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Emidio Clementi, letteratura musicata o musica letteraria?

Uno dei più grandi artisti italiani degli ultimi trent’anni, Emidio Clementi dai Massimo Volume in avanti è stato un riferimento per generazioni di musicisti, capace come pochi di unire e contaminare musica e letteratura. Lo abbiamo raggiunto in occasione della sua ultima fatica artistica, ovvero la messa in scena di un’opera di Andrea Pazienza, Pompeo.

Ciao Emidio, innanzitutto grazie di aver accettato il nostro invito e intanto, come stai?

“Bene, devo dire. Sto scrivendo, sto insegnando, direi che tutto procede per il meglio.”

Allora passiamo alle domande più difficili… Pochi come te hanno subito la fascinazione tra musica e letteratura, ovviamente coi Massimo Volume ma poi anche coi Motel Chronicle, o in solo, per cui volevo chiederti qual è l’aspetto che più ti affascina, che più ti stimola in questo tuo processo di commistione tra queste due forme d’espressione?

“Allora, se parliamo dei lavori miei forse il fatto che nel parlato c’è maggiore libertà nella scrittura pertanto lo spazio che essa può prendersi è più ampio che nella canzone tradizionale. Un tempo poi, quando già mi erano arrivate delle proposte di lavorare su testi degli altri, avevo sempre rifiutato, per timore di non farcela principalmente. Poi con Carnevali, che è un autore che sento molto vicino, ho superato questo blocco e forse adesso sto anche esagerando. Però ecco mi sono sempre confrontato con voci che sentivo comunque vicine.”

E tra queste c’è sicuramente Andrea Pazienza. Come nasce tecnicamente ma anche concettualmente l’allestimento di un lavoro simile? E generalmente poi come decidi di orientarti verso un’opera rispetto ad un’altra.

“Beh nel caso di Pompeo si è trattato di un lavoro nato su commissione per il festival del fumetto della Coconino. Quando me lo hanno proposto mi sono preso un po’ di tempo perché ero un po’ spaventato, soprattutto perché c’era un fumetto di mezzo, quindi un altro linguaggio rispetto al mio e alla fine mi sono un po’ buttato. Alla prima assoluta ero solo sul palco, io e le tavole. Successivamente ho voluto coinvolgere anche Corrado Nuccini per una data doppia a Bologna, e devo dire che Corrado ha fatto un grande lavoro, ha trovato le atmosfere che erano giuste per illustrare il fumetto. Poi comunque abbiamo lasciato le tavole sullo sfondo perché il pubblico potesse comunque raccapezzarsi ma è stato comunque una bellissima esperienza.”

In relazione a questa ipotetica trilogia sulla quale avete lavorato tu e Corrado, formata da Carnevali, Shepard e Eliot, tre autori di lingua inglese ma in luoghi e tempi differenti…

“Sì scusa ti interrompo perché è vero, sono autori americani quando poi l’unico americano è Shepard…”

Esatto, questo mi aveva colpito e incuriosito, ovvero come ti orienti in questo mare magnum? Per dire, già in fase di lettura o di studio di un autore poi ti immagini già come potrebbe poi essere un’eventuale trasposizione sul palco?

“Diciamo che la molla è sempre la musicalità della loro parola. Quella di Carnevali è evidente, con Eliot siamo di fronte alla poesia vera e propria, Shepard è vero che si muove in un territorio tra prosa, poesia e frammenti, ma a suo modo assomiglia un po’ ad una canzone, come me la posso immaginare io ovviamente. E quindi anche nella scelta dei brani per i Motel Chronicle, oltre a scegliere quelli che mi piacevano di più, puntavo anche a quelli che potenzialmente si sarebbero prestati meglio ad essere musicati.”

E Paul Auster, che purtroppo è recentemente scomparso, potrebbe essere un potenziale autore che potresti affrontare?

“Per quanto Paul Auster sia un autore che ho amato molto, specialmente con L’Invenzione Della Solitudine, lui è molto più legato alla prosa, non ce lo vedo tanto in un lavoro di questo tipo.”

Quest’anno invece ricorrono in vent’anni della pubblicazione di Stanza 218, realizzato con gli El Muniria, un disco che mi è sempre piaciuto moltissimo nonostante, impressione mia sia chiaro, sembra essere considerato un lavoro minore nella tua discografia. Come ricordi quel periodo e come si formò quel terzetto inedito con Massimo Carozzi e Dario Parisini?

