Skip to main content

L’evoluzione di un artista: Finn Andrews (The Veils)

Read the interview in English here

Non sembra, ma sono passati ormai vent’anni da quando Lavinia ha fatto irruzione nelle nostre vite e portato la voce di Finn Andrews con i suoi The Veils nelle nostre orecchie.
In occasione dell’imminente tappa milanese del tour in cui Finn presenterà i successi della sua band in un’intima versione solista, abbiamo scambiato qualche battuta con lui.

Finn, stai per tornare in Italia sette anni dopo il tuo ultimo passaggio con il tour in supporto a Total Depravity. C’è qualcosa di particolare che ti piace nel suonare – o semplicemente essere – in Italia?

“L’Italia è sempre stata un posto importante per questo gruppo. È stato il primo Paese ad interessarsi a noi ai tempi di Lavinia, e la mia ex ragazza era di Firenze, perciò ero solito passare un bel po’ di tempo lì. Gran parte di Total Depravity è stata scritta a Firenze ed è stata molto ispirata dal tempo che ho passato lì. Veramente, non vedo l’ora di tornare!”

Nel corso degli ultimi anni hai pubblicato sia il tuo album di debutto solista, One Piece at the Time, che un nuovo disco con The Veils …And Out of the Void Came Love. Il concerto a Milano del prossimo 7 Dicembre sarà The Veils in versione solista, che suona un po’ come un misto delle tue incarnazioni artistiche: che tipo di esperienza si dovrà aspettare il pubblico?

“È più che altro un’opportunità per suonare queste canzoni nel modo in cui sono nate: solo piano e voce, rese il più possibile essenziali. Non vedo l’ora anche di suonare un sacco di vecchie canzoni dei Veils, come quelle del nostro primo album The Runaway Found. Queste canzoni spesso non funzionano più troppo con la band, ma rendono ancora molto bene con me da solo. Adesso poi ci sono un sacco di canzoni dopo tutti questi anni!”

Come descriveresti la differenza tra il Finn Andrews leader de The Veils e il Finn Andrews artista solista? Che diverso impulso creativo c’è dietro queste due diverse produzioni?

“È esattamente lo stesso impulso ad essere onesto, ma The Veils hanno una storia ben più lunga e complicata da cui è piacevole allontanarsi di tanto in tanto. Mi sento molto libero a lavorare sotto entrambe le bandiere, ma ci sono delle aspettative con The Veils che invece non ci sono nel mio lavoro solista e talvolta questo può essere piuttosto eccitante.”

Gli ultimi due album de The Veils suonano molto bianco e nero, luce e oscurità: i suoni ruvidi e cupi di Total Depravity sono in aperta contrapposizione con il confortante uso del pianoforte in …And Out of the Void Came Love. Cos’è cambiato, cosa ti ha portato a passare dallo scrivere canzoni oscure, seppur seducenti, su incubi, demoni, coccodrilli e ossa che risplendono nella notte alla ventata d’aria fresca e luminosa che è l’amore in tutte le sue forme?

“Penso che lasciare Londra abbia avuto molto a che fare con questo. Stavo vivendo da tanto tempo un’esistenza parecchio malsana, molto incentrata su me stesso, e trasferirmi in Nuova Zelanda è come se mi avesse svegliato. Anche diventare padre è stata una trasformazione enorme. Penso di scrivere dell’amore in modo del tutto diverso ora – è sempre stato piuttosto misterioso per me in passato, sia l’amore per me stesso che per gli altri. Ma mia figlia ha rivelato quel mistero immediatamente, e così credo di non usare più le mie canzoni per cercare di capire quel concetto nello stesso modo di prima. Lei mi ha fatto vedere quanto semplice l’amore possa essere, credo.”

20161016 the veils locomotiv club bologna francesca garattoni 3748 1
The Veils in concerto al Locomotiv Club di Bologna, Ottobre 2016

Dal loro album di debutto nel 2004, The Runaway Found, The Veils hanno cambiato sonorità ma hanno sempre mantenuto un certo qual stile unico e riconoscibile attraverso i dischi. Sebbene, suppongo, tu possa avere ragioni per essere emotivamente attaccato ad ogni singola canzone scritta in due decadi di carriera, qual’è quell’unica canzone a cui sei più affezionato e di cui sei più orgoglioso? Perchè?

“Penso che la mia intera “carriera” se la vuoi chiamare così sia stata fondamentalmente un processo di espiazione per i torti che ho commesso nel passato. Ero sotto contratto con la Rough Trade quando avevo 17 anni, e mi sentivo una truffa assoluta, così ho fatto Nux Vomica per cercare di riparare agli errori che sentivo di aver fatto al primo giro. Questo ha continuato ad essere come la penso al riguardo (della carriera, NdA), nel bene e nel male. Sto solo cercando di imparare ad essere migliore in quello che faccio ogni volta, e così raramente mi fermo a sentirmi particolarmente orgoglioso di quello che ho fatto. Vorrei soltanto, un giorno, sapere che cazzo sto facendo, anche solo per un momento.”

