IAMDDB • La songwriter, attrice e fashion icon di Manchester arriva in Italia in occasione del Love is War Europe Tour il 22.02.24 al Fabrique di Milano
All Things Live Italy presenta IAMDDB. L’emblema di una nuova generazione di artiste: giovane, talentuosa e sicura di sé. La songwriter, attrice e fashion icon di Manchester arriva in Italia in occasione del Love is War Europe Tour il 22 febbraio 2024, al Fabrique di Milano.
Biglietti disponibili solo sulla piattaforma di ticketing e discovery DICE.
IAMDDB, nome d’arte di Diana di Brito, è una songwriter, attrice, fashion icon e artista di origini angolane e portoghesi che combina il soul e il jazz senza tempo, della tradizione di Nat King Cole e Erykah Badu, con la trap e l’R’n’B moderni.
È cresciuta con la musica di Bob Marley e ne è stata influenzata. All’età di sette anni ha iniziato a scrivere canzoni e poi a produrre musica nel 2015, dopo essersi immersa nel jazz angolano per mezzo anno. I suoi testi parlano d’amore, di esperienze quotidiane e soprattutto di empowerment: l’arte di essere se stessi e di agire per se stessi.
La sua musica riflette l’energia dei tempi di trasformazione in cui ci troviamo, portandoci a un’espressione autentica e sana, fornendo al contempo colonne sonore ai nostri percorsi di evoluzione e guarigione.
IAMDDB ha ottenuto il successo mondiale con il singolo “Leaned Out” nel 2016. Fin dall’inizio il suo sound è sempre stato incentrato sull’anticonformismo e sulla celebrazione della propria unicità. Da allora ha registrato il tutto esaurito in numerosi tour e ha conquistato il suo pubblico con: Waeveybby, Vol. 1, Vibe, Volume 2, che ha prodotto l’inno “Pause“, Hoodrich Vol. 3, che contiene il singolo di successo “Shade” Flightmode, Vol. 4, la meditazione guidata che è Swervvvvv.5 e Kare Package, contenente tre tracce.
Dopo l’ultimo volume del 2019, DDB ha pubblicato diversi singoli tra cui la dancehall “Wahum“, l’incantevole “JGL” e la liberatoria “Silver Lines.” Il suo attesissimo Volume 6 è programmato per la fine del 2023 e la sua collection sarà ancora più sperimentale.
IAMDDB è un’artista in ascesa da tenere sott’occhio, mentre continua a superare i suoi stessi limiti. Da non perdere il concerto il 22 febbraio 2024 al Fabrique di Milano, in occasione della data italiana del tour europeo Love is War.
Biglietti solo su DICE
22.02.24 – Fabrique, Milano: https://link.dice.fm/Mc508ec72961
IAMDDB https://www.instagram.com/iamddb/
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COVO CLUB: concerti di novembre • Do Nothing, Ada Oda, Sherlocks e tanti altri
Programma NOVEMBRE 2023
COVO CLUB
(Viale Zagabria 1, Bologna)
ven 3 novembre – ADA ODA (BEL – post punk/indie pop) + Baseball Gregg
aftershow P.L.A.Y. (vinyl set)
sab 4 novembre – COLLEEN GREEN (USA – pop punk) + Di Notte
gio 9 novembre – LE FESTE ANTONACCI (ITA – italo disco)
ven 10 novembre – DO NOTHING (UK – art rock) + Eugenia Post Meridiem
aftershow COOL BRITANNIA party
sab 11 novembre – IBISCO (ITA – pop/wave)
ven 17 novembre – WESTERMAN (UK – songwriting)
sab 18 novembre – LEATHERETTE (ITA – punk rock)
gio 23 novembre – THE SHERLOCKS (UK – indie rock)
ven 24 novembre – SENYAWA (IDN – experimental / neo-tribal)
sab 25 novembre – BLUEM (ITA – art pop / folk) + Nima
Per tutti i concerti, prevendite disponibili su DICE.
Tutti gli eventi e le info aggiornate sul sito ufficiale delCovo Club e su FB.
ASSOCIAZIONE CULTURALE HOVOC e INFO TESSERAMENTO
L’ingresso è riservato ai soci tesserati HOVOC 23/24. La tessera ha validità per tutta la stagione 2023/2024 e ha un costo di 5€.
Info tesseramento e delega minorenni: http://covoclub.it/bo/tesseramento
Tre Domande a: Humble
Come e quando è nato questo progetto?