“Guarda, io ricordo quel periodo con grande emozione, ancora di più dalla morte di Dario. Tutto il processo di quel disco fu molto faticoso, a cominciare dal viaggio, dalla realizzazione del disco e non nego, anche il live. Il disco ha una componente direi quasi naïf, visto che ha questa elettronica che al tempo non era evoluta e settata come l’attuale e ricordo che ad esempio spesso il computer si piantava. Però al contempo è stato uno dei dischi più appassionati che ho fatto. È vero che quando uscì rimanemmo delusi da un critica molto tiepida. Quello che dici tu è vero però forse è un disco che è stato ascoltato più di quanto sia stato recensito, credo.”

Come lo hai trovato il tributo che vi hanno fatto mi pare lo scorso anno con quel disco, Stagioni, dove trovano spazio sia nuove leve che artisti più “cresciuti”? E che effetto ti ha fatto sentirti risuonato in un certo senso?

“Mi sembra un grande gesto d’affetto naturalmente, il disco mi è piaciuto, qualche pezzo di più, qualche pezzo di meno. Soprattutto però mi ha dato l’idea della fragilità della nostra proposta, non so come dire… perché è un po’ difficile spostarla dal posto preciso in cui si colloca, cioè faccio un esempio, le meravigliose melodie di Cohen, di Dylan, chiunque le prenda in mano mantengono un po’ la cifra dell’autore, noi invece ci siamo sempre nutriti di quella fragilità, per cui se sposti di poco gli elementi, ecco io credo che diventi qualcosa d’altro.”

Di recente avevo fatto una bella chiacchierata con Jonathan Clancy riguardo al suo ultimo bellissimo lavoro e alla sua etichetta, la Maple Death. Tu c’hai avuto spesso a che fare con loro ma non hai mai pubblicato con l’etichetta…

“Beh Jonathan, come anche Francesca (Bono, NdA) e Laura (Agnusdei), sono miei cari amici, ho ascolto molto i loro lavori e soprattutto quello che sta facendo Jonathan con la Maple è proprio un lavoro culturale, molto esteso e molto efficace. Avevamo iniziato un lavoro insieme che poi, come spesso accade, non è andato in porto ma magari succederà in futuro. Se posso mi è piaciuto molto anche il disco di Krano, bello davvero, una bella personalità, non l’ho mai visto dal vivo ma capiterà. Senza volerla buttare nel politico però ormai trovare spazi al di fuori delle grandi etichette, delle grandi firme, sta diventando sempre più difficile. Una volta era sexy e seducente la scena indipendente, l’impressione mia è che ora anche quella sia stata inglobata nel mainstream.”

Coi Motel state preparando o lavorando a qualcosa di nuovo? Le date dello scorso anno sembra siano andate davvero bene.

“Sì, molto. Prima accennavi all’idea di trilogia ed infatti, quello che vorremmo fare ora è proprio quello di portare in scena, di creare una traccia narrativa che tenga insieme questi tre autori. Il tema probabilmente è quello della fuga, Carnevali che da Bologna va in America, Eliot dagli Stati Uniti all’Inghilterra, Shepard che è comunque un uomo della strada. Se vogliamo metterci anche il mio romanzo su Carnevali, L’Ultimo Dio, quindi sì, lo spettacolo dovrebbe debuttare il prossimo 6 dicembre qui a Bologna e speriamo di riuscire a portalo un po’ in giro e soprattutto di creare un qualcosa di un po’ più teatrale e un po’ più lontano dal reading.”

Stai anche pensando ad altri autori?

“In realtà al momento sento forte il bisogno di concentrarmi sulla parola mia, di tornare ad essere anche un autore di testi, a portare in scena parole mie.

Sto lavorando ad un nuovo romanzo che spererei fosse un po’ più corale de La Notte Del Pratello. Non so quando lo finirò perché comunque sono molto lento nel comporre…”

E novità sul fronte Massimo Volume o per il momento lo teniamo lì?

“No, teniamolo lì. Poi ovviamente nulla è finito. Vittoria sta lavorando al nuovo disco con Francesca Bono, io idem, poi ogni tanto ci sentiamo ovviamente. Se sentiremo la necessità e la voglia di fare qualcosa assieme lo faremo… perché quella è casa.” 

Foto in copertina da archivio

Tre Domande a: La Municipàl

Come e quando è nato questo progetto?

Dopo Tutto Questo Tempo è nato dopo un lungo periodo in cui sono stato impegnato con altri progetti di generi molto diversi da La Municipàl, in primis con Mundial, con cui abbiamo fatto centinaia di concerti in Italia e all’estero e due dischi. L’essere immerso in un altro genere, prettamente strumentale, ha creato la condizione giusta perché le canzoni de La Municipàl mi arrivassero per un’esigenza reale, come un pugno al momento giusto, senza pressioni o lavoro “di mestiere” in studio, per questo sono molto contento di come l’album suoni “sincero”.
Alcuni eventi personali poi mi hanno dato l’ispirazione giusta per alcuni brani, come Giacomo, scritto dopo la nascita del mio primo nipote, o Le Antenne scritto di getto in un giorno in cui ero particolarmente giù per la malattia di mio padre. È il primo album inoltre in cui mi sono aperto alla collaborazione con altri produttori in qualche canzone, ho sempre prodotto io tutti gli album ed avere una prospettiva sonora esterna su alcuni brani è stato molto stimolante.

