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Tre Domande a: Sara Piccolo

Se dovessi scegliere una sola delle tue canzoni per presentarti a chi non ti conosce, quale sarebbe e perché?

Se dovessi scegliere una canzone sarebbe I Don’t Know, probabilmente è il brano che mi ha rappresentato maggiormente mentre ho lavorato al mio progetto e continua ad essere quello più vicino al mio modo di esprimermi ancora oggi. È un brano scritto di getto, in cui ho unito una serie di ricordi piacevoli e non, trasformandoli in una motivazione per credere in me stessa e nelle mie potenzialità nonostante le difficoltà o le interruzioni. Ci sono dei ricordi che ho impresso come per darmi carica e grinta, vedendoli come luoghi in cui sostare per stare bene, come ad esempio l’altalena sulla quale mangiavo la mela con mia nonna da bambina. 

C’è un evento, un festival – italiano o internazionale – in particolare a cui ti piacerebbe partecipare?

Recentemente sono stata al Freshgrass festival in America, precisamente in Massachussetts: era un festival a cui volevo andare da molto tempo ed è stato meraviglioso ascoltare moltissimi artisti che ammiro uno dopo l’altro, tutti nello stesso posto. Sarei incredibilmente felice se dovessi avere un giorno la possibilità di parteciparvi come artista, è un mio sogno nel cassetto. 

Qual è la cosa che ami di più del fare musica?

La cosa che amo di più del fare musica è la connessione immediata che sento con la parte più intima e vera di me, quella che ordinariamente fa fatica a mostrarsi e si confonde nelle mille sfumature della vita. Ecco, per me la musica è precisione, uno strumento di divisione tra chi sono davvero e chi fingo di essere e tutto il processo creativo, dallo scrivere, al modificare, suonare, cantare, dare la voce a ciò che era silente, è ciò che mi aiuta a tenere i piedi a terra.

John Murry @ Villa Angaran San Giuseppe

Bassano del Grappa, 11 Novembre 2023

Lo ammetto: ho comprato un biglietto per il concerto di John Murry soltanto perché qualcuno lo ha paragonato a Mark Lanegan e sebbene la somiglianza tra i due si riduca, a mio avviso, ad un paio di coincidenze biografiche, sono contento di averlo fatto. 

Autore poco prolifico e splendidamente indipendente, Murry ha portato il suo alternative folk a tinte fosche a Bassano del Grappa per la quarta e penultima data della leg italiana di questo tour novembrino regalando ai circa centocinquanta, fortunati astanti uno spettacolo nel suo stile poco convenzionale. 

Che non sarebbe stata una serata qualunque lo si è capito immediatamente. Il concerto si infatti è tenuto in una villa che, oltre ad offrire un piacevole riparo dal caos di una città costantemente affollata di turisti, ha dato la possibilità di imbattersi nell’artista al bar e nel dedalo di corridoi (dove fino ad un minuto prima di questo incontro fortuito si sentivano echi del soundcheck) in cerca della propria stanza. Ho poi continuato a raccogliere indizi dello scarso conformismo dell’esperienza: arrivato al banchetto del merchandising mi è stato detto che l’ultimo disco di John, ossia quello che in teoria starebbe promuovendo, The Stars Are God Bullets’ Holes, non era disponibile e che del suo più grande successo discografico – The Graceless Age, che nel 2012 venne acclamato dalla critica – era presente soltanto una copia, una musicassetta, per la precisione. A questo punto, quando ero già rimasto positivamente colpito dall’atmosfera familiare e anomala dell’evento, l’ospite d’onore ha fatto il suo ingresso in sala; è entrato dal fondo come noi del pubblico impugnando una scaletta manoscritta al ristorante e, dopo aver svuotato le infinte tasche, ha dato vita ad uno spettacolo intimo e sentito di un’ora e mezza circa.  

John attinge a tutti e tre gli LP pubblicati finora e propone sia canzoni acustiche che canzoni elettriche che alterna conferendo circolarità ad un concerto che inizia e finisce con alcune ballate per lasciare spazio, al centro, alla parte più tipicamente rock and roll del set. I brani lenti, come Wrong Man e Come Five & Twenty, ricordano Alexi Murdoch, Ben Harper ed il primo Tom Waits e sono, nel complesso, da preferire a quelli che tendono al grunge rievocando le sonorità di Ragged Glory e Mirror Ball di Neil Young (come il rocker canadese, peraltro, John passa il tempo a pestare i piedi sul pavimento).

