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Turnstile – la band di Baltimora, riferimento della scena hardcore mondiale, torna in Italia per un’unica imperdibile data il 19 Giugno al Circolo Magnolia (Milano)

All Things Live Italy presenta Turnstile. Torna in Italia per un’unica data uno dei progetti più innovativi della scena hardcore punk degli ultimi anni, mercoledì 19 giugno al Circolo Magnolia di Milano
Biglietti disponibili solo sulla piattaforma di ticketing e discovery DICE. 

La musica dei Turnstile, in continua evoluzione, ha l’intento di abbattere barriere sia da un punto di vista sonoro che ideologico. Dopo l’Ep d’esordio Step 2 Rhythm (2013) e il primo album Nonstop Feeling(2015), la band originaria di Baltimora (Maryland) dimostra il desiderio di ampliare i propri orizzonti nel 2018 con Time & Space, che li posiziona sotto i riflettori della critica: la prima collaborazione con Roadrunner Recordsviene inclusa tra i migliori album dell’anno da testate come The New Yorker, il New York Times, Rolling Stone, NPR, e GQ.
La vera e propria consacrazione a progetto di riferimento del movimento post-punk arriva nel 2021 con GLOW ON. Nel loro terzo LP, i Turnstile fondono il classico sound hardcore newyorkese, fatto di riff incendiari che pompano il sangue nelle vene, ritmi trascinanti, parti cantate viscerali, con influenze più morbide e nitide, influenzate dall’alternative rock, e una produzione più dreamy e riverberata. GLOW ON è il disco più ricco di sfumature e versatile, che vale alla band 3 nomination alla 65esima edizione dei Grammy Awards, seguiti da altrettanti intensi anni di tour come apertura per My Chemical RomanceBlink-182, e nei principali festival e palchi di tutto il mondo (Primavera Sound, Glastonbury Festival, Lollapalooza, Camp Flog Gnaw, Rock am Ring 2023, Coachella).
L’ultimo lavoro discografico, uscito lo scorso agosto, si intitola “New Heart Designs” ed è realizzato congiuntamente con i BADBADNOTGOOD: contiene versioni rielaborate di “Mystery”, “Alien Love Call” e “Underwater Boi”.

I Turnstile ti aspettano mercoledì 19 giugno al Circolo Magnolia di Milano.

Metalitalia.com è Media Partner ufficiale dell’evento.


Biglietti solo su DICE
19.06.24 – Circolo Magnolia, Milano
https://link.dice.fm/fae5409fa3b5


Turnstile
https://www.instagram.com/turnstileluvconnection/

All Things Live Italy 
https://www.instagram.com/allthingsliveit/
https://allthingslive.it/

Ufficio Stampa All Things Live_Astarte

Tre Domande a: Laura Masotto

Come e quando è nato questo progetto?

Ho iniziato a suonare il violino quando avevo cinque anni con la musica classica che era l’unica strada per studiare questo strumento. Crescendo ho iniziato ad ascoltare musica ben diversa dalla classica, tutti i suoni elettronici mi ipnotizzavano e mi era nato il desiderio di sperimentare con il mio strumento. Così ho iniziato a suonare in una band rock e piano piano il suono del mio violino si trasformava, prima provando i pedalini del chitarrista del gruppo, poi comprando un violino elettrico e ormai la mia voglia di musica sperimentale era sempre più forte. In quegli anni componevo le parti degli archi per vari cantautori e nei due gruppi in cui suonavo.
Mai avrei pensato di fare un progetto di violino solo, ma un giorno del 2018 qualcosa si è mosso dentro di me. L’incontro con una persona a Berlino mi ha portato a fare qualcosa che ancora non avevo immaginato. Tornata da quel viaggio ho comprato una looper, ho iniziato a registrare layers e poi inventare melodie. In due mesi avevo preparato il mio primo album per violino solo e looper: Fireflies. Volevo ripartire da capo, dal suono puro del violino e poi album dopo album integrare le altre parti di me con i sintetizzatori, la sperimentazione del suono con gli strumenti ad arco, le campane tibetane, il tamburo sciamanico e il gong. 
Ora sono al terzo album, si chiama The Spirit of Things, è nato con il brano Dark Horse che di getto ho scritto dopo un viaggio sciamanico, che possiamo descrivere come una viaggio onirico alla ricerca del nostro animale guida. Questo album mi ha portato fino in Guatemala e ora non vedo l’ora di condividerlo.

Qual è la cosa che ami di più del fare musica?

