardian che l’ha definito “an outstanding debut from a great new band who play it like they mean it“. Nel 2022 si sono esibiti su palchi importanti come quelli del Primavera Sound, VYV Festival e Solidays, hanno aperto i Pearl Jam al British Summer Time ed un tour sold-out in Europa e Inghilterra.
Il 20 gennaio 2023 è uscito il secondo album Gigi’s Recovery, 12 tracce che hanno spinto la band verso nuove sonorità sempre più coraggiose e distanti dal lavoro precedente, gli elementi elettronici sono molto più presenti, insieme alle influenze industrial.

Il 2 novembre al Circolo Magnolia di Milano, il 3 novembre al Locomotiv Club di Bologna (nuova datae il 4 novembre al Largo Venue di Roma ti aspettano i The Murder Capital per tre imperdibili date.

Biglietti solo su DICE
2.11.23 – Circolo Magnolia, Milano: https://dice.fm/event/646df16b8ba4f20001aac518
3.11.23 – Locomotiv Club, Bologna – nuova datahttps://link.dice.fm/D25736eaeca3
4.11.23 – Largo Venue, Roma: https://link.dice.fm/j325aba52fea
 

The Murder Capital https://www.instagram.com/themurdercapital/

RADAR Concerti è All Things Live Italy, segui tutti gli aggiornamenti 
https://www.instagram.com/allthingsliveit/
https://allthingslive.it/

LORNA SHORE: una data all’Alcatraz di Milano

LORNA SHORE, tra le band extreme metal di nuova generazione maggiormente apprezzate dai fan, annunciano oggi “The Pain Remains EU Tour”, serie di concerti che vedranno il gruppo esibirsi anche in Italia per un unico appuntamento che si terrà venerdì 24 novembre 2023 all’Alcatraz di Milano.

Prima di LORNA SHORE saliranno sul palco anche RIVERS OF NIHILINGESTED e DISTANT.

Di seguito il riepilogo della data:
LORNA SHORE
+ Rivers Of Nihil
+ Ingested
+ Distant
Venerdì 24 novembre 2023 – Milano, Alcatraz

BIGLIETTI
I biglietti per lo show saranno in vendita su Ticketone a questo indirizzo

Arctic Monkeys @ I-Days

Milano, 15 Luglio 2023

Per essere metà luglio a Milano, non fa neppure così caldo, e all’Ippodromo Snai La Maura di gente ce n’è, un’educata calca ammassata ma anche ammansita, forse da quella leggera malinconia che arriva e ti intorpidisce quando le cose belle stanno per finire. Alla fine, gli I-Days Coca-Cola sono un po’ il Glastonbury de noialtri, magari senza fango e mandrie di mucche dietro l’angolo, ma con lo stesso senso di spiritualità, libertà e comunità che solo la musica live, quella bella dei festival, può soffiare nell’aria perché tu lo respiri. 

Ed ecco cosa si respira in questo sabato pomeriggio: una devozione quasi animale, nel senso che nasce proprio dentro l’anima e viene fuori quando si controlla l’ora e ci si guarda intorno e ci si sente piccoli. Quando ci sentiamo piccoli, e anche un po’ adrenalinici, ci rendiamo conto che quello che ci aspettiamo sta per succedere e che intorno a noi ci sono migliaia di persone unite da una comunione di intenti, e tiriamo un sospiro di sollievo al pensiero che ogni tanto possiamo concederci di non sentirci poi così “unici”. 

Allora arrivano gli Omini, Julian, Zak e Mattia, con il loro brit rock perfettamente in tema con i protagonisti della serata che stanno introducendo. Con la musica nel sangue (quasi letteralmente: Julian e Zak sono figli del chitarrista degli Statuto mentre il padre di Mattia è il batterista Alberto Fratucelli), la band piemontese scalda il pubblico in un uragano di freschezza.