C’è un artista in particolare con cui ti piacerebbe collaborare/condividere il palco?

Non c’è un artista in particolare con cui mi piacerebbe condividere il palco, anche perché alcune mie canzoni sono molto intime e non si prestano a collaborazioni, ed in genere non mi piace il feat. fine a sé stesso, dove ci butti dentro dei nomi solo a scopo commerciale, credo ci debba essere una sintonia artistica ed umana di fondo per poter creare qualcosa di bello.
Ma di sicuro uno degli artisti che stimo ed ascolto di più è Yann Tiersen, musicista super eclettico con una discografia enorme e variegata, metto i suoi dischi quando sono a casa perchè mi fanno viaggiare molto con il pensiero e sarebbe interessante il poter far mie alcune delle atmosfere che crea, che non mi lasciano mai indifferente, una sua produzione su un mio brano sarebbe un regalo enorme perché riesce a toccare alcune corde emotive difficilmente raggiungibili.

Qual è la cosa che ami di più del fare musica?

Quello che amo di più del fare musica è la libertà totale che hai nell’esprimerti, a prescindere dai generi musicali c’è un mondo enorme, da esplorare ed in cui sperimentare, il poterlo fare ed il farlo diventare un lavoro è sicuramente una fortuna e lo considero personalmente un dono enorme che mi è stato fatto da qualcuno, non so chi, ma lo ringrazio. ☺
Inoltre l’avere a disposizione un proprio studio è importantissimo, perché ti permette di lavorare h24 e di dare sfogo a qualsiasi impulso creativo, bello o brutto che possa essere, e questo ti fa diventare oggettivo sulle tue produzioni. Il produrre tanto personalmente mi ha portato a provare un’enormità di strumentazione, e di capire il suono preciso di ogni singolo microfono, amplificatore, strumento o plug-in, e questo ti permette di avere una tavolozza di colori sonori da poter mischiare meglio quando vesti le canzoni.

American Football @ Alcatraz

Qualche anno fa il mio insegnante di chitarra mi ha proposto di studiare una canzone di una band americana (a me assolutamente sconosciuta) resa interessante dall’accordatura insolita della chitarra e dalla disparità del tempo. Il nome di quella band è American Football, il titolo di quella canzone è Never Meant

Da allora il quartetto dell’Illinois ha latitato nella mia memoria musicale spuntando occasionalmente in mezzo a qualche conversazione alternative, per la precisione midwest emo, intrattenuta qua e là. Ciò nonostante, quando ho saputo che il tour celebrativo organizzato in occasione del venticinquesimo compleanno del primo album, l’eponimo American Football, avrebbe toccato il suolo italiano, non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di sentire dal vivo un gruppo cult degli anni ’90. 

Così, mi sono ritrovato in un Alcatraz gremito fino all’inverosimile e oltre ogni mia più ottimistica aspettativa, in cui la fila davanti al merchandising arrivava quasi a toccare il palco piazzato dall’altra parte della sala rispetto alla bancarella: una dimostrazione di affetto notevole per una band che credevo fosse dimenticata, o perlomeno di nicchia. 

Alle 20:00 spaccate inizia il concerto degli Edless, una formazione italiana un po’ dark e un po’ shoegaze che, con i suoi brani dilatati, crea un’atmosfera sognante e sospesa perfetta per l’evento.

A questo punto salgono sul palco, accolti da un boato che accompagnerà l’inizio di ogni canzone, gli American Football che si presentano con Five Silent Miles; un brano strumentale che è l’emblema della serata perché la band parla poco, le canzoni sono ermetiche e anche tra una e l’altra il frontman non interagisce più di tanto con il pubblico, e si concentra sugli intrecci chitarristici che ne rappresentano la cifra stilistica.

