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The Warning @ Amager Bio

A week of record-breaking temperatures in Europe ended in another hot day and for the second night in a row Copenhagen bore witness to a thunderstorm. Tonight’s offering, however, was confined to the insides of Amager Bio as The Warning tore up the stage. 

At a point midway through the gig, Lead singer and guitarist Dany Villarreal Vélez got genuinely freaked out by roar of foot stomping in the balcony from the crowd, such was the level of enthusiasm the crowd had.

Without a doubt, this band is one of the most exciting live acts going now and the Villarreal Vélez sisters have that rare combination of hard skills, awesome riffs and most importantly, a stage presence that leaves many in the dust. 

Covering a very archetypical lineup you have the charismatic powerful singer and guitarist with Dany on lead, hard hitting dynamo drummer Paulina Villarreal Vélez and the reserved sultry Alejandro Villarreal Vélez on bass. With a new album soon to be released today was combination greatest hits, some old deep cuts such as MARTIRIO and of course the newer songs Ritual and Kerosene from upcoming album Everything’s Falling that will be released on August 28th. Much of the setlist was from 2024 album Keep me Fed and the song Sharks in particular, had bone crunching intensity.

If I had one complaint for the entire night it would be that it was a little short, but it’s never a bad thing to be leaving a gig on such a high and wanting to see then again as soon as possible.

The new album can’t drop soon enough, and I think it goes without saying that this gig is Top 10 of all time for me.

Setlist

MORE
S!CK
Satisfied
CHOKE
Six Feet Deep
Qué más quieres
Escapism
Ego
MONEY
Survive
DISCIPLE
Ritual
Sharks
Hell You Call a Dream
MARTIRIO
Kerosene

EVOLVE
Automatic Sun

Mac DeMarco @ Sequoie Music Park

Se esistesse un campionato mondiale della nonchalance, Mac DeMarco probabilmente lo vincerebbe presentandosi in ciabatte, con una chitarra mezzo scordata e l’aria di chi ha sbagliato indirizzo. Dietro quell’atteggiamento da eterno svogliato, però, si nasconde uno degli artisti che più hanno influenzato il lo-fi e l’indie rock degli ultimi quindici anni: un autore capace di trasformare melodie sghembe, chitarre dal suono slacker e un pop psichedelico intriso di malinconia in una cifra stilistica immediatamente riconoscibile. Canzoni che sembrano nate per riempire un pomeriggio senza programmi e che, puntualmente, finiscono per restare in testa. Era dal 2013, dallo storico – e ormai quasi mitologico – concerto al Covo Club, che DeMarco non tornava a Bologna. Questa volta il salotto dell’indie lascia spazio al prato del Sequoie Music Park, ma il protagonista è rimasto identico: uno che sembra salito sul palco per caso e che, già che c’è, decide di divertirsi più di tutti.

La scaletta trova il giusto equilibrio tra passato e presente. Da una parte i brani che lo hanno consacrato, come Salad Days, This Old Dog e l’immancabile Chamber of Reflection; dall’altra le canzoni del nuovo album Guitar, tra cui Sweeter e Phantom. Un’alternanza naturale, che evita l’effetto greatest hits e restituisce il ritratto di un artista ancora curioso del proprio percorso. Per il gran finale arriva una delicata cover di Human Nature di Michael Jackson: tra un falsetto e l’altro, DeMarco si cimenta anche in una personalissima imitazione dei celebri passi del Re del Pop, con risultati decisamente più entusiasti che precisi. Poi c’è il personaggio. Più che un frontman, un cartone animato armato di chitarra. Corre da una parte all’altra del palco, salta, prova improbabili verticali, si contorce, si rialza come se la forza di gravità fosse poco più di un suggerimento. Tra un brano e l’altro ringrazia il pubblico una quantità industriale di volte, ma lo fa con vocine stridule e improbabili che trasformano ogni “Thank You” in una gag. Alla fine nessuno capisce più se stia prendendo in giro il pubblico o se stesso. Forse entrambe le cose.

Il pubblico, naturalmente, lo segue ovunque. Canta ogni ritornello, ride a ogni siparietto e si lascia trascinare in quella dimensione in cui l’indie smette, finalmente, di prendersi troppo sul serio. Ed è proprio qui che sta il segreto di Mac DeMarco: riuscire a essere un musicista raffinatissimo senza mai smettere di sembrare quello meno interessato a dimostrarlo. Alla fine del concerto resta il dubbio più grande: DeMarco è davvero il tipo più rilassato del pianeta o è semplicemente un genio della recitazione? In fondo cambia poco. Per due ore ha fatto sembrare perfettamente normale che un uomo con i baffetti, una chitarra e qualche passo di danza improbabile potesse mettere d’accordo nostalgici, hipster e curiosi. E, a giudicare dagli applausi, forse il vero talento non è suonare così bene, ma convincere tutti che farlo sembri la cosa più facile del mondo.

Alessandra D’aloise