Amo emozionarmi con la musica e condividere questo stato con le altre persone, penso sempre che i concerti si facciano insieme, tra chi sta sul palco e il pubblico. A volte quando suono dal vivo sento delle scosse che mi attraversano il corpo, a volte i giorni che seguono ho male alle gambe come se avessi corso una maratona. Le vibrazioni che emana il violino sono molto forti e il fatto che sia appoggiato al collo, in contatto con la mandibola fa si che le ossa entrino subito in risonanza, a volte mi sembra di essere un tutt’uno con lo strumento. 
Amo dedicare il tempo anche a suonare altri strumenti come i sintetizzatori, le percussioni, il sitar, la viola, in particolare quando lo faccio con alcuni miei amici musicisti, quando andiamo in sala prove e colleghiamo tutto e per ore ci sconnettiamo dalla vita reale. 

C’è un artista in particolare con cui ti piacerebbe collaborare/condividere il palco?

Ci sono diversi artisti con cui mi piacerebbe sia collaborare che condividere il palco.
Mi piacerebbe arrangiare i brani per archi di Björk, per me lei è un’artista che si è contraddistinta per originalità, sensibilità e intensità. Mi piacerebbe inoltre stare sul palco con lei per capire meglio la sua arte visuale e vivere uno dei suoi sogni che mette in scena nei suoi spettacoli.
Con Thom Yorke mi piacerebbe scrivere un brano perché ho una grande stima per il suo gusto nella ricerca dei suoni, in particolare dei sintetizzatori.
Con Benjamin Clementine vorrei suonare il violino con un quartetto d’archi perché la sua voce e pianoforte si impastano perfettamente con il suono degli archi e creano una vera magia.
Se dovessi scegliere una band con la quale salire sul palco sarebbero gli LCD Soundsystem perché creano un muro di suono che fa stare bene gli spettatori.
Tra gli artisti italiani con cui mi piacerebbe collaborare sicuramente sceglierei Daniela Pes per la sua purezza e intensità.

Foto di copertina Francesca Serotti

Studio Murena, il jazzcore italiano che vuole superare i confini

Lo Studio Murena è una delle realtà più interessanti emerse in questi ultimi anni in Italia. Sono in sei (Carma – MC, Matteo Castiglioni – Piano e Synth, Marco Falcon – batteria, Giovanni Ferrazzi – elettronica, Maurizio Gazzola – Basso, Amedeo Nan – Chitarra), vengono da Milano e suonano una personalissima rilettura del jazz, declinato a piacere come jazzcore o come preferite, base sulla quale trova terreno fertile il rap di Carma (all’anagrafe Lorenzo Carminati).

Li abbiamo raggiunti per chiacchierare un po’ sul loro club tour, sul loro ultimo disco Wadi Rum e sui loro progetti futuri.

Ciao ragazzi, bello vedervi tutti e sei e grazie della disponibilità.

SM: “Grazie a voi!”

Partiamo dal vostro nuovo album anche se risale ormai al maggio dello scorso anno, Wadi Rum. Come mai questo titolo e perché la scelta è ricaduta su questo luogo così evocativo? E curiosità mia, ci siete stati per caso?

Carma: “No nessuno di noi ci è mai stato. Poi per il resto è partito tutto da come hai detto tu, ci è sempre piaciuto scrivere musica riferendoci a luoghi lontani, o a non-luoghi che ci aiutasse un po’ a descrivere la realtà. Già nel primo disco avevamo scritto un brano, ripensando ad un brano degli Isotope 217, Utonian, che racconta di un mondo immaginario, un altro pianeta da cui osservare la terra.

Per questo disco invece abbiamo pensato appunto alla Valle della Luna in Giordania con la stessa ottica appunto, partendo da alcune foto scattate da un nostro amico poco prima del lock down, e da queste abbiamo iniziato a ragionare e a sviluppare questa sorta di concept sull’aridità di Milano.”

Prendo spunto da quanto avete appena detto perché la scelta di un posto così antipodico rispetto a Milano, che è presente nel disco, la si avverte come sfondo alle storie che raccontate. La domanda quindi che vi volevo fare è quale ruolo ha Milano nel disco e per voi personalmente.

Carma: “Beh, Milano è sicuramente la città che ha dato il via al nostro collettivo ed è anche una metropoli dalla quale hanno origine e si formano un sacco di realtà, idee, progetti, quali è anche Studio Murena. Milano poi da un lato si contrappone all’idea di deserto, dall’altro si accomuna ad esso, se si parla di “deserto mentale, interiore”, quindi c’è questa forte dicotomia in tutto il disco”.