Suoniamo insieme da quando avevamo 16 anni. Siamo stati il gruppo Thrash Metal del liceo, siamo stati la cover band in acustico, abbiamo avuto progetti con altre persone, tuttora ne abbiamo, ma humble nasce, nel Maggio del 2021, dall’esigenza di mostrare insieme cosa siamo, o per lo meno una parte di noi, essere onesti. Così abbiamo preso alcune sonorità a noi consone e affini e abbiamo cercato un filo conduttore che speriamo possiate trovare anche voi ascoltando Getaway. Abbiamo fatto un album per trentenni stanchi di sentirsi dire cosa fare e cosa andrebbe fatto musicalmente.
Ci sono degli artisti in particolare che influenzano il vostro modo di fare musica o a cui vi ispirate?
Zurma: Posso dire Jordan Rakei e Tom Misch.
Umberto: citare i grandi classici è scontato facendo RnB, parlare di Michael Jackson, Marvin Gaye e Stevie Wonder è quasi d’obbligo, ma per un progetto di questo tipo ho trovato forte ispirazione anche da cantanti che hanno letteralmente fatto scuola a partire dagli anni 2000 a chi fa adesso questo genere come: Justin Timberlake, Usher, John Legend, Bruno Mars, Craig David, Neyo, Beyoncé. Forse però, ad oggi, cioè che mi colpisce e studiamo di più sono gli artisti che arrivano ad un vasto pubblico producendo la propria roba letteralmente in cameretta ma usando tutto ciò che un pc e il proprio strumento può darti: cito ancora Tom Misch, Ella Mai, Young Franco, Masego e Marc Rebillet.
Ad essere onesto, in questo periodo sto ascoltando parecchio RnB semi sconosciuto in Italia che scopro insieme a mio fratello scavando tra artisti che hanno venduto moltissimo in USA ma che al di fuori del loro stato non sono praticamente mai usciti come Keysha Cole, Vedo, 112 e gli artisti New Jack Swing.
C’è un artista in particolare con cui vi piacerebbe collaborare/condividere il palco?
Zurma: Tom Misch e Neffa.
Umberto: Se fosse ancora vivo direi Pino Daniele. Per Ben L’Oncle Soul, farei volentieri pure il corista sottopagato. Lo ascolto fin dai suoi primi lavori e sarebbe un onore anche solo guardarlo da dietro le quinte. Infine farei di tutto per cantare una strofa di un pezzo con i Neri per Caso. Ho iniziato ad ascoltarli che già studiavo canto e sono stati per me, letteralmente, un caso di studio intensivo.
Tre Domande a: Giobbe
Ci sono degli artisti in particolare che influenzano il tuo modo di fare musica o a cui ti ispiri?
Sicuramente Glen Hansard è diventato un mio punto di riferimento sempre più importante negli ultimi anni, e non ne faccio mistero. Non solo per la musica che produce, ma per l’approccio genuino e costante negli anni. Lo considero un mio “maestro”, se così si può dire. Ma come lui, e prima di lui, ce ne sono stati altri di riferimenti, quali Eddie Vedder, Chris Cornell o Maynard (James Keenan, NdR). Le influenze vengono da tutti loro, sebbene di alcuni non vi sia una traccia evidente nelle mie canzoni. Butto giù qualche nome, in ordine sparso, dei tanti artisti e dell numerose band che mi hanno in qualche modo influenzato: The Frames, Pearl Jam, Interpol, Soundgarden, Beatles, City and Colour, Band of Horses, Jeff Buckley, Broken Social Scene, The Veils, A Perfect Circle, Beck, Coldplay (primi due dischi), Starsailor, Elbow, Emmett Tinley, Mic Cristopher, Mark Geary, Kings of Convenience, Sun Kil Moon, dEUS, Motorpsycho, Phoenix, Stereophonics, The National, Swell Season. Mi fermo qui, ma potrei allungare ancora di parecchio la lista, anche a causa del fatto che ascolto musica praticamente sempre e cerco sempre nuove band, anche se meno rispetto al passato. In generale, credo di subire ancora il fascino della musica degli anni ’90 o comunque di tutta quella che sia in qualche modo riconducibile a quella decade che io adoro.
Se dovessi scegliere una sola delle tue canzoni per presentarti a chi non ti conosce, quale sarebbe e perché?
Se penso al nuovo disco, Gentle Dwellings, in uscita per la Sound Inside Records il 27 Ottobre, sceglierei Whenever You Did Ask. Perchè è una canzone che ho scritto nel 2017 circa, ma che tratta un tema costante nella mia esperienza di vita: i rapporti umani a senso unico, le amicizie sbilanciate, gli abbandoni inaspettati e senza spiegazione apparente. Musicalmente, invece, è interessante per via di una struttura ordinata ma non troppo, che traccia un flusso slegato dalla forma canzone a tutti i costi, seguendo invece l’ondata emotiva delle sensazioni descritte dal testo.