Il concerto continua in questo modo: i pezzi del primo album, intimi e sospesi, si susseguono senza sosta ma senza frenesia, gettando il pubblico in una malinconia amplificata dalle immagini che scorrono sullo schermo e che raffigurano la casa dove i membri della band hanno vissuto durante gli anni del college. Il repertorio è omogeneo (si potrebbe quasi dire che le canzoni tendono ad assomigliarsi, anche se coinvolgono grazie alle melodie dolci che le contraddistinguono) ma va sottolineato il fatto che i musicisti improvvisano molto, offrendo soluzioni innovative e modulazioni pregevoli, che rendono ogni composizione diversa dalle altre. Il concerto prosegue tra arpeggi e spleen fino al momento che tutti aspettavano: Never Meant, che i presenti cantano mentre sorreggono fans impegnati a fare stage diving. Il concerto si conclude con alcuni brani estratti dai due dischi realizzati dopo la reunion del 2014, che confermano la capacità degli American Football di scrivere melodie nello stile dei Death Cab For Cutie

Ancora stupito dall’affluenza monstre registrata all’Alcatraz, dopo il concerto decido di intervistare alcune persone per capire come gli American Football sono diventati un fenomeno. Le risposte sono varie. Pasquale, partito da Caserta, è un fan della prima ora, mentre i vicentini Piero e Andrea mi dicono che la band è protagonista di una serie di meme, ma la risposta migliore è quella di Lorenzo: la musica alternative, la musica minore, suscita un forte senso di solidarietà. Ieri sera eravamo tutti al concerto di un gruppo di amici.

Gianluca Maggi

Grande successo per la quarta edizione di HEROES FESTIVAL!


GRANDE SUCCESSO PER LA QUARTA EDIZIONE DI

HEROES FESTIVAL

Music | People | Change

La musica per lo sviluppo sostenibile

11 ARTISTI

6 CITTA’

20 ORE DI MUSICA

HEROES TORNERA’ NEL 2025

Si è conclusa la quarta edizione di Heroes Festival,, la manifestazione prodotta da Music Innovation Hub che unisce musica, innovazione e sostenibilità sociale e che quest’anno, per la prima volta, ha abbracciato una formula diffusa. 6 location significative, 11 artistə e oltre 20 ore di musica: un grande successo che non può che confermare l’edizione 2025.  

Dal 7 al 24 maggio Heroes ha percorso l’Italia accompagnando di città in città il Festival dello Sviluppo Sostenibile dell’ASviS per amplificarne il messaggio, con una line up che ha spaziato fra gli stili e le sonorità più diverse, dall’italodisco al glam rock, dal rap alla musica classica. 

Kety Fusco, Dov’è Liana, Emmanuelle, Lucio Corsi, Casino Royale, Populous, Deena Abdelwahed, go-Dratta, Cosmo, BigMama, la European Union Youth Orchestra:11 protagonistə della musica italiana e internazionale che, da Ivrea a Roma, passando per Torino, Bologna, Milano e Palermo, si sono esibiti di fronte a un pubblico ogni volta più caloroso e partecipe (oltre 4000 le presenze accorse nell’arco delle 6 tappe).

A questo link il programma completo del festival: https://heroesfestival.it/

Dal 2020, ogni edizione di Heroes è dedicata agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e valorizza diverse tematiche, dal sostegno a lavoratori e lavoratrici dello spettacolo durante la pandemia, alla diversity, fino alla produzione di concerti sostenibili. Quest’anno, dopo la preview del 2023 a Napoli, Heroes si è focalizzato sul tema della rigenerazione urbana e lo ha fatto scegliendo location dal riconosciuto valore sociale e culturale, come Auditorium Officina H, Cascina Falchera, DumBO, BASE Milano, Averna Spazio Open, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e collaborando con numerosi partner quali UN SDG Action Campaign, Consorzio Kairòs, Salone Off, Indie Pride, WeWorld, Sicily Music Conference, Fondazione Musica per Roma e Rai Radio per valorizzare gli SDGs anche sui territori e comunicare una nuova interpretazione delle città e del loro contesto. 

“Abbiamo incontrato un’Italia splendida, fatta di persone che hanno a cuore la rigenerazione urbana e che ci hanno aperto le porte dei loro spazi per farci entrare musica, impegno e cultura. Abbiamo ammirato gli artisti e le artiste che hanno abbracciato la causa del cambiamento sociale donando al pubblico tutto il proprio talento. Abbiamo stretto nuove alleanze perché il futuro sostenibile è nelle reti e nella fiducia reciproca. Ancora una volta Heroes ha avvicinato la musica alle persone e le persone al cambiamento sociale” (Dino Lupelli, direttore artistico di Heroes Festival). 

“La collaborazione con Music Innovation Hub per questa edizione di Heroes ha arricchito il Festival dello Sviluppo Sostenibile che per 17 giorni ha mobilitato il Paese. L’iniziativa, con la partecipazione di artiste e artisti impegnati nella sostenibilità ambientale e sociale in sei città ha coinvolto un pubblico di giovani sensibilizzando su temi importanti come i valori alla base dell’Unione europea, anche in vista delle prossime elezioni. Oltre 1200 eventi, 80 milioni di impression sui social, 1.3 milioni di visualizzazioni delle dirette sono solo alcuni dei numeri che confermano l’attenzione dell’opinione pubblica a questi temi. Insieme continueremo a portare la musica nella prossima edizione del Festival.” Ottavia Ortolani, Responsabile Comunicazione e Advocacy dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)

CHI SIAMO

MUSIC INNOVATION HUB

Music Innovation Hub realizza progetti innovativi e socialmente responsabili nel settore musicale.