Facciamo per un momento un salto nel passato, indietro al tuo primo (credo) concerto in Italia nel 2004, al Velvet Rock Club di Rimini: eravate in tour con i Fiery Furnaces e l’improvviso successo di Lavinia vi ha fatto diventare il gruppo principale invece dell’apertura quella sera. Se potessi avere una conversazione con quella versione più giovane di te stesso, all’alba della fama mondiale, cosa gli diresti?

“Oddio, avrei un sacco di cose da dire a quel giovane uomo. Penso che la prima cosa sarebbe di provare a smettere di prendersi troppo sul serio e di godersela, tanto per cambiare. Ero un personaggio molto tormentato, davvero. Avrei dovuto provare a divertirmi molto di più.”

Sento che potrei andare avanti con le domande, discutere del confronto ricorrente con Nick Cave o dibattere del significato della vita attraverso le tue canzoni, ma come ultima domanda vorrei chiederti qualcosa di più personale e forse un po’ impegnativo: cos’è la felicità secondo te?

“Più divento vecchio, più mi rendo conto che il concetto di felicità non sia di particolare utilità. È un buon modo per descrivere i bambini – loro sono veramente felici, o per lo meno dovrebbero esserlo. Ma con l’età le cose si fanno complicate, e quella parola sembra perdere di significato in tutti i sensi.
‘Appagamento’ mi sembra una parola migliore, in quanto è meno focalizzata alla ricerca e all’acquisizione di cose e più legata ad un senso di calma e forza interiore. Appagamento è quello a cui ambisco di più.”

Grazie mille per il tempo speso a rispondere alle nostre domande, non vediamo l’ora di vederti a Milano il prossimo mese!

Fotografie d’archivio di Francesca Garattoni

NOFX: ANNUNCIATI GLI ALBUM CHE VERRANNO SUONATI IN ITALIA

NOFX

FINAL TOUR

WITH VERY SPECIAL GUESTS


11-12 MAGGIO 2024

CARROPONTE – SESTO SAN GIOVANNI

MILANO

40 ANNI. 40 CITTA’. 40 CANZONI (AL GIORNO).

La leggendaria band capitanata da Fat Mike si congeda dopo 40 anni di carriera con uno speciale tour d’addio che partirà proprio dall’Italia, l’11 e 12 maggio al Carroponte di Milano, un’imperdibile doppia data per l’ultimo saluto ai fan italiani.

Biglietti e abbonamenti in vendita in esclusiva su TicketSMS!

NOFX sono conosciuti come una delle band punk più controverse e significative del loro tempo. Spesso, nella loro lunga carriera, si sono spinti oltre i limiti nei loro spettacoli dal vivo e il loro ultimo toursicuramente non sarà diverso.

Una “last dance” che toccherà anche l’Europa con la doppia data di Milano a maggio a fare da apripista per le quattro settimane in tour nel vecchio continente prima che i NOFX tornino negli Stati Uniti per il concerto finale previsto nel mese di ottobre 2024 a Los Angeles.

“Un tour d’addio che sarà veramente un tour di addio” ci ha tenuto a precisare Fat Mike: “Questo non è un tour finale come i Motley Crue o i Black Sabbath, questi sono gli ultimi concerti che i NOFX suoneranno e li faremo con tutto il cuore e tanta felicità. E poi sarà finita. Avremo finito per davvero”.

Un final tour unico che sarà articolato con concerti(talvolta con doppie date) in 40 città sparse per il mondo. I NOFX eseguiranno 40 canzoni a seratatra album completi e raritàsenza ripetere mai la stessa scaletta, garantendo così l’unicità di ogni serata.

Fat Mike ha recentemente dichiarato: “Penso che 40 anni di carriera siano abbastanza, è un buon momento per lasciare. Sono stanco di intrattenere le persone, basta, abbiamo finito”.

Tutti i membri della band continueranno a stare nel mondo della musica, a produrre dischi, ma non andranno più in tour, non ci saranno più i NOFX:” È anche una questione fisica, fare 40 anni di vita on the road è stancante, anche se non c’è niente di veramente pesante in quello che facciamo, è faticoso ma facile ed è certamente meglio che lavorare otto ore al giorno”.

Un altro interessante spunto a supporto della scelta di fermarsi dopo il “Final Tour” è l’impossibilità di essere sé stessi:

“Se dici qualcosa ad un concerto, su qualsiasi argomento, va online e tutti lo diffondono sui social media; tutti sentono una cosa che magari era destinata agli spettatori del mio show, non era destinato a tutti. Come NOFX abbiamo perso tonnellate di show per questo motivo. Questo è uno dei motivi per cui voglio smettere, perché se non posso dire quello che voglio sul palco, non è divertente. Non è punk!”

I NOFX sono dunque pronti per il loro ultimo anno in tour, a chiudere una storia unica nel panorama musicale contemporaneo. In questi 40 anni hanno saputo – insieme a The Offspring e Green Day – scalare realmente le classifiche di vendita, diventare icone mainstream ed avere un successo planetario. Questo sono i NOFX in poche parole e così lo saranno per sempre.