Un concerto contraddistinto dunque da sonorità diverse ma affrontato dal cantautore americano con un’immutabile partecipazione emotiva. John passa infatti il concerto ad occhi chiusi, ad improvvisare e sembra gradire quello che fa. Sembra essere sincero quando si allontana dal microfono per cantare senza amplificazione parole che lo toccano da vicino facendolo emozionare, quando si perde nelle sue improvvisazioni segnate da cascate di blue note, quando si abbandona ai suoi feedback. In tutto questo, John, pregevolmente supportato dal batterista Raoul Terzi, che si muove in modo imprevedibile sulle pelli creando pattern ritmici mai banali, fa scelte curiose: esclude dalla setlist Little Colored Balloons (per allontanarsi dal suo passato tormentato, verrebbe da pensare), ovvero il suo pezzo più famoso, straziante cronaca di un’overdose che gli è quasi stata fatale e suona una canzone inedita, dedicata alla compagna, che rappresenta l’apice emozionale della serata (ed il mio personale incubo perché è da quel momento che la cerco online, per ora invano).  

Dopodiché, rimette tutto in tasca, se ne va attraversando la navata centrale da cui è arrivato e torna a mescolarsi al pubblico firmando autografi e facendo chiacchiere al bar dove io prendo appunti per scrivere questo articolo. 

La canzone della serata: Come Five & Twenty

Charlotte Sands – l’artista americana, cresciuta nel segno del pop-punk, arriva in Italia in occasione del tour mondiale il 31.05.24 al Legend di Milano

Charlotte Sands

L’artista americana, cresciuta nel segno del pop-punk, arriva in Italia in occasione del

can we start over? WORLD TOUR
31.05.24 – Legend Club, Milano

Biglietti solo su DICE


All Things Live Italy presenta Charlotte Sands. L’artista americana, cresciuta nel segno del pop-punk, arriva in Italia in occasione del can we start over? WORLD TOUR il 31 maggio 2024 al Legend Club di Milano, in collaborazione con Emo Night Milano.
Biglietti disponibili solo sulla piattaforma di ticketing e discovery DICE.
 
Charlotte Sands fa musica sin da piccolissima, scrivendo ed esibendosi dall’età di nove anni. È cresciuta con Sheryl Crow, Michelle Branch e Bonnie Raitt, per poi scoprire P!nk, Kelly Clarkson, Gwen Stefani e Avril Lavigne. Questa miscela di narrazione acustica e potenti performance pop-rock l’ha ispirata a scrivere musica che coniugasse testi introspettivi e dinamica energia dal vivo. È rimasta un’artista del tutto indipendente conquistando un posto, per oltre 15 settimane, nella Top 40 della classifica radio statunitense, collezionando una serie di nomination, tra cui, Breakthrough Artist ai A2IM Libera Awards e vincendo agli Heavy Music Awards di Londra.
Si è esibita con artisti del calibro di My Chemical Romance, YUNGBLUD, The Maine 5 Seconds of Summer avendo la possibilità di cantare in tutto il mondo.
Il suo album di debutto can we start over?in uscita il 24 gennaio 2024, simboleggia la crescita personale e professionale, coniugando testi introspettivi a una energia dinamica delle esibizioni dal vivo. L’album riflette le esperienze e la sua identità:  “Spero che questo album trasmetta forza, fiducia e il potere nella vulnerabilità. É come uno specchio, riflette esattamente come mi sento in questa fase della mia vitaMi sento più sicura di quello che sono come persona e come artista che mai“.

La mission di Charlotte, con la sua musica, è quella di creare uno spazio sicuro, in cui le persone possano sentirsi accettate e celebrate per la loro stranezza e diversità. Questo le ha permesso di creare una fanbase unita nelle sue differenze, nella quale Charlotte e i fan sono orgogliosi di sostenersi a vicenda.
Da non perdere il concerto il 31 maggio 2024 al Legend Club di Milano, in occasione della data italiana del tour mondiale can we start over?