Nasce a Milano nel 2018, è la prima spa impresa sociale in Italia ad occuparsi di musica ed è partecipata dalla Fondazione Giordano dell’Amore Social Venture, fondo di investimento a impatto sociale di Fondazione Cariplo, da OxA srl, la società di scopo costituita dall’Associazione Temporanea di Imprese (Accapiù Srl, Arci Milano, Avanzi Srl, Esterni, Make a Cube Srl) per la realizzazione del progetto BASE Milano, e Sefea Impact, prima SGR in Italia dedicata alla istituzione, promozione e gestione di fondi di investimento chiusi che adottano esclusivamente strategie di IMPACT INVESTING, per conto del Fondo Si – Social impact.

MIH opera per sostenere la crescita della filiera musicale e dei suoi stakeholder e accompagna le aziende verso un futuro più sostenibile attraverso progetti musicali. Promuove programmi di formazione, incubazione, accelerazione e networking sul territorio nazionale e a livello internazionale, come Linecheck Music Meeting and Festival (dal 18 al 23 novembre a BASE Milano).

Dal 2018, MIH mette al centro di tutte le sue attività l’innovazione dell’ecosistema musicale e la divulgazione dell’Agenda 2030 attraverso la musica.

MIH guarda alla Musica come propulsore di innovazione sociale: Music is Social Change.

ALLEANZA ITALIANA PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE  (ASviS)

L’ASviS nasce il 3 febbraio del 2016 su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per far crescere nella società, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per il futuro dell’Italia e per diffondere la cultura della sostenibilità. L’Alleanza riunisce attualmente oltre 320 Aderenti tra le maggiori istituzioni e reti della società civile, che hanno messo a disposizione oltre mille esperti per contribuire alle attività attraverso Gruppi di lavoro tematici e trasversali. L’Alleanza è costantemente impegnata per favorire la partecipazione attiva degli Aderenti, offrendo nuove opportunità di scambio, formazione, condivisione e collaborazione.

Organizza ogni anno il Festival dello Sviluppo Sostenibile: una manifestazione che dura 17

giorni, tanti quanti sono gli SDGs, seguita da milioni di persone. Le edizioni precedenti, dal 2016 al 2023, hanno visto oltre 5.500 eventi organizzati complessivamente. Il Festival è stato selezionato, per due anni consecutivi, tra i finalisti degli UN SDG Action Awards. Dopo il successo delle prime sette edizioni, il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2024 si svolgerà dal 7 al 23 maggio in tutta Italia, online e nel mondo. Per saperne di più: festivalsvilupposostenibile.it

I Hate My Village @ Express Festival

Che piacere scrivere questo articolo e ricordare quel mondo strano di tempi dispari e suggestioni tribali in cui ci siamo ritrovati a ballare al Locomotiv Club questo mercoledì sera 22 maggio 2024 nella prima serata dell’Express Festival. 

Forse non ho mai visto il Locomotiv Club così gremito di gente e tutto questo per via del primo dei due sold out bolognesi degli I Hate My Village nel loro porto sicuro, nonchè studio di registrazione. 

Questa superband credo che si possa ritenere un unicum nella storia musicale del nostro paese. Ogni membro è un musicista fuori classe appartenente ad altre band di alta estrazione (Alberto Ferrari – voce, Verdena; Fabio Rondanini – batteria, Calibro 35 e Afterhours; Adriano Viterbini – chitarra, Bud Spencer Blues Explosion e molti altri; Marco Fasolo – basso, frontman dei Jennifer Gentle), pertanto si tratta di un prezioso connubio di straordinarie capacità tecniche che dal 2018 esplorano infinite contaminazioni e possibilità nella ricerca di un groove d’avanguardia. 

Nevermind the Tempo, secondo album del gruppo, esce solo cinque giorni prima del live e questa è la prima perfetta occasione per promuoverlo e celebrarne la natura così contaminata, aliena e coraggiosa. Per darvi un’idea quanto più fedele alla resa del nuovo album dal vivo dalle prime file, vi posso parlare di un sound travolgente, denso e complesso che tutto muove, da capo a piedi. Sono la definizione più attuale di “sperimentale”: chitarre e voci distorte, vocalizzi e giochi ritmici vocali (Andrea produceva versi quasi animaleschi nella coda del brano Come una Poliziotta), poliritmia, afrobeat e psichedelia. 