Di seguito gli album suonati nelle due serate!

Sabato 11 maggio 2024

• ‘Punk In Drublic’, ‘Wolves in Wolves’ Clothing’, ‘Pump Up The Valuum’ + more

Domenica 12 maggio 2024

• ‘So Long and Thanks for All the Shoes’, ‘White Trash, Two Heebs and a Bean’, ‘The Decline’ + more

Queste due giornate saranno inoltre un vero e proprio FESTIVAL!

Oltre a vedere due concerti unici e irripetibili dei NOFX, ci saranno grandi nomi della scena punk rock scelti da Fat Mike in persona che renderanno ancora più speciali le ultime due date italiane della band.

Di seguito i dettagli delle date italiane.

NOFX with very special guests!

11 – 12 MAGGIO 2024

CARROPONTE, SESTO SAN GIOVANNI (MI)

Biglietti e abbonamenti 2 giorni in vendita in esclusiva su TicketSMS!

Per maggiori informazioni: www.hubmusicfactory.com

The Jesus and Mary Chain @ Barezzi Festival

Parma, 20 Novembre 2023

Una volta il cantautore nordirlandese Andy White mi ha detto che dopo lo scioglimento dei Sex Pistols e dei Television, quando anche la parabola ascendente dei Clash e dei Ramones poteva dirsi conclusa e la dirompente forza sovversiva del movimento punk si è era ormai affievolita, ci si domandava quale nuovo fenomeno avrebbe scosso il panorama musicale. A quel punto, ricordava sempre Andy White, arrivarono The Jesus and Mary Chain e cancellarono l’idea che non ci sarebbe stato un futuro musicale per la generazione con la cresta, gli anfibi ed il giubbotto di pelle. Salivano sul palco vestiti di nero, davano le spalle al pubblico, Douglas Hart tagliava due delle quattro corde del basso perché non gli servivano ed i loro concerti erano un concentrato di distorsioni e feedback, che secondo la leggenda (neanche troppo leggenda) erano utili a mascherare le scarse capacità tecniche dei membri della band. 

Sono trascorsi quasi quarant’anni da quel momento. Ora che il chiodo ha lasciato spazio a giacche eleganti e camicie, ora che Jim Reid non solo guarda gli spettatori ma gli rivolge anche la parola, ora che il primo fischio cacofonico arriva al quinto pezzo, cosa rimane dei Jesus and Mary Chain? Risposta: la musica. Il valore della loro musica è inalterato ed il concerto di ieri lo ha dimostrato. 

The Jesus and Mary Chain sono arrivati a Parma per la loro unica data italiana, compresa nella rassegna del Barezzi Festival, e si sono esibiti davanti ad un Teatro Regio pieno e tranquillo (gli anni del pogo sono passati per la maggior parte dei presenti) ma non per questo poco partecipe. C’è chi canta ogni verso, c’è chi, non conoscendo le parole, si limita ad intonare i doo-doo-doo di loureediana memoria e c’è persino chi, nello stile di Joey Ramone, tiene il tempo durante gli stacchi urlando “one-two-three-four”. 

La scenografia è fantastica, con fasci conici di luci cangianti che spesso arrivano a toccare noi del pubblico, comodamente seduti sulle inconfondibili poltroncine rosse da teatro, e la scaletta non è da meno. I Jesus partono col botto suonando immediatamente alcuni grandi classici del loro repertorio, come Blues From a Gun e April Skies, e non si fermano letteralmente più. Le canzoni si susseguono freneticamente, senza sosta e costituiscono una sorta di greatest hits. La band suona infatti senza snobismo (perché lo snobismo è poco punk) tutte le canzoni che i fan vogliono ascoltare: quelle nuove, come Amputation, e quelle vecchie, come Taste of Cindy, che non dura più di 90 secondi. Ad un certo punto il mio vicino urla “Come on William, make some noise” e lui, cortesemente, attacca a suonare il riff di Happy When It Rains catapultandoci nella fase più intensa del concerto. Some Candy Talking ad esempio, che ricorda una canzone dei Velvet Underground, specialmente quando il batterista si alza come Moe Tucker per suonare il ritornello, arriva poco più tardi e rappresenta uno dei picchi emotivi della serata. Dopodiché lo stesso William si lamenta perché siamo “very quiet” ed il fratello Jim ci incita ad alzarci: sobillatori! È un momento liberatorio, finalmente possiamo goderci il concerto come si deve. I più temerari si accalcano davanti agli otto subwoofer posti ai piedi del palco, mentre gli altri si limitano ad ancheggiare felici e nostalgici sulle note di Darklands e Just Like Honey prima di venire investiti dai dieci rumorosissimi minuti di Reverence: il pezzo conclusivo che ci ricorda che, anche se il tempo passa, certe cose non cambiano mai. 

La Canzone della serata: Happy When It Rains

P.s.: questa mattina, al mio risveglio, avevo in testa Darklands così ho tirato fuori dal mobile tutti i dischi dei Jesus che ho… buon segno.

jesus and mary chain barezzi setlist