Qual è la cosa che ami di più del fare musica?
Pur essendo un solista, ho sempre fatto parte di band in passato. Anche adesso, in realtà, c’è una band che mi accompagnerà nell promozione dal vivo del nuovo disco Gentle Dwellings. Probabilmente proprio questa condivisione con altri musicisti è ciò che amo di più del fare musica: condividere esperienze, scambiarsi insegnamenti che ci rendono migliori, o comunque diversi, sia come esseri umani che come musicisti, appunto. Tutto ciò grazie ad una forte passione in comune, ad un motore invisibile che però tutto muove. Alla fine contanto soprattutto le canzoni, ma grazie ad esse tutto intorno c’è un mondo meraviglioso di cui non si riesce a fare a meno facilmente, nonostante gli anni che passano inesorabilmente.
Los De Afuera Son De Palo
Nella mia testa, e vai a capire te il motivo perchè io davvero non lo so, Girless (che prima era i Girless & the Orphan, quindi ora è lui da solo, dove lui sta per Tommaso Gavioli) è stato o è la risposta italiana ai Modern Baseball.
In realtà non lo è. O meglio. Potrebbe anche esserlo. E qui il cazzostaidicendometro tocca livelli apicali, ne convengo. Che poi come diceva quel tale ovvero Marco Paolini “non ho mai pensato che per procedere bisognasse andare in linea retta” e dato che anche la citazione senza alcuna funzione logica o utilità narrativa l’abbiamo piazzata torniamo a noi.
Voglio dire che Introduction to Self-Destruction, brano di apertura dell’appena uscito Los De Afuera Son De Palo, sembra molto la risposta italiana ad una I Think You Were in My Profile Picture Once.
Vero anche che Badabum è molto più in odore di Two Gallants che altro, ed ora basta coi paragoni con altre band che poi pare sia un disco di cover.
E invece.
Girless ha fatto un gran bel disco, ma bello forte.
Per abbandonarmi in maniera sconsiderata a lodi sperticate e paragoni scomodi c’è solo questa pronuncia inglese che mi risulta talvolta affettata, ma di musica ce n’è, e per tutta la durata; c’è sto pseudo blues pseudo sguaiato (Aus Dem Weg, Los, tradotto “fuori dai piedi”), le delicate Take This Tune and Leave The Cannoli, o Average Looking, Bad At Cooking; e qui mi preme precisare che probabilmente esisterà (o quantomeno me lo auguro) un qualche nesso, una teoria matematica ancora non dimostrata, tipo l’Ipotesi di Riemann o altri Millenium Problems, capace di stabilire una costante tra la bellezza del disco e quella dei titoli dei brani che lo compongono.
Ribadisco la speranza che qualcuno ci stia davvero lavorando su, perchè vedo del potenziale. Magari anche per una medaglia Fields.
Los De Afuera Son De Palo è un disco vagamente autunnale, non necessariamente decadente, però qua e là ci respiri quell’odore di emo di foglie cadute e pioggia che ticchetta sui vetri e sarebbe stato perfetto in uscita al 27 ottobre se l’autunno non si facesse tanto attendere.
God Games
Tu hai visto la luce!
Due tizi in completo nero con annessi occhiali e cappello dello stesso colore.
Scocciati assistono ad una funzione gospel. Il reverendo inizia a cantare e le persone presenti, prese da una spiritualità contagiosa, iniziano a ballare.
All’improvviso uno dei due scuri astanti ha un’illuminazione divina, folgorante.
“Tu hai visto la luce?
“Si, Gesù Cristo ha compiuto il miracolo…Ho visto la luce!”
La famosissima scena di The Blues Brothers è come immagino The Kills nel processo creativo durato cinque anni che li ha portati alla creazione di God Games, il loro ultimo album.
Il talentuoso duo composto dall’americana Alison Mosshart e dall’inglese Jamie Hince attivo dal 2000 ha sei album in attivo, partendo da uno stile rock alternative con attitudini punk anni ‘70, contaminato con blues e elettronica, si sono gettati nel indie rock negli album successivi fino alla svolta pop del 2008 che li ha portati ad un notevole successo.
Per questo ultimo lavoro la progettazione è stata lunga e tortuosa, nel 2019 hanno iniziato il brainstorming, la pandemia ha reso tutto più arduo, il mondo è collassato nel bel mezzo dell’album ma loro hanno cercato Dio e l’hanno trovato in una chiesa abbandonata dove God Games è stato registrato.
