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God Is An Astronaut @ The Factory

San Martino Buon Albergo, 20 Settembre 2023

Non so se capiti a tutti prima o poi, anzi probabilmente no, però io per un periodo della mia vita, orientativamente a metà tra i miei venti e trent’anni, sono stato un assiduo ai limiti del maniaco fruitore e fedele adepto del post rock, specialmente quello strumentale e prettamente chitarristico.

Se hai Spiderland come stella polare effettivamente la rivelazione non stupisce troppo, ne convengo, tuttavia dai GY!BE ai Mogwai, dai Tortoise ai Don Caballero, EITS, Mono e via dicendo, i miei ascolti si sono orientati in queste zone.

Tra i nomi che hanno contribuito alla crescita ed evoluzione del genere, quello dei God Is An Astronaut non può essere omesso, eppure nelle mie gerarchie si collocavano ben distanti dalle posizioni di vertice, principalmente perchè, probabilmente sbagliando, li accostavo più al versante ambient del mondo post, per l’uso di synth e altri strumenti elettronici, a discapito del duro e puro chitarra, basso e batteria al quale mi sentivo maggiormente affine.

Tuttavia l’occasione di vederli dal vivo (per la prima volta) non me la volevo certo far sfuggire e quindi eccoci qui: God Is An Astronaut (GIAA da qui in avanti per comodità) in concerto al The Factory, San Martino Buon Albergo, Verona.

Il locale è in piena zona industriale, scarsamente illuminato all’esterno, ma uno sgargiante ingresso arancione ti conduce alla sala, ampia e nerissima, in altre parole splendida.

Alle 21:40 era previsto l’inizio e alle 21:40 i due Kinsella, Torsten e Niels, e Lloyd Hanney, si fanno strada nel denso fumo che avvolge il palco e imbracciata rispettivamente chitarra, basso e batteria (ok non si imbraccia ma insomma avete capito) smontano in poco più di un’ora e venti anni e anni di mie errate e infondate convinzioni.

Lo spettacolo che i GIAA propongono è esattamente ciò di cui avevo bisogno, volevo, speravo: volumi assordanti (quantomeno dalla postazione in cui mi trovavo, ovvero di fronte ad una cassa…), ritmiche incendiarie, suoni ora evocativi, ora minacciosi, raramente dilatati, molto più spesso tumultuosi.

Ecco forse ciò che mi ha sorpreso maggiormente è stata proprio l’attitudine più distorta e violenta che ha tratteggiato il concerto, dove anche le parti che su disco si caratterizzavano per una maggior melodia e lirismo (mi viene in mente la prima parte di All Is Violent, All Is Bright) sono state rese più nervose, più aspre.

Il risultato è stato travolgente, catartico in più momenti, sorprendente per la ricchezza di suoni e varietà che tre sole persone riuscivano a sprigionare, capaci di tenere incollati i numerosi presenti dall’inizio alla fine, anche dal punto visivo (fumo, luci quasi nulle e strobo impazziti alle spalle a disegnare in maniera sincopata le sagome dei tre), che non guasta.

La sensazione al termine è di pieno e totale appagamento, quel benessere che ti coglie quando senti di esserti arricchito, di essere in qualche maniera migliore della tua versione precedente, perchè d’altra parte “siamo la somma delle nostre esperienze”. Cit.

6, 7, 8 ottobre 2023 – DumBO (Bologna) • SCHIFO, il festival che fà 

Non abbiamo la pretesa di rivendicare l’innovazione o la genialità, quello che ci sembra nuovo è come abbracciamo l’idea e noi stessi, sapendo che andrà tutto bene anche facesse davvero schifo“.

SCHIFO, IL FESTIVAL CHE FA” una tre giorni focalizzata a 360° sul concetto dell’anti-performance vedrà la luce (o il buio chi può saperlo) i prossimi 6, 7 e 8 ottobre al DumBO di Bologna.
SCHIFO, IL FESTIVAL CHE FA” in che senso? In un’epoca storica e in un contesto socio-culturale che ci chiede di essere sempre perfetti, senza potere mai commettere nemmeno un errore, Schifo Festival vuole creare un’occasione per ricordare (e ricordarsi) che va anche bene essere imperfetti, non essere sempre i migliori, non avere sempre le energie per dare il massimo e che va bene anche fare schifo. Va perfino bene che lo schifo piaccia, perché dallo schifo possono nascere dei capolavori: “SCHIFO, IL FESTIVAL CHE FA” vuole sperimentare e far sperimentare il sentirsi a proprio agio nel disagio. 
Allo Schifo festival si potrà partecipare a workshop, laboratori, corsi di educazione alcolica, pranzi conviviali e musica che declineranno in vari ambiti il concetto di schifo, disagio, anti-performance permettendo a tutti di uscire dalla propria comfort zone. 
Tanti i workshop e i laboratori durante la tre giorni: “Do you need a hair for the dog? – Corso di sopravvivenza ai postumi”, “Laboratorio di sceneggiatura per un film di serie B”, “Esplorazioni Elettroacustiche – corso di sperimentazione musicale e costruzione di strumenti partendo da materiale di recupero”, “Uncinetto fo Dummies” e molto altro. Ad allietare la serata di sabato i dj set di Frank Agrario e Splendore.