Il pubblico risponde accendendosi, seguaci affamati dei cambi di passo incalzanti delle percussioni: le persone diventano un esercito impegnato in una marcia un po’ ubriaca nei brani del primo disco omonimo del 2019 come Acquaragia e diventano una foresta di braccia danzanti in pezzi iconici del nuovo lavoro come Water Tanks dal gusto più estivo e chill. La band tenta di creare aperture nei confronti del pubblico, specie negli intermezzi fra una canzone e l’altra ed è esilarante come Andrea tenti sempre di commentare qualcosa al microfono, ma venga puntualmente interrotto dall’intro alla batteria del pezzo successivo. Per lo più osserviamo i membri della band intenti ad evadere nella dimensione magica e selvaggia in cui la loro musica li conduce, possiamo quasi intravederla nello sguardo e nell’espressione persa e stregata di Andrea Ferrari.

Giunti dopo quasi un’ora e tre quarti al finale con la celebre Tony Hawk of Ghana, la band ci saluta con una coda strumentale esplosiva, sembra spremere i propri strumenti come limoni e noi allo stesso modo zampilliamo in un ultimo ballo. Un’esperienza sensoriale che rifarei cento volte, un viaggio mistico che spezza le tensioni della settimana e un privilegio poter assistere alla performance di tali fuori classe.

Lucia Rosso

Setlist 

Artiminime 
Acquaragia
Italiapaura
Tramp
Mauritania Twist 
Presentiment
Fame 
Jim
Come una Poliziotta
Broken Mic
Eno degrado 
Erbaccia
Elvis
I Ate My Village 
Fare un Fuoco 
Bahum
Water Tanks 
Chennedi 
Tony Hawk of Ghana

Nevermind the Tempo

Se c’è un aspetto che è cambiato in me negli ultimi diciamo venticinque anni nell’ascoltare un disco nuovo non è l’entusiasmo, nemmeno la curiosità di scoprire una traccia dopo l’altra. Ciò che ho imparato e affinato negli ultimi tempi è di non riporre aspettative eccessive in ogni nuovo disco pubblicato da chicchessia. Nella mia mente, per molto tempo, ogni uscita potenzialmente poteva essere il disco dell’anno perché l’artista che lo aveva inciso aveva nelle intenzioni quelle di registrare il miglior disco della storia. È un approccio malato, ne convengo, eppure ho sempre ritenuto inimmaginabile uno scenario diverso da questo. 

Ebbene col tempo, molto tempo, ho scoperto che no, escono dischi bellissimi, escono dischi bruttissimi, escono dischi bellissimi che i loro autori considerano mediocri, dischi mediocri considerati “la cosa migliore che abbiamo mai fatto” (e qui potrei come non potrei riferirmi ad una dichiarazione letta da qualche parte e rilasciata dal frontman di una band grunge da poco uscita col suo dodicesimo lavoro). Ma la cosa che ho realizzato, e questo grazie alla crescente percentuale di cinismo che col tempo si impadronisce man mano del tuo corpo, è che molte volte chi fa un disco non lo fa pensando “cambieremo il corso della musica per sempre e tutte le generazioni ci renderanno omaggio amen”, e molto spesso nemmeno “questo è quanto di meglio possiamo offrire ai nostri fan”.

A volte accade che semplicemente che un gruppo di amici, accantonati per un po’ gli impegni primari, decida di trovarsi, cazzeggiare, provare, suonare, registrare e mandare in stampa un disco.

As simple as that.

E tutto questo preambolo nulla ha a che vedere con la qualità del risultato ma aiuta ad approcciarsi all’ascolto con la giusta attitudine e propensione.

In quest’ottica il nuovo lavoro degli I Hate My Village si colloca alla perfezione, le dieci tracce compongono una prosecuzione del precedente album omonimo, anche se musicalmente più variegato e al contempo più ruvido. Il filo conduttore continuano ad essere quei fraseggi di chitarra e synth battlesiani, come nella iniziale Artiminime o ancor più in Mauritania Twist, uno scherzo in orbita Animal Collective quasi. Il quantitativo di talento presente è così elevato che anche in un brano quasi di passaggio, come la strumentale Dun Dun, è possibile individuare e riconoscere lungo gli oltre quattro minuti di durata l’apporto di ogni singolo membro, come se ciascuno passasse a mettere la propria firma. I momenti frenetici e sincopati disseminati lungo questo Nevermind The Tempo trovano infine quiete e pace nella conclusiva Broken Mic, un perfetto esemplare di “exit song” e degna conclusione di un disco che conferma quanto già sapevamo, riguardo agli I Hate My Village sicuramente, una band con una precisa e definita identità, e con le idee ben chiare su cosa vuol trasmettere e su come farlo. E a chi ascolta il compito di lasciar perdere sovrastrutture, ragionamenti troppo sofisticati o complessi. Ma ascoltare, dall’inizio alla fine. E se incontra i propri gusti magari riascoltare. In caso contrario ce n’è per tutti. 