Il risultato è un sound indie rock leggero, sporcato dal blues e contaminato dall’elettronica.
Le rinomate doti vocali di Alisonche sa essere setosa e delicata ma nel contempo ruvida, come la corteccia di una sequoia, sanno trasformare qualsiasi cosa in oro. E come questi mitici alberi lei si staglia maestosa, fusa all’ecletticità della chitarra elettrica di Jamie.
L’album contiene dodici brani, di cui tre usciti come singoli: l’apripista New York, bellicoso e combattivo, con un poderoso e ritmico riff di chitarra; La Hex in cui la voce di Alisondiventa soffice e seducente accompagnata da trombe distorte, mentre la chitarra di Jamiearmeggia tra cori gospel e suoni glitchati. L’ultimo singolo uscito poco prima del release del disco è 103 una ballad col ritornello scandito da una chitarra irregolare che racconta l’amore e la vita moderna a Los Angeles.
Ci troviamo davanti ad un’alternarsi di ballate morbide e sensuali, con cori gospel, tempi rilassati, cantato raffinato e sprazzi di blues, in contrapposizione a pezzi con ritmi tipici dell’indie rock e suoni elettronici. L’andatura vellutata e il cantato soave in My Girls My Girls, brano tipico da camera da letto è perfetto per le coccole in una serata gelida invernale in contrasto col il pezzo seguente, Wasterpiece che presenta le sonorità classiche dell’indie rock anni 2000.
Blank è un super pezzo blues che si bilancia con Bullet Sound dall’andatura audace e aggressiva.
The Kills hanno impiegato cinque anni nel mettere insieme una comunione di suoni e giocando a fare Dio uniscono il sacro al profano, elettronica al blues, cori gospel e suoni distorti.
Da Grandi Artisti derivano grandi responsabilità, ma il risultato del disco è comunque un po’ monotono, nonostante l’avvicendarsi di sound differenti.
WEYES BLOOD IL 3 NOVEMBRE ALL’ALCATRAZ DI MILANO – IN HOLY FLUX TOUR: THE RESURRECTION
03 novembre 2023 MILANO Alcatraz
UNICA DATA IN ITALIA
Biglietti in vendita su TicketOne
https://www.ticketone.it/artist/weyes-blood/
Opening Act: VAGABON
“Bob Seger che incontra Enya“. È così che la cantautrice californiana Natalie Laura Mering, in arte Weyes Blood, ha descritto il suo lavoro. Etereo, trascendentale e talvolta malinconico, il folk-pop di Weyes Blood esplora tutto ciò che ci guida, ci divide e ci distrugge, e lo fa con grazia e profondità. Con un occhio sempre puntato sul proprio sé e l’altro fisso sulla complessità del mondo in cui viviamo, Mering è in grado di condurci senza sforzo anche negli angoli più ruvidi dell’esistenza, grazie alla sua grande erudizione e a un’autentica sensibilità emotiva.
“And in The Darkness, Hearts Aglow” (Sub Pop, 2022), il sesto album della sua carriera preceduto dall’acclamatissimo “Titanic Rising” (Sub Pop, 2019) (citato tra i miglior album dell’anno e del decennio su testate come Pitchfork, Uproxx, Paste, Uncut, Dazed, The Guardian e NPR), è il secondo album di un’ambiziosa trilogia che oscilla tra esplorazione esistenziale dei luoghi profondi della propria identità e la critica verso lo smarrimento della società. Sebbene costantemente accompagnata da un sano beneficio del dubbio, è anche sempre sostenuta dalla speranza (e da un apprezzabile humor), grazie alla quale la sua musica si dispiega con godibilità sbalorditiva. Se Titanic Rising è un’osservazione del destino a venire, il suo seguito, And in the Darkness, Hearts Aglow, la trova collocata nel bel mezzo di tutto alla ricerca di una via di fuga, lontana dagli algoritmi e dal caos ideologico.
Mering è cresciuta cantando in cori gospel e madrigali, prima di prendere prodigiosamente in mano la chitarra all’età di 8 anni. Questo – mescolato con il suo amore per il jazz, il regista Alejandro Jodorowsky e lo studioso Joseph Campbell – ha contribuito a plasmare il suo immaginario e la sua musica, che racconta storie di miti antichi e moderni. Perché, dice, “i miti condivisi fanno parte della nostra psicologia e sopravvivenza”.
Vederla dal vivo a Milano sarà un’esperienza mistica e imperdibile.