Biglietti solo su DICE
31.05.24 – Legend Club, Milano: https://link.dice.fm/xdecd0a41073


Charlotte Sands https://www.instagram.com/charlottesands/

BAREZZI FESTIVAL: dal 19 al 26.11 a Parma BLONDE REDHEAD,JESUS AND MARY CHAIN,GIANT SAND e tanti altri

Un viaggio sonoro che fa della ricerca e della varietà e contaminazione sonora i propri imprescindibili punti cardinali.

Dal 19 al 26 novembre a Parma e dintorni torna Barezzi Festival per la sua diciassettesima edizione: otto giorni di grande musica con una line up ricca e di altissimo livello, dal forte richiamo internazionale, anticipata da un’altrettanto preziosa anteprima il 24 ottobre a Reggio Emilia e da una seconda anteprima l’11 novembre a Parma.

Quattro i concerti in esclusiva italiana: il palco di Barezzi si prepara ad accogliere gli iconici The Jesus and Mary Chain, i Blonde Redhead con il nuovo attesissimo disco, i Lambchop con la loro insaziabile ricerca sonora e ha già ospitato i Calexico, protagonisti dell’anteprima reggiana a ottobre con il ventennale del loro album capolavoro.

E poi i padri del desert rock Giant Sand, la profondità viscerale della musica e delle parole di Micah P. Hinson, l’acclamato indie-folk di Okkervil River/Will Sheff e le sperimentazioni di Stuart Braithwaite(Mogwai). In cartellone anche la musica oscura, misterica e sciamanica di Daniela Pes, l’inconfondibile consolle di Sadar Bahar e quella partenopea di Gigi Testa, la star del pianoforte Maxence Cyrin, la voce penetrante di Guido Maria Grillo e infine i concerti nell’ambito di Barezzi Off di Bobo RondelliDon AntonioCamilla Sparksss e Alosi.

Biglietti: https://linktr.ee/barezzifestival

Organizzato e prodotto dall’Associazione culturale Luce in collaborazione con la Fondazione Teatro Regio di Parma e con la direzione artistica di Giovanni Sparano, ancora una volta Barezzi Festival conferma la sua anima multiforme e meticcia, dimostrandosi capace di guardare sempre oltre e più lontano.

Anche per questo il festival continua ad allargare i propri confini geografici, uscendo da Parma – dove tutto è nato – per raggiungere Fidenza e Busseto, e spingersi quest’anno fino a Reggio Emilia.

Barezzi inoltre si articola in un serie di speciali progetti che si affiancano ai concerti sui main stage. Oltre agli intimi live a Borgo Santa Brigida di Barezzi Off, tornano anche Barezzi Lab, progetto dedicato alle scuole superiori al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto per promuovere la riscoperta di Verdi, e Barezzi Snug, un viaggio tra i sapori di Parma accompagnato dalla musica attraverso pranzi in alcune osterie e caffè del centro storico della città: Alberto/Caffè del Prato, Torrefazione Gallo, Tra l’Uss e l’Asa, Artaj, Tabarro e Officina Alimentare Dedicata (ingresso su prenotazione il 24 e 25 dalle ore 13). Infine, Barezzi Ritrovo, presso il Caffè del Prato, ospiterà una serie di dj set gratuiti dalle 18 alle 22.

IL PROGRAMMA

Dopo il successo dell’anteprima a Reggio Emilia in collaborazione con il Festival Aperto e la Fondazione I Teatri il 24 ottobre con il live dei Calexicosabato 11 novembre Barezzi rientra a casa, a Parma, per una seconda speciale anteprima. Il futuristico palcoscenico della Sala Ipogea dell’Auditorium Niccolò Paganini ospita il live di Daniela Pes, artista sarda che presenta il suo visionario album d’esordio Spira, prodotto da Iosonouncane e vincitore della Targa Tenco come Miglior Opera Prima. La serata prosegue con i dj set del Maestro di Chicago Sadar Bahar e del partenopeo Gigi Testa

Il festival entra poi nel vivo da domenica 19 novembre, con l’arrivo dagli States al Teatro Magnani di Fidenza degli Okkervil River per presentare Nothing Special, l’ultimo album: un’opera abbagliante e ambiziosa, che per la prima volta riporta anche il nome di Will Sheff, da vera e propria One Man Band. In apertura, l’energia folk di Claudia Buzzetti.