Una pausa di riflessione dopo la bomba sganciata dai giovani artisti, e subito scorgiamo Willie J Healey, from Oxfordshire with love. Chissà, forse l’umidità milanese gli ricorda casa: pacifico al limite del flemmatico e perfettamente a suo agio, il musicista britannico classe ’94 canta e suona una carrellata di pezzi dal suo ultimo album Twin Heavy. A lui piace suonare musica che lo fa sentire bene, come dice spesso nelle interviste, e si vede, e si sente, e fa sentire bene anche noi. 

Stacco netto e da un’atmosfera pacata passiamo all’adrenalina, quella massiccia un po’ sporca del punk rock. The Hives riempiono il palco (e non solo le vostre playlist preferite) e ci fanno sentire alcuni dei loro pezzi più energici. Quello della band svedese è un rock puro, adolescenziale, che ci fa tutti regredire ad uno stato quasi primitivo di sana estasi, tra un calcio volante e un lancio di microfono alla Roger Daltrey.

Il sole è da poco calato, il palco è di nuovo vuoto, il vociare più fitto che mai, a me il cuore batte forte e quasi riesco a sentirlo, il battito dei miei vicini sembra veloce quanto il mio. “They say it changes when the sun goes down”, quando il sole tramonta, cambia tutto, e infatti adesso è tutto diverso. 

Camicia bianca, occhiali da sole scuri e capelli all’indietro, marchio di fabbrica, un cenno alla folla in adorazione, e Alex Turner riempie il palco a rapide falcate. Tra giochi di luce usciti direttamente dall’Enterprise, scaglia gli accordi elettrici di Brianstorm seguita dai più grandi successi degli Arctic Monkeys di quando li conoscevamo come un gruppo di strimpellatori di Sheffield. Da Snap Out of It, Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair, a Crying Lightning, un respiro profondo e il frontman indossa la maschera della maturità con alcuni dei branipiù recenti, trascinandoci in un hotel lunare (Four Out of Five) o facendosi più meditabondo (Perfect Sense), senza tralasciare il suo lato più seducente (Why Do You Only Call Me When You’re High, Arabella). 

Potrebbe sembrare fan service ma non lo è quando interpreta i classici Fluorescent Adolescent e Cornerstone (senza lesinare sulla teatralità dei testi). 

Ci sciogliamo non solo per la temperatura estiva ma anche per ballad liriche come There’d Better Be a Mirror Ball e 505 con tanto di palla a specchi calata sul palco. 

Per il gran finale, un encore tra deliri sci-fi (Sculptures of Anything Goes) e flirt ad alto contenuto di chitarre distorte (I Bet You Look Good On The Dancefloor, R U Mine). 

Gli Arctic Monkeys hanno fatto pace con la loro discografia, presentandoci una performance matura ed onesta, con Alex Turner che sa vestire i panni del mattatore, ma sa anche quando spogliarsene per mostrarci la genuina connessione con i suoi brani. Così vicino eppure così irraggiungibile, come una rock star d’altri tempi. 

Gli I-Days Coca-Cola si chiudono con un concerto da 10 e lode.

Iron Maiden @ Milano Summer Festival

Milano, 15 Luglio 2023

Questo non è un concerto.

Questo è una walk down the memory lane, un viaggio nel passato che sa di futuro.

Perchè nel momento in cui Bruce Dickinson, davanti a una folla che urla “Maiden, Maiden, Maiden”, sorride e inizia a parlare di viaggi nel tempo, delle possibilità di attraversare i “Gate of time” (non con una Delorean come in Ritorno al Futuro ma bensì con una Fiat, per rispetto della cultura italiana), io penso a quando, a 15 anni, ho comprato la mia prima maglia degli Iron Maiden, quella di Fear of the Dark, con la speranza di indossarla un giorno ad un loro concerto. Quel giorno è arrivato 13 anni dopo, e l’attesa è stata pienamente ripagata. Ma andiamo con ordine.