As simple as that.

Presentato SOLIDO, il network tra Ferrara Sotto le Stelle, Arti Vive Festival e Acieloaperto.


Dopo l’esperienza positiva del primo triennio 2021/2023,

prosegue il network tra

Ferrara Sotto le Stelle, Arti Vive Festival e Acieloaperto


SOLIDO

Anche nel 2024 i tre prestigiosi festival emiliano-romagnoli continuano a lavorare insieme per promuovere una nuova cultura dei festival, inclusiva e sostenibile.
Presentate tre line up in profonda connessione artistica e valoriale per garantire un’estate di musica di qualità in tutta la Regione.
Un modello di cooperazione tra festival virtuoso ed efficace, un unicum in Emilia-Romagna:
anche nel 2024 prosegue l’esperienza di SOLIDO, il coordinamento che riunisce Ferrara Sotto Le
Stelle, Arti Vive Festival e Acieloaperto.
I risultati raggiunti nel triennio 2021/2023 dal network tra i tre prestigiosi festival emiliano-romagnoli, reso possibile dal finanziamento della legge 2/2018 della Regione Emilia-Romagna relativa allo sviluppo del settore musicale e grazie al supporto dell’Emilia-Romagna Music Commission, sono ottimi e incoraggianti: 34 concerti organizzati, 32 progetti musicali regionali coinvolti, di cui 17 femminili, 12 contenuti digitali realizzati tra live talk e webinar e 11 iniziative di formazione del pubblico.
Un lavoro innovativo, capillare e inclusivo, aperto a varie generazioni e volto a diffondere una
nuova cultura dei festival, rilanciando la fruizione attiva e partecipata della musica dal vivo.
Il network nasce in modo spontaneo in piena pandemia nel 2020, inserendosi tra le varie iniziative che il settore dello spettacolo sviluppò per rispondere alle grandi questioni nate dalla profonda crisi del settore dei live. Da progetto temporaneo si è poi evoluto in SOLIDO, un coordinamento dall’identità chiara e dagli intenti ben definiti

Con SOLIDO per la prima volta in Regione tre importanti rassegne uniscono le forze, ma
soprattutto le idee e i valori, in una progettazione basata sulla condivisione di alcuni obiettivi
comuni, nel segno della cultura digitale, della sostenibilità ambientale, del gender-balance e delle nuove forme di inclusività, in una prospettiva non limitata nel tempo e nello spazio ma aperta alle sfide future, mettendo al centro la costruzione di un’idea innovativa di Festival.
Sulle ali di questa visione nel 2021 è nato FESTIVALINO DIGITALE, proseguito poi anche nel 2022: una rassegna online di live streaming, webinar e panel su comunicazione, direzione artistica,
documentari sul dietro le quinte e tutto ciò che riguarda il mondo dei festival musicali.
Con la ripartenza del settore della musica dal vivo, l’esperienza di SOLIDO è proseguita con ancora maggiore vigore. Ne sono prova le line up dei tre festival coinvolti: anche nel 2024, così come negli anni precedenti, Ferrara Sotto le Stelle, Arti Vive Festival e Acieloaperto continuano a farsi promotori di un modello di festival accogliente e stimolante, aperto a varie e nuove sonorità, pubblici e generazioni, capace di portare in Regione il meglio del panorama internazionale ma al tempo stesso valorizzando gli artisti italiani, in particolare emiliano-romagnoli.
Ecco dunque che FERRARA SOTTO LE STELLE, giunta quest’anno alla ventottesima edizione in
programma dal 3 all’8 giugno a Ferrara, l’8 e 9 luglio ad Argenta (FE) e il 3 ottobre a Ferrara,
accoglie nomi che hanno fatto la storia della musica sia straniera – come BLONDE REDHEAD e
EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN – che italiana – PFM – e i progetti più brillanti d’Oltralpe, come
FANTASTIC NEGRITO, DRY CLEANING o THE MURDER CAPITAL. Al loro fianco, artiste e
artisti nazionali tra i più interessanti in circolazione, come NEW CANDYS, ANY OTHER e BIRTHH, con una particolare attenzione a quelli nati o di base in Emilia-Romagna: DENTE, DANIELA PES, IBISCO, FUSAIFUSA e LEATHERETTE.
ARTI VIVE FESTIVAL, che si terrà dal 4 al 7 luglio a Soliera (MO) e l’11 luglio a Modena, per la sua diciassettesima edizione ospita le più svariate sfumature di suono, passando dallo shoegaze dei
RIDE e dei BDRMM al rock dei BAR ITALIA, fin ad arrivare a musicisti italiani di grande raffinatezza e sperimentazione come VENERUS, MARTA DEL GRANDI, MARCO CASTELLO e l’italo-canadese di base a Bologna JAMES JONATHAN CLANCY.
Nella dodicesima edizione di ACIELOAPERTO invece, che si svolge tra luglio e agosto a Cesena e San Mauro Pascoli, con anteprima il 25 maggio a Savignano sul Rubicone, spazio a un altrettanto
ricco mix sonoro: dallo shoegaze degli SLOWDIVE alla poesia anarchica e unica di KAE TEMPEST, dalla stratificazione sonora degli EXPLOSION IN THE SKY alla profondità eclettica di TY SEGALL, passando dalla storia del rock italiano con i MARLENE KUNTZ al cantautorato del ferrarese VASCO BRONDI e quello di FULMINACCI fino ai giovane e poliedrico talento dei THRU COLLECTED.
Grazie a SOLIDO, tre festival con identità e storie diverse hanno dato vita a una sinergia unica e a una rara sintonia artistica, mettendo in campo politiche che si impegnano su una serie di fronti comuni: impatto ambientale ed economico sostenibile, accessibilità garantita, una comunicazione e un ambiente inclusivi. Un circolo virtuoso che promuove un’atmosfera di rispetto e apertura e che, al tempo stesso e in ragione di questa, moltiplica le opportunità per artisti, pubblico e per il settore.
Quello intrapreso da SOLIDO vuole dunque essere un viaggio alla (ri)scoperta e (ri)valorizzazione della musica, della cultura e del territorio, con la partecipazione attiva dei vari soggetti che ne
fanno parte: dagli artisti al pubblico, dagli enti e le associazioni locali agli operatori del settore.