A livello di composizione dei brani come procedete? I testi vengono aggiunti in un secondo momento o a volte create il brano su di qualcosa di già esistente? E a livello di suoni, quanto ha influito l’aver lavorato con Tommaso Colliva? E ultima, quanto è cambiato il disco da quando siete entrati in studio a quando è finito masterizzato e “confezionato”?

Carma: “Per quanto riguarda testi e musica nascono praticamente sempre insieme, è sempre stato così. Poi negli anni il metodo è cambiato molto, è aumentata l’intimità tra noi sei, si è affinata, ma il modus operandi è rimasto lo stesso diciamo”.

Giovanni: “Per quanto riguarda i suoni, diciamo che tutto è cambiato con Tommy, che è produttore e quasi direttore artistico del disco. In realtà già in fase iniziale, su un paio di brani (Corri e Marionette) che erano ancora dei demo, ci ha dato delle dritte, dei consigli, delle indicazioni. In studio poi si è adoperato molto sui suoni di chitarra e pianoforte principalmente, ha ampliato il ventaglio timbrico in tutte le direzioni. In realtà appunto già in fase embrionale, parlare con lui su quale direzione prendere, cosa volevamo fare, ci ha aiutato molto per poi scrivere i pezzi. È stata sicuramente una figura fondamentale”. 

Vi siete fidati. E affidati.

Matteo: “Beh sì, e lui si è fidato di noi. Quando ci aveva mostrato interesse per il nostro progetto non abbiamo fatto altro che accettare e fidarci, perché conosciamo bene il suo lavoro”.

Nel disco ci sono parecchie collaborazioni. Voi siete già al secondo disco ma siete ancora relativamente giovani, eppure nel vostro disco trovano spazio mostri sacri come Fresu, Danno del Colle der Fomento, Ghemon. Come sono nate queste collaborazioni e come è andata per la scelta dei brani? Sono stati in qualche modo “assegnati”?

Carma: “Sono state esperienze super arricchenti per tutti. Poi ovviamente ognuno c’ha il suo santino, tipo per me Danno è stata un’esperienza magica e super importante. Però tutte le collaborazioni sono nate da interessi dimostrati dai collaboratori, molto prima rispetto alla stesura dei brani. Cioè Ghemon è stato il primo nostro supporter, non inteso come supporter con la spunta blu, ma il primo vero che ha iniziato a scriverci “continuate così””.

Giovanni: “Poi alcune collaborazioni sono nate durante il tour, come con Laila Al Habash e Arya. Con Fresu addirittura forse lui ci ha seguito su Instagram, e si è dimostrato subito interessato e vero, e gli abbiamo mandato in tempo zero la strumentale, ci ha registrato sopra un paio di cose e con l’aiuto di Tommaso l’abbiamo inserito in diversi punti. Come siamo contentissimi di aver lavorato con Gabrielli (Enrico, Calibro 35 tra le varie cose, NdA)”. 

Voi siete ormai ininterrottamente in tour da quasi due anni, quindi vi chiedo, anche in relazione alle collaborazioni e agli endorsement di peso che avete ricevuto, che tipo di facce si vedono ai vostri live? Perché mi aspetto sia quello che ascolta hip hop come l’appassionato di jazz.

Giovanni: “Per quanto riguarda il pubblico siamo stati davvero mega contenti, specialmente per le date nei club, in quanto siamo partiti con tanta ansiamo ma ne stiamo uscendo, chi più chi meno, molto felici. Poi ogni tanto vedi tra il pubblico gente che sembra avere degli enormi punti di domanda mentre guardano l’esibizione, ma in generale abbiamo avuto un sacco di sale piene, dai cinquantenni e diciassettenni che erano lì per noi e la nostra musica”.

Siete già al lavoro su del nuovo materiale?

Carma: “Sì, di brutto. Abbiamo un bel po’ di carne al fuoco. Ci sono un sacco di belle demo ma non siamo ancora andati studio da Tommy per fargliele sentire e partire “ufficialmente” coi lavori per il disco nuovo però ci siamo vicini ecco”.

E lavorare in sei com’è?

Maurizio: “Avrei un sacco di parolacce da dire. Vai tu Carma che sei più diplomatico (si ride…)”

Carma: “È complicatissimo lavorare con tante teste, specialmente su un processo creativo e soprattutto quando tutte e sei ci tengono tanto. È un lavoro di mediazione costante tra le varie pulsioni creative, non smettiamo mai di scornarci tra di noi, ma se vi sono piaciuti i dischi prima, che abbiamo fatto pure quelli scornandoci, vuol dire che sta diventando proprio il nostro modus operandi”.

Avete mai preso in considerazione, o tu Carma in particolare, di rappare in inglese?