Il 15 luglio, si è tenuto, all’Ippodromo Snai San Siro di Milano, The Return of the Gods Festival Milano, durante il Milano Summer Festival: è una giornata estremamente calda e, quando si arriva alla fermata di Lotto per andare agli ingressi, si inizia a realizzare che sì, sta succedendo veramente, che gli Iron Maiden suoneranno davvero quella sera per l’unica data italiana del loro The Future Past Tour. Dal momento in cui si entra effettivamente all’Ippodromo, e fino alla fine, si ha la sensazione di far parte di un’unica grande famiglia: non tanto perché tutti praticamente indossiamo la maglia o un accessorio che richiama gli album della band, ma perché tutti siamo genuinamente interessati a trascorrere una bella serata ascoltando, cantando e venerando questa band metal britannica. Proprio tutti, dai fan sfegatati che seguono il gruppo dagli anni ’80 ai bambini, in spalla ai genitori. C’è una grande energia che, come ci si aspetta, sarà poi pienamente corrisposta dall’incredibile performance live di Bruce Dickinson, Dave Murray, Adrian Smith, Janick Gers, Steve Harris e Nicko McBrain

A scaldare gli animi (in senso metaforico, perché in senso letterario ci pensa il meteo) è una scaletta di band metal europee: The Raven Age (inglesi), Blind Channel (finlandesi), Epica (olandesi) e Stratovarius (finlandesi) si alternano sul palco portando le loro diverse sfumature di metal, ingannando l’attesa degli headliner. Si inizia con l’heavy metal de The Raven Age, che come founder e chitarrista vedono George Harris (il figlio di Steve Harris, bassista degli Iron Maiden). Il suono forte delle loro chitarre e bassi lascia poi spazio ad una declinazione dell’heavy metal, il nu metal, rappresentati qui dai Blind Channel, con quattro album in studio all’attivo e il plus di aver rappresentato la Finlandia all’Eurovision nel 2021 (oltre ad avere una delle bio più belle su IG, aka “Backstreet Boys of the metal scene”). Salgono poi sul palco gli Epica, una delle band di symphonic metal più importanti del panorama. Simone Simons è una sirena che incanta con la sua note alte, e la commistione con la voce death di Mark Jansen rende l’esperienza quasi mistica, considerando poi la forte commistione dei loro testi con tematiche che spaziano dalla spiritualità alla filosofia e fino ai più diversi ambiti della scienza. Nell’andarsene, ci lasciano con la loro cover strumentale di One Day, un brano della colonna sonora di Pirati dei Caraibi, il che da fan del gruppo e delle colonne sonore mi lascia estremamente soddisfatta e ancor più pronta per gli Iron Maiden. Chiudono con letteralmente due brani in chiave power metal gli Stratovarius perchè, avendo avuto problemi con il loro volo, sono arrivati tardi e sono riusciti a regalare al pubblico solo due pezzi, prima di lasciare spazio, puntualissimi alle 21, agli Iron Maiden.

Doctor, Doctor Please parte in playback e poi eccoli, sono sul palco, con lo spirito di chi non vede l’ora sia di suonare al pubblico sia i brani più recenti, tratti dall’album Senjutsu, che i grandi classici, quelli che infiammano (letteralmente, considerati i giochi di fuochi e fiamme che intervallano l’intero concerto) il mondo interno da quasi 50 anni. Rispettando le aspettative che il titolo di un tour come The Future Past può dare, il concerto è un viaggio di 15 brani (della durata di quasi due ore), che ripercorre la loro leggendaria carriera, tra suoni, innovazioni e intuizioni che hanno plasmato il genere metal con un occhio di riguardo verso le avanguardie. Nella prima cinquina di brani, il tema del tempo e del viaggio nel tempo fa da protagonista, con brani come Caught Somewhere in Time e The Time Machine. C’è poi spazio per vedere The Writing on the Wall e per urlare a gran voce “Not a prisoner, I’m a free man”. Bruce Dickinson è un frontman nato: più la folla è grande e partecipe, più lui si fa intrattenitore e direttore di questo coro di voci ed emozioni che nel frattempo è diventato l’Ippodromo Snai San Siro. Non può mancare Eddie The Head, la mascotte della band, che compare sul palco tre volte, una delle quali, intrattenendo una duello a colpi di armi da fuoco (scenografico ovviamente) con Bruce Dickinson stesso. Da Can I Play With Madness poi, è una vera e propria esperienza collettiva in cui tutti cantano, sempre incitati dagli accordi di chitarre, bassi e batteria, oltre che da Bruce, che urla “Milano!” ad ogni ritornello. Storia, cultura e religione si alternano grazie a brani quali Death of the Celts, Alexander the Great e Heaven Can Wait.