Lunedì 20 novembre ci si sposta al Teatro Regio di Parma per il live in esclusiva italiana di The Jesus and Mary Chain, band seminale fondata dai fratelli Reid che ha aperto la strada al movimento degli “shoegazer”: ambientazioni oscure, tenui melodie e densi strati di feedback. In bilico tra pop e punk, con una peculiare vena psichedelica, il gruppo scozzese è stato tra i principali protagonisti degli anni Ottanta, aggiornando la lezione di Velvet Underground e Stooges e ponendo le basi di band come My Bloody Valentine.

Martedì 21 novembre sempre il Regio accoglie i Blonde Redhead, iconico trio rock che arriva a Parma per l’unica data italiana del tour di presentazione del loro nuovo attesissimo lavoro discografico Sit Down for Dinner. Un album meticoloso e coinvolgente, un testamento dell’inconfondibile stile in continua evoluzione che la band ha raffinato nei suoi tre decenni di esistenza, melodie sobrie ma viscerali avvolgono testi che parlano delle inevitabili lotte dell’età adulta. 

Mercoledi 22 novembre alle 10.30 al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto torna Barezzi Lab, progetto gratuito dedicato agli studenti delle scuole superiori della provincia di Parma e di Piacenza che si propone di dare nuova luce, atmosfere, suoni e suggestioni ai brani di Giuseppe Verdi, riletti secondo i molteplici linguaggi della contemporaneità da alcuni dei progetti musicali più validi del panorama musicale italiano. Protagonisti sul palco Lyl, Cous Cous a Colazione e Noe Tommasini, presentati da Diego Sorba. Alle 18 primo appuntamento con Barezzi Ritrovo al Caffè del Prato con il dj set di Marco Pipitone. In serata all’Auditorium del Carmine arriva Maxence Cyrin, compositore francese fresco di pubblicazione del nuovo album Springsong e uno dei pianisti più ascoltati al mondo: la sua cover di Where Is My Mind dei Pixies vanta più di 150 milioni di ascolti ed è certificata triplo disco di diamante. A seguire, a Borgo Santa Brigida per Barezzi Off, l’istrionico e potente cantautorato di Bobo Rondelli

Giovedi 23 novembre all’Auditorium del Carmine è la volta dei Giant Sand di Howe Gelb con il loro sound sperimentale tra post punk e le atmosfere aride della frontiera, emanazione di un deserto tanto geografico quanto dell’animo e della mente. Anticipatrice di tendenze e suoni, la band ha percorso decenni di rock alternativo e marginale rileggendo le radici e le tradizioni della musica americana con un approccio non convenzionale, visionario e rigorosamente lo-fi. Sul palco di Borgo Santa Brigida è la volta invece di Alosi, penna visionaria e voce del duo Pan del Diavolo, con il suo ultimo album CULT. La serata si apre alle 18 con il dj set per Barezzi Ritrovo di Aldo Piazza.

Venerdì 24 novembre nelle Osterie del centro della città alle ore 13 prende il via Barezzi Snugcon le esplorazioni musico-gastronomiche insieme a Pagoda, Martino Adriani , Emanuele Nidi, Francesco Pelosi, Rocco Rosignoli e Matteo Ortuso.

Barezzi Ritrovo accoglie dalle 18 la consolle di Raregems, mentre in serata l’Auditorium del Carmine sarà tutto per Stuart Braithwaite: leader, cantante e chitarrista della band che ha cambiato la storia del post rock mondiale, gli scozzesi Mogwai. Il poliedrico artista arriva a Parma in solo, una dimensione che ha iniziato a sperimentare agli inizi degli Anni 2000 ma che non perde quel magmatico minimalismo che caratterizza anche il sound della sua band: un po’ di ambient guitar noise, una dose di elettronica e un po’ di sano songwriting. A seguire, a Borgo Santa Brigida per Barezzi Off, l’energia travolgente dei mix dub plate, sintetizzatori e tagli di voci di Camilla Sparksss, musicista e artista visiva svizzera canadese nonché membro della band post punk Peter Kernel.