Carma: “Ci abbiamo pensato, ci abbiamo ragionato su, per ora però l’idea è quella di fare qualcosa di figo, potente, in italiano, cercando di portarla anche fuori dai confini”.

Va bene ragazzi, direi che vi abbiamo rubato già abbastanza tempo, per cui vi ringraziamo e a questo punto speriamo davvero di riuscire a sentirci per il prossimo disco.

Carma: “Assolutamente, grazie a voi!”

Föllakzoid @ Monk

Il potere del mutamento

Roma, 30 Gennaio 2024

Föllakzoid e il potere del mutamento. A ciò si è assistito nel live al Monk di Roma. Prima di riportare quanto vissuto, ricordo qualche informazione, per comprendere come era impossibile prevedere alcunché.

Il progetto musicale cileno nasce nel 2007 in Santiago con Domingo Garcia Huidobro (chitarra), Juan Pablo Rodríguez (basso),Diego Lorca (batteria) e conosciuto nel mondo psych internazionale anche grazie alla Sacred Bones Records. Dal punto di vista stilistico, si è distinto per il proprio krautrock minimale e, aggiungerei anche per un dettaglio curioso, ovvero l’utilizzo abbondante dei numeri romani per intitolare album e brani. Dalla nascita ad oggi, il progetto è mutato in un continuo divenire. Dei membri originari, via Juan Pablo, via Diego. E Domingo? Non c’è più neanche Domingo, è mutato. Ora è Domingae. Una transizione intima che dalla sfera privata diventa arte. Infine, l’ultimo album Föllakzoid denominato V del 2023, presentaun forte viraggio ritual-techno con l’intervento di AtomTM nei quattro brani -indovinate- V-I, V-II, V-III e V-IV

Sul palco del Monk, il trio batteria, synth/electronics e Domingae alla chitarra. Appare il suo profilo alieno, alto e sottile, con giacchetto, pantaloni, borsettina, occhiali scuri, calice e bottiglia di vino bianco e la fiamma di un accendino. Si muove sinuosamente sul palco, a tempo di un flusso  ritmico continuo con bit lisergico. Stimola il pubblico con esclamazioni, ne richiede la partecipazione, ricevendola. Apre ampie le braccia, ancheggia e balla mentre suona, senza alcuna interruzione fino al termine del concerto. Si piega sul processore ai suoi piedi, manipolando gli effetti e l’uscita dei suoni. Sorseggia vino. Le mutazioni in atto. Ammiccando, si sveste del giacchetto. Ruota verso sinistra e viene da me porgendomelo. Più tardi, stessa dinamica con lancio dei pantaloni e altri accessori. Ho un ruolo nel concerto! Sarà da guardarobiera sottopalco. Non si sa mai nella vita.

Prosegue il groove in un continuum di musica circolare, attorno ai temi di brani Föllakzoid vecchi e nuovi come Electric, Earth e V-II. Domingae ora suona in un aderente abito a rete trasparente. Alza la chitarra. Alza più volte il calice di vino. Non è solo un concerto, è una vera performance visiva. Vola via anche il vestito a rete (ovviamente, mi sento responsabile nel dare un’occhiata anche al vestito), per rimanere con un mini-bikini. L’ottimo pubblico presente è attento e coinvolto da Domingae, per il suo essere in quel momento come esattamente vuole essere, come ‘artistae’.

In conclusione di questa esperienza collettiva, un semplice e inaspettato messaggio, al di là della musica e dello spettacolo: quanto il diritto di libertà personale passi anche dal diritto di poter scegliere, fino ad un mutamento anche radicale.

Per i più curiosi su quale fine abbiano fatto i capi di abbigliamento: chissà. La prossima volta, siateci e lo vedrete.

Trophy Eyes: headliner a Milano!

È in arrivo una folata di vulnerabilità, sincerità e groppi in gola. Hellfire Booking Agency annuncia i Trophy Eyes!

Operazione chirurgica a cuore aperto, i Trophy Eyes sono una miscela fra pop punk e post hardcore il cui talento naturale è strappare i punti di sutura dalle ferite personali più profonde. Guidati dalla voce disperata di John Floreani, i Trophy Eyes e le loro chitarre fratturate hanno completamente sopraffatto il globo, seducendo Hopeless Records prima ancora del primo full length e guadagnandosi un posto d’onore in due Vans Warped Tour. Scelti per supportare niente meno che i Bring Me The Horizon, i Trophy Eyes hanno condiviso il palco con leggende del proprio genere, svettando nella classica Indipendente australiana, vincendo uno spot come Feature Album per Triple J e lasciando a bocca aperta perfino Reading & Leeds.
I Trophy Eyes saranno in arrivo al Santeria Toscana 31 questo aprile, per una serata che vi lascerà in frantumi. Non potete mancare.

