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Love Lines

Love Lines di LP è il settimo lavoro in studio per la cantante statunitense, una carriera dunque non proprio agli esordi. Sia che preferiate ricordarla con il suo nome d’arte o con il suo italianissimo nome per esteso (Laura Pergolizzi), la cosa che rimane più impressa e riconoscibile di lei è il suo timbro vocale. Piaccia o no, LP possiede un dono non da poco che consente il pregio di essere facilmente apprezzati per una voce unica. I tratti distintivi vengono dalla lirica e dall’uso di qualche tecnica che strizza l’occhio al country come il fischiettio. 

Indubbiamente i lavori precedenti della cantante si spostano in quell’immenso calderone che potremmo definire musica Pop: basi semplici, testi ancor più semplici e quella spiccata ricerca per il ritornello facile da ricordare. È cosi per la grande maggioranza dei lavori della cantante, sebbene debba ammettere che raramente ho disdegnato l’ascolto casuale di Other People o Lost on You (alcuni dei pezzi più celebri della cantante presenti nell’album Lost on You del 2016). 

È proprio il piacere di alcuni pezzi ascoltati per caso che hanno mosso curiosità nell’ascolto del nuovo album Love Lines. 

La copertina si presenta un po’ insipida: solito ritratto a mezzo busto con sfondo naturale non meglio identificato. LP viene riportato in alto a sinistra, un po’ come tutti i lavori della cantante, di certo non si può dire che abbia fatto faticare il grafico. 

Veniamo al sodo dell’album: sono presenti dodici tracce dai nomi, indovinate un po’, facilissimi da ricordare. Collaborazione da ricordare quella per il pezzo Wild con un’altra artista italiana (non solo per origini) Levante. Il filo conduttore dell’album sono la perdita e l’affetto che rimane immutato, messaggio che viene incitato dalla potente e teatrale Long Goodbye, un saluto malinconico a un amore forse terminato per volontà altrui. Non tutto l’album si muove però sul filo della malinconia o dell’introspezione, alcune tracce sono semplice e puro Pop (Love Song su tutte, con quei vocalizzi fin troppo ripetuti).

Al primo o ai successivi ascolti il settimo album non parte, riconosco voce e stile semi-identici ai lavori precedenti e un uso della canzone abbastanza semplice, quantomeno a livello schematico. Introduzione-ritornello-parte finale. Ammetto di aver fatto molto spesso fatica a rimanere concentrato nel passaggio da una canzone all’altra. Unico spunto interessante quello che si intravede in Hola dove un ritmo di sottofondo e l’uso delicato della chitarra elettrica mi hanno fatto catapultare a qualche sonorità in stile Santana. Con una voce cosi, sarebbe stato un bel capitolo da aprire ma purtroppo le novità si fermano a questo.La cadenza degli album certo non aiuta, gli ultimi quattro sono stati pubblicati tutti a due anni di distanza l’uno dall’altro. Forse un tempo troppo breve per lasciare maturare una produzione come un vino e proporlo al pubblico solo dopo un grande lavoro di ispirazione e selezione.

In conclusione l’ultima opera di LP si presenta senza innovare né far trapelare un’evoluzione artistica rilevante e rimane quell’album che ascolti a pezzi senza grosse pretese di attenzione. LP, il tuo Love Lines è un po’ “Same Lines”: una produzione ripetitiva e un contenuto poco sostanzioso si fanno guidare da un potenziale vocale quasi lirico, che potrebbe regalare spunti per testi ben più interessanti.

RUMÂGNA UNITE • 29-30 Settembre e 1 Ottobre • Un festival per la raccolta fondi per gli alluvionati

Nelle giornate Venerdì 29, Sabato 30 Settembre e Domenica 1 Ottobre presso l’area verde della Pieve San Cassiano in Campiano, Campiano (RA), il circolo Primo Bandini Noco, i Consigli territoriali di S.P. in Vincoli e Roncalceci, l’Esercito delle 12 birre (E12B), i Comitati cittadini e leassociazioni delle Ville Unite e Disunite, i volontari e le attività della zona, con il patrocinio del Comune di Ravenna, daranno luogo alla prima edizione di Rumâgna Unite! Rumâgna Unite è il festival delle Ville Unite per la sua comunità e per i paesi limitrofi, che in
questa prima edizione ha lo scopo di donare tutto il guadagno alle comunità delle Ville Unite e Disunite, fortemente colpite dall’alluvione.