La sera ha ormai lasciato spazio alla notte, ma nessuno teme le tenebre quando tutti intonano a gran voce Fear of the Dark. Un ultimo salute su note di brani come Iron Maiden e The Trooper e gli Iron Maiden tornano nella leggenda. Alla quale però, questa volta, ho preso parte pure io.

Boy Harsher @ NOVA

Nella torrida Bologna estiva non ci si annoia mai.
La quantità di concerti proposti sembra sia direttamente proporzionale all’aumento di gradi percepiti ma noi non ci facciamo spaventare facilmente, quindi armati di ventaglio e borraccia siamo tornati al Botanique, giardino nel cuore della città universitaria, per un’altra serata targata NOVA Festival.
Questa volta, sul palco, abbiamo il duo dark wave americano Boy Harsher, composto dall’ipnotica cantante Jae Matthews e dal produttore Augustus Muller.

La band ha all’attivo quattro dischi, di cui l’ultimo è la colonna sonora del loro autoprodotto lungometraggio, un’estetica da dark anni ’80, e una marea di fan sfegatati. Il giardino è stracolmo di gente, ovviamente tutti vestiti di nero anche se ci sono 50 gradi percepiti, e sembrano tutti o quasi appena usciti da qualche club underground berlinese. Anche perché sono anni che i Boy Harsher non passano dall’Italia, e brucia ancora la data annullata nel maggio dell’anno scorso dovuti a problemi familiari di lei, ma devo dire che ieri si sono fatti più che perdonare.

Si parte con Keep Driving, che apriva il disco del 2019 Careful, con l’intro minimale che prepara il campo per la voce soave di lei. Inizio lento, ma che lentamente ti trascina in un universo onirico e ancestrale. Con Fate abbiamo una base decisamente più ritmata, sempre con quello stile synth pop e post industrial che li caratterizza, e che i fan aspettano con ardore per lanciarsi in balli sensuali e morbidi, come la voce di lei. La cover di Wicked Game, singolo cult di fine anni ’80, con uno stile decisamente più dreamy e minimale, porta il pubblico a cantare a squarciagola. Gran finale col loro singolo ormai diventato immancabile in ogni DJ set underground e che sembra scritto da un incrocio tra i Depeche Mode e i D.A.F., Pain

Seducente e magnetico, aiutato da un ottimo gioco di luci, il concerto aveva un aspetto oscuro ma allo stesso tempo romantico. Non a caso Muller ha scritto ben due colonne sonore per la casa produttrice di film per adulti Four Chambers. Il live, anche se durato a malapena un’oretta, ci ha regalato esattamente quella catarsi goth ma sensuale che ci si aspetta ad un concerto synthwave. Si sentono tantissimi richiami ai Suicide, grazie all’alternarsi perfettamente bassi monotoni da lui ripetuti in maniera ossessiva alle urla acute di lei. 

Insomma, se volete sentirvi come dentro ad un film di Lynch, andate ad un concerto dei Boy Harsher e sarete accontentati.

Alessandra D’aloise