ROCK IN ROMA 2024: 21 SAVAGE live il 16 luglio 2024 all’Ippodromo delle Capannelle!

A Rock in Roma arriva l’artista numero uno negli USA per uno show tra i più attesi dell’anno: 21 SAVAGE live il 16 luglio 2024 all’Ippodromo delle Capannelle.

I biglietti saranno in vendita dalle ore 12:00 di domani, martedì 30 gennaio, per gli iscritti a Mylivenation.it; in prevendita generale dalle ore 12:00 di mercoledì 31 gennaio su rockinroma.com, su www.ticketone.it e su www.ticketmaster.it.

21 SAVAGE, l’ artista che sta dominando il mondo urban, attualmente al primo posto negli USA, si esibirà sul palco di Rock in Roma per un concerto che si candida a evento urban dell’anno, appuntamento che si inserisce tra le date di un tour che nel 2024 porterà l’artista anglo-americano sui più importanti palchi europei.

21 Savage è tra i rapper più eclettici e ricercati della scena urban globale. Inserito alle prime posizioni delle classifiche Billboard fin dal debutto nel 2016 con l’EP “Savage Mode” – certificato platino nel 2020 – ha dato il via ad un percorso artistico di successo in continua ascesa. L’album “i am > i was” oltre alla certificazione come Disco di Platino e la prima posizione nella Billboard 200 Albums Chart, ha ottenuto la nomination ai Grammy per la categoria Best Rap Album e la vittoria nella Best Rap Song con il brano “A Lot”.  Anche l’album “Her Loss” (2022), realizzato in collaborazione con Drake, ha raggiunto la vetta della classifica Billboard 200, totalizzando più di 3 miliardi di stream complessivi fino ad oggi.

Il 12 gennaio 2024 ha pubblicato il terzo album in studio da solista, “American Dream”, che ha debuttato al primo posto della classifica di vendita Billboard US e che contiene la colonna sonora del suo primo progetto cinematografico: “ American Dream: the 21 Savage story”. Il film, diretto da Donald Glover, Stephen Glover, Jamal Olori e Fam Udeorji e prodotto da Tara Razavi e Udeorji, ripercorre la storia di tre generazioni di 21 Savage (Glover, McLaughlin) nel pieno di una crisi personale.

Nel 2018 21 Savage, all’anagrafe Shéyaa Bin Abraham-Joseph, ha istituito la fondazione Leading by Example grazie a cui si impegna a fornire educazione all’alfabetizzazione finanziaria a giovani svantaggiati. L’associazione opera a livello internazionale offrendo borse di studio, accesso a conti bancari e inserimento nel mondo del lavoro per adolescenti e studenti.

Apertura porte: h17:00

Inizio concerto: h 21:45

PREZZI DEI BIGLIETTI:

– PIT                                      € 80,00 + € 12,00 diritti di prevendita

– Posto Unico Intero           € 50,00 + € 7,50 diritti di prevendita

Biglietti disponibili in pre-sale su My Live Nation (Ticketone.it; Ticketmaster.it) dalle ore 12:00 di martedì 30 gennaio; in prevendita generale dalle 12:00 di mercoledì 31 gennaio su rockinroma.com, su www.ticketone.it e su www.ticketmaster.it

GEL: prima volta in Italia!

Per la prima volta a Pontelungo, Hellfire Booking Agency annuncia i Gel!
Autodefinitesi come «hardcore per gli scherzi della natura», i Gel sono l’epitomo del caos, dei calli sulle dita e del progresso di un genere, l’implosione delle frontiere fra post-hardcore, powerviolence, screamo ed emo. Cavallo di Troia che ha trascinato infinite nuove leve da house shows di poco conto all’irruenza hardcore, il debutto full length «Only Constant» può essere solo descritto come incitazione a delinquere e conclusioni distorte. E con una presentazione così, la sua rappresentazione live non poteva che sbaragliare l’Outbreak. 
I Gel saranno in Italia per la prima volta nella loro carriera quest’anno, nella cornice ultra-pressante del Pontelungo Summer Festival. Inutile dirvi che lasceranno una scia di cocci senza paragoni. 

24 GIUGNO 2024 | PONTELUNGO SUMMER FESTIVAL, BOLOGNA
Giardino Farpi Vignoli, Via Agucchi, 121/14, 40133 Bologna
Evento FB: https://www.facebook.com/events/3674640432791661