Sabato 25 novembre alle ore 13 torna Barezzi Snug con i suoi artisti “in osteria”, mentre al Caffè del Prato dalle 18 è in programma il dj set di Roberto Ugolotti. In serata all’Auditorium del Carmine arriva il songwriting intimo e sofferto di Micah P. Hinson, cantautore texano dalla voce profonda e calda che presenta il suo ultimo album I Lie To You anticipato dal set di Guido Maria Grillo. Chiude la serata a Borgo Santa Brigida la maestria alla chitarra di Don Antonio, che ripercorrerà il suo repertorio fino ad arrivare al suo lavoro più recente, La bella stagione.

Il gran finale di Barezzi, domenica 26 novembre, sarà al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto con l’unica data nel nostro Paese dei Lambchop, una delle band più brillanti emerse dal panorama statunitense negli anni Novanta. Il loro ultimo e diciassettesimo album The Bibleconferma che il loro inimitabile flusso creativo, che ha esplorato in modo unico e originale il country e il soul, il jazz e l’elettronica, non si è ancora arrestato. 

Barezzi Festival, che prende il nome da Antonio Barezzi, l’illuminato mecenate di Giuseppe Verdi che ne intuì il genio e ne sostenne gli studi e l’inizio della carriera, è organizzato e prodotto dalla Associazione culturale Luce in collaborazione con la Fondazione Teatro Regio di Parma, con la direzione artistica di Giovanni Sparano. 

Barezzi Festival è realizzato grazie al contributo di Regione Emilia Romagna, Comune di Parma, Comune di Busseto eComune di Fidenza, con il sostegno della Fondazione Cariparma.

Main sponsor: Chiesi Farmaceutici e Conad Centro nord

Sponsor: Toyota, Corte Parma, Palazzo Parma, Davines, Cantina Albinea Canali, Laumas Elettronica

Partner: Borneo, Borgo Santa Brigida, Alberto Ritrovo, Caffè del Prato

Barezzi Festival negli anni ha ospitato centinaia di artisti internazionali tra i quali Wim Mertens, Echo and the Bunnymen, Nils Frahm, Brad Mehldau, Joshua Redman, Apparat, Philip Glass, Herbie Hancock, Rufus Wainwright, Gary Lucas, Ulver, Benjamin Clementine, The Notwist, Brian Auger, Fred Wesley, Morton Subotnick, Michael Kiwanuka, Kula Shaker, Anna Calvi e Fountaines D.C., così come i migliori nomi della musica italiana come Franco Battiato, Paolo Conte, Vinicio Capossela, Giovanni Lindo Ferretti, Stefano Bollani, Brunori Sas, Carmen Consoli, Enrico Rava, Daniele Silvestri, Vasco Brondi, Iosonouncane e tanti altri.

Info:

 www.barezzifestival.it 

Barezzi Festival 2023

diciassettesima edizione

Anteprima /Parma 

Sabato 11 Novembre 

Ore 21.00 – Auditorium Niccolò Paganini – Sala Ipogea – Parma

Daniela Pes – Gigi Testa – Sadar Bahar

Biglietto unico: 20 euro + dp

20 euro biglietto unico / 25 euro la sera del concerto

Domenica 19 Novembre 

Ore 20,30 – Teatro Magnani – Fidenza 

Okkervil River / Will Sheff

opening Claudia Buzzetti

Platea: 25 euro + dp

Palchi: 20euro + dp 

Loggione: 15 euro + dp

Lunedi 20 Novembre 

Ore 20,30 – Teatro Regio – Parma 

The Jesus and Mary Chain – Unica data italiana 

Platea: 47 euro + dp

Palchi centrali: 44 euro + dp

Palchi laterali: 42 euro + dp

Loggione: 40 euro + dp

Martedi 21 Novembre 

Ore 20,30 – Teatro Regio – Parma 

Blonde Redhead – Unica data italiana

Platea: 35 euro + dp 

Palchi centrali: 32 euro + dp

Palchi laterali: 30 euro + dp 

Loggione: 28 euro + dp

Mercoledi 22 Novembre

Ore 10,30 – Teatro Verdi – Busseto 

Barezzi Lab – Lyl , Cous Cous a Colazione , Noe Tommasini

Presenta Diego Sorba

Ingresso gratuito

Ore 20,30 – Auditorium del Carmine – Parma 

Maxence Cyrin

Primo settore: 25 euro + dp 

Secondo settore: 20 euro + dp

Ore 22,00 – Borgo Santa Brigida – Parma

Bobo Rondelli

Biglietti: 10 euro+ dp

Giovedi 23 Novembre

Ore 20,30 – Auditorium del Carmine – Parma 

Giant Sand

Primo settore: 25 euro + dp

Secondo settore: 20 euro + dp

Ore 22,30 – Borgo Santa Brigida – Parma

Alosi – Il Pan del Diavolo

Biglietti: 10 euro+ dp

Venerdi 24 Novembre 

Ore 13- Barezzi Snug – Osterie del Centro

Pagoda, Martino Adriani, Emanuele Nidi, Francesco Pelosi, Rocco Rosignoli, Matteo Ortuso

Ingresso gratuito 

Ore 20,30- Auditorium del Carmine – Parma 

Stuart Braithwaite (Mogwai) Live

Primo settore: 25 euro + dp 

Secondo settore: 20 euro + dp

Ore 22,30 – Borgo Santa Brigida – Parma

Camilla Sparksss

Biglietti: 10 euro + dp

Sabato 25 Novembre 

Ore 13 – Barezzi Snug – Osterie del Centro

Pagoda, Martino Adriani, Emanuele Nidi, Francesco Pelosi, Rocco Rosignoli, Matteo Ortuso

Ingresso gratuito 

Ore 20,30 – Auditorium del Carmine – Parma 

Micah P. Hinson full band

opening Guido Maria Grillo

Primo settore: 25 euro + dp 

Secondo settore: 20 euro + dp

Ore 22,30 – Borgo Santa Brigida – Parma

Don Antonio 

Biglietti: 10 euro + dp

Domenica 26 Novembre 

ore 20,30 – Teatro Giuseppe Verdi – Busseto

Lambchop – Unica data italiana

Platea: 28 euro + dp

Palchi: 25 euro + dp

Loggione: 20 euro + dp

Il pop camuffato dei Leatherette

Non sono molte le band che sono capaci (o abbastanza folli) da pubblicare due dischi a distanza di un anno uno dall’altro. I Leatherette appartengono a questa categoria, anche se come ci tengono a precisare, col loro nuovo Small Talk hanno cercato soprattutto di sfuggire a qualsiasi tipo di etichetta. 
Li abbiamo raggiunti in quel di Bologna per una chiacchierata dai mille spunti.

Cominciamo subito chiedendovi come mai, dopo un solo anno dal vostro precedente lavoro, avete deciso di tornare in studio? Come mai tutta questa fretta, contro i dettami dell’industria musicale, con i suoi tempi, le sue scadenze? Voi invece ve ne siete fregati e avete sfornato quello che è a tutti gli effetti un “discone”.

“Beh innanzitutto grazie! Poi la rigireremmo così la domanda, ovvero che per noi è passato “addirittura” un anno. La realtà è che ci rompiamo le palle molto rapidamente, siamo un pò incontinenti. No, seri, la realtà è che i pezzi del nostro primo disco, Fiesta, erano piuttosto datati, venivano addirittura prima di quelli dell’EP, per cui avevamo già un sacco di materiale già pronto per cui abbiamo detto tentiamo, dai, non ci andava di stare lì a fingere di dover aspettare qualcosa.”

Ricollegandomi a quello che avete detto vi faccio due domande allora. La prima è se alcuni brani erano già esistenti dai tempi di Fiesta o è tutto materiale praticamente nuovo. La seconda domanda invece è se questa urgenza di uscire col disco nuovo possa essere in qualche modo collegata a questa necessità, a questo desiderio di togliersi di dosso qualche etichetta che vi era stata data.