Programma:

Venerdì 29 Settembre
Dalle 18 alle 24:00, apertura cancelli ore 17:30

Djs locali:
Dj Angelo (Italiana)
DJ Red (Funky)
DJ Bosco (Funky – Pop)
DJ Nik (Rock)
DJ Cik (House)

Ninety Disco:
DJ Ebreo (Afro)
Dj Fary
Dj Gianmaria Montanari
Vocalist: Dany Gattelli

Ingresso ad offerta libera (minimo 5 euro) e stand aperti dalle 18.00 alle 00.00.

Sabato 30 Settembre
Dalle 18 alle 24:00, apertura cancelli ore 17:30

Intervento dell’Associazione Minerva (Giovani divulgatori scientifici) con Martina Cavallucci e Pierluigi Randi dell’Associazione Meteo Professionisti (AMPRO).
Si discuterà di cambiamenti climatici, cause dell’alluvione e risvolti futuri riguardo dal punto di vista ambientale e climatico.

Serata Punk-Rock
Dj Set Il Doc (Ska vs Punk)
Bull Brigade
Sunset Radio
Giancane
Dj Sibode

Ingresso ad offerta libera (minimo 5 euro) e stand aperti dalle 18.00 alle 00.00

Domenica 1 Ottobre
Dalle 17 alle 24:00 apertura cancelli ore 16:30

Rezophonic:
Cristina Scabbia + Andrea Ferro (Lacuna Coil)
Eva Poles (Prozac +)
Modena City Ramblers
Omar Pedrini
Paletta e Noyse (Punkreas)
Danny Metal
Mario Riso
Andy (Blue vertigo)

Tizio
Girless
Parenti
Heartfall
Bandiga

Presenta la serata Danny Metal

A Seguire Dj Set a cura di: Arkansas Is Dead

Info Utili:
Lo stand gastronomico offre piatti locali, piadina e salsiccia, arrosticini e patate fritte, aperto dalle 18.00 alle 00.00 Per tutta la durata del festival sarà presente un’area per famiglie con giochi quali calcio balilla, gonfiabili per bambini, area retro-gaming. Il festival coinvolgerà 100 e più volontari e tutti coloro che collaboreranno per garantire il miglior servizio alle 6000 presenze in tre giorni (il nostro obiettivo minimo per concretizzare il progetto).

Ingresso a offerta libera (minimo 5 euro)


Luogo:
Pieve San Cassiano in Decimo, Via Trava 2, Campiano, (Ra)

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Tre Domande a: Lazzaro

Come e quando è nato questo progetto?

Il progetto è nato nel 2018 dopo l’esperienza del mio EP solista pubblicato sotto le pseudonimo di Leo Lazz: dall’incontro di Antonio Montecucco e Fabrizio Solinas, che in quel periodo collaboravano con me, è nata Solid Records e a loro due è venuta l’idea di cambiare il nome in Lazzaro e fare un album. Da lì la voglia e l’intenzione di lavorare con Taketo Gohara come produttore artistico ha portato ad un’evoluzione impensabile di tutto il percorso. 

Se dovessi scegliere una sola delle tue canzoni per presentarti a chi non ti conosce, quale sarebbe e perché?

Sicuramente Ancora un po’ di te, perché è il primo brano nella tracklist e anche il primo ad essere stato composto per È Ora di Andare, che è il titolo del disco. Il più viscerale, quello che raccoglie tutti i sentimenti che attraversano l’album: una ballad d’amore senza mai dirlo, un urlo soffocato mentre sto cercando di risalire dal fondo, che raccoglie la mancanza, la lontananza, la consapevolezza che si sta perdendo qualcosa ma in maniera matura, cercando sempre di mantenere qualcosa di vivo e la speranza di andare oltre. In ogni caso, di andare.