Proprio per questo negli anni SOLIDO non si è chiuso in un lavoro esclusivo tra i tre festival ma ha collaborato con enti locali, associazioni, club e locali in tutta la regione, creando una rete di eventi e iniziative in tutto il territorio, e ha promosso progetti e percorsi volti alla crescita e allo sviluppo degli artisti emiliano-romagnoli.
Forte della convinzione che un futuro più sostenibile e inclusivo è possibile e va costruito insieme, SOLIDO si candida anche per il prossimo triennio a essere un punto di riferimento per l’evoluzione dei festival musicali, proseguendo e ampliando l’esperienza del Festivalino Digitale, valorizzando il patrimonio musicale e creativo emiliano-romagnolo e lavorando alla formazione di un nuovo pubblico consapevole e preparato.
Info
https://www.ferrarasottolestelle.it/
https://acieloaperto.it/
www.artivivefestival.it

ROCK IN RIOT 2024 – XI EDIZIONE

7 – 8 GIUGNO
Centro Sportivo Il Tiro – Via Trento 56, Martinengo (BG)
INGRESSO GRATUITO

Day 1: VENERDI’ 7 GIUGNO

NEBULA (USA) Il trio di L.A. ha guadagnato consensi internazionali grazie al loro cocktail cosmico di riff pesanti, blues elettrico e rock spaziale e psichedelico. Dal 1997 una delle stelle più brillanti dell’heavy psych in questa galassia.

HORROR VACUI (IT) Siamo lieti di ospitare per la prima volta a Bergamo gli Horror Vacui. Preparatevi ad atmosfere dark, con chiare radici punk.

VULBO (IT) Un duo esplosivo che vi lascerà senza fiato. Ritmi incalzanti e riff vorticosi. Preparatevi all’oblio.

Day 2: SABATO 8 GIUGNO

TOTAL CHAOS (USA) Attivi dal 1989 con diversi album, tra cui il loro ultimo lavoro “Mind Warfare”, hanno scritto un pezzo della storia del genere, unendo alle sonorità grezze e semplici del punk rock, anche HC e metal.

HOBOS (IT) Suonano metal come i punk, prendendo in prestito il death metal svedese e mischiandolo al Rock ‘n’ Roll, HC con un pizzico di grindcore. Sono una vera e propria macchina da guerra sul palco.

SHORT FUSE (IT) Roma HC! Questi ragazzi con la loro visione moderna di HC sanno trasportare il pubblico e lo sanno fare molto bene. Positive Mental Attitude.

SLANG POOR KIDS (IT) Skate punk italiano, per la precisione Brescia. Questi ragazzi sanno il fatto loro e sul palco picchiano duro.

JAMIE LEE CULT (IT) Vengono da Bergamo e il loro HC è una vera sberla in faccia. Per noi è un vero piacere averli sul nostro palco. Support!

Il tutto sarà arricchito come sempre da distro musicali e di artigianato DIY, food trucks per tutte le esigenze e beergarden.

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