“Avoja! Hai centrato in pieno il punto. Una delle cose che abbiamo un po’ patito è stato proprio il fatto di ritrovarci diciamo incanalati in un determinato genere, chiamalo post punk. Diciamo che è un’etichetta che ci è stata da subito un po’ stretta e i pezzi nuovi che abbiamo scritto hanno una forza centrifuga che vanno a spaziare al di fuori di questa etichetta. Ci siamo infatti divertiti molto a registrarlo perchè siamo riusciti ad esplorare sonorità diverse, a dare spazio a nuovi tipi di percorsi musicali che non avevamo ancora intrapreso. I pezzi, per tornare alla prima domanda, sono tutti nuovi. Alcuni addirittura li abbiamo arrangiati proprio in studio perché non ce li avevamo ben in mente nemmeno noi. 
E comunque diciamocelo, quando suoni dal vivo molto spesso, alla fine suonare sempre le stesse robe, la stessa scaletta, ti aumenta la voglia di preparare qualcosa di nuovo.”

Trovate sia corretto sostenere che Fiesta e Small Talk siano due dischi profondamente diversi?

“Sì, senza dubbio. Sono stati concepiti in maniera totalmente diversa e crediamo sia quello che risalta di più. Poi c’è da dire anche che Fiesta, nel bene o nel male, non suona come noi ci sentiamo di suonare normalmente dal vivo, quindi questa volta abbiamo deciso di fare in presa diretta e di somigliare un pò di più a noi stessi.”

Com’è il vostro rapporto con la Bronson Recordings e con Cris Angiolini?

“Ci vogliamo bene, è il nostro paparino lui. Ogni tanto ci dice bravi, ogni tanto ci cazzia. Un po’ il bastone e la carota. Però ci crede molto e ci sprona in continuazione.”

Come mai Small Talk?

“Ci credi che questa per assurdo è la domanda che non ci fanno mai, quindi grazie. Diciamo che il processo che ci ha portato a questo titolo è un pò strano. All’inizio eravamo di un’altra idea, da tanto, però poi abbiamo finito per scartarla e quindi ci siamo trovati un pò spaesati. Abbiamo quindi iniziato a ragionare, anche in maniera ironica, su quello che significava questo disco per noi. Se vuoi anche un pò in contrasto con quello che era Fiesta ed il suo stile un pò caciarone, anche graficamente, qui ci siamo accorti di dover in qualche modo diventare grandi, adulti, e ci siamo quindi immaginati come fossimo in un ufficio, quasi fossimo, in maniera autoironica, degli impiegati della musica.”

In una vecchia intervista ci era piaciuto un passaggio che, cito testualmente, “mi piace l’idea del pop sotto mentite spoglie”. 

“Diciamo che è un’idea che ci accomuna un po’ tutti, ovvero quella di scrivere delle canzoni vere e proprie, con delle melodie ed una struttura, e poi in qualche maniera distruggerla, quindi creare quella tensione tra ciò che ha una struttura che viene poi “smaciullata”.”

Entrando più nello specifico delle dodici tracce che compongono Small Talk ci dite come nascono, perchè ci sono due brani chiamati Ronaldinho e Ronaldo?

“Allora Ronaldo è nata per uno stupidissimo gioco di parole, ovvero stavo ascoltando i Cap’n’jazz, quando dicono “Oh, messy life”, quindi vita incasinata ma anche il giocatore e poi perchè comunque siamo dei grandi fan del name dropping! E poi perchè il calcio di suo è una small talk!”

Quali sono i pezzi che preferite del disco?

“Mmm, direi che Ronaldo e Isolation piacciono un po’ a tutti quanti. E poi diciamocelo, son tutte belle!”

Va bene ragazzi, direi che siamo arrivati alla fine. Noi vi ringraziamo della simpatia e della disponibilità, e nell’attesa di vedervi al più presto dal vivo vi salutiamo.

“Ciao a voi e grazie!”

Grazie a Radio Quar per la gentile collaborazione
Foto di copertina: Silvia Violante Rouge

Tre Domande a: CousCous a Colazione

Cosa vorreste far arrivare a chi vi ascolta?

Ci piace dire che facciamo “musica presa male che fa ballare”: se da un lato i testi sono spesso introspettivi e languidi, dall’altro gli arrangiamenti sono invece vivaci e avvolgenti, tra vibes disco e ritmi afro-latini.
Ogni brano racconta una storia, un’esperienza o un’emozione che evolve e si trasforma nella percezione di chi ci ascolta. Non è un messaggio preciso quello che trasmettiamo, sono elementi di un puzzle con tantissime possibili combinazioni.