Urliamo quindi a gran voce per richiamare tutte le persone che hanno voglia di sperimentare, di sbagliare, di provare ma soprattutto di riunirsi con persone diverse ma aventi tutte la stessa matrice: facciamo schifo insieme“.

Lancey Foux_il rapper britannico in Italia per un’unica e imperdibile data: il 30 novembre al Gate di Milano

All Things Live Italy presenta Lancey Foux. Il rapper britannico dal flow e dalla penna inconfondibili arriva in Italia il 30 novembre al Gate di Milano, per un’unica e imperdibile data in occasione del tour europeo. 
Biglietti disponibili solo sulla piattaforma di ticketing e discovery DICE.

La storia di Lancey Foux inizia a Plainstow, nell’Est di Londra. Originario dell’Uganda, cresciuto parlando acholi e inglese, è stato introdotto alla musica dell’Uganda e del Congo dal padre (uomo d’affari e DJ). Durante gli anni di scuola si è distinto in tutte le materie che “avevano a che fare con le arti”, mentre lo studio di vecchi dischi gli ha insegnato a prestare più attenzione alle storie degli altri.
Preso in mano il microfono non l’ha più lasciato, pubblicando gli albu: Pink (2015), First Day At Nursery (2017) e Pink II (2018). La consacrazione a livello globale è arrivata con FRIEND OR FOUX del 2019, in particolare con i singoli INDIA,DREAM e GHETTO YOU e FIRST DEGREE del 2021, con WHAT U WANT ft. Skepta e DONT TALK. Per la rivista PAPER “There Are No Limits to Lancey Foux” mentre per Study Breaks LanceyFoux è “an Unexpected Rockstar in the Making“.
Da maggio a settembre del 2021 ha passato del tempo negli Stati Uniti, visitando Los Angeles, New York, Atlanta, Las Vegas e registrando quello che è poi diventato LIVE.EVIL (2021) contenente il singolo OUTTAMYMIND! ft. Lil Yachty. Ad ottobre 2022 è uscito l’ultimo album LIFE IN HELL.
Lancey Foux si rivolge al pubblico come se fosse una “setta”, generando un livello di fanatismo da parte degli ascoltatori – fan devoti che includono anche Kanye West e Playboi Carti – che si rivedono nei suoi testi e lo emulano nei look all’ultima moda.
When you hear me, I want you take away emotion. If you listen to my songs and genuinely feel happy, I’m happy. If you want to do good or improve on something, I can help you with that. If it makes you want to get some anger out, that’s what it is. It’s all emotion.” (Lancey Foux).

Lancey Foux ti aspetta il 30 novembre al Gate di Milano, per un unico e imperdibile show.

Biglietti solo su DICE
30.11.23 – Gate, Milanohttps://link.dice.fm/mfd0c4577245


Lancey Foux https://www.instagram.com/lanceyfouxx/

RADAR Concerti è All Things Live Italy, segui tutti gli aggiornamenti 
https://www.instagram.com/allthingsliveit/
https://allthingslive.it/

Tre Domande a: Japaneseghostarmy

Ci sono degli artisti in particolare che influenzano il vostro modo di fare musica o a cui vi ispirate?

Da sempre condividiamo la passione per gli stessi gruppi/artisti, una passione comune che riflette pesantemente sul modo in cui pensiamo e suoniamo la nostra musica. Il primo nome che ci salta in mente sono sicuramente i King Crimson, ma attingiamo tantissimo anche dalla scena post rock anni ’90, in modo particolare dai Karate e dagli Slint, senza mai dimenticarci dei Radiohead e, ovviamente, dei Nirvana. Siamo influenzati tanto anche dalla musica italiana, Verdena primi su tutti, ma amiamo molto anche Pino Daniele, Dalla e Battisti.

Se doveste scegliere una sola delle vostre canzoni per presentarvi a chi non vi conosce, quale sarebbe e perché?

Se dovessimo sceglierne una sarebbe sicuramente Lavatrici.
Lavatrici è stato il primo brano scritto per il nostro nuovo e primo disco in italiano Abbey Pazienza, una canzone che nasce dopo un periodo di trasformazione, che ci ha visto cambiare sia come band, che come persone all’interno di una band. È un brano dinamico, che sale e scende continuamente. 
Che si ferma solo per esplodere di nuovo. 
Una canzone nata di pancia, che abbiamo pensato e ultimato quasi subito, in cui per la prima volta abbiamo sentito la forte necessità di dare molto più spazio e attenzione al testo con l’obbiettivo di essere più chiari e diretti, per esprimere un concetto cantando senza nascondersi dietro chitarre troppo alte o finti accenti inglesi.

Qual è la cosa che amate di più del fare musica?

La cosa più bella del fare musica per noi è fare la NOSTRA musica.
È il nostro mezzo di comunicazione con tutto quello che ci circonda, l’unico modo in cui sappiamo esprimerci al meglio senza essere fraintesi o ignorati. 
Imbracciare uno strumento per noi è il modo più bello con cui distinguerci dagli altri, che sia durante un concerto o in sala, mentre scherziamo tra un brano e l’altro.
Suonare per noi è divertimento, passione, crescita. 
La musica per noi è una scelta di necessità.
È tutto.