Cosa vorresti far arrivare a chi ti ascolta?

Dal punto di vista musicale la forza e la bellezza di ciò che abbiamo messo insieme ai grandi musicisti che hanno preso parte a questo progetto, perché è davvero stato suonato in ogni singola nota.  
Dal punto di vista narrativo la  verità di ciò che sto raccontando. Dare un messaggio forte, cercare sempre una possibilità, un’opportunità nei momenti difficili, per fare meglio e di più.  Far passare l’idea che siamo materia in trasformazione e mai fermi, e questo può solo portare cose nuove.
All’inizio di questo lavoro Taketo Gohara mi disse immediatamente: “Se non sei autentico io non posso fare un disco, la gente  percepisce sempre se non sei vero”.

God Is An Astronaut @ The Factory

San Martino Buon Albergo, 20 Settembre 2023

Non so se capiti a tutti prima o poi, anzi probabilmente no, però io per un periodo della mia vita, orientativamente a metà tra i miei venti e trent’anni, sono stato un assiduo ai limiti del maniaco fruitore e fedele adepto del post rock, specialmente quello strumentale e prettamente chitarristico.

Se hai Spiderland come stella polare effettivamente la rivelazione non stupisce troppo, ne convengo, tuttavia dai GY!BE ai Mogwai, dai Tortoise ai Don Caballero, EITS, Mono e via dicendo, i miei ascolti si sono orientati in queste zone.

Tra i nomi che hanno contribuito alla crescita ed evoluzione del genere, quello dei God Is An Astronaut non può essere omesso, eppure nelle mie gerarchie si collocavano ben distanti dalle posizioni di vertice, principalmente perchè, probabilmente sbagliando, li accostavo più al versante ambient del mondo post, per l’uso di synth e altri strumenti elettronici, a discapito del duro e puro chitarra, basso e batteria al quale mi sentivo maggiormente affine.

Tuttavia l’occasione di vederli dal vivo (per la prima volta) non me la volevo certo far sfuggire e quindi eccoci qui: God Is An Astronaut (GIAA da qui in avanti per comodità) in concerto al The Factory, San Martino Buon Albergo, Verona.

Il locale è in piena zona industriale, scarsamente illuminato all’esterno, ma uno sgargiante ingresso arancione ti conduce alla sala, ampia e nerissima, in altre parole splendida.

Alle 21:40 era previsto l’inizio e alle 21:40 i due Kinsella, Torsten e Niels, e Lloyd Hanney, si fanno strada nel denso fumo che avvolge il palco e imbracciata rispettivamente chitarra, basso e batteria (ok non si imbraccia ma insomma avete capito) smontano in poco più di un’ora e venti anni e anni di mie errate e infondate convinzioni.

Lo spettacolo che i GIAA propongono è esattamente ciò di cui avevo bisogno, volevo, speravo: volumi assordanti (quantomeno dalla postazione in cui mi trovavo, ovvero di fronte ad una cassa…), ritmiche incendiarie, suoni ora evocativi, ora minacciosi, raramente dilatati, molto più spesso tumultuosi.

Ecco forse ciò che mi ha sorpreso maggiormente è stata proprio l’attitudine più distorta e violenta che ha tratteggiato il concerto, dove anche le parti che su disco si caratterizzavano per una maggior melodia e lirismo (mi viene in mente la prima parte di All Is Violent, All Is Bright) sono state rese più nervose, più aspre.

Il risultato è stato travolgente, catartico in più momenti, sorprendente per la ricchezza di suoni e varietà che tre sole persone riuscivano a sprigionare, capaci di tenere incollati i numerosi presenti dall’inizio alla fine, anche dal punto visivo (fumo, luci quasi nulle e strobo impazziti alle spalle a disegnare in maniera sincopata le sagome dei tre), che non guasta.

La sensazione al termine è di pieno e totale appagamento, quel benessere che ti coglie quando senti di esserti arricchito, di essere in qualche maniera migliore della tua versione precedente, perchè d’altra parte “siamo la somma delle nostre esperienze”. Cit.