Se doveste scegliere una sola delle vostre canzoni per presentarvi a chi non vi conosce, quale sarebbe e perché?

Visto che è appena uscito il nostro primo EP Luce, la scelta non può che ricadere su Luz, che oltre a dare il nome e il concept all’EP, è anche un brano di cui siamo particolarmente orgogliosi. Un brano che era già in cantiere da moltissimo tempo ma che abbiamo avuto modo di riprendere e modificare tante volte.
Luz è uno dei brani più positivi dell’EP e racconta il desiderio di spensieratezza che è dentro ognuno di noi.

Quanto puntate sui social per far conoscere il vostro lavoro? 

Chiaramente come band che nasce in questi anni, l’utilizzo dei social come mezzo di comunicazione e promozione è imprescindibile. Rimaniamo comunque un gruppo “da palco” per così dire, puntiamo molto sull’aspetto live del progetto e il diretto contatto con chi ci ascolta.

SLOWDIVE live in Italia per due concerti: il 31 gennaio all’Alcatraz di Milano e il 2 febbraio all’Estragon di Bologna.

DNA concerti è orgogliosa di presentare SLOWDIVE live per due imperdibili concerti,  mercoledì 31 gennaio all’Alcatraz di Milano e venerdì 2 febbraio all’Estragon di Bologna. Un grande e atteso ritorno in Italia, a distanza di qualche mese dall’uscita del nuovo album Everything Is Alive. Biglietti disponibili dalle ore 10 di mercoledì 8 novembre su Ticketone e Dice. 

Nata a Reading in Inghilterra nel 1989, la band fondata da Rachel Goswell (chitarra e voce) e Neil Halstead (chitarra e voce), il chitarrista Christian Savill, il bassista Nick Chaplin e il batterista Simon Scott, è considerata tra i principali esponenti del genere shoegaze. Scioltisi nel 1995 e poi riunitisi nel 2014 con all’attivo cinque album, due raccolte e cinque EP, hanno definito un pezzo di storia della musica rock britannica e non solo.

Everything Is Alive è uscito il 1 settembre 2023 per l’etichetta Dead Oceans, anticipato dal singolo alife e da kisses, il cui videoclip è stato girato a Napoli. Un sentito tributo alla madre di Rachel Goswell e al padre del batterista Simon Scott, entrambi deceduti nel 2020, il nuovo album è un’esplorazione sonora della vita e della speranza, che riflette le profonde transizioni personali vissute dai membri della band. Spaziando tra paesaggi sonori psichedelici, pulsanti elementi elettronici anni ’80 e viaggi ispirati a John Cale, si presenta immediatamente come qualcosa fatto per il futuro.

Everything Is Alive è carico di esperienza, ma ogni nota è equilibrata, saggia e necessariamente incline alla speranza. La sua unica alchimia incarna sottilmente tristezza e gratitudine, radicamento ed elevazione”. Ha dichiarato Rachel Goswell sul nuovo disco. “Non sarebbe giusto fare un disco davvero oscuro in questo momento. L’album è piuttosto eclettico dal punto di vista emotivo, ma dà una sensazione di speranza”, aggiunge Neil Halstead.

Inizialmente il nuovo progetto Everything Is Alive viene concepito da Halstead, nel ruolo di autore e produttore, come un “disco elettronico più minimale”, sperimentando con i sintetizzatori modulari. Il processo decisionale collettivo degli Slowdive ha infine riportato il gruppo verso le loro caratteristiche chitarre intrise di riverbero, assorbendo nelle composizioni l’intenzione iniziale. “Siamo sempre venuti da direzioni leggermente diverse, e i pezzi migliori sono quelli in cui ci incontriamo tutti nel mezzo“, dice Halstead. “Gli Slowdive sono la somma delle loro parti“,  aggiunge Goswell.

Con questo nuovo album gli Slowdive dimostrano di essere i maestri del proprio genere, spingendo il loro lavoro verso l’esterno, al di là del singolare; il risultato finale è un disco tanto emotivo e catartico quanto ottimista.